LA SCUOLA CATTOLICA E LE INDULGENZE PER GLI INSEGNANTI E GLI STUDENTI

LA SCUOLA CATTOLICA E LE INDULGENZE PER GLI INSEGNANTI E GLI STUDENTI

 

DOCENTIBUS RECITANDAE

759

Invocatio

Bonitatem et disciplinam et scientiam doce me, Domine; quia mandatis tuis credidi

(Ps. CXVIII, 66).

Indulgentia trecentorum dierum

 (Pius X, Rescr. Manu Propr., 14 maii 1908; S. C. Indulg., 12 sept. 1908).

 

760

Invocatio

SEDES SAPIENTIÆ, ORA PRO NOBIS.

Docentibus, qui ante scholam Salutationem Angelicam cum supra relata invocatione semel devote recitaverint, conceditur:

[Ai docenti che prima della lezione reciteranno la Salutazione Angelica – l’Ave Maria – con l’invocazione suddetta, si concede …]

Indulgentia trecentorum (300) dierum (S. Pæn. Ap., 10 nov. 1940).

761

Oratio

O glorieuse vierge et martyre, sainte Catherine, qui, par votre science admirable, votre zèle pour la foi et votre glorieux martyre, avez gagné à Jésus-Christ un si grand nombre d’àmes, Vous dont le patronage a été si souvent reclame par les plus doctes, nous vous choisissons pour la protectrice et la patronne de nos études et de notre enseignement. Obtenez-nous, à nous qui sommes vos clients, un amour généreux pour Jésus-Christ notre Sauveur, un zèle ardent pour le faire connaìtre et aimer, un attachement inviolable à la foi catholique et aux enseignements de la sainte Eglise. Que, par votre intercession, le Seigneur daigne accorder à tous ceux qui enseignent, la plénitude des dons du Saint-Esprit; qu’ils unissent à une science vraie la sùreté et l’habileté des méthodes, la pureté de la foi, l’intégrité de la vie et une humble défiance d’eux-mèmes. Demandez à Jesus, votre époux, qu’Il prenne en pitie tous ceux qui sont enseignés; qu’Il les préserve des maîtres impies ou indifférents, des doctrines perverses ou erronées: qu’Il leur donne la rectitude de l’esprit, la docilité du coeur et la grace de progresser dans leurs études selon les desseins de la souveraine Sagesse. Enfin, ò glorieuse Sainte, sollicitez du Pére des lumières une telle effusion de gràces sur l’enseignement de la jeunesse, qu’après avoir étudié, aimé et pratiqué la loi divine, tous ensemble, maìtres et disciples parviennent à la montagne sainte qui est Jésus-Christ. Ainsi soit-il.

 [PREGHIERA A SANTA CATERINA

“O gloriosa vergine e martire Santa Caterina, che con la vostra mirabile scienza, il vostro zelo per la fede e il vostro glorioso martirio, avete guadagnato a Gesù-Cristo un sì grande numero di anime, ed il cui patrocinio è stato così spesso reclamato dai più dotti, noi vi scegliamo come protettrice e patrona dei nostri studi e del nostro insegnamento. Otteneteci, a noi che siamo vostri devoti, un amore generoso per Gesù-Cristo Nostro Salvatore, uno zelo ardente per farlo conoscere ed amare, un attaccamento invincibile alla Fede Cattolica ed agli insegnamenti della Santa Chiesa. Che si degni, il Signore, per vostra intercessione, di concedere a tutti coloro che insegnano, la pienezza dei doni dello Spirito Santo; che essi uniscano ad una scienza vera la sicurezza e l’abilità dei metodi, la purezza della fede, l’integrità della vita ed un’umile diffidenza di sé medesimi. Domandate a Gesù, vostro sposo, che abbia pietà di tutti coloro ai quali si insegna; che li preservi dai maestri empi ed indifferenti, dalle dottrine perverse ed erronee: che dia loro la rettitudine dello spirito, la docilità di cuore e la grazia di progredire nei loro studi secondo i disegni della sovrana Sapienza. Infine, o Santa gloriosa, sollecitate dal Padre dei lumi una tale effusione di grazie sull’insegnamento della gioventù, che dopo aver studiato, amato e praticato la legge divina, tutti insieme, maestri e discepoli, giungano alla santa montagna che è Gesù-Cristo. Così sia.”]

Indulgentia trecentorum dierum (S. C . Indulg., 29 apr. 1907; S. Pæn. Ap., 10 aug. 1933).

762

Oratio

O glorieuse sainte Catherine, vierge sage et prudente, qui avez mis la science de Jésus-Christ au-dessus de toute science, obtenez-nous de demeurer inviolablement attachés à la foi catholique et de ne chercher, dans nos études et dans notre enseignement, qu’à étendre en nous et dans les autres le règne de Jésus-Christ, notre Seigneur et de la sainte Eglise. Ainsi soit-il.

[O gloriosa Santa Caterina, vergine saggia e prudente, che avete posto la scienza di Gesù-Cristo al di sopra di ogni scienza, otteneteci di restare inviolabilmente attaccati alla fede Cattolica e di non cercare, nei nostri studi e nel nostro insegnamento, che ad estendere in noi e negli altri il regno di Gesù-Cristo, Nostro Signore e della Santa Chiesa. E così sia.

Indulgentia trecentorum dierum (S. C . Indulg., 29 apr. 1907; S. Pæn. Ap., 20 oct. 1935).

VII

PRECES AB IIS, QUI STUDIIS VACANT,

RECITANDAE

763

Actus consecrationis

Sub patrocinio tuo,

Mater dulcissima,

et invocato Immaculatæ Conceptionis tuæ mysterio,

 studia mea laboresque litterarios prosequi volo:

quibus me protestor hunc maxime ob finem incumbere, ut melius divino honori tuoque cultui propagando inserviam.

Oro te igitur, Mater amantissima,

sedes sapientiæ, ut laboribus meis benigne faveas.

Ego vero, quod iustum est, pie libenterque promitto,

quidquid boni mihi inde successerit,

id me tuæ apud Deum intercessioni

totum acceptum relaturum. Amen.

Indulgentia trecentorum dierum semel in die (S. C.

Indulg., 18 nov. 1882; S. Pæn. Ap., 5 aug. 1932).

764

Oratio

Creator ineffabilis, qui de thesauris sapientiæ tuæ tres Angelorum hierarchias designasti et eas super cœlum empyreum miro ordine collocasti, atque universi partes elegantissime distribuisti: Tu, inquam, qui verus fons luminis et sapientiœ diceris ac supereminens principium, infundere digneris super intellectus mei tenebras tuœ radium claritatis, duplices, in quibus natus sum, a me removens tenebras, peccatum scilicet et ignorantiam. Tu, qui linguas infantium facis disertas, linguam meam erudias atque in labiis meis gratiam tuœ benedictionis infundas. – Da mihi intelligendi acumen, retinendi capacitatem, addiscendi modum et facilitatem, interpretandi subtilitatem, loquendi gratiam copiosam. Ingressum instruas, progressum dirigas, egressum compleas. Tu, qui es verus Deus et Homo, qui vivis et regnas in sæcula sæculorum. Amen.

 (S. Thomas Aquinas).

Indulgentia septem annorum (Pius XI, Litt. Encycl. Studiorum Ducem, 29 iun. 1923; S. Pæn. Ap., 18 mart. 1932)

RINGRAZIAMENTO DOPO LA COMUNIONE (2)

RINGRAZIAMENTO DOPO LA COMUNIONE (2)

[G. Riva: Manuale di Filotea, XXX ed., Milano, 1888 –impr.-]

En ego, o bone et dulcissime Iesu, ante conspectum
tuum genibus me provolvo ac maximo
animi ardore te oro atque obtestor, ut meum
in cor vividos fidei, spei et caritatis sensus, atque
veram peccatorum meorum paenitentiam,
eaque emendandi firmissimam voluntatem velis
imprimere : dum magno animi aff ectu et dolore
tua quinque Vulnera mecum ipse considero, ac
mente contemplor, illud prae oculis habens, quod
iam in ore ponebat tuo David Propheta de te,
o bone Iesu : « Foderunt manus meas et pedes
meos; dinumeraverunt omnia ossa mea » (Ps. 21
v. 17 et 18).

[Eccomi, o mio amato e buon Gesù, che alla santissima vostra presenza prostrato, vi prego col fervore più
vivo a stampare nel mio cuore sentimenti di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento di non più offendervi, mentre io con tutto l’amore e con tutta la compassione vado considerando le vostre cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di voi, o mio Dio, il santo profeta Davide: “Hanno forato le mie mani e i miei piedi, e hanno contato tutte le mie ossa”. Così sia].
[Fidelibus, supra relatam orationem coram Iesu Christi
Crucifixi imagine pie recitantibus, conceditur:
Indulgentia decem annorum;
Indulgentia plenaria, si præterea sacramentalem confessionem instituerint, cælestem Panem sumpserint et ad mentem Summi Pontificis oraverint (S. C. Indulg., 31 tal. 1858; S. Pæn. Ap., 2 febr. 1934).

RINGRAZIAMENTO V.

Atto di Umiltà.

Quanto mi confondo, o Signore, confrontando la vostra infinita eccellenza con la mia totale indegnità! Re della gloria, come Voi siete, voleste il seno di una Vergine per incarnarvi, un Cenacolo ben addobbato per dispensarvi agli Apostoli sacramentato, un lenzuolo mondissimo per essere involto, un Sepolcro nuovissimo per rimanervi defunto, e poi adesso vi contentate della povera anima mia più schifosa della stalla in cui nasceste, più obbrobriosa di quella croce su cui moriste, perché stata tante volte l’asilo delle passioni e l’abitazione dei demoni vostri capitali nemici! Ah io mi confondo, o Signore! io mi perdo considerando questo eccesso della vostra degnazione! Deh non avessi mai peccato! Deh potessi distruggere col mio sangue le mie passate iniquità! Detesto, o Signore, abbomino e maledico la mia passata insensatezza nel profanare con tante colpe l’anima che Voi amate a preferenza della vostra gloria medesima. Ma dove Voi siete, o Signore, la povertà si cambia in ricchezza, la miseria in abbondanza, l’inferno in Paradiso. Mostrate adunque la vostra potenza sopra dell’anima mia, ora che è tutta circondata, investita, e per così dire immedesimata con la vostra umanata divinità. Come un padrone assoluto, togliete da essa tutto quello che vi dispiace, e riempitelo di quello che a Voi più aggrada. Rianimate, o Signore, ciò che è spento, sanate ciò che è infermo, rinvigorite ciò che è debole, riscaldate ciò che è freddo, innaffiate ciò che è arido, fecondate ciò che è sterile.

Atto di Amore.

Sopra tutto accendetevi la bella fiamma del vostro amore, di quell’amore che siete venuto a portar sulla terra, e che desiderate sì ardentemente di vedere acceso in tutti i cuori, di quell’amore infinito che vi mosse a morire per noi sopra una croce, e a rimanere con noi annientato sotto sì povere specie. Deh potessi io, o Signore, ardere tutto come una fiamma per voi! Deh potessi io col presente ardore cancellare tutte le passate ingratitudini, amarvi guanto vi ho offeso, e quanto voi meritate! O fuoco divino, illuminativo delle menti, attrattivo degli affetti, unitivo delle volontà, fatemi sentire gli effetti della vostra venuta dentro di me! Con la vostra luce illuminatemi, con il vostro calore riscaldatemi, con la vostra virtù purificatemi, con la vostra onnipotenza confortatemi, affinché possa, senza stancarmi, camminare come Elia al monte santo della vostra gloria. Non permettete, o Signore, quel miracolo mostruosissimo di stupidezza avvenuto finora dentro di me, non permettete cioè  ch’io sia ancor languido e freddo nel vostro amore dopo di aver albergato nel mio seno Voi che siete il Dio dell’amore, anzi la stessa carità. E chi potrà mai in avvenire separarmi da Voi? Mi perseguiti pure tutto il mondo: mi avvenga pure ogni disgrazia, che né l’esilio, né la miseria, né la prigione, né spada, né l’infamia, né la morte potranno mai minimamente allontanarmi da Voi. Io vi amo, o Signore, sopra ogni cosa; vi amo più della mia vita, più di me stesso. Io rinunzio eternamente a tutto quello che vi dispiace, e mi protesto prontissimo a qualunque sacrificio per secondare la vostra amabilissima volontà, e per attestarvi il mio amore.

Atto di Offerta.

A rendere inviolabili fino alla morte queste sante risoluzioni io mi dedico e mi consacro interamente a Voi. Voi vi siete dato tutto a me, è giusto che anch’io niente mi ritenga, e tutto mi doni a Voi. Sì, o Signore, io vi consacro e vi sacrifico in questa mattina quarto ho, quanto posso, quanto sono al presente e quanto  sono per essere in avvenire, i miei pensieri, i miei affetti, i miei desideri, i miei gusti, le mie inclinazioni, la mia libertà; insomma nelle vostre mani consegno tutto il corpo e tutta l’anima mia. Fate o Signore, in me, e disponete in me come più vi piace, acciocché io da oggi innanzi sia tutto vostro, e unicamente per eseguire i vostri precetti, i vostri consigli, i vostri santissimi desideri, il vostro maggior gusto. Accettate, o Maestà infinita, il sacrificio che vi fa di sé stesso il peccatore più ingrato che avete avuto sulla terra per lo passato, ma che ora si offre e si dona tutto a Voi. Benedite questa piccola offerta e premiatela con l’abbondanza della vostra grazia, e come benediceste e premiaste quella della povera vedova che nelle due piccole monete vi offrì il proprio cuore e tutta se stessa. Maria santissima, le cui preghiere tornano sempre gradite, le cui intercessioni sono sempre efficaci, presentate Voi con le vostre mani alla santissima Trinità questa povera offerta; Voi fate in modo che la accetti, e mi doni la grazia di esservi fedele fino alla morte.

Atto di Domanda.

Ma che mi darete, o Signore, ora che io mi sono offerto e consacrato tutto a Voi? Ah qual cosa, dirò piuttosto, Voi sarete per negarmi, ora che mi avete dato tutto Voi stesso? Voi non entraste mai in nessun luogo senza operarvi gran bene. Entraste in casa di Pietro e guariste la donna febbricitante; in casa di Lazzaro e lo risuscitaste; in casa di Matteo, e lo faceste un Apostolo. Compite adunque i disegni di misericordia per cui vi donaste interamente all’anima mia, ed accordatemi tutto quello di cui mi vedete bisognoso. Io non vi domando grazie temporali, sanità, prosperità, ricchezze: in questo io mi rimetto pienamente al vostro beneplacito: io vi domando soltanto grazie spirituali che mi sono indispensabili per l’acquisto della salute. Queste catene di mali abiti, Dio onnipotente, rompete; questa febbre mortale di vanità, di libidine, di superbia, o Medico divino, guaritela; questa vergognosa nudità d’ogni virtù che mi rende indegno delle vostre tenerezze, o Santo dei Santi, copritela. Datemi, vi prego, una gran luce per conoscere la vanità d’ogni cosa di questa terra e il merito che Voi avete di essere amato; datemi un vivo dolore dei disgusti che vi ho recati, e una volontà risoluta di non peccare mai più. Investitemi, vi prego, di quella carità che forma il distintivo dei vostri discepoli; di quella umiltà senza della quale Voi resistete alle orazioni più fervorose, di quella purità senza di cui Voi giuraste di non riposare mai col vostro spirito sopra degli uomini. Cambiatemi insomma questo cuore: distaccatelo da tutti gli affetti alla terra e donatemene un altro tutto uniforme alla vostra santa volontà, che non cerchi e non aspiri se non al vostro gusto e al vostro amore. Ma datemi soprattutto la grazia di amarvi e di perseverare nel vostro santo servizio fino alla morte. In quel gran punto, o Signore, rinnovate all’anima mia la vostra visita sacramentale, affinché, fortificato dalle vostre carni divine, io possa affrontare coraggioso tutti i nemici della mia salute, e vittorioso dei loro assalti, volar beato alla vostra gloria per non abbandonarvi mai più. Io non merito queste grazie, perché indegno perfino di un vostro sguardo; ma per me le meritate Voi, o Gesù mio, che prometteste di esaudirci ogni qualvolta pregheremo nel vostro Nome. Voi mi avete creato, mi avete redento, mi avete pasciuto delle vostre carni; santificatemi adunque, e non mi lasciate perire. Io tutta in Voi ho riposta la mia speranza,  e chi confida in Voi non sarà confuso in eterno, … In te Domine, speravi; non confundar in æternum.

Al Sacro Cuor di Maria.

O imperatrice dell’universo, o figliuola, madre e sposa dell’Altissimo, Voi siete la più bell’opera del braccio del Creatore, e il vostro cuore immacolato, è il più bel frutto che dalle sue fatiche e dalla sua croce abbia raccolto il Redentore divino. Io vi ricordo adunque per quella che siete, e mi inchino, e mi prostro a terra per venerare questo medesimo cuore celeste tanto simile al cuore di Gesù, e tanto pieno di virtù somiglianti alle sue. Mi rallegro della vostra somma felicità e mi congratulo anche meco medesimo, perché essendo Voi tanto vicina al mio Salvatore, avete con Lui comuni gl’interessi della mia salute; e però, vengo ai vostri piedi come ad un tribunale di pura misericordia. Vi presento il mio cuore, ma oh quanto dissimile dal vostro, tutto pieno di Dio! A voi però sta il cambiarlo in tutt’altro con il bandire da esso ogni superbia, ogni impurità, ogni affetto terreno. Il vostro dominio non si estende solo sopra dei corpi si estende ancora sopra dei cuori; esercitatelo dunque meco una volta ampiamente, affinché impari ad obbedirvi per sempre. Voi nulla perdete, o Signora, nell’esaudire questo meschino che viene innanzi a Voi con tutti i meriti del suo Redentore per supplicarvi. Conoscano tutti quanto amate il vostro Figliuolo, mentre richiesta di limosina per amor suo da chi n’è tanto indegno, pur non sapete negarla. Voi siete solita di concedere anche più di quanto vi si domanda; so che non sarete scarsa ora meco; e se non avete abbandonato veruno che abbia ricorso a Voi, so che non comincerete da me; onde, ripieno di una speranza così fondata io principio adesso a ringraziarvi per non finire giammai in tutti i secoli.

Conclusione.

O divino Tesoro dell’anima mia, fermatevi stabilmente con me, poiché senza di Voi, mio medico, non posso essere che oppresso da infermità; senza di Voi, mio sole, e mio conforto, non posso viver che in tenebre ed in tristezza. Ma giacché avete risoluto di partirvene corporalmente col consumarsi delle specie sacramentali, trattenetevi meco con la vostra grazia e risvegliate in me un desiderio così vivo di Voi che io stia aspettando con santa impazienza il vostro sacramentale ritorno. Degnatevi intanto di benedire l’anima mia, il mio corpo, i miei parenti, i miei amici, quelli che pregano per me e che si sono raccomandati alle mie orazioni, nonché rutti i miei superiori così spirituali, come temporali. Benedite infine tutti i miei prossimi, e sovveniteli secondo il bisogno; ma benedite in modo speciale le povere anime del Purgatorio, affinché, sottratte alle pene che le tormentano, vengano presto a godervi nel gaudio eterno del cielo.

RINGRAZIAMENTO VI.

Umiltà.

Chi sono io, o Signore, per meritare che Voi venire a me in modo sì amorevole e portentoso, fino ad entrare nel mio seno col vostro corpo, col vostro sangue con l’anima vostra, con la vostra divinità? Ah che io non sono punto somigliante a quelli avventurati figliuoli degli uomini con i quali Voi formate le vostre delizie! Non ho né la purità di Maria, nè la santità del Battista, né la carità degli Apostoli. Io sono un impasto di fango, anzi per i miei peccati, sono simile a quel discepolo che vi ha tradito, e a quei Giudei che vi hanno crocifisso. O mio Dio: quale unione del Santo dei Santi con il più gran peccatore, della luce con le tenebre, della pienezza dell’essere con l’abisso del nulla,  d’un Dio eterno, immenso, onnipotente, con una creatura mortale, debole ed imperfetta quale son io! Oh bontà, oh misericordia, oh compiacenza degna di Dio! Benedici anima mia, benedici il Signore che ti ha fatto un favore sì grande, sì singolare. E voi, santi spiriti, che eternamente cantate le sue lodi, aiutatemi a lodarlo, essendo Egli egualmente grande in tutte le sue opere, o sia che si innalzi al di sopra delle nubi, o che voli sulle penne dei venti, o sia che si abbassi e si nasconda, e quasi si annienti nel cuore di una delle sue più piccole miserabili creare.

Adorazione.

Vi adoro, vi riverisco, e vi glorifico, o sacramentato  Gesù, unitamente al Padre ed allo Spirito Santo. Vi formo del mio cuore un trono, ed umilmente prostrato innanzi a Voi, mi vi dono e mi vi consacro irrevocabilmente. Vi adoro come Dio con rispetto, come mio Salvatore con fiducia, come mio padre con amore, e come mio Giudice con umiltà e timore. Ah non mi condannate quando verrete a giudicarmi, Voi che siete entrato nell’anima mia per santificarla e per salvarla! Vi offro pertanto la comunione che ho fatto per ottenere il perdono di tutte le mie iniquità, la conversione di tutti i peccatori e la permanente santificazione di tutti i giusti. Illuminate la mia mente, cambiate il mio cuore, regolate la mia vita, domate le mie passioni, e qual padrone assoluto regnate su tutto me stesso. Fate, o mio dolce Gesù, che io altro non cerchi che di piacervi, e che, distaccato da tutto il creato, mi unisca a Voi solo per amarvi nel tempo, e per vostra misericordia continui poi ad amarvi e godervi per tutta l’eternità.

Consacrazione

Gesù mio sacramentato, io vi consacro l’anima mia con le mie potenze, il mio cuore con i suoi affetti, il mio corpo con i suoi sentimenti. A voi li consacro perché tutti si impieghino nel servirvi e nel glorificarvi. Non usi mai delle mie cognizioni, né delle mie parole e delle mie opere per soddisfare al mio genio, per secondare il mio amor proprio, per far la mia volontà,  ma di tutto mi serva solamente per dar gusto a Voi e tutto vi riferisca alla vostra gloria che sarà sempre l’unico supremo mio scopo.

A Gesù come Padre.

Signor mio Gesù Cristo, Padre amabilissimo dell’anima, vi domando di tutto cuore perdono del poco amore e timore, della poca riverenza ed obbedienza ch’io ebbi verso di Voi fino al presente, vi rimando la grazia di amarvi e temervi per l’avvenire con amore e timore figliale, con perfetta obbedienza ai vostri divini comandamenti, alle vostre sante inspirazioni e a tutto quello a cui mi obbliga lo stato mio. Finalmente vi prego a darmi la grazia di imitarvi generosamente nelle vostre sante virtù, e di essere perfettamente rassegnato in ogni cosa al vostro divino volere.

A Gesù come Avvocato.

Signor mio Gesù Cristo, che per vostra divina misericordia vi siete degnato di costituirvi mio avvocato presso del vostro eterno Padre, io vi supplico con tutto il cuore d’impetrarmi una perfetta contrizione ed una compita remissione de’ miei peccati, la grazia di emendarmi de’ miei abiti peccaminosi, come pure una fedele perseveranza nella vostra grazia, nelle pratiche di pietà, e in quel piano di vita, che è proprio del mio stato, onde assicurarmi una buona morte: in una parola, vi domando la salute eterna di questa povera anima mia.

A Gesù come Maestro.

Signor mio Gesù Cristo, unico e vero maestro dell’anima, vi prego per le viscere della vostra pietà di insegnarmi a consultare e far sempre la vostra santissima volontà, e camminare direttamente la via dei vostri santi comandamenti, e studiare le obbligazioni del mio stato, affine di compierle con fedeltà. Insegnatemi a fuggire i peccati e schivare tutti i pericoli; ad amare e praticare le virtù, a crescere in esse ogni giorno senza mai secondare, nemmeno per un istante, la tiepidezza e l’accidia.

A Gesù come Giudice.

Signor mio Gesù Cristo, giudice giustissimo, io vi domando la grazia di giudicare ben bene me stesso nella vita presente e tutte le mie azioni, senza scusarle e palliarle, di confessare schiettamente tutti i miei falli con cuore contrito ed umiliato, onde evitare  la disgrazia di essere da Voi giudicato severamente al punto della morte e nel gran dì del Giudizio. Vi  prego ancora di castigarmi de’ miei peccati in questa vita, anzi che riservarne la punizione nell’altra.

A Gesù come Medico.

Signor mio Gesù Cristo, medico soavissimo delle anime, guarite, vi prego, per i meriti della vostra passione amarissima, tutte le piaghe ed infermità dell’anima mia. Illuminate il mio intelletto nei doveri che mi incombono come Cristiano; infiammate la mia volontà nell’amor vostro e nella pratica delle virtù che vi sono più care; purgate la mia memoria da ogni cattivo pensiero. Liberatemi dalle passioni disordinate, e singolarmente da quella che mi predomina e tiranneggia. Preservatemi dalla corruttela del vizio, frenate colla onnipotente vostra grazia l’impeto della mia concupiscenza; assoggettatela alla ragione; e fate che la ragione stessa sia sempre subordinata alla vostra santa legge.

A Gesù come Pastore.

Signor mio Gesù Cristo, pastore vigilantissimo delle anime, io vi prego con tutto l’affetto di pascere l’anima mia con l’abbondanza dei vostri doni e delle vostre grazie. Vi prego di farmi gustare le cose spirituali, la lettura devota, la divina parola, e singolarmente i santissimi Sacramenti, e di affezionarmi alle opere di misericordia. Vi prego di farmi odiare i piaceri terreni e sensuali e tutte le vanità della terra; finalmente di difendermi dalle insidie del lupo infernale, dandomi forza di vincere tutte le tentazioni,  principalmente, nel punto della mia morte.

A Gesù come Glorificatore.

Signor mio Gesù Cristo, unico santificatore e glorificatore delle anime, vi prego, per i meriti del vostro sangue preziosissimo, ad accordarmi l’efficacia della vostra grazia per servirvi fedelmente in tutta la mia vita, vincendo tutte le difficoltà che si incontrano nella via della salute, ond’essere un giorno partecipe della medesima gloria che Voi godete nel cielo.

Al Sacro Cuore di Maria.

O Regina di grazia, o Madre del Re della gloria, che sopra di Voi non avete altro che Dio, e sotto di voi rimane a una distanza quasi infinita tutto il rimanente delle creature, se il vostro splendore eclissa la luce di tutti gli altri Santi, che cosa farò io miserabile innanzi alla vostra grandezza? Io mi abbasso fino al centro del mio nulla per ossequiare e venerare il vostro sacro Cuore, che è un abisso di perfezione, e per ottenere da Voi quella grazia di cui siete sì felicemente ricolma non solo per voi stessa, ma anche per noi. Vorrei aver mille vite, e darle tutte ad un colpo per glorificarvi, o Madre eccelsa, che meritate ogni onore. E giacché tanto non posso, per supplire alla mia povertà, mi compiaccio di quante lodi avete ricevuto e ricevete dagli uomini e dagli Angeli, nel tempo e nella eternità, rallegrandomi per tal maniera di esservi servo, che non cambierei questa sorte con tutte le grandezze immaginabili della terra. Ma intanto, se avete la chiave di tutti i tesori del vostro divin Figliuolo, e siete Voi stessa il suo tesoro maggiore, deh non vi scordate delle mie miserie nel colmo della vostra felicità; volgete a me i vostri occhi misericordiosi, mentre in Voi, sovrana Signora, tiene fissi i suoi  questa povera anima mia. Non vi chiedo beni temporali, non onori, non ricchezze, non piaceri: datemi quello che sopra ogni altro bene avete stimato Voi, la grazia del mio Signore. Come potrete negarmi ciò che vi domando, se, mentre siete divenuta Madre del mio Salvatore, siete ancora divenuta Madre della mia salute? Per l’interesse che avete della redenzione delle anime, per quella liberalità che forma il vostro carattere, esaudite le preghiere di colui per cui ha versato tutto il suo sangue il vostro divin Figliuolo. Fate adunque che io vi serva con inalterabile fedeltà in questa vita, per venire ad amarvi e ringraziarvi eternamente nell’altra, dove regnate per tutti i secoli.

RINGRAZIAMENTO VII.

Atto di Ammirazione.

Mio Dio, mio Creatore Redentor Gesù Cristo, è possibile che vi siate dato a me con tanto eccesso di amore? San Giovanni si riputava indegno di sciogliere i legami delle vostre scarpe; san Pietro di stare in vostra compagnia; santa Elisabetta di essere visitata da Maria vostra Madre; e Voi siete  venuto a visitar me sì indegno peccatore? Che favore è mai questo che voi mi fate!

Atto di Adorazione.

Prostrato adunque innanzi a Voi, vi adoro con tutte le forze del mio cuore; vi riconosco per mio sovrano da cui dipendo in ogni cosa, e senza di cui nulla sono e nulla posso. Vi offro, mio Gesù, tutte le adorazioni degli spiriti beati. Gloriosissima vergine Maria, Angeli e Santi del Paradiso, adorate, vi prego, lodate, benedite, ed amate adesso e sempre Iddio per me.

Atto di Ringraziamento.

Gesù dolcissimo, siate il ben venuto nella povera anima mia. Vi ringrazio di tutti i benefici che mi avete fatto e particolarmente che vi siate degnato di venire a visitare una creatura sì vile, un verme di terra, un indegno peccatore quale son io. Come potrò mai ringraziarvi degnamente per sì gran favore? Accettate, vi prego, in ringraziamento tutte le lodi e benedizioni che vi danno e vi  daranno eternamente tutte le vostre creature.

Atto di Offerta.

Per contraccambiarvi come posso di un favore così distinto di esservi dato tutto a me, io mi do tutto a Voi e voglio essere tutto vostro; vi offro tutto me stesso: tutto ciò che mi appartiene; disponete di me come vi piace. Vi offro i miei pensieri, le mie parole, le mie opere, le mie fatiche, voglio che tutto sia per gloria vostra e a salute dell’anima mia.

Atto di Domanda.

Voi però, o gran Dio, che conoscete le mie miserie e le mie debolezze, difendetemi vi prego, contro gli assalti del demonio, del mondo e della carne, acciò non vi offenda mai più con alcun peccato. Datemi lume, amore e forza, acciò conosca, ami ed adempia sempre la vostra volontà. Datemi, vi prego, il dono della perseveranza, acciò vi benedica nel tempo e nell’eternità. Vergine gloriosa, Angeli e Santi, pregate tutti per me, acciò sia degno d’essere esaudito.

Atto di Protesta.

Andandomi unicamente in Voi, amabilissimo Gesù mio, che siete tutta la mia virtù e la mia forza, protesto di volervi servire fedelmente in avvenire. Rinunzio di buon cuore a satanasso, alle sue pompe e alle sue opere. Voglio, mediante la grazia vostra, perdere tutto ciò che ho di caro al mondo, e patire qualsivoglia tormento piuttosto che offendervi. Voglio per vostro amore fuggire ogni occasione di peccato, e consacrarmi con ogni sforzo alla pratica d’ogni virtù per corrispondere alla mia destinazione e ai vostri santi desideri sopra di me.

A Maria.

Gloriosissima vergine Maria, gettate adesso lo sguardo sopra di me, che, sebben miserabile peccatore, son divenuto un oggetto degno delle vostre compiacenze. Parlate in mio favore al vostro divinissimo Figlio che si è degnato di nutrirmi delle immacolate sue carni. Offrite a lui i vostri meriti in supplemento della mia imperfezione. Ringraziatelo per me, ed ottenetemi che Egli non parta da me con la sua sacramentale presenza, senza prima impartire all’anima mia la sua preziosa benedizione.

Agli Angeli.

Santi Angeli, degni ministri dell’Altissimo, fedeli esecutori di tutti i suoi ordini, adorate adesso e ringraziate per me quel Primogenito del Padre eterno di cui cantaste le lodi sulla grotta di Betlemme, saziaste la fame nel deserto, consolaste la tristezza nell’orto, annunciaste la risurrezione nel sepolcro; ed ottenetemi di poterlo servire in spirito e verità con quel fervore con cui lo servite voi nella patria celeste.

Ai Santi.

Santi Patriarchi e Profeti, che, sebbene ammessi alle confidenze dei secreti di Dio, desideraste tanto tempo, ma sempre inutilmente, di vedere quell’amabile Redentore che ora si trova sacramentato dentro di me, fate ch’io sempre sospiri a Lui con un affetto simile al vostro, onde meritare come voi l’adempimento di tutte quante le sue promesse. Zelantissimi Apostoli, che, seguitando sempre fedeli quel divino Maestro, che ora rinchiudo nel mio seno, meritaste di essere di sua mano nutriti di questo cibo di Paradiso e di essere i primi banditori del suo Vangelo a tutte le nazioni del mondo, fate che a vostra imitazione io non mi separi giammai da Lui, lo ami sopra tutte le cose, e promuova a tutto potere la sua gloria. Invittissimi Martiri, che sacrificaste generosamente le sostanze e la vita per la fede di quel Gesù che ora si è fatto tutto mio, ottenetemi adesso la grazia di viver sempre crocifisso a tutti i desideri della carne e di esser disposto a suggellare anche col sangue le  verità della fede. Beati Pontefici, pastori solleciti al divin gregge, vedete in me quell’Agnello immacolato che voi tante volte immolaste sopra l’altare, e fate che, a somiglianza di voi io adempia con inalterabile fedeltà, e a pura gloria di Dio, tutti i doveri del mio stato. Santi Monaci ed Eremiti, che, non solo con l’affetto, ma anche realmente, rinunciaste a tutti i comodi e a tutti gli agi di questa vita, per assicuravi il possesso di quel Dio che ora è divenuto una sola cosa con me, ottenetemi voi la grazia di disprezzare costantemente così le traversie come le prosperità della terra, onde assicurarmi il possesso dei beni sodi ed immancabili del Paradiso. Purissime Vergine, che ora seguite più da vicino quell’Agnello misterioso che io ho ricevuto sotto le specie sacramentali, ottenetemi Voi una purità illibata di mente e di cuore, onde godere come Voi di sua visione particolare e del suo più compito possedimento nel regno della gloria. Voi finalmente, o Santi tutti del Paradiso, e voi specialmente, miei Avvocati e Protettori, che siete il conforto e la consolazione della povera anima mia, adorate adesso dentro di me l’autore, il consolatore, il modello e il premio della vostra santità; ottenetemi con la vostra intercessione ch’io resista costantemente a tutti gli assalti nemici, e cresca ogni giorno nel fervore del divino servizio, onde libero da ogni immondezza, e pieno di meriti e di virtù, divenga un giorno partecipe di quella gloria che vi beatificherà per tutti i secoli.

Raccomandazione.

Gesù amabilissimo, che prevenite le suppliche dei bisognosi, ed esaudite coloro che vi pregano con rettitudine, estendete le vostre misericordie a tutti coloro pei quali la gratitudine, la carità e la giustizia mi impongono di pregare. Deh! per i meriti di questo Sacramento, che è il simbolo ed il legame dell’unità vostra Chiesa, convertite gli empi, richiamate gli eretici, illuminate gl’infedeli. Accordate nella vostra misericordia la contrizione ai peccatori, il fervore ai penitenti, la perseveranza ai giusti, la pazienza ai poveri, la rassegnazione agli infermi. Mantenete nell’ubbidienza i figliuoli, nell’amore i fratelli, nella vigilanza i genitori, nel buon ordine le famiglie. Fate che sempre si conservino illibate le vergini, casti i coniugati, fedeli i servi e discreti i padroni. Dirigete nella via della giustizia e della pace i magistrati ed i principi che ci avete dato a rappresentanti della vostra suprema autorità; allontanate dai nostri stati tutti i nemici che li sconvolgono, tutti i flagelli che li desolano, anzi concedeteci, se pur vi piace, che il commercio sia sempre prospero, il governo sempre felice, l’aria sempre salubre, la terra sempre feconda, il tempo sempre opportuno. Ma rassodate sopra tutto il regno della vostra Chiesa, estendetelo a tutti i climi, glorificatelo in tutti i popoli; perciò conservate nell’esattezza della osservanza i Regolari, nella costanza dello zelo i Predicatori, nella purità della dottrina e nella santità della vita tutti quanti i suoi ministri: e benedite con grazia di predilezione, e circondate di gloria e di maestà il trono del vostro Vicario, il Romano Pontefice a cui avete promesso nella persona di san Pietro una fede immanchevole ed un potere divino. Ricordatevi, finalmente, o Signore, delle amatissime vostre Spose che gemono nel carcere del Purgatorio. Per i meriti infiniti di quel preziosissimo sangue che Voi versaste a salvezza di tutti gli uomini e di cui mi avete questa mattina abbeverato, e che io tutto vi offro a loro suffragio, dimenticatevi di tutti i torti che avete da loro ricevuto, quando vivevano su questa terra; abbiate compassione dello stato miserabilissimo in cui ora si trovano, appagate il desiderio ardentissimo che ora nutrono di possedervi; traetele senza indugio nei tabernacoli eterni, ove spero di cantare con loro, unitamente a tutti i Beati, l’inno della perpetua riconoscenza. Così sia.

RINGRAZIAMENTO VIII.

Atti Diversi,

Or che dentro di me venuto siete,

Come in trono d’amor nel cor sedete.

Giacché l’amarvi è il mio primo dovere,

V’amo, o Gesù, con tutto il mio potere.

Perisca il corpo mio, ma viva il core,

Per amar Voi con sempiterno amore.

Venga pur ogni mal, venga la morte,

Con voi Gesù, spero morir da forte.

Quando sarà quel dì che senza velo

Voi, mio Gesù, contemplerò nel cielo?

Se per vostra bontà mi salvo, o Dio,

Qual gioia avrò di sempre amarvi anch’io?

A Voi offro, o Gesù, bontà infinita,

L’anima mia dei falli suoi contrita.

In quel poco di vita che mi avanza

Siate, Gesù, l’unica mia speranza.

Benedite, o Gesù, l’anima mia,

Perché costante nell’amor vi sia.

Pentimento ed amor, speranza e fede,

Chieggo, o Gesù, per esser vostro erede.

Vi domando, o Gesù, con grande istanza

Il don della final perseveranza.

Consacrazione.

Signor la libertà tutta vi dono,

Ecco le mie potenze, il voler mio:

Tutto vi do, che tutto è vostro, o Dio.

E nel vostro volere io m’abbandono.

Per gradirvi ed amarvi, o mio Signore,

Grazia datemi solo e vivo amore;

Poiché, se voi mi amate, ed io pur v’amo,

Già son ricco abbastanza, e più non bramo.

Riconoscenza.

Quali grazie a un Dio sì grande

Che nel povero mio petto

Per amore si è ristretto,

Quali  grazie io renderò?

Deh scendete dalle stelle,

Qua venite, Angeli santi,

Con soavi e dolci canti

Gesù meco ad adorar:

Serafini voi più ardenti,

Deh venite a questo core,

E il mio caro e dolce Amore

M’aiutate a ringraziar.

Quante intorno al divin trono

Risplendete anime belle,

E voi caste verginelle

Date vampa a questo amor.

Santa vergine Maria,

Bella madre dell’amore,

A me date il vostro core

Per poter con esso amar.

Gesù mio, pria che tu parta,

Dammi in dono il tuo bel volto

Che nell’alma ben raccolto

Sempre impresso porterò.

Tu mi cangia in seno il core;

Il tuo dammi, prendi il mio;

Sicché viva, non più io,

Ma tu solo viva in me.

Con tal vita, oh me felice,

Che potrò di più bramare?

Saran dolci, saran care

Le miserie di quaggiù.

A te unito in ogni istante,

A te stretto in vita e in morte,

Sol degli Angeli la sorte

Mi rimane da aspettar.

Offerta.

Eterno Genitor,

Io t’offro il proprio Figlio,

Che in pegno del suo amor,

Si volle a me donar,

A lui rivolgi il ciglio,

Mira chi t’offro e poi,

Lascia, Signore, se puoi,

Lascia di perdonar.

Or che nell’alma mia,

Mio Dio, venuto sei,

Tutti gli affetti miei

Ti rendo per mercé.

Con te, Bontà infinita,

Resti quest’alma unita:

Spero, Signor, che ormai

Pago sarai di me.

Rassegnazione.

Il tuo gusto e non il mio,

Amo solo in te, mio Dio;

Voglio solo, o mio Signore,

Ciò che vuol la tua bontà,

Quanto degna sei d’amore,

O divina volontà!

Tu dai vita al puro affetto,

Tu l’amor rendi perfetto.

Tu sei dolce e tutto ardore

Verso il cor che a te si dà.

Quanto degna sei d’amore

O divina volontà!

Tu fai lieta ogni ria sorte,

Tu fai dolce ancor la morte,

Non ha croci né timore

Chi ben teco unir si sa.

Quanto degna sei d’amore,

O divina volontà!

O finisse la mia vita

Teco un giorno tutta unita,

Chi tal muore, no, non muore,

Ma ancor vive e ognor vivrà.

Quanto degna sei d’amore,

O divina volontà!

Dunque a te consacro e dono

Quanto posso e quanto sono :

Mio Gesù, solo il tuo cuore

L’amor mio sempre sarà.

Quanto degna sei d’amore,

O divina volontà!

Voglio a te piacere

Nel patire e nel godere

Quel che piace a te, mio amore

A me sempre piacerà.

Quanto degna sei d’amore,

O divina volontà!

Inno a Maria 

Salve, Mater Salvatoris,

Fons salutis, Vas honoris,

Scala cœli, Porta et Via,

Salve semper, o Maria.

Salve, Dei sponsa electa,

Sine macula concepta;

Tota pulchra atque formosa;

Salve, o Virgo gloriosa.

Salve, o Rosa, sine spina,

Regis Mater ac Regina,

Decus mundi et Stella maris,

Inter omnes singularis.

Vera salus infirmorum,

Advocata peccatorum,

Àfflictorum Consolatrix,

Dulcis Jesu Genitrix.

Hanc devotam civitatem,

Ejus loca atque gentem

Salva semper et custodi,

O spes nostra, nos exaudi.

Terremotu semper serva;

Peste et bello nos preserva

Atque auxilium presta, o clemens,

Alma Mater, Virgo potens.

Tu columna nostra fortis,

Nos conforta in hora mortis

Sancta parens, Virgo pia,

Salve semper, o Maria.

[Salve, o Madre al Salvatore,

Scampo a noi, Vaso d’onore,

Scala al cielo, Porta e via

Dio ti salvi ognor, Maria

Dio ti salvi, Sposa eletta.

Senza il primo error concetta

Tutta bella e graziosa.

Salve, o Vergin gloriosa.

Salve, o Rosa senza spina

Del gran Re madre e Regina,

Lustro al mondo, astro del mare,

O fra tutte singolare,

O salute dei malati,

O rifugio ai traviati,

D’ogni mal consolatrice,

Di Gesù gran Genitrice

Tieni ognor nel bene immota

Questa terra a te devota

Nostra speme, a’ voti arridi

De’ tuoi servi amanti e fidi.

Dalle scosse della terra

Ne preserva e dalla guerra

Deh, soccorrici clemente.

Madre pia, vergin potente

Tu colonna nostra forte.

Ne difendi nella morte.

Santa madre, vergin pia.

Dio ti salvi ognor Maria.] 

All’Angelo Custode,

Angiol santo, che a conforto

Del mio spirto il ciel spedì.

Scorgi tu i miei passi al porto

Cui sospiro notte e dì.

Ai Santi,

E voi alme, che beate

Fa l’Eterno in sua via

Deh giammai non vi scordate

Di chi geme ancor quaggiù.

Offerta per le Anime Purganti.

Per quel vivifico

Sangue che scorrere

Fa, o Dio, sui miseri

L a tua pietà.

Dell’igneo carcere

Consola gli esuli,

Rendi a quell’anime

La liberta.

E fa che il giubilo

De’ santi Spiriti

Per tutta godano,

L’eternità.

RINGRAZIAMENTO IX

Compiacenza e Adorazione

Me felice! o qual contento!

Ho trovato l’amor mio,

Sono unita col mio Dio,

Già lo tengo in mezzo al cor.

Tutta orsù del fausto evento

Meco esulti la natura;

O felice mia ventura!

Ho trovato il mio tesoro,

Da per tutto l’ho cercato

Questa notte, e nol trovai;

Quanti sparsi amari lai,

Quanto piansi di dolor!

Ma il dì chiaro è già spuntato;

terminò la notte oscura;

Oh felice mia ventura!

Ho trovato il mio tesor.

Ah se il duol covando in seno

M’aggirai per erme valli,

Se salii per erti calli,

Rintracciando il mio Signor,

Compensata or sono appieno

D’ogni affanno, e d’ogni cura,

O felice mia ventura!

Ho trovato il mio tesor.

Quanto è amabil è l’aspetto

Del Signor per cui sospiro!

Non ha stella il vasto empiro

Che pareggi il suo splendor,

Ah, chi tiene un cuor in petto

Deve amarlo a dismisura,

O felice mia ventura!

Ho trovato il mio tesor.

Di me rida il mondo rio,

Il suo scherno io prendo a scherno;

Muova guerra a me l’inferno,

Io disprezzo il suo furor.

Di che mai temer poss’io

Se Gesù mi rassicura?

Oh felice mia ventura!

Ho trovato il mio tesor.

Or chi fia che mi divida,

Dal mio ben cui son unita?

Chi di Lui che è la mia vita,

Potrà togliermi l’amor?

Se in amarlo resto fida,

Più non so che sia paura,

Oh felice mia ventura!

Ho trovato il mio tesor.

Può di morte la saetta

Tor la vita a questa salma,

Ma divider non può l’alma

Dal suo Dio consolator.

Ch’anzi allora a Lui più stretta

Si unirà se è bella e pura,

Oh felice mia ventura!

Ho trovato il mio tesor.

Oh in quel chiaro e lieto giorno

Che veder spero e desio,

No, di perdere il Ben mio,

Non avrò mai più timor.

Canterò nel bel soggiorno

Ove il gaudio eterno dura;

Oh felice mia ventura!

Ho trovato il mio tesor.

Fede e Domanda.

 

Gesù mio ver conforto,

Pace miglior non sento,

Non ho maggior contento

Che quando siete in me.

Libero allor d’affanni,

Mi pasco allor d’amore,

Sento che l’alma e il cuore,

Qual era più non è.

Tocco dal ben mondano,

L’uomo nel piacer s’incanta

E pascolo lo vanta

Dolcissimo e gentil;

Ma se del divin pane

Lo spirito suo ricrea,

Innalza al ciel l’idea,

Ed ha la terra a vil.

O vivo pan del cielo,

Che all’uomo abbietto e frale

Un vivere immortale

Ti degni d’apprestar;

Coi tuoi divini lumi

Feconda la mia mente

Per farmi, o Dio clemente,

Tua vita respirar.

Quando il terrestre cibo

A pascermi s’avanza,

Del cibo la sostanza

Tutto trasmuto in me;

Ma quando di tue carni

Sono, o Signor, cibato,

Tu in me non sei mutato

Ma io mi trasmuto in Te.

Deh il corpo tuo sacrato,

Che ricevei, Signore,

Qual pegno del tuo amore

In questo indegno cor,

Per modo tal s’attacchi

All’alma, al sangue, all’ossa

Che svellerlo non possa

Verun profano amor.

A questo cor deh! stendi

Tua man risanatrice;

Abbi dell’infelice,

Abbi, Signor, pietà:

Fa sì che nei piaceri

Nessun contento ei provi,

Che in te soltanto trovi

La sua felicità.

Ciò che non può capire,

Ingegno d’uom mortale,

Ed occhio naturale

Discernere non può;

Per modo inusitato

Ben si discerne e vede

Col lume della fede

Che Cristo ci donò.

In questo pane angelico,

Ci si comparte un pegno

Di quel celeste regno

Che fine non avrà.

O dolce amabil pascolo

A cui Gesù ci invita,

Apportator di vita

Nel sen d’eternità!

Pane del ciel venuto

Per scorta al gran passaggio,

D’eterna luce un raggio

Degnati tramandar.

Acciò quest’alma uscendo

Dalla sua soglia impura,

Più ratta e più sicura

Possa al suo Dio volar.

Si, quando sarò giù:

Al fin del mio cammii…

Del tuo vigor divino

Degnati me nutrir.

Non temerò in allora

De’ miei nemici il dardo,

Che, volo più gagliardo

Farammi al ciel salir.

Sommo Fattore eterno

Che desti a noi la vita

Tu rendila infinita

Con darle il cielo ancor.

Le tue sacrate membra

Formin la mia difesa

E l’alma sempre illesa

Vivrà per te, Signor.

Di sì mirabil pane

Fa tu che l’alma mia

Avida sempre sia,

Dolcissimo Gesù.

Che se dell’alme sante

La refezione è questa

Null’altro allor mi resta

A desiar quaggiù.

Protesta

Mondo, più per me non sei,

Io per te non sono più;

Tutti già gli affetti miei

Li ho donati al mio Gesù.

Ei m’ha tanto innamorato

Dell’amabil sua bontà,

Che d’ogni altro ben creato

L’alma più desio non ha.

Mio Gesù, diletto mio,

Io non voglio che te,

Tutto a te mi do, mio Dio,

Fanne pur che vuoi di me.

Più non posso, o sommo Bene

Viver senza del tuo amor.

Troppo già le tue catene

M’han legato e stretto i l cor,

L‘alma mia da te mia vita,

Più fuggir ormai non può,

Da che fu da te ferita,

Preda sua ella restò.

Se d’amarti io verme ingrato

Meritevol non son più

Gesù mio, d’essere armato

Troppo degno ognor sei tu.

Dammi dunque, o mio Signor

Quell’amore che vuoi da me,

Ch’io per paga, del mio amor

Solo amor cerco da te.

Ah, mio tutto, o caro Dio,

Il tuo gusto è il mio piacer,

D’oggi innanzi il voler mio

Sarà solo il tuo voler.

Prendi, o Dio, prendi a ferire,

Questo tuo non più mio cuor,

Fammi tu, fammi morire

Tra le vampe del tuo amor-

Sposo mio, mia vita, io t’amo,

E ti voglio sempre amar

T’amo, t’amo, e solo bramo,

Per tuo amore un di spirar.

Desiderio del Paradiso

Su, pensieri al ciel volate

Ove il sommo ben si sta;

Più la terra non amate

Ove è tutto vanità.

Voi felici se saprete

Solo al cielo sospirar,

Là patir più non potrete,

Ma godere e solo amar.

Là le brame appien saziate

Fan naufragio nel piacer

Son di gioie inebriate

Ed eterno è il lor goder.

Paradiso sei pur bello

Sempiterno è il tuo seren

De’ beati il bel drappello

Tu racchiudi nel tuo sen.

O felice o caro giorno,

Quando al ciel volerò!

Oh l’amabile soggiorno

ch’ivi sempre goderò!

Tra il tripudio, il riso, il canto,

che mai più non finirà,

loderò quel Dio che tanto

Amò me per sua bontà..

Se il patir è gran contento

Per amor sol di Gesù,

che sarà star solo intento

a goderlo colassù?

Che gradita compagnia

Co’ beati festeggiar,

E la vergine Maria,

Col suo Figlio contemplar!

O mortali quanti siete,

Deh movetevi a cercar

Su nel cielo la quiete,

Che Gesù sol vi può dar

Chiunque soffre con buon viso

Le terrene avversità,

Godrà poi nel paradiso

La beata eternità.

Ad ogni strofa si ripete.

Al cielo, al paradiso — Ove puro è il goder, perpetuo il riso.

Inno a Maria

Maria degnissima

delle più eccelse lodi;

Salve in eterno, e godi,

gran Madre del Signor.

Odi le nostre preci,

Vergin che tutto puoi,

E sempre sia con noi,

Vita del nostro cor.

Tonca gli indugi e siaci

In questa fragil vita

Consolatrice e atta

Contro l’ostil furor.

Per te del sommo Giudice

Placossi alfin lo sdegno,

E al celeste regno

Abbiam diritto ancor.

Duri pertanto eterna

Una sì bella calma,

Purgando la nostr’alma

D’ogni più lieve error.

Onde, compiuto il corso

Di questo tristo esiglio,

Ai gaudi del tuo Figlio

Partecipiamo ognor.

Ritmo di s. Tommaso d’Aquino

Adoro te devote, latens Deitas,

Quæ sub his figuris vere latitas;

Tibi se cor meum totum subjicit.

Quia te contemplans totum deficit.

Visus, tactus, gustus in te fallitur;

Sed auditu solo tuto creditur:

Credo quidquid dixit Dei Filius:

Nil hoc verbo veritatis verius.

In cruce latebat sola Deitas;

At hic latet simul et humanitas;

Ambo tamen credens atque confitens,

Peto quod petivit latro pœnitens.

Plagas, sicut Thomas, non intueor,

Deum tamen meum te confiteor;

Fac me tibi semper magis credere,

In te spem habere, te diligere.

O memoriale mortis Domini,

Panis vivus, vitam præstans nomini!

Præsta meæ menti de te vivere,

Et te illi semper dulce sapere.

Pie pellicane, Jesu Domine,

Me immundum munda tuo sanguine:

Cujus una stilla salvum facere

Totum mundum quit ab omni scelere.

Jesu, quem velatum nunc aspicio,

Oro fiat illud, quod tam sitio,

Ut te revelata cernens facie,

Visu sim beatus tuæ gloriæ.Amen.

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Preghiera

per cui Pio IX, li 11 Die. 1846, accordò 3 anni d’Indulg.

Obsecro te, dulcissime Domine Jesu Christe, ut passio tua sit mihi virtus qua muniar, protegar atque defendar; vulnera tua sint mihi cibus, potusque quibus pascar, inebrier atque delecter: aspersio sanguinis fui sit mihi ablutio omnium delictorum meorum: mors tua sit mihi gloria sempiterna. In his sit mihi rectio, exultatio, sanitas et dulcedo cordis mei. Qui vivis et regnas in sæcula sæculorum. Amen.

 Offerta e Domanda

Omnipotens sempiterne Deus, conservator animarum mundique redemptor, me famulum tuum ante majestatem tuam prostratum, benignissime respice; et sacrificium quod in honorem nominis tui pro salute fidelium tam vivorum quam etiam defunctorum, et pro peccatis et offensionibus meis, obtuli, piissime suscipe; iram tuam a me remove, gratiam et ricordiam mihi concede: januam Paradisi mihi pande: ab omnibus malis me potenter eripe: et quidquid proprio commisi reatu, clementer indulge. Sic in hoc sæculo in præceptis tuis fac me perseverare, ut dingus electorum gregi copulari efficiar, te præstante, Deus meus, cujus nomen benedictum, honor, atque regnum permanent in sæcula sæculorum.

Domanda e Raccomandazione.

Ignosce, obsecro, Domine Deus, indignitati meæ et quidquid deliqui in hujus Missæ celebratione, clementer indulge; respice in me oculis misericordiæ tuæ; supple excessu meritorum tuorum meam imperfectionem; et qui fecisti me vas tuum, sanctifica me. Scribe in tabulis cordis mei voluntatem tuam, ut te immensæ dulcedinis Dominum et præcepta tua semper habeam præ oculis meis. Penetret amor tuus viscera mea, ut nihil terrenum desiderem, sed te solum habeam in corde et in ore meo. Cœlesti rore benedictionis tuæ extingue in me fomitem libidinis ut maneat tenor castitatis animæ et corporis. Imprime cordi meo amorem crucis et humiliationis. Ne patiaris me sino fructu a te recedere, sed operare mecum mirabilia tua, sicut cum Sanctis tuis operatus es et fac me ambulare in fortitudine cibis istius usque ad montem perfectionis. Omnibus quoque famulis tuis pro quibus obtuli hoc sacrificium, et pro quibus rogari tu vis, da pacem, salutem et tuam benedictionem. Converte peccatores ad te, revoca bæreticos; illumina ignorantes, adesto tribuatis; esto propitius propinquis et benefactoribus meis; miserere omnium adversantium mihi. Da vivis veniam et gratiam; da fìdelibus defunctis lucem et requiem sempiternam. Qui vivis, etc.

A Maria.

O serenissima et inclyta Virgo Maria, mater Domini nostri Jesu Christi, Regina cœli et terræ, quæ eundem Creatorum omnium creaturarum in tuo sancto utero digna fuisti portare, cujus idem veracissimum corpus et sanguinem ego ìndignus sumere præsumpsi; rogo te, per virginalem humilitatem tuam, et per passionem et mortem ejusdem Filii tui, ut apud ipsum prò me misero peccatore intercedere digneris; ut quidquid in hoc sacrosancto sacrifìcio, irreverenter, ignoranter, negligenter, vel incaute commisi, aut etiam omisi, tuis sanctissimis precibus, mihi dignetur indulgere. Amen.

Altra a Maria

Anima Virginis, illumina me: Corpus Virginis, custodi me: Lac Virginis, pasce me: Fletus Virginis, purifica me; Ttransitus Virginis, confirma me. O Maria, mater gratiæ, intercede pro me: Tibi in famulum suscipe me: fac mihi semper confidere in te: A malis omnibus protege me: Et iter mihi para tutum ad te: Ut cum electis omnibus glorificem te, in sæcula sæculorum. Amen.

Agli Angeli ed ai Santi.

Beati Spiritus Angelici, qui huic tremendo Mysterio cum summa reverentia et amore semper adstatis, et vos, o Sancti Dei omnes, ecce Dominum vestrum, quem vos in hoc mundo toto corde dilexistis, quemque vos, o Angeli sancti, in terra natum adorastis, eundem ego in ss. Sacramento a me susceptum vobis omnibus et singulis offero amandum, nec non ad majorem Dei gloriam et augmentum vostri gaudii, et sanctissimæ Trinitati presentandum, et pro meis, totiusque Ecclesiæ necessitatibus, offerendum exhibeo, rogans, ut precibus vestris veniam nobis delictorum nostrorum impetretis, robur in tentationibus, in afflictionibus subsidium, in vita nostra gratiam ac sanctam in morte perseverantiam, ut fine bono consummati, Deum deorum videamus, et amemus vobiscum per omnia sæcula sæculorum. Amen.

Raccomandazione

Domine Deus omnipotens, Pater Christi Filii tui benedicti, exauditor invocantium te in rectitudine, qui scis interpellationes tacentium, gratias tibi agimus quod fecisti nos dignos participationis sanctorum mysteriorum tuorum, quæ præbuisti nobis in confirmationem corum quæ bene cognita sunt, in custodiam pietatis, in remissionem peccatorum, quoniam nomen Christi tui invocatum est super nos, et tibi conciliati sumus. Qui, segregasti nos a communicatione impiorum, conjunge nos cum consecratis tibi: confirma nos in veritate Sancti Spiritus; ignorata revela: quæ desunt exple: cognita corrobora. Sacerdotes tuere immacolatos in servitute tua; reges conserva in pace, magistratus in justitia, cœlum in salubritate, fructus in fertilitate, mundum in providentia omni ex parte sufficienti. Nationes bellicosas reprime; errantes converte; populum tuum sanctifica. Virgines in puntate conserva. matrimonio junctos custodi in fide, in viduitate degentes ab omni prævaricatione defende. Infantes perduc ad virilem ætatem, juvenes in disciplina dispone; adultos in pietate solida; senes in virtute perfice. Cathecumenos instrue, et immutationis dignos redde, novitios confirma, et ad bravi supernæ vocationis impelle; professos fac meliorum charismatum æmulatores. Tribulatis præsta solamen, infirmis salutem, tentatis Victoria. Da fidelibus omnibus defunctis æternam in cœlis requiem nosque omnes cum illis congrega in regno cœlorum, in Christo Jesu Domino nostro, cum quo Tibi et Spiritui Sancto, sit honor, cultus et gloria in sæcula sæculorum. Amen.

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BREVISSIMO RINGRAZIAMENTO

da ripetersi qualche tempo dopo la Comunione.

Non mi scorderò mai, o mio Dio, della grazia singolarissima che ho ricevuto da Voi nel partecipare al pane degli Angeli, alla divina Eucaristia; che anzi, intenerito da tanti favori, mi farò sempre a ringraziarvene nuovamente. Quanto siete buono, o Signore con coloro che vi temono, e come fate risplendere la vostra misericordia sopra di me, che l’ultimo sono tra i vostri servi. Ora sarà egli possibile che io non vi ami con tutta la mente, con tutto il cuore, con tutte le forze o che io arrivi ad amare qualche altra cosa più di Voi? Ah! la mia debolezza mi fa tremare e dalla mia malizia, Voi non potete aspettarvi che sconoscenze ed oltraggi. Ma confidente nella vostra misericordia, che non sarà mai per negarmi i necessari soccorsi, sfido la morte e l’inferno a separarmi da Voi. No, non permettete, o mio Dio, che alcun oggetto terreno mi faccia vacillare miei proponimenti, e mi renda anche minimamente infedele al vostro amore. Continuate pertanto e compite la vostra opera in me, santificandomi ogni giorno con maggior perfezione. Mettete una guardia alla mia bocca nella quale Voi siete entrato, affinché non esca mai dalla medesima alcuna parola che sappia di detrazione o di indecenza, di collera o di superbia, di oziosità o di menzogna. Custodite dagli sguardi liberi e curiosi i miei occhi che hanno avuto la bella sorte di mirarvi annientato sotto le specie del pane; e fate che d’ora innanzi non si aprano se non a rimirare Voi crocifisso per compatirvi, Voi sacramentato per amarvi. Il mio corpo e il mio cuore, dove avete voluto fare la vostra dimora, deh! si mantengano sempre più degni di ricevervi quanto prima nella santa Eucaristia. A tale effetto, rendetemi o Signore, così vigilante sopra di me stesso, che mai non perda quella grazia che già mi avete accordata. Nutritemi spesso di questo pane divino affinché in esso io trovi la forza necessaria per terminare santamente il corso di mia vita, e così giungere a godervi svelatamente nella gloria in paradiso.

RINGRAZIAMENTO DOPO LA COMUNIONE (1)

RINGRAZIAMENTO DOPO LA COMUNIONE (1)

[G. Riva: Manuale di Filotea, XXX ed., Milano, 1888 –impr.-]

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En ego, o bone et dulcissime Iesu, ante conspectum
tuum genibus me provolvo ac maximo
animi ardore te oro atque obtestor, ut meum
in cor vividos fidei, spei et caritatis sensus, atque
veram peccatorum meorum pænitentiam,
eaque emendandi firmissimam voluntatem velis
imprimere: dum magno animi affectu et dolore
tua quinque Vulnera mecum ipse considero, ac
mente contemplor, illud prae oculis habens, quod
iam in ore ponebat tuo David Propheta de te,
o bone Iesu: « Foderunt manus meas et pedes
meos; dinumeraverunt omnia ossa mea » (Ps. XXI
v. 17 et 18).

[Eccomi, o mio amato e buon Gesù, che alla santissima vostra presenza prostrato, vi prego col fervore più
vivo a stampare nel mio cuore sentimeni di fede, di speranza, di carità, di dolore dei miei peccati e di proponimento di non più offendervi, mentre io con tutto l’amore e con tutta la compassione vado considerando le vostre cinque piaghe, cominciando da ciò che disse di voi, o mio Dio, il santo profeta Davide: “Hanno forato le mie mani e i miei piedi, e hanno contato tutte le mie ossa”. Così sia].

[Fidelibus, supra relatam orationem coram Iesu Christi
Crucifixi imagine pie recitantibus, conceditur:
Indulgentia decem annorum;
Indulgentia plenaria, si præterea sacramentalem confessionem instituerint, cælestem Panem sumpserint et ad mentem Summi Pontificis oraverint (S. C. Indulg., 31 tal. 1858; S. Pæn. Ap., 2 febr. 1934).

Del Ringraziamento

Non c’è orazione più grata a Dio, né più utile alle anime, di quella che si fa nel ringraziamento dopo la Comunione. È sentenza di molti gravi autori che finché durano le specie sacramentali, la Comunione cagioni maggiori grazie, semprecché l’anima seguiti a disporvisi con nuovi atti di virtù: insegnando il Concilio di Firenze, nel decreto di Eugenio IV agli Armeni, che il ss. Sacramento opera nell’anima gli stessi effetti del materiale, il quale, entrato nel corpo, seguita ad operare a norma delle sue disposizioni. Perciò le anime sante procurano di trattenersi in orazione quanto più possono dopo la Comunione. Il venerabile Avila, dopo la Comunione, abitualmente si tratteneva non meno di due ore. Il P. Baldassare Alvarez diceva doversi fare gran conto del tempo dopo la Comunione immaginandosi di udire dalla bocca stessa di Gesù Cristo le parole che disse ai discepoli Quanto a me non sarò sempre con voi. Perciò invece di mettersi a leggere subito dopo la Comunione, è meglio impiegare qualche poco di tempo in eccitare santi affetti, parlando da per sé con Gesù che è presente nell’ostia ricevuta, replicando anche più volte qualche affettuosa preghiera, a imitazione di Gesù nell’Orto che pregó per la terza volta tenendo lo stesso discorso. In affetti adunque in preghiere deve trattenersi l’anima con Gesù dopo la Comunione, essendo cosa certa che gli atti devoti che si fanno dopo la Comunione hanno più valore e più merito davanti a Dio che non hanno fatti in altro tempo, perché stando l’anima unita con Gesù, quegli atti vengono allora avvalorati dalla sua divina presenza. Di più deve ritenersi che Gesù dopo la Comunione sta più disposto a far grazie. Dice s. Teresa che Gesù dopo la Comunione si pone nell’anima come in trono di grazie, e le dice: cosa vuoi ch’Io ti faccia? Come dicesse: Anima mia cara, Io sono venuto apposta per farti grazie, chiedimi quanto vuoi e sarai accontentata. Oh che tesori di grazie riceverai, o Filotea, se seguiterai a trattenerti con Gesù dopo la Comunione almeno per mezz’ora! E perciò potrai leggere or l’uno or l’altro dei seguenti ringraziamenti, avvertendo che anche finita l’orazione, dovrai nel giorno che ti comunichi seguitare con gli affetti e con le preghiere a mantenerti unita con Lui che si è degnato di venire a te, come nella casa di Zaccheo, per portarvi con la sua grazia la più compita santificazione.

RINGRAZIAMENTO I.

Atto di fede.

Ecco, è già venuto il mio Dio a visitarmi, il mio Salvatore ad abitare nell’anima mia. Già il mio Gesù si trova dentro di me. Egli è venuto a farsi mio, ed insieme a farmi suo. Sicché Gesù è mio, ed io sono di Gesù. Gesù è tutto mio: ed io sono tutto suo. O bontà infinita! O misericordia infinita! O amore infinito! Un Dio viene ad unirsi con me, ed a farsi tutto mio! Anima mia, ora che sei così stretta con Gesù, fatta una cosa sola con Gesù, perché non parli confidenzialmente con Lui? Suvvia, ravviva la fede; pensa che gli Angioli ti stanno attorno adorando il loro Dio dentro il tuo petto, adoralo adunque tu ancora, e tutta raccolta in te stessa, pensa a fargli la maggior accoglienza che ti è possibile.

Atto di Accoglienza.

Ah! mio Gesù, mio amato, mio bene infinito, mio  tutto, siate sempre il benvenuto nella povera casa dell’anima mia. Ma, dove siete arrivato? Dove vi  trovate Voi mai? In un cuore peggiore della stalla dove nasceste, pieno di attacchi di amor proprio e di appetiti disordinati. E come avete potuto venire ad abitarvi? Maria ss., Spiriti Angelici, Santi tutti del cielo, voi che amate Dio con puro amore, impetratemi i vostri affetti per far compagnia al mio amato Signore ora che si trova nella povera anima mia.

Atto di Ringraziamento.

Mio Dio, e mio Signore, io vi ringrazio del favore che mi avete fatto questa mattina di venire ad abitare nell’anima mia. Vorrei farvi un ringraziamento degno di Voi e del gran favore a me fatto. Ma qual ringraziamento posso farvi io miserabile, che sia degno di un Dio il quale con tanto amore si è dato a me? Se Davide non sapeva in qual modo contraccambiare i tanti benefici a lui fatti, per cui esclamava: “quid retribuam Domino, quid retribuam?” che cosa renderò io a Voi, mio Gesù, che, dopo avermi donato tanti vostri beni, mi avete donato questa mattina anche Voi stesso? Benedici dunque, anima mia, e ringrazia come meglio sai il tuo Dio. E voi Madre mia Maria, Santi avvocati, Angelo mio custode, Anime tutte che siete innamorate di Dio, venite a benedire e ringraziare il mio Dio per me, ammirando e lodando le grazie troppo grandi che Egli mi ha fatto.

Atto di Offerta.

Il mio diletto è mio, ed io sono suo. Se un Re viene a visitare un povero pastorello dentro il suo pecorile, che altro può offrirgli il pastorello, se non la sua greggia qual è? Giacché adunque, o divino mio Re, Gesù, siete venuto a visitare la povera casa dell’anima mia, io vi offro e vi dono la casa e tutto me stesso con la mia libertà e volontà. Voi vi siete dato tutto a me, io mi do tutto a Voi. Io non voglio, mio Gesù, essere più mio; da qui in avanti voglio essere vostro e tutto vostro. Sian vostri i sensi miei, acciocché mi servano solo per dar gusto a Voi. E qual maggior gusto si può avere, dirò con s. Pietro d’Alcantara, che dar gusto a Voi, Dio amabilissimo, amorosissimo, e sempre larghissimo nel corrispondere a qualunque più piccolo servigio? Io vi dono insieme tutte le mie potenze, e voglio che tutte siano vostre; non voglio che la memoria mi serva ad altro che a ricordare dei vostri benefici e del vostro amore; l’intelletto non mi serva che a pensare a Voi, che sempre pensate al mio bene, e la volontà non mi serva ad altro che ad amar Voi, mio Dio, mio tutto, ed a voler soltanto quel che volete Voi. Vi consacro dunque e vi sacrifico, mio dolcissimo Salvatore, tutto quanto ho e quanto sono, i miei sensi, i miei pensieri, i miei affetti, i miei desideri, i miei gusti, le mie inclinazioni, la mia libertà; insomma nelle vostre mani io consegno tutto il mio corpo e l’anima. Accettate, o Maestà infinita, il sacrificio che vi fa di sé stesso il peccatore più ingrato che avete avuto sulla terra per il passato, ma che ora si offre e si dona a Voi. Fate in me e disponete di me come vi piace. Consumate in me tutto quello che è mio e vi piace agli occhi vostri, acciocché da oggi io sia tutto vostro, e viva unicamente per seguire, non solo i vostri precetti e i vostri consigli, ma ancora tutti i vostri desideri. Maria ss., presentate Voi con le vostre mani alla ss. Trinità questa mia offerta, ed ottenetemi Voi che l’accetti, e mi doni la grazia d’esservi fedele fino alla morte.

Atto di domanda.

Anima mia, che fai? non è tempo da perdere il presente; è tempo prezioso in cui puoi ricevere qualunque grazia. Non vedi l’Eterno Padre che ti sta amorosamente guardando, vedendo dentro di te il suo diletto Figlio, l’oggetto più caro del suo amore? Discaccia ora tutti gli altri pensieri, ravviva la fede, allarga  il cuore, e domanda quanto vuoi. Non senti Gesù medesimo che ti dice: Che vuoi ch’Io ti faccia? Anima mia, dì che vuoi da me? Io sono venuto apposta per arricchirti e contentarti; domanda con confidenza, ed avrai quanto vuoi. Ah, mio dolcissimo Salvatore! Giacché Voi siete in me per riempirmi delle vostre grazie, e desiderate che io ve le domandi, io non vi chiedo beni di terra, non ricchezze, non onori, non piaceri, datemi vi prego un gran dolore dei disgusti che vi ho dati, e una gran luce che mi faccia conoscere la vanità di questo mondo, e il merito che Voi avete d’essere amato. Cambiatemi questo cuore e distruggete in me tutti gli affetti terreni; donatemi cuore tutto uniforme alla vostra volontà, che non cerchi altro che il vostro maggior compiacimento, e non aspiri ad altro che al vostro santo amore. Io non merito tanto; ma lo meritate Voi, o mio Gesù, dacché non sdegnate di venire dentro di me; io ve lo domando per i meriti vostri e della vostra SS. Madre, e per l’amore che portate al vostro eterno Padre.

[Qui fermatevi a chiedere a Gesù qualche altra grazia particolare per voi e pei prossimi, e non vi scordate dei peccatori e delle anime del Purgatorio. Pregate ancora per l’anima pia e religiosa del Defunto autore di questo Manuale e per quel povero Sacerdote che ne continua l’edizioni.]

Eterno Padre, è Gesù Cristo stesso, vostro Figlio che ci ha detto: Vi assicuro che qualunque cosa domanderete al Padre in mio Nome, ve la darà. Per amore  dunque di questo Figlio che tengo nel mio petto, esauditemi Voi, e donatemi quello che vi domando. O miei dolcissimi amori, Gesù e Maria, per Voi patisca, per Voi io muoia; sia tutto vostro e niente mio. – Sia lodato e ringraziato ogni momento il santissimo e divinissimo Sacramento. Sia benedetta la santa ed Immacolata Concezione della beata Vergine Maria. Anima di Cristo santificatemi; Corpo dì Cristo salvatemi; Sangue di Cristo inebriatemi; Acqua del lato di Cristo, mondatemi; Passione di Cristo, confortatemi; o buon Gesù, esauditemi. Tra le vostre piaghe nascondetemi; e non permettete che io mi allontani da Voi; dal nemico maligno difendetemi: nell’ora della mia morte chiamatemi: e fate che venga presso di Voi, onde con i Santi e con gli Angeli vi lodi per tutti i secoli de’ secoli. Così sia.

RINGRAZIAMENTO II

A Gesù.

Ecco, Gesù mio, già siete venuto: ora state dentro di me, e già vi siete fatto tutto mio. Siate il ben venuto, amato mio Redentore, Io vi adoro e mi prostro ai piedi vostri, e teneramente vi abbraccio, vi stringo al mio cuore, e vi ringrazio d’esservi degnato di entrare nel petto mio. O Maria, o Santi avvocati, o Angelo mio custode, ringraziatelo Voi per me. Giacché dunque, o divino mio Re, siete venuto a visitarmi con tanto amore, io vi dono la mia volontà, la mia libertà e tutto me stesso. Voi tutto a me vi siete donato, io tutto a Voi mi dono. Io non voglio essere più mio: da oggi innanzi voglio esser vostro e tutto vostro. Tutta vostra voglio che sia l’anima mia, il corpo mio, le mie potenze, i sensi miei, acciocché tutti s’impieghino in servirvi e darvi gusto. A Voi consacro tutti i miei pensieri, i miei desideri, gli affetti miei e tutta la mia vita. Deh! non vi avessi mai offeso; deh potessi amarvi quanto Voi meritate! Ma, se non posso altro, io risolvo fin d’adesso di spendere solamente in amare Voi tutta la vita che ancor mi resta. Accettate, o Dio dell’anima mia, il sacrificio che vi fa questo povero peccatore, che altro non desidera che di amarvi e compiacervi. Fate Voi in me, e disponete di me, e di tutte le cose mie, come vi piace. Distrugga in me il vostro amore tutti gli affetti che a Voi non piacciono, acciocché io sia tutto vostro, e viva solo per darvi gusto. Io non cerco beni di terra, non piaceri, non onori, vi domando per i meriti della vostra passione, un continuo dolore dei miei peccati. Datemi la vostra luce che mi faccia conoscere la vanità dei beni mondani, e il merito che Voi avete di essere amato. Togliete da me tutti gli affetti terreni, e legatemi tutto al vostro santo amore, acciocché da oggi innanzi altro non voglia, né desideri se non quello che volete Voi. Datemi pazienza e rassegnazione nelle infermità, nella povertà e in tutte le cose contrarie al mio amor proprio. Datemi mansuetudine verso chi mi disprezza. Datemi il vostro santo amore con una fedeltà inalterabile nel vostro santo servizio fino alla morte. Non permettete mai più che io mi abbia a separare da voi. Jesu dulcissime, ne permittas me separari a te. Datemi infine la grazia di ricorrere sempre a Voi con figliale fiducia in tutte le mie tentazioni, onde non demeritare giammai la massima di tutte le grazie, la santa perseveranza.

All’Eterno Padre.

Ringrazio ancora Voi, Signor santo, Padre onnipotente, eterno Iddio, che vi siete degnato di pascere me peccatore, vostro servo indegno, del preziosissimo Corpo e Sangue del Figliuol vostro e nostro Signor Gesù Cristo, e vi prego a far sì che questa santa Comunione non mi sia un nuovo reato a castigo, ma piuttosto una intercessione salutare ad ottenermi perdono; mi serva a distruzione di tutti i vizi, ad accrescimento di carità, di pazienza, di umiltà e di tutte le sante virtù: mi sia di forte difesa contro de’ miei nemici, e di calma perfetta in tutte le potenze dello spirito e della carne; e soprattutto mi aiuti ad unirmi stabilmente a Voi unico e vero Dio,  e a compiere felicemente nella vostra grazia i miei giorni. E allora deh! buon Padre, vi piaccia di condurmi a quel convito ineffabile, di Paradiso, dove Voi col medesimo Figliuol vostro e collo Spirito Santo, siete a’ vostri eletti vera luce, piena consolazione, eterno gaudio e perfetta felicità.

A Maria come Avvocata.

O gran Madre del santo amore, vita, dolcezza, speranza nostra, dunque non è bastato a Gesù di farsi avvocato mio presso il Padre, s’Egli non faceva anche Voi avvocata presso di sé medesimo? Ben si scorge quanto ami la mia salute, mentre, dopo averla procurata con tanti mezzi, non ancor pago, vuole che insieme ai suoi meriti concorranno ad ottenermela anche le vostre preghiere, cioè quelle preghiere alle quali ha dato tanto di forza che si rispettino come leggi. Se così è, ecco che, per esecuzione di un disegno così pietoso, io vengo ai piedi vostri, quasi ad altar di rifugio, e così prostrato, sebbene mi riconosca la più miserabile fra tutte le creature, pure protesto che spero nel vostro aiuto, e spero tanto che, se la mia salute stesse totalmente nelle mie mani, io vorrei subito dalle mie rimetterla nelle vostre, tanto di Voi più giustamente mi fido che di me stesso. È vero che io con i miei peccati taglio la via a quel soccorso che Voi mi procurate con la vostra intercessione: ma con tutto ciò, io spero che Voi vincerete con la vostra efficacia amorevole anche questo ostacolo che io fo a me stesso, e mi impetrerete che io secondi con una pronta e fedele cooperazione la vostra mediazione, e più non la disturbi con la mia durezza e infedeltà. Non si sa che alcuna causa protetta efficacemente da Voi siasi finora perduta; e temerò che si perda la mia? Ah no! tutto il mondo si dimentichi di me, purché ve ne ricordiate Voi, o mia amorevolissima Protettrice. Degnatevi solamente di piegare uno sguardo sopra di me, e se non si commuoverà il vostro cuore alla vista delle mie miserie, mi contento di restare da Voi abbandonato. Dite a Dio che io sono vostro, e poi non ricuso di perire, se ciò non basta a salvarmi. Questa è la sola speranza che mi consola, con questa voglio vivere, in questa voglio morire. Così sia.

Raccomandazione.

O Padre delle misericordie, Dio di tutte lo consolazioni che, dandoci nell’Incarnazione il vostro divin Figliuolo, ci avete dato insieme a Lui tutti i beni, e nelle nostre orazioni ascoltate le sue, e facendo a noi misericordia, a Lui fate giustizia, degnatevi, in vista degli infiniti suoi meriti, di rimediare a tutti i bisogni spirituali e temporali, particolari e comuni di tutto il genere umano. Abbiate pietà di tanti infedeli, di tanti eretici, di tanti peccatori, e convertiteli, di tanti giusti che vi servono sì freddamente e infervorateli, concedete agli innocenti che conoscano la loro sorte e la mantengano, ai tentati che resistano con fortezza, ai penitenti che più non tornino alle loro colpe passate, a tutti i vostri servi che vi amino sempre più e cerchino sempre più puramente la vostra gloria. Ricordatevi di tanti poveri, di tanti ammalati, di tanti afflitti: per tutti da voi imploro, o mio Gesù, consolazione ed aiuto. Santificate la vostra Chiesa in tutti quanti i suoi ministri, assistete specialmente il Sommo Pontefice, che ne è la pietra fondamentale. Rendete bene a tutti quelli che ci odiano; difendete tutti i vostri fedeli; estendete la vostra misericordia fin giù nel Purgatorio, soccorrendo quelle anime sante, a suffragio delle quali io vi offro quanto di bene è stato fatto e si farà in avvenire. Sopra tutto porgete aiuto alla povera anima mia che io interamente metto nelle vostre mani; toglietene tutto ciò che vi dispiace, accrescete in me la fede, la speranza e la carità, e infervoratemi nell’esercizio di tutte le virtù, ma datemi specialmente una continua contrizione di tutti quanti i miei peccati; non permettete ch’io torni ad offendervi; anzi fate che, mantenendomi sempre a Voi ubbidiente, venga ad amarvi e godervi, per tutti i secoli coi Santi e con gli Angeli in Paradiso.

RINGRAZIAMENTO III.

Atto di Adorazione.

Maestà adorabile del mio Dio, innanzi a cui tutto ciò che v’ha di più grande in cielo e in terra è un niente, che posso io fare alla vostra presenza, se non umiliarmi nel più profondo della mia miseria ed indegnità, e presentarvi le adorazioni e gli omaggi che vi sono resi dagli Angeli, dai Santi, da tutte le creature, e confessare con loro che voi siete il solo Santo, il solo Signore, il solo Altissimo sopra tutte le cose, cui solo si deve onore, gloria, salute e benedizione per tutti i secoli?

Atto di ringraziamento.

E tu ancora benedici, anima mia, il tuo Dio, e voi interiori potenze, risvegliatevi a riconoscere ed adorare il Signor vostro che si trova tra mezzo a voi,  né cessate mai di benedire il suo santo Nome. Un Dio darsi tutto a me! Il Creatore del cielo e della terra, il Re dei re, il Padrone dell’universo a sì misera creatura? Che degnazione, che dono! Quali ringraziamenti potranno corrispondere ad un favore sì grande? Io ve ne ringrazio, o Gesù mio, quanto so e posso; e meco pure invito gli Angeli, gli eletti del cielo e della terra, e tutte le creature dell’universo a ringraziare e ad esaltare per sempre la bontà, la larghezza, la magnificenza del mio Signore, né sarà mai che io mi dimentichi di un sì gran dono.

Atto di Contrizione.

Ma dove vi trovate voi, o sovrano Re della gloria? In questo cuore più vile di quel presepio ove siete nato, disadorno di virtù e pieno di miserie. Oh quanto mai è stata grande la bontà vostra nel venire in sì povera abitazione! E quanta è la confusione mia in vedermi tanto favorito da un Dio che ho tanto offeso ed oltraggiato! Ma di presente abbomino e detesto quanto ho fatto di male e quanto tuttora si trova in me di spiacevole agli occhi vostri. Ah, troppo grande è stato il torto che vi ho fatto, o somma Bontà infinita, di abbandonarvi così villanamente per voltarmi a misere creature, le quali poi non hanno fatto altro che imbrattarmi il cuore e trarmi a perdizione. Ora a tutto rinunzio, o Gesù mio, per riunirmi a Voi, ed essere tutto vostro per sempre. Rinunziò alle amicizie traditrici del mondo per far conto soltanto della preziosa amicizia vostra, rinunzio alle ricchezze ingannevoli del mondo per farmi veramente ricco della vostra grazia; rinunzio agli onori vani del mondo per avere la gloria sincera di essere vostro figliuolo e seguace; rinunzio finalmente a tutti i beni e a tutte le soddisfazioni sognate di quaggiù per mettere tutta la mia consolazione in Voi, per possedere Voi solo, vero ed unico mio Bene, e possedervi per sempre. O Salvatore amantissimo, Voi siete nel mezzo del mio cuore e dinanzi a Voi, e per amor vostro, io faccio queste risoluzioni, pregandovi che vi degniate di gradirle e renderle efficaci con la vostra grazia; e questo Sacramento stesso ne sia come un sigillo che lo renda inviolabili fino alla morte. Sì, morir piuttosto, o mio Dio, piuttosto spirare qui dinanzi a Voi, che offendervi ed abbandonarvi ancora.

Atto di Amore.

Ma, perché, o mio Gesù, non ho io in questo momento un cuore tutto fervore e simile al vostro per amarvi e trattenervi degnamente? Angeli, Santi, cittadini tutti del cielo e della terra, qui venite a far corte al vostro Re, e a me ancora ottenete sentimenti degni di Lui. O Gesù amabilissimo, vera luce degli occhi miei, giubilo del mio cuore, mio sostegno, mio tesoro, mia vita, vero, sommo ed unico mio Bene, sì che vi amo, e desidero di amarvi con tutta l’anima mia, con tutte le mie forze. Vi amo e vorrei in questo momento con l’ardore dell’amor mio riparare tutto quel tempo che non vi ho amato; vorrei almeno avere un cuore tutto amore per voi, sicché si occupasse di Voi solo, e più non amasse le creature che in ordine a Voi. O fornace santa d’amor celeste, fatemi parte de’ vostri ardori; investite questo mio cuore delle vostre fiamme divine; consumatevi ogni amor di mondo e di me stesso; fate che avvampi con Voi del vostro soave incendio d’amore, onde io più non abbia né mente, né cuore, se non per Voi; e, non contento di amarvi io solo, mi adoperi per tirare a Voi tutti i cuori, e vi faccia amare dalla famiglia, dai conoscenti, da tutto l’universo. A questo fine, o mio Dio, di essere una volta tutto amore per Voi, vi offro e consacro quanto ho e quanto sono, i miei pensieri, i miei affetti, i miei sensi, la mia libertà, e specialmente quella passione che più mi porta ad offendervi. Nelle vostre mani rimetto l’anima, il corpo, e la vita mia, perché ne disponiate liberamente a vostro piacere come di cosa tutta vostra. Ah Gesù mio! Se Voi tutto vi donaste a me, e in modo sì amorevole e portentoso, è ben giusto che anch’io interamente mi doni a Voi. Ma Voi siete un Dio, io una misera creatura; pure tant’è la bontà vostra, o mio Gesù, che gradiste ancora la piccola offerta della povera vedova, perché di buon cuore dava tutto ciò che poteva dare, onde spero che non disaggradirete pure l’offerta che sinceramente vi fo di tutto me stesso, anzi vi compiacerete di renderla più degna di Voi col santificarmi.

Atto di Domanda.

Si, divino Redentore, compite tutti i disegni di misericordia per cui, dal sublime trono della vostra gloria vi siete degnato di scendere a sì misero albergo. Gesù dolcissimo, non vi basti d’avermi dato tutto Voi stesso, ma datemi ancora i tesori e le grazie che portate con Voi, vedete in me quanto mi bisogna, tutto accordatemi; Voi siete pur quel desso che nel tempo del vostro corso mortale illuminaste i ciechi, mondaste i lebbrosi, risanaste gl’infermi, santificaste i peccatori, e beneficaste tutti quelli che con viva fede ricorrevano a Voi; ora eccovi ai vostri piedi, o mio Dio, e pieno di fiducia nella bontà vostra, un povero cieco, illuminatemi; eccovi un lebbroso della più schifosa lebbra di cattivi affetti, mondatemi; eccovi un infermo di più sorte d’infermità dolorose, risanatemi; eccovi un peccatore dei più miserabili, santificatemi. – Al vostro potere immenso niente è difficile, e dalla carità vostra infinita spero ogni cosa. Dei beni di questa terra solo vi cerco quello che è necessario, perché io e la mia famiglia, bastevolmente provveduti nella vita presente, meglio possiamo attendere all’acquisto della futura. Ma quello di che istantemente vi prego e vi scongiuro è singolarmente la grazia di piangere i miei peccati, di ben soddisfare ai doveri del mio stato, e di tollerare con rassegnazione e costanza i travagli della vita, di amarvi finalmente, e di potere tutti per Voi impiegare in amarvi i giorni miei fino all’ultimo respiro, il quale pure non sia che un sospiro d’amore per cui venga ad amarvi perfettamente nel cielo. Tardi vi ho conosciuto o Bontà eterna! Tardi ho cominciato ad amarvi, o Bontà infinita, ma datemi Voi tanto di amore che vi ami ancora pel tempo che non vi ho amato, vi ami per quelli che vi offendono ancora; e sarò sempre contento d’aver cominciato una volta ad amarvi, per continuare poi ad amarvi per tutti i secoli in paradiso, come in virtù di questo Sacramento, dalla bontà vostra infinita, per i meriti del vostro Sangue immacolato, domando e spero fiduciosamente di conseguire. Vergine santa, Angeli di Dio, Eletti del cielo, vi ringrazio della vostra assistenza e grazie voi pure per me rendete al mio Signore per questo gran dono che si è degnato di fare all’anima mia;  ottenetemi che sempre gliene sia grato: e viva in modo che anche alla morte possa da Lui ricevere una visita sì consolante, e per virtù di essa venire con Voi ad esaltare per sempre le sue misericordie in Paradiso.

RINGRAZIAMENTO IV.

Atto di Fede.

Amabilissimo Gesù mio, che felice momento egli è mai questo per me! Tanti patriarchi, tanti profeti han desiderato di vedervi su questa terra, e non furono esauditi; ed io indegnissimo peccatore che ho già meritato mille inferni, sono divenuto adesso il tabernacolo della vostra divinità! Il mio Diletto, posso esclamare colla mistica Sposa, il mio Diletto è con me, ed io sono con Lui: Dilectus meus mihi, et ego illi. Ho trovato finalmente l’oggetto de’ miei amori, il fonte d’ogni mia consolazione, il giubilo de’ miei occhi, l’allegrezza del mio cuore, il principio ed il fine della mia vita, il mio dolcissimo Gesù. Io più non invidio, o Signore, i Pastori ed i Magi che vi adorarono bambino nella capanna di Betlemme, né il vecchio Simeone che vi abbracciò e vi strinse al petto colà nel tempio di Sion. Più avventurato dì tutti costoro, io non solamente vi ho veduto co’ miei occhi, vi ho toccato con la mia lingua, ma glorioso e trionfante come siete, alla destra del divin Padre, vi possiedo ora realmente nella povera anima mia. Angeli del cielo, che assistete continuamente al trono dell’Eterno, venite adesso festosi d’intorno al mio cuore per corteggiare il vostro Re. Glorificate per me coi vostri inni celestiali quest’amabile Gesù, che forma la vostra beatitudine nel gaudio eterno del Paradiso.

Atto di Lode.

Che altro posso far io, o Signore, se non lodarvi, benedirvi e ringraziarvi per un beneficio sì distinto qual è quello d’avermi fatto partecipe del pane stesso degli Angeli, della manna del Paradiso? Vi lodo pertanto, o Signore, vi benedico e ringrazio con tutti gli affetti de1 mio cuore, con tutte le forze del mio corpo. Vorrei avere tanti cuori e tante lingue quanti sono gli atomi dell’aria, le arene del mare, le stelle del firmamento per tutte impiegarle in amarvi, in lodarvi, in benedirvi, o Padre delle misericordie, o Dio di tutte le consolazioni. Ma, giacché tanto non posso, lasciate almeno che nel muto loro linguaggio vi lodino e vi benedicano le creature, tutte dell’universo che Voi avete assoggettato alle nostre disposizioni. Per me dunque lodate il mio egualmente che il vostro Dio, o Cieli distesi dalla sua onnipotenza, voi o stelle illuminate dal suo splendore, voi o Pianeti diretti dal suo sapere, voi o Stagioni regolate dalla sua amorevolissima provvidenza. Lodatelo voi,o Mari, che siete un’immagino smorta della sua immensità. Lodatelo voi o Monti, che rappresentando la sua eternità, siete ancora un’immagine di quella fermezza che dovrebbe avere l’anima mia nei buoni proponimenti. Lodatelo voi, o Venti, che simboleggiate quelle sante ispirazioni con le quali tante volte mi visitò. Lodatelo o Pioggie, o Rugiade, che raffigurate quelle grazie che Egli con tanta abbondanza ha piovuto sopra di me. Lodatelo voi, o Ghiacci, o Brine, che rimproverate la mia freddezza nel suo servizio. Lodatelo voi, o Fiamme,O Fuoco, che siete un’immagine di quel fervore che non ho mai avuto fin qui, e che desidero adesso sì ardentemente. Lodatelo voi, o Fiori tutti del prato, che con la vostra caducità m’invitate a staccare il mio cuore dai beni miserabili di questo mondo, e con la soavità della vostra fragranza mi ricordate il dovere di essere sempre con la mia edificazione il buon odore di Cristo. Lodatelo finalmente voi tutti, o Germogli del campo, che m’insegnate con l’esempio a crescere ogni giorno nelle sante virtù. Io vorrei poter animare e santificare le creature tutte dell’universo per farvi da esse lodare con discernimento, con costanza e con merito. Ma giacché nemmeno questo mi è possibile, ricevete, vi prego, in supplemento della mia insufficienza, i ringraziamenti e lo lodi che vi furono date, che vi danno e vi si daranno continuamente dalle anime più fervorose di questa terra e dai Santi e dagli Angeli in Paradiso, quei fervidi atti di amore, di ringraziamento, e di lode che vi fece Maria santissima, quando v’incarnaste nel suo purissimo seno, e quando più volte la visitaste nelle sue santissime comunioni. Ricevete infine, in supplemento dei miei, quel ringraziamento infinitamente meritorio che voi medesimo faceste al vostro divin Padre là nel Cenacolo nell’atto di istituire questo gran Sacramento!

Atto di Adorazione e di Domanda.

Maestà incomprensibile del mio Dio, innanzi a cui tremano per riverenza i Serafini più puri, io mi umilio davanti a Voi, e vi adoro a me presente sotto le specie sacramentali. Vi faccio del mio cuore un trono su cui abbiate a regnare, come assoluto padrone, fino alla morte. Vi adoro con tutto il mio spirito, o Gesù mio, e Voi solo riconosco meritevole di tutto le adorazioni, perché Voi solo siete il Santo, Voi solo il Signore, Voi solo l’Altissimo sopra tutte le cose. Adoro l’anima vostra santissima raccomandata già sulla croce al Padre eterno, ed ora intimamente unita alla povera anima mia; deh con la vostra presenza santificatela: Anima Christi santificame. Capo santissimo del mio Gesù in cui risiedono i tesori della sapienza del Padre; che foste per amor mio percosso con la canna e coronato di spine, purificate adesso i miei pensieri della mia mente, affinché siano sempre diretti a Voi. Occhi santissimi del mio Gesù, che con un semplice sguardo convertiste i cuori più duri, frenate adesso la mia curiosità che mi espone a tanti pericoli, e guardate pietosamente le miserie dell’anima mia per guarirla da tutte le infermità, affinché in avvenire mirando la terra ne disprezzi le pompe, contemplando il cielo ne sospiri il possesso, e fissandosi in Voi ne ricopi gli esempi. Orecchie divine del mio Gesù, sempre aperte per ascoltar le suppliche degli infelici, eppure per amor mio assordate dalle calunnie, dalle bestemmie e dalle imprecazioni, ascoltate adesso la preghiera del più indegno fra i peccatori; non permettete che io ascolti in avvenire discorsi di seduzione, di maldicenza, di vanità; e fate che il mio udito non si impieghi che in ascoltare le vostre lodi per pubblicarle, i miei difetti per correggerli, i vostri consigli per eseguirli. Lingua divina del mio Gesù che comandaste ai venti di tacere, agli infermi di guarire, ai morti di risorgere e foste subito obbedito, comandate adesso al mio cuore di sbandire da sé tutti gli affetti stranieri per non amare che Voi; comandate alle mie passioni che non si ribellino contro lo spirito; comandate alla superbia di cedere il posto all’umiltà; dite all’invidia di non contrastare l’impero della carità, alla mia gola di mortificarsi, alla lingua di tacere, alla collera di mansuefarsi, alla carne di diminuire i suoi stimoli, al mondo di non affascinarmi più con le sue pompe, al demonio di non tentare mai più l’ingresso nell’anima mia: parlate insomma, e sottentrerà il fervore alla tiepidezza, la continenza alla libidine, la mortificazione all’intemperanza. Piedi divini del mio Gesù, che tanto vi affaticaste per cercare i peccatori regolate adesso tutti i miei passi, affinché mai non devii dalla strada dei divini comandamenti. Mani santissime del mio Gesù, che foste per amor mio legate dalle catene e trapassate dai chiodi, stringetemi pietose al divino suo seno, perché non me ne allontani mai più. Corpo santissimo del mio Gesù, per amor mio flagellato, crocifisso, morto, sepolto, ed ora sedente glorioso alla destra del divin Padre, santificate, vi prego, tutti i miei sentimenti, affinché divengano in avvenire altrettanti strumenti di vostra gloria: Corpus Christi, salva me. Sangue preziosissimo del divin Gesù, inebriatemi per modo del vostro amore, ch’io sia pronto a dar la vita piuttosto che offendervi anche solo venialmente: Sanguis Christi inebria me. Acqua santissima uscita dal costato del mio Gesù, lavate, vi prego, l’anima mia anche dalle minime imperfezioni, affinché riacquisti una volta quella bella licenza che tante volte ho perduto con i miei peccati: Aqua lateris Christi, munda me. 0 buon Gesù, che siete disceso dal cielo per visitarmi in persona nella santissima Eucaristia, esaudite pietoso le mie preghiere: O bone Jesu, exaudi me. Nelle vostre piaghe, o Signore, che sono la casa del mio rifugio, nascondetemi, affinché, in esse vivendo tutti i giorni della mia vita, io non mi separi mai più da Voi, sia sicuro da ogni assalto del mio nemico, e richiamato da Voi al punto della morte, trovandomi ancora a Voi unito passi senza ostacolo da questa terra di miserie al regno di tutti i piaceri, onde lodarvi e godervi con gli Angeli e i Santi in tutti i secoli de’ secoli. Così sia. Intra tua vulnera absconde me; ne permittas me separari a te; ab hoste maligno defende me; in hora mortis meæ voca me; et pone me juxta te; ut cum Angelis et Sanctis tuis collaudem te in sæcula sæculorum. Amen.

Atto di Raccomandazione.

Non restringete però a me solo le vostre benedizioni, o Signore. Degnatevi di benedire anche tutti coloro che si raccomandano o desiderano d’essere raccomandati alle mie orazioni, i miei parenti, i miei amici, e specialmente coloro ai quali sono stato occasione di peccato o di disgusto. Benedite la vostra Chiesa, ed esaltatela col confondere i suoi nemici, col dilatare il suo regno, col riempire di scienza, di carità, di zelo tutti quanti i suoi ministri, ma particolarmente il Sommo Pontefice [Gregorio XVIII], il nostro Vescovo, il nostro Pastore, il nostro Direttore. Benedite la nostra città, e tenete sempre da lei lontano la peste, la fame, la guerra e tutto quello che in qualunque maniera potrebbe minacciarne la sicurezza, o impedirne la prosperità. Benedite i magistrati, e fate che camminino sempre sulla via della giustizia. Benedite i bisognosi d’ogni genere, e date nella vostra misericordia la pazienza ai poveri, la rassegnazione agli afflitti, la fortezza ai tentati, la vittoria ai moribondi, la contrizione ai peccatori, il fervore ai penitenti, la perseveranza ai giusti, la grazia di convertirsi a tutti coloro che adesso non vi conoscono o vi bestemmiano. Finalmente non dimenticatevi delle povere anime del Purgatorio, in suffragio delle quali io vi supplico di ricevere la presente comunione, e vi prego d’applicare ad esse tutti i meriti infiniti della vostra passione e della vostra morte. Maria Santissima, Angelo mio custode, Santi tutti del cielo, avvocati e protettori, impetratemi voi con la vostra intercessione il compimento de’ miei desideri, l’esaudimento delle mie suppliche. Così sia. [1- Continua … ]

APPARECCHIO ALLA SS . COMUNIONE (3)

APPARECCHIO ALLA SS . COMUNIONE (3)

[Sac. G. Riva: Manuale di Filotea, Milano, 1888]

APPARECCHIO VII.

Atto di Contrizione.

Mio Dio, mio Creatore e Redentor Gesù Cristo,  mi pento e mi dolgo con tutto il cuore di avervi offeso perché siete sommo bene, infinitamente buono ed amabile. Propongo, mediante la vostra grazia, di non offendervi mai più, di fuggire le occasioni del peccato e di farne penitenza. Spero che per la vostra bontà mi perdonerete.

Atto d’Adorazione.

Adoro umilmente la vostra infinita maestà avanti la quale tremano gli Angioli più sublimi. Vi riconosco per padrone e Signore di tutto il mondo,  e confesso che sono un nulla davanti a voi.

Atto d’Umiltà.

Come dunque ardirei io di venire a Voi, se Voi medesimo non mi invitaste con tanta bontà? Io non sono degno di ricevervi nel mio cuore, perché  una creatura vile ed ingrata, piena di miseria e di peccati, e voi siete il fonte d’ogni bene, il Dio della gloria, della maestà e della santità; ma dite una parola e l’anima mia sarà santificata. Gloriosissima Vergine Maria, Angioli e Santi del Paradiso, supplite, vi prego, con la vostra intercessione alla mia indegnità.

Atto di Desiderio.

Suvvia adunque, amabilissimo Gesù mio, degnatevi per la vostra bontà di venire nel mio cuore, che, senza Voi, nulla sono e nulla posso. Venite, vi prego, a guarire le malattie dell’anima mia, a fortificarla con la vostra grazia, illuminarla con la vostra luce, infiammarla con il fuoco del vostro santo amore, e rallegrarla con le vostre dolcissime consolazioni. Io desidero di ricevervi per gloria vostra e salute dell’anima mia: desidero di unirmi tutto a Voi e non separarmene mai più in eterno.

Atto di Fede.

Con la fede la più viva, la più ferma, io credo che nell’Ostia consacrata riceverò il vostro corpo, il vostro sangue, la vostr’anima, e la vostra Divinità. Lo credo più fermamente che se lo vedessi con i propri occhi, perché voi, che non potete mentire, lo avete detto, e se bisognasse sarei pronto a darà la mia vita per questa verità.

Atto di Speranza.

Per mezzo della s. Comunione, che sono per fare, spero che mi assisterete ne’ miei bisogni, mifortificherete nei miei travagli, mi darete la vostra grazia in questa vita e la vostra gloria nell’altra. Ecco quello che io, sebben indegno, a voi domando e da voi spero, perché voi, per vostra bontà, me lo avete promesso.

Atto di Carità,

Vi amo, Gesù dolcissimo, con tutto il cuore. E chi mai amerò, o Signore, se non amo Voi che mi amate tanto e siete il sommo Bene infinitamente buono ed amabile! Misero me che non vi amo ancora quanto debbo! Desidero di amarvi sempre più. Voglio prima perdere la vita che il vostro amore. Fatemi la grazia che io vi ami con tutte le forze, e vi ami continuamente, per amarvi poi in eterno nel Paradiso.

A Maria.

O speranza e consolazione della miserabile anima mia, gloriosissima Vergine, che diveniste la madre di tutti i fedeli, dando alla luce l’Autore e il consultore della fede, quello stesso Figliuol di Dio che io sono per ricevere sotto il velo di poco pane, degnatevi adesso di farmi parte dei vostri celesti tesori; vestitemi delle vostre virtù, affinché possa con più fiducia accostarmi alla sua mensa, e ritrarrò dalla presente Comunione quei gusti e quei vantaggi che ritraeste voi stessa, quando lo albergaste per nove mesi nel vostro seno, e tante volte lo riceveste sotto le specie sacramentali.

Agli Angeli.

Santi Angeli, ministri fedelissimi di quel Signore che io sono per ricevere, e voi specialmente, o mio amoroso Custode, illuminate adesso la mia mente con la pienezza della vostra scienza, perché conosca la mia viltà e l’eccellenza di quel Sacramento a cui sono per accostarmi. Sciogliete il ghiaccio del mio cuore ed accendetelo del vostro fuoco, affinché ami il mio Dio con quell’ardore con cui lo amate voi. Impetratemi insomma la vostra purità, la vostra innocenza, la vostra umiltà, il vostro fervore, e tutte le vostre virtù, affinché, ornata di una veste così preziosa, l’anima mia diventi un’abitazione non del tutto indegna della divina Maestà.

Ai Santi.

Santi Patriarchi e Profeti, che vaticinaste con tanti oracoli, rappresentaste con tanti simboli, e con l’ardore dei vostri desideri chiamaste dal cielo in terra quel divin Salvatore che sta per venire dentro di me: santi Apostoli, che foste i primi a partecipare a questo gran Sacramento; santi Martiri, che dalla divina Eucaristia riceveste la forza di sostenere con gioia i più spietati supplizi; santi Pontefici, che, a salute dei popoli, immolaste tante volte sopra l’altare questo Agnello senza macchia; santi Monaci e Romiti, che alimentati da questo pane miracoloso, superaste gli assalti i più violenti del mondo e della carne; sante Vergini, che con la diligente custodia del vostro candore, preparaste in voi una stanza degna di Dio, ed ora ne godete una visione più completa, e cantate d’intorno a lui il cantico tutto nuovo che non può essere cantato da alcun altro; voi infine, o Santi dei quali fa in oggi memoria la Santa Chiesa, e voi specialmente miei Avvocati e Protettori, impetratemi almeno una parte di quei doni dei quali abbondaste, affinché, accostandomi con fede viva, con carità ardente, con disposizione perfetta, a questa mensa di paradiso, ne riporti un gran lume per conoscere, una gran forza per superare tutti gli ostacoli che si incontrano nella vìa della salute, una risoluzione efficace di non trascurare alcun mozzo per sempre più avanzarmi nella santità e nella perfezione; onde, conformando ai vostri esempi tutta quanta la mia vita, meriti di essere un giorno compagno vostro nel cielo.

APPARECCHIO VIII.

Atti diversi,

Con cuor contrito, o mio Gesù, vi adoro.

E il vostro ajuto in ogni istante imploro.

Senza di voi nulla di ben poss’io,

Perciò domando il vostro ajuto, o Dio.

Tutto ciò che la Chiesa insegna e crede,

Lo credo anch’io colla più viva fede.

Io credo e spero in voi, Dio trino ed uno

Senza di cui non può salvarsi alcuno.

Credo e spero in Gesù mio Redentore,

Che crocifisso fu per nostro amore.

Creato fui per amar Voi, mio Dio,

Ma a tutt’altro pensai che al dover mio.

Or però, benché tardi, ho risoluto

Di tributare a Voi l’amor dovuto.

D‘avervi offeso, o Dio, ogni momento

Non per timor, ma per amor mi pento.

La vita e il sangue, o mio Gesù, darei

Per cancellare tutti i peccati miei.

Vorrei poter ricominciar la vita,

Per sempre amar Gesù Bontà infinita.

Come fermo nel mar stassi lo scoglio,

Cosi con Voi, caro Gesù, star voglio.

In Voi spero, Voi bramo ogni momento,

O vivo Pan del ciel gran Sacramento.

Per Voi vivo, o Gesù, per Voi respiro,

E di venire a Voi sempre sospiro.

Tanta fame ho di Voi, gran Sacramento,

Che per amor quasi languir mi sento,

Siccome al fonte l’assetato cervo,

Cosi sospira a Voi il vostro servo.

L‘unico fonte, o mio Gesù, Voi siete;

Chi beve al vostro sen non ha più sete,

Venite nel mio cuor, caro Gesù,

Per starvi sempre e non partir mai più,

Venite a ristorar col vostro sangue

L’anima mia che di tristezza langue,

In me venite a ravvivar la fede,

E a stabilir del vostro amor la fede.

E quando entrato nel mio cor sarete,

Come in trono d’amor nel cor sedete.

Offerta per le Anime Purganti

Sulla Sposa che geme, che langue

Nella foga di tutti i tormenti,

Scenda, o Nume pietoso, quel sangue,

Speme e vita de’ veri credenti,

Che cancellò l’antico reato,

Che rinnova dell’alme lo stato,

E gustare fa i gaudi del ciel

A chiunque al Signore è fedel.

Amore ed Umiltà,

Ecco quel dolce istante

Che in sacro velo ascoso

Tu vieni a me pietoso,

Eterno Re dei re,

Vieni nel seno mio,

caro pietoso Iddio;

Ma tu chi sa se mai

Pago sarai di me!

Come assetato il cervo

Corre veloce al rio,

Sull’ali del desio

Vola il mio cuore a te.

Da te ristoro brama

Te solo aspetta e chiama

Ma tu chi sa se mai

Pago sarai di me!

In te che fonte sei

D’ogni immortal favore,

Ricerca questo core

La grazia che perdè.

M‘innebria dunque il petto

Di grazia e di diletto:

Ma tu chi sa se mai

Pago sarai di me!

Pascolo più soave,

Che ogni sapor contiene,

Di te mio sommo Bene

Per l’alma mia non v’è.

Unico pan del cielo,

A te mai sempre anélo:

Ma tu chi sa se mai

Pago sarai di me!

Pria mi donò la vita

Tua mano creatrice,

Poi vita più felice

Il sangue tuo mi diè.

L‘opra compisci adesso

Donami ancor tu stesso:

Ma tu chi sa se mai

Pago sarai di me!

Innanzi al tuo cospetto

Un’ombra, un nulla io sono,

Tu vanti il ciel per trono,

Ed hai le stelle al piè.

Eppur nel seno mio

D’accoglierti desio;

Ma tu chi sa se mai

Pago sarai di me!

T‘offesi ingrato, è vero,

Ma piango il fallo mio,

Ed al tuo trono invio

La carità, la fè;

T’invio le più sincere

Fervide mie preghiere:

Ma tu chi sa se mai

Pago sarai di me!

Domanda di un Cuor nuovo

Io vorrei languir d’amore,

Ma non so come si fa.

O Gesù, datemi un cuore

Che amar sappia in verità.

Il mio cuor non è che gelo!

Per amar come conviene;

Antepon la terra al cielo,

Ed il falso al vero ben.

Ho bel dirgli che Voi siete

Solo degno d’ogni amor,

Che appagar Voi sol potete

Di sue brame il vivo ardor

Ei non bada, né intende,

E continua a vaneggiar;

Né il mio dir punto l’accende

Perchè voi pensi ad amar

Deh! un sì stolto e freddo core

Voi toglietemi dal sen.

E un cor datemi, o Signore,

Che del vostro amor sia pien.

Se un tal cor voi mi darete,

Gesù mio, ben v’amerò,

E d’amor per voi che siete

Tutto amor, io languirò.

Ma se il cor mi resta in petto

Qual finora sempre fu,

Io vorrei, ma invano aspetto

Di languir per voi Gesù!

A Maria

O del ciel gran Regina,

Tu sei degna d’ogni amor;

La beltade tua divina,

Chi non ama non ha cor.

Tu sei Figlia, tu sei Sposa,

Tu sei Madre del Signor:

Di noi pur, Madre pietosa

Tu innamori tutti i cor.

Tu del giusto sei la guida,

Sei conforto al peccator,

Che perdon, se in te confida,

Sempre ottiene dal Signor.

Tutti adunque, deh venite

A piegar Maria di cor,

E devoti a lei v’offrite

D’esser figli amanti ognor.

Si, Maria, vi dono il core

Egli è reo, ma se sarà

Da voi dato al mio Signore

Riliutarlo ei non saprà.

Altro ben da voi non brama,

Nè altro mai vi chiederò

Spero un di, se così v’amò

Che in eterno v’amerò.

Avvocata in questo esilio,

Già vi eleggo per pietà!

Impetrate a un vostro Figlio

La beata eternità.

Desiderio

Vieni, vieni, o dolce Amore,

Gesù mio, sposo diletto:

Vieni, o caro, in questo petto

Vieni, o Dio, non più tardar.

Vieni  o sposo,  vieni Amante,

Vieni o Dio del santo amore ;

Ecco aperto è già il mio core,

vieni in esso a riposar.

Dell’eterno Genitore

Tu sei Figlio e di Maria;

Cibo sei dell’alma mia;

mio conforto e mio tesor.

Qual solinga tortorella

Gemo e piango il fallo mio,

deh mi torna, amabil Dio,

Agli implessi del mio cor.

Come cervo sitibondo,

A te solo aspiro e anelo,

Fonte eterno in cui del cielo,

Si nasconde ogni piacer.

Pel desio di te, mia vita.

Venir meno già mi sento,

Più di me non mi rammento,

In te solo è il mio pensier.

G m’investono le tue fiamme,

Già quest’alma spicca il volo,

Mio Gesù, mio ben, tu solo

Puoi mie brame soddisfar.

Vieni dunque, vieni eletto,

Fior del campo, intatto giglio.

Di Maria augusto Figlio,

Io non posso più aspettar.

Aspettar più non poss’io.

Cara gioia, luce bella,

Di Giacobbe eletta stella;

 Io ti vengo ad incontrar.

APPARECCHIO IX.

Fede e domanda

Come ubertosi sono

Quegli orticelli aprici,

Cui l’acque irrigatrici

Non sogliono mai mancar.

Così sarà copiosa

Di frutti l’alma mia

Se dell’Eucaristia

Saprolla fecondar,

Sacramentata specie,

Che ascondi il mio tesoro,

Del sommo Ben che adoro

Deh lasciami bear,

In così gran mistero

Fa’ che i più ascosi arcani

Con occhi sovrumani

Io possa penetrar,

O testimon dolcissimo

Di sua passione e morte,

O vivo Pan, che forte

Bendi il mortai quaggiù:

Deh, fa’ che di te solo

M’occupi tutto e viva;

Né pensi, parli, o scriva,

Che di te sol, Gesù,

Del pane onde beato

Tu fai l’eterno regno,

Lo sai che non son degno,

Mio dolce Redentor.

Ma d’ogni fallo il sangue

Sparso da te mi scioglie,

L’indegnità mi toglie,

Nuovo m’infonde amor.

Mistico Pellicano,

Mio buon Signor, mio Dio,

Deh, tu dal lezzo mio

Mondami per pietà.

Mondami col tuo sangue,

Onde una stilla basta

D’Eva a salvar la guasta.

La rea posterità.

Sol col toccar la veste

Del Redentor dicea

L’inferma Cananea,

Potrommi risanar.

Che mai dovrò dir io

A cui vien or concesso

Di Cristo il Corpo stesso

Ricever dall’altar?

Volgi, Gesù, deh! volgi

Il guardo tuo pietoso;

Discendi a me lebbroso

Penetra in questo cuor.

Col tuo divin contatto

La lebbra sanerassi,

Ripiglieranno i passi

Le strade tue, Signor.

Qual tenero arboscello,

Che col languor dei rami.

Par che la pioggia chiami

Sua sete a ristorar.

Tale, o Gesù, il mio core,

Che da gran tempo langue,

Nel tuo divino sangue

Si brama dissetar,

Gesù, le cui bellezze

Si umane che divine

Bramano senza fine

Gli Spirti in ciel mirar,

Sempre il mio cor ti cerchi

E tal sien le brame

Che mai di te la fame

Non abbia in me a cessar.

Gesù, che sotto il velo

Del Sacramento or miro,

Deh compiasi il desiro

Del servo tuo fedel.

Quel gran desiro ond’ardo

Di vagheggiarti in volto,

E di vedermi accolto

Fra tuoi beati in ciel.

Desiderio.

Sospira questo core.

E non so dir perché,

Sospirerà d’amore

Ma non lo dice a me.

Rispondimi cor mio.

Perchè sospiri tu?

Risponde; voglio Dio,

Sospiro per Gesù.

Sospira, e non lasciare

Mai più di sospirar:

Tua vita sia l’amare

Chi ti sa tanto amar.

Sospira, e fa che sia

Gesù il tuo solo amor,

E tutta sia Maria

La tua speranza ognor.

Manda i sospiri tuoi

A chi ti può salvar;

E lieto spera poi

Quanto mai puoi bramar.

Sospiri miei, su andate.

Ite a trovar Gesù:

Ai piedi suoi restate,

Né vi partite più.

Dite che un cor vi manda

Ch’arde dì sua beltà:

Dite la sua domanda,

Ch’ egli la gradirà.

Amore ed Invito

Vieni, vieni, o mio Signore,

Vieni, vieni nel mio petto,

Fosti sempre il mio diletto,

Il primo e solo amor.

S‘io t’invito è questo amore

Che m’infonde un santo ardire,

Deh! non farmi più languire,

Vieni, ah vieni, o mio tesor.

Gesù mio, se a me tu manchi,

Che il mio tutto ognor sei,

Manca il lume agli occhi miei,

Perde l’alma il suo vigor.

Ah, se tu non mi rinfranchi,

Io mi sento già svenire;

Deh, non farmi più languire,

Vieni, ah vieni, o mio tesor.

Se una stella, un fior io veggo,

Tua bellezza mi rammenta,

Ogni voce o suon ch’io senta

Sol di te mi parla al cor.

Vedi ben ch’io più non reggo!

Alla forza del desire;

Deh! non farmi più languire;

Vieni, ah vieni, o mio tesor.

Vieni alfine, e meco unito

Resta, o caro, in sempiterno;

Da te lungi un altro inferno

Mi parrebbe il cielo ancor.

Del mio amore al dolce invito

Godi ormai, né  più fuggire,

Deh non farmi più languire.

Vieni, ah vieni, o mio tesor.

Senza te non trova pace

L’alma mia d’amor ferita.

Sei tu solo la mia vita,

L a mia calma, il mio tesor.

Se vedermi a te non piace

Di dolore, o Dio, morire.

Deh non farmi più languire

Vieni, ah vieni, o mio tesor!

Sia che spunti o cada il sole

Sempre a me tu sei presente!

In te fissa è la mia mente

Anche oppressa dal sopor!

No, non puote, ancor se vuole

L’alma mia da te partire

Deh non farmi più languire

Vieni, ah vieni, o mio tesor.

Ah! pietà di chi sospira

Te cercando, o sommo Bene

Metti fine alle mie pene

Ti commova il mio dolor.

Il mio cor pietoso mira

Che è già stanco di soffrire

Deh! non farmi più languire:

Vieni, ah vieni, o mio tesor.

Il desio frenar non posso

Onde tutto avvampo ed ardo,

Se a venir ancor sei tardo

Vengo meno a tanto ardor.

Ma il tuo cuor è già commosso,

Già ti sento a me venire.

Cesso ormai di più languire,

Già t’abbraccio, o mio tesor.

#    #    #

[Tra i nove “apparecchi” riportati, ognuno troverà quello che meglio si adatti alla propria condizione,  momento ed alla circostanza. L’ultimo “Apparecchio”, in particolare, si presta ad essere cantato salmeggiando. – Importante è che gli “apparecchi” siano propedeutici ad una santa Comunione, ad una “vera” Comunione, ricevuta da un Sacerdore della Chiesa Cattolica, unica Arca di salvezza voluta da N. S. Gesù-Cristo, in unione con il Santo Padre Gregorio XVIII che, pur in esilio e nelle mani dei “nemici di Dio e di tutti gli uomini”, è pur vivo e vegeto, secondo le promesse del divin Redentore e del Sacrosanto Magistero della Chiesa [Cost. Apost. Paster Æternus]. I Sacramenti che non vengono ricevuti nella Chiesa Cattolica [è Cattolico colui che è in unione col Santo Padre … il “vero” – Bolla: Una Sanctam di Bonifacio VIII] sono invalidi, illeciti e sacrileghi, amministrati da falsi sacerdoti, apostati e mai validamente consacrati da mai-vescovi non-consacrati [novus ordo], o dai discepoli delle fraternità paramassoniche [se si preferisce si può anche eliminare il “para” … è lo stesso], mai-consacrati dal non-vescovo Lienart, il cavaliere kadosh, dal suo figlioccio Marcel ed epigoni vari, scomunicati ipso facto, oltretutto per essere fraudolentemente non-consacrati e senza alcuna Giurisdizione apostolica o missione canonica. Un falso sacramento, è una maledizione terribile, peccato gravissimo contro la fede e la carità, peccato mortale che conduce direttamente al fuoco della geenna.- ndr. -]

APPARECCHIO ALLA SS . COMUNIONE (2)

APPARECCHIO ALLA SS . COMUNIONE (2)

[Sac. G. Riva: Manuale di Filotea, Milano, 1888]

APPARECCHIO IV

Pater noster.

Dove mai, o Signore, più che in questo Sacramento, vi date a conoscere nostro Padre? Nel contento d’avermi creato, a preferenza di tanti che ti avrebbero servito meglio di me, redento a costo di tutto il vostro sangue, malgrado la previsione della mia ingratitudine, conservato dopo tanti peccati con i quali ho meritato l’inferno, ricolmato di tanti benefici, non ostante l’abuso continuo dei medesimi, voi volete in questo Sacramento nutrirmi delle vostre carni e abbeverarmi del vostro sangue. Sì, non contento di essere divenuto mio compagno nella vostra nascita, mio modello nella vostra vita, mio riscatto nella vostra morte e mio premio futuro nella vostra gloria, volete ancora divenire mio cibo nella divina Eucaristia.

Qui es in Cœlis.

La vostra stanza, o Signore, è in cielo; e ciò nonostante volete adesso calare dal trono della vostra gloria e nascondervi sotto le specie di poco pane per abitare dentro di me? Nell’incarnazione voi nascondete la vostra divinità, ma qui volete nascondere anche la vostra umanità per far risplendere solamente la grandezza della vostra carità. Oh degnazione infinita! Io mi umilio e mi confondo dinanzi a Voi.

Sanctificetur Nomen tuum.

Ma se vengo a ricevervi questa mattina è per far un’opera che serva alla santificazione del vostro Nome in tante maniere da me sprezzato. Io vi offro perciò la presente Comunione, insieme a tutte le opere buone che si son fatte e si faranno, in adorazione della vostra gran maestà, in ringraziamento di tutti i benefici a me compartiti, in soddisfazione di tanti torti che vi ho fatti, in impetrazione di tutte quelle grazie che mi sono indispensabili all’acquisto della salute. Ve l’offro ancora per ottenere la concordia fra i principi cristiani, e l’esaltazione della santa Chiesa, l’estirpazione delle eresie, la conversione degli infedeli, eretici e peccatori, la perseveranza dei giusti, il refrigerio alle anime purganti, affinché tutti possano insieme onorare, lodare e santificare il vostro Nome amabilissimo.

Adveniat regnum tuum.

Venga dunque questo felice momento di ricevervi sacramentato! Come il cervo desidera di arrivare alla fonte delle acque per dissetarsi, così io desidero di unirmi a voi, perché spero fermamente che la vostra venuta dentro di me stabilirà nell’anima mia il regno santissimo della vostra grazia, e mi sarà una caparra sicura di passare un giorno a possedere con gli Angioli e coi santi il regno della gloria.

Fiat voluntas tua.

Conosco di essere affatto indegno di un favore così distinto; e non ardirei di accostarmi alla vostra mensa, se non fosse per fare la vostra volontà. Io sono un niente, e voi siete il tutto; io la stessa miseria e Voi la stessa perfezione; che relazione adunque fra me e Voi? Tuttavia Voi minacciate la morte a chi non mangia la vostra carne e non beve il vostro sangue; e promettete ogni bene a chi vi riceve sacramentato. Io confesserò adunque col Centurione la mia indegnità; ma vi dirò di venire dentro di me per soddisfare ì vostri desideri, per provvedere ai miei bisogni, per rinnovare il mio spirito, per santificare il mio cuore, per mettermi in stato dì poter dire come s. Paolo: “Non son più io che vivo, ma è Gesù Cristo che vive in me”.

Sicut in Cœlo et in terra.

Affinché però la vostra volontà sia perfettamente adempita, datemi, o Signore, quelle disposizioni che Voi desiderate in chi vi ha da ricevere. Fate che io vi riceva con quella purità di coscienza, con quella santità d’intenzione, con quell’ardenza di amore con cui vi ricevettero sopra la terra tutti coloro che vi glorificano nel Paradiso. Permettete adunque che io vi offra in supplemento della mia indegnità, tutte le disposizioni santissime che portarono a questa mensa gli Apostoli, i Martiri, i Confessori, le Vergini, anzi quelle che ebbe Maria ss. quando v’incarnaste nel di lei seno, e quando più volte vi ricevette sacramentato; finalmente quelle disposizioni divine che aveste Voi, o Gesù mio, là nel Cenacolo, quando istituiste, con stupore di tutto il cielo, questo mirabile Sacramento.

Panem nostrum quotidianum da nobis hodie.

Venite dunque, o Pane soprasostanziale infinitamente più prezioso di quella manna che pioveste al vostro popolo nel deserto. Venite a satollarmi della vostra grazia, affinché, nutrito di Voi, possa, come Elia, camminare al monte santo senza provare stanchezza, e senza arrestarmi giammai.  Fate che io viva in maniera da potervi ogni giorno, se non sacramentalmente almeno spiritualmente: fate infine che io ritrovi in Voi ogni sapore ed ogni soavità, affinché per 1′ avvenire nient’altro abbia a desiderare fuori di Voi.

Dimitte nobis debita nostra.

Perché non abbia la vostra grazia a trovar alcun impedimento a diffondersi sopra di me togliete prima, o Signore, dall’anima mia tutto quello che vi dispiace. Perdonatemi tutti i peccati da me commessi in tutto il tempo della mia vita, e purificatemi ancora dalle colpe le più leggere come voleste di vostra mano lavare i piedi agli Apostoli prima di ammetterli al banchetto del vostro Corpo sacramentale.

Sicut et nos dimìttimus debitoribus nostris.

E per impegnarvi sempre più a perdonarmi tutti i miei falli, io rimetto adesso per sempre nelle vostre mani tutti i torti ricevuti dai miei fratelli, e vi supplico a dimenticarli, com’io desidero che Voi vi scordiate de’ miei; anzi, date a’ miei offensori tanto di bene quanto essi di male mi hanno fatto, oppure desiderato. Io amo e protesto di voler amare sempre tutti i miei prossimi come me stesso; quindi desidero loro quel bene che desidero per me.

Et ne nos inducas in tentationem.

Finora mi sono lasciato dominare dalle passioni più vergognose cedendo alle tentazioni de’ miei nemici; ma, venuto che Voi sarete dentro di me, non sarà più così, io non asseconderò più i desideri della carne, ma la terrò soggetta allo spirito colla continua mortificazione di tutti i miei sentimenti. Riguarderò come sterco tutte le pompe del mondo, e sprezzerò coraggioso tutte le sue dicerie per vivere una vita sempre conforme ai vostri divini insegnamenti. Rigetterò prontamente tutte le suggestioni del demonio per obbedire soltanto a voi che siete l’unica sorgente di ogni bene temporale ed eterno.

Sed libera nos a malo. Amen.

Ah! Gesù mio non permettete che l’anima mia sia un’altra volta occupata da’ miei nemici dopo essere stata santificata, dalla vostra visita sacramentale. Liberatemi da tutto quello che potrebbe cagionarmi un male così grave. Fissate nel mio cuore la vostra stanza, e non ve ne partite mai più. Lo so che è troppo vile abitazione per voi: ma la vostra venuta la renderà gloriosa. Per il gusto che avete di trattare coi figliuoli degli uomini, per il desiderio che vi arde di santificare tutti i cuori, per l’amore e per la gloria che dalla vostra venuta in me risulterà a Voi, al Padre eterno, allo Spirito Santo e a tutta la Corte celeste; ascoltate le mie preghiere ed esauditemi. Maria ss., Angelo mio Custode, Santi tutti del cielo, e specialmente voi miei Avvocati e Protettori, intercedete per me. Così sia.

APPARECCHIO V.

A Gesù come Giudice

Signore di tremenda maestà, che giustamente ci condannate per i nostri delitti, e benignamente ci salvate per la vostra pietà, che sarà di me, se mi vorrete giudicar con rigore? Sebbene nascosto sotto il velo lo del pane, Voi avete osservate le mie iniquità, ne sapete il numero, ne conoscete il peso, e però, dove potrò mai fuggire per ritrovare salute? Non posso ricorrere ad altri che a Voi, che solo potete perdonare tutti i miei debiti. Ricordatevi che finora non avete preso le parti di giudice, ma siete mio avvocato presso del Padre. Su dunque, mostrategli le vostre piaghe, mentre a queste m’appello, e mi tengo sicuro, se desse son quelle che sentenziano la mia causa. Gesù mio, pegno della mia redenzione, che nel Nome stesso mi prometteste salute, se Voi siete per me, chi sarà mai contro di me? I o dunque vorrei ricevervi per riacquistare coi vostri meriti la mia innocenza; ma temo di ricevervi perché son reso; quindi non posso far altro che implorar gli effetti della vostra misericordia. Venite in me con la pienezza della vostra luce e del vostro amore, affine di distruggere affatto la colpa, e salvare il colpevole che in Voi solo ripone tutta la sua confidenza.

A Gesù come medico.

O Gesù mio, Via, Verità e Vita di quest’anima peccatrice, come è possibile che, dopo esservi Voi stesso fatto mio medico, continuino ancora ad affliggermi tanti mali? Sono già scorsi tanti anni dacché mi venite sì spesso a visitare nel letto delle mie miserie, e mi porgete per rimedio il vostro santissimo Corpo, mi abbeverate al vostro preziosissimo costato, ed io non finisco mai di guarire. Ah, quanto è deplorabile  questa mia infermità che ha resistito fin adesso ad cura divina! Ma la vostra grazia è onnipotente, e può vincere ogni malattia, per quanto grave ed invecchiata; perciò io non voglio perdere la speranza che ho posta in voi. Venite dunque a sanarmi e  sarò sano; salvatemi e sarò salvo. Basta una sola vostra parola per tutto questo, ditela dunque, e sarà tolta al momento tutta la mia indegnità. Dite all’anima mia: Io sono la tua salute: Dic animæ meæ, salus tua ego sum. Quest’è la grazia che io vi chiedo per riavermi ad un colpo da tanti mali, e che io spero da un Signore così ricco, qual siete voi. Voi che invitate tutti al vostro seno, non rigetterete questa povera creatura che vi desidera: e se ci comandate che vi chiediamo tutte le grazie che ci abbisogna per la nostra salute, non rigetterete al certo quelle suppliche che io vi porgo. Questa speranza mi consola fra tante languidezze del mio spirito: e questa farà ch’io non rimanga mai confuso in eterno.

A Gesù come Sposo.

O Dio della purità, avanti a cui non sono mondo abbastanza né anche le stelle, sarò io tanto inconsiderato di accostarmi a voi con un cuore sì sordido, mentre so che vi pascete solo fra i gigli? Non ardisco di farlo. Ma, alzando dal fondo delle mie miserie i miei occhi verso di voi, vi ricordo che se io sono immondo, voi mi potete mondare: e se l’anima mia vi ha mancato di fede, voi la potete convertire in maniera che essa vi ami tanto quanto già vi tradì. Le sue colpe non possono far in modo che voi non siate sempre il suo sposo; e se ha consumato malamente la dote della vostra grazia ricevuta nel santo Battesimo, non ha però consumata la vostra misericordia, sicché ella non sia, come prima, infinita nel compatirmi. Eccone la fonte aperta in quel divinissimo sacramento, dove il mio cuore brama di abbeverarsi. Su dunque, amabilissimo mio Signore, unico e sommo mio bene, non mi negate la grazia vostra, non tenete più stretta la vostra mano; apritela sopra di me; riguardatemi con occhio amorevole; parlatemi al cuore. Già avete fatto il più sulla croce, fate ora no: e mentre ritorno a Voi, dolente delle mie passate infedeltà, ristabilite meco un nuovo accordo di pace, un nuovo sposalizio di fede e di carità, che non si disciolga mai più in eterno.

A Maria come Madre di Gesù Cristo

O Madre degnissima del mio Signore, che dalla grandezza inarrivabile della vostra dignità cavate motivi più forti per amare più teneramente i peccatori, voi che co1 divenir madre di Gesù Cristo diveniste ancor madre mia, e raddoppiaste quelle fiamme di carità che anche prima ardevano sì ferventi nel vostro seno, permettete che mi prostri davanti a voi, e pieno di confidenza nella vostra misericordia, implori il vostro soccorso. Io sono per ricevere quel Primogenito divino che consacrò alla salute dell’anima mia tutti i passi, tutti i momenti, tutte le pene della sua vita; ma il mio cuore è tuttora ripieno di affetti profani, di desideri terreni, e non ha nemmeno una scintilla di amore verso di voi e verso il vostro divin Figliuolo. Voi ottenetemi adunque quella mondezza, quella purità, quel fervore che sono necessari per accostarmi degnamente al santo altare. Confesso che non merito questa grazia, che merito ogni castigo, e che in cambio di nuovi favori, dovrei essere spogliato anche di tutto l’altro bene che ho ricevuto finora: ma appunto per questo, in una causa sì disperata, ricorro a voi che siete un’avvocata onnipotente. Già si è fatto il più, già il mio Redentore ha versato tutto il sangue per procurarmi ogni bene, non vi vuol altro se non mi sia applicato questo tesoro, ed una sola delle vostre parole a mio favore mi otterrà tutto. O Madre divina, mille e mille volte più che madre anche per noi, non vi lasciate vincere dalla mia malvagità, ma sopraffatela con la bontà del vostro cuore; ottenetemi il perdono di tutti i miei falli gravi e leggieri, fatemi entrare nel novero dei vostri veri devoti, e fate in modo che tanto ami il vostro e mio Dio per l’avvenire, quanto lo offesi per lo passato. Così,  liberato per vostra intercessione dal doppio male di colpa e di pena, mi accosterò con confidenza a cibarmi di quel pane misterioso che è la memoria della sua morte, la fonte di tutte le grazie, il preludio e la caparra della beata immortalità.

APPARECCHIO VI.

A Gesù come Re.

O Re dell’anima mia, che non contento di esservi così abbassato per me nella passione da comparire qual Re di burla, ora di nuovo abbassate la vostra grandezza fino ad apparire come pane; certo non è conveniente ch’io vi riceva sì spesso, perché  entrando voi nel mio cuore, entrate i n una sordida capanna, e chi vi alloggia è così rozzo che non sa dirvi una buona parola. Tuttavia, contentatevi almeno che io sospiri a Voi come a sommo mio Bene e mi basta. Voi siete il mio Signore sempre amabile, sempre benigno, sempre liberale verso di me e però anche da lontano potete comandare, e sarete obbedito. Mostrate quello che siete per gloria vostra; fatemi vostro servo fedele ora e per sempre;  sicché io non torni mai più a tradirvi. Voi che sostenete sui suoi cardini la terra, potete sostenere anche quest’anima sì incostante, e se vi siete riservato il dominio dei cuori, adesso potete esercitarlo con me, affinché non vi sia mai più ribelle, e da quegli Angeli che invisibilmente vi circondano impari ad ubbidirvi sino alla morte. Deh, Angeli santi, che fate ora la corte al mio e vostro Signore, intercedete per me. Si stabilisca per mezzo vostro la sua santa legge nel mio cuore: venga a me il suo regno, affinché, ora compagno vostro nel servirlo e nell’amarlo, sia fatto a suo tempo compagno vostro nel goderlo per sempre.

A Gesù come Pastore.

O Pastore delle anime nostre, che solo siete pastore buono perché solo siete il vero Dio, non fu ella già immensa la pietà vostra nel discendere che Voi faceste con la vostra incarnazione in questo deserto del mondo, affine di cercar noi pecorelle smarrite e ricondurle all’ovile? Eppure, non contento di tutto questo, Voi tante volte scendete dal cielo quante sono le Messe che si celebrano sopra la terra; e per esercitare più compitamente l’ufficio intrapreso, ci nutrite delle vostre carni, e ci abbeverate del vostro sangue. L’amor vostro però vi lodi, che solo vi può lodare abbastanza, e la cura che tenete delle anime nostre ve ne ringrazi come voi meritate. Ed oh, avessi ancor io un amore infinito per corrispondervi! Ma, sebbene io sia la più meschina delle vostre creature, bramo di aver quest’amore per meritar di ricevere il pascolo di vita che mi porgono le vostre carni immacolate sopra l’altare. Deh, non rimanga io privo di un sì grande ristoro! Voi solo siete quello che io desidero, amabilissimo, dolcissimo, ricchissimo mio Signore, unica sorgente d’ogni mio bene; non mi discacciate da voi ora che vi cerco, mentre mi cercaste con tanta premura quando io ne era lontano. Il buon pastore dà la vita per le sue pecorelle. Questo l’avete fatto sopra la croce; ora applicatemene la virtù; indirizzatemi Voi perché non erri; reggetemi perché  esca di strada; correggetemi paternamente quando ne avessi ad uscire ; datemi il vostro amore, e con questo son ricco abbastanza, né chiedo altro di più che di mantenerlo in eterno.

A Gesù come Redentore.

Amabilissimo mio Redentore, con quale eccesso di carità avete amata l’anima mia, mentre per riscattarla avete dato tutto il vostro sangue sopra la croce, ed ora, non contento neppur di tanto, mi offrite di nuovo questo medesimo prezzo sopra l’altare, affinché io paghi tutti i miei debiti alla divina giustizia e soddisfaccia pienamente per le mie colpe! Siate però lodato in eterno dalle vostre stesse misericordie, che solo vi possono riconoscere secondo il merito. Ma volete voi forse essere dato di nuovo in mano de’ peccatori con venire a visitarmi? Volete di nuovo esser riposto in una stalla, con entrare in questo cuore re sì lordo? Ah! per ora basta che voi veniate in me con la forza della vostra virtù, e per lei rompiate ad un tratto quei mali abiti inveterati che mi tengono schiavo. Ma, giacché voi lo volete, venite pure sacramentalmente a quest’anima così meschina. Vi invito con i sospiri, vi abbraccio con i desìderi, e prostrato a quei piedi divini che sono per me un altare di rifugio, vi supplico a fare in modo che Voi viviate sempre in me e che io viva sempre in Voi. Ben conoscete qual sia l’ostacolo che mi impedisce tanto gran bene qual è l’unirmi perfettamente a Voi per mezzo della carità; or bene, togliete voi questo ostacolo, e così fatevi compiutamente mio Salvatore. Ricordatevi che io sono vostra conquista, quindi doppiamente son vostro e perché mi avete creato, e perché mi avete redento. Come vostro adunque mi avete a riguardare; come vostro mi avete a difendere; ed io vi prometto di amarvi e di servirvi come Dio ed ogni mio bene, senza abbandonarvi mai più.

A Gesù come Santificatore.

O Dio infinitamente santo, che, per comunicare a noi misere creature la vostra santità, vi faceste già nostro esempio, ed ora vi fate nostro cibo, come ardisce di alzar gli occhi a voi un’anima così immonda qual è la mia? Io merito che tutte le vostre divine virtù si levino contro di me, mentre tutte le ho irritate con la mia vita perversa. Ma voi che siete la stessa bontà, potete ben vincere la mia malizia, e fare in modo che tanto vi imiti per l’avvenire, quanto mi sono dilungato da Voi per lo passato. Non vi vuole altro che uno sguardo dei vostri occhi divini per tutto questo, e però, me lo negherete Voi che con tanto amore offrite per me tutto il vostro sangue l’altare? Venite dunque, o mio Diletto, a visitarmi non solo con la vostra presenza, ma ancora con le vostre virtù e con la vostra grazia. Voi che me ne date desiderio, Voi esauditelo. Ricordatevi che a questo fine vi offerte ogni giorno in sacrificio per le mani dei sacerdoti, onde santificare in noi tutta la nostra natura. Fate adunque quello per cui vi siete mosso dal cielo. Lavate sempre più l’anima mia. Rendetela più candida della neve, affinché io mi disponga a ricevere quel che è promesso ai mondi di cuore, che è veder Voi per tutti i secoli.

Ritmo di S. Tommaso d’Aquino.

Vi adoro col più umile rispetto, o Divinità nascosta sotto il velo di questo divin Sacramento. A voi tutto il mio spirito si sottomette, perché tutto interamente s’inabissa nella considerazione delle vostre meraviglie. I miei occhi, la mia lingua, le mie mani c’ingannano: ma ciò che i miei orecchi hanno udito da voi assicura la mia fede. Credo tutto ciò che voi vi avete rivelato: non vi ha cosa più certa di ciò che dite Voi, che siete l’istessa verità. Sulla croce la divinità sola era nascosta: in questo sacramento vi è nascosta anche la umanità. Io pertanto credo che entrambe vi sono; né altra ricompensa vi chiedo alla mia fede che quella che per la sua vi chiese il buon ladrone. Non cerco di vedere le vostre piaghe per confessare che siete il mio Dio: fate che in voi vieppiù creda; che in voi collochi tutta la mia speranza, che vi ami con tutto il mio cuore. O sacra rimembranza della morte del mio Salvatore! Pane vivo che date la vita agli uomini, siate il nutrimento dell’anima, e formate per sempre le sue delizie. Caro Gesù, che ora ricevo velato, fate finalmente che io vi vegga a faccia scoperta, e vi goda per sempre nella vostra gloria. Così sia.

[Continua …]

APPARECCHIO ALLA SS. COMUNIONE (1)

APPARECCHIO ALLA SS . COMUNIONE (1)

[Sac. G. Riva: Manuale di Filotea, Milano, 1888]

APPARECCHIO I

Atto di Fede.

Ecco, Egli sen viene, salendo veloce su pei monti trascorrendo i colli (Cant. 2).

Ah, mio amabilissimo Salvatore, voi per venire ad unirvi con me per mezzo di questo ss. Sacramento, quanti monti difficili ed aspri avete dovuto sormontare! Voi doveste passare da Dio a farvi uomo, da immenso a farvi bambino, da Signore a farvi servo, dal seno dell’Eterno Padre, nel seno di una Vergine, dal Cielo in una stalla, dal trono della gloria in un patibolo di giustizia. E questa mattina voi stesso volete passare dalla sede celeste ad abitare dentro il mio petto.

Ecco, Egli se ne sta dietro la nostra parete, guardando dalle finestre, osservando tra mezzo i cancelli (Cant. II). Ecco, o anima mia, che il tuo amato Gesù, ardendo dello stesso amore col quale ti amò sulla croce morendo per te, ora sta nascosto dietro le specie del ss. Sacramento. E che sta facendo? Quale amante appassionato, desiderando di vedersi corrisposto, da dentro l’ostia, come da chiusi cancelli, per cui guarda e non è guardato, sta osservando te che vai questa mattina a cibarti delle sue carni divine, osservando a che pensi, che ami, che desideri, che cerchi, quali offerte vai a presentargli. Via su, anima mia, apparecchiati a ricevere Gesù e prima con la fede dicendogli: Dunque, mio amato Redentore, fra pochi momenti voi avete da venire in me? O Dio nascosto e sconosciuto dalla maggior parte degli uomini, io vi credo, vi confesso,e vi adoro nel ss. Sacramento per mio Signore Salvatore: e per confessare questa verità, darei volentieri la vita. Voi venite per arricchirmi delle vostre grazie, e per unirvi tutto a me; quanta dunque dev’essere la mia confidenza in questa vostra venuta così amorosa?

Atto di Speranza.

Anima mia, dilata il cuore: il tuo Gesù può farti ogni bene, e ti ama assai. Spera adunque grandi cose da questo tuo Signore che spinto dall’amore, tutto amore a te viene. Sì, caro mio Gesù, speranza mia, io fido nella vostra bontà che nel donarmi Voi stesso questa mattina, accenderete nel mio povero cuore la bella fiamma del vostro amore e un vero desiderio di darvi gusto, acciocché io da oggi innanzi altro non voglia se non quello che volete voi.

Atto di Amore.

Ah! Dio mio, vero ed unico amore dell’anima mia, che potevate voi fare di più per essere amato da me? Non vi è bastato, Signor mio, il morire per me; avete voluto instituire questo gran Sacramento per donarvi tutto a me, e così stringervi tutto ed unirvi cuore a cuore con una creatura così vile ed ingrata come son io: e quel che è più, Voi stesso mi invitate a ricevervi, e tanto desiderate che io vi riceva. Oh amore immenso! amore incomprensibile! amore infinito! Un Dio vuol darsi tutto a me! Anima lo credi? che fai, che dici? O mio Dio, o amabile infinito, unico oggetto degno di tutti gli amori, io vi amo con tutto il cuor mio, vi amo sopra ogni cosa, vi amo più di me stesso, più della vita mia. Oh potessi vedervi da tutti amato! Oh potessi farvi amare da tutti i cuori quanto voi meritate! Io vi amo, o Dio amabilissimo, e per più amarvi, unisco il misero mio cuore al cuore di tutti i Santi, al cuore di tutti gli Angioli, al cuore della regina degli Angioli e dei Santi, la vostra santissima Madre Maria. Sicché vi amo, o Bontà infinita, con l’amore con cui vi amano tutti gli Eletti che vi godono e vi glorificano nel Paradiso. Vi amo solo perché ne siete degno, e per darvi gusto. Uscite dal mio cuore affetti terreni; voi non siete per Iddio. Madre del bell’amore, Maria ss. ajutatemi voi ad amare quel Dio che tanto bramate di veder amato come si merita da tutto il mondo.

Atto di Umiltà.

Dunque, anima mia, già tu vai a cibarti delle carni santissime di Gesù Cristo? ma ne sei degna? Dio mio, o chi son io, e chi siete voi? Ah, se io so e confesso chi siete voi che a me vi donate, voi sapete meglio di me chi son io che vi ho da ricevere.  Ed è possibile, o Gesù mio, che Voi, purità infinita, abbiate desiderio di venire ad alloggiare in quest’anima che è stata tante volte ricetto del vostro nemico e lorda di tanti peccati! Io conosco, o mio Dio, la vostra maestà, e la estrema mia miseria; perciò mi vergogno di comparirvi davanti. Vorrei scostarmi da Voi per riverenza: ma se da Voi mi allontano, o vita mia, dove andrò? a chi ricorrerò? che sarà di me? No, che non voglio mai scostarmi da Voi; anzi voglio sempre più avvicinarmi. Voi vi contentate ch’io vi riceva in cibo: anzi a ciò mi invitate. Vengo dunque, o amabile Salvatore, vengo a ricevervi questa mattina, umiliato e confuso per i miei difetti, ma tutto confidato nella pietà e nell’amore che mi portate.

Atto di Dolore

Quanto mi rincresce, o Dio dell’anima mia, di non avervi amato per il passato! Anzi, invece di amarvi, come dovevo, io ho tante volte offesa e disgustata la vostra bontà infinita, vi ho voltate le spalle, ho disprezzato la vostra grazia e la vostra amicizia; insomma, o Dio mio, vi ho voluto perdere volontariamente! Signore, io me ne pento e me ne dolgo con tutto il cuore. Odio sopra ogni male le offese che vi ho fatte e gravi e leggiere, perché con esse ho offeso Voi, Bontà infinita. Io spero che Voi mi abbiate perdonato: ma se mai non mi aveste ancora perdonato, perdonatemi prima che io vi riceva. Lavate col vostro sangue quest’anima mia dove volete venire fra poco ad abitare.

Atto di Desiderio.

Orsù, anima mia, è giunta già l’ora beata nella quale il tuo Gesù ha da venire a ricettarsi nel tuo povero cuore. Ecco il Re del cielo, ecco il tuo Redentore, il tuo Dio, che a te viene; apparecchiati a riceverlo con amore; chiamalo a te col desiderio. Venite, o Gesù mio, venite all’anima mia che vi desidera. Prima che Voi vi doniate a me, io voglio donarvi, anzi vi dono il mio misero cuore; Voi accertatelo; venite presto a pigliarne il possesso. Venite: mio Dio, non più tardate. Unico ed infinito mio tesoro, mia vita, mio paradiso, mio amore, mio tutto, io vorrei ricevervi con quell’amore con cui vi hanno ricevute le anime più sante e più amanti e la stessa vostra madre Maria; alle loro Comunioni unisco questa mia. Santissima Vergine e Madre mia Maria, ecco che io già mi accosto a ricevere vostro Figlio. Vorrei avere il vostro cuore ed il vostro amore. Ma, dacché tanto non posso, datemi Voi il vostro Gesù, come lo deste ai Pastori ed ai Magi. Io dalle vostre purissime mani intendo di riceverlo. Ditegli che io son vostro servo e devoto, che così Egli mi guarderà con occhio più amoroso e più strettamente mi abbraccerà ora che a me viene.

APPARECCHIO II.

A Gesù.

Amato mio Gesù, vero Piglio di Dio, che per me un giorno moriste in croce in un mare di dolori e di disprezzi, io fermamente credo che state nel ss. Sacramento, e per questa fede son pronto a dar la vita. Spero nella vostra bontà e nei meriti del vostro sangue, che, venendo a me questa mattina, mi accenderete del vostro santo amore, e mi donerete tutte quelle grazie che mi abbisognano per esservi ubbidiente e fedele fino alla morte. – Che potevate fare di più, mio Dio, per obbligarmi ad amarvi? Non vi è bastato di morire per me, avete voluto di più istituire il ss. Sacramento e farvi mio cibo per donarvi tutto a me, e così stringervi ed unirvi tutto con una creatura così vile ed ingrata come son io. Voi stesso m’invitate a ricevervi, e tanto desiderate che io vi riceva. O amore immenso! Un Dio darsi tutto a me! O mio Dio, o amabile, infinito, degno d’infinito amore, io vi amo sopra ogni cosa; vi amo con tutto il cuor mio, vi amo più di me stesso, più della vita mia; vi amo perché Voi lo meritate, e vi amo ancora per compiacervi, giacché tanto desiderate l’amor mio. Uscite dall’anima mia, affetti terreni; solo a voi, Gesù mio, mio tesoro, mio tutto, voglio dare tutto il mio amore. Voi in questa mattina volete darvi tutto a me: io mi do tutto a voi. Sì, lo protesto, io non voglio altro che Voi, e non altro se non quello che piace a Voi. Vi amo o mio Salvatore, ed unisco il mio misero amore all’amore che vi portano gli Angioli ed i Santi, non che Maria ss. vostra Madre, e il vostro eterno Padre. Oh potessi io farvi amare da tutti gli uomini e farvi amare quanto Voi meritate! Ecco, o Gesù mio, che già mi accosto a cibarmi delle vostre sacrosante carni; ma chi son io? e chi siete Voi? Voi siete un Dio d’infinita bontà, ed io sono un verme schifoso, lordo d’infiniti peccati, un ingrato che tante volte vi ho scacciato dall’anima mia. Domine non sum dignus: Ah, io non son degno neppure di stare alla vostra presenza: dovrei stare all’Inferno per sempre, lontano ed abbandonato da Voi. Ma Voi per vostra bontà mi invitate a ricevervi: ecco già vengo: vengo umiliato e confuso per i tanti disgusti che vi ho dati, ma pieno di fiducia nella vostra pietà e nell’amore che mi portate. Quanto mi dispiace, o amabile mio Redentore, di avervi tanto oltraggiato! Voi siete giunto a dar la vita per me, ed io tante volte ho disprezzato la vostra grazia ed il vostro amore, e vi ho cambiato per un niente. Mi pento con tutto il cuore, e abbomino più di ogni male ogni offesa che vi ho fatta grave o leggiera, perché è stata offesa di Voi Bontà infinita. Io spero che mi abbiate già perdonato, ma se non mi aveste perdonato ancora, perdonatemi prima che vi riceva. Rimettetemi subito nella vostra grazia, onde possiate con compiacenza venire ad alloggiare dentro di me. Venite dunque, Gesù mio; venite nell’anima mia che vi desidera. Unico ed infinito mio bene, mia vita, mio amore, io vorrei ricevervi questa mattina con quell’amore con cui vi hanno ricevuto le anime più innamorate di Voi, e con quel fervore con cui vi riceveva la vostra santissima Madre: io alle sue Comunioni unisco questa mia.

All’Eterno Padre.

Dio onnipotente ed eterno, ecco che io mi accosto al gran Sacramento del vostro unigenito Figliuolo e Signor nostro Gesù-Cristo. Mi accosto come un infermo al medico della vita, un immondo al fonte della misericordia, un cieco al lume della eterna chiarezza, un povero e bisognoso al Signore del cielo e della terra. Io prego adunque la vostra clemenza di concedermi che ricever possa il Pane degli Angeli, il Re dei re, il Signore de’ signori, con tanta riverenza ed umiltà, con tanta contrizione e devozione, con tanta purità e fede che abbia a partecipare con solo del corpo e del sangue del mio Signore, ma anche della virtù e della grazia di sì gran Sacramento, sicché meriti di essere unito al suo corpo mistico, e di essere numerato fra i veri suoi membri. Padre amantissimo, concedetemi poi che il diletto Figliuol vostro, il quale velato agli occhi miei ora intendo di ricevere, possa io un dì a scoperta contemplare nel cielo, dove con Voi vive e regna un solo Dio insieme con lo Spirito Santo per tutti i secoli de’ secoli.

A Maria.

Giacché è solo per voi, o benedetta fra tutte le donne, o Padre della vita e della salute, o SS. Vergine, che noi abbiamo accesso a quel Figliuolo divino che voi avete dato alla terra e sacrificato sopra la croce, fate con la vostra intercessione ch’io degnamente mi accosti a quella mensa degli Angioli ch’Egli ha preparato nelle sue carni a tutti quanti i suoi credenti. La vostra umiltà sì grata a Dio, e che lo trasse dal sen del Padre nel vostro utero verginale, scusi adesso la mia superbia e la mia vanità. La vostra carità quasi senza limiti copra la moltitudine dei miei peccati. La vostra prodigiosa fecondità di meriti e di virtù supplisca alla sterilità delle mie buone opere, la vostra santità superiore a quella di tutti gli eletti, la vostra perfezione veramente ineffabile, scusino la mia corruzione e la mia iniquità. Mia Signora, mia avvocata, mia Madre, presentatemi voi al vostro Figliuolo divino, a Lui raccomandatemi, riconciliatemi con Lui. Fate, o Vergine benedetta, per quella grazia che riceveste, per quei privilegi di cui foste onorata, per quella misericordia infinita di cui avete arricchita la terra, dando alla luce il Dio delle misericordie, finalmente per quella sovrana potenza che avete ottenuto nel cielo, fate ch’io m’accosti con le debite disposizioni a questo augustissimo Sacramento, onde divenga per me, come già fu per le anime sante e fervorose, una caparra sicura di quella eterna beatitudine che è preparata nel Paradiso.

APPARECCHIO TERZO

Atto di Fede e di Adorazione,

O Dio nascosto e sconosciuto alla maggior parte degli uomini, io vi credo e vi riconosco nel santissimo Sacramento per mio Signore e Redentor mio, ed insieme con gli Angioli ed i Santi del cielo e con i giusti della terra vi adoro profondamente, e vorrei aver sentimenti degni della vostra presenza. Io non vedo che le umili sembianze di pane; ma queste pur sono un effetto singolarissimo della bontà vostra infinita che con quel candido velo, a somiglianza del vostro servo Mosè, venite a coprire i vostri splendori per adattarvi alla debolezza nostra, e togliendo ogni timore che la vostra maestà visibile potrebbe in noi ingerire, insinuare maggior confidenza ed amore. O Dio adunque nascosto e velato per amor mio, nuovamente vi adoro, e ammiro i grandi prodigi della vostra sapienza, della vostra potenza, dalla vostra bontà, per favorire sì misera creatura; e credo fermamente che, ricevendo quell’Ostia consacrata, riceverò il corpo ed il sangue, l’anima e la divinità del mio Gesù, quel Dio che per eccesso di sua carità si è fatto uomo per liberarmi dalle mie miserie, è morto sulla croce per cancellar col suo sangue i miei peccati, ed è asceso trionfante al Cielo per ivi preparare una sede di gloria anche per me. Tutto questo io credo, e quanto di Voi insegna la santa Chiesa, perché  gliel’avete rivelato Voi stesso, o mio Dio, prima Verità infallibile: gioisco della mia bella sorte di essere a parte di sì grandi misteri, a gloria dei quali mi stimerei ben fortunato di dare ancora la vita, come hanno già fatto migliaia di Martiri, con i quali, per virtù di questo medesimo Sacramento, spero di essere un dì compagno nel cielo.

Atto di Umiltà e di Contrizione.

Dio della maestà e della gloria, chi son io, che vi degnate di volgere gli occhi vostri sopra di me, ed avere per me tanto di bontà e di misericordia! Come! Io miserabil verme della terra, io peccatore, io che a tanti vostri beneficj non ho corrisposto che con ingratitudini ed oltraggi, io accostarmi alla mensa degli Angioli, ricevere Voi, mio Signore e mio Dio, e cibarmi delle vostre carni immacolate? Ah! no, che non ne son degno, né potrei rendermene degno ancorché avessi le virtù e i meriti di tutti i Santi. A me non si conviene che di prostrarmi innanzi a Voi, o sovrano Re del cielo, di umiliarmi, di piangere le mie colpe e di confondermi nell’abisso della mia indegnità; e vorrei potermi tanto umiliare per vostra gloria, come Voi in questo Sacramento vi abbassaste per amor mio. Conosco e confesso, o Signore, la sovrana vostra grandezza e l’estrema mia miseria. E se per una parte io godo che Voi siate sì grande e sì glorioso, alla vista della mia miseria, mi riempio di confusione, e vorrei quasi pregarvi con Pietro: Allontanatevi da me, o Signore; perché son uomo peccatore. Se non che, la bontà vostra è tanto superiore alla mia indegnità, e sì amorevoli ed obbliganti sono gli inviti che Voi stesso mi fate replicatamente di venire alla vostra mensa di paradiso, promettendomi ogni bene, che troppo gran torto a Voi farei, se diffidandomi me ne ritirassi, e a me troppo gran danno. Perocché,  mia speranza, mia vita, mio sommo ed unico Bene, dove potrei aver salute lungi da Voi, se Voi stesso mi fate intendere che, se non mi nutrirò delle vostre carni, non avrò vita? Verrò dunque a Voi in spirito di umiltà e di confidenza; verrò, o Signore, a godere di un favore sì grande; poiché Voi lo volete per il mio bene. Ma al confronto di tanta bontà, o quanto più detestabili conosco i miei peccati, avendo sì gravemente offeso chi tanto mi ama e benefica, e solo merita l’amore di tutte le creature! Me ne dolgo, o mio Dio; e risoluto di non più offendervi, rinunzio a tutti quegli oggetti indegni che hanno distolto il mio cuore da Voi. Ah! potessi almeno cancellare col pianto le mie colpe! Potessi averne quella contrizione che Voi stesso ne aveste nell’Orto, allorché, non contento di piangere con gli occhi i miei peccati, li piangeste con lagrime di sangue in tutto il corpo! Datemela Voi, o divin Redentore,  che è tutta vostro dono. E sebbene abbia già lavato, come spero, l’anima mia nel Sacramento della Penitenza, lavatemi voi ancora con grazia più abbondante: purificatemi col fuoco di una contrizione perfettissima dalle macchie ancora più piccole; create in me un cuore del tutto mondo, rinnovate nel mio spirito quella bella innocenza che mi metta in istato di ricevervi santamente, e di amarvi, come vi prometto, fervorosamente e costantemente fino alla morte.

Atto di Amore.

Ah Gesù mio, mio Dio, vero ed unico amante dell’anima mia, e che potevate Voi fare di più per eccitare il freddo mio cuore a riamarvi! L’esser Voi Dio creatore, padre, redentore, sommo ed unico mio bene, bastava pure ad obbligarvi tutto l’amor mio. Tuttavia, di ciò non contento, dopo esservi tutto sacrificato per me sulla croce, avete voluto istituire questo Sacramento per sacrificarvi nuovamente, e darvi in maniera particolare tutto a me, ed arricchirmi dei vostri doni; e quello che più ancora sorprende, Voi stesso tanto benignamente mi chiamate, e mi fate una dolce violenza di venire a Voi, e di unirmi in questo Sacramento con Voi, non ostante la distanza smisurata che passa fra la piccolezza ed indegnità mia, e la vostra grandezza e santità infinita. Oh bontà, oh amore senza esempio! Oh degnazione veramente ineffabile di Dio! Uscite adunque dal mio cuore affetti terreni, che vi abbomino e vi detesto, e date luogo all’amore del mio Gesù, del mio Dio. Sì, Bontà infinita, or finalmente voglio essere tutto vostro, ed esserlo per sempre; vi amo con tutto il cuore, vi amo sopra ogni cosa, vi amo più della mia vita, più di me stesso; e mi rincresce di avere un cuore sì piccolo per amarvi. Oh potessi almeno vedervi da tutti amato! Potessi fare che tutte le creature vi conoscessero e vi amassero quanto meritate! – Serafini del cielo, Maria santissima, fatelo voi per me; ed ottenetemi un cuore simile al vostro, sicché in avvenire tutto arda anch’io dell’amore del mio Gesù.

Atto di Speranza

Quanti beni devo aspettarmi da Voi, o Signore, dacché sì grande è la vostra bontà e la vostra degnazione, che in Voi io vengo a ricevere la stessa sorgente di ogni bene! Sì, consolati anima mia; per quanto siano grandi le tue miserie, il tuo Gesù viene per provvedere a tutte, ed arricchirti dei tesori della sua misericordia. O datore d’ogni bene, Gesù mio misericordiosissimo, sì che lo credo, e perciò pieno di fiducia nella vostra bontà infinita e nelle vostre infallibili promesse, io vengo a Voi. La mia povertà, le mie infermità, le mie debolezze, i miei travagli, tutti i miei bisogni sono manifesti agli occhi vostri: tanto mi basta. Io spero che la vostra misericordia si intenerirà sulle mie miserie e provvederete a tutto, e tutta la pienezza della vostra grazia impiegherete sopra di me a guarirmi, a mondarmi, ad arricchirmi, a santificarmi. Deh, caro ed amato mio Bene, per quanto mi diate di grazia e di favori, non mi darete mai tanto quanto già mi date, dandomi tutto Voi stesso.

Atto di Desiderio.

Ora, che più tardate, o Gesù mio, tutto desiderabile? che più tardate a venire a me! O pane degli Angioli, o manna di paradiso, mia speranza, mio conforto, mia vita, mio tutto, venite una volta a nutrirmi delle vostre carni immacolate, a riempirmi del vostro spirito divino, e farmi tutto vostro. Il mio cuore sospira a Voi, ed a Voi solo; e vorrei ricevervi con quell’amore sì puro, con quella fede sì viva, con quelle disposizioni sì sante con le quali vi ha nel suo seno ricevuto Maria Santissima. Tutti i suoi meriti, e quelli delle anime a voi più care, anzi i vostri stessi, o mio Gesù, vi offro per supplire in qualche modo alla mia indegnità. Venite adunque, non più tardate; venite a prender possesso dell’anima mia, ed a formarvi nel mio cuore un trono, dove col vostro amore abbiate a regnare per sempre.

[1. Continua]

L’ORAZIONE DOMENICALE (3)

L’ORAZIONE DOMENICALE. (3)

 [J. J. Gaume: “Catechismo di Perseveranza”,

VI Ed. Vol. II, Torino, Tip. Sperani, 1881]

Quinta domanda: Rimetti a noi i nostri debiti, siccome noi li rimettiamo ai nostri debitori. Nelle quattro precedenti domande abbiam chiesto al Padre nostro d’impartirci i beni temporali ed eterni; nelle tre successive lo preghiamo a liberarci da qualsivoglia male passato, presente e futuro; onde per tal modo l’Orazione Dominicale comprende quanto possiamo desiderare. Il male già passato sono i peccati che commettemmo; il mal futuro, le tentazioni che inducono a peccare; il mal presente, le tribolazioni e gli affanni tutti del faticoso nostro pellegrinaggio. Col domandare di essere liberati dal male, intendesi ancora la domanda di essere preservati dai mali grandissimi che sono i peccati che ci separano da Dio; e dai mali mediocri altresì, come ad esempio le tentazioni; perciocché sebben queste non siano per se stesse peccati, sono per altro incentivi possenti a trascinarci nella colpa; ond’è fuor d’ogni dubbio ragionevole chiamare col nome di male ciò che ci espone a sì grande pericolo. Per mali leggieri finalmente, in confronto degli altri di cui sono conseguenza, s’intendono le pene temporali ed eterne.In questa quinta domanda il Signor Nostro ne insegna dunque a chiedere il perdono dei nostri peccati, e per esprimerli Egli adopera la parola debiti, «debita ». Ma d’onde una tale espressione? Per tre ragioni, rispondono i Dottori: «La prima, perché ogni uomo che offende Dio, diventa debitore a Dio per l’ingiuria che gli ha fatto. La seconda, perché chi pecca trasgredisce la Legge di Dio; e perché essa Legge promette premio a chi l’osserva, e minaccia castigo a chi la trasgredisce: il trasgressore si trova perciò stesso debitor della pena fissata nella Legge. La terza, perché ciascuno di noi è obbligato a coltivare la vigna dell’anima sua, e renderne a Dio il frutto, che sono le buone opere; però chi non fa buone opere, e molto più chi ne fa di cattive, si costituisce debitore a Dio, il quale è il vero Padrone della vigna e dei frutti. E perché tutti noi spesso manchiamo, sia col fare ciò che non dovremmo, come col non fare quello che dovremmo, però più volte al giorno conviene dire con profonda umiltà a Dio «che ci rimetta i nostri debiti ». Bastano queste parole per ottenere la remissione dei peccati? — Se trattasi di peccati veniali e giornalieri, tali parole, purché accompagnate, siccome abbiamo detto, da vera contrizione, li rimettono direttamente; ma rispetto ai peccati mortali non li rimettono che indirettamente, nel significato cioè, che dispongono il cuore del nostro Padre celeste ad accordarci il dono di ricevere con frutto l’effusione della grazia e dei meriti del Signor Nostro Gesù Cristo nel Sacramento della Penitenza. Tanto i giusti, quanto i peccatori debbono dire rimetti a noi i nostri debiti: 1° perché  non è già lo stesso non conoscere i propri peccati, e non averne alcuno. Sebbene la mia coscienza, dice l’Apostolo, nulla mi rimproveri, non per questo io sono giustificato; 2° perché moltissimi sono i peccati occulti; 3° perché l’asserire d’essere senza peccato, dice l’Apostolo S. Giovanni, è un pretto mentire; 4° perché noi domandiamo non solo la remissione del peccato, ma quella eziandio della pena che gli è dovuta; 5° perché chiediamo il perdono così per noi, come ancora per tutti i nostri fratelli.

Siccome li rimettiamo a’ nostri debitori. Con tali parole noi diciamo al Padre nostro celeste: Per ottenere la remissione dei debiti de’ quali siam carichi verso di voi, noi rimettiamo ai nostri fratelli tutti quei debiti che essi hanno verso di noi. Chiunque ci offende contrae un debito verso di noi, poiché infrange la legge della carità, e qualche volta ancora quella della giustizia, e per conseguenza incorre l’obbligo di darci soddisfazione. Ora noi dichiariamo di assentire che Iddio prenda per regola della sua misericordia a nostro riguardo quella che noi usiamo verso il prossimo; dunque se noi perdoniamo imperfettamente o solo a metà, oppure non perdoniamo che a fior di labbra, conservando l’amarezza, l’antipatia, il rancore nel fondo dell’animo; e finalmente se non perdoniamo punto, invitiamo Iddio a fare altrettanto con noi. Tuttavolta coloro che non perdonano ai loro nemici possono recitare l’Orazione Dominicale, non, per vero dire, con l’intenzione che il Signore perdoni loro com’essi stessi perdonano, dappoiché ciò sarebbe un chiedere la propria condanna; ma nel significato che Iddio perdoni loro come eglino pure dovrebbero perdonare, e parlando a nome della Chiesa, che conta sempre trai suoi figli gran numero di Cristiani i quali perdonano ai nemici e pregano per loro. Perciò anche la Santissima Vergine, quantunque immune da ogni colpa, poteva recitare l’Orazione Dominicale, e dire perdona a noi; imperocché sul suo labbro queste parole significavano: Perdonate ai peccatori che come me appartengono alla Chiesa. « Se quelli soltanto, scrive S. Agostino, che amano i propri nemici possono dire: Rimetti i nostri debiti, siccome noi li rimettiamo a’nostri debitori, io non so quel che mi debba dire, o quel che mi debba fare. Vi dirò io forse: No, non pregate punto? Certo io non lo ardisco; dirovvi invece: Pregate affinché possiate amare. Ma al postutto se voi non amate il prossimo, dovrò proibirvi di recitare l’Orazione Dominicale? Se vi astenete dal dirla non otterrete perdono; se a lei ricorrete e lasciate non ostante di eseguire quanto dite, non otterrete egualmente perdono. Che resta dunque a farsi? Recitarla e perdonare onde ottener remissione ». Quindi le parole siccome noi perdoniamo racchiudono una condizione che il Signor Nostro istesso ha voluto imporre alla divina sua misericordia. E perché mai una tale condizione? Per più ragioni, tutte egualmente degne della sua infinita sapienza. La prima, affinché appieno da noi si comprenda la grandezza del benefizio che Iddio c’imparte nel perdonare i nostri peccati; grazia sì grande ei non volle concederla, senza mettervi la condizione che noi pure usiamo misericordia verso i nostri fratelli. La seconda, a fine d’incoraggiare la nostra debolezza, dimostrandoci con qual estrema facilità si può dall’uomo conseguire l’immenso beneficio della remissione dei peccati, dappoiché Egli per parte sua ci promette misericordia se noi non la neghiamo al nostro prossimo: il che dipende affatto dal nostro volere. La terza, onde mantenere fra di noi la carità, la quale è il gran precetto del Vangelo, facendo della nostra la condizione e la regola della carità di Dio inverso di noi. La quarta finalmente, per fiaccare il nostro orgoglio e far palese quanto ingannati e colpevoli siano quelle persone del mondo che chiamano una viltà il perdonare e rinunziare alla vendetta. Quando infatti essi chiederanno misericordia, Iddio li condannerà con le stesse loro parole, dicendo: Come vuoi tu che io ti usi misericordia, se questa appunto tu abborri e poni in derisione? tu tratti da vile chi perdona; osi tu dunque pregarmi ch’io mi avvilisca perdonandoti, e vuoi che ti esaudisca? – Per le quali cose il dovere e l’utile nostro egualmente ne impongono di perdonare non solo esternamente, ma interiormente e senza indugio, giusta il detto della Scrittura: « Se voi non perdonate di tutto cuore, il vostro Padre celeste non vi perdonerà; ed altrove: il sole non tramonti giammai sull’odio vostro ». I Santi presero in ogni tempo queste parole per regola di loro condotta. San Giovanni l’Elemosiniero, Patriarca di Alessandria, aveva ripreso con qualche vivezza un Senatore, che perciò l’aveva lasciato fortemente indispettito. Giunta la sera, il Santo inviò un messo al Senatore con quest’ambasciata: Il sole è prossimo al tramonto. A queste parole il Senatore, compreso da vero dispiacere, corre presso il santo Vescovo, dal quale è accolto ed abbracciato come un fratello, e l’ultimo raggio del sole morente rischiarava questo quadro affettuoso di riconciliazione. Meditiamo spesso questo esempio, non meno della quinta petizione del Pater. – Iddio promette di perdonarci, perché noi pure perdoniamo ai nostri fratelli. Le offese che noi perdoniamo al prossimo sono un nulla in paragone di quelle di cui siamo debitori verso Dio. Noi l’abbiamo crocifisso! Noi domandiamo la remissione di dieci mila monete d’oro per qualche denaro che ci è dovuto! Ma se noi rimettiamo questa lieve somma con cuor sincero, e senza neanche aspettare che il debitore venga a pregarci; se la rimettiamo tutta intera e senza restrizione, vale a dire, se perdoniamo con animo volonteroso e con affetto fraterno; se noi preveniamo i nostri offensori con bontà e carità, invece di abbandonarci ad una cieca vendetta, e senza pretendere da essi soddisfazioni umilianti; se tutto ciò, io dico, noi opereremo, le nostre colpe saranno tutte perdonate. Non dimentichiamo giammai le parole del Salvatore: « Se voi perdonerete le offese ricevute, il vostro Padre celeste perdonerà quelle che gli avete fatto ». Questa promessa per altro suppone in colui, che perdona al suo prossimo, lo spirito di penitenza pe’ suoi propri peccati; imperocché è verità di fede, che senza lo spirito di penitenza nessun peccato può giammai venir rimesso. – Né contentiamoci soltanto di meditare queste parole, ma mettiamole in pratica, ad esempio di quel buon Religioso ricordato dalla storia. Aveva esso vissuto nel suo monastero con tale tiepidezza, che spesso si era attirato severe ammonizioni del Superiore. Giunto ad età inoltrata, cadde infermo per non più rialzarsi. Uno de’ suoi confratelli, vedutolo agli estremi, né scorgendo sul suo volto o timore od inquietudine di sorta, gli domandò, come mai poteva morire con tanta tranquillità dopo una vita così poco edificante. È verissimo, fratel mio, gli rispose il moribondo, che sono stato negligentissimo, e gli Angeli pure mi hanno spiegato innanzi agli occhi la lunga lista dei peccati, che ho commesso dopo il mio ingresso in religione: io sono convinto di tutto; ma intanto non mi poterono mostrare o un giudizio temerario, o la più piccola vendetta di cui mi sia reso colpevole. Allora io dissi loro: Io ho fiducia nelle promesse del Signore, il quale ha detto: Non giudicate, e non sarete giudicati; non condannate, e non sarete condannati; perdonate, e vi sarà perdonato. Ciò inteso, gli Angeli hanno lacerato l’elenco de’ miei falli, ed ecco da che nasce la mia fidanza. E in così dire si addormentò tranquillamente nelle braccia del Dio di misericordia, lasciando a tutti i suoi fratelli un salutare esempio ed una grande edificazione.

– Sesta domanda. E non c’indurre in tentazione. Allorquando figli bennati hanno ottenuto dal padre il perdono dei loro falli, non altro ad essi rimane che sfuggirli per lo innanzi, e mercé una condotta irreprensibile consolare il genitore ch’ebbero la disgrazia di contristare. Così pure il Signor Nostro vuol che si faccia da noi: quindi è naturale il legame che unisce alla precedente questa domanda dell’Orazione Dominicale. Nella quinta noi abbiamo domandato la liberazione dal male passato, cioè dal peccato commesso; nella sesta noi domandiamo l’aiuto di Dio contro il male futuro che è la tentazione. Tuttavolta questa per se stessa non è un male come il peccato; anzi non è male se non in quanto può trascinarci ad un altro male, cioè l’offesa di Dio. Ma per tal ragione è molto pericolosa, e perciò supplichiamo Iddio a volercene preservare. Qui pure conviene spiegar chiaramente il senso della nostra preghiera: Dicendo non c’indurre in tentazione, noi non chiediamo già di essere liberati interamente da ogni tentazione, ma chiediamo : 1° di non esser vinti dalle tentazioni; 2° di esser liberati dalle tentazioni straordinarie; 3° di non essere esposti a tentazioni o deboli o forti, se Dio vede che la vittoria non sarà nostra ma del demonio. – Ma perché non chiediamo noi di essere liberati da ogni sorta di tentazioni? Perché ci torna vantaggioso l’essere tentati. La tentazione ci ammaestra: per un lato ci fa conoscere la nostra debolezza, la nostra corruzione; dall’altro ne addimostra la potenza della grazia la quale con si deboli soldati, quali noi siamo, sa riportare splendide vittorie. La tentazione ci mantiene nell’umiltà. Affinché, scrive San Paolo, la grandezza delle mie rivelazioni non mi facesse insuperbire, lo stimolo della carne, l’angelo di Satanasso mi fu lasciato intorno per schiaffeggiarmi, vale a dire, per farmi ricorrere all’umiltà, alla vigilanza, alla preghiera. La tentazione ci assoda nella virtù. I venti che scuotono le piante, dice un santo Padre, nello stesso tempo le alimentano; e così pure le tentazioni accrescono vigore all’anima. – 4. La tentazione ci arricchisce; imperocché tutte le volte che noi le resistiamo, ci fa produrre atti di virtù e di fedeltà che aumentano i nostri meriti. La tentazione ci rende esperti, vuoi a nostro, vuoi a riguardo altrui. Chi non è stato tentato, quanto sa egli [Eccl. XXXIV, 11]? richiede giustamente il Saggio. Finalmente la tentazione ci fa compatire le debolezze altrui, e fa riposare su di noi lo spirito del Signore, secondo il dettato dell’Apostolo S. Giacomo: Beato l’uomo che tollera tentazione: perché  quando sarà stato provato, riceverà la corona di vita promessa da Dio a quelli che lo amano [Jacob. I, 12]. Noi diciamo al nostro Padre celeste: Non indurci in tentazione. Qual significato hanno tali parole? Forse che Dio ci tenta? No certamente; a parlare con proprietà Iddio non tenta alcuno, poiché tentare vuol dire indurre al male [Iacob. I, 13] . È bensì vero che nelle Scritture si legge avere Iddio tentato Abramo, ma questo significa che il Signore volle mettere a prova la fede e l’obbedienza di quel santo Patriarca. Ogni giorno Iddio tenta noi pure in simil guisa con le infermità, con le afflizioni , con i travagli, sia per convertirci come per accrescere i nostri meriti. Rispetto alle tentazioni propriamente dette Iddio permette soltanto che noi siamo tentati; e questo deve consolarci, attesoché per una parte i nemici dell’anima nostra non possono assalirci senza la permissione del Padre nostro celeste; e per l’altra Egli loro non permette giammai di tentarci oltre le nostre forze: Non vi ha sorpreso tentazione, dice l’Apostolo , se non umana: ma fedele è Dio, il quale non permetterà che voi siate tentati oltre il vostro potere, ma darà con la tentazione il profitto, affinché possiate sostenere. Ecco adunque qual è il senso della preghiera che noi gli volgiamo: Signore, noi conosciamo la nostra debolezza e fragilità, sappiamo quanta sia la malvagità e il potere del demonio; non vogliate dunque permettere che noi vostri servi siamo atterrati dalla tentazione, e neppure tentati, se non dobbiamo uscire vittoriosi dal combattimento. Ma ad ottenere la vittoria in una lotta sì pericolosa è mestieri ben conoscere i nostri nemici e le armi con cui si devono combattere. Tre grandi nemici son collegati ai nostri danni, né cessano mai dal tentarci: il demonio, il mondo, la carne. – Il demonio ne tenta col suggerirci pensieri peccaminosi d’ogni specie: d’orgoglio, d’invidia, di bestemmia, di vendetta, e somiglianti. Il mondo ci tenta coi cattivi discorsi, con le cattive letture, coi cattivi esempi. La carne ci tenta con criminose tendenze. Il più pericoloso di questi tre nemici è la carne, dappoiché da essa non possiamo un solo istante separarci. – Rispetto alle armi di cui dobbiamo valerci contro questi tre nemici, conviene opporre al demonio, il segno della croce e l’invocazione dei santi nomi di Gesù e Maria; al mondo, il disprezzo dei suoi motteggi, delle sue minacce, delle sue promesse, considerando la sua debolezza e la caducità delle cose temporali che svaniscono alla morte; alla carne, la fuga dalle occasioni, la mortificazione dei sensi, la divozione alla santa Vergine Madre di ogni purità. Ecco i rimedi particolari. I rimedii generali sono: l’umiltà, la preghiera, il digiuno, la meditazione della Passione del Signor Nostro Gesù Cristo e dei Novissimi; finalmente la fedeltà nello svelare al Confessore le tentazioni tutte dalle quali siamo molestati.

Settima domanda: Ma liberaci dal male. Quest’ultima domanda conferma le domande antecedenti, e vi aggiunge qualche cosa di nuovo. Difatti  nella quinta e nella sesta noi abbiam chiesto di essere liberati dal peccato e dalla tentazione, e qui pure imploriamo la stessa grazia, conciossiaché supplichiamo di essere liberati da ogni specie di mali; ma nel tempo stesso vi aggiungiamo la domanda di essere liberati da ogni afflizione corporale e spirituale, pubblica e privata, che potesse toglierci di pervenire all’eterna salute. Laonde dopo aver chiesto a Dio la liberazione dai mali passati e futuri, domandiamo di più la liberazione dai mali presenti; e così pure dopo aver pregato di esser liberati dal male della colpa, che è il peccato ed il maggiore di tutti i mali, noi supplichiamo di essere liberati dal male della pena, assai più lieve del primo, e che è riposto nelle afflizioni temporali ed eterne, funeste conseguenze del peccato. – « Ed avvertite che Nostro Signore con gran sapienza c’insegna a domandare la liberazione dal male in universale, e non viene al particolare, come dire dalle povertà, malattie, persecuzioni e simili cose; perché molte volte pare a noi, che una cosa ci sia buona, la quale Dio vede che per noi è cattiva: e per lo contrario a noi pare, che una cosa sia cattiva, e Dio vede che per noi è buona. E però noi, secondo l’ammaestramento del Signore, gli domandiamo che ci liberi da tutto quello che Egli vede, che per noi è male, o sia prosperità, o sia avversità ». – Ma non è egli superfluo il volere che noi domandiamo la liberazione del male, dappoiché la natura medesima ne suggerisce di ricorrere a Dio in ogni nostra tribolazione? È verissimo che sotto i colpi della sventura suolsi invocare l’aiuto divino; ma osservisi ancora, che taluni nol fanno, ed è pur necessario rammentar loro un obbligo cosi imperioso; altri poi lo fanno troppo tardi, e dopo avere esaurito tutti i mezzi umani. Iddio per costoro non è che un espediente, cui non si ricorre che alla peggio andare; e questa mancanza di fiducia è atto ingiuriosissimo, contro cui era necessario premunirli. Finalmente quasi tutti ignoriamo l’ordine e la maniera con cui si deve chiedere la liberazione dal male. Così per esempio, invece di chiedere innanzi tutto la liberazione dal peccato, noi domandiamo la liberazione dalla pena. Siam noi percossi da rovesci di fortuna, o da perdita di salute? Tosto domandiamo a Dio la liberazione da questi mali, senza nemmen pensare alla liberazione dai mali più importanti, vale a dire, il peccato e il pericolo di commetterlo. Da ciò nasce che nulla si ottiene, poiché non si osserva il precetto del Signore, il quale comanda di chiedere prima d’ogni altra cosa il regno di Dio e la sua giustizia. Oltre a ciò in luogo d’implorare con le debite condizioni la liberazione dai mali temporali, noi più spesso la domandiamo in modo assoluto, senza rassegnazione, talvolta pure con impazienza, uscendo eziandio in atti di disgusto e in parole di mormorazione se non l’otteniamo, oppure se Iddio ce la fa aspettare. Ora, affin di pregare come vuole Nostro Signore, convien chiedere in maniera assoluta che Dio ci preservi, o ci liberi per sua benignità dal peccato, che è il solo vero male; ma rispetto agli altri mali, noi dobbiam chiedere d’andarne immuni, in quanto solo una tal grazia può esser proficua alla nostra salute.

Ma liberaci dal male. Per restringere in due parole tutta l’importanza di questa petizione, noi diremo, che in tal modo devono sempre finire le preghiere dell’uomo decaduto. La liberazione dal male: ecco lo scopo di ogni Religione, di ogni sacrificio, di ogni penitenza pubblica o privata che mai siasi usata presso tutti i popoli sin dall’origine del mondo. Nella domanda che precede, noi preghiamo Dio a liberarci liberarci dal peccato, in questa noi lo supplichiamo a liberarci dalla pena del peccato, come a dire dalla morte subitanea, dai castighi riserbati agli empi, e dal fuoco del Purgatorio; da cui pure lo preghiamo con tutto l’ardore di liberare le anime che vi sono tormentate. Noi domandiamo di essere preservati da tutti i mali, tanto esterni che interni: dall’acqua, dal fuoco, dal fulmine, dalla gragnuola, dalla fame, dalla guerra, dai tumulti; facciam voti perché restino sempre da noi lontane le malattie, le pestilenze, gl’infortuni, le prigionie, gli esili, i tradimenti, le insidie; a dir breve, tutte le sventure che affliggono l’umanità. Domandiamo finalmente che le ricchezze, gli onori, la sanità, la vita stessa non tornino a detrimento ed a perdizione dell’anima nostra. Noi dobbiam chiedere tutto ciò con fiducia, perocché il nostro buon Padre, col comandarci di chiedere la liberazione dai nostri mali, ci ha pur dato malleveria di essere esauditi: Alzaron le grida i giusti, e il Signore li esaudì, e liberolli da tutte le loro tribolazioni In questa domanda la parola male significa ancora il malvagio, ossia il demonio. Noi preghiamo Iddio a liberarci da’ suoi assalti, attesoché il demonio fu l’autore di tutti i delitti e di tutte le sventure degli uomini. Abbiam detto malvagio e non malvagi, poiché tutti i mali che ci vengono dal nostro prossimo devono essere imputati alle maligne suggestioni dello spirito infernale. Laonde, anziché adirarci coi nostri fratelli, dobbiam volgere interamente il nostro odio contro Satanno, vera cagione di tutti i mali, che l’un l’altro si fanno gli uomini.

– La terza parte dell’Orazione Domenicale si compone di questa sola parola, che come suggello, conclusione, di tutta la preghiera.

Amen. Amen è parola ebraica, e vuol dire così sia, cioè, facciasi come ho chiesto; possano essere esauditi i miei voti, io lo credo, io lo spero. Come una rimembranza della Chiesa primitiva, e per rispetto alla veneranda nostra antichità, si è conservata questa voce ebraica; non meno che per venerazione al Signor Nostro, dalle cui labbra era frequentemente ripetuta. Amen esprime altresì un voto novello, un più vivo desiderio di ottenere le cose richieste. È mestieri profferire questa conclusione con pietà particolare e con affetto sincero, sia per supplire al mancamento di attenzione e di fervore che poté sorprenderci nel tempo della preghiera, che per tentare un ultimo sforzo, e toccare, per così dire, l’ultima corda al cuore del nostro Padre. – Tale è l’Orazione insegnata dal Signore: niente di più santo, di più affettuoso, di più augusto, di più efficace. È una chiave d’oro con la quale possiamo aprire a nostro talento i tesori del Cielo. Si ami dunque, si veneri, si custodisca come il bene più prezioso, si ponga indefessamente in uso. Ma tuttoché onnipossente, questa divina preghiera, non ci sarà in verun conto giovevole se non sarà fatta a dovere. Ora nulla di più opportuno a rianimare il nostro fervore nella preghiera, come nulla di più celebre negli annali dei Santi, che la visione di S. Bernardo. Ella ne fa conoscere le diverse classi di persone che si dedicano alla preghiera, e ne mostra al tempo stesso quali ricompense si meriti ognuna d’esse. Una notte, l’illustre fondatore di Chiaravalle, mentre tutti i suoi Religiosi recitavano il divino Officio, era assorto in profonda meditazione. Erano essi in gran numero, e Iddio gli fece conoscere che tutti andrebbero salvi, sebbene nel punto della visione non tutti egualmente fossero animati dal medesimo fervore. Vedeva il Santo che un Angelo stava al fianco d’ogni Religioso, e scriveva: alcuni di questi Angeli scrivevano in lettere d’oro, altri con acqua, alcuni finalmente con nero inchiostro. Il Signor Nostro degnossi di far comprendere al Santo il significato di questa visione. Gli disse che i Religiosi i quali pregavano col dovuto fervore erano quelli, le cui preghiere l’Angelo scriveva con lettere d’oro; quelli che pregavano con tiepidezza erano quelli, le cui preci venivano scritte coll’acqua; gli altri finalmente che pregavano distrattamente e sonnecchiando erano quelli, le cui orazioni scrivevansi col nero inchiostro: che i primi meritavano una grande ricompensa; i secondi nulla, o quasi nulla; e gli ultimi erano degni di castigo. – Voi che leggete questo racconto (supposto che sappiate in che modo scriva il vostro buon Angelo, quando alla mattina, o alla sera, in chiesa, o nel corso della giornata vi esercitate nella preghiera), la sua penna dovrebbe intingersi nell’oro, nell’acqua, oppure nel nero inchiostro? Lascio a voi il risolvere la questione.

Preghiera.

O mio Dio, che siete tutto amore, vi ringrazio di aver composto per me una preghiera breve, facile, perfetta ed efficacissima. Fatemi la grazia di poterla sempre recitare con le dovute disposizioni. Mi propongo di amar Dio sopra tutte le cose e il mio prossimo come me stesso per amor di Dio, e in prova di questo amore, addopperò l’attenzione nel recitare il PATER nelle mie preghiere dei mattino. [Fine]

 

 

L’ORAZIONE DOMENICALE (2)

L’ORAZIONE DOMENICALE. (2)

[J. J. Gaume: “Catechismo di Perseveranza”, VI Ed. Vol. II, Torino, Tip. Sperani, 1881]

Prima domanda: Sia santificato il nome tuo. La prima cosa che domandar si deve è la gloria di Dio, dappoiché questa è la cosa più eccellente e ad un tempo il più grande di tutti i beni. Qual figli pertanto che di vero cuore desiderano l’onore del proprio padre, noi cominciamo primamente dal chiedere in generale che il nome del celeste Padre nostro, vale a dire, quello di Dio medesimo, che è quanto dire la sua maestà, la sua potenza, la sua sapienza, la sua bontà, la sua misericordia, la sua giustizia siano santificate, conosciute, apprezzate, onorate, rispettate, amate così in terra come in Cielo; ch’è quanto dire, che ad imitazione degli avventurosi abitatori del Cielo tutti gli abitanti della terra onorino, amino, esaltino, lodino con le loro parole e con le azioni, con la fede, con la speranza, con la carità il nome adorabile di Dio. Noi domandiamo specialmente: 1° che gl’infedeli illuminati dalla luce divina giungano alla cognizione del vero Dio, e siano rigenerati con le acque del Battesimo nel nome del Padre, del Figliuolo, dello Spirito Santo; 2° che tutte l’eresie vengano estirpate, ed i loro seguaci conoscano ed abbraccino qual vera madre loro la santa Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana, fuori della quale non v’ha effusione di Spirito Santo, né remissione dei peccati, né salute eterna; 3° che spariscano dalla faccia della terra le superstizioni, i sortilegi, le pratiche diaboliche, gli spergiuri, le bestemmie e tutti gli altri disordini coi quali il nome di Dio è vilipeso ed oltraggiato; 4° il ritorno dei peccatori sotto il dolce e sacro giogo del nostro Padre celeste; la persuasione sincera che tutti i beni del corpo e dell’anima vengono da Dio; la fedeltà nel riferirli tutti a gloria sua; e finalmente uno zelo religioso di onorare costantemente colle opere nostre la santa Trinità, affinché gli uomini dai nostri scandali non piglino occasione di bestemmiare il santissimo Nome. E tutto questo noi domandiamo per un giorno, ma per tutta la nostra vita, ovvero, in altre parole, noi chiediamo la perseveranza nel bene fino all’estremo sospiro.Il desiderio della santificazione del nome di Dio è certamente il più nobile che sortire dal cuor dell’uomo, attesoché appunto per questo noi fummo creati e dotati di ragione; ed è eziandio il più ardente e il più costante che sia stato formato dal Signor Nostro istesso, e dietro il suo esempio da tutti i Santi nel corso dei secoli.Sant’ Ignazio di Lojola rivolto un giorno al P. Laynez gli disse: « Se Iddio lasciasse alla vostra scelta di andar subito in Paradiso, oppure di rimanere ancora sulla terra con la probabilità di operare qualche gran fatto per la gloria del suo nome, a qual dei due vi appigliereste? — Accetterei di andare in Cielo, rispose il P. Laynez. — Quanto a me, riprese il Santo, preferirei di restare quaggiù per fare la volontà di Dio, e rendergli come potessi un qualche servigio. Rispetto alla mia salute, io non dubito punto che Iddio volesse dimenticarmi, e lasciar perire colui che per suo amore avesse volontariamente ritardato il suo ingresso nel Cielo ».

Seconda domanda: Venga il regno tuo. Dopo di aver desiderato la gloria di Dio, noi domandiamo che ci sia dato di partecipare della medesima, essendo questo lo scopo per il quale siamo stati creati, e per conseguenza la ragione suprema della Religione, della vita, del tempo, dell’eternità. Osservisi come noi domandiamo che il regno di Dio venga a noi, e non già che noi andiamo a lui, dappoiché è necessario che a noi venga il regno della grazia, acciocché possiamo giungere a quello della gloria. E infatti il regno di Dio in tre modi si può intendere: regno di natura, regno di grazia, regno di gloria. Il regno di natura è quello pel quale Iddio regge e governa tutti gli esseri creati e tutto quanto l’uman genere. Di questo regno parla la Scrittura quando dice: Signore, Signore, Re onnipotente, tu facesti il Cielo e la terra e tutto quello che nel giro dei cieli contiensi; in tuo dominio son tutte le cose, e non avvi chi al tuo volere resister possa [Esther XIII, 9-10]. Noi non chiediamo che questo regno arrivi, perocché esso esisté sin dall’origine del mondo, e gli stessi malvagi, vogliano o non vogliano, non possono sottrarvisi; domandiamo soltanto la sua manifestazione, e desideriamo che tutti riconoscano, ammirino, benedicano le leggi di quella materna Providenza che il tutto dispose in numero, peso e misura; che raggiunge la sua meta con altrettanta forza che dolcezza, ed alla quale tutti devono sottomettersi con filiale rassegnazione. – Il regno di grazia si è quello col quale Iddio regge e governa i cuori e le anime dei fedeli figli della Chiesa, mercé l’azione dello Spirito Santo, e per mezzo delle tre grandi virtù, fede, speranza e carità, le quali conducono ad osservare con piena fedeltà i suoi divini precetti ed a cercare la sua gloria prima di ogni altra cosa. – Il regno di gloria avrà luogo nell’altra vita dopo il generale giudizio. Allora Iddio regnerà coi Santi in tutte le creature senza opposizione di sorta, perché allora ogni potenza sarà stata tolta al demonio ed ai malvagi che insieme incatenati gemeranno nelle prigioni dell’eternità. Allora eziandio sarà distrutto l’impero della morte, della corruzione, delle tentazioni tutte del mondo e della carne che tormentano qui in terra i servi di Dio, tantoché sarà quello un regno tranquillo, pacifico, accompagnato dal godimento certo e sicuro di una felicità sincera e senza fine. – Di quale di questi tre regni affrettiamo noi con i voti la venuta nella terza domanda dell’Orazione Dominicale? Siccome superiormente dicemmo, non già del primo, poich’esso non deve venire, ma è venuto; noi non ne chiediamo nemmeno la continuazione, poiché c’impedirebbe il nostro ultimo fine, che è quello di veder Dio a faccia a faccia per tutta l’eternità. E neppure chiediamo il secondo, attesoché ne esprimemmo il desiderio nella prima domanda, ed è già in gran parte venuto. Domandiamo invece la venuta del terzo che deve venire, regno a cui tutti quelli i quali conoscono le miserie di questa vita ardentemente anelano, e che consiste nella fruizione del sommo bene e nella gloria perfetta del nostro corpo e dell’anima nostra. E siccome questa gloria non sarà perfetta se non dopo il finale giudizio, così noi domandiamo ogni giorno e con intenso affetto la fine di questo mondo e l’arrivo del generale giudizio. Noi domandiamo che questo mondo sì pieno d’iniquità e di disordini sia ben tosto surrogato da nuova terra e da nuovi cieli, in cui regnerà la giustizia, affinché Iddio sia tutto in tutte le cose. E sebbene gli amatori di questo mondo non possano sentire più disaggradevole annunzio di quello del finale giudizio, tuttavia noi altri, cittadini del Cielo, che viviamo quaggiù come pellegrini ed esuli, non possiamo e non dobbiamo avere desiderio più grande di quello di vederlo arrivare. – Perciò scrive S. Agostino: « Siccome prima che Gesù Cristo venisse al mondo tutti i desideri dei Santi dell’antica Legge s’indirizzavano alla prima venuta di Cristo: così ora tutti i desideri dei Santi della Legge nuova s’indirizzano alla seconda venuta dello stesso Cristo, che ci porterà la perfetta beatitudine(in Ps. CXVIII. – Bellarm., Dottrina crist. P. 79) ». Ecco una verità che importa sommamente di richiamare al nostro spirito e a quello degli altri. Nulla è più atto a nobilitare i nostri pensieri quanto la memoria di questo fine sublime al quale noi siamo destinati; nulla è più proprio a farci tollerare coraggiosamente le avversità, a resistere fedelmente alle tentazioni, a disprezzare tutti i beni della terra, quanto il meditare quei gaudi eccelsi che ci aspettano nell’eternità. Oh! sì; un giorno noi regneremo in compagnia del Signor Nostro; addestriamoci pertanto a far da padroni comandando alle nostre passioni, e costringendo il mondo a piegarsi innanzi alla nostra fede. Quale vergogna se altrimenti avvenisse! Forseché col portar le catene dello schiavo si può apprendere ad esser re?

Terza domanda: Sia fatta la volontà tua. Nell’antecedente petizione noi abbiamo domandato la beatitudine eterna, che è il fine ultimo dell’uomo; ed in questa chiediamo il mezzo principale per arrivarvi. Ora questo mezzo, secondo la parola dello stesso Signor Nostro, è di adempiere la volontà del nostro Padre celeste: Se brami di arrivare alla vita, osserva i comandamenti (Matth. XIX, 17). E perché noi non siamo bastar da noi stessi ad osservare questi divini Comandamenti come si conviene, però noi imploriamo da Dio che sia fatta da noi la sua volontà, cioè che ci dia: 1° la grazia di adempiere la sua volontà, obbedendo in tutto e per tutto ai suoi santi Comandamenti, imitando in questo l’esempio dei nostro divino modello, che umiliò se stesso, fatto ubbidiente sino alla morte, e morte di croce (Filip. II, 3); 2° la grazia di accettare, se non con fiducia e con gioia filiale, senza mormorazioni almeno, le pene spirituali e corporali che ci possono affliggere, come la perdita delle sostanze, dei congiunti, degli amici. Infatti, tutte queste cose che Iddio comanda, o permette, tendono al maggior nostro bene; se noi siamo giusti ci aprono più vasto campo a meritare; se non lo siamo ne somministreranno almeno il mezzo di purificarci. –  Uomini di poca fede! Che possiamo chiedere di più vantaggioso che l’adempimento della volontà del nostro Padre? Ei ci ama più teneramente di quello che non ci amiamo noi stessi; la sua volontà è santa, giusta, perfetta. Ohimè! per non averla adempiuta il primo Adamo precipitò in quell’abisso di mali che sono il triste nostro retaggio; adempiendola, noi ce se libereremo e ne saremo preservati, o questi almeno saranno per noi di tanto minore aggravio, con quanta maggiore esattezza avremo adempiuta questa volontà perfetta; e ciò è così vero che su nel Cielo si gode la pienezza della felicità, posciaché ivi regna tutta sola, eternamente, la volontà di Dio. E questa felicità per ognuno di noi sarà proporzionata a quella fedeltà colla quale avrem fatto la volontà di Dio sulla terra.

Siccome in Cielo, così in terra. Nel chiedere a Dio la grazia di ubbidirgli, noi gli domandiamo ad un tempo che si degni di render meritoria e degna di Lui la nostra ubbidienza, vale a dire, somigliante a quella degli Angeli e di tutti i Santi cittadini del Cielo. Ora gli Angeli ed i Santi si soggettano alla volontà di Dio con tutta la pienezza dell’amore; obbediscono unicamente perché  Dio lo vuole, senza cercare l’amor proprio; adempiono i suoi cenni colla massima prontezza; non si lagnano, non discutono. Ad ogni volere dell’Altissimo essi rispondono con un cantico di lode, con rendimenti di grazie: Santo, Santo, Santo, è il Signore, Dio degli eserciti. E così pure dobbiam ubbidir noi: Oh! quanto sarebbe dilettevole questa terrena dimora, se tutti quei milioni di umane volontà non avessero in tutte le cose e in tutti i tempi altra volontà che quella di Dio! Quanto a noi almeno, deh! Siano sempre nel nostro cuore e sulle nostre labbra le parole dell’Apostolo San Paolo: « Signore, che volete voi che io faccia?» Quelle del Re Profeta: « Il mio cuore è preparato, o Signore, il mio cuore è preparato ». Quelle del santo Giobbe: « Il Signore me lo diede, il Signore me lo tolse, come a Lui piacque così fu fatto, sia benedetto il suo santo nome ». Quelle finalmente dello stesso divino nostro Maestro: « Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice: tuttavolta sia fatta la vostra e non la mia volontà ». – Tale si è la prima parte dell’Orazione Dominicale; e quando vogliansi considerare nel loro obbietto, nulla è più sublime delle tre domande di cui essa consta, nulla è più logico dell’ordine col quale sono esposte. Noi chiediamo primamente che il nome di Dio sia santificato, dappoiché prima di ogni altra cosa noi dobbiamo amar Dio, e cercare innanzi tutto la sua gloria; in secondo luogo domandiamo che venga a noi il suo regno, perciocché egli sarà perfettamente amato e benedetto, quando specialmente dopo il finale giudizio, regnerà pienamente e perfettamente su tutte le creature; in terzo luogo domandiamo la grazia di fare la volontà di Dio quaggiù in terra, allo scopo di cominciare anche in questa vita a santificare il nome del Signore, ed a vivere sotto il suo regno, onde giungere, mercé tale cominciamento, a quel luogo beato in cui sarà perfetto il suo regno, ed il suo nome perfettamente santificato. A dir breve, in queste tre prime petizioni noi chiediamo le cose pertinenti a Dio: che il suo nome sia santificato; che venga il suo regno; che i suoi Comandamenti siano osservati: in ciò consiste la perfezione e l’ultimo fine dell’uomo. – La seconda parte dell’Orazione Dominicale abbraccia quattro domande, per le quali si chiedono tutte le cose temporali necessarie per arrivare ai beni eterni. Che di più saggio? Alla stessa guisa che l’uomo si riferisce a Dio come a proprio fine, così pure i beni di questa vita si riferiscono a quelli dell’ altra come mezzi al loro fine. Ed ecco perché il Signor Nostro vuole che la domanda di questi beni terreni occupi il secondo luogo. Noi non dobbiamo domandarli se non in quanto Iddio medesimo lo permette, e che noi ne abbisogniamo per conseguire i beni celesti.

Quarta domanda: Dà a noi oggi il nostro pane quotidiano. Con queste parole così semplici ed affettuose noi chiediamo tutto ciò ch’è necessario al sostentamento della nostra vita temporale. Ora noi siamo composti di due sostanze, d’anima e di corpo; ambedue per vivere hanno bisogno di alimento. L’anima che è spirituale, esige alimento spirituale; il corpo che è materiale, richiede cibo materiale. La santa Eucaristia, la parola di Dio, le sante ispirazioni, ecco qual è il ristoro dell’anima, ecco quello che per essa noi domandiamo. – Bere, mangiare, vestire e consimili altre necessità sono le cose che richieggonsi per la conservazione del corpo, ed ecco ciò che pel medesimo noi chiediamo.

Dà a noi. Parole d’umiltà attissime a muovere a pietà il cuor di Dio! Per esse riconosciamo che noi non abbiam nulla, e siamo affatto uguali ai mendichi; riconosciamo che Iddio solo è ricco, e ch’Egli solo può darci il tutto; che a Lui andiamo debitori dell’esistenza e del necessario, sì per la vita spirituale che per la temporale, e non già alle nostre fatiche, alla nostra industria, alle nostre virtù. Meravigliose verità! È forse per virtù nostra che cresce il grano nei campi, il vello sul dorso della pecora? È per virtù nostra che si avviva nel nostro cuore la fede, si dilata la speranza, s’infiamma la carità? Oh! senza dubbio, ricchi e poveri, di qualunque grado o stato, tutti dobbiamo pregare che dia a noi; tutti senza eccezione siamo tapini chiedenti l’elemosina alle porte del Padre di famiglia. – I facoltosi devono dire dà a noi, e sulle loro labbra queste parole significano: Mio Dio! degnatevi di conservarci i beni che ci avete confidati, continuateci le vostre liberalità; noi sappiamo che ad ogni istante voi potete toglierci ogni nostro avere, tantoché col conservarceli voi ci fate la stessa grazia, come se ad ogni istante ce li donaste. –  I poveri devono dire dà a noi, e nella loro bocca queste parole significano: Mio Dio! noi aspettiamo dalla vostra liberalità tutto ciò che è necessario al nostro sostentamento; deh! inviatecelo o direttamente per Voi stesso, o indirettamente per mezzo dei ricchi ai quali Voi ispirate di essere caritatevoli verso di noi; benedite le nostre fatiche, né vogliate che le infermità o i pubblici infortuni ci privino del frutto dei nostri sudori. Ora sarebbe un tentare Iddio il credere ch’Egli fosse per inviarci la manna dal Cielo senza far altro del canto nostro che domandarla. No, quel Dio che comanda la preghiera, comanda altresì la fatica; e le nostre suppliche non hanno altro scopo che d’implorare le sue benedizioni sulle nostre fatiche, sui nostri sudori. Infatti ogni fatica nostra è inutile, se Iddio per sua grazia non la rende feconda: la nostra preghiera dà a noi è quindi una protesta che: viviamo della Providenza di Dio, anziché della nostra industria. Finalmente noi tutti, e ricchi e poveri, domandiamo non solo che Iddio ne conceda il nostro pane, ma che egualmente lo benedica, lo santifichi, affinché ne usiamo sempre a vantaggio non solo del corpo, ma eziandio dell’anima. – Noi diciamo dà a noi, e non dà a me, imperocché è proprio del Cristiano di non pensare solamente a se stesso; e vuole la carità che si abbia a cuore l’utile eziandio del nostro prossimo. D’altra parte Iddio non ci accorda i suoi benefizi perché ne approfittiamo noi soli e ci abbandoniamo all’intemperanza; ma vuole che facciamo parte agli altri di tutto quello che ne avanzi dopo di aver provveduto ai nostri personali bisogni.

Oggi. Questa parola ha due significati. Primieramente significa tutto il tempo della vita presente, poiché la vita non è che un giorno, senza ieri, senza domani. E noi chiediamo a Dio che ci doni per tutto il tempo di questo terreno pellegrinaggio i pane dell’anima e il pane del corpo, finché possiam giungere in quella patria fortunata dove più non abbisogneremo né di Sacramenti, né di prediche, né di materiali alimenti. Oggi, in secondo luogo, denota il giorno presente. E noi domandiamo a Dio che ne conceda oggi stesso quel pane di che abbisogniamo, poiché non ci vogliamo angustiare per l’indomani, non sapendo noi se domani saremo ancora in vita. Laonde il pane d’oggi si richiede oggi; quello di domani sarà chiesto domani. È egli possibile d’insegnarci più eloquentemente quell’amabile, quell’ammirabile povertà evangelica, che per un lato è riposta nel distacco assoluto dai beni della terra, e per l’altro in una filiale, assoluta fiducia nella divina Providenza? Il nostro Padre celeste non vuole che neppure per un giorno noi facciamo assegno sulle nostre forze, ma vuole che ogni giorno gli chiediamo il pane di ogni giorno; vuole che ogni giorno riposiamo in braccio alla sua Providenza, e in lei rimettiamo la cura di soccorrere alle nostre necessità. E quale inquietudine possiamo aver noi? Se prima d’ogni altra cosa cercheremo il regno di Dio e della sua giustizia, tutto il resto ne verrà donato per soprappiù. Osservate; non nutrisce egli forse il nostro Padre celeste gli augelletti dell’aria che non seminano punto? non veste Egli forse i gigli del campo che non filano? non fa Egli nascere ogni giorno il sole sul giusto e sul malvagio? – Ma dacché noi non dobbiamo occuparci che del presente, non è forse mal fatto accumulare provvigioni di grano, di vino e di ogni altra derrata per un anno intero? Allorché il Signore ne insegna ad occuparci soltanto del presente, Egli vuole solamente liberarci da quelle soverchie premure che sono ostacolo fortissimo alla preghiera, nonché alle altre occupazioni di maggiore importanza, e il cui adempimento può solo guidarci alla vita eterna. E però quando il pensiero dell’avvenire non è punto eccedente, ma sì bene misurato, come sarebbe il premunirsi di convenienti provvigioni, esso non è riprovevole; anzi, che dico io? un tale pensiero non si può dire dell’indomani, ma piuttosto del giorno d’oggi, poiché, aspettando l’indomani, potrebbe fors’essere troppo tardi.

Il nostro pane. Dopo di avere con l’antecedente petizione domandato la grazia che è la vita stessa, nulla è più naturale di chiedere in seguito il pane che alimenta la vita. Difatti la prima cosa che desidera il fanciullo appena nato è quel nutrimento che mantiene l’esistenza. Non esca però di mente, che qui noi pure domandiamo anzi tutto il pane spirituale, nutrimento dell’anima, e poscia il pane materiale, nutrimento del corpo; tanto esigono la ragione e la fede. Per pane spirituale s’intende in primo luogo la santissima Eucaristia, pane celeste e sovrannaturale che sostenta miracolosamente la vita dell’anima; in secondo luogo, la parola di Dio, la quale, ricevuta mercé la predicazione o la lettura, è possente aiuto ad alimentare la nostra vita spirituale; e da ultimo son denotate le sante ispirazioni, la preghiera e tutto ciò che contribuisce ad alimentare od accrescere in noi la grazia, la quale, siccome abbiam detto, è la vita dell’anima. – Perciò il Signor Nostro vuole che chiediamo ogni giorno la sua carne in cibo e il suo sangue in bevanda, che è quanto dire la santa Eucaristia, nutrimento giornaliero delle anime nostre; quindi noi dobbiamo vivere in guisa da renderci degni di riceverlo ogni giorno. Che pensare, o mio Dio! di coloro che non la ricevono se non una volta all’anno! Ei vuole altresì che domandiamo ogni giorno la sua divina parola. Che pensare pertanto di quegli infelici che non l’ascoltano, non la leggono, che per discuterne e censurarla? Costoro, per sentimento dei Padri, si condannano da se stessi alla morte spirituale, e si rendono colpevoli dello stesso sacrilegio dei profanatori dell’Eucaristia. È almeno indubitato che coloro i quali fuggono la parola di Dio, non men di coloro che si allontanano dalla santa Eucaristia, ignorano ciò che dicono allorquando dicono il Pater. – Per pane materiale s’intende tutto quello ch’è necessario alla vita del corpo, ma nulla più; nulla di quanto può appagare la sensualità o lusingare il lusso. Nostro Signore usa la parola pane, primieramente perché nelle Scritture una tal voce denota tutto ciò ch’è necessario alla vita, come ad esempio il vitto, il vestito, l’abitazione; e in seguito per insegnarci che dobbiamo contentarci di poco, senza cercare il superfluo, che mal si addice a viaggiatori che passano in terra straniera. Noi diciamo nostro pane, e questa parola racchiude un senso profondo. Infatti, se s’intende la santa Eucaristia, essa è nostro pane, dappoiché per noi soli fu formato nel seno della Vergine benedetta per opera dello Spirito Santo, fu cotto sulla croce nel fuoco della carità, imbandito sull’altare col ministero dei Sacerdoti. Essa inoltre è nostro pane, pane dei veri figli di Dio, non già dei cani, secondo l’energica espressione delle Scritture, vale a dire, dei peccatori; è pane dei Cattolici, non già degli eretici o degl’infedeli. Intendesi la parola di Dio? Col dire nostro pane noi domandiamo la sana e pura parola di Dio, dispensata dai veri Predicatori ai figli della Chiesa, e non già il pane straniero, il pane corrotto, avvelenato, che offrono gli eretici ai loro settari. Intendesi il pane materiale? Noi desideriamo che Iddio ci doni il nostro pane, non quello d’altrui, vale a dire, che ci aiuti a guadagnarlo col benedire le nostre fatiche, i nostri poderi, i nostri campi, le nostre vigne, affinché senza ricorrere alla frode, né aver bisogno di mendicare, ci possiamo procurare di che vivere. – Diciamo ancora nostro pane, non perché ci appartenga di diritto, ma sì bene affinché Iddio per somma sua misericordia si degni concederlo a noi, come nutrimento convenevole all’uomo; diciamo nostro pane e non mio pane, perché  ciascuno di noi deve chiedere pe’ suoi fratelli quello che chiede e desidera per se medesimo. Ma potremo noi dire di avere tal desiderio, se ricusiamo di metterli a parte di quel superfluo che Iddio ci dona?

Quotidiano. Questa parola ne insegna che da noi non devesi chiedere nutrimento squisito, né delicato, ma sì un cibo semplice, frugale e bastevole alle giornaliere necessità, giusta gl’insegnamenti dell’Apostolo: Avendo gli alimenti, e di che coprirci, contentiamoci di questo (I Tim. VI, 8). Alla qual lezione di frugalità la parola quotidiano ne aggiunge un’altra non meno eloquente di modestia e disinteresse: l’uomo chiede pane per un sol giorno, attesoché egli ignora se per lui sorgerà l’indomani! [2. Continua ...]

L’ORAZIONE DOMENICALE (1)

 L’ORAZIONE DOMENICALE. (1)

 [J. J. Gaume: “Catechismo di Perseveranza”,VI Ed. Vol. II, Torino, Tip. Sperani, 1881]

– Racconto-

Quantunque l’Orazione Dominicale entri nei novero delle pubbliche preghiere allorquando è offerta a Dio dal sacro ministro a nome di tutto il popolo fedele, tuttavolta noi la mettiamo a capo delle preghiere particolari, dappoiché il Signor Nostro Gesù Cristo la compose, a quanto sembra, principalmente per uso particolare di ogni Cristiano in tutti quei casi, che sì frequentemente ricorrono, nei quali abbiam bisogno d’implorare l’aiuto del Signore. « Quando tu fai orazione, leggesi in San Matteo, entra nella tua camera, e chiusa la porta, prega in segreto il Padre tuo, orando in tal guisa: Padre nostro, che sei ne’ Cieli, ecc. [Matth. VI; 6, 9] ». – L’Orazione Dominicale, sia che si consideri nel suo Autore, o nella sua forma e sostanza, è senza fallo la più eccellente di tutte le preghiere.

1° Rispetto al suo Autore. Non fu un Santo, né un Profeta, né un Angelo, ne un Arcangelo quegli che la compose, ma lo stesso Signor Nostro Gesù Cristo, il Figlio, l’eterna Sapienza di Dio.

2° Rispetto alla forma. L’Orazione Dominicale è chiarissima e non avvi chi non la comprenda, dal piccolo fanciullo al canuto vegliardo, dal villico al cittadino: ella è breve, ed ognuno può impararla con somma facilità, ritenerla fedelmente, e recitarla di frequente. Questo pregio la rende essenzialmente popolare, e per conseguenza degna di quel Dio che venne a salvare tutti gli uomini, e della Religione che dev’essere predicata così ai liberi come agli schiavi, così ai popoli civilizzati come ai barbari e selvaggi. Essa ha forza per persuadere, piena com’è di semplicità, di umiltà, di tenerezza, e perciò efficacissima pel modo con cui esprime a Dio le nostre necessità.

3° Rispetto alla sostanza. Essa è completa; racchiude tutto ciò che noi possiamo o dobbiamo chiedere, nella condizione di figliuoli di Dio, pel tempo e per l’eternità, pel corpo e per l’anima, per noi stessi e per gli altri. Ella è sapientissima, poiché ci rammemora e ci fa porre in pratica le tre virtù che sono le tre basi della Religione, della società, della salute, vale a dire, la fede, la speranza, la carità; ella è divinamente logica, poiché regola i desideri del nostro cuore insegnandoci ad esprimere in primo luogo i più nobili ed importanti, e poscia quelli che lo son meno – «Infatti, scrive S. Tommaso, egli è palese che l’obbietto precipuo dei nostri desideri dev’essere l’ultimo fine, e dopo questo i mezzi necessari per giungere al suo conseguimento. Ora; il fine ultimo è Iddio, verso del quale in due modi si portano i nostri affetti: primamente col desiderare la gloria di Dio; e in secondo luogo col bramare per noi pure il godimento di questa istessa gloria divina. Il primo modo appartiene alla carità, mercé la quale noi amiamo Dio in se stesso; il secondo egualmente alla carità, ma in quanto che amiamo noi stessi in Dio. Ed ecco il perché la nostra prima domanda è questa: Sia santificato il nome vostro, con cui chiediamo la gloria di Dio; e la seconda: Venga a noi il regno vostro, con la quale domandiamo di pervenire noi stessi alla gloria di Dio. Ciò premesso, si osservi, che una cosa può guidarci all’ultimo nostro fine, o per se stessa, o in modo accidentale. Per se stessa e direttamente, facendoci meritare la beatitudine eterna, mercé l’obbedienza ai Comandamenti di Dio, donde consegue, che la nostra terza domanda è così concepita: Sia fatta la volontà vostra così in Cielo come in terra; e per se stessa ancora, ma in un modo meno diretto, vale a dire, con l’aiutarci a meritare la beatitudine eterna, quindi la nostra quarta domanda: Dateci oggi il nostro pane quotidiano. Una cosa può condurci all’ultimo nostro fine in modo accidentale, allorquando rimuove gli ostacoli che potrebbero impedire il conseguirlo; e questi ostacoli sono di tre sorta: 1° il peccato che ce ne allontana direttamente, dal che è mossa la nostra quinta domanda: Rimettete a noi i nostri debiti; 2° la tentazione che conduce al peccato, onde la sesta domanda: E non induceteci in tentazione; 3° i mali temporali, funesta conseguenza del peccato, che rendono cotanto gravoso il peso della vita, quindi la nostra settima ed ultima domanda: Ma liberateci dal male! ». – Le sette domande dell’Orazione Dominicale corrispondono oltracciò ai sette doni dello Spirito Santo ed alle sette Beatitudini evangeliche, tantoché quest’ammirabile preghiera è in armonia perfetta con la gran tela della Religione, ed ha per iscopo di farci conseguire tutti quegli aiuti che sono indispensabili per fare del Cristiano un uomo perfetto in questo mondo ed un beato nell’altro. La qual considerazione moveva S. Agostino a designare l’Orazione Dominicale con questo sublime concetto: « quel modo e quella regola di pregare che il celeste Giureconsulto ha dato Egli stesso ai fedeli, affinché ottengano l’adempimento d’ogni loro voto ». Finalmente ciò che accresce ancora l’eccellenza dell’Orazione Dominicale si è che essa è la più necessaria di tutte le preghiere. – Molti Concili, e fra gli altri il Concilio di Roma, obbligano tutti i Cristiani a saperla a memoria, attesoché, secondo la dottrina dei Santi Padri, è necessario farne ciascun giorno la recitazione1 . «Vivendo noi, scrive S. Agostino, nel mezzo del mondo, in cui niuno può vivere senza cadere in peccato, la remissione delle nostre colpe trovasi non solo nelle acque sante del Battesimo, ma sì ancora nell’Orazione Dominicale e giornaliera. Essa in certa guisa è il nostro Battesimo di tutti i giorni ». « L’orazione Dominicale è adunque il rimedio de’ nostri falli quotidiani, vale a dire, dei peccati veniali, purché nel recitarla noi ci troviamo animati da un vero sentimento di contrizione. Egli è conveniente che ogni Fedele sappia questa preghiera nelle due lingue, latina e volgare: in latino, perché questa è la lingua dalla Chiesa; in volgare ossia nella lingua nativa, per intendere ciò che egli domanda.

Divisione dell’ Orazione Dominicale.

L’Orazione Dominicale si divide in tre parti: nella prefazione ossia preparazione, nel corpo della preghiera e nella conclusione. La prefazione consta di queste semplici ma sublimi parole:

Padre nostro, che sei ne’ Cieli. Salvatore avrebbe potuto senza dubbio farci dare a Dio dei titoli più improntati di maestà e più capaci d’infonderci rispettosa temenza; ma questi titoli sarebbero stati cagione che noi continuassimo a crederci gli schiavi del Sinai, mentre dobbiamo all’incontro essere i figli dei Calvario. Noi siamo adunque ammaestrati a dire, non già nostro Dio, nostro creatore, nostro padrone, ma sì nostro Padre. Fermiamoci alquanto a meditare questa parola rispetto a Dio, rispetto a noi stesso, rispetto al prossimo. Rispetto a Dio. Essa eccita mirabilmente la nostra fiducia, rammentandoci che, malgrado il nostro nulla e la nostra miseria, noi siamo figliuoli, non d’un principe. d’un re, d’un monarca terreno, ma bensì di Dio medesimo; e d’altra parte essa muove infallantemente il cuore di Dio col ricordargli ch’è nostro Padre; Padre sott’ogni riguardo, vale a dire, per creazione, per conservazione, per redenzione; Padre del nostro corpo, Padre dell’anima nostra. « A quella guisa, ne dice il Salvatore con queste tenere parole, che i figli si rivolgono al padre loro in tutti i bisogni, né temono di manifestarglieli per quanto grandi e numerosi; così pure voi dovete ricorrere al vostro Padre celeste, che vi consolerà, allevierà i vostri travagli, avrà pietà di voi, siccome un padre ha pietà dei propri figli ». Rispetto a noi stessi. Questa parola Padre nostro ci fa risovvenire più eloquentemente d’ogni altro discorso la nobiltà di nostra origine, e perciò ancora tutto il rispetto che dobbiamo avere sì pel corpo e per l’anima nostra, le cure diligenti che dobbiamo osservare onde mantenerci l’amicizia di Dio e vivere da veri suoi figli. se pur vogliamo ch’Egli ci esaudisca. I peccatori, che, secondo l’espressione del Salvatore medesimo, sono i figli del demonio, non possono a buon diritto dare a Dio il nome di Padre, dappoiché non inibiscono ai suoi santi comandamenti; stavolta non devono menomamente tralasciare la recitazione dell’Orazione Dominicale; anzi è da dire che neppur essi la recitano senza frutto. Se veramente sono penitenti, essi dicono Padre nostro, come il figliuol prodigo nell’atto di ritornare al padre suo, per ottenere il perdono dei propri falli; se poi sono indurati al mal fare, essi dicono Padre nostro, se non altro, in nome della Chiesa, della quale sono membri mercé la fede e la speranza. Rispetto al prossimo. La parola Padre nostro esprime la gran legge che ha salvato e che sola può ancora salvare il mondo, la legge cioè della fraternità universale, e c’insegna quello che sono per noi tutti gli uomini, e quello altresì che noi dobbiamo essere per loro. Difatto noi non diciamo Padre mio, ma sebbene Padre nostro, altesocché noi siamo tutti fratelli e dobbiamo pregare non solo per noi, ma ancora per tutti i cattolici, eretici, giudei, infedeli, amici e nemici, che è quanto dire, amarli di amore veramente fraterno In questa sola parola Padre nostro racchiudesi l’abolizione, o almeno la condanna di tutte le tirannie, l’esaltazione del piccolo, la protezione del debole, il sacrificio del ricco e del potente al sollievo corporale e spirituale dei suoi fratelli, meno di lui beneficati dai doni di fortuna e d’intelletto; in una parola, comprendesi in essa la carità, base della famiglia, vincolo della società, e pegno della felicità avvenire. Brevemente, noi diciamo Padre nostro, da una parte per attestare che noi preghiamo per tutti e in nome di tutti; d’altra parte, per impegnare il Signore ad accordarci pei meriti altrui quelle grazie che per noi stessi non meriteremmo di ottenere. Padre nostro! Egli è alle tre divine Persone che s’indirizza questa preghiera, dappoiché tutte tre meritano il nome di padre, a motivo della creazione, della redenzione, della santificazione.

Che sei ne’ Cieli. Il Dio a cui ricorriamo è dappertutto; tuttavolta noi diciamo che sei nei cieli, vuoi perché tutta la magnificenza della gloria colà rifulgono più che altrove, vuoi perché colà Egli regna in tutta la pienezza del suo amore sugli Angeli e sui Santi, e vuoi da ultimo per ricordarci continuamente che colà debbono essere i nostri pensieri, i nostri desideri, lo scopo delle nostre fatiche; in una parola, come dice l’Apostolo, la nostra conversazione: Padre nostro, che sei ne’ Cieli! Sì, tu sei nei Cieli, nel sommo della felicità, infinitamente ricco, infinitamente potente, infinitamente buono; e noi, tuoi figli, noi siamo sulla terra, in luogo di esilio, lontani dalla nostra patria, dalla nostra famiglia, poveri, deboli, infermi, circondati di nemici e di pericoli. Che di più efficace per intenerire il cuore di Dio? Che di più opportuno per imprimere nell’animo nostro un’umiltà profonda, un vivo sentimento dei nostri bisogni, e ad un tempo stesso il rispetto filiale, la purità, la carità verso i nostri fratelli? – E come non verrà esaudita una preghiera che dispone sì bene chi domanda e chi debba esaudire? Tale si è il proemio dell’Orazione Dominicale. Ma che cosa dobbiamo noi domandare, e con qual ordine? Pur troppo noi siamo tanto ciechi ed insensibili, che spesso non conosciamo né la natura dei nostri veri bisogni, né l’ordine giusta il quale dobbiamo chiederne l’alleviamento. Da ciò nasce che noi o non chiediamo cosa alcuna o che chiediamo male. Laonde per ovviare a questa doppia disgrazia il nuovo Adamo ha composto ei medesimo una supplica a nostro uso, nella quale si esprimono gli oggetti delle nostre suppliche e l’ordine da osservarsi nell’implorarli. Ciò posto, la ragione e la fede ne insegnano, che dai figli bennati ed intelligenti gli interessi del padre si debbono anteporre all’utile proprio; ai beni transitori di questo mondo quelli dell’eternità; il fine, in una parola, ai mezzi. E tutto ciò è appunto insegnato in modo ammirabile nella seconda parte dell’Orazione Domenicale. – Difatto il corpo di questa divina preghiera si divide, a guisa del Decalogo, in due parti. La prima riguarda Dio e comprende tre domande: Sia santificato il nome tuo; venga il regno tuo: sia fatta la tua volontà, siccome in Cielo così in terra. La seconda concerne l’uomo e contiene quattro domande: Dacci oggi il nostro pane quotidiano, con ciò che segue sino alla fine. [1. Continua …]

LA VIA CRUCIS DI S. LEONARDO DA PORTO MAURIZIO

VIA CRUCIS

Questo esercizio della Via Crucis rappresenta il viaggio doloroso di Gesù Cristo, quando andò con la Croce sulle spalle a morire sul Calvario per nostro amore; per cui questa devozione deve essere praticata con tanta tenerezza, pensando di accompagnare il Salvatore con le nostre lacrime per compatirlo e ringraziarlo. – Fin dall’inizio del Cristianesimo nei luoghi stessi della Passione si vollero distinguere, con segni e monumenti particolari (poi chiamati Stazioni), i vari punti dov’erano avvenuti l’incontro di Gesù con sua Madre, il colloquio con le donne, le diverse cadute, l’episodio dell’uomo di Cirene, ecc.: sono quelle 14 Stazioni di Gerusalemme rappresentate poi in altrettanti quadri, per soddisfare in qualche modo la devozione di tutti, anche di coloro che non potevano e non possono andare nella Città santa. – Furono i Francescani, custodi dei Luoghi santi, a diffondere in tutto il mondo la pratica della Via Crucis. In Italia, fu san Leonardo da Porto Maurizio a farla nascere ed amare. Nato nel 1676, predicò al popolo ininterrottamente per 43 anni, fino alla morte, percorrendo tutta l’Italia. – Ottenne dal Papa di poter erigere la Via Crucis anche nelle chiese non francescane e ne fondò personalmente ben 572. Di queste la più famosa è quella del Colosseo, a ricordo dell’Anno Santo del 1750. Si usa accompagnare la Via Crucis con lo Stabat Mater di Iacopone da Todi, o con altri canti.

INDULGENZE:

VIA CRUCIS

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Fidelibus, qui sive singulatim sive in comitatu, saltem corde contrito, pium exercitium Viæ Crucis, legitime erect, ad præscripta Sanctae Sedis, peregerint, conceditur:

Indulgentia plenaria quoties id egerint;

Alia Indulgentia plenaria, si eodem die quo memoratum pium exercitium peregerunt, vel etiam infra mensem ab eodem decies peracto ad sacram Synaxim accesserint;

Indulgentia decem annorum prò singulis stationibus, si forte incœptum exercitium, quavis rationabili causa, ad finem non perduxerint.

Easdem indulgentias lucrari valent:

a) Navigantes, carceribus detenti, infirmi et illi qui morantur in partibus infìdelium aut legitime impediuntur, quominus pium exercitium Viæ Crucis forma ordinaria peragant, dummodo manu tenentes Crucifixum a saceriote, legitima facultate munito, ad hoc benedictum, saltem corde contrito ac devote recitent, cum pia recordatione Passionis Domini, viginti Pater, Ave et Gloria, unum nempe prò qualibet statione, quinque in sanctorum Domini nostri Iesu Christi Vulnerum memoriam et unum urta mentem Summi Pontificis. Quod si omnes præscriptos Pater, Ave et Gloria ex rationabili causa recitare nequiverint prò indulgentia plenaria, partialem indulgentiam decem annorum prò singulis Pater cum Ave et Gloria recitatis consequi valent.

b) Infirmi, qui vi morbi absque gravi incommodo vel difflcultate pium exercitium Viae Crucis nec in forma ordinaria nec in forma supra statuta scilicet per recitationem viginti (20) Pater, Ave et Gloria peragere possunt, dummodo cum affectu et animo contrito osculentur vel etiam tantum intueantur in Crucifixum ad hoc benedictum, eis a sacerdote vel ab aliqua alia persona exhibitum, et recitent, si possint, brevem aliquam orationem vel precem iaculatoriam in memoriam Passionis et Mortis Iesu Christi Domini nostri (Clemens XIV, Audientia 26 ian. 1773; S. C. Indulg., 16 sept. 1859; S. Pæn. Ap., 25 mart. 1931, 20 oct. 1931, 18 mart. 1932 et 20 mart. 1946). 

[1) Plenaria per ogni volta. 2) parziale di 10 anni ogni stazione, quando per ragionevole motivo si dovesse interrompere il pio esercizio.

È necessario e sufficiente: 1) Che la Via Crucis sia stata eretta legittimamente; 2) percorrere le 14 Stazioni; quando per il numero dei fedeli non si può percorrere le Stazioni, basta alzarsi e inginocchiarsi mentre il Sacerdote o chi per lui percorre la Via Crucis; 3) avere il cuore contrito.

Non è necessario: leggere le considerazioni; recitare il Pater, Ave, Gloria; pregare per le intenzioni del Papa; confessarsi o comunicarsi. Ma chi fa la comunione in quel giorno, acquista un’altra indulgenza plenaria. Si può interrompere il pio esercizio per confessarsi o comunicarsi senza perdere le indulgenze se qualcuno poi vuol fare più di una volta la Via Crucis in una chiesa, per guadagnare ogni volta l’indulgenza non è necessario che esca dalla chiesa.

Crocifìssi e Via Crucis. Chi è impedito di recarsi in chiesa (malati, carcerati, viaggiatori, operai) può acquistare le indulgenze; 1) tenendo in mano, o almeno indosso, un crocifisso composto di una croce di qualunque materiale (tranne piombo, stagno, vetro) col Cristo appeso alla croce e benedetto da chi ne ha il potere. 2) Recitando 14 Pater, Ave, Gloria e pensando alle rispettive Stazioni o alla Passione in generale; altri 5 alle 5 piaghe di N. Signore; 1 secondo le intenzioni del Santo Pontefice (20 totali). Per i malati gravi è sufficiente baciare o guardare il suddetto crocifisso con amore e contrizione, e recitare una breve preghiera o giaculatoria in onore della Passione. – Per offrire la Via Crucis per le anime del Purgatorio, invece del GloriaPatri, si reciti il Requiem.].

#     #     #

In ginocchio davanti all’altar maggiore, baciando la terra quando si è soli, oppure profondamente inchinato, adorando la S. Croce, e con l’intenzione di guadagnare le indulgenze per sé o per le anime del Purgatorio, dirai:

V. Adoràmus te, Christe, et benedicimus tibi.

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum

Orèmus

Clementissimo mio Gesù, infinitamente buono e misericordioso, eccomi prostrato ai tuoi piedi, pieno di dolore e tutto compunto, perché ti ho offeso, perché ho offeso te, mio grande bene. Gesù mio amabilissimo, provoca il mio cuore, e nel riflettere alle tue pene fammi partecipare in lacrime al tuo dolore. Ti offro questo santo viaggio in onore di quello dolorosissimo che tu facesti per me, indegno peccatore, mentre ora sono risoluto a cambiar vita. – Ti offro questo santo viaggio per ricevere le indulgenze concesse a chi pratica questo pio esercizio, e ti supplico umilmente di far sì che mi sia utile per ottenere la tua misericordia nella vita e la gloria eterna.

Amen.

V. Miserere nostri, Dòmine,

R. Miserere nostri.

Santa Madre, deh voi fate Che le piaghe del Signore Siano impresse nel mio cuore!

Con te vorrei, Signore,

oggi portar la Croce;

nel tuo dolor atroce

io ti vorrei seguire. –

-Ma sono infermo e stanco

donami il tuo coraggio,

perché nel gran viaggio

non m’abbia a smarrire.

#    #    #

Tu col divin tuo sangue

vieni segnando i passi,

ed io laverò quei sassi

con molto lacrimare –

– Né temerò smarrirmi

nel monte del dolore,

quando il tuo santo amore

m’insegna a camminare.

PRIMA STAZIONE

– Gesù è condannato a morte –

“Stabat Mater dolorósa Juxta Crucem lacrimósa, Dum pendébat Filius.”

V. Adoràmus te, Christe, et benedicimus tibi.

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

In questa prima Stazione si rappresentano la casa e il Pretorio di Pilato, dove il nostro buon Gesù ricevette l’ingiusta sentenza di morte. Considera l’ammirabile sottomissione dell’innocente Gesù nel ricevere una così ingiusta sentenza, e sappi che i tuoi peccati furono i falsi testimoni che la sottoscrissero; e le tue bestemmie, le tue mormorazioni, i tuoi discorsi scorretti indussero il giudice a proferirla. Se così è, rivolgiti verso l’amoroso tuo Dio, e più con le lacrime del Cuore che con l’espressione della lingua, digli:

« Caro Gesù mio, che amore senza fondo è mai il tuo! Per una creatura indegna hai sofferto prigione, catene, flagelli, fino ad essere condannato a morte! Tanto basta per ferirmi il cuore, e piango amaramente i miei peccati che ne sono la causa. E per questa strada dolorosa me ne andrò piangendo, sospirando, e ripetendo: Gesù mio misericordia, Gesù mio misericordia!».

Pater noster, Ave Maria, Gloria …

V. Miserere nostri, Dòmine,

R. Miserere nostri.

Santa Madre, deh voi fate Che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore!

Se il mio Signor diletto

a morte hai condannato,

spiegami almen, Pilato

qual fu il suo fallire. –

– Che poi se l’innocenza

error da te s’appella,

per colpa così bella

potessi anch’io morire!

SECONDA STAZIONE

– Gesù è caricato della Croce –

“Cùjus ànimam geméntem, Contristàtam et doléntem, Pertransivit gladius.”

V. Adoràmus te, Christe, et benedicimus tibi.

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

Questa seconda Stazione rappresenta il luogo dove l’amatissimo Gesù fu caricato del pesante legno della Croce. Considera come Gesù si abbraccia alla santa Croce. E con quale mansuetudine soffre le percosse e gl’insulti di gente scellerata. Mentre tu, impaziente, cerchi di scappare dal più piccolo dolore, e fuggi dal portare la croce della vera penitenza. Non sai che senza la Croce in Cielo non si entra? Piangi pure la tua cecità, e rivolto al tuo Signore digli così:

« A me, e non a te caro Gesù mio, spetta questa Croce Pesantissima, Croce che fu fabbricata da tanti miei peccati. Caro Salvatore, dammi la forza di abbracciare tutte le croci che meritano le mie gravissime colpe. Anzi, fa’ che io muoia abbracciato, alla santa Croce, innamorato della Croce, e ripeta più e più volte, insieme alla tua diletta Teresa: «O patir, o morire, o patire o morire!».

Pater noster, Ave Maria, Gloria …

V. Miserere nostri, Dòmine,

R. Miserere nostri.

Santa Madre, deh voi fate Che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore!

Chi porta il suo supplizio

Ma se Gesù si vede

so che ne appar ben degno:

di croce caricato, –

– so che la pena è segno

paga l’altrui peccato

del già commesso errore,

per l’immenso suo amore.

TERZA STAZIONE

– Gesù cade la prima volta –

“O quam tristis et afflicta, Fuit illa benedicta, Mater Unigèniti!”

V. Adoràmus te, Christe, et benedicimus tibi.

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

In questa terza Stazione si rappresenta la prima caduta di Gesù sotto la Croce. Considera come l’afflittissimo Gesù, indebolito per il continuo spargimento di sangue, cade per la prima volta a terra. Guarda come le guardie lo percuotono con pugni, con calci, e con schiaffi. Eppure il paziente Gesù non apre bocca, soffre e tace; mentre tu, appena ti capita una piccola contrarietà, subito maledici e ti lamenti, forse bestemmi. Detesta una volta per sempre la tua impazienza e superbia, e prega il tuo afflitto Signore così:

« Amato Redentore mio, ecco ai tuoi piedi il più perduto peccatore che vive sulla terra: quante cadute! Quante volte sono precipitato in un abisso d’iniquità! Porgimi la tua santa mano affinché mi rialzi. Aiuto, Gesù mio, aiuto! Perché in vita non cada mai più, ed in morte mi assicuri l’affare della mia eterna salute. »

Pater noster, Ave Maria, Gloria …

V. Miserere nostri, Dòmine,

R. Miserere nostri.

Santa Madre, deh voi fate, che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore!

Chi porta in pugno il mondo

a terra è già caduto,

e non gli si porge aiuto:

oh, ciel, che crudeltà! –

– Se cade l’uomo ingrato

subito Gesù conforta,

e per Gesù è morta

al mondo ogni pietà.

QUARTA STAZIONE

– Gesù incontra sua Madre –

“Quæ mærèbat et dolébat, Pia Mater dum vidébat, Nati pœnas inclyti.”

V. Adoràmus te, Christe, et benedicimus tibi.

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

In questa quarta Stazione si rappresenta il luogo dove Gesù s’incontrò con la sua Madre afflitta. Che dolore trapassò il cuore a Gesù! Che spada ferì il cuore a Maria, quando s’incontrarono! Che ti ha fatto il mio Gesù? (dice Maria dolente), che male ti ha fatto la mia povera Madre? (dice l’appassionato Gesù). Lascia il peccato che è la causa delle nostre pene. E tu cosa rispondi?

« O Figlio divino di Maria, o santa Madre del mio Gesù: eccomi ai vostri piedi umiliato e contrito! Confesso che sono io quel traditore che ha fabbricato col peccato, il coltello di dolore che ha trapassato i vostri tenerissimi cuori. Me ne pento con tutto il cuore, e vi chiedo misericordia e perdono. Misericordia, Gesù mio, misericordia; Maria santissima, misericordia! Fate che mediante una così grande misericordia io non pecchi più, e mediti notte e giorno le vostre pene, i vostri dolori. »

Pater noster, Ave Maria, Gloria …

V. Miserere nostri, Dòmine,

R. Miserere nostri.

Santa Madre, deh voi fate, Che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore!

Sento l’amaro pianto

Della dolente Madre

Che gira tra le squadre

In cerca del suo Bene –

– Sento l’amato Figlio

che dice: Madre addio

più forte del dolor mio

il tuo mi passa il cuore.

QUINTA STAZIONE

– Gesù è aiutato dal Cireneo –

“Qui est homo, qui non fleret, Matrem Christi si vidéret, in tanto supplicio?”

V. Adoràmus te, Christe, et benedicimus tibi.

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

In questa quinta Stazione si rappresenta il luogo ove Simone Cireneo fu obbligato a prendere la croce di Gesù. Considera che tu sei il Cireneo che porti la Croce di Cristo, o per apparenza o per forza, perché sei troppo attaccato alle comodità di questo mondo. Risvegliati per una volta e solleva il tuo Signore dal grande peso, caricandoti di buon cuore di tutti i travagli che ti vengono addosso. Metti l’intenzione di vederli soffrire non solo con pazienza, ma con rendimento di grazie al tuo Dio, che pregherai così:

« O Gesù mio, ti ringrazio delle tante e buone occasioni che mi dai di patire per te e di meritare per me. Fa’, o mio Dio, che soffrendo con pazienza ciò che ha apparenza di male, faccia acquisto di beni eterni. Se non altro, ricevi l’offerta del mio pianto qui con te, per essere fatto poi degno di venire a regnare ancora insieme a te. »

Pater noster, Ave Maria, Gloria …

V. Miserere nostri, Dòmine,

R. Miserere nostri.

Santa Madre, deh voi fate, che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore!

Se delle tue crude pene

son io, Signore, il reo,

non deve il Cireneo

la Croce tua portare. –

– S’io sol potei per tutti,

di Croce caricarti,

potrò nell’aiutarti

per uno sol bastare.

SESTA STAZIONE

– Gesù è asciugato dalla Veronica –

“Quis non posset contristàri, Christi Matrem contemplari, Doléntem cum Filio?”

V. Adoràmus te, Christe, et benedicimus tibi.

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

In questa sesta Stazione si rappresenta il luogo dove la santa Veronica asciugò con un panno il volto benedetto di Gesù. Considera in quel sudario l’estenuato sudore del tuo Gesù, e spinto dall’amore cerca di fartene un espressivo ritratto nel tuo cuore. Felice te, se vivrai con il volto del tuo Signore scolpito nel cuore! Più che fortunato, se con il Signore impresso nel cuore morirai! E per essere meritevole di un tanto bene, prega così:

«Tormentato mio Salvatore, imprimi, te ne supplico l’effige del tuo santo volto nel mio cuore, così che giorno e notte pensi sempre a te. Con la tua dolorosa passione sotto gli occhi, voglio piangere i miei peccati e con questo pane di dolore voglio nutrirmi fino alla fine, detestando sempre la mia vita cattiva. »

Pater noster, Ave Maria, Gloria …

V. Miserere nostri, Dòmine,

R. Miserere nostri.

Santa Madre, deh voi fate, che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore!

Così vago è nel tormento

Il volto del mio Bene

Che quasi a me diviene

amabile il dolore. –

– In Cielo che sarai

se in quel velo impresso,

da tante pene oppresso

spiri così dolce amore?

SETTIMA STAZIONE

– Gesù cade la seconda volta –

“Pro peccàtis suæ gentis vidit Jesum in torméntis, et flagéllis sùbditum.”

V. Adoràmus te, Christe, et benedicimus tibi.

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

Questa settima Stazione rappresenta quella porta di Gerusalemme detta « Giudiziaria » dove Gesù cadde a terra per la seconda volta. Considera il tuo Signore disteso per terra, abbattuto da dolori, calpestato dai nemici, deriso dal popolo. Pensa che la tua superbia gli ha dato la spinta per cadere, il tuo orgoglio l’ha così buttato a terra. Abbassa una volta la testa, e con dolorosa contrizione del tuo passato, proponi per il futuro di umiliarti ai piedi di tutti. Di’ al tuo Signore:

« O santissimo mio Redentore, nonostante che ti veda caduto per terra, ti confesso in questo momento come Onnipotente. Ti prego di abbassare i miei pensieri pieni di superbia, di ambizione e di stima di me stesso. Fammi camminare sempre con la testa bassa, e abbracciare con umiltà vera l’abbiezione e il disprezzo. Con umiltà vera che a te piace, potrei riuscire a sollevarti da questa dolorosa caduta. »

Pater noster, Ave Maria, Gloria …

V. Miserere nostri, Dòmine,

R. Miserere nostri.

Santa Madre, deh voi fate, che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore!

Sotto i pesanti colpi

della cattiva scorta,

un nuovo inciampo porta

a terra il mio Signore. –

– Più teneri dei cuori

siate voi duri sassi,

né più intralciate i passi

al vostro Creatore.

OTTAVA STAZIONE

– Gesù consola le donne di Gerusalemme –

“Vidit suum dulcem Natum Moriéndo desolàtum, Dum emisit spiritum.” 

V. Adoràmus te, Christe, et benedicimus tibi.

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

Questa ottava Stazione rappresenta il luogo ove Gesù incontrò e consolò le donne di Gerusalemme, afflitte e addolorate. Considera che tu hai un doppio motivo di piangere: per Gesù che patisce tanto per te, e per te stesso che non sei capace di godere se non l’offendi. Alla vista di tante pene, ancora fai il duro e non vuoi spargere lacrime di compassione. Almeno nel vedere Gesù, manifesta una così grande pietà a quelle povere donne, fatti coraggio, e tutto addolorato e compunto digli:

« Amabilissimo mio Salvatore, perché questo mio cuore non si scioglie tutto in lacrime di vero pentimento? Caro Gesù mio, ti chiedo lacrime, lacrime di dolore, lacrime di compassione. Con le lacrime agli occhi, e con il dolore nel cuore, vorrei meritare quella pietà che hai dimostrato alle povere donne. Concedimi quest’ultima consolazione: che guardato te con occhi pietosi in vita, possa sicuramente vedere te nell’ora della mia morte.

Pater noster, Ave Maria, Gloria …

V. Miserere nostri, Dòmine,

R. Miserere nostri.

Santa Madre, deh voi fate, che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore!

Figlio, non più su queste

Piaghe che porto impresse,

ma sui figli e su voi stesse

v’invito a lacrimare. –

– Tenete il vostro pianto,

o sconsolate donne,

per quando l’empia Sion

vedrete rovinare.

NONA STAZIONE

– Gesù cade la terza volta –

“Eja, Mater, fons amóris, Me sentire vim dolóris, Fac ut tecum lùgeam.”

V. Adoràmus te, Christe, et benedicimus tibi.

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

Questa nona Stazione rappresenta il luogo, ai piedi del monte Calvario, dove il buon Gesù cadde la terza volta. – Quanto fu penosa questa caduta del buon Gesù! Guarda con che rabbia quell’Agnello mansueto viene trascinato da lupi rabbiosi; guarda come lo percuotono, lo calpestano, fino a farlo macerare tutto nel fango! Maledetto peccato, che maltratta il Figlio di un Dio! Merita le tue lacrime un Dio oppresso, un Dio calpestato. Spezza il tuo cuore, e piangendo digli così:

« Onnipotente mio Dio, che con un sol dito sostieni il cielo e la terra, chi mai ti ha fatto così brutalmente cadere? Sono state le mie prolungate, ripetute iniquità. Io ti ho accresciuto tormenti a tormenti, con accumulare peccati a peccati. Ma eccomi compunto ai tuoi piedi, risoluto a farla finita. E con le lacrime e sospiri ripeto cento e mille volte: «Mai più peccare, mio Dio, mai più, mai più ».

Pater noster, Ave Maria, Gloria …

V. Miserere nostri, Dòmine,

R. Miserere nostri.

Santa Madre, deh voi fate, che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore!

L’ispido Monte guarda

il Redentor piangente,

e sa che inutilmente

per molti deve salire. –

– Quest’orribile pensiero

così forte il cuor gli tocca

che languido trabocca,

e si sente di morire.

DECIMA STAZIONE

– Gesù è spogliato delle vesti –

“Fac, ut àrdeat cor meum, in amando Christum Deum, ut sibi complàceam.”

V. Adoràmus te, Christe, et benedicimus tibi.

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

Questa decima Stazione rappresenta il luogo dove Gesù fu denudato e gli diedero da bere del fiele. Considera, anima mia, il tuo Gesù tutto lacero e ferito, mentre gli danno da bere del disgustoso e amaro fiele. Ecco come paga Gesù con la sua nudità, la tua immodestia e la tua vanità esteriore; con la sua amarezza la tua voglia di godere. Non ti muovi a pietà? Gettati ai piedi del tuo Gesù denudato, e digli così:

« Afflitto mio Gesù, che orribile contrapposto è questo? Tu sei tutto sangue, tutto piaghe, tutto amarezze; ed io tutto diletti, tutto vanità, tutto dolcezze! No, che non sto camminando bene, no! Ti prego, fammi cambiar strada, fammi cambiar vita, in modo che d’ora in poi non possa gustare altro che la santissima tua Passione, ed arrivare a godere con te le delizie del santo Paradiso. »

Pater noster, Ave Maria, Gloria …

V. Miserere nostri, Dòmine,

R. Miserere nostri.

Santa Madre, deh voi fate, che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore!

Mai l’arca del Signore

Del velo si vide senza,

ed ora nuda la Potenza

si vede e senza velo? –

– Se dell’Uomo le membra

or ricoprire non sanno,

dimmi, mio Dio che fanno

tutti gli Angeli nel Cielo?

UNDICESIMA STAZIONE

– Gesù è inchiodato sulla Croce –

“Sancta Mater, istud agas, Crucifixi fige plagas, cordi meo vàlide.”

V. Adoràmus te, Christe, et benedicimus tibi.

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

Questa undicesima Stazione rappresenta il luogo dove Gesù fu disteso ed inchiodato sulla Croce, alla presenza di sua Madre. Considera il sovrumano dolore che soffrì il buon Gesù nel sentirsi trapassare e rompere dai chiodi le vene, le ossa, i nervi e la carne tutta. Come mai non ti senti struggere di tenerezza alla vista di tante pene, che sono il riflesso delle tue ingratitudini? Almeno sfoga il dolore col pianto, così:

« Clementissimo Gesù mio Crocifisso per me, batti e ribatti questo mio duro cuore col tuo santo amore e timore. – Poiché i miei peccati furono i chiodi che crudelmente ti trafissero, fa’ sì che il mio dolore sia come un carnefice che trafigge e inchioda le mie passioni non regolate. Così, per mia buona sorte, vivendo e morendo crocifisso con te in terra, potrò venire a regnare glorioso con te. »

Pater noster, Ave Maria, Gloria …

V. Miserere nostri, Dòmine,

R. Miserere nostri.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore!

Vedo sul duro tronco

disteso il mio diletto,

e il primo colpo aspetto

dell’empia crudeltà. –

– Quelle divine mani

che per il bene son fatte

ora il martello le batte

senz’ombra di pietà.

DODICESIMA STAZIONE

– Gesù muore in Croce –

“Tui Nati vulnerati, Tam dignàti prò me pati, Pœnas mecum divide.”

V. Adoràmus te, Christe, et benedicimus tibi.

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

Questa dodicesima Stazione rappresenta il luogo più adorabile del mondo intero, dove fu piantata la croce, con sopra Gesù crocifisso. – Alza gli occhi, e guarda l’amatissimo Gesù che pende da tre chiodi, guarda il suo Volto divino moribondo, osserva come prega per chi l’offende, dona il Paradiso a chi lo chiede, affida la Madre a Giovanni, raccomanda al Padre la sua anima, e poi muore chinando la testa. Dunque, è morto il Figlio di Dio. È morto in Croce per me? E tu che fai? Vedi di non partire di qua se non pentito e compunto; e abbracciato alla Croce di Gesù digli così:

« Mio amato Redentore, io lo so, e lo confesso, che i miei peccati sono stati i carnefici più spietati, e che ti hanno tolta la vita. Non merito il perdono, perché sono io quel traditore che ti ha crocifisso. Ma l’anima mia si consola nell’ascoltarti pregare per i tuoi carnefici. Eccomi se così è, eccomi pronto a perdonare chiunque mi offenda; sì, mio Dio, per amore tuo perdono tutti, abbraccio tutti, desidero il bene di tutti. Anch’io spero sentirmi dire da te: “Oggi sarai con me in Paradiso!”. Amen. »

Pater noster, Ave Maria, Gloria …

V. Miserere nostri, Dòmine,

R. Miserere nostri.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore!

Veder l’orrenda morte

Del suo Signor non vuole,

così si copre il sole

e mostra il suo dolore. –

– Trema commosso il mondo,

il sacro velo si spezza

piangono con tenerezza

i duri sassi ancora.

TREDICESIMA STAZIONE

– Gesù deposto dalla Croce –

“Fac me tecum pie flere, Crucifixo condolére, donec ego vixero.”

V. Adoràmus te, Christe, et benedicimus tibi.

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

Questa tredicesima Stazione rappresenta il luogo dove Gesù fu deposto dalla Croce in grembo a sua Madre. Considera quale spada di dolore trapassò il cuore della sconsolata Signora quando ricevette fra le braccia suo Figlio morto. Alla vista di tante ferite si rinnovarono in lei tutti gli spasimi del suo tenero cuore. Ma la spada più acuta che la trafisse è stato il peccato; il peccato ha tolto la vita al suo caro Figlio. Piangi dunque il maledetto peccato, e mescolando le lacrime con quelle di una Madre addolorata, dille:

« O Regina dei martiri, fammi capace di capire e compatire insieme le tue pene, ed averle sempre presenti nel mio cuore. Fa’, o gran Signora, che giorno e notte pianga tante mie enormi colpe che ti procurarono tanta sofferenza. Piangendo, amando e sperando, voglio morire con te, per vivere eternamente con te.

Pater noster, Ave Maria, Gloria …

V. Miserere nostri, Dòmine,

R. Miserere nostri.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore!

Tolto di Croce il Figlio

le materne braccia stende

l’afflitta Madre e prende

nel grembo il morto bene. –

– Versa con gli occhi il cuore

in lacrime disciolto,

bacia quel freddo volto

e se lo stringe al seno.

QUATTORDICESIMA STAZIONE

– Gesù è posto nel Sepolcro –

“Quando corpus moriétur, Fac, ut ànimæ donétur, Paradisi glòria. Amen.”

V. Adoràmus te, Christe, et benedicimus tibi.

R. Quia per sanctam Crucem tuam redemisti mundum.

In questa ultima Stazione si rappresenta il Sepolcro, dove fu posto il corpo morto del santo Redentore. – Considera quali furono i pianti di Giovanni, della Maddalena, delle Marie e di tutti i seguaci di Cristo quando lo chiusero in quel Sepolcro. Considera la desolazione del cuore addolorato di Maria nel vedersi privata del suo amato Figlio. Alla vista di tante lacrime dovresti finalmente trovare la spinta per vergognarti di aver manifestato così poco sentimento di pietà, durante questo santo viaggio. Muoviti e bacia la pietra che ricopre la tomba, fa’ uno sforzo grande per lasciar là il tuo cuore, e prega il tuo defunto Signore: « Pietosissimo Gesù mio, che per solo mio amore hai voluto compiere un viaggio tanto doloroso, ti adoro defunto e rinchiuso nel santo Sepolcro. Ma ti vorrei anche rinchiuso nel mio povero cuore, unito a te, per risorgere ad una nuova vita. Con viva fede, con ferma speranza, con amore ardente, potrò morire con te, morire per te,  per  vivere con te per tutti i secoli dei secoli. Amen. »

Pater noster, Ave Maria, Gloria …

V. Miserere nostri, Dòmine,

R. Miserere nostri.

Santa Madre, deh voi fate che le piaghe del Signore, siano impresse nel mio cuore!

Tomba che chiudi dentro

Il mio Signor già morto,

finché non sarà risorto

non partirò da te. –

– Alla spietata morte

allora dirò con gioia:

dov’e la tua vittoria

il tuo potere dov’è?

V. Salva nos Christe Salvator.

R. Qui salvasti Petrum in Mari, mìserére nobis.

Oremus

Deus, qui nos inclita Passione Filii tui per viam Crucis ad œtérnam Gloria pervenire docuisti: concede propitius; ut, quem piis ad Calvàriœ locum sociàmus afféctibus, in suis étiam triùmphis perpetim subsequàmur. Qui tecum vivit et regnat in sæcula sæculórum. Amen.

V. Divinum auxilium maneat sempre vobiscum.

R. Amen.