CONOSCERE LO SPIRITO SANTO (II)

IL TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO 

Mons. J. J. Gaume:  

[vers. Ital. A. Carraresi, vol. I. , Tip. Ed. Ciardi, Firenze, 1887; impr.]

INTRODUZIONE -2-

IV.

Il quarto motivo è l’interesse della società. Dire che dopo la predicazione del Vangelo non si è visto mai una insurrezione contro il Cristianesimo così generale e così ostinata come oggidì, è dire una cosa triviale a forza d’essere ripetuta, e a forza d’essere disgraziatamente vera: ma nel dir questo, è confessare che il mondo non è stato mai così malato e per conseguenza tanto minacciato da ignote catastrofi; insomma è dichiarare che, da diciotto secoli in poi, il demonio non ha regnato mai tanto imperiosamente come al presente. — Chi salverà l’infermo? Forse gli uomini? No. Tanto nel temporale come nello spirituale non vi è che un Salvatore, l’Uomo-Dio, Cristo-Gesù. Egli solo è la via, la verità, la vita: tre cose senza delle quali ogni salute è impossibile. Come farà l’Uomo-Dio a salvare il mondo, se questo deve esser salvato? Come Egli lo salvò, or son due mil’anni, per mezzo dello Spirito Santo. Perché? Perché lo Spirito Santo è il negatore adeguato di satana o dello Spirito maligno. Andiamo innanzi: se in nessun tempo dei secoli evangelici, il regno di satana non è stato così generale, né così accetto come è oggidì, mostra che l’azione dello Spirito Santo dovrà rivestire dei caratteri di una estensione e di una forza stragrande. Gli assiomi di geometria non ci compariscono meno rigorosi di queste proposizioni. Della necessità pertanto di una nuova effusione dello Spirito Santo per il mondo attuale, ne sentiamo già qualche presentimento, del quale non bisogna esagerare il valore, ma sarebbe temerario il non tenerne conto. Accettati questi presentimenti dal conte De Maistre, manifestati da un gran numero d’uomini rispettabili, sì per sapere che per virtù, sono discesi nel mondo della pietà, e formano le basi di una aspettazione assai generale. Il demonio stesso abusando di questo fondo di verità, ne fa uscir fuori una setta recentemente condannata dalla Chiesa. Alla nuova influenza dello Spirito Santo si attribuisce lo splendido trionfo della Chiesa, la pace del mondo, l’unità dell’ovile annunziata dai Profeti e dallo stesso Signor Nostro, come le altre meraviglie, tra le quali il domma della Immacolata Concezione sembra essere il pegno. – Comunque siasi, una cosa rimane accertata, e dà ad un Trattato dello Spirito Santo tutto il merito dell’opportunità. Il mondo non sarà salvo che per mezzo di Esso. Ma come salverà il mondo lo Spirito Santo, se il mondo lo ripudia? ed egli lo ripudierà se non lo ama. Come lo amerà, e come lo chiamerà egli? Essendo egli traviato, come potrà egli correre a porsi sotto il suo impero, se non lo conosce? Il far conoscere adunque lo Spirito Santo ci sembra, per tutti i versi, una necessità più che mai imperiosa. – Tali sono in compendio, i motivi principali del nostro lavoro. Ci sarà egli permesso di aggiungerne un altro? Noi abbiamo combattuto per venticinque anni lo Spirito Maligno, additando il ritorno del suo regno in mezzo alle attuali nazioni. Scorto da lungo tempo da taluni, negato pertinacemente da altri, questo fatto culminante della storia moderna, è oggidì palpabile. A confessione generale, il Satanismo o il Paganesimo, che è la stessa cosa, assume sotto i nostri occhi limiti così ignoti come la sua potenza. La Compagnia di Gesù per mezzo di uno dei suoi organi più accreditati, non sospetta su questa materia, ha riconosciuto la realtà del terribile fenomeno e lo ha proclamato in Roma poco distante dal Vaticano. – Nel 1862, durante l’ottava dell’Epifania, il Padre Curci, redattore della Civiltà cattolica, sale in pulpito, e per otto fiate, manda un grido d’allarme, mostrando che l’Europa, l’Italia, la stessa Roma sono invase dal paganesimo. « Il mondo moderno, esclama egli, ritorna a gran passi verso il paganesimo. Egli vi ritorna con le idee, con gli affetti, con le tendenze, con le opere, con le parole senza risuscitarne poi la grossolana idolatria. Ciò è talmente vero, che se dall’immenso sepolcro che appellasi suolo romano, uscisse vivo il popolo dei tempi degli Scipioni e dei Coriolani, e che, senza osservare i nostri templi ed il nostro culto, ponesse attenzione soltanto ai pensieri, alle aspirazioni, al linguaggio dei più, io son convinto ch’egli non troverebbe tra essi e lui altra sensibile differenza che nella prostrazione delle anime e nell’imbecillità déll’idee. » – E più innanzi: « Oh sì è vero pur troppo, e quantunque me ne dispiaccia, io lo dirò; tacere il male non è un mezzo per guarirlo. Il mondo attuale, e appunto adesso, la nostra Italia più forse di qualunque altra parte del mondo, comincia evidentemente ad avere dei pensieri, delle affezioni, dei desideri poco differenti da quelli dei pagani. Non crediate che sia necessario per questo adorare gli idoli. No. Il paganesimo nella sua parte costitutiva, o nella sua ragione d’essere, non implica altra cosa che il Naturalismo. Ora se voi mirate la società e la famiglia; se voi ascoltate i discorsi’ che si fanno; se leggete i libri e i giornali che si stampano; se voi considerate le tendenze che si manifestano, a fatica troverete in tutto ciò altra cosa che la natura, la sola natura, sempre la natura.  – « Ebbene, questo Naturalismo invasore e dominatore della società moderna, non è altro che il paganesimo puro puro; ma paganesimo mille volte più condannabile dell’antico, attesoché il paganesimo moderno è l’effetto della apostasia da quella fede che il paganesimo antico ricevette con tanta gioia, e che abbracciò con tanto amore. Paganesimo risuscitato, che ha tutte le servilità e tutte le abominazioni del defunto, senza averne l’originalità e la grandezza, essendo stato impossibile risuscitare la grandezza pagana a coloro che 1’hanno tentata, non essendo riusciti che a formare parodìe sfortunate e sempre ridicole quando non erano il più delle volte atroci. – Paganesimo disperato, attesoché nessun Balaam gli ha promesso una stella di Giacobbe, come succedette all’antico, il quale aspettava di risorgere; mentre il nostro, nato dalla corruzione del Cristianesimo, o piuttosto da una civiltà decrepita e incancrenita, non ha da aspettare altra chiamata che quella del supremo giudice, vendicatore di tante misericordie conculcate. 1 » Così, a confessione stessa de’ nostri più ardenti avversari, il verme roditore della moderna società, non è né il protestantesimo, né l’indifferentismo, né tale altra malattia sociale con particolare denominazione, ma bensì il paganesimo che tutte le comprende; il paganesimo nei suoi elementi costitutivi, come il mondo lo subiva or son diciotto secoli. Per completare adunque le nostre fatiche, che cosa restava egli d’ora innanzi se non che cercare di glorificare lo Spirito Santo, affinché, ripigliando il suo impero, cacci egli l’usurpatore e rigeneri di nuovo la faccia della terra?

VI.

Quanto al piano del lavoro, esso è delineato dal soggetto: cioè lo Spirito Santo in se medesimo, e nelle opere sue; la spiegazione delle opere sue meravigliose tanto nell’Antico che nel Nuovo Testamento, per conseguenza l’azione incessante, universale dello Spirito Santo, e quella non meno continua dello Spirito maligno; il luogo immenso che occupa nel mondo della natura, come pure nel mondo della grazia, e che deve sotto pena di morte, tenere, nella nostra vita la terza Persona dell’adorabile Trinità oggidì tanto obliata e sconosciuta; la duplice rigenerazione del tempo e dell’eternità a cui il suo amore ci conduce; la natura, infine le condizioni, la pratica del culto che il cielo e la terra a Lui vanno debitori per tanti titoli: tale è adunque l’insieme delle materie che compongono questo Trattato. – L’ordine è il seguente: Due Spiriti opposti si contrastano l’impero del mondo. La guerra essendo incominciata in cielo, si è perpetuata sulla terra. Isaia e san Giovanni la descrivono. San Paolo ci dice che è contro il demonio che dobbiamo combattere. Lo stesso nostro Signore annunzia non essere venuto sulla terra che per distruggere il regno del demonio. Noi non poniamo in contrasto questi due Spiriti; essi vi sono, non ne inventiamo il fatto ma lo constatiamo. Siccome è impossibile conoscere la redenzione senza conoscere la caduta, così è impossibile di far conoscere lo Spirito del bene, senza far insieme conoscere lo Spirito del male. Appena che noi abbiamo detto l’esistenza dello Spirito Santo, siamo obbligati a parlare di satana la cui nera figura apparisce come l’ombra accanto alla luce. L’esistenza di questi due Spiriti suppone quella di un mondo superiore al nostro; cioè la divisione di questo mondo in due campi nemici, come pure la sua azione permanente, libera e universale sul mondo inferiore. Stabilita che sia la realtà di questi tre fatti, noi veniamo a confermare la personalità dello Spirito malvagio, la sua caduta, la causa e le conseguenze della di lui caduta, insomma l’origine storica del male. – I due Spiriti non sono mai rimasti in regioni inaccessibili all’uomo, né estranei a ciò che succede sulla terra. Tutt’altro! essi padroni del mondo, si rivelano come i fondatori di due Città; la Città del bene e la Città del male. Città visibili, palpabili, antiche quanto l’uomo, estese quanto il mondo, durevoli perciò quanto i secoli, racchiudono nel loro seno il genere umano tutto quanto, al di qua e al di là della tomba. – La cognizione di queste due Città esaminata bene a fondo, interessa egualmente all’uomo, al Cristiano, al filosofo ed al teologo.

1° All’uomo, attesoché ogni individuo, ogni popolo, ogni età appartiene necessariamente all’una o all’altra.

2° Al Cristiano, attesoché l’una è la dimora della vita e il vestibolo del cielo; l’altra, la dimora della morte, e il vestibolo dell’inferno.

3° Interessa al filosofo, conciossiachè la eterna lotta delle due Città, formi l’ordito generale della storia, e sola renda conto di ciò che il mondo ha visto, di ciò che egli vede e vedrà sino alla fine, di delitti e di virtù, di prosperità e di infortuni, di pace e di rivoluzioni.

4° Interessa infine al teologo in quanto ché le due Città mostrando in azione lo Spirito del bene e lo Spirito del male gli fanno conoscere meglio di tutti i ragionamenti. Per conseguenza le due Città sono oggetto di uno studio, la cui importanza, e forse la novità ne faranno perdonare la lunghezza. La formazione, l’organamento, il governo, il fine della Città del bene; il di lei Re, lo Spirito Santo, rivelato dai nomi che Egli ha nei libri santi; i suoi principi, e gli Angeli buoni; la natura loro, le lor qualità, le loro gerarchie, gli ordini, gli uffici, la ragione sì degli uni che degli altri, sono altrettanti soggetti di particolari investigazioni. – Un lavoro analogo succede pure intorno alla Città del male. Noi facciamo conoscere la sua formazione, il suo governo, il suo fine; il suo re, satana, rivelato dai suoi nomi biblici; i suoi principi, i demoni; le loro qualità, gerarchie, la loro dimora, l’azione loro sull’uomo e sulle creature. – Ogni città dividesi in due classi, governanti e governati. Dopo i principi vengono i cittadini di ambe le città, gli uomini. Mostriamo l’esistenza di essi, posta tra due armate nemiche che se la litigano, come pure quei bastioni con cui lo Spirito Santo circonda la Città del bene per impedire all’uomo di uscirne, o al demonio di entrarvi. Non basta pei nostri bisogni conoscere le due Città in se medesime e nella metafisica loro esistenza; bisogna altresì vederle nell’azione, cioè studiar di entrambe la storia religiosa, sociale, politica e contemporanea Questo quadro abbraccia nelle sue intime cagioni, tutta la storia della umanità; ma noi non abbiamo fatto altro che abbozzarla. Contuttociò, il nostro saggio pone in rilievo il punto capitale, vale a dire lo spaventevole parallelismo che esiste tra la Città del bene e quella del male, tra l’opera divina per salvar l’uomo, e l’opera satanica per perderlo. Esporre questo parallelismo non solo nel suo insieme, ma altresì nei suoi tratti principali, ci è parso il miglior modo di smascherare lo Spirito delle tenebre, e di far sentire al vivo al mondo attuale, incredulo o leggero, la presenza permanente e l’azione multiforme del suo più terribile nemico. Quindi risulta, evidente come la luce, l’obbligo perpetuo e perpetuamente imperioso, nel quale noi tutti siamo, tanto popoli come individui, di tenerci in guardia, e sotto pena di morte, di rimanere o di rimettersi sotto l’impero dello Spirito Santo. Con questa conseguenza termina il primo volume dell’opera e ci conduce al secondo.

VII.

Affinché l’uomo ed il mondo sentano la necessità di ritornar sotto l’impero dello Spirito Santo fa d’uopo innanzi tutto che essi lo conoscano: Ignoti nulla cupido. Né potrebbe bastare una cognizione generale e puramente filosofica, ma ci vuole una scienza intima, particolareggiata, pratica: il dar questa è il fine dei nostri sforzi. Dopo d’avere dimostrata la divinità dello Spirito Santo, parlato della sua processione e della sua missione, e spiegato i di lui attributi, noi seguiremo la sua speciale azione sul mondo fisico e sul mondo morale nell’Antico Testamento. Questo lavoro ci preparerà ai tempi evangelici. – Qui si rivela in tutta la magnificenza del suo amore, la terza Persona dell’adorabile Trinità. Dinanzi a noi si presentano quattro grandi creazioni: la SS. Vergine, il Verbo incarnato, la Chiesa e il Cristiano. Questi quattro capi d’opera sono studiati con tanta più cura in quanto abbracciano tutta la filosofia della storia; poiché esse riassumono tutto il mistero della grazia, vale a dire tutta l’azione di Dio sul mondo. Questo mistero della grazia, pel quale l’uomo diviene Dio, è, in quanto dipenderà da noi, esposto nei suoi mirabili particolari, vogliamo dire il principio della nostra generazione divina, gli elementi di cui si compone, la loro natura, il loro concatenamento, lo svolgimento loro successivo, fino a tanto che il figlio d’Adamo sia giunto alla misura del Verbo incarnato, figlio di Dio e Dio Egli stesso. Le Virtù, i Doni, le Beatitudini, i Frutti dello Spirito Santo, tutto insomma il lavoro intimo della grazia, tanto poco stimato ai nostri dì, perché è assai poco conosciuto, sono spiegati con l’estensione necessaria al Cristiano che vuole istruirsi da se medesimo, e al prete incaricato d’istruire gli altri. Le beatitudini del tempo conducono alla beatitudine dell’eternità. L’Uomo divenuto figlio di Dio, mediante lo Spirito Santo, ha diritto all’eredità di suo Padre. Noi varcando il soglio dell’eternità tentiamo alzare un lembo del velo gettato sugli splendori e sulle delizie di questo regno creato e governato dall’amore; dove, tanto per il corpo come per l’anima, tutto è luce senz’ombra, vita senza limiti, cioè dire comunicazione plenaria, incessante dello Spirito Santo agli eletti e degli eletti allo Spirito Santo: in una parola, flusso e riflusso di un oceano d’amore che immergerà gli alunni del Crisma, alumni Chrismatis, in una eterna ebrietà. Tanti benefizi per parte dello Spirito Santo chiedono una proporzionata riconoscenza dalla parte dell’uomo. Noi mostreremo come questa riconoscenza siasi manifestata nella successione dei secoli, e come ella debba ancora manifestarsi. Ella splende nel tabernacolo del culto dello Spirito Santo, nelle feste, in associazioni, in pratiche pubbliche e private, istituite in onore dell’eterno Benefattore, a cui ogni creatura del Cielo e della Terra è debitrice di ciò che ella è, di ciò che ella possiede, di ciò che ella spera: Neque enim est ullam omnino donum absque Spiritu Sancto ad creaturam perveniens.

VIII

Per adempiere il nostro compito, difficile per la sua natura, per la sua estensione e per la precisione teologica che esso richiede, abbiamo, senza parlare dei concili e delle costituzioni pontificie, chiamato in nostro aiuto gli oracoli della vera scienza, i Padri della Chiesa. La Dottrina di costoro intorno allo Spirito Santo è così profonda e così abbondante che niente le si può sostituire. Aggiungasi che oggidì la conosciamo così poco, che essa offre tutto l’interesse della novità. Si tratta forse di precisare le verità dommatiche con rigorose definizioni, di dare la ragione ultima delle cose, ovvero di ‘mostrare la concatenazione gerarchica che unisce gli elementi della nostra formazione? In queste delicate questioni san Tommaso ci ha fatto da maestro. Possano le numerose citazioni che abbiamo preso da lui, farlo conoscere sempre più, e accelerare il moto che oggidì conduce gli spiriti seri verso questo incomparabile centro di ogni vera scienza, divina ed umana! –

A questo proposito noi domanderemo, non è egli tempo di ravvedersi dalla aberrazione che è stata così funesta al clero, ai fedeli, alla Chiesa, alla stessa società? « Esiste un genio unico nel suo genere, che l’ammirazione dei secoli chiama il Principe della teologia, l’Angelo della scuola, l’angelico Dottore. Questo genio, abbraccia in una immensa sintesi, tutte le scienze teologiche, filosofiche, politiche, sociali, e le insegna con una chiarezza ed una profondità senza paragone. Quantunque per la forma e qualche volta anche per il fondo la sua dottrina sia, da un tempo all’altro, marcata dall’inevitabile sigillo dell’umanità, ella è però di tal fatta sicura che al Concilio di Trento i suoi scritti, mediante un privilegio ignoto negli annali della Chiesa meritarono, secondo la tradizione, d’essere posti accanto alla Bibbia stessa. – Questo gran genio è un santo, al quale il Vicario di Gesù Cristo, nel canonizzare le sue virtù ha reso questa testimonianza solenne: « Frate Tommaso quanti articoli scrisse, tanti miracoli fece. Egli solo ha illuminata la Chiesa più di tutti gli altri dottori. E un’enciclopedia universale. Alla sua scuola si approfitta più in un anno che in quella di tutti gli altri dottori durante tutta la vita. » (Bolla di S. S. Giovanni XXII)  Finalmente, affinché nulla manchi alla di lui gloria, egli è un genio talmente potente, che un eresiarca del XVI secolo [Bucero] non temeva di dire: « Toglietemi Tommaso, io distruggerò la Chiesa. » (“Tolle Thomam, et Ecclesiam dissipabo”. —  In tal modo devesi considerare san Tommaso posto in mezzo ai secoli, a guisa di un serbatoio dove son venuti a riunirsi tutti i fiumi di dottrina dell’Oriente e dell’Occidente, e come un vaglio, per il quale le acque della tradizione sbrogliate di tutto ciò che non è alta e pura scienza, ci pervengono fresche e limpide senza aver perduto niente della loro fecondità. Ora questo dottore, questo santo, questo maestro tanto utile alla Chiesa, e tanto temuto dall’eresia, l’epoca del così detto Rinascimento lo ha bandito dai seminari, come essa ha bandito dai Collegi tutti gli autori Cristiani. Qual professore di teologia, di filosofia, di diritto sociale, or sono quasi trenta anni, parlava mai di san Tommaso? chi conosceva le sue opere? chi più le leggeva, chi le meditava, chi più le stampava? chi, e che cosa gli hanno eglino sostituito? Senza saperlo si era adunque almeno in parte realizzato il voto dell’eresiarca. Perciò che cosa è avvenuto? Dove è oggigiorno tra noi la scienza della teologia, della filosofia e del diritto pubblico? In che stato si trovano la Chiesa e la società? Di qual tempera sono le armi impiegate a loro difesa? Quale è la profondità, l’ampiezza, la solidità, la virtù nutritiva della dottrina; distribuita alle menti, nella maggior parte delle opere moderne; che cosa sono libri, giornali, riviste, conferenze, sermoni, catechismi? Noi non sappiamo che rispondere: ci è più caro salutare il movimento retrogrado che si manifesta verso san Tommaso. Fortunati noi se questi pochi versi, sfuggiti a ciò che vi ha di più intimo nell’anima, il dolore e l’amore, potessero renderlo più generale e più rapido. (Il voto dell’illustre autore, perché fosse richiamata all’antico onore la dottrina di S. Tommaso, è stato esaudito. Infatti nell’Enciclica Æterni Patris, il sapiente Leone XIII richiamava l’attenzione non solo dei Pastori della Chiesa, ma del mondo tutto, sul grave torto che si faceva all’Angelico Dottore, e sui gravi danni che ne conseguivano alla Chiesa e alla stessa civil società, con l’abbandono dello studio delle immortali opere del Dottore di Aquino – n. d. trad.-).

IX.

Noi esterneremo un ultimo voto, quello cioè di vedere ridestarsi nel clero e nei fedeli, l’ardore apostolico per lo Spirito Santo. Se è vero che tra i tempi presenti e i primi secoli del Cristianesimo esista più di una relazione, aggiungiamo un nuovo tratto di rassomiglianza per la nostra premura nel conoscere e per la nostra fedeltà nell’invocare la terza Persona dell’adorabile Trinità, sorgente inestinguibile di luce, di forza e di consolazione. Diventino dunque le parole del Savio, applicate allo Spirito Santo, e così ben comprese dai nostri maggiori, l’incoraggiamento dei nostri sforzi e la Regola della nostra condotta. « Beato l’uomo che è costante nella Sapienza, e medita la giustizia, e con la sua mente pensa le meraviglie del Dio creatore, redentore e glorificatore; che va studiando in cuor suo le vie di lei e ne penetra gli arcani; che la insegue come il cacciatore, e si pone nell’imboscata per sorprenderla, e rimira per le finestre di lei, e alla porta di lei sta a udire, e presso alla casa di lei prende i suoi riposi, e che pianta nelle mura di essa il chiodo per dispiegare la sua tenda a fine di abitare sotto la sua mano. Alla tutela di lei raccomanderà egli ed i suoi figliuoli, le sua facoltà, le opere, la vita sua e la sua morte, e gusteranno le delizie della pace. Ella stessa gli nutrirà con i suoi frutti, gli proteggerà con i suoi rami; e difesi dalle tempeste vivranno felici e riposeranno nella gloria: Et in gloria ejus requiescet. » (Eccl. XIV, 22 e segg.)

 

CONOSCERE LO SPIRITO SANTO (I)

IL TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO 

Mons. J. J. Gaume:  

[vers. Ital. A. Carraresi, vol. I. , Tip. Ed. Ciardi, Firenze, 1887; impr.]

INTRODUZIONE -1-

Ignoto Deo

(Al Dio ignoto: Act. XVIII, 23)

I.

Quest’opera ha per oggetto di far conoscere, per quanto dipende da noi, la terza Persona della Santa Trinità in se medesima e nelle sue opere. Parecchi motivi ci hanno determinato ad intraprenderla. Il principale è la gloria dello Spirito Santo. Dio essendo la carità per essenza, (Deus charitas est – 1 Joan. IV; 16). tutte le opere sue sono amore. Creare, conservare, redimere, glorificare, è amare. Ora lo Spirito Santo è l’amore consustanziale del Padre e del Figliuolo: dunque Egli è in tutte le opere loro. Per Lui le altre due Persone dell’augusta Trinità si pongono, a dir così, in commercio col mondo. Quindi quella parola di san Tommaso : « Lo Spirito Santo è il principal dono di Dio » (Cum Spiritus Sanctus procedat ut amor, procedit in ratione primi doni. P. 1, q. xxxviii, art. 2, corp.1), come quell’altra di san Basilio: « Tutto ciò che le creature del cielo e della terra posseggono nell’ordine della natura, come pure nell’ordine della grazia, proviene loro dallo Spirito Santo. (Liber de Spir. Sanc. Cap. XXIX) » Non parrebbe che questo divino Spirito dovesse per un giusto ricambio occupare il primo luogo nei nostri pensieri e nella nostra riconoscenza? pur nonostante per una strana inversione quasi nessuno pensa a Lui. Si conosce il Padre, lo si rispetta, lo si ama; e come potrebb’essere altrimenti? Le opere sue sono palpabili e sempre presenti agli occhi del corpo. Le magnificenze dei Cieli, le ricchezze della terra, l’immensità dell’Oceano, i muggiti dei flutti, il rombo del tuono, l’armonia meravigliosa che regna in tutte le parti dell’universo, ripetono con una eloquenza intesa da tutti, l’esistenza, la sapienza e la potenza di Dio Padre, e conservatore di tutto ciò che è. Conosciamo il Figlio, lo rispettiamo, lo amiamo; e i predicatori che di Lui parlano, non sono meno numerosi di quelli del Padre, né meno eloquenti. La storia così commovente, della nascita, della vita, e della sua morte; la croce, i templi, le immagini, i quadri, il sacrificio dell’altare, e le feste, rendono popolari i differenti misteri delle sue umiliazioni, del suo amore e della gloria sua. Infine l’Eucaristia che lo tiene personalmente presente nei tabernacoli, fa gravitare verso di Lui tutta la vita Cattolica, dalla nascita fino alla morte. Accade egli lo stesso dello Spirito Santo? Le sue opere proprie non sono sensibili come quelle del Padre e del Figliuolo. La santificazione che Egli opera nelle nostre anime, la vita che Egli diffonde dovunque, sfugge alla vista ed al tatto. Egli non si è fatto carne come il Figliuolo, né come Lui ha mai abitato sotto una forma umana tra i figli d’Adamo. Solamente tre volte Egli si è mostrato sotto un emblema sensibile, ma passeggiero: in forma di colomba sul Giordano, come nuvola luminosa sul Thabor, in lingua di fuoco nel Cenacolo. Le arti rappresentandolo, non hanno, come per il Nostro Signore, trovato mai modo di variare i loro quadri. Due simboli: ecco tutti i mezzi plastici lasciati alla pietà per conservare nella memoria la sua esistenza ed i suoi benefìzi. (Sappiamo che la Chiesa ha proibito di rappresentare lo Spirito Santo in altro modo che sotto la forma di una colomba o di lingue di fuoco, «, Spiritus Sancti imagines sub humana juvenis forma damnantur et prohibentur…. Spiritus Sancti tamen imagines in forma columbæ approbantur et permittuntur. Item in figura linguarum ignis, uti repraesentatur mysterium Pentecostes. » Benedict. X IV Bull. Sollicitudinis) –  Parimente, qual cognizione abbiamo noi dello Spirito Santo nel mondo attuale come pure tra i Cristiani? Dove sono i voti che a Lui indirizziamo, il culto che gli si rende, la confidenza e l’amore che gli testifìchiamo, l’espressione seria, sorretta dal continuo bisogno che abbiamo della sua assistenza? Lo stesso suo nome pronunziato nel segno della croce, risveglia egli gli stessi sentimenti di quelli del Padre e del Figliuolo? È cosa trista, ma pur troppo bisogna dirlo; la terza Persona della Trinità nell’ordine nominale, cioè lo Spirito Santo, è altresì l’ultima nella conoscenza e negli omaggi della maggior parte dei Cristiani. Questo oblio troppo colpevole forma, sé il dirlo è lecito, il calvario dello Spirito Santo. Ora se la passione della seconda Persona dell’adorabile Trinità commuove il Cristiano fin nelle profondità del suo essere, come mai vedremo con sangue freddo la passione della terza? Non è lo stesso abbandono, lo stesso disprezzo, e assai di sovente le stesse bestemmie? Non vi sembra egli udire dalla bocca del divino Spirito il lamento che usciva dai labbri moribondi dell’Uomo dei dolori: « Ho atteso che qualcuno dividesse meco i miei patimenti e non è comparso nessuno; neppure, un solo consolatore ho trovato! (Sustinui qui simul còntristaretur, et non fuit; et qui consolaretur, et non inveni. Ps. XLV, 21) » – Consolare lo Spirito Santo, o almeno comportarsi col Verbo Incarnato, come Simone Cireneo aiutandolo a portare la sua croce: che bella missione sarebbe stata! Ma per creature deboli, qual mezzo di compierlo? Impiegare tutta la loro vita nel glorificare questa adorabilissima ed amabilissima Persona dell’augusta Trinità. E come glorificarla? Convertendo a suo riguardo l’ignoranza e l’oblio in conoscenza e in affettuosa rimembranza; l’ingratitudine in riconoscenza e in amore, la ribellione in adorazione e in sacrificio senza limiti. Una opera simile è, inutile il dirlo, al disopra delle nostre forze; perciò noi abbiamo meno obbligo di adempierla che di indicarla.

II.

Il secondo motivo, conseguenza del primo, è il vantaggio del clero: ad esso appartiene la missione di far conoscere la terza Persona dell’adorabile Trinità. Ma una grave difficoltà si presenta innanzi tutto, vo’ dire la scarsità delle fonti dottrinali. Quante volte abbiamo noi sentito lamentarsi i nostri venerabili fratelli nel sacerdozio, della penuria di opere intorno, allo Spirito Santo! Le loro lagnanze son pur troppo fondate. Infatti, quale è il trattato dello Spirito Santo che sia comparso da parecchi secoli? Noi vogliamo dire un Trattato tanto più o meno completo: e poi a che si riduce, intorno a questo domma fondamentale, l’insegnamento delle teologie classiche, le sole presso a poco che si studino? Ad alcune pagine del Trattato della Trinità, del Simbolo e dei Sacramenti. A detta di tutti, le nozioni che esse racchiudono, sono insufficienti. Quanto ai catechismi diocesani, che per necessità sono più ristretti delle teologie elementari, quasi tutti, si limitano soltanto a definirlo. Non si può non convenire, che da lungo tempo in Francia almeno, l’insegnamento relativo allo Spirito Santo lascia molto a desiderare. Chi lo crederebbe per esempio, che tra i Sermoni di Bossuet non se ne trova uno intorno allo Spirito Santo, niente in Massillon, e solamente ufto in Bourdaloue?Il mezzo di riempiere una così lamentevole lacuna sta nel ricorrere ai Padri della Chiesa e ai grandi teologi del medio evo. Ma chi ha il tempo e i mezzi di dedicarsi a questo studio? Quindi un estremo imbarazzo per il prete zelante, sia nell’istruire se medesimo, ossia nel preparare la gioventù alla cresima, ossia nel dare ai fedeli una seria cognizione di Colui, senza il quale nessuno nulla potrebbe in ordine alla salute, neppure pronunziare il nome del suo Salvatore! (Et nemo potest dicere: Dominus Jesus, nisi in Spiritu Sancto. I Cor. XII, 3). – Alcune brevissime particolarità, e quasi che astratte, fermanti nella memoria parole anziché idee, compongono l’istruzione della prima età. Nell’epoca solenne della Cresima divengono, è vero, un po’ più estese le spiegazioni: ma la prima comunione assorbe da un lato l’attenzione dei fanciulli, e dall’altro si prosegue ad operare sul terreno delle astrattezze. Sotto la parola del catechista lo Spirito Santo non assume corpo, rivelandosi con una lunga serie di splendidi fatti; e in difetto di espedienti, per parlare, come si conviene circa la Persona e le opere dello Spirito Santo, si passa ai doni di esso. – Questi doni essendo semplicemente interni non sono accessibili né all’immaginazione né ai sensi. Grande è la difficoltà di farli conoscere, maggiore quella di farli capire. Nell’insegnamento ordinario essi non sono mostrati con chiarezza, né nella loro applicazione agli atti della vita, né nella loro opposizione ai sette peccati capitali, né nella loro concatenazione necessaria per la deificazione dell’uomo, né come il coronamento dell’edificio della salute. Perciò l’esperienza c’insegna, che di tutte le parti della dottrina cristiana, la meno compresa, la meno apprezzata, sono forse i Doni dello Spirito Santo. Il fornire i mezzi di riparare a questo grave inconveniente è ai nostri occhi se non un dovere, un servigio almeno, di che l’esercizio del ministero ci ha sovente insegnato a misurare l’estensione.

III.

Il terzo motivo è il bisogno dei fedeli. Quanto più è difficile il parlare convenientemente dello Spirito Santo, tanto più sembra che si dovrebbero moltiplicare le istruzioni intorno a questo domma fondamentale. Non è forse un’anomalia, una disgrazia il non farlo, tenendo a dir così lo Spirito Santo nell’oscurità, mentre ci sforziamo di porre in rilievo tutte le altre verità della religione? Non è un andar manifestamente contro all’insegnamento della fede, contro alle raccomandazioni della Scrittura, contro alla condotta dei Padri, contro all’intenzione della Chiesa e contro ai nostri propri interessi? Abbiamo noi considerato a sufficienza, che, posti tra due eternità noi tutti, sacerdoti e fedeli, siamo obbligati, sotto pena di cadere morendo nel fuoco eterno dell’inferno, di salire sui troni luminosi preparati per noi nel Cielo? Ci pensiamo noi abbastanza, che per arrivarci ci è bisogno di diventare, mediante la perfezione delle virtù nostre, le immagini perfettamente rassomiglianti (per quanto ci è possibile) della santissima Trinità? Consideriamo noi bastevolmente che tra queste virtù e la nostra debolezza vi è l’infinito? Riflettiamo noi quanto è necessario che senza l’aiuto dello Spirito Santo ci è non solo impossibile di giungere alla perfezione di nessuna virtù, ma ancora di compiere meritoriamente il primo atto della vita cristiana? (S. Agost.).  Dalla penuria pertanto di dottrina nel sacerdote, provengono la magrezza e la scarsità delle istruzioni intorno allo Spirito Santo. I Cristiani riflessivi se ne meravigliano, e se ne affliggono. Essi con un linguaggio, che ci sarà permesso di citare tale quale ha colpito i nostri orecchi, domandano se lo Spirito Santo è stato destituito, poiché non si parla mai di Lui. Questi lamenti dei fedeli, benché fondati sopra a ragioni diverse, sono però legittimi quanto quelli del clero. Essi dimostrano la soddisfazione di un bisogno, del quale parecchi forse non si sanno ben render conto, ma che non ne è per questo meno reale. Noi intendiamo parlare della invincibile tendenza che ciascun uomo sente, venendo in questo mondo, d’immedesimarsi con Dio: anima naturaliter Christiana. Come immagine attiva di Colui che è amore, l’anima aspira a rassomigliarlo. Ora come ce lo insegna la fede, lo Spirito Santo è lo stesso amore, l’amore consustanziale del Padre e del Figliuolo. Ne resulta che senza la profonda cognizione dello Spirito Santo, vale a dire della grazia e delle sue operazioni, il principio di vita divina, infuso in noi dal Battesimo, trovasi trattenuto o contrariato nel suo svolgimento. Il Cristiano soffre, vegeta, si assottiglia e difficilmente giunge alla verità della vita soprannaturale. Per arrivare in cima alla scala di Giacobbe, bisogna innanzi tutto conoscerne i gradini. Queste osservazioni riguardano i buoni Cristiani, la maggior parte dei quali, a malgrado della loro istruzione, potrebbero dire quasi, come anticamente i neofiti d’Efeso: « Noi non abbiamo sentito parlare mai dello Spirito Santo, lo conosciamo pochissimo e ancora meno lo invochiamo. (Act. XIX, 2) » – Che cosa dire di quelle innumerevoli moltitudini che si agitano dentro le città, o che popolano le campagne? Che pensate voi che cosa intendano esse per Spirito Santo, prive come sono di scienza religiosa, tranne le lezioni necessariamente imperfettissime e sempre troppo presto dimenticate, del Catechismo? Noi non temeremo d’affermarlo: è il Dio ignoto del quale san Paolo trovò l’altare solitario, entrando in Atene. Se esse hanno conservato qualche nozione dei principali misteri della fede, l’esperienza insegna che rispetto allo Spirito Santo, alla sua influenza necessaria, al concatenamento e allo scopo finale delle sue successive operazioni, esse vivono in una ignoranza presso a poco completa. Queste moltitudini, niuno potrà dubitarne, formano l’immensa maggioranza delle attuali nazioni; e così trovasi dolorosamente giustificata la rigorosa esattezza dell’epigrafe posta a quest’opera: « al Dio sconosciuto: Ignoto Deo! – Se dunque l’imperfetta conoscenza dello Spirito Santo è un ostacolo alla perfezione del Cristiano, che cosa sarà, domandiamo noi, l’ignoranza assoluta? Quale può essere la vita divina in colui che non ne conosce neppure il principio? Un coperchio di piombo si frammette tra lui e il mondo soprannaturale. Questo mondo della grazia, questo vero ed unico consorzio delle anime, con i suoi elementi divini, con le sue leggi meravigliose, co’ suoi gloriosi abitanti, coi suoi sacri doveri, con le sue incomparabili magnificenze, con le sue realtà eterne, colle lotte, con le gioje, con le sue potenze e col suo fine; questo mondo pel quale l’uomo è fatto, e nel quale ei deve vivere, è per lui come se non fosse. La nobile ambizione che egli doveva esercitare si cangia in indifferenza, in disprezzo la stima, l’amore in disgusto. Invece di essere la vita tutta soprannaturale, o non lo è che per metà, o, concentrata nel mondo sensibile, essa diviene terrestre ed animale. Il Naturalismo che usurpa l’impero delle anime, forma il carattere generale della società. Lacrimevole divorzio! che sviando l’umanità dal suo fine, spoglia lo Spirito Santo della gloria sua e rapisce al Verbo incarnato il prezzo del suo sangue, per consegnarlo al demonio. [1. Continua … ]

DOMENICA DI PENTECOSTE (2018)

DOMENICA DI PENTECOSTE (2018)

Incipit

In nómine Patris, et Fílii, et Spíritus Sancti. Amen.

Introitus

Sap 1:7. Spíritus Dómini replévit orbem terrárum, allelúja: et hoc quod cóntinet ómnia, sciéntiam habet vocis, allelúja, allelúja, allelúja [Lo Spirito del Signore riempie l’universo, allelúia: e abbraccia tutto, e ha conoscenza di ogni voce, allelúia, allelúia, allelúia].

Ps LXVII:2 Exsúrgat Deus, et dissipéntur inimíci ejus: et fúgiant, qui odérunt eum, a fácie ejus. [Sorga il Signore, e siano dispersi i suoi nemici: e coloro che lo òdiano fuggano dal suo cospetto].

Spíritus Dómini replévit orbem terrárum, allelúja: et hoc quod cóntinet ómnia, sciéntiam habet vocis, allelúja, allelúja, allelúja [Lo Spirito del Signore riempie l’universo, allelúia: e abbraccia tutto, e ha conoscenza di ogni voce, allelúia, allelúia, allelúia].

Oratio

Orémus.

Deus, qui hodiérna die corda fidélium Sancti Spíritus illustratióne docuísti: da nobis in eódem Spíritu recta sápere; et de ejus semper consolatióne gaudére.[O Dio, che in questo giorno hai ammaestrato i tuoi fedeli con la luce dello Spirito Santo, concedici di sentire correttamente nello stesso Spirito, e di godere sempre della sua consolazione.]

Lectio

Léctio  Actuum Apostolórum. Act. II:1-11

“Cum compleréntur dies Pentecóstes, erant omnes discípuli pariter in eódem loco: et factus est repéente de coelo sonus, tamquam adveniéntis spíritus veheméntis: et replévit totam domum, ubi erant sedentes. Et apparuérunt illis dispertítæ linguæ tamquam ignis, sedítque supra síngulos eórum: et repléti sunt omnes Spíritu Sancto, et coepérunt loqui váriis linguis, prout Spíritus Sanctus dabat éloqui illis. Erant autem in Jerúsalem habitántes Judaei, viri religiósi ex omni natióne, quæ sub coelo est. Facta autem hac voce, convénit multitúdo, et mente confúsa est, quóniam audiébat unusquísque lingua sua illos loquéntes. Stupébant autem omnes et mirabántur, dicéntes: Nonne ecce omnes isti, qui loquúntur, Galilæi sunt? Et quómodo nos audívimus unusquísque linguam nostram, in qua nati sumus? Parthi et Medi et Ælamítæ et qui hábitant Mesopotámiam, Judaeam et Cappadóciam, Pontum et Asiam, Phrýgiam et Pamphýliam, Ægýptum et partes Líbyæ, quæ est circa Cyrénen, et ádvenæ Románi, Judaei quoque et Prosélyti, Cretes et Arabes: audívimus eos loquéntes nostris linguis magnália Dei.” [Giunto il giorno di Pentecoste, tutti i discepoli stavano insieme nello stesso luogo: e improvvisamente si sentí un suono, come di un violento colpo di vento: che riempí tutta la casa ove erano seduti. Ed apparvero loro delle lingue come di fuoco, che, divise, si posarono su ciascuno di essi, cosicché furono tutti ripieni di Spirito Santo e incominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito concedeva loro. Soggiornavano allora in Gerusalemme molti Giudei, uomini religiosi di tutte le nazioni della terra. A tale suono si radunò molta gente, e rimase attònita, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. E si stupivano tutti, e si meravigliavano, dicendo: Costoro che parlano, non sono tutti Galilei? E come mai ciascuno di noi ha udito il suo linguaggio natio? Parti, Medi ed Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia, della Panfilia, dell’Egitto e della Libia, che è intorno a Cirene, e pellegrini Romani, tanto Giudei come proseliti, Cretesi ed Arabi: come mai abbiamo udito costoro discorrere nelle nostre lingue delle grandezze di Dio?]

 Alleluja

Allelúja, allelúja

Ps CIII:30 Emítte Spíritum tuum, et creabúntur, et renovábis fáciem terræ. Allelúja. Hic genuflectitur:

Veni, Sancte Spíritus, reple tuórum corda fidélium: et tui amóris in eis ignem accénde.

Sequentia

Veni, Sancte Spíritus, et emítte cælitus lucis tuæ rádium.

Veni, pater páuperum; veni, dator múnerum; veni, lumen córdium.

 Consolátor óptime, dulcis hospes ánimæ, dulce refrigérium.

 In labóre réquies, in æstu tempéries, in fletu solácium.

O lux beatíssima, reple cordis íntima tuórum fidélium.

Sine tuo númine nihil est in hómine, nihil est innóxium.

Lava quod est sórdidum, riga quod est áridum, sana quod est sáucium.

 Flecte quod est rígidum, fove quod est frígidum, rege quod est dévium.

 Da tuis fidélibus, in te confidéntibus, sacrum septenárium.

Da virtútis méritum, da salútis éxitum, da perénne gáudium. Amen. Allelúja.

Evangelium

 Sequéntia sancti Evangélii secúndum Joánnem.

Joannes XIV:23-31

“In illo témpore: Dixit Jesus discípulis suis: Si quis díligit me, sermónem meum servábit, et Pater meus díliget eum, et ad eum veniémus et mansiónem apud eum faciémus: qui non díligit me, sermónes meos non servat. Et sermónem quem audístis, non est meus: sed ejus, qui misit me, Patris. Hæc locútus sum vobis, apud vos manens. Paráclitus autem Spíritus Sanctus, quem mittet Pater in nómine meo, ille vos docébit ómnia et súggeret vobis ómnia, quæcúmque díxero vobis. Pacem relínquo vobis, pacem meam do vobis: non quómodo mundus dat, ego do vobis. Non turbátur cor vestrum neque formídet. Audístis, quia ego dixi vobis: Vado et vénio ad vos. Si diligere tis me, gaudere tis utique, quia vado ad Patrem: quia Pater major me est. Et nunc dixi vobis, priúsquam fiat: ut, cum factum fúerit, credátis. Jam non multa loquar vobíscum. Venit enim princeps mundi hujus, et in me non habet quidquam. Sed ut cognóscat mundus, quia díligo Patrem, et sicut mandátum dedit mihi Pater, sic fácio.”

OMELIA

[Mons. G. Bonomelli: “I Misteri Cristiani” vol. III, Queriniana Ed., Brescia, 1894; impr.]

« Gesù disse ai suoi discepoli: se alcuno mi ama, osserverà la mia parola: e il Padre mio lo amerà e verremo a Lui e faremo dimora presso di Lui. Chi non mi ama, non osserva la mia parola: pure la parola, che avete udita, non è mia, ma di Colui che mi ha mandato. Queste cose vi ho ragionato, conversando con voi. Ma l’Avvocato, lo Spirito Santo, che il Padre vi manderà nel nome mio, quegli vi insegnerà ogni cosa e vi rammenterà quanto io vi ho detto. Vi lascio la pace; la pace do a voi, non come la dà il mondo, io la dò a voi: non si turbi il vostro cuore, né si sgomenti. Avete udito, come io vi ho detto: Vado e vengo a voi; se mi amaste, certamente godreste, che Io vado al Padre, perché il Padre è maggiore di me. Ed ora ve l’ho detto prima che avvenga, acciocché quando sia avvenuto, crediate. Già non parlerò guari con voi, perché il principe di questo mondo viene; ma in me non ha nulla. Ma perché il mondo conosca, che Io amo il Padre, e che come il Padre mi ha ingiunto, così fo Io ». (Giov. XIV, 24-31).

Dettare o recitare parecchi Ragionamenti sul mistero della Pentecoste senza spiegare l’Epistola e il Vangelo proprio della festa, mi sembra cosa ripugnante alla natura stessa della festa e del mistero. La Chiesa, interprete fedele dei misteri che ricorda, nella Epistola e nel Vangelo della Messa di ciascuno d’essi, riporta costantemente quelle parti dei Libri santi che ai misteri stessi più direttamente si riferiscono. Il perché se noi vogliamo con la maggior esattezza possibile studiare e conoscere ciascun mistero che si celebra, non v’è via più spedita e più sicura che quella di studiare e penetrare a fondo il senso della Epistola e del Vangelo, che si leggono nella Messa propria del mistero istesso. – Nel Ragionamento precedente mi ingegnai di spiegare quel tratto degli Atti Apostolici che si legge nell’Epistola e feci del mio meglio per ribattere e sfatare la spiegazione razionalistica, che distrugge il fatto e il mistero che oggi si ricorda e si onora. In questo verrò commentando i pochi versetti tolti dal Vangelo di S. Giovanni, che pochi minuti or sono avete udito solennemente cantare. In questi versetti Gesù parla della venuta dello Spirito Santo e degli effetti ammirabili, che avrebbe prodotto negli Apostoli e per conseguenza in tutti quelli che l’avrebbero ricevuto. L’argomento pertanto è strettamente connesso col mistero che festeggiamo, e per la sua stessa natura è interessante per tutti e perciò degnissimo della vostra attenzione. – I versetti, che noi togliamo a chiosare, si leggono in quell’incomparabile discorso dell’ultima cena, in cui Gesù Cristo versò tutte le ricchezze della sua carità e che sarà il monumento eterno della tenerezza ineffabile del suo cuore; prima di imprenderne il commento è necessario pigliare il filo del discorso alquanto in alto a fine d’averne luce. Gesù conforta gli Apostoli della imminente sua dipartita, assicurandoli che se ne va a preparare loro il luogo. A Tommaso, Che domanda della via, risponde che la sanno e a Filippo che vuol vedere il Padre, dice, che vedendo sé, vedono anche il Padre. Promette loro che faranno opere anche maggiori delle sue, e esaudirà le loro preghiere e che verrà lo Spirito Santo, nel quale conosceranno Lui e in Lui vivranno. All’Apostolo Taddeo spiega perché non può farsi conoscere al mondo, e qui comincia il nostro commento. « Chi ama me, osserverà la mia parola ». L’Apostolo Taddeo aveva detto a Gesù Cristo: « … e perché dopo la tua risurrezione ti manifesterai a noi Apostoli e non al mondo? » e Gesù gli risponde: « Sappi, che se visibilmente Io non mi manifesterò che a voi soli per opera vostra, la mia dottrina e per la fede Io mi manifesterò a quanti crederanno e osserveranno la mia legge e mi ameranno ». – Vi è una doppia manifestazione di Cristo, l’una visibile agli occhi della carne, l’altra solo alla mente, per la fede. La prima, ancorché cosa buona e santa, non giova nulla se non è congiunta alla seconda. Che valse la vista materiale di Gesù Cristo a tante migliaia di uomini, che lo videro, l’udirono e gli parlarono, ma non credettero in Lui? Nulla! Per contrario quante migliaia e milioni di uomini che non lo videro nella sua natura umana, né l’udirono, ma credettero in Lui, lo amarono e osservarono la sua legge, furono salvi ed ora con Lui e di Lui sono beati in Cielo! Non diciamo adunque: O se vedessi Gesù Cristo! Se lo udissi! Crediamo in Lui, a Lui uniamoci per amore vivo ed operoso ed a Lui piaceremo come ed anche meglio che se lo vedessimo con gli occhi ed udissimo con le nostre orecchie. La carne, disse Cristo, per sé non giova a nulla; è lo spirito che dà vita, cioè è l’anima, che con la mente e con il cuore, aderendo a Dio per fede e per carità, partecipa della sua vita istessa. – Gesù rincalza la sua dottrina e dice : « E il Padre mio amerà costui e verremo a lui e faremo dimora presso di lui ». Alto e stupendissimo insegnamento! « Visibilmente a voi soli mi mostrerò: invisibilmente per fede e per amore mi mostrerò a chiunque vorrà: anzi ti dico, o Taddeo, che non solo Io mostrerò per fede me stesso a chiunque lo vorrà, ma con me verrà il Padre e porremo dimora in Lui ». Ma come, o divin Maestro, Voi ed il Padre dimorerete in chi crederà alla vostra parola e la osserverà? E lo Spirito Santo è forse separato da Voi e dal Padre? Forse il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo si muovono e discendono nell’anime dei giusti? Dio non è Egli immenso e perciò dovunque? Come può esso entrare ed uscire, avvicinarsi o allontanarsi da un’anima? Dio è immenso e immutabile e perciò è dovunque con la sua presenza, con la sua azione e con la sua stessa essenza. Immaginare che Dio vada e venga, entri ed esca da un’anima, è cosa indegna di Dio, che ripugna alla sua infinita perfezione e se noi usiamo questo linguaggio, e l’usano i Libri santi, è per la debolezza e povertà estrema del nostro linguaggio istesso e dei nostri concetti, che non possono sollevarsi sino a conoscere Dio nella sua natura: ma ciò che la lingua dice in modo tanto imperfetto, corregga tosto la mente sorretta dalla fede. O Cristiano! Dio è dovunque con la sua essenza: lo sai, lo credi; ma è pur vero che non è dovunque con la sua fede e con la sua grazia. Tu mi dici: “Come ciò?” Ascolta e intenderai. Tu conosci per fermo un gran numero di persone, altre vicine, altre lontane: come le conosci tu? Tu le conosci in quantochè la loro immagine, la loro fisionomia, la memoria dei loro atti sono come dipinte nella tua mente e in qualche modo essi stanno dentro di te, come possono stare le cose conosciute nella mente di chi le conosce. Ma vi è un altro modo molto più nobile, con cui le persone e le cose tutte stanno in te. Tu nel tuo pensiero tieni dentro di te le cose e le persone che conosci: ma tu puoi essere esse indifferente e puoi anche odiarle e respingerle. Allora rimangono soltanto nella mente. Ma se tu, contemplandole nella mente le ami, che accade? Dalla mente esse discendono nel tuo cuore, dalle vette del pensiero calano nel santuario della tua volontà e con le funi dell’amore tu stringi a te quelle cose e quelle persone delle quali possiedi il conoscimento e con esse, secondo l’intensità dell’affetto, formi una cosa sola. Allora quelle cose e quelle persone fanno dimora in te, sono in te per forma che tu stesso dici: – Io le tengo qui dentro del mio cuore, le ho nell’anima mia -. Vi stanno per via di cognizione (che è poca cosa) e per forza d’amore, che è tutto. È questa la dottrina di San Tommaso, fondata sulla natura delle cose stesse ed è in questo senso, o dilettissimi, che Gesù Cristo col Padre e con lo Spirito Santo fanno dimora nell’anima del giusto. Voi, o figli, per l’amore portate nei vostri cuori i vostri genitori: e voi, o giusti, per l’amore portate nei vostri cuori Dio stesso, la S. Trinità, Padre, Figliuolo e Spirito Santo. E per quanto tempo Dio abita nei vostri cuori? Fino a che lo amate e serbate in voi la sua grazia. E quando Dio si parte dalle anime vostre? – Quando cessate di amarlo, quando gli preferite una creatura e donate ad altri il vostro cuore, allora Dio rimane nella vostra mente come conosciuto per ragione o per fede, ma non è più nel vostro cuore, perché più non l’amate e il dolce vincolo che lo stringeva a voi, con il peccato è rotto. Ma di ciò basti e proseguiamo il commento del nostro Vangelo. « Chi me non ama, non osserva la mia parola ». A quelli poi che non credono in me, né mi amano, come potrei far conoscere la mia risurrezione e manifestare me stesso? Essi sono impotenti a ricevere il beneficio della mia manifestazione e la colpa è tutta loro, perché non amano la verità e nulla fanno per averla detta, così Cristo, la mia parola, o mia dottrina, che è la stessa cosa: ma, ponete ben mente, essa più propriamente non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Gesù Cristo riferisce la dottrina sua al Padre come uomo non solo, ma eziandio come Dio. Come uomo, tutto ciò che Gesù Cristo è, fa e dice, tutto appartiene a Dio-Trinità, perché come uomo anch’Egli al pari di noi è creato e tutto riceve dalla divina larghezza: ma anche come Dio, Gesù Cristo deve dire: la mia dottrina ed ogni mia cosa è del Padre, da cui tengo tutto. E perché? Perché da Lui con la generazione eterna ricevo la stessa sua sostanza e tutta la scienza che vi comunico. Perciò la mia parola, o la mia dottrina, è mia ed è del Padre mio: Egli la fonte prima, io il rivo; Egli il sole, io la luce che dal sole emana: tutto ciò che è mio è suo, perché Io e Lui siamo una cosa sola. È questo il significato di quelle parole di Gesù Cristo: « La parola, che avete udita, non è mia, ma di chi mi ha mandato ». E ciò disse Gesù Cristo per sollevare la mente degli Apostoli dalla sua natura umana alla divina e per confortarli in quei momenti di tanta e sì crudele angoscia. E poi, seguitando il discorso, disse: – « Queste cose vi ho ragionate, conversando con voi ». Queste verità, che vi ho annunziate in tutto il tempo, che ho vissuto con voi, le avete udite, ma non sempre, né tutte, né chiaramente le avete comprese: molte sono per voi oscure ed anche al tutto inintelligibili: non vi turbate: fra non molto le comprenderete chiaramente. E chi ve le farà conoscere? « Il Paraclito, od Avvocato, lo Spirito Santo, che il Padre vi manderà nel nome mio, quegli vi insegnerà ogni cosa e vi rammenterà quanto Io vi ho detto ». – Questo Paraclito, che significa Consolatore ed Avvocato, di cui parla Gesù Cristo e che promette ai suoi cari, indubbiamente è Persona, perché è pareggiata a Cristo stesso, ne tiene il luogo, continua l’opera di Lui e dicesi mandato dal Padre, cioè avente origine dal Padre non altrimenti dal Piglio. Onde in questo versetto chiaramente ci si presenta l’augusta Trinità, il Padre, che vi è nominato, il Figlio, Gesù Cristo che parla e lo Spirito Santo, che è mandato dal Padre nel nome di Cristo e che insegnerà ogni verità. Si chiama Paraclito od Avvocato in questo luogo, perché grande era la tristezza degli Apostoli in quei momenti di angosciosa aspettazione e avevano bisogno sommo di conforto e di difesa. Ma come Cristo può dire che il Padre manderà lo Spirito Santo nel suo nome – Quem mittit Pater in nomine meo? – Perché il Padre manda e spira lo Spirito Santo col Figlio, con unico atto a quel modo ch’io col mio intelletto fo col mio conoscimento accendo la fiamma del mio amore: perché la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli avvenne per i meriti di Cristo. Si dice che lo Spirito Santo insegnerà ogni cosa agli Apostoli : – Docebit vos omnia. – Forseché lo Spirito Santo, allorché riempì della sua luce e della sua forza gli Apostoli, insegnò loro tutte le scienze umane e divine? Forseché in quell’istante che ricevettero lo Spirito Santo gli Apostoli conobbero la matematica, la geometria, la fisica, la storia profana, la filosofia, l’astronomia, la geologia e tutte l’altre scienze naturali, di cui l’uman genere ora va meritamente altero? Certamente, no. Cristo venne sulla terra non per insegnarci queste scienze, che entro i loro confini lascia in balìa delle nostre libere discussioni, ma per insegnarci la scienza del Cielo, la scienza di Dio, dell’anima nostra, della salvezza eterna, la scienza che ci rende virtuosi e santi e figli suoi per adozione. Mirabil cosa, o carissimi! Gesù Cristo, Uomo-Dio, conosceva perfettissimamente tutte le scienze naturali, delle quali il mondo ora fa tanto strepito: conosceva quelle senza numero maggiori, che il progresso andrà mano mano scoprendo: eppure nei suoi discorsi che il Vangelo ci ha conservati nel suo insegnamento, che la tradizione ci trasmette, non vi è un solo cenno, una sola parola, che si riferisca a queste scienze naturali che formano l’orgoglio del nostro secolo. Gesù Cristo avrebbe potuto insegnare agli Apostoli almeno alcuni di quei misteri della natura, svelar loro alcune di quelle grandi scoperte, che più tardi scossero il mondo e mutarono la faccia della società. Ricchi di queste scienze e di queste scoperte gli Apostoli avrebbero ricolmato il mondo di stupore, avrebbero tirato a sé gli uomini tutti e compiuto in breve tempo la conquista delle più alte intelligenze. Eppure Gesù Cristo non fece nulla di tutto questo e restrinse tutto il suo insegnamento alle verità di ordine religioso e morale e queste sole volle che gli Apostoli predicassero. È questo, o dilettissimi, tal fatto che non deve passare inosservato e che segna a noi sacerdoti, continuatori dell’opera di Cristo e degli Apostoli, la via che dobbiamo tenere nell’esercizio del nostro ministero. È utile e necessario, che noi sacerdoti conosciamo tutte queste scienze profane e naturali per onore della Chiesa, per la difesa della fede, perché anch’esse ci sollevano a Dio e ne mettono in maggior luce la grandezza; ma non sono queste le scienze che noi dobbiamo portare nel tempio, sulla cattedra di verità, e annunziare ai popoli e né a queste scienze direttamente si estende il magistero della Chiesa e l’assistenza dello Spirito Santo promesso da Cristo. – Docebit vos Omnia -. Queste scienze della natura formano il patrimonio della ragione umana, sono il campo ch’essa può correre liberamente e cogliervi sempre e più belle palme. – Ma è da ritornare al testo evangelico che stiamo interpretando. Non senza ragioni profonde, Cristo disse che lo Spirito Santo avrebbe rammentato agli Apostoli quanto aveva loro detto: Suggeret vobis omnia quæcumque dixero vobis – . Perché disse che avrebbe loro rammentato? Gesù Cristo, nei tre anni della sua vita pubblica, aveva insegnato agli Apostoli tutte o pressoché tutte le verità necessarie alla salvezza delle anime e al governo della Chiesa: ma le avevano essi comprese a dovere? Alcune, sì: ma la maggior parte  erano rimaste nella loro memoria confusamente, ed altre le dovevano avere dimenticate o fraintese. Era dunque necessario rinfrescarne la memoria e chiarirle affinché gli Apostoli se ne facessero i banditori e questa fu l’opera dello Spirito Santo: Egli fu la luce che fece loro leggere, nel fondo dell’anima, ciò che Gesù Cristo vi aveva scritto e ch’essi non discernevano: fu la forza che li rese atti ad annunziarlo intrepidamente al mondo intero. Chi legge il discorso dell’ultima cena di leggieri comprende che non corre tutto legato, come suole essere un discorso formale, se posso usare questa parola. – Gesù Cristo si trattenne in quella sera memoranda parecchie ore con i suoi discepoli: era imminente la sua passione e la sua separazione ed Egli, a così dire, sciolse il freno alla piena dei suoi affetti e versò tutto il suo cuore. Perciò il suo discorso talvolta sembra rotto, muta argomento: ora incoraggia, ora dà consigli, ora promette, ora conforta ed ora prega. È un padre amoroso, che all’atto di separarsi per lungo tempo dai suoi figliuoli moltiplica le raccomandazioni e ripete i saluti. – Qui, quasi interrompendo il discorso, con una espansione dell’anima, che ne lascia vedere il fondo, Gesù Cristo esclama: « Vi lascio la pace; la pace mia do a voi: non come la dà il mondo, Io la do a voi ». Quali espressioni! Quale effusione di cuore! Quale tenerezza in queste parole ripetute! È vero, era questo il saluto ordinario, che si davano gli Ebrei: « La pace sia con te, sia con voi ». Ma qui e per l’occasione solenne, e per la ripetizione e per quelle parole aggiunte – la pace mia -. Non come il mondo la dà, Io la dò a voi – e perché in quel momento non si dipartiva, e soprattutto per l’accento di inesprimibile dolcezza e affocato affetto con cui pronunciò quel saluto, esso ha un significato e una forza tutta propria. Par di vedere Gesù con le palme tese verso i suoi cari, con la fronte velata da una soave e tranquilla mestizia, con gli occhi scintillanti, pieni d’amore e umidi di pianto, versare tutta l’anima sua. – Vi lascio la pace! È l’unica eredità, che vi lascio: essa è l’estremo augurio che vi fo, pegno d’ogni benedizione: pace vera, solida, eterna: pace con Dio, del quale siete figli; pace tra voi che dovete considerarvi ed amarvi come fratelli; pace con tutti, anche con i vostri nemici e persecutori; pace nei vostri cuori. Non è la pace ingannevole e bugiarda del mondo, ma la mia pace, che porta la serenità della mente, la semplicità del cuore, il vincolo dell’amore, il consorzio della carità: pace che custodisce i vostri sensi e le vostre intelligenze e trascende ogni umano concetto. – Deh, carissimi! che questa pace che Cristo porse ai suoi diletti Apostoli, che è figlia della giustizia, compagna della virtù, che allieta i giorni del nostro esilio, che in mezzo ai dolori ci consola e ci rende felici, abiti sempre nelle vostre anime. – Prosegue Gesù svolgendo l’idea della pace e confortando gli Apostoli che, afflitti, scorati e muti, gli facevano corona e dice loro: « Non si turbi il vostro cuore, né si sgomenti ». Queste parole noi pure siamo soliti indirizzare a quelli che soffrono, che sono minacciati di qualche grave sventura: è un conforto, un aiuto che vorremmo dare ai fratelli nostri, che sono posti a qualche dura prova. Esse mostrano il nostro buon cuore ed il desiderio di soccorrerli. Ma, ohimè! Queste parole sulla nostra lingua non sono che un augurio, la espressione d’un desiderio, impotenti come siamo ad infondere in altri la forza e la energia della volontà per vincere la lotta della vita. Ma Gesù, che è Dio, Egli solo fa ciò che dice, e nell’anima di chi confida in Lui e a Lui ricorre, infonde la forza di vincere se stesso, di superare ciò che sul cammino della vita vi si attraversa dinanzi e di comporre in pace le tempeste, che si agitano nel fondo dell’anima nostra. – Egli solo pertanto, con tutta verità, può dire: « Non si turbi il vostro cuore, né si sgomenti ». Voi vi trovate in mezzo a uomini che, odiando me, odiano pur voi, così Cristo; siete come agnelli in mezzo ai lupi e ciò che rende più dolorosa la vostra condizione presente è ch’Io, vostro maestro e vostra guida, me ne vado, cioè vado incontro alla morte e qual morte! Ma nemmeno per questo dovete turbarvi e sgomentarvi e abbandonarvi alla tristezza; perché se vado non rimango; se vado alla morte e morte di croce, risorgerò e ritornerò a voi. – Audistis quia ego dixi vohis: Vado et venio ad vos -. Anzi vi dico che se mi amaste davvero, godreste certamente, perché Io vado al Padre. – Si diligeretìs me, gauderetis utique, quia vado ad Patrem -. Se l’andare e il venire – Vado et venio ad vos di Cristo indicano la sua morte e la sua risurrezione e il suo mostrarsi agli Apostoli, il suo andare al Padre, senza dubbio significa non solo la sua risurrezione ed il suo apparire agli Apostoli, ma l’ascensione sua al cielo. Ancora poche ore, dice Cristo, ed Io morrò e poi risorgerò e me ne andrò al Padre: ancora poche ore e avranno fine i miei dolori, le mie angosce e comincerà una vita di gioie pure, una vita perfettamente beata, che non avrà fine più mai. So che mi amate: ma se mi amate davvero e volete il mio vero bene, lungi dal dolervi della mia andata, della mia morte, dovete rallegrarvi. L’amico che vede partire l’amico per lontano paese, dove sa che sarà felice, ne gode: i figli, che vedono il padre recarsi in remota contrada per riceverne il dominio e cingervi la corona di re, fanno gran festa. E questo dovete fare voi pure con me se mi amate, come veramente mi amate. – Lascio la terra pel Cielo, il luogo d’esilio per la patria vera, il luogo delle umiliazioni e dei dolori per il luogo della gloria e delle delizie: perché non godreste ? Vo al Padre mio, che è nei cieli; Egli è maggiore di me e perciò presso di Lui sarà compiuta la mia felicità. – Ma come il Padre vostro, o Gesù, è maggiore di Voi? Voi e il Padre non siete una sola cosa? Voi non siete nel Padre e il Padre non è in Voi? Non siete consostanziale al Padre e a Lui in ogni cosa perfettamente eguale, come crediamo per fede e Voi stesso tante volte avete insegnato? Come dunque ora ci dite che il Padre è maggiore di Voi? – Gesù Cristo è Dio ed uomo, vero Dio e vero uomo: come Dio Egli è eguale al Padre e perciò il Padre non è maggiore di Lui: ma come uomo Egli non è eguale, ma inferiore al Padre e in questo senso è verissimo il dire che il Padre è maggiore di Lui. E che Gesù abbia chiamato il Padre maggiore di sé in quanto uomo si fa manifesto dalle parole « Vado al Padre » perché l’andare di Gesù al Padre non può riferirsi che alla natura sua umana. Del resto, o dilettissimi, in un senso il Padre si può dire maggiore di Gesù Cristo, anche come Dio, senza che ne riceva offesa la sua divina natura. Come ciò? Il Padre è il Principio senza principio: Egli è la fonte del Figlio e col Figlio è la fonte eziandio dello Spirito Santo: il Padre è il sole e il Figlio è la luce che ne emana: il Padre è la radice, il Figlio è il fiore: per ragione adunque dell’origine il Padre precede il Figlio e in questo senso il Padre si può dire e si dice maggiore del Figlio. Questa dignità di principio che compete al Padre rispetto al Figlio e per la quale il Padre è maggiore del Figlio non toglie che la natura dell’uno e dell’altro sia una sola e comune e perciò vi sia tra loro perfetta ed assoluta eguaglianza. – Il sole e la luce hanno una sola natura, sono una cosa sola, ma il sole nella nostra mente è principio e causa della luce e non questa di quello: la natura e la vita della radice e del fiore è una sola, comune all’uno e all’altra; ma noi pensiamo prima alla radice e poi al fiore, perché questo germoglia da quella e perciò una cotal dignità maggiore, non per diversità di natura, ma di ordine e di origine, spetta alla radice sul fiore, al sole sulla luce. Così il Padre si può dire maggiore del Figlio, rimanendo perfetta la loro eguaglianza secondo natura. – Gesù Cristo, sempre inteso a rassodare la fede degli Apostoli nella sua Persona divina, perché è questa la base incrollabile del suo insegnamento e il motivo supremo del loro conforto, accenna alla nuova prova che ne avranno tra breve nell’adempimento fedele delle sue parole e soggiunge: « Ve l’ho detto prima che avvenga, acciocché, quando sia avvenuto, crediate ». Egli ha predetto la sua morte, la sua risurrezione ed altre cose particolari, che gli Apostoli avrebbero veduto con i loro occhi e toccato con le loro mani e che nessuno umanamente poteva prevedere con certezza: vedendo il tutto perfettamente adempito, che cosa dovevano necessariamente conchiuderne? Ch’Egli vedeva il futuro come il presente: che alle sue parole si doveva credere, perché non erano le parole d’un uomo, ma sì del Figliuol di Dio, come chiaramente affermava d’essere. Era qui il fondamento sicuro della fede degli Apostoli ed è qui pure il fondamento della fede nostra, che si appoggia a quella degli Apostoli, come in un edificio una pietra poggia sull’altra e tutte sulla prima, che ne è il fondamento. La certezza nostra, che abbiamo tanti secoli dopo gli Apostoli, è la certezza stessa degli Apostoli, perché legati con essi mercé una successione non mai interrotta, con essi formiamo una cosa sola, come le pietre d’un edificio tra loro congiunte formano un solo tutto. « Già non parlerò quasi più con voi », soggiunse Cristo, girando gli occhi sugli Apostoli e queste parole le dovette pronunciare con un accento di tenerezza insolita e forse con voce commossa e accrebbero sul volto dei suoi cari quella nube di mestizia, che vedevasi dipinta. Era un dir loro in altra forma: Ho finito l’opera mia: me ne vado: l’ora della separazione, della mia morte è vicina, è giunta. « Perché il principe di questo mondo viene ». Ma chi è, o amabile Gesù, il principe di questo mondo? Non siete Voi il Figlio di Dio, quel Verbo stesso, per il quale furono create tutte le cose? Non avete Voi detto che ogni potere vi è dato in Cielo ed in terra? Non siete il padrone assoluto d’ogni cosa? Come dunque dite che vi è un altro, che è principe di questo mondo, che viene contro di Voi? Chi è desso? – Gesù Cristo, perché Dio, è solo e vero Signore del Cielo e della terra. Ma vi è un altro, il quale, permettendolo Lui per gli altissimi fini della sua sapienza e bontà, ha invaso il suo regno, tenta usurpargli il suo dominio e muove contro di Lui stesso. È quello che chiamasi principe delle tenebre, seduttore e tentatore, che si designa col nome di maligno o demonio. Egli aperse la rivolta contro l’Uomo Dio in Cielo e l’ha portata sulla terra; egli lo odia ferocemente, perché fu la pietra, in cui urtò la sua superbia e n’ebbe rotte le tempia: perché a Lui uomo, e perciò inferiore per natura, dovette piegare il ginocchio, essendo anche suo Dio e suo Creatore. Lo odia e perciò muove contro di Lui la Sinagoga, i capi del popolo, Giuda e quanti sono satelliti suoi, per levarlo dalla terra e spegnere sul nascere il regno di Lui. La espressione, – Principe di questo mondo – cioè dei malvagi, indica la potenza del maligno, che pur troppo è grande: ma per quanto sia grande è pur sempre limitata entro quei confini, che Dio ha posto e che gli consente per il trionfo dei buoni e per la gloria loro e sua. Questa potenza del maligno deve pur sempre arrestarsi sulle soglie della libertà umana, la quale sorretta com’è sempre dal soccorso della grazia per chi debitamente la vuole, può resistere a qualsiasi più furioso assalto. Finalmente la scienza e la ragione istessa ci mostrano che in questo immenso e tremendo duello tra Cristo e il Principe di questo mondo la vittoria piena e definitiva sarà per Cristo e per quelli che lo seguono. Fidenti pertanto in Cristo, seguiamolo animosamente e con Lui e per Lui avremo parte alla finale vittoria. – Il Principe di questo mondo venga pure contro di me con tutti i suoi satelliti, mi uccida puranco: ma egli non troverà in me ombra di colpa e perciò, lungi dallo stendere sopra di me il tirannico suo dominio, perderà quello pure che tiene sugli uomini, perché Io soddisferò per essi e glieli strapperò di mano a prezzo del mio sangue, e così il mondo conoscerà qual sia l’amor mio verso del Padre: amore, che mi conduce a fare il suo volere fino alla morte. – Carissimi! Su questo gran campo di battaglia, che è la terra, un solo vinse e atterrò per sempre il Principe del mondo, l’autore del male, ed è Gesù Cristo; Egli solo lo vinse e lo atterrò per virtù propria. Vogliamo che la vittoria di Lui sia comunicata a noi, a ciascuno di noi? Non vi è che un mezzo: per fede e per carità operosa uniamoci a Gesù Cristo, facciamo con Lui una sola cosa, e la sua vittoria diventerà nostra.

Credo

Offertorium

Orémus – Ps LXVII:29-30

Confírma hoc, Deus, quod operátus es in nobis: a templo tuo, quod est in Jerúsalem, tibi ófferent reges múnera, allelúja. [Conferma, o Dio, quanto hai operato in noi: i re Ti offriranno doni per il tuo tempio che è in Gerusalemme, allelúia].

Secreta

Múnera, quæsumus, Dómine, obláta sanctífica: et corda nostra Sancti Spíritus illustratióne emúnda. [Santifica, Te ne preghiamo, o Signore, i doni che Ti vengono offerti, e monda i nostri cuori con la luce dello Spirito Santo]. Communio Acts II:2; II:4 Factus est repénte de coelo sonus, tamquam adveniéntis spíritus veheméntis, ubi erant sedéntes, allelúja: et repléti sunt omnes Spíritu Sancto, loquéntes magnália Dei, allelúja, allelúja. [Improvvisamente, nel luogo ove si trovavano, venne dal cielo un suono come di un vento impetuoso, allelúia: e furono ripieni di Spirito Santo, e decantavano le meraviglie del Signore, alleluja, alleluja.]

Communio Acts II:2; II:4

Factus est repénte de coelo sonus, tamquam adveniéntis spíritus veheméntis, ubi erant sedéntes, allelúja: et repléti sunt omnes Spíritu Sancto, loquéntes magnália Dei, allelúja, allelúja. [Improvvisamente, nel luogo ove si trovavano, venne dal cielo un suono come di un vento impetuoso, allelúia: e furono ripieni di Spirito Santo, e decantavano le meraviglie del Signore, alleluja, alleluja.]

Postcommunio

Orémus.

Sancti Spíritus, Dómine, corda nostra mundet infúsio: et sui roris íntima aspersióne fecúndet. [Fa, o Signore, che l’infusione dello Spirito Santo purifichi i nostri cuori, e li fecondi con l’intima aspersione della sua grazia] .

OMELIA DI PENTECOSTE DI S.S. GREGORIO XVII

 

OMELIA DI PENTECOSTE DI S.S. GREGORIO XVII

[che gli a-cattolici eretici e scismatici si ostinano a chiamare Cardinal G. Siri]

PENTECOSTE – S. Messa (1979)

Il testo evangelico (Gv XX, 19-23), che ci riporta al giorno stesso della Risurrezione del Signore, narra un’anticipazione della Pentecoste: parla di una prima diretta effusione dello Spirito Santo sugli Apostoli per dare ad essi il potere di rimettere i peccati. Ma il vero oggetto di questa, che è tra le massime solennità della Chiesa, la Pentecoste, è narrato nella prima lettura tolta dal 2° capitolo degli Atti degli Apostoli (vv. 1-11). Quello è l’oggetto, e su quello io invito voi a convergere le vostre riflessioni. – Il fatto della Pentecoste è grandioso, solenne, stupendo; riecheggia, ma in forma più dolce, la grande manifestazione del Sinai accaduta molti secoli prima per la promulgazione del Decalogo (cfr. Es XIX). Questa seconda promulgazione di tutto l’operato di Cristo, già ormai compiuto, ha un carattere più dolce, più amabile, adattandosi al tenore che la Provvidenza ha assunto nel Nuovo Testamento. Ora nel fatto della Pentecoste, oggetto della riflessione in questo giorno, bisogna distinguere alcune cose. La prima è il fatto esterno: il vento impetuoso che ha scosso le fondamenta della città; le fiammelle ardenti scese sul capo dei singoli che erano nel Cenacolo, fatto grandioso; la presenza, anzi la presidenza – e voglio sottolinearlo – della Santissima Vergine, perché nel Cenacolo c’era Maria. Ad Ella non erano state date le chiavi di Pietro, ma stava al di sopra delle chiavi di Pietro ed era Ella, la Madre del Signore, in ragione della dignità e della Venerabilità del suo ufficio, a tenere almeno nell’onore la presidenza di quella piccola assemblea degnata di un tanto fatto divino, che riecheggiava l’antico Sinai. Ma di questo parlerò stasera dopo i vespri, non ora. – C’è una seconda cosa: la vera Pentecoste. Perché la vera effusione dello Spirito Santo non è stata né il vento, né le fiammelle, né il chiarore, niente; questo era semplicemente un involucro esterno per accompagnare ad uomini che capiscono tutte soltanto attraverso le cose materiali, accompagnare a loro e lasciare un’adeguata impressione l’effusione interna dello Spirito Santo. La vera Pentecoste non si vedeva. E la vera Pentecoste, quella alla quale sono partecipi tutti i fedeli fino alla fine del mondo, non si vedrà, se non in casi straordinari, mai. Ora, anche in questa Pentecoste interiore c’è da fare una distinzione, cioè quello che è stato dato agli Apostoli allora e che è dato anche a noi nel Battesimo, nella Cresima, in tutti i Sacramenti e in tutti gli atti soprannaturali che noi compiamo, e quello, invece, che è state caratteristico per gli Apostoli. Bisogna distinguere: anche noi entriamo nella Pentecoste, ma non come loro. Vediamo prima quello in cui entriamo anche noi nella Pentecoste. Essi avevano la Grazia divina, cioè quella dignità soprannaturale che rende quanto è possibile la creatura partecipe della stessa natura divina, che è radice per cui gli atti fatti in state di Grazia hanno tutti un valore eterno, oltre che soprannaturale: quella dignità per cui si diventa figli adottivi di Dio, non più soltanto servitori; quella dignità che innalza ontologicamente, obbiettivamente – non è cavalierato che sta tutto nella medaglia appesa sul petto-, è intima, interiore e tocca le sorgenti dell’essere e della vita, per cui siamo, vivendo in questo mondo, appartenenti ad un ordine e ad una famiglia divina. Quello l’avevano e l’abbiamo anche noi, se siamo in Grazia di Dio; vorrei sperare che in questa chiesa, in questo momento, non ci fosse nessuno che sia in disgrazia del Signore, perché avrei paura che qualche cosa venisse giù. Ma non è qui solo: c’era e c’è in noi quell’intervento continuo soprannaturale che si chiama Grazia attuale, per prevenire, accompagnare, dando luce, forza e costanza. Tutti gli atti buoni, che noi compiamo e che possono essere valevoli, anche indirettamente, all’eterna salute e al merito che avremo nella gloria di Dio, l’ebbero loro e li abbiamo noi. I doni dello Spirito Santo, che sono quell’intervento divino che appresta l’anima, la allena ad aprirsi alla Grazia di Dio comunque essa venga data e in qualunque misura essa venga data, l’ebbero loro, li abbiano noi. – Ricordiamocene qualche volta, non fosse altro per portare rispetto a quel tanto di divino che è in noi, al quale pensiamo così poco, al quale pensando forse troveremmo la forza di evadere dalle strettoie degli avvenimenti che ci sono imposti dalla cattiveria del mondo. – Ma veniamo a quello che era proprio degli Apostoli. Ecco, mi sforzerò di descriverlo come so, per deduzione, perché è grande e sfugge in se stesso alla nostra penetrazione; ci è chiaro negli effetti. Gli Apostoli ebbero intera e perfetta la carica apostolica per convertire il mondo. Vi prego di misurare questa carica: prima dubitosi, paurosi, facili a suggestioni in un senso e nell’altro; immediatamente campioni che affrontano tutti nel giorno stesso i capi del popolo, e parlano a tutto il popolo, non hanno più paura né delle beffe – e gliene hanno fatte quel giorno e di grosse – né di insulti né di interpretazioni né di minacce. Niente da quel giorno e poi sempre. Tutta la lettura degli Atti degli Apostoli, libro meraviglioso della luminosità divina della Chiesa, mostra quest’atteggiamento ben alieno dalla paura, dal complesso di timidità, con un coraggio immenso che ha affrontato tutto. Badate bene: hanno affrontato un mondo che era marcio e hanno incominciato ad affrontarlo nel Medio Oriente, che era la culla di tutto il marciume, senza paura, a fronte alta, soli, poveri, niente in mano per potersi cambiare gli abiti e mangiare; questo hanno percorso il mondo, e tutto quello che vediamo di cristiano oggi è stato loro, è la conseguenza di quello che hanno fatto loro. Non lo dico io, l’Apostolo lo dice: sono il fondamento loro e restano il fondamento. Se pensiamo che questi uomini per questa carica spirituale non solo hanno affrontato tutto, ma hanno abbandonato tutto – meno uno, Giovanni, è da credere che tutti avessero famiglia -: il paese, la loro lingua, le loro usanze! Hanno affrontato tutto, e i due più coraggiosi di tutti hanno affrontato Roma. La carica che ebbe Pietro in quel giorno non lo fece restare a porre la sua sede primaziale di tutto l’universo in Antiochia, che sarebbe stata comoda e abbastanza vicina tanto all’Oriente che all’Occidente. No, la carica lo ha portato a portare la sede in Roma, dove stava sedendo un mostro imperiale che si chiamava Nerone, sapendo che là l’avrebbero ucciso. Questa carica! Noi possiamo entrare nei meandri del nostro spirito e parlare del sentimento che deve essere stato investito da tutto, di tutto quello che emerge dal nostro subcosciente che raccoglie dal passa e quasi antevede il futuro, di tutti i meandri della psicologia: là dentro è entrato questo Spirito divino. Non so dirvi di più di questa carica. So dirvi solo quello che è successo dopo, e da quello che è successo dopo si misura la carica del momento. – Ci sono tante anime che nella loro Pentecoste una certa carica, non come quella, ma una certa carica la ricevono e, se la ricevono, se la tengano nell’umiltà e nel silenzio. Si ricordino che a presiedere il giorno della Pentecoste c’era la Vergine Madre del Signore, che, appena diventata tale, per prima cosa partì e andò servire sua cugina, vecchia e in procinto di dare alla 1uce Giovanni Battista, le cui reliquie stanno là. Ha cominciata così la Madre di Dio, che ha presieduto il giorno della Pentecoste, e si è ritirata nel silenzio, protetta dall’usbergo dell’Apostolo vergine Giovanni. L’ha seguito, e quello ha piegato la sua vita all’incarico avuto da Cristo in Croce di conservarla nel silenzio; e nel silenzio del mondo se ne è andata per lasciare il posto ai cori angelici. Non dimentichiamo: nella gloria della Pentecoste, al sommo di quella stupenda piccola assemblea, sta la Vergine Madre del Signore. Ma i1 Magnificat l’ha cantato lei una volta, ora per Lei lo cantiamo noi.

DOMENICA DI PENTECOSTE

Introitus

Sap 1:7. Spíritus Dómini replévit orbem terrárum, allelúja: et hoc quod cóntinet ómnia, sciéntiam habet vocis, allelúja, allelúja, allelúja [Lo Spirito del Signore riempie l’universo, allelúia: e abbraccia tutto, e ha conoscenza di ogni voce, allelúia, allelúia, allelúia].

Ps LXVII:2 Exsúrgat Deus, et dissipéntur inimíci ejus: et fúgiant, qui odérunt eum, a fácie ejus. [Sorga il Signore, e siano dispersi i suoi nemici: e coloro che lo òdiano fuggano dal suo cospetto]. V. Glória Patri, et Fílio, et Spirítui Sancto. R. Sicut erat in princípio, et nunc, et semper, et in sæcula sæculórum. Amen

Spíritus Dómini replévit orbem terrárum, allelúja: et hoc quod cóntinet ómnia, sciéntiam habet vocis, allelúja, allelúja, allelúja [Lo Spirito del Signore riempie l’universo, allelúia: e abbraccia tutto, e ha conoscenza di ogni voce, allelúia, allelúia, allelúia].

Oratio

V. Dóminus vobíscum. R. Et cum spiritu tuo.

Orémus. Deus, qui hodiérna die corda fidélium Sancti Spíritus illustratióne docuísti: da nobis in eódem Spíritu recta sápere; et de ejus semper consolatióne gaudére.[O Dio, che in questo giorno hai ammaestrato i tuoi fedeli con la luce dello Spirito Santo, concédici di sentire correttamente nello stesso Spirito, e di godere sempre della sua consolazione.] Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate eiusdem Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. R. Amen.

Lectio

Léctio Actuum Apostolórum.

Acts II:1-11

“Cum compleréntur dies Pentecóstes, erant omnes discípuli pariter in eódem loco: et factus est repéente de coelo sonus, tamquam adveniéntis spíritus veheméntis: et replévit totam domum, ubi erant sedentes. Et apparuérunt illis dispertítæ linguæ tamquam ignis, sedítque supra síngulos eórum: et repléti sunt omnes Spíritu Sancto, et coepérunt loqui váriis linguis, prout Spíritus Sanctus dabat éloqui illis. Erant autem in Jerúsalem habitántes Judaei, viri religiósi ex omni natióne, quæ sub coelo est. Facta autem hac voce, convénit multitúdo, et mente confúsa est, quóniam audiébat unusquísque lingua sua illos loquéntes. Stupébant autem omnes et mirabántur, dicéntes: Nonne ecce omnes isti, qui loquúntur, Galilaei sunt? Et quómodo nos audívimus unusquísque linguam nostram, in qua nati sumus? Parthi et Medi et Ælamítæ et qui hábitant Mesopotámiam, Judaeam et Cappadóciam, Pontum et Asiam, Phrýgiam et Pamphýliam, Ægýptum et partes Líbyæ, quæ est circa Cyrénen, et ádvenæ Románi, Judaei quoque et Prosélyti, Cretes et Arabes: audívimus eos loquéntes nostris linguis magnália Dei.” [Giunto il giorno di Pentecoste, tutti i discepoli stavano insieme nello stesso luogo: e improvvisamente si sentí un suono, come di un violento colpo di vento: che riempí tutta la casa ove erano seduti. Ed apparvero loro delle lingue come di fuoco, che, divise, si posarono su ciascuno di essi, cosicché furono tutti ripieni di Spirito Santo e incominciarono a parlare in altre lingue, secondo che lo Spirito concedeva loro. Soggiornavano allora in Gerusalemme molti Giudei, uomini religiosi di tutte le nazioni della terra. A tale suono si radunò molta gente, e rimase attònita, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. E si stupivano tutti, e si meravigliavano, dicendo: Costoro che parlano, non sono tutti Galilei? E come mai ciascuno di noi ha udito il suo linguaggio natio? Parti, Medi ed Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadocia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia, della Panfilia, dell’Egitto e della Libia, che è intorno a Cirene, e pellegrini Romani, tanto Giudei come proseliti, Cretesi ed Arabi: come mai abbiamo udito costoro discorrere nelle nostre lingue delle grandezze di Dio?]

Deo gratias.

 Alleluja Allelúja, allelúja

Ps CIII:30 Emítte Spíritum tuum, et creabúntur, et renovábis fáciem terræ. Allelúja. Hic genuflectitur.

Veni, Sancte Spíritus, reple tuórum corda fidélium: et tui amóris in eis ignem accénde.

Sequentia

Veni, Sancte Spíritus, et emítte cælitus lucis tuæ rádium. Veni, pater páuperum; veni, dator múnerum; veni, lumen córdium. Consolátor óptime, dulcis hospes ánimæ, dulce refrigérium. In labóre réquies, in æstu tempéries, in fletu solácium. O lux beatíssima, reple cordis íntima tuórum fidélium. Sine tuo númine nihil est in hómine, nihil est innóxium. Lava quod est sórdidum, riga quod est áridum, sana quod est sáucium. Flecte quod est rígidum, fove quod est frígidum, rege quod est dévium. Da tuis fidélibus, in te confidéntibus, sacrum septenárium. Da virtútis méritum, da salútis éxitum, da perénne gáudium. Amen. Allelúja.

Evangelium

 Sequéntia sancti Evangélii secúndum Joánnem.

Gloria tibi, Domine!

Joannes XIV:23-31

“In illo témpore: Dixit Jesus discípulis suis: Si quis díligit me, sermónem meum servábit, et Pater meus díliget eum, et ad eum veniémus et mansiónem apud eum faciémus: qui non díligit me, sermónes meos non servat. Et sermónem quem audístis, non est meus: sed ejus, qui misit me, Patris. Hæc locútus sum vobis, apud vos manens. Paráclitus autem Spíritus Sanctus, quem mittet Pater in nómine meo, ille vos docébit ómnia et súggeret vobis ómnia, quæcúmque díxero vobis. Pacem relínquo vobis, pacem meam do vobis: non quómodo mundus dat, ego do vobis. Non turbátur cor vestrum neque formídet. Audístis, quia ego dixi vobis: Vado et vénio ad vos. Si diligere tis me, gaudere tis utique, quia vado ad Patrem: quia Pater major me est. Et nunc dixi vobis, priúsquam fiat: ut, cum factum fúerit, credátis. Jam non multa loquar vobíscum. Venit enim princeps mundi hujus, et in me non habet quidquam. Sed ut cognóscat mundus, quia díligo Patrem, et sicut mandátum dedit mihi Pater, sic fácio.”  [In quel tempo: Gesú disse ai suoi discepoli: Chiunque mi ama osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà, e verremo da lui, e faremo dimora presso di lui. Chi non mi ama non osserva le mie parole. E la parola che udiste non è mia, ma del Padre che mi ha mandato. Queste cose vi ho detto mentre vivevo con voi. Il Paràclito, poi, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel nome mio, insegnerà a voi ogni cosa, e vi ricorderà tutto quello che vi ho detto. Vi lascio la pace, vi dò la mia pace: ve la dò non come la dà il mondo. Non si turbi il vostro cuore, né si impaurisca. Avete udito che vi ho detto: Vado e vengo a voi. Se voi mi amaste, vi rallegrereste certamente che io vado al Padre, perché il Padre è maggiore di me. Ve l’ho detto adesso, prima che succeda: affinché quando ciò sia avvenuto crediate. Non parlerò ancora molto con voi. Viene il príncipe di questo mondo e non ha alcun potere su di me; ma bisogna che il mondo sappia che amo il Padre e agisco conformemente al mandato che il Padre mi ha dato.]

Laus tibi, Christe!

Per Evangelica dicta, deleantur nostra delicta.

 

OMELIA

della Domenica della Pentecoste

[“Omelie”, del Canonico G.B. Musso, I vol. 1851-impr.]

Ispirazioni

È questo il memorabile giorno in cui lo Spirito Santo disceso in forma di fuoco sopra i discepoli, con Maria Vergine nel Cenacolo congregati. Se mi chiedete, uditori umanissimi, perché venne in questa forma di fuoco? Io vi rispondo con l’angelico dottor S. Tommaso (3 P, q. 39. A. 7.) che lo Spirito Santo prese “forma sensibile di questo elemento per significare ch’Egli produce nell’anime nostre quegli effetti, che sono propri del fuoco. Il fuoco illumina, purifica, consuma. Lo Spirito Santo illumina la mente, purifica il cuore, consuma le viziose abitudini: “Deus noster ignis conmmens est” (ad. Ebr. XII, 29). Ma perché in noi produca questi salutevoli effetti, è necessario aprirgli la strada con accogliere e mettere in pratica le sue sante ispirazioni. Si verificherà allora ciò che Gesù Cristo ha promesso nell’odierno Vangelo, che lo Spirito Santo c’insegnerà e ci suggerirà ogni cosa appartenente alla nostra eterna salute: “Ille docebit vos omnia, et suggeret vobis omnia”. Ma come potrà insegnare, se chiudiamo le orecchie alle sue voci? Come potrà suggerirci i mezzi e la via da tenere per andar salvi, se chiudiamo gli occhi alla sua luce? È dunque della somma importa importanza, anzi della massima necessità, il profittare della sua luce, l’ascoltare la sua voce, il seguire le sue sante ispirazioni. Ispirazioni, notate bene quel che mi accingo a dimostrarvi, ispirazioni, dall’accogliménto, o rifiuto delle quali può dipendere la nostra eterna salvezza, o la nostra eterna perdizione. Uditemi cortesemente! – Noi siamo pellegrini su questa terra: peregrinamur a Domino” (2 Cor. V, 6). In questa nostra pellegrinazione, i nostri passi sono indirizzati alla casa dell’eternitàIbit homo in domum æternitatis suæ” (Prov. XVI, 5), e di quella eternità felice, o sventurata a cui l’uomo viatore avrà diretti i suoi passi,in domum æternitatis suæ”. Posto ciò, egli è certo che in qualità di viatori o di pellegrini ci troviamo sovente ad un bivio, in capo a due strade, l’una a destra, l’altra a sinistra, una che al bene ci porta, l’altra al male, una di salute, l’altra di perdizione. Tutto il punto sta a metter bene il primo piede, a dar il primo passo nella buona strada. Si chiama dallo Spirito Santo un tal passo: “initium viæ bonæ, principio di buon sentiero, che sul cominciare da una ispirazione, la quale ci suggerisce una limosina o una preghiera, una confessione da farsi, o un vizio da emendarsi, un’occasione da fuggire, o una virtù da praticare; alla quale ispirazione secondata vien poi dietro una serie non interrotta d’altri passi virtuosi, che dirittamente ci conducono fino all’ultima meta, fino alla beata eternità. – La predestinazione degli eletti, come con i santi Agostino e Tommaso insegnano, e i teologi, altro non è che la divina prescienza, e l’ordinazione dei mezzi valevoli a condurre i predestinati all’eterna beatitudine; onde siccome la sua provvidenza ha disposto di darci l’esistenza e la vita, così la sua bontà ha decretato di farci sentire nel tal tempo, nella tal circostanza quella santa ispirazione, la quale se prontamente si accoglie e s’eseguisce, come il primo anello di ben contesta catena, trae seco l’altre grazie, gli altri lumi, gli altri mezzi, che facilmente conducono all’ultimo beato fine. Vediamolo in pratica. Dove cominciò la predestinazione, la santità di tanti eroi, che veneriamo sugli altari? Da un’occasione per essi fortuita, ma dallo Spirito Santo diretta a commuoverli, accompagnata dall’impulso della sua grazia, e da un raggio della superna sua luce. Entra a caso in una Chiesa S. Antonio Abate ancor giovanetto, mentre si legge il santo Vangelo, ciò che sente lo crede detto a se stesso, e sull’istante vende tutto ciò che possiede, lo dà ai poveri, fugge dal mondo, si nasconde in un deserto, diviene Patriarca di monaci, caro a Dio, terribile ai demóni. Una limosina prima negata, e poi per commovente ispirazione concessa, innalzò alla più gran santità un Francesco d’Assisi. Giunge casualmente alle mani d’Ignazio di Loyola un libro devoto, comincia a leggerlo per rompere l’ozio; ma leggendo, lo Spirito del Signore lo illumina, profitta di questo lume, rompe i legami, del mondo, e si fa uno dei più zelanti promotori della gloria di Dio. La vista del contraffatto cadavere del complice dei suoi disordini, congiunta con una luce alla mente e con un tocco al cuore, converte sul momento la peccatrice Margherita da Cortona in una fervidissima penitente. Un avviso della propria madre ben accolto da Andrea Corsini lo cangia di lupo in agnello in un chiostro del Carmelo, e lo fa un Vescovo santissimo! Ditemi ora, uditori, se questi santi, e tanti altri di cui son piene l’ecclesiastiche storie, avessero disprezzata quell’ispirazione, negletta quella chiamata, ributtata quella grazia, volete dire che, rifiutato il primo passo, avrebbero poi potuto più metter piede in quella virtuosa carriera, che li portò all’onore degli altari, ed alla patria dei beati? V’è molto a dubitarne. L’occasione è calva, diceva un antico-uomo di senno, una volta che sia passata non si può più tenere per i capelli. Gesù Cristo chiamò i suoi discepoli a seguitarLo, e li chiamò passando, “cum pertranserit, e li chiamò una sola volta, e sull’istante Simon Pietro abbandonò la sua barca, Matteo il suo banco, i figli di Zebedeo, Giovanni e Giacomo, le loro reti, e cominciarono così la carriera dell’apostolato, che li rese tanto accetti a Dio, e tanto benemeriti della sua Chiesa. – Per l’opposto quei due seguaci della legge di Mosè, invitati dal Redentore a seguirLo, perché trovarono scuse, uno per assistere al funerale del padre, l’altro per spedire gli affari domestici, perdettero la bella sorte d’essere annoverati fra i suoi discepoli, e S. Agostino li piange come perduti. Ah, diceva pertanto lo stesso Agostino, fratelli miei, osservo nel santo Vangelo che Gesù dispensa i suoi benefici come lampi fuggitivi, e via passando, “pertransit benefaciendo”, e vi confesso apertamente, e v’assicuro, che mi riempie di timore Gesù che passa. “Fratres mei, dico, et aperte dico, timeo Jesum transenuntem(Serm. 18 de verb. Dom.). La sua chiamata è una luce che balena alla mente: chi non profitta di questa luce resterà al buio, camminerà fra le tenebre, incontrerà inciampi e precipizi; e perciò il Redentore ci avvisa a camminare al favor di questa luce acciò non ci sorprendano tenebre per noi fatali: “Ambulate dum lucem habetis, ne vos tenebræ comprehendant” (Jo. XII, 33). – È vero che talora rinnova le sue chiamate, Iddio pietoso, e fa di nuovo risplendere la sua luce, anche a chi chiuse gli occhi per non vederla; ma di qui appunto nasce il pericolo per l’uomo caparbio, che ostinato nelle sue ripulse vie più si indura, come una incudine al dir di Giobbe (Giob. XLI, 15), sotto i colpi di grave martello. Non vi fu anima tanto dalla divina grazia amorevolmente assediata con replicate ispirazioni, quanto quella di Giuda. Osservate la traccia amorosa tenuta dal divino maestro per espugnare il cuore di questo suo discepolo traditore. Gesù scopre, e comincia a dargli indizio d’avere scoperto il suo iniquo disegno. Voi siete, dice ai suoi discepoli, per purezza di cuore costituiti in grazia e mondi; ma tutti non lo siete Vos mundi estis, sed non omnes(Jo. XIII, 10). Poteva Giuda conoscere l’infelice suo stato, e sentirne rimorso, ma non si muove. Replica Gesù e con più forza gli mette innanzi l’enormità del suo delitto con dire: Uno fra voi è per malizia un vero Demonio: “Ex vobis unus diabolus est”, e Giuda non inorridisce. Passa ad intimargli l’atrocità della pena che va ad incorrere, pena per la quale sarebbe meglio per lui che mai veduta avesse la luce del giorno: “Bonum erat ei si non fuisset homo ille” (Mat. XXVI, 24); e Giuda è insensibile. Parla Gesù in genere finora, e non lo nomina per lasciargli un segreto ritiro a ravvedersi, ma nulla giova. Torna alle prese il buon Salvatore, e alquanto più chiaro: un di voi, o miei discepoli, un di voi mi tradirà: “Unus ex vobis tradet me, e Giuda dissimula. Più chiaro ancora: La mano del traditore è meco su questa mensa. “Manus tradentis me mecum est in mensa” (Luc. XXII, 21): assai più chiaro: Chi meco in questo piatto pone la mano, desso è colui che mi tradirà: “Qui mecum intingit manum in paropside, hic me tradet” (Mat. XXVI, 23), e Giuda fa il sordo, e tutto disprezza. E via, finalmente gli dice Gesù, vanne pure, ed il reo attentato che volgi in mente affrettati ad eseguirlo. “Quod facis, fac citius” (Jo. XII, 21). Non fu già questo un precetto, dice qui il Crisostomo, non comanda Iddio un’azione sì indegna, un tradimento, “non est vox praecipientis”. Non fu consiglio, una somma bontà non può consigliare un eccesso cotanto esecrabile, “non est vox consulentis”. Che dunque volle significare Cristo con quelle parole? Volle dimostrare il giusto e tremendo abbandono ch’Egli faceva di quel cuore indurito, come non più capace di ravvedimento e di emenda. “Cum Judas, conchiude il citato Dottore, esset inemendabilis, dimisit eum Christus” (Hom. 73 in Io.). Ma pure Giuda dà qualche segno di penitenza, restituisce il danaro ai sacerdoti, rende la fama al suo divino Maestro, si ritratta, confessa d’aver tradito il sangue d’un giusto. Ahimè nulla giova, movimenti sono questi d’un disperato, non d’un convertito. Dio vi guardi, miei cari, dall’imitare nel rifiuto delle divine ispirazioni questo discepolo prevaricatore, incontrerete la stessa sorte. Farete forse come Giuda qualche opera apparentemente buona, ma non vi gioverà ad uscire da quel precipizio, che dopo tanti avvisi non avete voluto schivare. – Potete forse lagnarvi che Iddio non v’abbia parlato? Dio vi parlò quando vi trovaste in quella malattia, quando per lo spavento di morte temporale ed eterna vi fece conoscere lo stato deplorabile dell’anima vostra: prometteste allora, se Dio vi accordava grazia d’uscirne, di cangiar vita, Egli vi esaudì, e voi non adempiste la fatta promessa. Vedeste esposto in Chiesa, o condotto al sepolcro il cadavere di quella donna, colpita nel fior dell’età, foste presente al funerale di quel facoltoso, ed una voce vi disse al cuore: “ecco dove va a finire la beltà e la ricchezza”. La vanità delle terrene cose disingannò in quel momento il vostro intelletto, ma la volontà non si arrese a romperne il colpevole attacco. Quel rimorso, fratello mio, quel rimorso, che vi lacera il cuore, è una grazia da voi non conosciuta, con cui Iddio pietoso vi stimola ad emendar costume, a troncare quella scandalosa corrispondenza; che conto ne fate? Vi avvisa per mezzo di quel congiunto, di quell’amico, di quel buon cristiano a ritirarvi da quella licenziosa conversazione, a lasciare quel giuoco, quel ridotto, quel malvagio compagno, che ascolto gli date? “Figlio, dice a più d’uno di noi, se non paghi gli operai, se non soddisfi quel debito, se non dismetti quella lite ingiusta, se non adempi quel pio legato, non sperare salute.” – “Figlio, dice a quell’altro, le partite di tua coscienza son mal in ordine, datti fretta d’aggiustarle con una generale confessione: fa’ al presente quel che desidererai voler fare in punto di morte”. Tutte queste e simili voci, pensieri, sentimenti, ispirazioni, rimorsi, sono chiamate di Dio, sollecito del vostro bene; se chiudete l’orecchie, come un aspide sordo, Iddio offeso, Iddio disprezzato tratterà voi come da voi venne trattato. Così Egli si esprime e minaccia: “Vocavi, et renuistis, ego quoque in interitu vestro ridebo(Prov. I, 24. 26). Ponderate bene, peccatori fratelli miei, queste tremende divine parole. “Vocavi”, ch’Io vi abbia più volte chiamati, e tuttora vi chiami, non potete negarlo. Vi ho chiamati per bocca dei miei sacri ministri colla predicazione, per bocca dei vostri parenti con le ammonizioni, per mezzo di quelle disgrazie, di quelle infermità, con l’esempio dei buoni, col castigo dei malvagi: “Vocavi, et renuistis”, che abbiate ricusato di ascoltarmi, dovete confessarlo, ve ne convince la propria coscienza. Che cosa dunque potete aspettarvi? “Ego quoque”, che Dio cioè vi renda la pariglia, e nel maggior dei vostri affanni si rida di voi,in interitu vestro ridebo”. Miei cari, se si può dire di voi che fate continua resistenza agl’impulsi dello Spirito Santo, come ai contumaci Ebrei rinfacciò lo zelante Levita S. Stefano, “vos semper Spiritui Sancto resistitis(Act. VII, 51) , voi siete perduti. Sarete come una casa che minaccia ruina, che perciò si lascia vuota e abbandonata.Ecce relinquetur vobis domus vestra deserta( Mat. XXIII, 38): abbandono, segno fatale d’eterna riprovazione. Che Dio vi guardi!

Credo …

Offertorium

Dóminus vobíscum. R. Et cum spíritu tuo.

Orémus Ps LXVII:29-30 Confírma hoc, Deus, quod operátus es in nobis: a templo tuo, quod est in Jerúsalem, tibi ófferent reges múnera, allelúja. [Conferma, o Dio, quanto hai operato in noi: i re Ti offriranno doni per il tuo tempio che è in Gerusalemme, allelúia].

Secreta

Múnera, quaesumus, Dómine, obláta sanctífica: et corda nostra Sancti Spíritus illustratióne emúnda. [Santifica, Te ne preghiamo, o Signore, i doni che Ti vengono offerti, e monda i nostri cuori con la luce dello Spirito Santo]. Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate eiusdem Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. R. Amen

Communio Acts II:2; II:4 Factus est repénte de coelo sonus, tamquam adveniéntis spíritus veheméntis, ubi erant sedéntes, allelúja: et repléti sunt omnes Spíritu Sancto, loquéntes magnália Dei, allelúja, allelúja. [Improvvisamente, nel luogo ove si trovavano, venne dal cielo un suono come di un vento impetuoso, allelúia: e furono ripieni di Spirito Santo, e decantavano le meraviglie del Signore, alleluja, alleluja.]

Postcommunio

S. Dóminus vobíscum. R. Et cum spíritu tuo.

Orémus. Sancti Spíritus, Dómine, corda nostra mundet infúsio: et sui roris íntima aspersióne fecúndet. [Fa, o Signore, che l’infusione dello Spirito Santo purifichi i nostri cuori, e li fecondi con l’intima aspersione della sua grazia.] – Per Dominum nostrum Jesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate eiusdem Spiritus Sancti Deus, per omnia sæcula sæculorum. R. Amen.

PENTECOSTE

PENTECOSTE

[J.-J. Gaume: “Catechismo di perseveranza”, vol. IV, Torino, 1881]

Pentecoste, — Vigilia della Pentecoste. — Grandezza della festa della Pentecoste. — Sua storia-, differenza della Legge antica e della Legge nuova. — Effetti dello Spirito Santo negli Apostoli; doppio miracolo. — Effetti ch’ei produce in noi. — Quello che bisogna fare per rendercene degni.

 Pentecoste. — Un abile architetto ama sovente che si giunga al palazzo traversando lunghi viali, e la madre assennata ha lungo tempo aspettare al figlio la ricompensa che deve coronarne le giovani virtù: così la Chiesa vuole che le sue grandi solennità siano precedute da lunghi preparativi; e in ciò mostra una grande cognizione del cuore umano. L’Avvento ci prepara a Natale, la Quaresima a Pasqua, I tempo Pasquale a Pentecoste. «Noi ci prepariamo , dice Eusebio, alla festa di Pasqua con quaranta giorni di digiuno, e ci disponiamo alla Pentecoste con cinquanta giorni d’una santa allegrezza ». Perché dunque siffatta allegrezza? Lo Stesso storico ce lo dice. « A Pasqua, egli continua, riceviamo il battesimo; a Pentecoste riceviamo lo Spirito Santo che è la perfezione del Battesimo. La risurrezione di Gesù Cristo fortificò gli Apostoli; la Pentecoste consumò la loro carità e li rese invincibili. In quel giorno lo Spirito Santo fu dato con quella necessaria pienezza alla Chiesa per soggiogare l’universo; perciò io riguardo la Pentecoste come la maggiore di tutte le feste ». I dieci giorni che la precedono sono da ogni divoto cristiano consacrati al raccoglimento ed alla preghiera. Essi si chiudono nel cenacolo insieme con la santa Vergine e con gli Apostoli per disporsi a ricevere lo Spirito Santo nell’abbondanza dei suoi doni.

Vigilia di Pentecoste. — Tuttavia non sembra che questi preparativi bastino alla Chiesa, tanto è grande il suo desiderio di renderci degni de’ favori del divino suo Sposo. Ella ha istituito per la Pentecoste una vigilia solennissima l’uffizio della quale ha molta somiglianza con quello della vigilia di Pasqua. È facile comprenderne la ragione; in quelle due notti memorande era amministrato ai catecumeni il Sacramento della rigenerazione. Nei primi secoli l’uffizio cominciava da dodici lezioni, che, come quelle del Sabato santo, avevano per scopo l’istruzione de’ catecumeni. Oggi non se ne dicono che quattro, che hanno ancora rapporto al battesimo e alla legge di grazia. Nella prima si rammenta la promessa che Dio fece ad Abramo di benedire nella sua schiatta tutte le nazioni della terra; ora nel giorno della Pentecoste questa promessa riceve il suo perfetto compimento per l’effusione dello Spirito Santo che Gesù, figlio d’Abramo secondo la carne, invia nel mondo. – La seconda tratta della legge data da Mose, simbolo della legge nuova, promulgata nel giorno della Pentecoste, e di cui il Battesimo è l’ingresso. – La terza rappresenta la visione d’Ezechiello, e ci mostra quelle vaste campagne coperte d’ossa umane; e poi quell’ossa che si muovono e si riuniscono, ricomponendo corpi d’uomini; e quegli uomini che rivivono al soffio dello Spirito, immagine viva del genere umano alla nascita del Vangelo e della vita nuova che lo Spirito Santo gli comunica. – La quarta ha per scopo di manifestarci gli effetti dello Spirito Santo nelle anime, e la differenza che distingue quelli che ne sono animati, e quelli che vivono dello spirito del vecchio uomo. Nulla di più magnifico di queste lezioni, nulla di più grande delle istruzioni ch’esse racchiudono Seguono poi la processione, la benedizione dei sacri fonti, la Messa senza Introito come nel Sabato santo. La vigilia della Pentecoste è accompagnata da un digiuno, che era già in uso nell’ottavo secolo.

III. Grandezza della festa. — Tutti questi preparativi alla Pentecoste cattolica nulla hanno di esagerato, se riflettiamo all’eccellenza di questa festa. E primieramente per la grandezza del suo scopo essa lascia a molta distanza dietro di sé tutte le feste profane, e di tanto ella sorpassa la Pentecoste Giudaica di quanto la legge di grazia sorpassa la legge di timore, e il compimento del mistero della nostra redenzione i tipi e le figure che lo annunziavano. La terza Persona dell’augusta Trinità che discende sull’universo per rigenerarlo, come era scesa nel giorno della creazione sul caos per fecondarlo; il divino Redentore che pone l’ultima mano alla grand’opera ch’era l’oggetto di tutti i suoi misteri; un nuovo popolo destinato ad adorare Dio in spirito e in verità dall’aurora fino al tramonto; la faccia del mondo rinnovata; il Giudaismo annientato ; il Paganesimo percosso a morte; l’alleanza universale di Dio con gli uomini promessa da quaranta secoli e finalmente realizzata; tali sono le meraviglie e i soggetti di lode e di meditazione contenuti nella festa della Pentecoste. E voi volete che la Chiesa cattolica non esulti di giubilo nel celebrarla? Ma fa di mestieri essere stupido come l’indifferente per non sentirsi palpitare il cuore di riconoscenza e di gioia al ritorno di questa memorabile giornata. Forse che la Pentecoste non è la festa dell’incivilimento? Dite, o popoli cristiani, da qual epoca prendono origine i lumi, le costumanze, le istituzioni, le idee nuove che hanno cangiata la faccia dell’universo e istituita la legge di carità al diritto brutale del più forte, e vi hanno fatto quelli che siete? Se voi, o ingrati, fate mostra di obliarlo, la Chiesa cattolica ha cura di ripetervelo, come lo ripeté alle generazioni che vi precedettero, e come lo ripeterà alle generazioni che vi succederanno. Da diciotto secoli ella celebra la festa della Pentecoste, e voi dovreste, ricchi e poveri, monarchi e popoli, unirvi a lei per festeggiare questo giorno come festeggiate l’anniversario della vostra nascita; perché amo ripetervelo, il cenacolo fu la vostra cuna, e di là è derivata quella superiorità intellettuale e morale di cui andate sì orgogliosi.

Storia della festa. — Ora riduciamoci a memoria le circostanze meravigliose in mezzo alle quali si compì questo mistero. Dopo l’Ascensione del loro divino Maestro, gli Apostoli erano tornati a Gerusalemme ove attendevano gli effetti della sua promessa. Stavano essi adunati in m cenacolo, vale a dire in una camera alta, separata dal resto degli appartamenti siccome i tetti delle fabbriche della Palestina erano piuttosto schiacciati, la stanza la più alta era altresì la più grande e quindi la più appartata, e in essa i Giudei avevano i loro oratori particolari È opinione che gli Apostoli stessero adunati nella casa di Maria, madre di Giovan-Marco, quello zelante discepolo di cui parla san Luca. Ma qualunque fosse il luogo della loro riunione, essi rappresentavano la Chiesa universale. Erano colà in aspettativa delle promesse del loro divino Maestro, quando nel decimo giorno dopo l’ascensione e cinquantesimo dopo la risurrezione di Lui, lo Spirito Santo scese sopra di essi. Era una domenica, giorno di Pentecoste dei Giudei, affinché la nuova legge fosse pubblicata nel giorno medesimo in cui l’antica, che doveva essere soppiantata, era stata data sul monte Sinai. – Ma qual differenza! L’antica legge era stata promulgata in mezzo ai tuoni ed ai lampi e al suono delle trombe. Ella minava di morte i prevaricatori; essa era sopra tavole di pietra, ed aggravanti anziché no per la molteplicità dei comandamenti e degli esercizi ai quali doveva assoggettarsi un popolo ignorante e rozzo, che bisognava piegare alla obbedienza più per via del terrore che dell’amore. La nuova legge all’incontro è una legge non di terrore ma di grazia, destinata ad essere scritta non sulla pietra, ma nel cuore degli uomini. Figlia dello Spirito Santo, principio di consolazione, di dolcezza e di amore, non poteva essere promulgata col mezzo di un apparato spaventevole, né di minacce, come era stata accompagnata la pubblicazione della legge mosaica. Per molto tempo Iddio aveva avuto degli schiavi, Ei voleva ora avere dei figli. La domenica dunque, giorno di Pentecoste, verso le ore nove di mattina, mentre i discepoli erano tutti riuniti, odono improvvisamente un rumore simile a quello di vento gagliardo che viene dal cielo e che empie tutta la casa in cui sono rinchiusi. Questo segnale della venuta dello Spirito Santo è destinato a risvegliare la loro attenzione; esso è pieno di misteri. Quel vento che viene dall’alto, messaggero delle sante inspirazioni, è il soffio della grazia divina che sostiene nelle anime nostre la vita spirituale, come l’aria atmosferica sostiene la nostra esistenza fisica. La sua veemenza indica il potere della grazia sui cuori per cangiarli e vivificarli; s’Ei riempie tutta la casa, ciò è perché lo Spirito Santo presenta i suoi doni agli individui d’ogni paese, che ei trasforma in altri esseri, e che penetra tutte le nostre facoltà. A questo primo prodigio ne succede un altro. Ecco giungere delle lingue bipartite come di fuoco, che si posano sopra la testa di ciascuno de’ membri della fortunata adunanza. Egli è lo Spirito Santo medesimo che si compiace assumere forme esteriori, simboli dei sorprendenti effetti ch’Ei produce interiormente nelle anime. Al battesimo del Salvatore, esso apparisce sotto forma di una colomba per indicare l’innocenza e l’abbondanza delle opere sante, che sono il frutto del sacramento della rigenerazione. Oggi la sua presenza si manifesta sotto la forma di lingue di fuoco, emblema eloquente dell’unità di credenza e di amore che stava per fare di tutti gli uomini un solo popolo di fratelli. Il fuoco illumina, solleva, trasforma in sé tutto ciò che egli incendia; simili sono gli effetti che lo Spirito Santo produce nelle anime nostre. Il fuoco si mostra sotto la forma di lingue piuttosto che sotto la forma di cuori, per far comprendere che i doni dello Spirito Santo sono sparsi sopra gli Apostoli non solamente perché amino Dio, ma anche perché facciano che altri Lo amino, comunicando loro per mezzo della parola il fuoco della propria carità. Questa forma annunzia anche il dono delle lingue, che deve mettere gli Apostoli in grado di comunicare con le diverse nazioni, onde predicar loro la dottrina del divino Maestro [Si crede che il giorno della Pentecoste immediatamente dopo il miracolo della discesa dello Spirito Santo, il quale, dando nascita alla Chiesa, aboliva la Sinagoga, in tal giorno, io dico, si crede che san Pietro celebrasse la prima Messa per inaugurare solennemente il Cristianesimo]. Osservate qui il Salvatore che ripara alle ultime conseguenze del peccato. Avendo i discendenti di Noè voluto edificare la torre di Babele, furono dispersi dalla confusione delle favelle. Come castigo del loro orgoglio, quella confusione delle favelle cagionò la confusione delle idee, l’oblio delle sante tradizioni, e produsse odi ed eterne divisioni tra i popoli. Il dono delle lingue nella predicazione del Vangelo è il felice presagio della prossima riunione di tutte le nazioni nell’unità di credenza e di amore, per non più formare che una grande famiglia che pubblica la gloria del Signore da oriente a occidente.

Effetti dello Spirito Santo. — La discesa dello Spirito Santo operò sul momento negli Apostoli un doppio miracolo; miracolo interiore e miracolo esteriore. Miracolo interiore; tutte le loro facoltà furono arricchite dai doni di Dio. Il loro intelletto, rischiarato da una luce divina, penetrò senza fatica il senso delle antiche profezie e dei libri sacri, egualmente che i misteri della fede e tutte le verità rivelate. – La magnifica economia del Cristianesimo, il suo scopo, i suoi mezzi, il suo fine, la dolcezza sorprendente del loro Maestro, l’eccesso del suo amore per gli uomini, la profondità dei consigli di Dio, e il suo potere illimitato nelle diverse elargizioni della sua grazia, tutti questi abissi impenetrabili alle più perfette creature cessarono di essere oscuri per gli Apostoli. Quanto al loro cuore l’amor divino lo penetrò talmente che ne bandì tutto ciò che poteva esservi rimasto d’impuro, e lo riempi delle più abbondanti grazie e delle più sublimi virtù. Per dire tutto in una parola, lo Spirito Santo cangiò gli Apostoli in uomini nuovi. La prova autentica di questo cambiamento interiore è il miracolo esteriore della loro condotta. Udite voi quei dodici Galilei, quei pescatori incolti e illetterati che parlano tutti e scrivono con una eloquenza, una dignità, una profondità che produce l’ammirazione, e che citano al bisogno con aggiustatezza, e applicano con perfetta sagacia i passi i più difficili e a più astrusi dei libri santi? Tutto ciò dimostrava evidentemente ai più increduli, che essi non parlavano per virtù propria. Ugualmente incontrastabile era la prova che presentava il loro coraggio e il loro zelo per la gloria di Dio. Singolare spettacolo! Ecco dodici pescatori, il più audace dei quali, sono pochi giorni, rinnegò il proprio Maestro, sbigottito dalla voce di un’ancella, ecco, io li vedo affrontare i magistrati, i regnanti, la terra intera congiurata contro di loro: « Mirate, dice san Crisostomo, con quale intrepidezza essi procedono! Ecco trionfano di tutti gli ostacoli, come il fuoco trionfa della paglia in cui s’incontra. Città intere insorgono contro di loro, nazioni si collegano per distruggerli, guerre, fiere, ferro, fuoco li minacciano, ma indarno! Non si commuovono alla vista di questi pericoli più che se fossero sogni o nemici in pittura. Sono disarmati e fanno fronte a legioni armate. Uomini ignoranti osano entrare in arringo con una moltitudine di oratori, di sofisti, di filosofi, e li confondono. Paolo fiacca egli solo l’orgoglio dell’Accademia, del Liceo e del Portico; i discepoli di Platone, d’Aristotele e di Zenone ammutoliscono in faccia a lui » [Omel. IV in Act.]. – E affine di rendere dinanzi a tutti i secoli una testimonianza autentica di questo doppio miracolo compiuto negli Apostoli, ecco che il Giudaismo e il Paganesimo cadono, mentre il Cristianesimo si innalza sulle loro rovine. Ripeto che è la Pentecoste, intendete bene, che assegna l’epoca a questa rivoluzione morale, la più sorprendente di cui la storia conservi la ricordanza. E questo avvenimento sussiste tuttavia sempre vivo, sempre parlante, consolando la fede degli uni, mettendo alla disperazione l’incredulità degli altri, predicando a tutti l’amore d’una religione che ha cangiato la faccia della terra. – Queste meraviglie che lo Spirito Santo operò nel giorno memorabile della sua venuta, Ei le opera tuttora nelle anime ben disposte. I doni esteriori sono cessati, è vero, perché non sono più necessari; ma sono i doni interiori che possiamo ottenere. La Chiesa c’invita a domandarli, specialmente nel giorno della Pentecoste: e la Chiesa ha ragione; noi e la società intera con noi, ne sentiamo il bisogno più che mai. Perciò nell’uffizio di questo gran giorno l’affettuosa madre de’ cristiani, la protettrice della società, la Chiesa Cattolica, pone sulle labbra de’ suoi figli e canta con essi quell’inno sì efficace a chiamare lo Spirito Santo nei nostri cuori. “Veni, sancte Spiritus, et emitte coelitus Iucis tuæ radium”. Vieni, o Spirito Santo, c’illumina sempre di più, e fa che continuamente splendano agli occhi nostri i raggi della tua luce celeste. Veni, pater pauperum, veni dator munerum, veni lumen córdium. Vieni, tu sei il padre dei poveri, ed ahi! noi siamo poveri, tanto dei beni di questa vita, quanto dei beni della vita avvenire. A questo titolo noi siamo doppiamente meritevoli e della tua compassione e delle tue elargizioni. Deh! le prodiga a noi benefico, Tu che sei la luce dei cuori e il distributore di tutti i doni! “Consolator optime, dulcis hospes animæ, dulce rifrigerium”. Noi trasciniamo una vita miserabile nelle angosce, nella tristezza e nelle amarezze; invano cercheremmo tra gli uomini il nostro conforto. Noi non troviamo in essi che dei consolatori onerosi, che inaspriscono i nostri mali, o che ci lasciano nell’oppressione e nel dolore. Spirito consolatore, Tu sei il migliore amico, il solo che presenti un dolce refrigerio ad un’anima afflitta, il solo che le procacci un refrigerio gradevole. “In labore requies, in æstu temperies, in fletu solatium”. Noi troviamo in Te un riposo tranquillo dopo le nostre fatiche, un’ombra fresca nei calori dell’estate, una moderazione nell’ardore delle nostre passioni; tu asciughi le lacrime di cui solchiamo questo tristo passaggio dalla vita all’eternità. “O lux beatissima, reple cordis intima tuorum fidelium”. – Oh! luce piacevole e confortatrice, vieni a spargere dolce serenità nelle anime che ti sono fedeli: una penosa oscurità le circonda in certi momenti nubilosi; le riempi dunque di letizia che Ti accompagna. “Sine tuo numine, nihìl est in homine, nihil est innoxium”. Senza il tuo divino soccorso noi nulla abbiamo, nulla possiamo, nulla siamo; tutto in noi è sola debolezza, miseria, infermità. “Lava quod est sordidum , riga quod est aridum, sana quod est saucium.” – Purifica in noi tutto ciò che vi troverai d’immondo e d’iniquo; irrora questo cuore arido e disseccato; guarisci le piaghe dell’anima mia applicandole rimedi efficaci e salutari. “Flecte quod est rigidum , fove quod est frigidum, rege quod est devium.” Piega questo cuore ribelle e indocile, trionfa delle sue resistenze e della sua ostinazione; rendilo pieghevole alle tue inspirazioni persuasive; struggi quel ghiaccio, che lo rende sì freddo per gli oggetti che dovrebbero infiammarlo d’amore. Ohimè! s’ei si smarrisce nelle vie dell’iniquità, riconducilo nei sentieri della giustizia. “Da tuis fidelibus in te confidentibus sacrum septenarium.” Noi ponemmo in te tutta la nostra fiducia. E su chi dovremmo porla? Concedi a tutti i tuoi servi i doni preziosi che tu rechi dal cielo, cioè la sapienza, l’intelligenza, il consiglio, la forza, la scienza, la pietà, il timore di Dio, tutte le grazie di cui abbiamo un bisogno sì grande. “Da virtutis meritum, da salutis exitum, da perenne gaudium”. Adorna l’anima nostra di virtù solide e cristiane, che sole hanno merito ai tuoi occhi; conducine alla felice meta della salute, a quella gloria, a quelle delizie che non mai finiranno. Amen. Cosi sia * [Catechismo di Couturier; t. 1. Si crede generalmente Papa Innocenzo III, morto nel 1216, autore di quest’inno. Altri ne danno gloria al B. Hermann Contractus, monaco di Mezrow, morto nel 1505. Vedi Benedetto XIV, De festis Cttristi]. Non è d’uopo aggiungere che la festa della Pentecoste risale ai tempi Apostolici, e che in ogni tempo fu celebrata con la massima pompa. Diremo soltanto che nei secoli del medio evo, secoli incomprensibili per la presente nostra epoca d’indifferenza glaciale, esisteva nel giorno di Pentecoste un uso rituale che aveva alcun che di dramma sacro. Nel momento in cui il coro intonava l’inno ammirabile che abbiamo spiegato, uno strepito di trombe echeggiava per tutta la Chiesa, ad imitazione del veemente strepito di cui si parla nella narrazione di san Luca. Nel tempo stesso dall’alto della volta piovevano scintille mescolate con fiori d’ogni sorta, ma specialmente di foglie di rose rosse, simbolo della gioia e della diversità delle lingue, parlate dagli Apostoli alle diverse nazioni. Finalmente colombe a tal fine disciolte svolazzavano per tutta la chiesa, commoventi immagini di quello Spirito che è la forza e la dolcezza. Immaginiamoci dunque una riunione di fedeli adunati in una vasta navata, nel punto in cui al canto unanime della bella sequenza si accoppiava il suono fragoroso delle trombe e una pioggia di fiori e di fuoco in scintille che si smorzavano al di sopra delle teste e l’oscillare del volo delle colombe. Dicemmo che quell’anime dalla fede ardente s’identificavano deliziosamente, retrocedendo di qualche secolo, con quei discepoli, con quegli Apostoli, con quelle sante donne, e con Maria madre di Gesù nel cenacolo di Gerusalemme. Può egli immaginarsi di qual prodigi di devozione e di sacrificio fossero capaci anime così commosse, così vivificate? In quel momento di santa esaltazione, il cristiano del decimo terzo secolo non trovava cosa alcuna impossibile all’amor suo. Le Crociate, le istituzioni religiose, le cattedrali gotiche erette sono testimoni irrefragabili della costanza dell’amor suo; donde noi possiamo qui esclamare coll’autor-poeta della divina Salmodia, il santo cardinal Bona: « Colà si vede l’amore, quell’amore che dal cielo scendendo sopra la terra in fuochi che sono proprii di lui, scaglia nel tempo stesso i suoi pacifici fulmini ». [Scilicet hic amor est proprios effusus in ignes placido qui fulminat ictu?L’Univers; 2 giugno 1840]

Disposizioni alla Pentecoste. — Terminiamo con una riflessione utile al regolamento della nostra condotta. Un ardente desiderio di ricevere lo Spirito Santo, e specialmente una rinunzia ad ogni affezione smodata per le creature, sono i due mezzi essenziali per attrarlo al nostro cuore. Vedete fin dove questo divino Spirito spinge la gelosia! Certo, nessun sensibile attaccamento poteva essere più legittimo, più santo di quello dei discepoli, verso la presenza corporea del loro divino Maestro. Tuttavia quell’attaccamento doveva essere in certa maniera bandito dall’anima loro, affinché lo Spirito Santo andasse a prenderne possesso, e a riempirla: “Se Io non me ne vo – diceva loro il Salvatore – non verrà a voi il Paracleto” (Giov. XVI, 8). Se dunque è certo che il troppo grande attaccamento degli Apostoli alla presenza sensibile dell’umanità di Gesù Cristo fu un ostacolo alla discesa dello Spirito Santo in loro, chi sarà sì presuntuoso da lusingarsi di ricevere la visita del divino Paàcleto finché rimarrà schiavo del proprio corpo? Persuadersi che questa dolcezza celeste possa allignare coi piaceri de’ sensi, che questo balsamo divino possa mescolarsi con il veleno, i lumi dello Spirito Santo con le tenebre del secolo, sarebbe uno strano errore. Qual rapporto può esistere tra la verità e la menzogna, tra il fuoco della carità e il ghiaccio degli affetti mondani? No, no; più l’uomo diventa carnale, più lo spirito di Dio si allontana da lui. Ecco perché il Cristianesimo si distacca oggi giorno dagli individui e dalle nazioni. Ed essi da stolti dicono: il Cristianesimo è vecchio!! Oh insensati! Voi, sì, siete vecchi, siete indegni del Cristianesimo.

Preghiera.

O mio Dio che siete, tutto amore, io vi ringrazio che abbiate inviato lo Spirito Santo sopra gli Apostoli, e per mezzo di loro sopra tutta la terra; non permettete ch’io contristi mai in me questo Spirito divino. – Mi propongo di amar Dio sopra tutte le cose, e il prossimo come me stesso, per amor di Dio, e in prova di questo amore io temerò sempre di resistere alle inspirazioni della grazia.

LA CRESIMA [di Michael Muller] (2)

LA CRESIMA -2 –

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3. In che modo il vescovo dà la Confermazione?

.1)- Il vescovo, stende le sue mani su tutti coloro che sono da confermare, e prega affinché lo Spirito Santo possa scendere su di loro; 2)- poi impone le mani su ciascuno in particolare, fa il segno della croce sulla fronte con il crisma, dicendo: “Io ti segno con il segno della croce, e ti confermo con il crisma della salvezza, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”; 3)- dà un leggero colpo sulla guancia della persona confermata; 4)- finisce col dare la benedizione a tutti.

  1. Ogni cattolico che è arrivato all’età critica in cui inizia l’obbligo di praticare la virtù, tutte le giovani persone che possono continuare ad essere buoni cristiani senza grandi sforzi, vengono preparati con cura da istruzioni speciali. Il giorno stabilito, si presentano nel tempio di Dio, mettendosi di fronte a distanza in due linee come soldati; essi infatti, stanno per diventare i cavalieri armati di Cristo. Nel frattempo, il vescovo, dopo essersi, per mezzo di alcune domande ed una sorta di esame, accertato della loro sufficientemente istruzione, si inginocchia e invoca lo Spirito di Dio, cantando o recitando il “Veni Creator Spiritus”, mentre tutti i candidati sono in ginocchio. Dopo questa invocazione il Vescovo si alza, stende le mani sui candidati, e nello stesso tempo supplica al Signore di mandare su di loro, dall’alto: “lo Spirito di saggezza e di forza, lo Spirito di consiglio e di intelletto, lo Spirito di pietà, di scienza ed il timore di Dio “, e di volere, nella sua bontà, confermarli con il segno della croce per la vita eterna. Il clero e le persone presenti, si uniscono a queste preghiere, dicendo a voce alta, dopo ogni invocazione, “Amen”, “Così sia”!
  2. Poi il Vescovo si avvicina alle persone da confermare. Egli impone le mani su ciascuno in particolare, unge la fronte con il santo crisma a forma di croce, dicendo: “Io ti segno con il segno della croce, e ti confermo con il crisma della salvezza, in nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.”
  3. Forte di questa unzione divina, la persona che ha ricevuto la Confermazione, è diventato un soldato di Cristo. Il vescovo sembra voler subito mettere la sua costanza alla prova. Egli fa per lui, ora che è un cavaliere della Chiesa militante, quello che lui è abituato a fare quando benedice un guerriero. Dopo aver messo nelle mani del cavaliere la spada di guerra, il vescovo lo colpisce tre volte sulla spalla ed una volta sulla guancia, come se a scopo di provare la grandezza del suo coraggio, e dicendo nello stesso tempo: «Sii un tranquillo e coraggioso guerriero, fedele e devoto a Dio.” Allo stesso modo, dopo aver segnato la fronte del cristiano confermato con il segno della croce, il vescovo pone dolcemente la mano sulla guancia, dicendo: “. La pace sia con te”.
  4. Infine il Vescovo prega per tutti coloro che ha confermato, e li benedice con queste parole: “Ti benedica il Signore da Sion, perché tu possa vedere la prosperità di Gerusalemme tutti i giorni della tua vita, e giungere alla vita eterna “.
  5. Perché il vescovo fa il segno della croce sulla fronte di coloro che conferma?

Per ricordare loro che non devono mai vergognarsi della croce, ma con coraggio professare la loro fede in Gesù crocifisso.

Il Vescovo unge la persona che deve essere confermata. Quando si erige un tempio materiale in onore del Signore, esso viene solennemente consacrato dalla preghiera, dal segno della croce, e da unzioni sacre, perché il Signore del cielo e della terra è ivi a dimorare. Allo stesso modo, i nostri corpi sono consacrati dalla preghiera, dal segno della croce, e da unzioni sacre, perché le nostre anime vivono in essa, e sono i santuari dello Spirito Santo. “Non sapete”, dice S. Paolo, «che voi siete templi dello Spirito Santo?” Come templi materiali, i nostri corpi sono purificati dalle acque del Battesimo, contrassegnati con il segno della croce, purificati per mezzo del sale della saggezza, unto dai santi oli del Battesimo e della Confermazione; e poi, per quanto vile possano essere in se stessi, quei corpi sono letteralmente consacrati al banchetto angelico per il contatto con la stessa carne ed il sangue di Gesù Cristo. La consacrazione di questi templi viventi, un giorno sarà completata con l’estrema unzione, nel corso della quale si ripetono queste unzioni. – L’unzione della Confermazione viene fatta sulla fronte, che è la sede del pudore e della paura, per significare che non dovremmo mai arrossire o aver paura di confessare il nome di Gesù Cristo, anche a rischio della nostra vita. L’unzione è realizzata sotto forma di una “croce”, per darci a capire che non dovremmo mai vergognarci della croce di Cristo, ma dovremmo portarla con gioia, sull’esempio di nostro Signore; che non dovremmo mai trascurare le pratiche della religione, per paura del ridicolo o dello scherno. Un cristiano non deve mai arrossire per la povertà, l’umiliazione o gli affronti; al contrario, dovrebbe piuttosto gioire e gloriarsi in esse; perché sopportando con pazienza queste cose, egli si rende in qualche modo simile al suo divino Maestro, che, quando era su questa terra, ha sottostato alla povertà, alle umiliazioni e al disprezzo. La croce di Gesù Cristo dovrebbe avere per noi più valore di tutti i tesori di questo mondo.

  1. Perché il vescovo dà alle persone che conferma un leggero colpo sulla guancia?

Per ricordare loro che devono essere pronti a soffrire, e anche a morire, per Cristo. Quando il Vescovo ha consacrato la persona che si sta confermando, gli da subito un colpo delicato sulla guancia, per ricordargli che, essendo ormai costituito un soldato di Cristo Gesù per la Confermazione, egli deve virilmente combattere contro tutti i nemici della sua salvezza, sopportare con mitezza e pazienza tutte le croci, le persecuzioni e le prove per amore del suo Signore, subire ogni sorta di disagio, perdita di beni, la detenzione, e, se necessario, morire per Cristo sopportando il martirio e versando per lui fino all’ultima goccia del suo sangue. – Nel dare un colpo delicato sulla guancia, il Vescovo dice: “pace a voi:” per insegnarci che l’unico modo per avere la vera pace in questo mondo, come pure come nel prossimo, è soffrire, pazientemente per amore di Cristo; ed anche poi per incoraggiarci a farlo nella speranza di una ricompensa, secondo la promessa a noi fatta dal Signore: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete riposo per le vostre anime.” (Matt, XI, 29).

  1. E’ necessaria la confermazione per la salvezza?

La conferma non è assolutamente necessaria per la salvezza; ma sarebbe un grande peccato trascurare di riceverla, o disprezzarla.

Il sacramento della Confermazione non è, come il Battesimo, assolutamente necessario per la salvezza: non è un mezzo essenziale per la salvezza. È, tuttavia, così necessario il riceverlo, che non può essere volontariamente trascurato senza grave peccato. Questo parere, dice S. Alfonso, deve essere seguito come è definito da Papa Benedetto XIV, in una bolla riguardante i greci, in cui egli dice: “Loro (che non sono confermati) devono essere ammoniti dai Vescovi che sono colpevoli di un grave peccato se rifiutano o trascurano di ottenere la Confermazione quando ne hanno l’opportunità. ” (Horn. Esort, Tract, XIV, de Conf., N. 17.) Coloro che non hanno ricevuto il Sacramento sono deboli, deboli come i bambini appena nati. Sono soldati senza armi, che non sono in grado di respingere gli attacchi portati loro dal diavolo, da uomini malvagi, e dalla carne. “Tutti”, dice Papa Clemente, “dovrebbero venire immediatamente a rinascere a Dio nel santo Battesimo, e poi essere sigillati dal Vescovo, ricevendo cioè i sette doni dello Spirito Santo; nessuno che omette questo Sacramento non perché non abbia alcuna possibilità di riceverlo, ma perché volontariamente lo disprezza e trascura di farlo, può diventare un cristiano adulto: questo abbiamo ricevuto dal beato Pietro. Questo è stato anche l’insegnamento degli altri Apostoli, che sono stati istruiti sulla Confermazione dal nostro Signore “. (Catech. Rom., parte II, c. 3). ” E allora”, dice san Tommaso,” è molto pericoloso affrontare questa vita senza essere stato confermato. “Questo è particolarmente vero in un paese ove si è perseguitati, oppure in un paese, come il nostro, dove la fede e la morale cattolica trovano tanta opposizione e vengono ridicolizzate da coloro fra i quali si vive. I giorni in cui viviamo sono “giorni cattivi,” per tutta una serie di scrittori virulenti che quotidianamente portano attacchi sulla nostra fede, con clamorose false accuse contro la nostra religione, per cui siamo quotidianamente assaliti dalle lingue malvagie di detrattori costituiti. In ogni parte degli emissari di campagne di errore vanno in giro, cercando con ogni mezzo in loro possesso di distruggere la fede dei cattolici. La morale cattolica, anche, viene respinta e messa in ridicolo dalle beffe e dagli scherni degli empi. le pratiche di pietà sono derise, le funzioni più essenziali della morale sono fatti luce, e ogni sforzo è fatto per rendere spregevoli le cose probe e sante. Circondati, come siamo, in questi giorni empi da tanti pericoli, ci rendiamo colpevoli di gravi peccati se non ci avvaliamo di un così potente aiuto come quello che Gesù Cristo ci ha dato nella Confermazione, al fine di scongiurare il ripetuto attacchi dei nemici della nostra salvezza. – Negli Apostoli abbiamo un esempio lampante della necessità e della grande utilità di ricevere le grazie speciali dello Spirito Santo, così come ci sono conferite nella Confermazione. Gli Apostoli erano stati tre anni con Cristo, avevano visto i suoi miracoli, avevano sentito le sue istruzioni, avevano visto i suoi esempi, ecc., tuttavia non avevano avuto il coraggio di professare e di praticare ciò che il loro divin Maestro aveva loro insegnato. Anzi addirittura Lo hanno abbandonato quando Lo trattavano da bugiardo, non osavano mostrarsi in pubblico, fingevano di non essere suoi discepoli. Ma, non appena ricevuto lo Spirito Santo, con i suoi doni e le sue grazie, le loro menti furono illuminate, i loro cuori pieni di zelo e di coraggio. Una volta “quindi rivestiti di potenza dall’alto” (Lc XXIV, 49), con coraggio hanno professato, pubblicamente predicato, e con coraggio ed anche con gioia, hanno sofferto per la Religione che professavano e predicavano. Il Sacramento della Confermazione produce gli effetti benefici soprattutto nelle anime di coloro che lo ricevono degnamente. – Costanzo Clori, padre di Costantino il Grande, anche se pagano, aveva nel suo palazzo un gran numero di cristiani confermati, molti dei quali erano ufficiali dei suoi domestici. Un giorno, desideroso di mettere la loro fede alla prova, li radunò davanti a lui, rivolgendo loro parole adatte a poterli dissimulare. Alla fine, li costrinse a dirgli chiaramente anche se erano o non cristiani. Alcuni, influenzati dal rispetto umano e timorosi di perdere il posto che occupavano nella corte, negarono la loro religione. Il numero maggiore, tuttavia, forti nella loro fede, apertamente si dichiararono cristiani. Poi Costanzo, parlando con linguaggio non mascherato, manifestò i sentimenti del suo cuore lodando la forza d’animo di coloro che erano pronti a sacrificare la posizione mondana per non negare la loro religione; rimproverava in termini amari il rispetto umano di chi temeva di manifestare il proprio credo religioso. “Come, …” egli concludeva, ” … questi possono essere fedeli all’imperatore quando si sono dimostrati sleali verso Dio?” E così li rimosse dalla sua corte licenziandoli dal suo servizio. Per quanto riguarda coloro che erano disposti a sacrificare tutto pur di non rinunciare alla propria fede, li ha considerati come i suoi più fidati servitori; li mantenne nel loro ufficio, contando principalmente su di loro nel costituire la sua guardia personale; in seguito mostrò sempre loro segni particolari del suo affetto e della sua fiducia: “… gli uomini di carattere, diceva, essendo fedeli a Dio, non si potranno mai dimostrare sleali verso di me!” – Ormisda era il capo dei nobili fra i Persiani, ed era figlio del governatore di una provincia. Varanes, il re di Persia, lo mandò a chiamare e gli comandò di rinunciare a Gesù Cristo. Ormisda gli rispose: “Ma questo sarebbe offendere Dio e trasgredire le leggi della carità e della giustizia, e chiunque osa violare la legge suprema del Signore sovrano di tutte le cose, potrebbe più facilmente tradire il suo re, che è solo un uomo mortale. Se in quest’ultimo caso egli commette un crimine meritevole della peggiore delle morti, quanto più grave deve essere rinunciare al Dio dell’universo!?” Il re si indignò a questa risposta saggia e giusta, e lo privò del suo ufficio, di onori e di beni spogliandolo pure dei suoi stessi abiti, ad eccezione di un piccolo pezzo di tela che lo copriva in vita; e in questa condizione di nudità gli ordinò di guidare e di prendersi cura dei cammelli dell’esercito. Molto tempo dopo, il re, guardando fuori della finestra della sua camera, vide Ormisda tutto bruciato dal sole e coperto di polvere, e richiamando alla mente la sua antica dignità e ricchezza e l’alta posizione di suo padre, mandatolo a chiamare, ordinato che gli venisse dato un abito, gli disse: “Ora, almeno, metti da parte la tua ostinazione e rinuncia al “figlio” del carpentiere”. Il Santo, trasportato da un santo zelo, strappato via l’abito, lo gettò via dicendo: “Se tu pensi che io possa essere così facilmente tentato di abbandonare la legge di Dio, tieniti il tuo bel regalo con la tua empietà”. Irritato da questo coraggio, il re lo bandì di nuovo dalla sua presenza. S. Ormisda concluse felicemente la sua carriera terrena. Egli è nominato nel Martirologio Romano. (Alban Butler.) – Giuliano l’Apostata, dopo aver deciso di fare solenne Professione di idolatria, ordinò i preparativi da effettuare per un sacrificio agli idoli in uno dei templi pagani. Il giorno stabilito, si recò là, accompagnato dalla sua corte in pompa magna, affinché il sacrificio potesse essere celebrato con ogni possibile magnificenza. Appena tutto fu pronto, fece un cenno ai sacerdoti per iniziare l’empio rito; ma quale non fu il loro stupore, quando si trovarono impossibilitati dal procedere nelle operazioni! I loro coltelli, che erano stati ben affilati, non riuscivano a scalfire la carne delle vittime, e il fuoco che avevano acceso sull’altare si era improvvisamente spento. Il sacerdote sacrificante allora disse: “… qui è in azione un certo potere sconosciuto che interrompe le nostre cerimonie”. Poi rivolgendosi all’imperatore, “Ci deve essere”, osservò subito, “qualcuno qui presente che è stato battezzato o confermato.” Giuliano ordinò quindi che fosse fatta un’inchiesta, … quando ecco! Un ragazzo, una delle sue guardie, si fece avanti e disse:.. “Sappiate, sire, che io sono cristiano, e sono stato confermato da pochi giorni quando sono stato unto con l’olio santo, per rafforzarmi nel combattimento: io sono un discepolo di Gesù Cristo, il Quale, con la sua croce, mi ha liberato ed io Lo riconosco come il mio solo Dio, e mi glorio di appartenere a Lui! ‘Sono stato io, o meglio è stato il Dio che io servo, che ha impedito l’empietà che si stava per commettere, io ho invocato il sacro Nome di Gesù Cristo, e i demoni non potevano essere riconosciuti come dei; udendo quel sacro Nome, il nome del Dio vero ed unico, i diavoli sono stati messi in fuga! “L’imperatore, che in precedenza aveva professato il Cristianesimo, consapevole del potere del nostro Signore Gesù Cristo, fu preso dal terrore; e temendo gli effetti della vendetta divina, lasciò il tempio coperto di confusione, senza dire una sola parola. Il giovane soldato coraggioso di Cristo immediatamente riferì a tutti i cristiani ciò che era accaduto: essi resero gloria a Dio, riconoscendo come terribile per i diavoli le virtù di Gesù Cristo contenute nel Sacramento della confermazione quando lo si prende con disposizioni adeguate. (Prudenzio.) – Ci sono, d’altra parte, gli esempi di coloro che, avendo trascurato di ottenere la Confermazione, non avevano forza sufficiente per resistere alle tentazioni del demonio. Nel terzo secolo, un uomo, di nome Novaziano, fu battezzato nel suo letto nel corso di una malattia pericolosa. Ripresosi dalla sua malattia, trascurò di ricevere poi il Sacramento della Cresima. Venne poi ordinato sacerdote. Gli venne richiesto di assistere i fedeli che, in quei momenti, venivano trascinati fino al luogo di punizione. Egli rispose che non aveva alcuna intenzione di svolgere i compiti di un prete, perché la sua mente era fatta per ben altro. Egli aveva intenzione nientemeno di diventare Papa. In quel tempo fu eletto papa Cornelio, e Novaziano con intrighi, si fece consacrare privatamente da tre vescovi ignoranti. Così egli fu il primo antipapa ad aver sollevato uno scisma nella Chiesa di Roma. La sua ambizione arrivava al punto che, nell’amministrare l’Eucaristia ai suoi partigiani, egli esigeva un giuramento da ognuno di loro, dicendo: “Giurami, per mezzo del sangue di Gesù Cristo, che non potrai mai lasciare il mio partito per unirti a Cornelio.” Egli insegnava che la Chiesa non poteva perdonare nessun peccato mortale commesso dopo il Battesimo, né usare alcuna indulgenza nei confronti di coloro che avevano commesso peccato di idolatria per paura delle persecuzioni, e che la Confermazione non era un Sacramento. (Hist, di Heres. da S. Alfa). I padri della Chiesa sono concordi nel ritenere che Novaziano abbia commesso tutti questi crimini, perché aveva trascurato di ricevere il Sacramento della Confermazione.

  1. Chi può ottenere la Confermazione?

Tutti i battezzati che sono debitamente preparati.

Possono ricevere la Confermazione tutti coloro che, battezzati, non sono ancora confermati, e così debitamente preparati, possono essere ammessi a questo Sacramento. Un tempo era una cosa comune per confermare i neonati subito dopo il Battesimo. Questa pratica è ancora mantenuta in alcuni Paesi dell’Oriente, da speciali permessi della Santa Sede. Attualmente, tuttavia, è costume generale non confermare coloro che non hanno raggiunto l’uso della ragione, a meno che non siano in punto di morte. La ragione è che si ritiene che le grazie della Confermazione saranno di più grande vantaggio per il giovane cristiano se ricevuto in quel momento, quando comincia a sperimentare il combattimento con i nemici della sua salvezza. Un altro motivo per rinviare la Confermazione fino a quando i destinatari non siano giunti all’uso della ragione, è che essi possono essere meglio istruiti e preparati a riceverlo.

  1. Come possono prepararsi le persone alla Confermazione?

1 – Esse devono essere esenti da ogni peccato mortale;

2 – devono conoscere le principali verità di fede, in particolare quelle che riguardano questo Sacramento.

A rigor di termini, tutto ciò che è necessario ad una persona che vuole ricevere degnamente la Confermazione, è l’essere nello stato di grazia. Laddove, come ai vecchi tempi, il Sacramento è stato ricevuto dai neonati, lo stato di grazia è garantito loro dal sacramento del Battesimo ricevuto; ma ora, la conferma viene ricevuta solo da persone che sono giunte all’uso della ragione. Ora, queste persone sono capaci di commettere peccato mortale, e potrebbero quindi ricevere questo Sacramento in modo sacrilego, come ogni altro Sacramento nella loro vita. È, dunque, necessario loro prepararsi alla degna ricezione di questo Sacramento. Questa preparazione consiste principalmente nell’essere libero dal peccato mortale e nel conoscere le principali verità di fede, in particolare quelle riguardanti questo Sacramento: –

1. Le persone da confermare devono essere esenti da peccato mortale. Il Sacramento della Confermazione è un Sacramento dei vivi. Si richiede, quindi, la vita spirituale della grazia nella persona che lo riceve. L’effetto della Confermazione è quello di aumentare e rafforzare la vita spirituale nell’anima. Ma questa vita di grazia non può essere rafforzata in un’anima in cui non la si trovi già. Per ricevere, poi, la Confermazione degnamente, è necessario essere in stato di grazia. La Sacra Scrittura ci assicura che “lo Spirito Santo di saggezza non entrerà in un’anima peccaminosa, né abiterà in un corpo schiavo del peccato.” (Sap. I, 4) Sarebbe, quindi, un grave peccato di sacrilegio il ricevere questo Sacramento in stato di peccato mortale. Per questo motivo, tutti coloro che sanno di essere in stato di peccato mortale, e sono in procinto di essere confermati, dovrebbero recuperare la grazia di Dio facendo una buona Confessione. La Contrizione perfetta, è vero, unita ad un sincero desiderio di ricevere il Sacramento della Penitenza, riconcilia il peccatore con Dio; eppure, chi può essere certo di avere una contrizione perfetta? Poiché è così facile essere ingannati in questa materia, colui che è venuto all’uso della ragione dovrebbe fare una buona Confessione prima di ricevere la Confermazione, in modo da essere sicuro di riceverla degnamente.

  1. Le persone da confermare dovrebbero anche essere ben istruite nelle principali verità di fede, specialmente in quelle concernenti la natura, l’efficacia, e la dignità di questo Sacramento. In passato la Confermazione veniva conferita ai neonati prima che giungessero all’età della ragione e così, la preparazione ora richiesta non era necessaria. Questa pratica, tuttavia, è stato da tempo abbandonata, e quasi ogni persona che si avvicina a questo Sacramento ha l’età per istruirsi. Per questo motivo, è necessario una conoscenza delle principali verità della nostra religione; vale a dire: una conoscenza per quanto riguarda il Credo degli Apostoli, i Comandamenti, i Sacramenti, in particolare il Sacramento che si sta per ricevere, la preghiera del Signore, e l’Ave Maria. Una persona che non conosce queste cose non deve essere ammesso alla Confermazione. Una persona che sta per ricevere un Sacramento non può non essere ben istruita. Colui che, per sua colpa, ha una conoscenza insufficiente della dottrina cristiana, si espone ad un grande pericolo. – All’istruzione approfondita nella dottrina cristiana e ad una buona Confessione, deve essere aggiunta una fervente preghiera come preparazione speciale alla Confermazione. Gli Apostoli hanno trascorso nove giorni in fervente preghiera per prepararsi alla venuta dello Spirito Santo: dall’Ascensione alla Pentecoste … “erano perseveranti e concordi nella preghiera, con Maria, la madre di Gesù.” (Atti I, 14) Coloro che stanno per essere confermati, dovrebbero quindi imitare questo esempio degli Apostoli: dovrebbero essere nel raccoglimento e nel ritiro; dovrebbero poi spesso invitare lo Spirito Santo a venire nelle loro anime per la comunicazione delle sue grazie. A tal fine sarebbe bene ripetere spesso una preghiera o un inno allo Spirito Santo, come il “Veni creator Spiritus”, o la seguente:

SPIRITO SANTO.

Santo Spirito, benedetto e puro,

nei nostri cuori vieni e riposa!

Fiamma d’amore brucia dall’alto!

Triste è la vita, porta la gioia,

porta la pace, la vita è sì dura;

I nostri cuori dolenti guarisci.

Purifica tutti ogn’ora di più!

Pura colomba vieni a protegger!

Luce ed amore metti nei cuor!

Dall’ima valle di vita allontanaci,

e sulla strada celeste deh guidaci!

Rischiara noi col lume di fede

fin’al dì che di morte siam preda.

Di dolore e tristezza in quell’or,

all’alma nostra da’ pace e letar.

Ai nostri cuori insegna a pregare,

Sii pio ospite nostro sì grato.

Donaci fede, speranza ed amore,

onde regnare per sempre con Te!

I confermandi dovrebbero quindi ardentemente desiderare ed implorare la pienezza di quelle grazie fortificanti che la Confermazione conferisce: “Il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono” (Luca XI, 18). – Infine, è di uso comune ricevere questo Sacramento digiuni. Questo, tuttavia, non è d’obbligo, e non può essere programmato quando il Sacramento viene conferito nel pomeriggio. – Essendo quindi adeguatamente preparati per questo Sacramento, i destinatari riceveranno da esso abbondanza di luce e forza divina, che li renderà, per così dire, leoni più formidabili di tutti i nemici della loro salvezza. Quelli, invece che, per mancanza di preparazione adeguata, si avvicinano alla Confermazione indegnamente, lungi dal ricevere alcun beneficio da esso, diventano ancora più peccaminosi di quanto non fossero prima, aggiungendo ai loro primitivi, il senso di colpa per l’orribile crimine di sacrilegio. Invece di essere riempiti di Spirito Santo e dei suoi sette doni, essi saranno riempiti dallo spirito delle tenebre che prende possesso di loro ed opera in loro un dominio tirannico. E’ vero: il carattere del Sacramento sarà impresso nelle loro anime; ma, siccome lo hanno ricevuto in stato di peccato mortale, questo stesso marchio costituirà per loro in segno di vergogna, un segno come ribelli e disertori del campo di Gesù Cristo, e se non si pentono del loro sacrilegio e non si confessano prima della morte, il marchio indelebile impresso sulle loro anime dalla Confermazione, sarà per loro un rimprovero perenne tra i dannati, ed un’ulteriore tortura tra le pene dell’inferno. – La grazia di questo Sacramento, tuttavia, è loro conferita, non appena l’ostacolo venga rimosso, vale a dire, non appena veramente ci si pente dei loro peccati e si confessano correttamente.

  1. Perché ci si accompagna nella Confermazione ai padrini e alle madrine?

Perché possano presentare al Vescovo coloro che sono da confermare, e poi li assistano nel condurre una vita cristiana.

La Chiesa richiede che ci dovrebbe essere un garante ad accompagnare colui che è da confermare. E’ suo dovere presentare al Vescovo la persona da confermare, e poi, per quanto possibile, assisterlo nel condurre una vita cristiana. Mentre il Sacramento viene conferito, il garante tiene la mano destra sulla spalla destra della persona che riceve il Sacramento. Questo garante contrae un rapporto spirituale similmente al garante del Battesimo. Occorre ricordare che ai monaci e alle monache è fatto divieto di diventare garanti.

  1. Chi può essere garante di coloro che devono essere confermati?

Solo i buoni cattolici, che sono stati essi stessi confermati; ma il garante del Battesimo non dovrebbe essere il garante della Confermazione.

Il nostro caro Signore ci dice, nel Vangelo, che nessuno si aspetta di “raccogliere uva dalle spine, o fichi dai rovi … frutti buoni da un albero cattivo.” (Matteo, VII, 16, 17.). Allo stesso modo, non possiamo aspettarci che un cattivo cattolico possa aiutare un suo collega cristiano nel condurre una vita buona. Un cattivo cattolico, quindi, non è in grado di diventare un garante per colui che deve essere battezzato o confermato. Nessuno vorrebbe affidare il proprio danaro ad un uomo disonesto! E saranno i genitori così sciocchi dal procurare cattolici infedeli come garanti per i loro figli? E’ infatti loro dovere nominare come buoni garanti per i loro figli solo cattolici praticanti i quali, con le loro esortazioni e i buoni esempi, siano in grado di condurre i loro figliocci alla vera pietà e alla devozione. – E’ da osservare che, alla Confermazione, non ci può essere che un solo garante, a sua volta già confermato, dello stesso sesso della persona da confermare, e che non siano stati garanti anche per il Battesimo della persona che deve essere confermata. – Rendiamo grazie a Dio Onnipotente per la grazia di essere membri della Chiesa Santa Cattolica Romana. Ella sola è la grande dimora che lo Spirito Santo illumina e infiamma con il fuoco del suo amore. Ella sola è l’unica nave le cui vele sono piene di verità divine dello Spirito Santo. Ella sola è l’unica sposa al quale Gesù Cristo ha inviato il Paraclito. Ella sola è l’unica Chiesa riunita nel suo nome ed assistita dalla presenza del suo Santo Spirito. Su di Ella, come sull’umanità del Salvatore, i cieli si squarciano, e la colomba celeste, lo Spirito Santo, apre le sue ali. Ella sola è il corpo di cui lo Spirito Santo è l’anima. Tutti le membra sane di quel corpo, anche se impiegate in modo diverso, ricevono la vita da quest’anima. L’anima dà vita a tutte le membra: vede con gli occhi, sente con le orecchie, parla con la lingua, lavora con le mani, passeggia con i piedi, e consente ad ogni membro di adempiere al proprio ufficio. Così è per la Chiesa di Dio: i loro uffici sono diversi, ma la loro vita comune. Alcuni dei suoi membri operano miracoli, altri predicano il Vangelo, altri conservano una vita verginale, altri la castità coniugale. Ciascuno compie le sue proprie funzioni. Tutti hanno una vita comune, la vita e la grazia dello Spirito Santo. Nel seno della Chiesa soltanto diventiamo i templi dello Spirito Santo, i santuari dei suoi doni, santuari degni della massima venerazione finché il peccato non respinga la sua carità. Come sacri, dunque, sono quei templi del nostro corpo, se il peccato mortale – quel mostro orrendo! – non li riempie di abominio e desolazione! I nostri corpi sono, infatti, dei veri santuari, e l’anima è il tabernacolo e l’altare dello stesso. E tutto è stato impresso con il sigillo dello Spirito Santo, tutto è stato santificato dalla Chiesa. Qui c’è tutto quello che dovrebbe essere di più casto, puro, santo e sacro come l’altare, come il tabernacolo delle nostre chiese, come il santo calice in cui riposa il Dio di ogni santità. “Siate santi … siate perfetti, come il Padre vostro celeste è perfetto.” – Ora, se il Sacramento della Confermazione è una così fertile fonte di tante benedizioni e nello stesso tempo una primavera nell’anima, ci può mai essere qualcuno che non lo stimi e non lo ami, o che non abbia a desiderarlo, incantato dalla grandezza e dalla dignità di questo Sacramento divino, e che non riguarderà la grazia della presenza dello Spirito Santo come l’unico oggetto che meriti l’attenzione e la ricerca più ardente del proprio cuore? Che cosa sono tutte le altre cose senza questa grazia? Troni, corone, scettri, tutto si annichila nei loro “nulla” originali, ma con questa grazia acquistano tutti dignità eccelsa, e diventano tutti grandi. Considerate un povero abbandonato, coperto di stracci, che agli occhi degli uomini è oggetto di disprezzo o, nella migliore delle ipotesi, di compassione. Come può tuttavia, sembrare disprezzabile, se egli è tempio dello Spirito Santo, anzi agli occhi di Dio è più grande di tutti i sovrani di questo mondo, se privi della presenza di questo Ospite divino? – Vogliamo allora vedere una prova convincente ed un esempio veramente sorprendente di questa verità? Dove ne possiamo trovare uno? Al presente non lo troviamo certo nei palazzi dei grandi, né sui troni dei re, né alla testa degli eserciti tra i conquistatori, ma sulla graticola di un martire, al capezzale di un confessore santo o in una santa vergine. “Hai tu mai considerato che il martire, che il confessore, che la vergine consacrata sono al mio servizio?” … dice il Signore, con una speciale compiacenza. “Sì, Signore, li abbiamo visti. Ma in quali condizioni … fatti a pezzi, bruciati vivi, ricoperti di ulcere sporche, divorate vivi dai parassiti”! “Ah! Ah! dice il Signore, quelle vittime tuttavia, apparentemente colpite dal cielo, sono i favoriti del mio cuore, gli oggetti della mia compiacenza, i soggetti dei miei trionfi. Ma in mezzo alle nuvole che li avvolgono, vedo sprigionare i raggi della luce dello Spirito Santo che abita in loro. La vista di questa luce di grazia nel luogo stesso in cui tale martire o confessore o vergine soffre, diventa una sorta di altare eretto in mio onore. Il fuoco che li tormenta, i vermi che strisciano su di loro, sono i ministri della mia misericordia piuttosto che della mia ira. Sono le vittime preziose offerte a me come olocausti. Io le ricevo dalle mani dello Spirito Santo. Va’ poi, a contemplare i grandi nei loro palazzi, i ricchi circondati dalle loro glorie terrene e dagli splendori: se non sono i templi dello Spirito Santo, io non li conosco; o, se li conosco, è solo per dire loro un giorno : “via da me, voi maledetti, nel fuoco eterno!” – Dovremmo, quindi, porre la massima attenzione a preservare la grazia della presenza dello Spirito Santo, dal momento che questa grazia è per noi la più necessaria di tutte le cose. Che cosa sono tutte le altre cose di cui usufruiamo senza questa grazia, e se noi le possediamo, possono esse forse procurare la nostra felicità? Che cosa non hanno i santi fatto e sofferto per recuperare o conservare questa grazia? Che cosa ha attirato gli eremiti e gli anacoreti nel deserto, e sepolti vivi in tane e caverne? Ah! Ah! Essi rispondono: abbiamo avuto affidato un tesoro che abbiamo tenuto in vasi di creta. Ci siamo convinti che un ritiro più vicino non poteva essere sufficiente a garantirci un rifugio. Che cosa ha prevalso in questi pallidi ed emaciati penitenti per usare tale gravità con se stessi? L’aria echeggiava con i loro sospiri, la terra era bagnata dalle loro lacrime. Ah! Ah! Essi gridano a noi, dal rifugio dei loro ritiri: “Conoscevamo il prezzo della grazia della santa presenza di Dio, ed avevamo paura della nostra stessa fragilità”. Soprattutto, cos’è ciò che animava quei campioni invincibili della nostra santa fede, i gloriosi martiri, per salire con allegria il patibolo ed appressarsi al rogo fiammeggiante? Le loro membra sono state fatte a pezzi, e la terra è stata intrisa del loro sangue. La stessa voce del loro sangue risponde: “ … noi moriamo, moriamo, di gioia, anzi, avremmo volentieri dato mille vite, per preservare la vita della grazia”. Vivere per essa è possedere Dio quaggiù, e morire è goderLo per tutta l’eternità.

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Attualmente la Cresima è un Sacramento … fantasma, del quale esiste un pallido ricordo, perché praticamente i Vescovi, ministri del Sacramento stesso, non esistono più: quelli pseudo-consacrati con la formula (18 giugno 1968) del trio di satana: Botte-Bugnini-Montini, formula blasfema che nega la Santissima Trinità ed il “Filioque” e forma un “eletto manicheo”, sono assolutamente invalidi e sacrileghi, ed il loro falso sacramento è un arruolamento nell’esercito infernale; ma già quelli che erano stati “consacrati” con la formula di sempre, avevano giurisdizione o mandati da false autorità, gli antipapi succedutisi dal 26 ottobre 1958 in poi, usurpanti il Papato “impedito” di Gregorio XVII, Cardinal Siri, canonicamente eletto in ben quattro Conclavi. Sui ridicoli ed altrettanto blasfemi scismatico-eretici fanta-vescovi delle fraternità non-sacerdotali, o dei sedevantisti Thuchiani o degli auto consacrati senza giurisdizione, stendiamo un nero velo pietoso, anche perché puzzano di solfo … In pratica, i confermati, o cresimati che dir si voglia, al di sotto dei 60 anni, praticamente non ce ne sono più, se non quei pochi aderenti alla Chiesa eclissata. Ed alla luce delle considerazioni del testo di M. Muller sopra riportato, se ne vedono i risultati in tutti i campi, ed in prospettiva la situazione si prefigura sempre più fosca! Che fare …? Appare sempre più impellente la necessità inderogabile di mettersi alla ricerca di quei pochissimi Vescovi o Sacerdoti autorizzati della Chiesa Cattolica, quella “vera” eclissata, “una cum” Gregorio XVIII, successore canonico di Gregorio XVII, Cardinal Siri. In primis, si chiede la rimozione delle censure, poi si passa alla Confessione Sacramentale fatta “foglia per foglia” e quindi, in una vera Messa cattolica “di sempre” [di rito romano, ambrosiano, bizantino …], “una cum” Gregorio, si accede, avendo la preparazione minima richiesta, alla Cresima. Così si ridiventa cattolici a pieno titolo, e “soldati di Cristo”, impavidi difensori della sua unica “vera” Chiesa, pronti al sacrificio ed alla morte, se necessario, nella concreta speranza dell’eterna corona promessa dal Salvatore Nostro Gesù-Cristo. All’erta ragazzi, non perdiamo tempo prezioso!

LA CRESIMA [di Michael Muller] (1)

DIO il Maestro dell’umanità:

Una chiara ed esauriente spiegazione della Dottrina Cristiana da:

LA GRAZIA ED I SACRAMENTI: BATTESIMO, CRESIMA, ESTREMA UNZIONE, ORDINE SACRO E MATRIMONIO.

MICHAEL MULLER, C. SS. DI MICHAEL MULLER, C. SS. R. R.

NEW YORK, CINCINNATI, AND ST. NEW YORK, Cincinnati e St. LOUIS

BENZIGER BROTHERS, LOUIS Benziger Brothers,

Tipografi DELLA SANTA SEDE APOSTOLICA, 1882.

imprimatur:

THOMAS FOLEY, Vescovo amministratore di Chicago

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CAPITOLO V.

Sulla CRESIMA -1-

Quando un re prepara i soldati a fare la guerra, deve innanzitutto armarli per poter combattere. Sarebbe del tutto insensato mandarli a combattere senza armi. Egli sacrificherebbe semplicemente i suoi uomini inutilmente, e li voterebbe ad inevitabile sconfitta. Dio agisce sicuramente con saggezza almeno pari: “Lui non chiama,” dice S. Bernardino da Siena, “senza dare, allo stesso tempo, a coloro che Egli chiama, tutto ciò che è necessario per raggiungere il fine per cui sono chiamati. ” (Serm. I, di S. Giuseppe). Ora, col Battesimo, sono stati arruolati i soldati dell’esercito di Cristo. Noi siamo stati chiamati da Dio Onnipotente a condurre una vita santa. Siamo stati chiamati a combattere e sconfiggere le nostre cattive inclinazioni, gli esempi malvagi del mondo, e le tentazioni del demonio! In questa santa guerra, abbiamo bisogno di armi, vale a dire, la forza soprannaturale per difenderci contro tutti i nostri nemici e poterli sconfiggere. – Da bambini, i nostri doveri, le nostre tentazioni, le nostre fatiche, erano pochi, e un piccolo grado di grazia ci ha permesso di rispettarle fedelmente. Ma, dal momento che siamo cresciuti, le nostre passioni sono diventate più forti, le nostre lotte più grandi, e le nostre tentazioni più violente. Per rispondere a queste crescenti difficoltà, abbiamo bisogno di una nuova fornitura onde rafforzare la grazia, una nuova benedizione di Dio Onnipotente. E Cristo ha ripetutamente promesso questa benedizione a tutti i suoi seguaci, e per questo vien dato loro lo Spirito Santo: “Io pregherò il Padre “, disse ,« che vi darà un altro Paraclito (Consolatore), perché stia con voi per sempre. ” (S. Giov. XIV, 16). Per questo Cristo benedicente comandò ai suoi discepoli di attendere prima di fare guerra ai loro nemici: “… restate in città, finché non sarete rivestiti di potenza dall’alto” (S. Luca XXIV, 49), come se volesse dire: “miei cari Apostoli, siete battezzati, è vero, avete ricevuto la grazia dello Spirito Santo, ma non siete abbastanza forti per confessare il mio Nome: non siete perfetti ed abbastanza coraggiosi da superare tutte le tentazioni della carne, del mondo, e del diavolo: quindi andate e non combattete prima che vi invii voi dal cielo le armi spirituali, con le quali potete essere in grado di difendervi da tutti i vostri nemici. – Nella festa di Pentecoste il nostro diletto Salvatore ha inviato con abbondanza la benedizione promessa ai suoi Apostoli. Ha mandato su di essi lo Spirito di Verità per illuminarli sulle verità della salvezza, per incoraggiarli ad annunciare queste verità in tutto il mondo, per difenderla ed infine dare la vita per Lui. – Ora era volontà di Gesù Cristo, che questo stesso Spirito divino dovesse pervenire a tutti i suoi veri seguaci, non certo nel modo in cui era venuto sugli Apostoli, ma mediante il sacramento della confermazione.

Che cos’è la confermazione?

La Cresima o Confermazione è il Sacramento attraverso il quale riceviamo lo Spirito Santo, al fine di diventare cristiani forti e perfetti. – Dopo il battesimo, nell’ordine dei Sacramenti, viene subito la confermazione. Questo sacramento era chiamato il sigillo, o firma, o il sigillo spirituale , il sigillo del Signore, perché coloro che vengono confermati ricevono un sigillo o marchio impresso sulle loro anime.“Non rattristate lo Spirito Santo di Dio», dice S. Paolo, “per mezzo del quale siete stati suggellati per il giorno della redenzione.” (Efes. IV, 30.) Questo sacramento è stato chiamato anche: l’imposizione delle mani, perché è così descritto negli Atti (XIX, 6). Esso è stato chiamato anche: l’unzione, l’unzione con il crisma, il crisma di salvezza, o semplicemente il crisma, nome che conserva ancora tra i greci. Ma attualmente questo sacramento è chiamato confermazione. – La parola conferma significa la ricezione di una forza, perché questo Sacramento rafforza e fortifica il ricevitore degno di tutte le grazie che ha ricevuto nel battesimo. For this reason confirmation is considered as the completion of baptism, increasing and confirming, as it does, that work which baptism began in us. Per questo motivo, la conferma è considerato come il completamento del battesimo, accrescendo e confermando, come fa, il lavoro iniziato in noi col Battesimo. Così è considerato dalla Chiesa, come è evidente dalle parole contenute nell’ordine di amministrazione di questo Sacramento: ” … confirma hoc, Deus, quod operatus es in nobis” [Confermate, o Signore ciò che hai operato in noi] Ps. LXVII, 29. Anche se gli Apostoli erano stati battezzati, eppure sono rimasti deboli nella pratica della virtù fino a quando lo Spirito Santo scese su di loro e rese completato il lavoro iniziato in loro per mezzo del Battesimo. – Anche se la confermazione è il completamento del battesimo, essa però è un Sacramento ben distinta da esso; per questo i due Sacramenti differiscono fra loro nella loro materia e forma, nel loro ministro ordinario, e, soprattutto nei loro effetti. Con il Battesimo nasciamo alla vita divina della grazia.. Con la Confermazione siamo fortificati per diventare perfetti cristiani nella vita della grazia. (Efes. IV, 13.) Nel Battesimo siamo arruolati come soldati dell’esercito di Cristo.. Nella Confermazione riceviamo le nostre armi spirituali, per cui siamo mandati in una guerra vera e propria. Lo Spirito Santo è dato nel Battesimo, per purificarci dal peccato e renderci innocenti. La Confermazione ci viene data, per renderci perfetti nella virtù. Tutto questo è evidente dalla Sacra Scrittura: “Quando gli apostoli, che erano a Gerusalemme, avevano sentito che la Samaria aveva accolto la parola di Dio, vi mandarono Pietro e Giovanni che, quando giunsero, pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo perché non era ancora venuto su alcuno di essi … ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imposero loro le mani e ricevettero lo Spirito Santo”. (Atti VIII, 14-17.) In questo passaggio notiamo la distinzione precisa tra il Battesimo e la Confermazione: “Essi non avevano ricevuto lo Spirito Santo, perché erano stati soltanto battezzati:” il segno sacramentale, l’imposizione delle mani ha prodotto la grazia.; “Essi hanno ricevuto lo Spirito Santo, ed il ministro del sacramento non è stato il diacono Filippo, o i discepoli che avevano battezzato i samaritani, ma gli Apostoli. In un passo successivo (Atti XIX), S. Paolo ha trovato a Efeso dei discepoli, cioè, degli uomini fermamente convertiti alla dottrina di Cristo, ed ha chiesto loro: “Avete ricevuto lo Spirito Santo?”. Ed essi hanno risposto di no, perché non erano stati sufficientemente istruiti: “Non abbiamo nemmeno sentito dire che ci sia uno Spirito Santo”. L’apostolo così, completato la loro istruzione, dopo averli battezzati, impose le mani su di loro, ed essi ricevettero lo Spirito Santo, il dono delle lingue e la profezia. Ci sono anche molte testimonianze dei Padri per dimostrare che la confermazione è un Sacramento distinto dal Battesimo. San Cipriano dice: “La nostra usanza è che coloro che sono stati battezzati nella Chiesa debbano essere presentati ai vescovi affinché, con la nostra preghiera e l’imposizione delle mani, possono ricevere lo Spirito Santo.” (Epist. 73 ad Jubaianum.). – Papa San Cornelio, parlando di Novaziano, dice di questo scismatico, che egli, dopo il Battesimo, “non era stato presentato al Vescovo per ricevere da lui il sigillo sacro (confermazione), che sola dà lo Spirito Santo.” (Apud. Euseb., HE, l. vi, c. 43.). Da questi passi della Sacra Scrittura e degli scritti dei Padri della Chiesa, è evidente che la Confermazione è un vero e proprio Sacramento, distinto dal Battesimo, come la Chiesa cattolica ha sempre insegnato e creduto. – Egli quindi ha condannato la falsa asserzione di eretici che la Confermazione sia solo una cerimonia o un corso di istruzione nella dottrina cristiana, che i bambini possono ricevere quando sono giunti all’età della ragione. Questa condanna è espressa con le seguenti parole dal Concilio di Trento: ” Se qualcuno afferma che la confermazione dei battezzati è una vana cerimonia , e non, invece, un vero e proprio sacramento o che un tempo non è stata altro che un tipo di catechesi, per cui quelli che si avvicinavano all’adolescenza rendevano conto della propria fede dinanzi alla Chiesa: sia anatema.” – La Sacra Scrittura, però, non ci informa del momento esatto in cui il nostro Signore ha istituito questo Sacramento, ha nominato la sua materia o segno esteriore, la sua forma, o le parole da utilizzare nella sua amministrazione, e ha promesso le grazie particolari date da esso. – Si ritiene generalmente che è stato dopo la risurrezione, quando ha istruito i suoi Apostoli circa le cose appartenenti al regno di Dio. (Atti I, 3.). – Come nel Battesimo, così troviamo nella Confermazione i tre elementi che sono necessari per realizzare un Sacramento. – Abbiamo nella Confermazione un segno sensibile, un rito esteriore, che esprime esteriormente la particolare grazia che Dio infonde nell’anima del ricevente degno di questo Sacramento. Questo segno sensibile, o la materia della Confermazione, è l’imposizione delle mani, insieme con l’unzione con il crisma.. Quando gli apostoli Pietro e Giovanni, scesero in Samaria per confermare i discepoli, il Sacramento è descritto come realizzato mediante l’imposizione delle mani. (Atti VIII, 17). Il vescovo quindi prima impone le sue mani, in generale, su tutti coloro che sono da confermare, e poi unge ciascuno in particolare con il sacro crisma. – Il crisma è il più sacro dei tre oli santi, che sono solennemente benedetti dal vescovo il Giovedì santo. Esso è fatto di olio di olive, misto a balsamo. – Che il crisma sia cioè parte della materia della Confermazione, lo sappiamo dalla pratica costante della Chiesa nell’amministrare questo Sacramento. – “Anche deve essere necessariamente unto”, dice san Cipriano, “chi è battezzato, in modo che, dopo aver ricevuto il crisma, – vale a dire, l’unzione, – egli possa essere l’unto di Dio, ed avere dentro di sé la grazia di Cristo”. (Epist. 70 ad Januar.) (Epist. 70 ad Januar.). – La forma di questo sacramento deve essere materialmente costituita dalle parole usate dal vescovo mentre opera l’unzione sulla fronte della persona da confermare: “Io ti segno con il segno della croce, e ti confermo con il crisma della salvezza, nel nome del Padre e del Figlio, e dello Spirito Santo.” Tutto questo realizza il segno esteriore o la parte visibile del sacramento della confermazione. – Poi c’è anche la grazia interiore, o quella parte che, invisibile, è operata da Dio, vale a dire che: all’anima è dato in modo particolare lo Spirito Santo con i suoi doni. Pertanto si dice nella Sacra Scrittura: “Gli apostoli (Pietro e Giovanni) hanno pregato per loro (i Samaritani) perché ricevessero lo Spirito Santo, poi imposero loro le mani, ed essi ricevettero lo Spirito Santo”. (Atti, VIII, 15-17). – Come in altri Sacramenti, la materia rappresenta e significa l’effetto del sacramento, quindi è qui. L’imposizione delle mani infatti rappresenta la comunicazione dello Spirito Santo all’anima. La mano è lo strumento ed il segno di forza, e nella Sacra Scrittura la potenza di Dio è chiamata. la mano. (Dt. VII, 8). L’imporre le mani a qualcuno, significa richiamare su di lui la forza e la potenza di Dio. – L’unzione della fronte con il crisma rappresenta la natura e la pienezza della grazia ricevuta dall’unzione interiore dello Spirito Santo. – L’olio di cui il crisma è composto ha alcune qualità peculiari. Esso scorre facilmente, si diffonde e penetra, e quindi rappresenta la grazia della confermazione che entra nell’anima e si diffonde in tutte le sue potenze. L’olio è una sostanza fluida e leggera. – Come tale essa rappresenta lo spirito di mansuetudine, di pazienza in tutte le prove. Il balsamo di cui il crisma è anche composto, emana un odore dolce, e possiede le qualità che gli permettono di preservare le cose che possono deteriorarsi. Esso rappresenta quindi le virtù cristiane che questo Sacramento ci permette di praticare, e che sono indicate nella Scrittura come: “Un odore di dolcezza al cospetto dell’Altissimo”. (Ecclis. XXIV, 23.). Queste virtù, come un balsamo, hanno una forte influenza nel preservare gli uomini dalla corruzione, spargendo inoltre, come fanno, una dolce fragranza su tutti coloro che ne vengono coinvolti. (2 Cor. II, 15.).

Istituzione di Cristo. Che questo sacramento è stato istituito da Cristo è evidente dal fatto che gli Apostoli hanno amministrato, come mezzo di attacco speciale, lo Spirito Santo a coloro che erano stati battezzati. E ‘anche evidente dal fatto che la Chiesa ha escluso dalla sua comunione tutti coloro che rifiutano di credere nella Confermazione come un Sacramento istituito da Gesù Cristo. (Concilio di Trento, Sess. VII.) – Il successivo punto da spiegare è che nella conferma riceviamo lo Spirito Santo. Senza alcun dubbio il primo e più prezioso beneficio della Confermazione è il dono che lo Spirito Santo fa di se stesso. Sì, lo Spirito di Dio, lo Spirito che procede dal Padre e dal Figlio come da Uno e medesimo principio; lo Spirito che parla per mezzo dei profeti, che fa miracoli, rivela il futuro, abbraccia le profondità di Dio, concede doni a suo piacimento; lo Spirito che conosce tutte le cose, può tutto, governa tutte le cose, lavora alla santificazione dell’uomo, per la risurrezione della carne – questo Spirito è dato al ricevente degno di conferma. Egli fissa la sua dimora nell’anima che possiede con la sua presenza. Ma questo Spirito divino non stabilisce la sua dimora in un’anima ben preparata, senza arricchirla di tesori inestimabili. Questi preziosi favori sono virtù, doni, frutti e beatitudini. Egli comunica all’anima le virtù teologali di una fede viva, di una fiduciosa speranza, e di una carità ardente, insieme alle virtù morali della saggezza, della comprensione, conoscenza, prudenza, che liberano la mente alla conoscenza e all’amore per la verità; ed inoltre le virtù della giustizia, fortezza e temperanza, che inducono alla volontà di fare il bene ed evitare il male. I doni che lo Spirito Santo dona sono certe abitudini soprannaturali che dispongono l’anima a praticare le virtù morali in un grado elevato. Poiché tali virtù sono sette, ugualmente contiamo sette doni dello Spirito Santo. I doni della saggezza, l’intelletto, la sapienza ed il consiglio, ci aiutano a praticare in modo eccellente le virtù della saggezza, della comprensione, della conoscenza e della prudenza; e i doni della pietà, della fortezza, e del il timore di Dio, ci danno la forza di praticare, con grande perfezione, le virtù della giustizia, fortezza e temperanza. – Gli atti di queste virtù teologali e morali, e delle abitudini soprannaturali che noi chiamiamo doni, sono chiamati: frutti dello Spirito Santo. Questi atti sono, infatti, prodotti in noi dallo Spirito Santo, così come i buoni frutti provengono da un albero buono. S. Paolo ne enumera dodici: “carità, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, la longanimità, docilità, fede, modestia, continenza, la castità”. (Gal. V, 22) – Quando la produzione di questi frutti è abbondante e splendida, si parla di una beatitudine. Il nostro caro Salvatore ha cominciato la predicazione del suo Vangelo proclamando otto beatitudini: …… “Beati i poveri in spirito, i miti, coloro che piangono, quelli che hanno fame e sete di giustizia, i… misericordiosi,… i puri di cuore,… gli operatori di pace,… quelli che soffrono persecuzione per la giustizia. ” (Matt, V, 3-1,0.). Beati, in breve, sono quelli che vengono animati e guidati dallo Spirito di Dio, … perché, dice l’Apostolo, questi sono i figli di Dio (Rm VIII, 14);” e “Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, egli non Gli appartiene.” Dopo la confermazione poi, lo Spirito Santo è nell’anima come un re che in mezzo al suo regno ne tiene il comando; come un maestro che presiede alla sua famiglia; come un pastore che conduce il suo gregge. Il nostro cuore, allora, è una specie di paradiso ove vivono i numerosi fiori profumati dei tesori spirituali dello Spirito Santo. Tutte le benedizioni celesti, tutte le virtù, risiedono in essa, per così dire, di comune accordo: la fede con la sua fiamma accesa, la speranza con i suoi desideri sconfinati, la carità con il suo fervore incandescente. Anche gli spiriti beati si sentono felici in comunione con un’anima in cui dimora lo Spirito Santo. Tutto il Cielo sembra essere con essa, perché Dio stesso è in essa. – Ora, con la Confermazione, lo Spirito Santo viene a noi con lo scopo di renderci cristiani forti e perfetti. – Con il battesimo siamo rinati spiritualmente, “come bambini appena nati bramate il puro latte spirituale, per crescere con esso verso la salvezza” (1 Pt. II, ). Ma nella Confermazione lo Spirito Santo viene a noi per rafforzarci e renderci in grado di combattere i nostri nemici, di sopportare le prove e le difficoltà come soldati forti e buoni di Gesù Cristo. (2 Tim. II, 3.). Così, nella confermazione, lo Spirito Santo perfeziona quel lavoro che aveva già iniziato nel Battesimo. – Questo, tuttavia, non significa che, con la Confermazione, ci siamo resi così perfetti che nulla possa essere aggiunto alla perfezione; ciò non significa che lo Spirito Santo ci viene dato nella pienezza tale che nulla più ci resti da dare; no, significa solo che, nella Confermazione, ci è data una misura di grazia tale che ci permette di praticare le virtù cristiane e diventare perfetti per la pratica di queste virtù; ciò significa che nella Confermazione riceviamo il possesso di tutti quei doni e quelle grazie che, in qualsiasi momento, ci saranno necessarie onde mantenere e professare la nostra fede. Questi, naturalmente, saranno vari in persone diverse. Il nostro stato di vita, e certe circostanze della nostra vita, possono richiedere per un più particolare esercizio, l’uno o l’altro dei sette doni dello Spirito Santo. Ora, nella Confermazione, li riceviamo in modo tale da avere il loro beneficio ogni qualvolta l’occasione lo richieda per ognuno di essi. Nei primi tempi della Chiesa quelli che erano stati confermati comunemente ricevevano anche alcuni poteri miracolosi, come i doni di guarigione, di parlare o di interpretare le lingue, o di profezia. Questi sono spesso citati negli Atti degli Apostoli e nelle Epistole di S. Paolo (1 Cor. XIV). Questi doni, tuttavia, non sono stati dati per il bene di coloro che li hanno ricevuti, ma per il bene degli altri, per i quali tali manifestazioni miracolose di Dio fossero necessarie nella condizione nascente della Chiesa. Ma, siccome questi doni non sono più necessari, ora non li riceviamo più: «Ma se ora non c’è testimonianza della presenza dello Spirito Santo per mezzo di questi miracoli”, dice S. Agostino, “con cui si è rivelato, come fanno tutti quelli che non sanno, a capire che si è ricevuto lo Spirito Santo? Ma lo chieda a se stesso “, dice questo santo,” nel vedere se ama veramente il suo vicino di casa, se vi è in lui l’amore per la pace e l’unità, se si sviluppa l’amore della Chiesa, sopra tutte cose dell’universo, l’amore e l’osservanza della sua dottrina: se questo amore è nel suo cuore, questo può lasciarlo riposare sicuro che lo Spirito Santo è in lui, perché un tale amore non può esistere in un cuore senza la presenza dello Spirito Santo che lo comunica, verità che il grande apostolo S. Paolo ci assicura scrivendo: ‘la carità di Dio,’ dice, ‘si è riversata nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è dato.’ “(T II,. Tr. VI in Epist. Joan., n. 10.). Quelle grazie o doni, poi, che sono necessari per la nostra santificazione, ci sono concessi nella Confermazione, dallo Spirito Santo così come su coloro che per primi hanno ricevuto questo Sacramento. Se ben preparati, noi riceviamo, come i primi cristiani, lo Spirito Santo, lo Spirito della vita, che ci anima; lo spirito della grazia, per santificarci; lo spirito di amore, per unirci a Lui; lo spirito della prudenza, che ci guida; lo spirito di fortezza, per rafforzarci; lo, spirito di pietà, per confortarci, e renderci; lo spirito di pace, per calmare le nostre passioni; lo spirito di purezza, per farci puri; lo spirito di libertà, per staccarci da tutte le cose terrene;; lo spirito di gioia, per consolarci; lo spirito di umiltà, a ispirarci una minima opinione di noi stessi; lo spirito di obbedienza, per portarci alla perfetta sottomissione alla volontà divina; lo spirito di carità, per accompagnare tutti i nostri pensieri, parole e azioni. – Un altro effetto speciale del Sacramento della Confermazione è che, come il Sacramento del Battesimo, esso imprime un marchio indelebile o un carattere sull’anima. Quindi questo Sacramento non può mai essere ripetuto, anche se fosse stato ricevuto in peccato mortale. La natura di questo carattere della Confermazione, ci impone l’obbligo di professare la nostra fede apertamente, senza negare la nostra religione in nessun caso, e, come buoni soldati di Cristo, di essere fedeli fino alla morte. I soldati di un governo prestano ogni attenzione alle leggi della loro vocazione e agli ordini dei loro ufficiali. Essi si espongono ad ogni tipo di lavoro e al pericolo di marce, di assedi, di battaglie. Sopportano il caldo ed il gelo, e tutta l’inclemenza del tempo e delle stagioni. Essi soffrono la fame e la sete, accettano ogni altra difficoltà, a cui la loro condizione di vita li espone. Essi subiscono privazioni e pericoli, e anche la stessa morte, e fanno tutto questo, anche se la paga è scarsa. Con quanto maggior coraggio e resistenza dovremmo sottostare a prove di tutti i colori, combattere virilmente le battaglie del nostro Signore, e piuttosto morire che cambiare schieramento, andando al nemico con il commettere peccato mortale! – Nel 1648, due ragazzi, uno francese, l’altro inglese, furono catturati dai pirati moreschi e portati a Tunisi. Essi furono venduti come schiavi a due Moamettani, che vivevano tra loro vicini. I ragazzi avevano circa quindici anni. I loro crudeli padroni fecero tutto quanto era in loro potere per costringerli ad apostatare, ma invano. Il ragazzo francese era un buon cattolico, ben istruito nella sua santa fede. Ben presto ebbe avuto la gioia di istruire e convertire il suo compagno inglese. Poco dopo, alcuni inglesi vennero a Tunisi per riscattare il loro connazionale protestante, ma trovarono che il piccolo ragazzo inglese era diventato cattolico deciso a restare tale. Questi rimasero così male che rifiutarono di riscattarlo. I padroni moreschi sembravano ora ancora più crudeli, e facevano a gara nell’essere tra loro più crudeli, desiderosi di forzare il loro giovane prigioniero ad apostatare. Spesso i due ragazzi vennero bastonato fino a giacere a terra mezzo morti. Una volta che il ragazzo inglese trovò il suo compagno in modo disteso in terra, lo chiamò per nome, e gli chiese se fosse ancora in vita.” Il ragazzo francese rispose con voce debole: «Sono cristiano e da cristiano io voglio vivere e morire”. Il ragazzo inglese, sentendo questo, si gettò a terra, e baciò con riverenza i piedi sanguinanti del suo compagno. Alcuni Mori, che erano presenti, chiesero al ragazzo inglese perché agiva in tal modo. “Io, onoro quelle membra benedette”, rispose,”che hanno sofferto per Gesù, mio Salvatore e mio Dio”. – I mori, infuriati a queste parole, spinsero il coraggioso ragazzo fuori di casa. Qualche tempo dopo, quando le ferite del ragazzo francese furono guarite, egli andò a visitare il suo compagno inglese.. Lo trovò steso su di una stuoia, in presenza del suo padrone e degli altri Mori, poiché era stato crudelmente torturato. Il ragazzo coraggioso lanciò uno sguardo indignato ai Mori crudeli, poi, si avvicinò al suo compagno ferito, dicendo: “Dimmi, amico mio, che cosa ti piace di più, Gesù, nostro Signore, o Maometto?”. Il ragazzo inglese rispose con voce chiara: “Io amo Gesù al di sopra di tutto, io sono cristiano, cristiano voglio vivere e morire…” I mori si infuriarono con il ragazzo francese. Uno di loro tirando fuori un coltello, minacciava di tagliare le orecchie. Il ragazzo coraggioso, invece di scappare, balzò verso il Moro, e strappato il coltello dalla cintura, tagliò una delle sue orecchie, e rivolgendosi allo stupito Moro, gli chiedeva se voleva avere aver tagliato anche l’altro orecchio. Il coltello venne ripreso, e i Mori, disperando di pervertire tali giovani coraggiosi, li lasciarono in pace. L’anno successivo, a Tunisi scoppiò la peste, e Dio chiamò questi nobili giovani alla loro eterna ricompensa. (Stolberg.) – Noi che siamo confermati siamo così obbligati a difendere la nostra fede quando sentiamo gli empi assalire i suoi dogmi, ed i libertini opporsi alla sua moralità. Non dobbiamo temere né rappresaglie né minacce e no, nemmeno la morte in sé, ma come buoni soldati di Cristo, dobbiamo sostenere gli interessi del nostro Re al massimo delle nostre capacità.- Questa è la fedeltà che dobbiamo a Lui, in qualità di suoi soldati; questo è l’obbligo che abbiamo contratto quando abbiamo ricevuto il carattere di soldati di Cristo dalla Confermazione. Colui che è diventato un soldato di Cristo non ha più nulla a che fare con il libertinaggio del diavolo – con guadagni illecite, con il denaro rubato dai datori di lavoro, con le tangenti e le frodi contro il governo, con le speculazioni disoneste. Se un soldato di Cristo è disonesto, se si mantiene la refurtiva, se è pronto a rinnegare il suo giuramento, la sua coscienza, la sua anima e Dio stesso per il denaro, e cade nelle trappole del diavolo, egli è un traditore della causa di Gesù Cristo, che non tollera un tale ladro nel suo campo. – Un soldato di Cristo non ha nulla a che fare con le reclute dell’inferno – ad esempio in un malfamato salone o bar, in quella casa di infamia, quel covo di satana ove il diavolo attira tanti seguaci, e dove miseria, disperazione e morte sono distribuite a miserabili padri, a mariti brutali, a infelici donne di malaffare. – Un soldato di Cristo non pronunciare le parole de demonio, maledizioni orribili, parole oscene, parole a doppio senso. – Chi ama pronunciare tali parole dimostra chiaramente che egli appartiene, anima e corpo, al campo di Satana. La sua lingua imprecando lo tradisce; il suo linguaggio è la lingua dell’inferno; la sua presenza tra i soldati fedeli di Cristo è una vergogna e uno scandalo. – Un soldato di Cristo non si mostra sulla “piazza d’armi” del diavolo in un teatro immorale, nelle sale da ballo, dove si praticano danze lascive, nelle baldorie notturne di sconsiderati, uomini e donne ebbri, che, rubicondi per il vino e l’eccitazione, sono immersi nella marea turbinosa delle passioni, finché, per la vergogna e il rimorso, i loro occhi si aprono sulla loro rovina. Queste sono le pompe del diavolo, alle quali abbiamo rinunciato solennemente al Battesimo, e alle quali nella Confermazione ci siamo impegnati ad opporci e combattere per non essere traditori di Cristo e nuovamente schiavi del demonio. – Un soldato di Cristo non prende il cibo del diavolo, le bucce di carrube dei suini, i piaceri ripugnanti della sensualità. Con la legge di Mosè, coloro che erano colpevoli di tali crimini venivano portati fuori dall’accampamento e lapidati a morte. Ma non è il campo, la Chiesa di Gesù Cristo, meno santa di quella di Mosè? Come, allora, si può pensare che nostro Signore Gesù Cristo subirà tali crimini vergognosi lasciandoli impuniti? – Ad un soldato di Cristo è vietato indossare il distintivo del diavolo, le insegne di una società segreta, come la massoneria. Un soldato di Cristo che porta le insegne di un massone è scomunicato: egli ha respinto il nostro Signore Gesù Cristo. Le sue insegne provano che egli appartiene alla guardia propria del corpo del diavolo.

2. Chi può dare la conferma?

Solo i Vescovi cattolici, come successori degli Apostoli del, hanno il potere di dare la conferma. Il ministro ordinario della conferma è soltanto un Vescovo. Ciò significa che, di norma, nessun altro ha il potere di amministrare questo Sacramento. Questo è abbastanza chiaro dal passaggio già indicato negli Atti degli Apostoli (VIII, 17), in cui ci viene detto che gli Apostoli San Pietro e San Giovanni, sono stati inviati a confermare i nuovi convertiti di Samaria. Anche l’uso generale della Chiesa e i decreti di diversi Papi e Concili provano la stessa cosa. (Concilio di Trento, Sess. VII). Tuttavia, è pure certo, d’altra parte, che un sacerdote possa amministrare questo Sacramento, se il Papa dovesse delegargli il potere di farlo. Eppure, anche in questo caso, però l’olio deve essere stato benedetto dal Vescovo. Il vescovo, essendo l’unico ministro ordinario della Confermazione, è, per questa stessa incombenza, costretto a visitare di persona tutte le chiese, tutte le parrocchie della sua diocesi, e ripetere queste visite dopo un certo lasso di tempo. Ogni cattolico che non è confermata deve comparire davanti a lui e di rispondere alle sue domande, e, nel senso propriamente letterale delle parole, passare sotto le sue mani. Tale obbligo di dare e ricevere la Confermazione è una delle cause che determinano la suddivisione della Chiesa universale in diocesi, ed è, come ammesso da tutti, uno dei legami più forti di appartenenza diocesana e conseguentemente, di unità Cattolica. [Continua …]

PREGHIERE ALLO SPIRITO SANTO

CORONA SPIRITUS SANCTI

286

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti.

Amen.

            Actus contritìonis:

Doleo, mi Deus, me contra te peccasse, quia tam bonus es;

gratia tua adiuvante non amplius peccabo.

Hymnus Veni, Creator Spiritus, etc. cum versiculis et

Oremus

I – MYSTERIUM PRIMUM

De Spiritu Sancto ex Maria Virgine Iesus conceptus est

Meditatio. – Spiritus Sanctus superveniet in te, et virtus Altissimi obumbrabit tibi. Ideoque et quod nascetur ex te Sanctum, vocabitur Filius Dei (Luc, I, 35).

Affectus. – Precare vehementer divini Spiritus auxilium et Mariæ intercessionem ad imitandas virtutes Iesu Christi, qui est exemplar virtutum, ut conformis fias imagini Filii Dei.

Semel Pater et Ave et septies Gloria Patri.

II – MYSTERIUM SECUNDUM

Spiritus Domini requievit super Iesum

Meditatio. – Baptizatus autem Iesus, confestim ascendit de aqua, et ecce aperti sunt ei cœli: et vidit Spiritum Dei descendentem sicut columbam, et venientem super se (Matth., III, 16).

Affectus. – In summo pretio habe inæstimabilem gratiam sanctificantem per Spiritum Sanctum in Baptismo cordi tuo infusam. Tene promissa, ad quæ servanda tunc te obstrinxisti. Continua exercitatione auge fidem, spem, caritatem. Semper vive ut decet filios Dei et veræ Dei Ecclesiæ membra, ut post hanc vitam accipias cœli hereditatem.

Semel Pater et Ave et septies Gloria Patri.

III – MYSTERIUM TERTIUM

A Spiritu ductus est Iesus in desertum

Meditatio. – Iesus autem plenus Spiritu Sancto regressus est a lordane: et agebatur a Spiritu in desertum diebus quadraginta, et tentabatur a diabolo (Luc., IV, 1, 2).

Affectus. – Semper esto gratus prò septiformi munere Spiritus Sancti in Confirmatione tibi dato, prò Spiritu sapientiæ et intellectus, consilii et fortitudinis, scientiæ et pietatis, timoris Domini. Fideliter obsequere divino Duci ut in omnibus periculis huius vitae et tentationibus viriliter agas, sicut decet perfectum christianum et fortem Iesu Christi athletam.

Semel Pater et Ave et septies Gloria Patri.

IV – MYSTERIUM QUARTUM.

Spiritus Sanctus in Ecclesia

Meditatio. – Factus est repente de cælo sonus tamquam advenientis spiritus vehementis, ubi erant sedentes; et repleti sunt omnes Spiritu Sancto loquentes magnalia Dei (Act., II, 2, 4, 11).

Affectus. – Gratias age Deo quod te fecit Ecclesiæ suæ filium, quam divinus Spiritus, Pentecostes die in mundum missus, semper vivificate et regit. Audi et sequere Summum Pontificem, qui per Spiritum Sanctum infallibiliter docet, atque Ecclesiam quæ est columna et firmamentum veritatis. Dogmata eius tuere, eius partes tene, eius iura defende.

Semel Pater et Ave et septies Gloria Patri.

V – MYSTERIUM QUINTUM

Spiritus Sanctus in anima iusti

Meditatio. – An nescitis quoniam membra vestra templum sunt Spiritus Sancti qui in vobis est? (I Cor., VI, 19).

Spiritum nolite exstinguere (I Thess., V, 19).

Et nolite contristare Spiritum Sanctum Dei, in quo signati estis in diem redemptionis (Eph., IV, 30).

Affectus. – Semper recordare de Spiritu Sancto qui est in te, et puritati animæ et corporis omnem da operam. Fideliter obedi divinis eius inspirationibus, ut facias fructus Spiritus: caritatem, gaudium, pacem, patientiam, benignitatem, bonitatem, longanimitatem, mansuetudinem, fidem, modestiam, continentiam, castitatem.

Semel Pater et Ave et septies Gloria Patri.

In fine dicatur Symbolum Apostolorum Credo in Deum, etc. …

Indulgentia septem annorum.

Indulgentia plenaria suetis conditionibus, corona quotidie per integrum mensem devote repetita (Breve Ap., 24 mart. 1902; S. Pæn. Ap., 18 mart. 1932).

PREGHIERE ALLO SPIRITO SANTO

pentecoste3

Veni Creator Spiritus,

Mentes tuorum visita,

Imple superna gratia,

Quæ tu creasti pectora.

Qui diceris Paraclitus,

Altissimi donum Dei,

Fons vivus, ignis, caritas,

Et spiritalis unctio.

Tu septiformis munere,

Digitus paternæ dexteræ,

Tu rite promissum Patris,

Sermone ditans guttura.

Accende lumen sensibus:

Infunde amorem cordibus:

Infirma nostri corporis

Virtute firmans perpeti.

Hostem repellas longius,

Pacemque dones protinus:

Ductore sic te prævio

Vitemus omne noxium.

Per te sciamus da Patrem,

Noscamus atque Filium,

Teque utriusque Spiritum

Credamus omni tempore.

Deo Patri sit gloria,

Et Filio, qui a mortuis

Surrexit, ac Paraclito,

In sæculorum sæcula.

Amen.

V. Emitte Spiritum tuum et creabuntur;
R. Et renovabis faciem terrae.

Oremus.

Deus, qui corda fidelium Sancti Spiritus illustratione
docuisti: da nobis in eodem Spiritu recta sapere;  et de eius semper consolatione
gaudere. Per Christum Dominum nostrum. Amen (ex Brev. Róm.).
Indulgentìa quinque annorum.
Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodo
hymni recitatio, cum versiculo et oratione quotidie peracta,
in integrum mensem producta fuerit (Breve Ap.,
26 man 1706; S. Rituum Congr., 20 iun. 1889; S. Paen.
Ap., 9 febr. 1934).

pentecoste2

Sequentia

Veni, Sancte Spíritus,

et emítte cælitus

lucis tuæ rádium.

Veni, pater páuperum;

veni, dator múnerum;

veni, lumen córdium.

Consolátor óptime,

dulcis hospes ánimæ,

dulce refrigérium.

In labóre réquies,

in æstu tempéries,

in fletu solácium.

O lux beatíssima,

reple cordis íntima

tuórum fidélium.

Sine tuo númine

nihil est in hómine,

nihil est innóxium.

Lava quod est sórdidum,

riga quod est áridum,

sana quod est sáucium.

Flecte quod est rígidum,

fove quod est frígidum,

rege quod est dévium.

Da tuis fidélibus,

in te confidéntibus,

sacrum septenárium.

Da virtútis méritum,

da salútis éxitum,

da perénne gáudium.

Amen. Allelúja.

Indulgentia quinque annorum. Indulgentia plenaria s. c. dummodo quotidie per integrum mensem sequentis devote recitata fuerit (Brev Ap. , 26 Maii 1976; Sacr. Pænit. Ap., 15 apr. 1933)

V. Emitte Spiritum tuum, et creabuntur,

R. Et renovabis faciem terræ.

Oremus

Deus, qui caritatis dona per gratiam Sancti Spiritus tuorum cordibus fidelium infudisti, da famulis tuis, pro quibus tuam deprecamur clementiam, salutis mentis et corporis; ut te tota virtute diligent, et quæ tibi placita sunt, tota dilectione perficiant. Per Christum Dominum nostrum. Amen.

pentecoste4

Preghiera allo Spirito Santo

Deus in adjutorium etc. Gloria Patri etc.

Divino Paraclito Spirito, che avete create tutte le cose, deh venite a visitare con la vostra grazia l’anima mia creata per Voi; purgatela da ogni macchia, riempitela de’ vostri Doni, e infiammatela del santo Amore: Ve ne supplico per i meriti di Gesù. I meriti di Gesù suppliscano alle mie mancanze. Così sia.

l- O Divino Spirito di bontà, riempite il mio cuore del santo Timor di Dio, ma di quel filiale timore, che ci allontana per amore dall’offendere il nostro buon Padre, che merita di essere infinitamente amato, e glorificato.

Gloria Patri, etc.

2Spirito Santo consolatore, Padre dei Poveri, e refrigerio dei cuori, accordatemi per amor di Gesù quella vera, e perfetta Pietà, che è fondata sulla stabile Pietra angolare delle dottrine, e degli esempi del mio divino Maestro, e Salvatore.

Gloria Patri etc.

3- O Voi, Divino Spirito, comunicatemi il Dono della Scienza, che m’insegni ad amare Dio sommo Bene sopra ogni cosa, e con tutte le forze dell’anima mia.

Gloria Patri, etc.

4- O Spirito Santo, con la vostra virtù onnipotente spezzate le catene che tengono il povero mio cuore immerso nelle misere vanità del mondo; e datemi per amor di Gesù il Dono di Fortezza, onde rompa una volta tutti i lacci degli affetti terreni, e l’anima mia libera s’innalzi a Dio suo Creatore.

Gloria Patri, etc.

5- Sapientissimo Spirito, luce delle nostre menti, direttore del nostro cammino, datemi il celeste Consiglio, onde la mia vita sia tutta santa, e ordinata alla vostra gloria.

Gloria Patri, etc.

6- O Spirito santificatore delle anime, accordatemi il dono dell’Intelletto, onde obbedisca con perfezione alla sacra Legge, e ai consigli del mio Redentore.

Gloria Patri, etc.

7- O Sapienza del Padre, che disponete tutte le cose con fortezza e soavità, venite a insegnarmi la via del Paradiso. O Dio d’infinita carità, arricchite il mio cuore della Sapienza divina, onde ami solo il Bene eterno, e disprezzi i piaceri, le ricchezze, e le vanità fugaci, e bugiarde del mondo. Cosi sia.

Antiph. Charitas Dei diffusa est in cordibus nostris per inhabitantem Spiritum ejus in nobis.

V.- Emitte Spiritum tuum, et creabuntur.

R.- Et renovabis faciem terræ.

Oremus:

Adsit nobis, quæsumus, Domine, Virtus Spiritus Sancti, quæ et corda nostra clementer expurget, et ab omnibus tueatur adversis. Per Christum Dominum nostrum. Amen.

Fidelibus, qui septies doxologiam Gloria Patri … devote recitaverint ad septem dona a Spiritu Sancto impetrans, conceditur: Indulgentia trium annorum (S. C. de Prop. Fide, 12 mart. 1857; S. Pæn. Ap.,  10 iul. 1941).

Altra preghiera

O soffio divino dello Spirito Santo, fateVi sentire nell’anima mia; risvegliatela dall’assopimento in cui si trova; dissipate la languidezza in cui è immersa; portate via la polvere che si attacca, per così dire, a tutto quello che io fo; operate in me tutti i cambiamenti che Voi sapete esservi necessari. O divino Paraclito, datemi una di quelle lingue di lume, di carità, di perfezione che apparvero sopra gli Apostoli, affinché io possa con esse benedire il vostro Nome, confessare i miei peccati, insegnare con amore, riprendere con dolcezza, tacere quando conviene, ed edificare in ogni cosa. E voi, o santi Apostoli, che nel giorno solennissimo di Pentecoste riceveste nella sua pienezza lo Spirito di unità e santità, ottenete anche a noi un dono così segnalato, affinché credendo tutte le verità che avete insegnate, praticando tutte le opere che Voi avete raccomandate, vivendo e morendo nella Chiesa che Voi avete fondata, io giunga con Voi alla ricompensa beata ed eterna che ci avete insegnato a domandare e pregare. Così sia. [Manuale di Filotea, Milano 1888 – Impr.]

Preghiera

O Santo Spirito, Padre dei poveri e Consolatore degli afflitti, venite e scendete sopra di noi. Rischiarateci con la vostra sapienza, santificateci con il vostro amore; animateci con la vostra grazia; sosteneteci con la vostra fortezza, penetrateci con la vostra unzione; adottateci per figli con la vostra carità; pacificateci con la vostra presenza; salvateci con la vostra infinita misericordia; e sollevateci dalla terra al cielo, affinché Vi lodiamo, Vi benediciamo e Vi amiamo per tutta l’eternità. Amen. [Idem].

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Preghiera per domandare i Doni

Deus in adjutórium meum intènde.

Dòmine ad adjuvàndum me festina. (Glòria Patri,…) .

Santissimo Spirito Paràclito, io Vi adoro come vero Dio insieme col Padre e col Figlio divino. Vi benedico con le benedizioni degli Angeli e dei Serafini. Vi offro tutto il mio cuore, e vi ringrazio vivamente dei tanti benefici che avete fatto e Sempre fate al mondo. E poiché Voi siete il datore di tutti i beni soprannaturali, e Voi riempiste di immense grazie l’anima della Madre di Dio Maria, Vi prego di venire in me con la vostra grazia e con il vostro amore.

1. O Spirito Santo, concedetemi il dono del santo Timor di Dio, affinché io non tema che il peccato, ami Dio sopra ogni cosa e diffidando di me e fidando in Voi, spenga nel mio cuore ogni ambizione mondana, ogni senso di superbia: salvi l’anima mia. Gloria Patri con una delle giaculatorie riportate sotto.

2. O Spirito Santo, concedetemi il dono della Pietà, affinché io onori Dio con tutto l’affetto del mio cuore, reprima ogni sentimento di invidia; il cuor mio diventi dolce e mansueto come quello di Gesù. Gloria Patri, ecc.

3. O Spirito Santo, concedetemi il dono della Scienza, affinché io conosca sempre più il mio Dio per amarLo, i miei peccati per detestarli, farne la penitenza e ottenerne il perdono. Gloria Patri, ecc.

4. O Spirito Santo, concedetemi il dono della Fortezza, affinché io non tema alcun nemico dell’anima mia, combatta e vinca ogni difficoltà nel divino servizio e diventi sempre più fedele e fervoroso nell’adempimento dei miei doveri. Gloria Patri, etc.

5. O Spirito Santo, concedetemi il dono del Consiglio, affinché la mia mente da esso illuminata, veda il nulla dei beni di questo mondo, scopra ogni inganno del demonio, scacci ogni soverchio affetto alle cose terrene, ed usando misericordia al prossimo, ottenga io pure la misericordia di Dio. Gloria Patri, ecc.

6. O Spirito Santo, concedetemi il dono dell’Intelletto, affinché io impari sempre più ad amare ed apprezzare le verità della fede, e moderando in me ogni affetto mondano, conservi sempre puro il mio cuore e meriti un giorno di contemplare faccia a faccia il mio Creatore e Padre. Gloria Patri, ecc.

7. O Spirito Santo, concedetemi il dono della Sapienza, affinché l’anima mia, gustando le dolcezze della pietà, fugga gli allettamenti del senso, domi ogni passione, e conservando la pace in me stesso, col mio Creatore e Padre e col mio prossimo, meriti di essere chiamato figlio di Dio, e mi trovi sempre pronto a patire ogni persecuzione per conservare un così prezioso tesoro.

Gloria Patri, ecc.

Veni, Sancte Spiritus

 Veni, Sancte Spiritus, reple tuórum corda fidélium, et tui amóris in eis ignem accènde.

V. Emitte spiritum tuum, et creabùntur.

R. Et renovàbis fàciem terræ.

Oremus

Deus, qui corda fidélium Sancti Spiritus illustratióne docuisti, da nobis in eódem Spiritu recta sapere et de éjus semper consolatióne gaudére. Per Christum Dominum nostrum.

Indulgentìa quinque annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodo quotidiana precum recitatio in integrum mensem producta fuerit (S. C. Indul., 8 maii 1907; S. Pæn.
Ap., 22 dec. 1932).

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Supplica allo Spirito Santo

Santissimo Spirito Paràclito, padre dei poveri, consolator degli afflitti, lume de’ cuori, santificatore delle anime, eccomi prostrato alla vostra presenza; Vi adoro con profondissimo ossequio. Vi benedico per mille volte ed insieme con i Serafini che stanno davanti al vostro trono, ripeto anch’io Sanctus, Sanctus, Sanctus. Credo fermamente che Voi siete eterno, consustanziale al Padre ed al Figlio divino. Spero nella vostra bontà che abbiate a salvare e a santificare quest’anima mia. Vi amo, o divino amore, con tutti gli affetti miei sopra tutte le cose di questo mondo, perché Voi siete infinita bontà, unicamente degna di tutti gli amori. E perché io, ingrato e cieco alle vostre ispirazioni tante volte Vi ho offeso con i miei peccati, Ve ne chiedo con le lacrime agli occhi mille volte perdono, dispiacendomi, più di ogni altro male, per aver disgustato Voi, sommo Bene. Vi offro tutto il mio freddissimo cuore, e Vi prego di ferirlo con un raggio della vostra luce e con una scintilla del vostro fuoco, affinché si dilegui il durissimo ghiaccio delle mie iniquità. Voi, che riempiste d’immense grazie l’anima di Maria santissima, ed infiammaste di santo zelo i cuori degli Apostoli, deh infervorate nel vostro amore anche il mio petto. Voi siete Spirito divino, sostenetemi contro tutti gli spiriti maligni. Siete fuoco: accendetemi del vostro amore. Siete luce: rischiaratemi la mente alla cognizione delle cose eterne. Siete colomba, datemi l’innocenza dei costumi. Siete aura soave, dissipate in me i venti delle mie passioni. Siete lingua: insegnatemi il modo di sempre benedirvi. Siete nuvola: proteggetemi con l’ombra del vostro patrocinio. E se finalmente siete il datore di tutti i doni celesti, deh animatemi, Vi prego, con la vostra grazia, santificatemi con la vostra carità, illuminatemi con la vostra sapienza, adottatemi per figlio con la vostra bontà, e salvatemi con l’infinita vostra misericordia; affinché sempre Vi benedica, Vi lodi e Vi ami, prima in terra nel tempo e poi in cielo per tutta l’eternità. Amen.

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LITANIE DELLO SPIRITO SANTO

Signore, abbiate pietà di noi

Cristo, abbiate pietà di noi

Signore, abbiate pietà di noi.

Cristo ascoltateci,

Cristo, esauditeci.

Padre celeste, che siete Dio, abbiate pietà di noi.

Figlio, Redentore del mondo, che siete Dio, abbiate pietà di noi.

Spirito Santo, che siete Dio, abbiate pietà di noi.

Santa Trinità, che siete un solo Dio, abbiate pietà di noi.

Spirito Santo, che procedete dal Padre e dal Figlio, abbiate pietà di noi [ogni volta].

Spirito Santo, che all’inizio del mondo spiravate sulle acque rendendole feconde …

Spirito Santo, per la cui ispirazione parlarono gli uomini di Dio, …

Spirito Santo, che rendeste testimonianza di Gesù Cristo, …

Spirito Santo, che siete disceso su Maria, …

Spirito Santo, che riempite tutta la terra, …

Spirito Santo, che abitate in noi, …

Spirito di verità, la cui unzione ci insegna tutte le cose, …

Spirito di sapienza e di intelletto, …

Spirito di consiglio e di fortezza, …

Spirito di scienza e di pietà, …

Spirito di santo timor di Dio, …

Spirito di grazia e di misericordia, …

Spirito di forza e di sobrietà, …

Spirito di umiltà e di castità, …

Spirito di dolcezza e di bontà, …

Spirito di pazienza e di modestia, …

Spirito di pace e di preghiera, …

Spirito di compunzione, …

Spirito di adozione dei figli di Dio, …

Spirito di ogni sorta di grazie, …

Spirito Santo che penetrate anche i segreti di Dio, …

Spirito Santo che pregate per noi con gemiti ineffabili, …

Spirito Santo disceso su Gesù sotto forma di colomba, …

Spirito Santo disceso sugli Apostoli sotto forma di lingue di fuoco, …

Spirito Santo di cui gli Apostoli furono ripieni, …

Spirito Santo per cui riceviamo una nuova vita, …

Spirito Santo che riempite i nostri cuori di carità, …

Spirito Santo che distribuite i vostri doni a chi Vi piace, …

Siateci propizio, perdonateci o Signore,

Siateci propizio, esauditeci o Signore,

Da ogni male – liberateci o Signore [ogni volta].

Da ogni peccato, …

Dalle tentazioni e dagli inganni del demonio, …

Dalla presunzione e dalla disperazione, …

Dalla resistenza alla verità conosciuta, …

Dall’ostinazione e dall’impenitenza, …

Da ogni sozzura di corpo e di anima, …

Dallo spirito di impurità, …

Da ogni cattivo spirito, …

Per la vostra eterna processione dal Padre e dal Figlio, …

Per la concezione di Gesù Cristo operatasi per opera vostra, …

Per la vostra divina discesa su Gesù Cristo nel Giordano, …

Per la vostra discesa sugli Apostoli nel cenacolo, …

Nel gran giorno del giudizio, …

Noi poveri peccatori, Ascoltateci, Ve ne preghiamo [ogni volta],

Affinché vivendo per lo spirito, per lo spirito pure operiamo, …

Affinché ricordandoci che siamo tempio dello Spirito Santo, giammai Lo profaniamo, …

Affinché, vivendo secondo lo spirito, non assecondiamo i desideri della carne, …

Affinché non abbiamo a contristare Voi che siete lo Spirito di Dio, …

Affinché possiamo conservare l’unità di spirito nel vincolo della pace, …

Affinché non abbiamo a credere troppo facilmente ad ogni spirito, …

Affinché sappiamo provare se gli spiriti vengono da Dio, …

Affinché ci rinnoviate nello spirito di rettitudine, …

Affinché ci fortifichiate col vostro sovrano Spirito, …

Agnello di Dio che togliete i peccati dal mondo, perdonateci o Signore.

Agnello di Dio che togliete i peccati dal mondo, esauditeci o Signore.

Agnello di Dio che togliete i peccati dal mondo, abbiate pietà di noi.

V. – Manda il tuo Spirito, e crea in noi una nuova creatura.

R. – E rinnoverai la faccia della terra.

Preghiamo

O Dio, che ammaestrasti i cuori dei fedeli con la luce dello Spirito Santo, concedici di gustare nel medesimo Spirito, ciò che è bene, e di godere sempre delle sue consolazioni. Per Cristo nostro Signore. Così sia.

Giaculatorie:

Spiritus Sancte Deus, miserere nobis. (500 g. o.v.)

Spiritus Sancti gratia illumina sensus, et corda nostra. Amen. (500 g. o.v.)

IL CULTO DELLO SPIRITO SANTO

Il culto dello Spirito Santo.

[J.-J. Gaume: “Il trattato dello Spirito Santo”,capp. XLI-XLII-XLIII]

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Esultiamo: Sursum corda. Le sofferenze di questo tempo non son nulla, di fronte alla gloria futura che si rivelerà in noi. Pensando al frutto dell’eterna vita, se ci resta qualche raggio di vera luce, qualche sentimento di nobile ambizione, diremo con l’Apostolo: Per guadagnare il cielo ho fatto lettiera di ogni cosa. Come candidati dell’eternità, imiteremo il mercante di pietre preziose del quale parla il Vangelo. “Egli trova una perla, che di per sé sola e un tesoro. Invece di perdere il suo tempo a cercare, e il suo denaro nell’acquistarne altre, compra quella, e diventa il più ricco e il più fortunato dei mercanti. Ma che! una si grande ricompensa per si poca fatica! L’infinito per il finito! Che cosa è questo mistero? Lo Spirito Santo è l’amore infinito; e il cielo è il regno dell’amore infinito. La ragione della proporzione ci è nascosta! ma il fatto è indubitato. Ci è garantito dalla parola divina, e reso sensibile da delle immagini presenti agli occhi di tutti. Chi non ha vista la bellezza, la grandezza, la prodigiosa molteplicità dei frutti di certi alberi? Meditate un poco, questo spettacolo ci dice: Per ottenere di che ripararsi contro gli ardori del sole, riscaldare la sua casa, coprire la sua tavola di frutta succulenta, per degli anni interi, basta all’uomo fare il sacrificio di un sol frutto, capace tutt’al più di soddisfare una leggera sensualità. Colui che moltiplica in un modo così meraviglioso il frutto degli alberi ci ha promesso di moltiplicare, secondo la stessa legge, il frutto delle opere nostre: Centuplum accipiet. Chi ha il diritto di dubitare della sua parola, o di limitare la sua potenza? Le meraviglie che rifulgono nell’ordine materiale, non rappresentano altro che imperfettamente i miracoli che si compiono nell’ordine morale. Quanto più vi è differenza tra l’umile sementa posta in terra e l’albero magnifico coperto secondo la stagione, di fiori e di frutta; tanto più ve ne sarà tra il piacere momentaneo, del quale noi facciamo il sacrificio, o accettiamo volentieri la privazione, e i torrenti di voluttà eterni da cui saremo inondati. – Ora il frutto nasce dal frutto. Il frutto di vita eterna nasce dai frutti del tempo, e li conosciamo. Resta a dirsi come bisogna coltivarli; coltivando cioè l’albero che li porta: quest’albero non è altro che lo Spirito Santo medesimo. [“Et tu colis Deum, et coleris a Deo. Recte dicitur, colo Deum: quomodo autem color a Deo? Invenimus apud Apostolum. Dei agricoltura estis…. Colit te ergo Deus, ut sis fructuosus; et colis Deum, ut sis fructuosus. Tibi bonum est quod te colit Deus; tibi bonum est quod colis Deum, ecc.” S . Aug., Enarrat., in ps. 145, n. 11, opp. t. IV, p. 2323, ediz. Nuovis]. – In qual modo coltivarlo? Rendendogli il culto che merita. Da ciò due questioni: il mondo deve un culto allo Spirito Santo, e quale? 1° Il mondo lo deve. Quando io voglio ottenere la risposta ad una questione di storia o di astronomia, interrogo gli storici o gli astronomi. Per sapere se il mondo deve un culto allo Spirito Santo, mi rivolgo ai maestri della scienza divina. Questi maestri sono: lo stesso Dio, Nostro Signore, gli Apostoli, i Padri, la Chiesa. Sino dall’origine del mondo tutti questi maestri non hanno che una voce per dire, di generazione in generazione, all’eterno soldato che si chiama il genere umano: i tuoi più terribili nemici non son quelli che tu vedi, cioè gli uomini di carne e di sangue. Per te la vera lotta è contro lo spirito del male e le sue schiere invisibili. Vuoi tu conoscere la loro natura? essa è superiore alla tua. Il loro carattere? essi sono la stessa iniquità. Il loro numero? è incalcolabile. I loro artifizi? essi sono i padri della menzogna. La loro dimora? essi abitano l’aria cha tu respiri, e piombano su di te più rapidi dell’uccello di rapina. Solo uno spirito può lottare contro uno spirito, e lo Spirito del bene contro lo Spirito del male. Tenersi nascosti sotto l’ala dello Spirito del bene, o cadere sotto gli artigli dello Spirito del male è l’inevitabile condizione della tua esistenza. 1 1 [Eph., VI, 12 \ Corn. a Lap., ibid. ; I Petr., v, 8]. – Cosi parlano tutti quanti i maestri della scienza. Ascoltiamoli ciascuno in particolare. Iddio. A fine di render sempre presente all’uomo la necessità del culto dello Spirito Santo, Iddio ha scritto due grandi libri: il mondo e la Bibbia. Con una eguale eloquenza questi due libri raccontano le glorie dello Spirito Santo, il suo amore perenne per l’umanità e l’indispensabile necessità della sua assistenza. Il cielo coi suoi soli, la terra con le sue ricchezze, il mare con le sue leggi, lo stesso caos che dilucida e che feconda, parlano di Lui, come essi parlano del Figliuolo e del Padre. Più di centocinquanta volte l’Antico Testamento nomina, benedicendola, la terza Persona dell’adorabile Trinità. Duocentodieci volte lo stesso omaggio gli è reso nel Nuovo Testamento. – Che cosa rivela questa così frequente ripetizione, se non la parte suprema ed eterna dello Spirito Santo nell’opera della creazione, del governo e della redenzione del mondo? Che cosa essa predica se non il dovere imposto agli uomini, agli angeli di tenerlo costantemente col Padre e col Figliuolo, in capo dei loro pensieri, delle loro preghiere e delle loro adorazioni? Aggiungasi, che se in questo culto incessante una preferenza dovesse aver luogo, sarebbe in favore dello Spirito Santo. – Amore sostanziale del Padre e del Figliuolo, ei non si rivela che con benefizi. Tutti i doni della natura e della grazia vengono direttamente da Lui. – Nostro Signore. Alla voce della Bibbia e delle creature si aggiunge quella della Verità in persona, il Verbo incarnato con esempi e parole. Il divino Precettore del genere umano non ha omesso niente per farci amare lo Spirito Santo, e porre in Lui tutta la nostra fiducia. – Ciò che era Giovan Battista a suo riguardo, sembra esserlo Egli stesso riguardo allo Spirito Santo. Il figlio di Zaccaria, il più grande dei figli degli uomini, è scelto per precursore del Messia. Il figliuolo di Dio medesimo prende la parte di precursore di fronte allo Spirito Santo, e pare non abbia altro scopo che di preparare il mondo a riceverlo. Egli ha risoluto di farsi uomo, ma vuole che la Madre sua sia la sposa dello Spirito Santo. Vuole che il suo corpo sia formato per opera dello Spirito Santo. Vuole che il giorno del suo battesimo lo Spirito Santo discenda visibilmente sopra di Lui e che Lo conduca nel deserto, a fine di preparare la sua missione. Durante tutto il corso della sua vita mortale, Egli si mostra costantemente sotto la dipendenza dello Spirito Santo. – Quando arriva l’ora solenne in cui deve salvare il mondo per mezzo del suo sangue, è lo Spirito Santo che lo conduce al Calvario. Muore, ed è lo Spirito Santo che lo ritrae vivo dal sepolcro. [Matth., IV, 1; XII, 18, 28; Hebr., IX, 14; Rom., VIII, 2]. – Fa egli d’uopo difendere i diritti dello Spirito Santo? sembra eh’Egli dimentichi i suoi. Egli medesimo ha pronunziato questa sentenza: « Chiunque avrà detto una parola contro il Figliuolo dell’uomo, gli sarà perdonata; ma colui che l’avrà detta contro lo Spirito Santo, il perdono non gli sarà accordato né in questo mondo, né nell’altro. »[Ibid., XII, 32]. – È egli necessario fargli posto nelle anime? Ei non esita a separarsi da tutto ciò che ha di più caro al mondo, nel timore che la sua presenza non sia un ostacolo al regno assoluto dello Spirito Santo. [Joan XVI, 7]. – Tali sono state le parole e la condotta della seconda Persona della Trinità dirimpetto alla terza. Giammai il cielo e la terra non hanno inteso, né mai intenderanno nulla di sì eloquente, intorno all’eccellenza dello Spirito Santo, intorno al culto che Gli è dovuto, e sulla necessità del suo regno. – Gli Apostoli. Istruiti alla scuola del Verbo e formati dallo stesso Spirito Santo, gli Apostoli parlano della sua pienezza. Dinanzi ai nuovi fedeli e dinanzi ai persecutori, nei loro scritti e nei loro discorsi sempre essi hanno lo Spirito Santo sulle labbra. Ai diaconi la cura di nutrire i poveri; ad essi la missione di annunziare lo Spirito Santo, di comunicarlo al mondo e di proclamare da per tutto l’indispensabile necessità di sottomettersi al suo impero. Niente di più logico. Qual’ è infatti la loro vocazione, e perché sono essi apostoli? – La loro vocazione é una lotta a morte contro lo Spirito del male, satana, dio e re del mondo. Come Apostoli, la loro ragione d’essere è di cacciare l’usurpatore e di far regnare in sua vece lo Spirito del bene. – Come tante nubi benefiche spinte dal vento del Cenacolo, essi si spargono ai quattro canti del cielo, e fanno piovere su tutte le parti della terra lo spirito che risiede in loro. Il gigante di questa gran battaglia, san Paolo, lo conduce per trent’ anni da Oriente a Occidente, e da Occidente a Oriente. In tutti i luoghi esalta le glorie dello Spirito Santo, rivela la sua presenza con splendidi miracoli e non cessa di gridare agli ebrei ed ai pagani, ai Greci ed ai Bàrbari: «Ricevete lo Spirito Santo, riguardatevi da contristare lo Spirito Santo; soprattutto badate di non l’estinguere. Altrimenti, voi resterete o ricadrete sotto l’impero dello spirito infernale. – Chi non ha lo Spirito di Gesù Cristo, non Gli appartiene. Senza lo Spirito Santo voi non potete nulla nell’ordine della salute, neppur pronunziare il nome dell’autore della salute e della grazia. » [Ep., I, 17 ; IV, 30 ; I Thess., V, 19; Galat., V. 16, 17; Rom., VIII, 9; I Cor., XII, 3]. Ciò che Paolo insegna a Tessaloniea, a Efeso, ad Atene, a Corinto, Pietro l’insegna a Gerusalemme, ad Antiochia, a Roma; Bartolomeo in Armenia; Tommaso nell’Indie; Andrea in Scizia, Giacomo in Ispagna; Matteo in Etiopia. Cosi gli Apostoli ci appariscono come gli uomini dello Spirito Santo. Le loro predicazioni, i loro viaggi, i loro miracoli, la loro vita sublime e la loro morte, non meno sublime della loro vita, possono definirsi: lo Spirito Santo, annunziato, comunicato, presentato all’amore e all’obbedienza di tutto il mondo. Ond’è che la conservazione degli esseri non è che la continuazione della loro creazione. Se dunque il mondo cristiano formato dallo Spirito Santo vuole rimanere cristiano, è d’uopo necessariamente eh’egli resti fedele al principio della sua origine. Grande argomento di riflessione per l’epoca nostra! I Padri. Agli Apostoli succedono i Padri della Chiesa e i dottori. Essi hanno visto coi loro propri occhi la più stupenda di tutte le rivoluzioni: satana cacciato dal suo impero e l’umanità liberata dalla schiavitù, passare alla libertà, alla luce, alle virtù del Vangelo. Nessuno di loro ignora che questo miracolo della rigenerazione del mondo, più grande di quello della creazione, incomincia non a Bethlemme, ma al Cenacolo, e che è opera dello Spirito Santo. A perpetuare, ad estendere quest’opera meravigliosa, la loro vita si consuma; come quella degli Apostoli erasi consumata nello stabilirla. Sino dai primi secoli la storia ci mostra i più bei geni dell’Oriente e dell’Occidente consacranti il loro sapere e la loro eloquenza nello spiegare le prerogative dello Spirito Santo, a vendicare la sua divinità, a spiegare le sue opere meravigliose, a provare la necessità del suo regno ed a sollecitare per Lui le adorazioni del genere umano. Dietro l’esempio del Grande Apostolo, san Crisostomo, sant’Agostino, san Girolamo parlano di continuo del divino Paracleto. Didimo, san Basilio, sant’Ambrogio Gli consacrano ciascuno un trattato particolare. Le opere immortali di san Cipriano, di sant’Atanasio, di san Cirillo, di san Gregorio Nazianzeno, di sant’Ilario, di san Leone, di san Gregorio Magno, di Beda il Venerabile, di san Bernardo, di Ruperto, di san Tommaso, di san Bonaventura, di sant’Antonino e di molti e molti altri, sono tanti canali nei quali scorre abbondantemente l’insegnamento apostolico dello Spirito Santo. A tutti questi grandi uomini, fondatori delle comunità cristiane, niente sta più a cuore quanto l’inculcare al mondo la necessità permanente, nella quale si trova a vivere sotto l’impero dello Spirito Santo, o sotto l’impero di satana. In nome di tutti, lasciamo parlare san Bernardo e san Crisostomo. « Noi abbiamo, dice il primo, due pegni dell’amore di Dio per noi: l’effusione del sangue di Gesù Cristo, l’effusione dello Spirito Santo. Uno non serve a nulla senza l’altro. Lo Spirito Santo non è dato che a coloro che credono in Gesù crocifisso. Ma la fede non serve a niente, se essa non opera per mezzo della carità. Quindi la carità è un dono dello Spirito Santo. » [Epist. 107 ad Thom Praeposit. de Beveria, opp. t. I, p. 294, n. 8 e 9, ediz. noviss.]. – San Crisostomo : « Senza lo Spirito Santo, i fedeli non potranno né pregare Dio, né chiamarLo loro Padre. Senza di Lui, non vi sarà né scienza, né sapienza nella Chiesa, né pastori, né dottori, né santifìcatore. Insomma, senza di Lui la Chiesa non esisterebbe. »…. [“Nisi esset Spiritus sanctus pastores et doctores in Ecclesia non essent…. Nisi Spiritus adesset, Ecclesia non consisteret”. In sanct. Pentecoste hom. I, n. 4, opp. t. II, p. 548 ; id., t. IX, p. 40 ; id,, t. XII, p. 296, 297]. Ma se non vi fosse né Chiesa, né sacerdoti, né dottori, né possibilità di pregare, né mezzo di approfittare del sangue del Calvario, come sottrarsi all’impero di satana? – Cosicché senza lo Spirito Santo, niente di tutto ciò esisterebbe. Le parti del mondo incivilite dal cristianesimo sarebbero ancora come la China, le Indie, l’Africa, il Giappone, il Thibet, sotto il dominio assoluto del principe delle tenebre. Tal è l’insegnamento tradizionale dei Padri della Chiesa. Può egli darsi qualche cosa di più imperioso intorno alla necessità di conoscere lo Spirito Santo, d’amarLo, di adorarLo e di sottomettersi al suo impero? – La Chiesa. A fine di renderlo incancellabile, rendendolo popolare, la Chiesa ha cura di tradurre in atto quest’insegnamento fondamentale. Oltre il segno della croce, il cui uso frequente da Lei si raccomanda, [Un decreto di Pio IX, accorda 60 giorni d’indulgenza alla pratica di questo segno venerabile. Vedi la nostra opera Il Segno della Croce nel XIX secolo], ripete parecchie volte al’ dì a tutti i suoi figli il nome e l’influenza necessaria del celeste Consolatore, essa adopra mille mezzi per tenerLo presente al loro pensiero. – Quantunque Egli sia col Padre e col Figliuolo l’oggetto invariabile della sua liturgia, essa vuole che una festa tra tutte solenne, venga ogni anno di generazione in generazione a ricordare alla riconoscenza delle nazioni battezzate, Colui al quale il mondo deve tutto: luce, carità, libertà, civiltà nel tempo, glorificazione nell’eternità. – Se nella sua propria vita, in quella dei popoli, oppure in quella dei particolari si presentano alcune circostanze dove la sapienza dall’alto diventa particolarmente necessaria, la Chiesa non manca mai di indirizzarsi allo Spirito Santo. – La metropoli del mondo cattolico, Roma, è in lutto. La morte che non rispetta nulla ha colpito il suo pontefice e re. A Pietro bisogna dare un successore, al Figliuolo di Dio un Vicario. Il Sacro Collegio è riunito, un profondo silenzio circonda il santuario dove va a continuarsi la catena dei Pontefici. Di dove comincerà l’atto decisivo che deve rimettere nelle mani di un debole mortale i destini del mondo incivilito? La prima parola che esce dalle labbra di tutti quei vecchi, prostrati dinanzi a Dio, é una invocazione allo Spirito di sapienza, l’Inno tante volte secolare: Veni, Creator Spiritus. – Come si perpetua il Pontificato, così si perpetua il sacerdozio. Vedete quella turba di giovani leviti che incedono modesti e timidi verso il vescovo, la cui mano deve consacrarli sacerdoti, secondo l’ordine di Melchisedech. Araldi della fede, modelli dei popoli, missionari in lontane piagge, martiri forse: se essi hanno bisogno di grandi virtù, il consacratore ha bisogno di grandi lumi. Per ottenere ai primi l’eroismo, al secondo il discernimento, a chi la Chiesa si rivolge? Allo Spirito Santo. Nell’ordinazione, come nel Conclave, l’inno reale sale verso il cielo, e comincia, consacrando l’augusta cerimonia: “Veni, creator Spiritus. Così dal Pontefice posto in cima della scala santa, fino al levita seduto sull’ultimo gradino, la gerarchia della Chiesa si perpetua sotto l’influenza dell’adorabile Spirito che la forma. – Nella sua incomprensibile tenerezza per i figli degli uomini, Iddio in persona, degna abitare sulla terra: Egli permette che templi Gli siano innalzati. Chi renderà degni di Lui quegli edifici materiali? Chi ne farà dei nuovi cieli? Lo stesso Spirito, il quale, delle caste viscere di Maria, fece il santuario del Vèrbo eterno. Alla voce della Chiesa Egli discenderà su queste regioni terrestri, le purificherà, le imbalsamerà della sua essenza divina; e per sempre le renderà care a Dio e rispettabili agli uomini. L’invocazione solenne inaugura l’imponente consacrazione, e va a sollecitare sul suo trono lo Spirito Santificatore : “Veni, Creator Spiritus”. – Templi più augusti debbono essere consacrati. Ai poveri, agli orfani, agli infermi, occorrono padri e madri, fratelli e sorelle che sposino tutti i loro patimenti, sollevino tutti i loro bisogni, dalla culla sino alla tomba e al di là. Chi opererà questo miracolo, ignoto al mondo avanti la Pentecoste cristiana? Lo Spirito di sacrificio sarà innanzitutto invocato. Nella stessa guisa che al di del Cenacolo, Egli discenderà; e la sua potente azione formando tanti cuori novelli, il mondo avrà nei frati e nelle monache, delle generazioni di continuo rinascenti d’apostoli e di martiri della carità. “Veni, Creator Spiritus”. – Grazie a perfide intelligenze col cuore umano, lo spirito del male riuscì troppo spesso a varcare la cinta della Città del bene. La zizzania è seminata nel campo del padre di famiglia. Alla vista della defezione degli uni, della connivenza e della vigliaccheria degli altri, l’allarme guadagna i capi del gregge. E quando una rigenerazione generale o parziale diventa necessaria, allora la Chiesa ricorre a quei grandi mezzi che chiamansi i concilii e le missioni. – Raccolta come gli apostoli nel cenacolo, comincia essa invariabilmente con l’invocare lo Spirito che la formò e che formandola, rinnovò da cima a fondo la faccia della terra. Con le sue preghiere ed i suoi canti essa lo scongiura ad illuminare le menti; a dettare esso medesimo le decisioni della fede e le regole dei costumi; a dare l’efficacia alla parola del Verbo, a purificare i cuori e render loro, con la vita soprannaturale, il coraggio e la lotta. Sotto l’influenza sempre antica e sempre nuova dello Spirito creatore, zampillano vive luci sul mondo, e meravigliose trasformazioni si compiono in questi nuovi cenacoli: “Veni, Creator Spiritus”. – Non meno dell’uomo cristiano, l’uomo sociale ha bisogno dello Spirito Santo, ed in tutte le occasioni solenni, la Chiesa prende cura di ricordarglielo. La morte che colpisce i Pontefici don risparmia i Re. Un trono è vacante, bisogna riempirlo. Dare un re a una nazione è farle il più prezioso o il più funesto dono. Vescovo del foro esterno, protettore, modello e padre dei popoli: ecco i nomi del Re cristiano. In questi nomi, quali doveri? chi lo innalzerà all’altezza della sua dignità? Chi gli insegnerà che il potere è un peso? chi lo spoglierà di sé stesso per farne l’uomo di tutti? Solo lo Spirito Santo può operare questo difficile miracolo. La Chiesa lo sa, e la consacrazione dei re non é che una invocazione perpetua allo Spirito di fortezza, di luce, di giustizia e di carità. In questa consacrazione tremenda che dice ai re della terra: Voi siete i vassalli del Re del cielo, e voi dovete essere la sua immagine viva; a Lui dovrete, come l’ultimo dei vostri sudditi, render conto della vostra amministrazione: quali guarentigie di felicità temporale per i’ popoli, e di salute eterna per le anime! Per le dinastie medesime, qual pegno di durata! Meteore passeggere, o flagelli permanenti: ecco ciò che esse sono state, ciò che saranno sempre se non sono sostenute e dirette dallo Spirito di Dio: “Veni, Creator Spiritus”. – Fare delle leggi ed applicarle con discernimento, vale a dire distinguere a un tempo il giusto dall’ingiusto, colpire utilmente il colpevole, assolvere coraggiosamente l’innocente, non importa meno alla felicità delle nazioni della consacrazione dei re. La pubblica prosperità, la pace all’interno, il rispetto al di fuori, la fortuna, l’onore, la libertà, la sicurezza, la stessa vita dei cittadini sono tra le mani del legislatore e del giudice. Quale responsabilità! – Lo stesso Salomone non ne conosceva di più tremende. Il paganesimo, o non ne dubitava, o non ne faceva nessun conto. I suoi codici attestano che egli non consultava che le regole volgari della prudenza umana, o il dictamen incerto dell’equità naturale: troppo spesso anch’egli non invocava altri dii che l’interesse, il capriccioo la forza. Alle stesse sorgenti del diritto attingono ancora i popoli non cristiani, e a poco a poco quelli che cessano d’esserlo. Quindi lo scandalo delle loro legislazioni e le iniquità della loro giustizia. Sarà egli cosi delle nazioni uscite dal cenacolo? niente affatto. – La Chiesa vuole che i legislatori ed i magistrati cristiani cerchino le loro aspirazioni alla stessa fonte della verità, e prendano per regola invariabile la legge immacolata di cui lo Spirito Santo è nel tempo stesso l’autore e l’interprete. [Non si cessa di ripetere, da Bossuet in poi, che il diritto romano è la ragione scritta. Nulla di più falso. La vera ragione, scritta è il decalogo. Non ve n’è, né ve ne saranno altre. “Veni, Creator Spiritus”. – Per quanti secoli la Vecchia Europa non ha ella visto le sue assemblee politiche, i suoi stati generali, i suoi parlamenti, i suoi tribunali aprire le loro sessioni, invocando seriamente lo Spirito di sapienza e di luce, senza il quale qualunque legislazione è difettosa, ogni giustizia cieca, ogni scienza pericolosa o vana? 2 2 [“Per me reges regnant et legum conditores justa decernunt”. Prov. VIII, 15. — “Vani enim sunt omnes homines in quibus non subest scientia Dei”. Sap. XIII, 1]. – La sua pietà non fu sterile. Finché lo Spirito Santo diresse i loro sudori, i legislatori e i magistrati non macchiarono i codici moderni di nessuna legge anticristiana, né gli annali dei tribunali di nessuna enormezza giuridica. – Fare invocare lo Spirito Santo nelle grandi circostanze, donde debbono dipartirsi gli interessi generali delle società cristiane non basta alla Chiesa. Ma essa raccomanda a tutti i suoi figli, quali che siano la loro età e il loro stato, di ricorrere a Lui nel principio delle loro occupazioni. Cosi parecchie volte al giorno, in tutti i punti del globo, il figlio cristiano che studia le scienze, sacre o profane, chiama in aiuto della sua intelligenza lo Spirito di luce, di coraggio e di purità. Se si tratta per le generazioni che entrano nella battaglia della vita, di ricevere la terza Persona della Trinità, allora la Chiesa moltiplica gli sforzi della sua materna sollecitudine. Istruzioni prolungate, pubbliche preghiere e particolari, purificazione dell’anima mediante i sacramenti, annunzio solenne del Pontefice: tutto è posto in opera per fare di ciascuna parrocchia un nuovo cenacolo. [È infinitamente deplorevole che queste sapienti intenzioni della Chiesa non siano sempre adempiute, e che secondo una parola volgare, la cresima sia come trafugata a profitto della prima comunione]. – Tali sono con molti altri, i mezzi di continuo impiegati dalla Chiesa, per rendere lo Spirito Santo sempre presente alla memoria e al cuore dei suoi figli; può essa ridirci con più forza il bisogno continuo che abbiamo di Lui come uomini e come cristiani? È egli lecito disprezzare le raccomandazioni si pressanti della più savia delle madri? Non sarebbe forse una grande ingratitudine dimenticare Colui dal quale ogni creatura ripete tutti i doni che essa possiede? Il voler pretendere di fare a meno di Lui, circondati da nemici come siamo, non ci sarebbe nessun pericolo? – Questo pericolo non è lo stesso tanto per la società come per gli individui? Possono esse dunque sfuggire all’alternativa inesorabile dì vivere sotto 1’impero dello Spirito del bene, o sotto la tirannia dello Spirito del male? L’epoca nostra specialmente gode ella a questo riguardo di qualche immunità? Ahimè! per essa, più che per qualunque altra, il culto dello Spirito Santo è dal punto di vista puramente sociale, la grande necessità del momento. – Quest’epoca che si crede padrona di sé medesima dove è ella? Interroghiamo i suoi atti e le sue tendenze, il lusso sfrenato che la divora e che invoca a grandi grida la formidabile reazione del povero contro il ricco che chiamasi socialismo, il sacrificio perpetuo e di giorno in giorno più comune, della coscienza, dell’onore, dell’intelligenza, della vita pubblica e della vita privata, al culto della carne; l’insurrezione generale, inaudita, pertinace delle nazioni contro Dio e contro il suo Cristo; i torrenti di dottrine velenose, notte e giorno sparse sul mondo, terribili semente che saranno inevitabilmente seguite da una mèsse ancor più terribile: è forse lo Spirito Santo che ispira e che fa tutte queste cose? – Se non è lo Spirito di vita è lo Spirito di morte. A quale dei due apparterrà l’avvenire? Chi vuol saperlo fino d’oggi non ha da fare altro che interrogare la scienza o la diplomazia; gli basti di guardare da qual lato si volgono le nazioni. Tutta la questione è li. Per noi se qualche cosa è evidente, è che il mondo attuale deve allo Spirito Santo lo stesso culto, vogliamo dire le stesse preghiere che deve al suo liberatore, il disgraziato sospeso ad un filo sopra a un abisso senza fondo. Questa situazione chi la comprenderà? Questo bisogno chi lo sentirà? Questo dovere chi lo adempirà? Nessuno quasi; e questa non è la minor prova che ciò che noi diciamo è la verità: “Terribiliet ei qui aufert Spiritum principum”.Spirito Santo

2.° Qual culto deve il mondo allo Spirito Santo? Come il Padre e il Figliuolo, così lo Spirito Santo è Dio. Come il Padre e il Figliuolo, Egli ha dunque diritto al culto di latria. Questo culto supremo è interno ed esterno, pubblico e privato. Sotto tutti questi rapporti essendo obbligatorio rispetto al Padre e al Figliuolo, così lo è del pari rispetto allo Spirito Santo. Osiamo aggiungere, che in riparazione del lungo oblio di cui l’Europa moderna è colpevole, e per ragione dell’invasione minacciante dello spirito del male, la terza persona della SS.’Trinità deve essere oggi l’oggetto d’un culto di preferenza, di un culto più che mai ardente. Il culto interno, consiste nella fede, nella speranza e nella carità. [“…. Fide, spe, charitate, colendum Deum”. S. Aug. Euchyrid., c. III].Credere che lo Spirito Santo è Dio, come il Padre e il Figliuolo; come essi Persona distinta; con essi Uno in natura; ad Essi eguale in tutto; come loro eterno, onnipotente, infinitamente buono, infinitamente perfetto; credere tutto ciò dello Spirito Santo, come lo crediamo del Padre e del Figliuolo; sperare nello Spirito Santo, come si spera nelle due altre Persone dell’adorabile Trinità; amare lo Spirito Santo d’un amore supremo, di compiacimento, di riconoscenza, di speranza; nella stessa guisa che si ama, per gli stessi motivi, il Figliuolo e il Padre; tali sono i tre atti fondamentali del culto interno che il mondo deve allo Spirito Santo.Diciamo, amore di compiacenza, a motivo dell’amabilità infinite dello Spirito Santo: amore di riconoscenza, a cagione dei suoi benefizi. Senza parlare degli altri, il mondo deve a Lui : la Santa Vergine, l’Uomo-Dio, la Chiesa, e il cristiano. Amore di speranza, a causa delle sue magnifiche promesse: il cielo sarà il regno speciale dello Spirito Santo, poiché sarà il regno della carità. 11 [Corn. a Lapid. , in Luc., I, 35]. – Come il raggio esce dal centro, così il culto esterno esce necessariamente dal culto interno, e perciò obbligatorio.È impossibile all’uomo, composto di una duplice sostanza di non manifestare con segui esteriori i sentimenti che agitano la sua anima. Ma vi è di più: tutti i suoi atti esteriori non sono che la traduzione dei suoi pensieri e de’suoi sentimenti interiori. Oltreché gli bisognerebbe fare una violenza continua alla sua natura per ricacciare in fondo all’anima sua ciò che tende imperiosamente e costantemente a manifestarsi, l’uomo deve altresì a Dio l’omaggio dei suoi sensi, come pure l’omaggio del suo spirito. Cosi tutti gli atti esterni d’adorazione, le preghiere, il sacrificio, il rendimento di grazie che deve al Padre e al Figliuolo, gli deve pure allo Spirito Santo.L’uomo non è un essere isolato, ma un essere socievole. Iddio avendo fatto le famiglie, i popoli e la società, come ha fatto gli individui, ha diritto pure agli omaggi dell’essere collettivo, come agli omaggi dell’essere individuale. Come persone pubbliche, gli esseri collettivi non possono pagare a Dio il loro tributo, che mediante adorazioni collettive. Un popolo senza culto sarebbe un popolo ateo; e siccome un popolo ateo non è mai esistito, quindi dall’origine del mondo in poi e su tutti i punti del globo, v’è stato un culto pubblico. Aggiungasi che questo culto è tutto a vantaggio delle nazioni, le quali ne hanno bisogno per vivere. Un semplice ragionamento basta a provarlo: nessuna società senza religione: nessuna religione senza culto interiore, nessun culto interiore senza quello esteriore. Tutte queste proposizioni sono tanti assiomi di geometria morale, e tanti di leggi sociali e politiche, dai quali nessun’epoca, né nazione si può impunemente esimere. — Il culto privato, necessario quanto il culto pubblico, deve manifestarsi per la memoria dello Spirito Santo, mediante la preghiera, l’imitazione e il timore di offenderLo.La memoria è il polso dell’amicizia. Finché esso batte, l’amicizia esiste. Di qual forza, e con quale frequenza non deve battere dunque il nostro cuore per lo Spirito Santo? Amore consustanziale del Padre e del Figliuolo, amore eternamente attivo, fonte di tutti i beni della natura e della grazia di cui noi godiamo quaggiù, è altresì il re del futuro secolo, dove beatificherà gli eletti con la effusione senza limiti e senza fine delle voluttà divine. — Intanto, in quanti modi egli sollecita il nostro amore! L’aria che respiriamo, la stella che brilla nel firmamento, gli alberi carichi di frutta, le ricche méssi, i fiori così odoriferi, cosi varii e cosi belli, tutte le creature che non sembrano respirare altro che per renderci servigi, ci gridano con una voce instancabile: Amate lo Spirito d’amore che ci ha fatte come voi, e che non ci ha fatte che per voi.Se noi ascoltiamo questa voce, (e chi potrebbe non intenderla?) l’amore dello Spirito Santo scorrerà dal nostro cuore, come il ruscello dalla sorgente. Manifestandolo, il rendimento di grazie, l’invocazione, l’adorazione, le intime confidenze, la preghiera sotto tutte le forme, diverranno tra il mondo e lo Spirito Santo, il vincolo di un commercio abituale, il cui benefizio sarà per noi.Nei nostri dubbi, nelle nostre perplessità, nelle nostre malattie dell’anima e del corpo, a chi indirizzaci con più probabilità di successo? Soprattutto, qual difensore invocare, di fronte a catastrofi di cui ci minaccia la rapida invasione dello spirito del male? – Solo lo Spirito del bene può arrestarne il progresso. Ripetiamo dunque che la devozione allo Spirito Santo deve essere la devozione favorita dei cristiani moderni; e che le immutabili preghiere inspirate dalla fede dei nostri avi, debbono esalare dal nostro cuore, quasi cosi frequentemente quanto il respiro esce dalle nostre labbra: “Veni, Creator Spiritus” ; “Veni, Sancte Spiritus”, etc. Qui ci sarà domandato: Quando si ha bisogno di lumi, perché indirizzarsi allo Spirito Santo e non al Figliuolo che è la luce del mondo: “Ego lux mundi?” – Questa pratica non è ella in opposizione con l’usanza stabilita d’attribuire al Padre la potenza, al Figliuolo la sapienza ed allo Spirito Santo la carità? È facile rispondere che la luce è un dono di Dio, e che il dono essendo un atto d’ amore, è naturale si chieda allo Spirito Santo che è l’amore per essenza e per conseguenza il principio di tutti i doni. Si può aggiungere che essendo Dio, lo Spirito Santo e luce, come lo stesso Figliuolo; e che l’amore, principale attributo dello Spirito Santo, è la vera luce, dalla quale lo spirito e il cuore sono del pari illuminati. Donde risulta che il miglior consigliere, il più sicuro casuista, è l’amore di Dio e del prossimo, di cui lo Spirito Santo è la sorgente. D’altro lato, seguendo questa pratica secolare, la Chiesa non fa che conformarsi alle intenzioni di nostro Signore.Non è Egli stesso che ci ha insegnato a riguardare lo Spirito Santo come il centro della luce e l’oracolo della verità? Nella persona degli Apostoli egli ha detto alla sua sposa una volta per tutte: « Allorché lo Spirito che io vi manderò sarà venuto ; questi v’insegnerà ogni verità. » [Joan., XVI, 13]. – Così nulla è mutato; né l’ufficio d’inferiorità che il Verbo fatto carne prende riguardo allo Spirito Santo, né la missione speciale dello Spirito Santo. Siccome luce dei profeti nell’Antico Testamento, “locutus per prophetas”, così continua nel Nuovo ad essere l’ispiratore della Chiesa e di tutti i figli della Chiesa. – Pur tuttavia le adorazioni e le preghiere non bastano per costituire il vero culto dello Spirito Santo. Qualunque culto ha per fine di ravvicinare l’adoratore all’essere adorato. Questo ravvicinamento consiste essenzialmente nell’imitazione. Imitare lo Spirito Santo è dunque la parte fondamentale del suo culto. Ora, la purità e la carità sono gli attributi distintivi dello Spirito Santo, quindi l’imitarli forma l’essenza del suo culto. – La purità delle affezioni, vale a dire, il distacco del cuore da ogni affezione sregolata, è talmente voluta dallo Spirito Santo, che la sola ombra di una simile imperfezione Lo avrebbe impedito di discendere nel cuore degli Apostoli. Se è cosi, pretendere che Egli scelga per dimora un’anima schiava della carne, sarebbe una grossolana illusione. Santificare le nostre affezioni e i nostri pensieri, è dunque il primo passo da fare nella imitazione e nel culto dello Spirito Santo. L’altro attributo della terza Persona della Trinità è la carità. Da una parte la carità tende all’unione, e l’unione fa la forza; dall’altra, la carità si manifesta nelle opere. Questa seconda pratica del culto dello Spirito Santo, non è meno necessaria della prima. Quindi nei secoli cristiani gli ordini militari dello Spirito Santo e le numerose associazioni di carità spirituale e corporale, conosciute sotto il nome di Confraternite dello Spirito Santo. Ci sia permessa una parola intorno a queste istituzioni, la cui esistenza sola dà un’idea dello spirito che regnava nella vecchia Europa. – Nel XIV secolo, a malgrado della decadenza dei costumi, lo Spirito Santo era tuttora abbastanza popolare, anche nelle alte classi della società, permettendo ai re di farLo onorare di uno splendido culto dal fiore della loro nobiltà. Il giorno della Pentecoste 1352, Luigi di Taranto essendo stato coronato re di Gerusalemme e di Sicilia, istituì in onore dello Spirito Santo, al Quale andava debitore di questo insigne favore, l’ordine militare dello Spirito Santo. Egli stesso ne distese gli statuti che cominciano cosi : « Questi sono i capitoli, fatti e trovati dall’eccellentissimo, principe Monsignore il Re Luigi per la grazia di Dio, re di Gerusalemme e di Sicilia, ad onore dello Spirito Santo, e inventore e fondatore della nobilissima compagnia dello Spirito Santo al Diritto Desiderio. Incominciato il di della Pentecoste dell’anno di grazia 1352. – « Noi Luigi, per la grazia di Dio, re di Gerusalemme e di Sicilia ad onore dello Spirito Santo, nel qual giorno per sua grazia, noi fummo coronati sovrani dei nostri regni, ad esaltazione e accrescimento d’onore, abbiamo determinato di fare una Compagnia di cavalieri che saranno chiamati i cavalieri dello Spirito Santo al Diritto Desiderio; e i detti cavalieri saranno in numero di trecento, dei quali Noi come inventore e fondatore di questa Compagnia saremo principi; e altrettanto devono essere tutti i nostri successori re di Gerusalemme e di Sicilia.  » V. Giustiniani, Ist. di tutti gli ordin. milit., e Hélyott- Storia degli ordini religiosi, t. VIII, p. 319, ediz. in-4]. Dare aiuto e soccorso al re, tanto in guerra che in ogni altra occasione, costituiva il gran dovere dei cavalieri. Questa disposizione costante al sacrificio era simboleggiata da un nodo o cappio d’amore, colorata, posto sul loro petto. Al disopra del nodo si leggeva: Se a Dio piace. Finché non era piaciuto a Dio che il cavaliere segnalasse la sua devozione, con qualche splendida azione, il nodo rimaneva legato. Se in combattimento contro un nemico superiore in numero, il cavaliere aveva ricevuto delle ferite onorevoli, o riportato un notevole vantaggio, egli portava sino da quel giorno il suo nodo sciolto fino a che non fosse egli andato al Santo Sepolcro a fare al Nostro Signore omaggio della sua vittoria. Al ritorno, il nodo era rilegato con queste parole: È piaciuto a Dio. Esse erano accompagnate da un raggio lucente rappresentante una lingua di fuoco, come ricordo del simbolo sotto cui lo Spirito Santo discese sugli Apostoli. – Questi guerrieri veramente cristiani digiunavano tutti i venerdì dell’anno, e davano quel giorno da mangiare a tre poveri in onore dello Spirito Santo. Tutti gli anni essi si trovavano a Napoli il giorno della Pentecoste. – La celebrazione della festa si terminava con un pranzo che il re presiedeva in persona. Nel centro della vasta sala era una tavola chiamata la Tavola desiderata, dove mangiavano i cavalieri che durante l’anno avevano sciolto il nodo. Quegli che portava il suo nodo rilegato con una fiamma, riceveva una corona di lauro. – Alla morte di un cavaliere, il re faceva fare un uffizio solenne per il riposo dell’anima di lui. Tutti i cavalieri presenti vi assistevano, e il più prossimo parente o un amico del defunto, pigliava la sua spada per la punta e l’offriva sull’altare, seguito dal re e dagli altri cavalieri andavano a posarla sull’altare. Di poi si ponevano in ginocchio pregando per l’anima del cavaliere, e dopo il servizio si attaccava quella spada alla parete della cappella. Ricevuta da Dio, adoperata in servizio di Dio, a Dio ritornava. Se il cavaliere aveva portato la fiamma sul nodo, si scolpiva sulla sua tomba una fiamma dalla quale uscivano queste parole: Egli compiè la sua parte del Diritto Desiderio, e ogni cavaliere era obbligato di far dire sette messe per il riposo dell’anima sua. [Helyot, ubi supra]. – Due secoli più tardi la Francia pure ebbe il suo ordine dello Spirito Santo. Il giorno della Pentecoste 1573, Enrico III fu eletto re di Polonia; e lo stesso giorno del seguente anno 1574, chiamato al trono di Francia. – A fine di immortalare la sua riconoscenza verso lo Spirito Santo, questo principe dette, nel 1578, le sue lettere patenti per l’istituzione dell’ordine militare dello Spirito Santo, divenuto cosi glorioso nella storia d’Europa. – Esse esprimono tali sentimenti che ci chiamiamo tanto più fortunati di trovare in bocca d’un re, quanto più siamo meno abituati. – « Avendo riposto, dice il monarca, tutta la nostra fiducia nella bontà di Dio dal quale Noi riconosciamo avere e tenere tutta la felicità di questa vita, è ragionevole che Noi ci ricordiamo, che ci sforziamo di rendergli grazie immortali e che attestiamo a tutta la posterità i grandi benefizi che ne abbiamo ricevuti, particolarmente in questo che in mezzo a tante differenti opinioni in fatto di religione, le quali avevano diviso la Francia, Egli l’ha conservata nella cognizione del suo santo nome, nella professione di una sola fede cattolica, e nell’unione di una sola Chiesa apostolica romana. « Essendogli piaciuto per ispirazione dello Spirito Santo, il giorno della Pentecoste, riunire tutti i cuori e le volontà della nobiltà polacca, e portare tutti gli stati di questo regno e del ducato di Lituania a eleggerci per re, e quindi in simile giorno chiamarci al governo del regno di Francia; perciò, tanto per conservare la memoria di tutte queste cose, quanto per fortificare e mantenere di più la religione cattolica e per decorare e onorare la nobiltà del nostro regno, noi istituiamo l’ordine militare dello Spirito Santo…. il quale ordine creiamo e istituiamo in questo regno, affinché lo Spirito Santo ci faccia la grazia che noi vediamo ben presto tutti i nostri sudditi riuniti nella fede e nella religione cattolica, e vivere in avvenire in buona amicizia e concordia gli uni con gli altri…. che è il fine a cui tendono i nostri pensieri e le nostre azioni, come al .colmo della nostra più grande felicità. » Helyot., t . VIII, p. 406, eseg.]. – satana è lo spirito di divisione, viceversa lo Spirito Santo é lo spirito di carità. Se esiste un mezzo di ricondurre l’unione in un regno crudelmente diviso dalle guerre di religione, e con le discordie civili che ne sono la conseguenza inevitabile, è per l’appunto il ristabilire il regno dello Spirito Santo. Nulla dunque era più giusto del pensiero di questo principe: nulla di più desiderabile del fine della sua istituzione. Per il solo fatto della sua esistenza, era un immenso servizio. Mostrando la più alta nobiltà arruolata sotto la bandiera dello Spirito Santo essa lo metteva in rilievo come elemento sociale, e ritardava l’epoca di funesta dimenticanza in cui è caduta, agli occhi dei governi moderni, la terza Persona dell’adorabile Trinità. – Gli statuti dell’ordine erano adattatissimi a realizzare i voti del monarca. Come gran maestro, il re di Francia, il giorno della sua consacrazióne prestava giuramento sul Vangelo: « Di vivere e morire nella santa fede e religione cattolica, apostolica romana, e piuttosto morire che mancarvi; di mantenere per sempre l’ordine dello Spirito Santo; di non potere dispensare mai i comandanti e ufficiali, ammessi nell’ordine, dal comunicarsi e ricevere il prezioso corpo di Nostro Signore Gesù Cristo, nei giorni stabiliti, che sono il primo dì dell’anno e il di della Pentecoste. » L’Ordine essendo stato istituito per la propagazione della fede cattolica e per l’estirpazione, delle eresie, lo stesso giuramento di fedeltà a Dio, alla Chiesa, allo Spirito Santo, al re, era prestato dai cavalieri, il giorno del loro ricevimento. I cavalieri erano in numero di cento, tutti tratti dalle più nobili famiglie e di buona condotta e costumi. Per quanto era possibile assistevano tutti i giorni alla Messa, e i giorni di festa alla pubblica celebrazione dell’ufficio divino. – Erano obbligati a dire ogni giorno un rosario di dieci poste, che dovevano portare in dosso, poi l’uffìcio dello Spirito Santo con gli inni e orazioni, oppure i sette Salmi penitenziali; e se vi mancavano, a dare una elemosina ai poveri. I giorni di comunione comandati dagli statuti, dovevano in qualunque luogo si trovassero, portare il collare dell’ordine durante la Messa e la Comunione. – Il giorno dopo il loro ricevimento, essi andavano a udire la Messa vestiti degli abiti di cerimonia, e il re all’offertorio, offriva un cero fiorito di tanti scudi d’oro quanti anni contava. Dopo la Messa essi desinavano con Sua Maestà, e dopo mezzodì assistevano al vespro dei defunti. Il terzo giorno assistevano al servizio che si faceva per i cavalieri morti. All’offertorio il re e i cavalieri offrivano ciascuno un cero d’una libbra. Inoltre due Messe erano celebrate ogni giorno nel convento degli Agostiniani di Parigi, una per la prosperità dell’ordine e i cavalieri viventi, l’altra per quelli defunti. [Helyot ubi supra]. – Fra questi ordini militari del tempo antico, e gli ordini moderni, qual differenza! Mentre l’alta nobiltà praticava con tanto splendore il culto dello Spirito Santo, il popolo più fedele ancora alle tradizioni del passato, Io conservava nella sua ingenua ma commovente ed energica semplicità. Una parte dell’Europa era ricoperta di associazioni e di Confraternite dello Spirito Santo. La santificazione dei loro membri mediante l’unione fraterna e mediante la carità, era l’anima di quelle preziose istituzioni, la cui origine si perde nella notte dei tempi della barbarie: era insomma lo Spirito Santo in azione. Esse esistevano specialmente nella maggior parte delle parrocchie di Savoia. [I confratelli erano tutti o quasi tutti abitanti della parrocchia]. La diocesi privilegiata di san Giovanni di Maurienne, è abbastanza fortunata di conservarne fino a questo di cosi belle vestigia.I pubblici banchetti, ai quali pigliavano parte tutti i confratelli, danno luogo a pensare che le associazioni dello Spirito Santo traessero la loro origine dalle agapi. – Questi pasti avevano luogo su verdi prati all’ aria aperta. Si ammazzava un bove per il banchetto. Anche di recente, abbattendo un enorme noce, si trovò nei fianchi dell’albero secolare, l’arpione di ferro del quale si servivano per spezzare l’animale. Le grandi caldaie dove si faceva la minestra di grasso per il giorno delle agapi, esistono ancora in parecchie parrocchie. Avendo i tempi mutato, i pubblici pasti furono convertiti in elemosine generali, tanto per conservare la memoria dell’antica disciplina, quanto per sollevare più efficacemente i poveri vergognosi. I ricchi, i quali in qualità di confratelli avevano parte alle elemosine e distribuzioni, le ricevevano come i poveri. Cosi faceva il grande, l’amabile santo della Savoia, cioè san Francesco di Sales che portava religiosamente nelle pieghe della sottana le noci che i ragazzi gli davano, andando a confessarsi. Ei le faceva servire alla sua tavola, e diceva mangiandole: Questa è fatica delle mie mani, e son fortunato di mangiarne: “labores manuum tuarum quia manducabis, beatus es et bene Ubi erit”. – Ma in ricompensa di quel che essi ricevevano, e per render sempre più grosse le porzioni dei poveri, i ricchi avevano cura d’aumentare, sia per donazione, sia per testamento il fondo delle confraternite. Grazie alla loro liberalità, vi furono in alcune parrocchie fino a cinque elemosine generali all’anno. — Le epoche in cui avevano luogo, e la natura degli oggetti distribuiti, ci mostra che le elemosine avevano per iscopo di procurare ai confratelli, o alcune ricreazioni innocenti così dolci ai diseredati del mondo, o soccorsi materiali necessarii all’adempimento delle leggi disciplinali della Chiesa. – Così la distribuzione di olio di noce si faceva al principio di quaresima, perché allora non si poteva usare cibi con burro. La distribuzione del lardo aveva luogo il sabato santo, affinché i fedeli potessero preparare da grasso il loro nutrimento, durante il tempo pasquale. – Ma nel tempo in cui tutta la Chiesa è nella gioia, e in cui i solitari più rigidi rallentavano le loro austerità, non avere che poveri alimenti conditi di grasso, era poco. Perciò il lunedì di Pasqua si faceva una distribuzione di pane e di vino. Quando arrivava l’Ascensione, e che gli armenti cominciavano a salire sulle montagne, veniva dato una distribuzione di sale. Finalmente il lunedì o il martedì di Pentecoste, festa patronale della confraternita, si distribuiva della minestra, del vino, e lardo, che permetteva ai più poveri di dimenticare per un istante le loro privazioni consuete. – Oggi le distribuzioni o elemosine si riducono, a quelle del principio di quaresima e del sabato santo. Questo non è che il lato materiale della confraternita. Tutte le opere, di carità spirituale ne sono la parte morale. – In primo luogo, si pensa alla cura delle anime del purgatorio: per esse sono offerte parecchie Messe, e opere pie in diverso genere. Facendo cadere sui defunti la rugiada del refrigerio e della pace, queste testimonianze d’intelligente carità procurano ai vivi, potenti intercessioni appresso Dio, e immortalano i vincoli della confraternita. – Dove trovare qualche cosa di meglio inteso? Perchè lo spirito moderno è egli venuto a perseguitare e distruggere queste ammirabili associazioni? Noi lo sappiamo; ma chi impedisce di ristabilirle dove esse esistevano, di crearle, dove esse non hanno ancora esistito? Noi non lo sappiamo. Per questo, che cosa ci vuole ? la volontà. Volerlo con sapienza, traendo profitto dalle circostanze di tempi e di luoghi. [Chi impedirebbe, per esempio, di approfittare dell’ epoca della cresima per realizzare questo progetto?]. Volerlo con perseveranza, non sì spaventando degli ostacoli, attesoché ciò che è necessario, si fa sempre. Ogni giorno vedonsi stabilirsi nuove confraternite. Vi sono poche parrocchie che non abbiano qualche associazione, o conferenze in onore della Madonna, di sant’Anna, e di diversi santi del paradiso. La terza Persona della augusta Trinità, quella a cui noi dobbiamo tutto, anche la santa Vergine, sarà ella sola e sempre dimenticata? Quale scusa, soprattutto oggi, alla nostra indifferenza? satana non si contenta di comandare al grande esercito del male; con una attività senza esempio egli forma sotto i nostri occhi i suoi numerosi addetti in mille confraternite d’iniquità, Ei sa che per distruggere come per edificare, l’unione fa la forza: il suo calcolo non è falso. Come il campo è scavato dalle talpe, così il suolo di Europa è minato dai neri pionieri del satanismo. – A costo di soccombere, il nostro dovere è di fare la contro mina. Procuriamo di esser membri e membri devoti del grande esercito dello Spirito Santo, cioè della Chiesa cattolica; ma non ci teniamo solamente a questo. – Formiamoci in gruppi offensivi e difensivi: opponiamo società a società. Alle confraternite di satana opponiamo quelle dello Spirito Santo : l’unione fa la forza. Solo lo Spirito del bene può vincere lo spirito del male. Mi pare che si dica abbastanza quando tutto quel che può favorire il regno dello Spirito Santo é ora, più che mai, all’ordine del giorno. – In favore di questo culto salutare, rimane un’ultima considerazione, che sarà l’oggetto seguente. – Se la parte positiva del culto dello Spirito Santo consiste nel ricordarsi della terza Persona dell’augusta Trinità, nel pregarLa e nell’imitarLa; la parte negativa consiste nel fuggire con la più gran cura tutto ciò che può allontanarLa e contristarLa. AllontanarLa. Lo Spirito Santo è essenzialmente purità e carità. Come i cattivi odori fanno fuggire l’ape, cosi il sensualismo l’egoismo allontanano lo Spirito Santo da ogni anima, da ogni popolo reso schiavo all’uno od all’altro di questi vizi. Grande argomento di meditazione e anche di timore per la nostra epoca! Se è vero che nessun’ altra offre allo stesso grado il sensualismo e l’egoismo, è dunque vero che nessun’altra fa allo Spirito Santo una opposizione più adeguata. – Ma allontanare lo spirito di vita è, come lo abbiamo tante volte stabilito, chiamare il regno dello spirito di morte c on le sue inevitabili e disastrose conseguenze. ContristarLa. La negligenza nell’invocarLa, l’infedeltà nel seguire le sue ispirazioni, sia per la condotta privata, come per la direzione degli altri, popoli o particolari, contristano profondamente lo Spirito Santo. Il disprezzo di cui è l’oggetto, l’ingiusta preferenza data a oracoli stranieri, preparano le ultime catastrofi; imperocché conducono a un peccato non meno irremissibile, tanto per le nazioni che per gli individui. Noi abbiamo nominato il peccato contro lo Spirito Santo. Ci rimane a farlo conoscere: oh se potessimo noi ispirare tutto l’orrore ch’egli merita! – L’Uomo-Dio percorreva la Giudea risanando gli infermi, liberando gli ossessi, resuscitando i morti. Bassamente gelosi i farisei della fiducia che i suoi miracoli attiravano a Lui, osavano dire: “È in nome di Beelzebub, principe dei demoni, ch’egli caccia i demoni”. Dopo aver confutato una simile calunnia, il Verbo divino aggiunge, per mostrarne l’enormità: « Io ve lo dico, qualunque peccato o bestemmia sarà perdonata agli uomini; ma la bestemmia contro lo Spirito Santo non sarà perdonata. E chiunque avrà detto una parola contro al Figliuolo dell’uomo, gli sarà perdonata; ma colui che l’avrà detta contro lo Spirito Santo, non gli sarà perdonata né in questo mondo, né nell’altro. [“Ideo dico vobis: Omne peccatum et blasphemia remittetur hominibus: Spiritus autem blasphemia non remittetur. Et quicumque dixerit verbum contra Filium hominis, remittetur ei; qui autem dixerit contra Spiritum sanctum, non remittetur ei neque in hoc saeculo, neque in futuro”. Matth XII, 31, 32; Marc., III, 29 ; Luc., XII, 10. — San Tommaso spiega in questi termini la differenza tra la bestemmia contro lo Spirito Santo e quella contro Nostro Signore. Gesù Cristo faceva certe cose, in tanto che uomo, come bere e mangiare; e altre in tanto che Dio, come cacciare i demoni, risuscitare i morti. Egli faceva queste ultime per virtù della sua propria divinità e per opera dello Spirito Santo, di cui come uomo era ricolmo. Gli Ebrei avevano dapprima commesso la bestemmia contro il Figliuolo dell’uomo chiamandolo vorace, bevitore di vino, amico dei pubblicani. Dipoi essi bestemmiarono contro lo Spirito Santo, attribuendo al demonio ciò che faceva per virtù della sua propria divinità e per opera dello Spirito Santo. 2a, 2ae, q. 14, art. 1, corp.]. – Come si vede, il rimprovero che Nostro Signore indirizza ai farisei, è di attribuire maliziosamente al demonio i miracoli ch’Egli faceva, e dei quali essi non potevano dubitare che fossero opera del dito di Dio. Questa era la loro bestemmia e il loro delitto. Perciò a malgrado dell’evidenza, trattare le opere del Verbo divino, come opere di satana, e per conseguenza il Figlio di Dio come agente del demonio falsario, e come usurpatore della divinità, in ciò consiste propriamente la bestemmia contro lo Spirito Santo. – « Bisogna notare, dice un dotto commentatore, che Nostro Signore non parla qui di ogni peccato contro lo Spirito Santo, ma solamente della bestemmia contro lo Spirito Santo, che si commette con parole, come pure con pensieri e con opere. Ha luogo allorché si calunniano opere manifestamente divine e miracolose, pie e sante, che Dio compie per la salute degli uomini e con le quali egli conferma la verità della fede; come per esempio, l’espulsione dei demoni. Queste opere essendo opere della bontà e della santità di Dio sono attribuite allo Spirito Santo. Ond’è, che colui il quale le calunnia, e che scientemente per malizia le attribuisce ai demoni, bestemmia contro lo Spirito Santo, perché egli toglie a Dio la sua santità, la sua verità, e fa di lui un demonio: “Ex Deo facìt diabolum”. » [Corn. a Lap. in Matth. XII, 31] . Il peccato contro lo Spirito Santo non si limita dunque alla bestemmia contro lo Spirito Santo, né a un atto passeggero; ei si estende a parecchie prevaricazioni, e costituisce anche uno stato permanente. Secondo i Padri, i teologi e san Tommaso particolarmente, quest’albero di morte si divide in sei rami: 1) la disperazione della salute; 2) la presunzione di salvarsi senza merito, o l’essere perdonato senza penitenza; 3) l’impugnare la verità conosciuta; 4) l’invidia della grazia altrui; 5) l’ostinazione nel peccato, 6) l’impenitenza finale, sono altrettanti peccati contro lo Spirito Santo. [“Desperatio, praesumptio, impoenitentia, obstinatio, impugnatio veritatis agnitae et invidentia fraternae gratiae”. Ap. S. Th., 2a, 2ae, q. 14, art. 2]. – La ragione è che questi peccati sono peccati di pura malizia, soprattutto il terzo, che è propriamente il peccato fulminato dal Salvatore. – Perché sono essi peccati di pura malizia? San Tommaso risponde: « Vi è peccato di pura malizia, allorquando con disprezzo si respinge ciò che poteva impedire di abbracciare il peccato. Per esempio, quando si respinge la speranza per lasciarsi andare alla disperazione; o il timore di Dio per lasciarsi dominare dalla presunzione. – Ora, molte cose impediscono questa scelta funesta, tanto dal lato dei giudizi di Dio, quanto dal lato dei doni dello Spirito Santo, come dal lato dello stesso peccato. – « Dal lato dei giudizi di Dio: per speranza che nasce dal pensiero della misericordia di Colui che rimette i peccati e ricompensa le buone opere. Ora quésta speranza è tolta dalla disperazione. – « Dal lato’ dei doni dello Spirito Santo tra’ quali due soprattutto ci allontanano dal peccato: l’uno è l’intelligenza della verità. Questa intelligenza è combattuta dall’impugnare la verità conosciuta, quando uno insorge contro una verità di fede, a fine di peccare più liberamente. – L’altro è il soccorso della grazia interiore che proviene dal dono di pietà. A questa grazia si oppone la gelosia delle grazie altrui, allorquando qualcuno porta invidia, non solo alla persona di suo fratello, ma ancora ai progressi della grazia di Dio nel mondo. – « Dal lato del peccato: due cose ce ne allontanano: una è il disordine e la turpitudine dell’atto, il cui pensiero ha l’attitudine di condurre a pentirsi del peccato commesso. – A questo mezzo di salute è opposta la impenitenza intesa nel senso della volontà di non pentirsi. L’altra è la brevità e il nulla del bene, che si cerca nel peccato e che, pel solito, impedisce la volontà dell’uomo di fissarsi nel male. Questo nuovo mezzo di salute è distrutto dall’ostinazione, allorché il peccatore si conferma nella volontà di attaccarsi al peccato. Tutti questi mezzi che c’impediscono di scegliere il male invece del bene, sono tanti effetti dello Spirito Santo in noi; imperocché, peccare cosi per malizia, è un peccare contro lo Spirito Santo. » [“Haec autem omnia quae peccati electionem impediunt, sunt effectus Spiritus sancti in nobis: et ideo sic ex militia peccare?, est peccare in Spiritum Sanctum”. 2a, 2ae, q. 14, art. 1, corp., et art. 2, corp.]. Il dolce san Francesco di Sales aggiunge: « Il peccare è assai comune alla debolezza umana; ma sostenere pertinacemente la sua colpa, voler persuadere che si é avuta ragione di commetterlo, chiamare il male bene, e mettere le tenebre in luogo della luce, è offendere lo Spirito Santo; è combattere una verità manifestamente, è essere in qualche modo in senso reprobo. » [Spirito, ec., t-. II, part. XI, p. 387, ediz. in-8]. – Tale è in se medesimo il peccato contro lo Spirito Santo; resta ora a dire in qual significato è irremissibile. La bestemmia contro lo Spirito Santo, dichiara il Verbo stesso, non sarà perdonata, né in questo mondo né nell’altro. Nondimeno, affidando alla sua Chiesa il potere delle chiavi, Egli dice senza restrizioni: «Tutto ciò che voi scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo: quelli a cui rimetterete i peccati, saranno loro rimessi. » Come interprete infallibile della dottrina del suo sposo, la Chiesa cattolica mostra che non vi è nessuna contraddizione tra queste divine parole. Essa insegna che il Redentore universale, non ha posto nessun limite alla sua misericordia; che nessun peccato è. Irremissibile nel rigore della parola: e nella persona di Novato colpisce d’ anatema colui che osasse sostenere il contrario. – Come dunque bisogna intendere che il peccato contro lo Spirito Santo è irremissibile? Se si tratta dell’impenitenza finale, resta rigorosamente vero che questo è irremissibile. L’impenitenza finale è il peccato mortale, nel quale l’uomo persevera sino alla morte. Ora, questo peccato non è rimesso, né in questo mondo mediante la penitenza, né nell’altro; poiché di là non vi è più redenzione. Si tratta di altri peccati contro lo Spirito Santo? L’irremissibilità deve intendersi non della impossibilità assoluta, ma della estrema difficoltà di ottenerne il perdono. La ragione è che per sua natura, il peccato contro lo Spirito Santo non merita alcuna remissione, né in quanto alla pena, né in quanto alla colpa. – Quanto alla pena: colui che pecca per ignoranza o per debolezza, sembra, fino a un certo punto, scusabile; in ogni caso merita minor castigo. Ma colui che pecca scientemente e per malizia, ex certa malitìa, non ha veruna scusa, né merita nessuna diminuzione di pena. – Tale è l’uomo che pecca contro lo Spirito Santo. – Quanto alla colpa: si dichiara incurabile la malattia che per la sua stessa natura respinge tutti i mezzi di guarire; per esempio, allorché essa toglie la possibilità di ritenere nessuna specie di cibo o di medicamento, quantunque Dio possa sempre guarirlo. Così il peccato contro lo Spirito Santo è chiamato irremissibile di sua natura; in tanto quanto respinge tutti i mezzi di perdono; poiché si oppone attivamente e direttamente allo spirito di luce, di grazia e di misericordia. Non vuol dire che la via del perdono e della guarigione sia chiusa all’onnipotenza ed alla misericordia di Dio; ma come ella può sempre guarire dalle malattie incurabili, cosi ella può sempre rimettere dei peccati irremissibili. Grazie gli siano rese, poiché questi miracoli di bontà sono lungi dall’essere senza esempi.11 [“Per hoc tamen non praecluditur via remittendi et sanandi omnipotentiae et misericordiae Dei, per quam aliquando tales quasi miraculose spiritualiter sanantur. S. Th., 2a, 2ae, q. 14, art. 3. Corp.]. – Pensando al peccato contro lo Spirito Santo ed alle conseguenze a cui trascina, è egli facile d’essere senza timore circa l’avvenire di un’epoca, in cui esso si commette così spesso, e da un sì gran numero di persone di ogni condizione? Sono eglino rari oggi quelli i quali, malgrado avvertimenti reiterati, si ostinano nel libertinaggio dello spirito e del cuore, e mettono fine ai loro giorni col suicidio, o che muoiono con l’insensibilità della bestia? Quelli che indifferenti verso i doveri essenziali della religione, si lusingano in un avvenire felice dopo la morte, dicendo col sorriso dell’empietà: Dio è troppo buono per perdermi? Quelli che nelle loro conversazioni, nei loro discorsi, nei loro giornali, nelle loro opere impugnano audacemente la verità conosciuta? Coloro che spingendo la bestemmia a tali limiti che 1’inferno non ha mai conosciuti, osano da una parte calunniare il cattolicismo tutto quanto, il Vicario di Gesù Cristo, il Figliuolo di Dio medesimo; e d’altra parte aggiungere a questa denigrazione satanica la glorificazione di tutto ciò che è anticristiano: come Giuda, Nerone, Giuliano l’Apostata, satana? Sopra labbra battezzate che cosa è questo, se non il peccato contro lo Spirito Santo, in ciò che si può immaginare di più odioso? – Qual sorte è riserbata alle nazioni che lasciano cosi oltraggiare lo stesso autore di tutti i loro beni ? La Provvidenza ha permesso, che vi fosse nella storia un fatto che ne desse la risposta. – Sino dai primi secoli, i Greci, spinti dallo spirito maligno, non avevano cessato di assalire la terza Persona della SS. Trinità. Macedonio, Fozio, Michele Cerulario, sono i colpevoli, padri di una lunga posterità d’insultatori. – La Chiesa Latina, allarmata intorno alla sorte della sua sorella, non trascura nulla per ricondurla all’unità. – Tredici volte i Greci segnano solennemente il simbolo cattolico, e tredici volte essi violano la fede giurata. Nel 1439, appena ritornati in Oriente dopo il Concilio di Firenze, si burlano della loro firma, e ripigliano il corso delle loro bestemmie contro lo Spirito Santo. – Quest’ultimo delitto colma la misura, e il nuovo deicidio sarà punito come il primo.1 1 [Noi chiamiamo i Greci deicidi dello Spirito Santo, nello stesso senso che san Paolo chiama deicidi quelli che pei loro peccati crocifiggono di nuovo il Verbo incarnato. Heb., VI, 6. – Qui comincia tra la rovina di Gerusalemme e il sacco di Costantinopoli, il terribile raffronto che non è mai sfuggito agli osservatori cristiani. « Per trovare, dicono essi con ragione, qualche cosa di simile alla rovina di Costantinopoli fatta da Maometto, bisogna risalire alla rovina di Gerusalemme sotto Tito.

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Affinché i Greci sappiano bene che la causa del loro disastro fu la loro rivolta ostinata contro lo Spirito Santo, si é nelle feste stesse della Pentecoste, che la loro capitale fu presa, il loro imperatore ucciso, e il loro impero annientato. » [Storia Universale della Chiesa, t. XXII, p. 105, 2a ediz., in-8. — “Ut intelligant causam exitii sui fuisse pertinaciam in errore de processione Spiritus Sancti, in ipsis feriis Spiritus Sancti capta fuit Constantinopolis a Turcis, imperata occisus, et imperium omnino deletum”. Bellarm., de Christo, lib. II, c. XXX, p. 431, ediz. in fol., Lugd. 1587; vide etiam S. Anton., Chronic p. III, t. II, c. XIII, ediz. princeps]. – Pochi anni innanzi la rovina di Gerusalemme, Gesù, figlio d’Anano, si pone ad un tratto a gridare nel tempio: « Voce dell’ Oriente, voce dell’Occidente; voce dai quattro venti, voce contro a Gerosolima e al tempio, voce contro ai nuovi mariti e contro alle novelle spose, voce contro tutto il popolo! » Poi correndo notte e giorno per le piazze e le vie della città, manda di continuo lo stesso grido, aggiungendo con voce più lugubre: « Guai alla città, guai al popolo, guai al tempio ». Finalmente come egli faceva il giro dei bastioni della città assediata, grida: « Guai a me » nell’ istesso istante una pietra lanciata da una macchina, lo stende morto al suolo! [Josepho, De bello judaico, lib. VII, c. XVII. – Per gli Ebrei, la voce della giustizia succedette all’invocazione della misericordia. Così fu del pari per i Greci. Due anni circa [Ottobre 1451] innanzi la presa di Costantinopoli, il Papa Niccolò V, dopo avere esaurito tutti i mezzi di persuasione, gli minaccia della prossima rovina del loro impero. « Noi sopportiamo ancora, scrive loro, i vostri ritardi in considerazione di Gesù Cristo Pontefice eterno, che lasciò sussistere il fico sterile fino al terzo anno, quantunque il giardiniere si preparasse a tagliarlo, poiché non portava più frutti. Noi abbiamo atteso tre anni per vedere, se alla voce del divin Salvatore, voi ritornereste indietro dal vostro scisma. Ebbene! se il nostro attendere è stato vano: sarete abbattuti, affinché non occupiate più inutilmente la terra. [Àpud Reginald., an. 1451, n. 1 e 2]. – Con queste lettere profetiche il Vicario di Gesù Cristo fa partire un legato per l’Oriente. Quest’ultimo messaggero della misericordia fu il grande e santo cardinale Isidoro, arcivescovo di Kief, greco d’origine e celebre fra i Greci medesimi, a cagione del talento ch’egli aveva spiegato al concilio di Firenze. Sotto ogni rispetto egli era l’uomo il più capace di ricondurre gli scismatici all’unità. – Gli Ebrei non tengono nessun conto delle predizioni del figlio di Anano: essi al contrario lo battono e l’ingiuriano. Invece di ascoltare quella voce ispirata, amano piuttosto seguire i falsi profeti che gli spingono alla guerra contro i Romani, promettendo loro l’aiuto del cielo. – I Greci disprezzano gli avvertimenti del Sovrano Pontefice, volgono le spalle al suo inviato e più che mai si mostrano ostili all’ unione. Correndo in folla al monastero, dove risiede il troppo famoso Giorgio Scolano, gli domandano quel che hanno da fare. Senza degnare di uscire dalla sua cella, l’orgoglioso monaco risponde con un biglietto di anatema contro i Latini, e attacca questo biglietto alla sua porta dove tutti lo leggono come un oracolo: « Miseri cittadini, diceva, perché traviate voi ? Rinunziando alla religione de padri vostri, voi abbracciate l’empietà, e sottostate al giogo della schiavitù. Invece di contare sui Franchi, mettete la vostra fiducia in Dio. Signore io giuro che sono innocente di questo delitto. » [È bene sapere che questo Scolario o Gennadio, essendo a Firenze, si mostrò uno dei più premurosi di comparire dinanzi al Papa, a fine di essere lodato come il principale autore della riunione]. – Le parole di quest’uomo tenuto per profeta, cambiano l’odio contro i Latini in fanatismo popolare. Le strade di Costantinopoli risuonano delle giuda: Lungi da noi gli Azzimiti; noi non sappiamo che fare del soccorso de Latini: è meglio piuttosto vedere in Costantinopoli il turcasso di Maometto che il cappello di Isidoro! – Non era questo il grido degli Ebrei allorché dicevano: Toglietelo, toglietelo, noi non vogliamo che egli regni su di noi?- Come i Giudei, cosi i Greci contano sopra un prodigio per salvarli. Ogni sera si vedono radunarsi sui canti delle vie, e ivi invocano la Vergine in loro aiuto, bevendo alla salute della sua immagine, e caricando gli Occidentali d’imprecazioni. – Frattanto Tito, principe straniero di paese e di religione, viene ad assediare Gerusalemme alla testa del suo popolo; e l’apparizione terribile delle aquile romane dinanzi a Gerusalemme è l’abominazione della desolazione nella terra santa. Et civitatem et sanctuarium dissipabit populus cum duce venturo: et finis ejus vastitas et statuta desolatio”. Dan., IX, 26]. – Dalla parte dei Romani, si fanno prodigi di attività per innalzare le loro linee di circonvallazione e rinchiudere come in un cerchio di ferro, o meglio in un vivo sepolcro, Gerusalemme e i suoi abitanti. – Dalla parte dei Giudei, la vertigine dell’orgoglio e il furore della guerra civile. Costretti dai nemici di fuori, essi si dividono in fazioni che si sbranano, e che fanno di Gerusalemme l’immagine dell’inferno. – Maometto II, principe straniero di paese e di religione, comparisce sotto le mura di Costantinopoli alla testa del suo popolo. Questo popolo d’infedeli si componeva di trecentomila soldati, accompagnati da una flotta di quattrocento navi: e la formidabile comparsa della mezzaluna dinanzi a Costantinopoli era l’abominazione della desolazione in una terra cristiana Frattanto Maometto ardendo dal desiderio di vincere, forma i suoi accampamenti, rizza le sue macchine e dispone le sue bocche da fuoco. Ben tosto padroni di tutti i contorni, gli assedianti battono più da vicino le mura, colmano i fossati, aprono le brecce e si preparano all’ assalto. – Invece di unirsi, i Greci come i Giudei, si dividono sempre più. Quelli che paiono accettare il domma cattolico concernente lo Spirito Santo, sono considerati come tanti empii. La gran Chiesa di santa Sofia, che per Costantinopoli era ciò che il tempio per Gerusalemme, avendo servito di riunione ai cattolici « non è più per gli scismatici che un tempio pagano, un rifugio di demoni; non vi si vede più né ceri, né lampade. – Non è altro che una spaventosa oscurità e una trista solitudine, immagine funesta della desolazione, dove i nostri delitti stavano per ridurla in pochi giorni.2 »2 [Michel Ducas c. XXXVI. – Tal è l’accecamento del loro odio, o 1’eccesso della loro viltà, che una città di trecentomila anime non trovi per difenderla, che settemila cittadini e duemila stranieri. – Come i sicari di «Gerusalemme, cosi questa piccola truppa fa prodigi di valore. Ma questi sforzi non fanno che irritare Maometto, come quei dei Giudei non avevan servito che a esasperare Tito. Il porto di Costantinopoli era chiuso da una forte catena che rendeva inutile la flotta ottomana. Maometto concepisce il prodigioso disegno di fare scendere le sue navi nel porto, portandole sopra un promontorio, e facendole sdrucciolare su dei panconi unti di sego, fino a’piè di Costantinopoli. – Il lavoro si compié durante la notte, e ai primi raggi del giorno i Greci stupefatti vedono la flotta nemica nel loro porto. – Dopo furibondi combattimenti, Tito s’impadronisce della prima e della seconda cinta di Gerusalemme: poi della terza e della cittadella Antonia, riunita al tempio per mezzo di un portico. Non potendo ancora forzare i faziosi, abbandona la città al saccheggio. I suoi soldati vi commettono tutti gli orrori ; il tempio è ridotto in cenere; neppure una pietra rimane sopra’ pietra, e l’aratro passa sul suolo della città deicida. Accostatosi a Costantinopoli per terra e per mare, Maometto annunzia l’assalto generale per il 27 maggio, accendendo dei fuochi in tutto il suo campo. L’assalto incomincia il 28 al mattino. Come quello di Gerusalemme, esso si continua tutto il giorno, e una parte della notte, con un incredibile accanimento. Finalmente il 29 maggio, seconda festa di Pentecoste 1453, a un’ora dopo mezza notte, Costantinopoli cade in potere dei Turchi. – Cosi, mentre la Chiesa latina, devotamente radunata nelle sue chiese, celebra con allegrezza il solenne anniversario della discesa dello Spirito Santo sul mondo, e proclama altamente la sua processione dal Padre e dal Figliuolo, i Greci che la negano bestemmiando, sono schiacciati sotto le rovine della loro capitale, e ricevono sulle loro teste orgogliose il giogo di ferro della barbarie mussulmana. Dal che deducesi, che delle due più spaventevoli catastrofi di cui la storia faccia menzione, la rovina di Gerusalemme e il sacco di Costantinopoli, la prima é la tremenda punizione del delitto commesso contro la seconda persona della SS. Trinità, la seconda, il castigo non meno tremendo di un delitto analogo, commesso contro la terza Persona della SS. Trinità. – Ciò che i romani fecero a Gerusalemme, è oltrepassato da quel che fecero i Turchi a Costantinopoli. Come i Giudei, respinti da tutte le parti, si erano rifugiati nel tempio, cosi i Greci perduti, si rifugiano nella grande chiesa di santa Sofia. Tempio e chiesa divengono il teatro di tali orrori, che la storia osa appena delinearne il ricordo. Ascoltiamo pertanto un testimone oculare. È il cardinale Isidoro medesimo, d’origine Greco, che ci dipinga la desolazione di Costantinopoli; come un altro testimone oculare, Gioseffo, Giudeo di nazione, è stato scelto dalla Provvidenza, per trasmettere alla posterità la descrizione del sacco di Gerusalemme! [Allo scopo di sfuggire alla morte, il principe della Chiesa rivesti del suo abito di cardinale un cadavere, al quale i Turchi tagliarono la testa e la recarono al Sultano col cappello rosso].- Ecco alcuni versi del suo racconto: « Maometto circondato da’ suoi visir, essendo entrato in Costantinopoli, due soldati gli portano la testa dell’imperatore di Costantino. – Ei la fa inchiodare ad una colonna, dove essa vi resta fino a sera: Poi, avendola fatta scorticare e riempire di paglia, la invia come trofeo ai principi dei Turchi, in Persia e in Arabia. » [Apud. S. Antoh., pars historia l.fol. 188, c. XIV, ediz. infol.]. – Cosi Tito, dopo averli mostrati in spettacolo ai romani, il giorno del suo trionfo, fece scannare nella prigione Mamertina, Simone di Gioras e Giovanni di Giscala, principi dei Giudei. – « Dopo quest’oltraggio al vinto, Maometto entra in Santa Sofia e si asside sull’altare, come se fosse il Dio del tempio, in luogo del Verbo incarnato, proclamandosene in tal modo l’avversario. Di già i suoi soldati hanno scannato alla rinfusa tutti quelli che si trovavano sul santo luogo. Aggiungendo il sacrilegio alla crudeltà, ricoprono di sputi, rompono, calpestano le immagini di Nostro Signore, dell’augusta sua Madre, dei santi e dei martiri. Essi strappano i Vangeli e tutti i libri di preghiere: indossano gli ornamenti sacerdotali, profanano nel modo il più ributtante i vasi sacri, le reliquie dei santi e tutto ciò che vi ha di più venerabile nella religione. » [“Mingebant, stercorizabant, omnia vituperabilia exercebant”. Apud S. Anton., ubi supra]. – Come nel tempio e in Gerusalemme, cosi in Santa Sofia e in Costantinopoli tutto è massacro e abominio. Centundicimila Giudei periscono durante l’assedio; gli altri sono venduti come schiavi, carichi di catene, impiegati nei pubblici lavori, riserbati per i combattimenti dei gladiatori, queste turbe di deicidi portano per tutta la terra lo spettacolo vivente della predetta desolazione: e dopo diciotto secoli tutte le generazioni veggono questo cadavere di popolo, appeso al patibolo della divina giustizia. – Medesimo spettacolo a Costantinopoli. Sacerdoti, frati, monache, donne, fanciulli, vecchi, tutto ciò che sopravvive, divenuto preda dei vincitori, è accatastato in tanti stabbj e venduto come bestiame. Si veggono i principi, i baroni, i grandi signori trascinati con la corda al collo, cacciati a colpi di staffile e comprati per tanti uomini da nulla, che ne fanno tanti guardiani di bovi e di maiali. [Apud S. Anton., ubi supra.]. – La massa della popolazione è gettata nelle galere, che pongono subito alla vela per tutte le direzioni. – Per lungo tempo i porti dell’Asia e dell’Africa vedono esposti, nei loro spaventosi mercati, lunghe catene di schiavi, che sono come gli ebrei dispersi ai quattro venti, per insegnare a tutti i popoli ciò che diventa una nazione che osa dire allo Spirito Santo: Noi non vogliamo che tu regni su di noi: “Nolumus hunc regnare supen nos”. Tanto Gerusalemme che Costantinopoli fu così bene spopolato, che Maometto non vi lasciò, dice il cardinale, né un greco, né un latino, né un armeno, né un ebreo : “Nullum incolam intra reliqiierunt, non Graecum, non Latinum, non Armenum, non Judaeum”. – Così si compié sul Greco deicida della terza Persona della SS. Trinità, la minaccia adempiuta sul Giudeo, deicida della seconda. « Voi che non avete voluto servire il Signore nella gioia, nell’allegrezza del vostro cuore e nell’abbondanza di tutti i beni, servirete il nemico che il Signore vi manderà nella fame e nella séte, nella nudità e nell’indigenza, e porrà sul vostro collo, un giogo di ferro che vi schiaccerà. Il Signore condurrà contro di voi una nazione lontana, rapida come l’aquila, della quale non intenderete la lingua. Nazione orgogliosa e crudele, senza riguardo alla vecchiezza, senza pietà per l’infanzia, non vi lascerà nulla, rovescerà le vostre mura e vi annienterà col massacro e la dispersione. [Deuter., XXVIII, 48 e seg.]. » – [Come non pensare alle analoghe vicende dei monofisiti, nestoriani, giacobiti, giovanniti di Siria ed Iraq, viste le attuali vicissitudini belliche di questi popoli ribelli alla dottrina ed al Magistero Cattolico, … non avranno forse irritato la divina Maestà per le loro ostinazione contro lo Spirito Santo e la sua azione, come i Giudei ed i Greci di Costantinopoli? – n.d.r. – ]. – Dopo l’adempimento alla lettera di questa minaccia divina, i Greci vivono sotto il giogo tirannico de’ loro vincitori. Ancor oggi, dopo quattro secoli di umiliazioni e di castighi, questo popolo, come il Giudeo, ha occhi per non vedere, orecchie per non udire, memoria per non ricordarsi, mente per non comprendere la formidabile lezione che Dio gli infligge in punizione della sua ribellione ostinata contro lo Spirito Santo.

Constantinople

– O nazioni d’Occidente, procurate che questa lezione non sia perduta per voi. Tale è il voto che ci resta a formare dando termine a questo lavoro, dove si mostra sin,dal cominciamento dei secoli, l’azione permanente e sovrana dello Spirito del bene e dello Spirito del male, sull’umanità. – Vedendo ciò che Costa il peccare contro lo Spirito Santo, impariamo a correggere i nostri pensieri e i nostri timori. Allo spettacolo della corruzione dei costumi, del fascino per le cose da nulla, dell’oblio troppo generale dei doveri più sacrosanti, tremiamo per l’avvenire, ma tremiamo soprattutto nel pensare al peccato contro lo Spirito Santo, divenuto oggidì tanto comune. – Deh possano i governi ancor più dei governati, prendere sul serio la sentenza pronunziata dal Legislatore supremo, contro i bestemmiatori dello Spirito Santo, e ricordarsi, che immutabile come la verità, essa rimane sempre sospesa sul capo delle società che li imitano o che li tollerano. Possano essi nella vita pubblica come nella vita privata, non dimenticare giammai che l’uomo quaggiù è posto nell’alternativa inesorabile di vivere sotto l’impero dello Spirito,del bene, o sotto la tirannia dello Spirito del male; che il primo è lo Spirito di vita, vita intellettuale, vita morale, vita sociale, vita eterna: che il secondo è lo Spirito di morte, e che, negatore adeguato dello spirito di vita, produce la morte sotto tutti i nomi: per gli individui, la morte eterna alla quale ei li trascina per il cammino dell’iniquità, della vergogna e della servitù; per le nazioni, che non vanno in corpo nell’altro mondo, la morte sociale a cui ei gli conduce con catastrofi inevitabili. -In conclusione: Perduto per lo Spirito del male, il mondo non sarà salvo che per lo Spirito del bene. Gli rimane intelletto bastante per capirlo ? Iddio lo sa. – Quel che noi sappiamo, è che una sola potenza è capace di fare intendere questa verità capitale ai sordi coronati come a popoli materialisti e distratti. Questa potenza è il clero; il clero che opera nella pienezza della sua forza e della sua libertà. Per i re come per i sudditi, questo solo ha le parole di guarigione, tutte le parole di guarigione; perché esso solo ha le parole di vita, tutte le parole di vita. Se, come non bisogna dubitarne, al coraggio del bene aggiunge l’intelligenza de’ tempi, egli vedrà che la lotta attuale, lotta accanita e che si estende per tutta la faccia del globo, è oramai tra la negazione assoluta e l’affermazione assoluta, tra il cattolicismo del male e il cattolicismo del bene, tra satana e lo Spirito Santo, combattenti per una suprema vittoria in persona, e per cosi dire corpo a corpo, alla testa de’ loro eserciti. A questo solennissimo spettacolo della storia, il suo zelo, come quello di Paolo alla vista d’Atene pagana, s’infiammi di nuovo ardore. Il clero soldato intelligente ma non inteso, non si lasci scoraggiare né dall’impossibilità morale dell’impresa, né dagli scherni del mondo, né dal torpore dei falsi fratelli. I Pescatori di Galilea non hanno affrontato Cesare e i barbari? Perseguitati e derisi, non hanno essi vinto? Per cedere il posto al Dio del Cenacolo, satana non ha egli veduto i suoi altari rotolar nella polvere dall’alto del Campidoglio? Il braccio dell’Onnipotente non è punto scorciato. Per noi cattolici ecclesiastici o laici, la lotta non è già una speculazione, ma é un dovere. Qualunque sia l’avvenire della società, noi saremo riusciti a fare o dei nobili vincitori, o delle nobili vittime. Sia dunque da qui in innanzi predicato per tutto Io Spirito Santo; affinché riprenda nella vita delle nazioni quel posto che gli si compete e che non avrebbe giammai dovuto perdere. Che il suo culto troppo lungamente trascurato, rifiorisca nelle città e nelle campagne; e che sulle labbra di tutti’i cattolici del secolo decimonono si trovi frequente come il respiro, l’ardente preghiera del re profeta. Manda fuori il tuo spirito, e tutte le cose saranno create; e rinnoverai la faccia della terra. “Emitte spiritum tuum, et creabuntur, et renovabis faciem terrae” . [Ps. CIII]

In ciò, in ciò soltanto sta la salute del mondo.

Parigi, nella festa della Pentecoste,

15 maggio 1864