Rinnovazione delle Promesse fatte al Battesimo

Rinnovazione delle Promesse fatte al Battesimo

[Da: la via del paradiso, 3^ed. Siena 1823]

Da recitarsi nel giorno anniversario della nostra nascita e nelle maggiori Solennità, particolarmente il dì dell’Epifania del Signore, col simbolo degli Apostoli e con gli Atti Cristiani.

battesimo_

 

Ecco o mio DIO, il Figliuol prodigo, il quale, dopo aver fatto nel Sacro Battesimo una professione solenne di rinunziare al demonio, alle sue pompe, alle sue opere, di non vivere più secondo le inclinazioni dell’uomo antico, e di seguire inviolabilmente le massime di Gesù-Cristo per grazia, e fatto tempio vivo del Santo Spirito, ha dissipato questi beni preziosi, ed ha perduto queste gloriose distinzioni per le sue colpe.

Ah! Mio Padre e mio DIO, ho peccato contro di Voi, ho offeso Voi, violando i miei voti con uno spergiuro orribile, e la mia professione cristiana con una vergognosa apostasia. No, non sono più degno d’esser chiamato vostro figliuolo. Ma pure eccomi alla vostra presenza per chiederVi perdono, e per darVi soddisfazioni per tutti i peccati commessi dopo il Battesimo, e perché voglio in avvenire vivere unicamente per Voi: approvo e ratifico tutte le promesse che furono fatte in mio nome nell’atto del mio Battesimo. Rinunzio nuovamente al demonio, vale a dire alle leggi e alle massime corrotte del mondo, di cui egli è il principe. Rinunzio alle sue pompe, cioè al falso splendore degli onori, ed alle lusinghe de’ piaceri. Rinunzio ugualmente alle sue opere, che sono i vizi ed i peccati, e rinunzio generalmente a tutte le inclinazioni del primo uomo.

Protesto e prometto solennemente, quando a Voi piacerà prolungare i miei giorni, di vivere sempre nella pratica ed osservanza delle Sante Regole Evangeliche, e di operare secondo gli esempi e nello spirito di Gesù-Cristo, che è spirito di umiltà, che fugge gli onori, spirito di povertà, che distacca il cuore dall’effetto delle ricchezze; spirito di penitenza, che tiene la carne soggetta colla mortificazione dei sensi.

Mi rammenterò nel breve tempo che ancora mi resta da vivere, che il Sacerdote, nelle sacre cerimonie del mio Battesimo, tre volte soffiò verso di me per discacciarne il demonio, e che il Santo Spirito, il quale è rappresentato da questo soffio, vi subentrò per essere l’anima di tutte le mie azioni, e per farmi vivere della vita di Gesù Cristo.

Mi rammenterò che io sono stato immerso e come sepolto nel sacro Fonte e nelle acque battesimali, per farmi conoscere ch’io debbo essere morto a tutte le inclinazioni del peccato, e ch’io fui sepolto con Gesù Cristo in questo Sacramento, per resuscitare con Lui alla nuova vita della grazia.

Mi rammenterò che quella unzione del Sacro Crisma, la quale mi fu fatta sulla fronte, significa che, essendo io divenuto mediante il Battesimo, membro di un corpo di cui Gesù Cristo è il Capo, spero aver parte all’unzione della sua grazia ed ai lumi del suo Spirito.

Mi rammenterò che mi fu imposta quella sacra fascia che suol darsi in vece della candida veste, la quale davasi nei primi tempi ai novelli battezzati, per far loro comprendere che avevano contratto l’obbligazione di menare una vita senza macchia, come convienesi a quei che hanno l’onore d’essere i pretendenti alla vita eterna, “candidati aeternitatis”.

Finalmente non dimenticherò giammai che mi fu posta in mano una candela accesa per indicare le tre virtù principali, cioè la Fede, la Speranza e la Carità, le quali debbono in me risplendere colle buone opere ed i santi esempi.

Mio DIO, la grazia del mio Battesimo è l’opera vostra. “Domine, opus tuum in medio annorum vivifica illud”. Rinnovatela in me, Ve ne supplico, perché Vi è facile il farlo in ogni età. Riparatene le rovine cagionate da’ miei peccati colla vostra misericordia, e conservatemi a Voi più fedele in avvenire, e perseverante nelle obbligazioni e nei voti contratti al mio Battesimo per i meriti di Gesù Cristo Signore Nostro. Così sia.

Preghiera per l’acquisto delle SANTE INDULGENZE

 

INDULGENZE

indulgenze

I S T R U Z I O N I

per l’ acquisto delle Sante Indulgenze.

[da: “La via del Paradiso”, Siena, 1823 –imprimatur.]

Le Indulgenze suppliscono alla debolezza de’ Penitenti, rimettendo loro per l’applicazione dei meriti di Gesù Cristo, e per la intercessione di Maria SS., e dei Santi ciò che manca alla loro penitenza, e perciò assolvono da quella pena, che tratteneva la misericordia di Dio, finché non si fosse pienamente soddisfatto alla sua Giustizia.

Le disposizioni necessarie a lucrare le Indulgenze sono:

1. Una intenzione retta, e pura, cioè: non il desiderio di esimersi dalla penitenza proporzionata ai peccati, ma la brama viva, che i meriti di Gesù Cristo, e la intercessione di Maria SS., e dei Santi suppliscano alla nostra debolezza, e che, avendo per mezzo della Confessione ottenuto il perdono delle colpe, nulla siavi che impedisca il pieno, e più sollecito e più sollecito godimento di DIO.

  1. Si deve essere affatto esente dal peccato, e da qualunque attacco al medesimo, e averne interamente abbandonate le occasioni; altrimenti, qual perdono e quale indulgenza potrebbe aspettarsi da Dio, chi fosse tuttavia disposto a nuovamente offenderLo?
  2.  Bisogna avere una ferma risoluzione di soddisfare a Dio con gli esercizi di penitenza, perché senza questa disposizione la intera penitenza, cioè la Contrizione e la conversione del cuore non possono essere né vere, né sincere.
  3.  Pregare finalmente, come ha ordinato il Sommo Pontefice (quello vero! –n.d.r.) nell’accordare le Indulgenze. E siccome per ordinario suole ingiungere l’obbligo di pregare Dio per l’esaltazione di S. Chiesa, per la estirpazione delle Eresie, e per la pace fra i Principi Cristiani a chi , confessato e comunicato, abbia le suddette necessarie disposizioni, così vi si propongono le seguenti Preghiere, con le quali, devotamente recitate nella Chiesa, o all’ Altare , ov’è l’ Indulgenza, soddisferete alle opere ingiunte da Sua Santità. – Avvertite, che l’Indulgenza plenaria medesima non si può lucrare che una sola volta al giorno.

Così la Sacra Congregazione de’ Riti nel 1717, eccettuata l’Indulgenza del Perdono, che dai primi Vespri del primo Agosto fini ai secondi del seguente giorno si può acquistare due volte in tutte le Chiese dell’Ordine dell’ Ordine di S. Francesco, visitandole replicatamente, e recitando di nuovo le Preci solite, di modo ché una volta si può lucrare per i Vivi , l’altra pe’ Defunti, come nella Dichiarazione della Sacra Congregazione del Concilio nel 1723: Le Indulgenze, che diconsi applicabili anche ai Defunti, non può il Fedele acquistarle per se stesso e per i Defunti, ma o per sé solamente, o per i Defunti. Se nella Città, o nel Paese vi siano in due chiese due diverse indulgenze plenarie applicabili ai vivi e ai morti, se ne potrà applicare una ai defunti, e l’altra a sé medesimo, visitando ambedue le Chiese nel modo prescritto . – Se nella Concessione delle Indulgenze parziali vi sarà, il “Quoties id egerint, toties Indulgentiam, consequantur”, si potranno acquistare tante volte, quante si replicherà l’opera ingiunta, v. gr. alla recita della Giaculatoria: “Sia benedetta la Santa purissima Concezione Immacolata della Vergine Maria” , vi è annessa l’Indulgenza di anni cento ogni volta. Salutando altrui con dire: “lodato Gesù Cristo”, o rispondendo al saluto: “Così sia”, si lucrano ogni volta 25 giorni d’Indulgenza, e così di molte altre. Siate dunque santamente avidi di arricchirvi di questo tesoro spirituale, che supplisce per i meriti di Gesù Cristo alla debolezza della nostra penitenza, con la quale dobbiamo soddisfare alla Giustizia Divina, o in questa vita, o nel Purgatorio. Ma ohimè! quanti ai nostri giorni o nulla sanno d’Indulgenze, o le disprezzano stoltamente, o vilmente le trascurano! Non siate voi nel numero di costoro.

P R E G H I E R A

Per l’acquisto delle Sante Indulgenze.

In Nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.

– O Padre Celeste pieno di Carità, eccomi ai vostri piedi ad implorare le vostre misericordie. Io spero di avere ottenuto, in virtù del Sacramento della Penitenza la condonazione delle pene eterne dell’Inferno; ma ohimè! Quanto giustamente io temo, che la debolezza della mia contrizione, e tanti miei difetti non mi rendano tuttavia debitore alla vostra ineffabile Giustizia di molte pene temporali in questa, o nell’altra vita. Ah! Signore, allontanate lo sguardo dai miei demeriti, e mirate i meriti infiniti di Gesù Cristo Figlio vostro diletto, che la Santa Chiesa, Madre pietosa, e indulgente oggi qui distribuisce ai Fedeli. Accettate dunque, o mio Dio, la Vita, la Passione, il Sangue e la Morte del mio Redentore: e con la pienezza della vostra Divina Clemenza assolvetemi da tutte le pene, delle quali son debitore alla vostra divina Giustizia, rendendomi partecipe del tesoro inestimabile della Chiesa, avvalorato da una viva Fede, da una ferma Speranza, e da una Carità ardente per l’amabile mio Crocifisso Gesù, sorgente inesausta di ogni bontà, e di ogni misericordia. Dio di Amore, Dio di maestà ascoltate benigno la voce delle mie miserie; esaudite le mie suppliche, e regnate nell’anima mia con la vostra grazia, acciò regni in eterno con Voi nella vostra gloria. Fatevi conoscere ancora, adorare, e obbedire da tutti i Popoli vostri servi, e figliuoli, come Vi conoscono, Vi adorano, e Vi obbediscono gli Angeli vostri Ministri. Provvedete al necessario nostro mantenimento, perché niente ci distolga dal servirVi, ed amarVi; perdonateci le nostre colpe; sosteneteci col vostro braccio potente contro le insidie, e le tentazioni dei nostri nemici visibili, e invisibili; liberateci insomma per vostra carità da tutti i mali temporali, ed eterni. Tutto ciò Vi domando per le viscere della vostra paterna misericordia, per i meriti di Maria SS., degli Angeli, e de’ Santi tutti del Pradiso, e principalmente per le Sacratissime Piaghe di Gesù Cristo, che riverente adoro con tutto il mio spirito, dicendo:

Adoro, Gesù mio, la Piaga Santissima del vostro piede sinistro, e per quel sangue, che dalla medesima versaste, caldamente vi raccomando la concordia e la pace fra i Principi Cristiani, l’estirpazione dell’Eresie, e della incredulità, il trionfo della S. Cattolica Fede, e la più gloriosa esaltazione della Santa Romana Chiesa. Pater, Ave, Gloria.

Adoro, Gesù mio, la Piaga Santissima del vostro piede destro, e per quel Sangue, che dalla medesima versaste, caldamente Vi raccomando il Sommo Pontefice (Gregorio XVIII–n.d.r. -), i nostri Sovrani, e tutti i Principi ecclesiastici (in esilio – ndr. -), e Secolari, perché possano propagare la vostra Santa Religione, e felicemente e santamente governare i Popoli sottoposti. Vi raccomando ancora tutti gli Ordini Ecclesiastici, perché siano quali Voi li volete, istrumenti abili al nostro ammaestramento e a glorificare il vostro Santissimo Nome. Pater, Ave, Gloria.

Adoro, Gesù mio, la Piaga Santissima della vostra mano sinistra e per quel Sangue che dalla medesima versaste, caldamente Vi raccomando la mia Famiglia, il Padre mio Spirituale, i Parenti, i Benefattori, i Poverelli, gli Amici, i Nemici, gli Afflitti, gl’Infermi, e gli Agonizzanti, perché versiate sopra di loro l’abbondanza delle vostre temporali, e spirituali benedizioni. Pater, Ave, Gloria.

Adoro, Gesù mio, la Piaga Santissima della vostra mano destra, e per quel Sangue, che dalla medesima versaste, caldamente Vi raccomando le Anime Sante del Purgatorio, e in particolare quelle dei miei Parenti, Amici, e Benefattori; quelle, che furono più devote dell’acerbissima vostra Passione, e dei Dolori della Beatissima Vergine Maria; quelle, per le quali ho maggior obbligo di pregarVi, e quelle che sono le più abbandonate, e più bisognevoli di particolari suffragi. Dio mio, una sola goccia del vostro preziosissimo Sangue è bastevole alla soddisfazione dei peccati di mille mondi; versatela dunque pietoso sopra quelle vostre care Spose, perché lavate così da ogni reliquia delle antiche loro colpe, volino a benedirVi, e ringraziarVi in eterno. Pater, Ave, Gloria.

Adoro, Gesù mio, la Piaga Santissima del vostro Costato, e per quel Sangue, e quell’Acqua, che dalla medesima versaste, caldamente Vi raccomando tutto me stesso. In questa Piaga amorosa sarà la mia perpetua abitazione; in questa voglio vivere, e voglio morire, perché in questo dolce asilo di misericordia Voi giudichiate l’Anima mia, sperando fermamente, che non vorrete strapparla dal vostro Cuore paterno per gettarla ad ardere nelle fiamme fra i nemici del vostro Santissimo Nome”. Pater, Ave, Gloria .

V.: Domine, exaudi Orationem meam;

R.: et clamor meus ad te veniat.

Oremus.

Domine Jesu Christe, per quinque illa Vulnera tua, quae tibi in Cruce nostri amor inflixit, tuis famulis subveni, quos pretioso Sanguine redemisti. Qui vivis, et regnas in saecula saeculorum. Amen.

Adoro, Gesù mio, il vostro Capo santissimo con inaudita crudeltà coronato di Spine, e per quel Sangue, che da tante ferite versaste, esaudite, Vi supplico, le pie intenzioni de’ Sommi Pontefici, che hanno accordata, e confermata questa santa Indulgenza a gloria vostra, e per salute spirituale di tutti i fedeli. Così sia.  Pater, Ave, Gloria .

Oremus.

Ecclesie tuae, quaesumus, Domine, preces placatus admitte, ut destructis adversitatibus, et erroribus universis, secura tibi serviat libertate.

Deus omnium Fidelium Pastor et Rector, Famulum tuum Gregorium, quem Pastorem Ecclesie tuae praeesse voluisti, propitius respice; da Ei, quaesumus, verbo et exemplo, quibus praest proficere, ut ad vitam una cum grege sibi credito perveniat sempiternam. Per Christum Dominum nostrum. Amen.

Santo N., o Santa N., di cui si fa oggi gloriosa commemorazione aiutatemi con le vostre efficaci orazioni, e impetratemi la grazia di fare acquisto della S. Indulgenza, per la povera anima mia, (o per le Anime del Purgatorio), e di vivere santamente, e più santamente morire. Amen.

Pater, Ave, e Gloria .

Oremus.

Quaesumus, Domine Deus noster, Sanctorum tuorum praesidia nos adjuvent, quia non desinis propitius intueri, quos talibus auxiliis concesseris adjuvari. Per Christum Dominum nostrum. Amen.

Misereatur nostri, Omnipotens Deus, et dimissis peccatis nostri perducat nos ad vitarm aeternam. Amen.

Indulgentiam, absolutionem et remissionem peccatorum nostrorum tribuat nobis Omnipotens, et misericors Dominus. Amen.

Dominus nos benedicat, ab omni malo defendat, et ad vitam perducat aeternam, et Fidelium animae per misericordiam Dei requiescant in pace. Amen.

   In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.

Dopo la preghiera al Santo di cui si celebra la Festività, se prendete l’Indulgenza per l’anima vostra, potrete, quando il tempo ve lo permetta, recitare l’Uffizio della Beatissima Vergine, o le sue Litanie, o i Salmi Penitenziali, ovvero le sole Litanie dei Santi o i Salmi Graduali, o l’Uffizio piccolo della S. Croce, o dello Spirito Santo, o del SS. Sacramento, o della Concezione Immacolata di Maria SS., o almeno gli Atti Cristiani o qualunque altra Orazione di vostro piacimento.

Se acquistate l’Indulgenze per le Anime del Purgatorio, aggiungerete l’Uffizio de’ Morti, o il solo Vespro, o i Salmi “Misere mei Deus”, e “De profundis”, o la Sequenza “Dies irae, dies illa”, o le Sacre Offerte, e gli atti Cristiani, e cosi potrete lusingarvi di ottenere dalla misericordia del Signore tanto maggior frutto, quanto maggiori saranno le vostre disposizioni; poiché, dicono i Padri, che nessuno può esser certo di acquistare le Indulgenze plenarie nella loro totalità e interezza.

Applicate spesso le Indulgenze alle Anime del Purgatorio, se bramate per voi la stessa carità; poiché i Padri medesimi osservano che i Giusti, i quali si purificano in quelle fiamme, possono essere esclusi dalla Giustizia di Dio da qualche specie di suffragio in pena di qualche loro incuria e mancanza.

Preghiera per i giorni delle QUATTRO TEMPORA

Da: “Via del paradiso”, Siena 1823 – imprimatur –

“O Dio sapientissimo, Dio santissimo, che ci avete insegnato per bocca del vostro santo Angelo Raffaele, che l’orazione accompagnata dal digiuno, e dalla limosina è un sacrificio grato alla vostra divina Maestà, e ci avete dichiarato di vostra propria bocca esservi una specie di demoni che non si vince se non coll’orazione e col digiuno, siate benedetto d’aver’ispirato alla vostra Chiesa di consacrare al digiuno ed all’orazione tre giorni in ogni stagione dell’anno.

Degnatevi, Vi prego, di accettare a gloria vostra, l’esaltazione della santa Chiesa e a santificazione delle anime nostre, il sacrificio del nostro spirito per mezzo dell’orazione e del nostro corpo per mezzo del digiuno, che Vi offriamo in queste Tempora. Accettateli, Vi supplico, in ringraziamento di tanti benefici che abbiamo da Voi ricevuti, e de’ quali ci riconosciamo indegni. Accettateli in penitenza delle colpe passate, delle quali Vi chiediamo umilmente perdono. Con questo santo digiuno, che indebolisce la carne, indebolite gli sforzi del demonio contro di noi, e fortificateci nel vostro santo servizio; elevateci ed uniteci inseparabilmente a Voi per mezzo dell’orazione, moltiplicando sopra di noi le vostre grazie, e benedizioni.

E poiché appartiene principalmente ai vostri Ministri di ottenerci queste grazie e benedizioni in questi tempi che la santa Chiesa ha destinato all’Ordinazione dei Sacerdoti, dateci per vostra bontà uomini secondo il vostro cuore, che si applichino unicamente a conoscere ed adempire le vostre sante volontà. Ispirate ai Pastori di eleggere all’augusto e santo Sacerdozio persone piene di scienza, di virtù e di zelo, che possono elevare al Cielo le mani pure ed offrirVi degnamente il Sacrificio pel vostro popolo. Imprimete nel loro spirito le vostre sante Verità, animate il loro cuore coll’amor della vostra santa legge, riempiteli di zelo per le anime, acciò essendo essi lucerne ardenti e luminose avanti a Voi e avanti agli uomini, possano con l’esempio servire di guida ai fedeli per condurli sicuramente al Cielo. Così sia.

raphael-sara-tobia1

QUATTRO TEMPORA

(Dom Guéranger: “l’anno liturgico”)

   La Chiesa pratica in questo giorno (mercoledì dopo Pentecoste – n.d.r. -) il digiuno chiamato delle Quattro Tempora, il quale si estende anche al Venerdì e al Sabato seguenti. Questa osservanza non appartiene punto all’economia dell’Avvento; essendo una delle istituzioni generali dell’Anno Ecclesiastico. Si può annoverare nei numero delle usanze che la Chiesa ha derivate dalla Sinagoga; poiché il profeta Zaccaria parla di digiuno del quarto, del quinto, del settimo e del decimo mese. L’introduzione di tale pratica nella Chiesa cristiana sembra risalire ai tempi apostolici; questa è almeno l’opinione di san Leone, di sant’Isidoro di Siviglia, di Rabano Mauro e di parecchi altri scrittori del l’antichità cristiana: tuttavia, è da notare che gli Orientali non osservano tale digiuno.

Fin dai primi secoli, le Quattro Tempora sono state fissate, nella Chiesa Romana, alle epoche in cui si osservano ancora attualmente; e se si trovano parecchie testimonianze dei tempi antichi nelle quali si parla di Tre Tempora e non di Quattro, è perché le Tempora di primavera, cadendo sempre nel corso della prima Settimana di Quaresima, non aggiungono nulla alle osservanze della Quarantena già consacrata a un’astinenza e a un digiuno più rigorosi di quelli che si praticano in qualsiasi altro tempo dell’Anno.

Le intenzioni del digiuno delle Quattro Tempora sono nella Chiesa le stesse che nella Sinagoga: consacrare cioè, mediante la penitenza, ciascuna delle stagioni dell’anno. (…) Esso [il digiuno] è la fonte di pensieri casti, di risoluzioni sapienti, di consigli salutari. Mediante la mortificazione volontaria, la carne muore ai desideri della concupiscenza, lo spirito si rinnova nella virtù. Ma poiché il digiuno non ci basta per acquistare la salvezza delle nostre anime, suppliamo al resto con opere di misericordia verso i poveri. Facciamo servire alla virtù quello che togliamo al piacere; e l’astinenza di colui che digiuna divenga il nutrimento dell’indigente ».

Prendiamo la nostra parte di questi avvertimenti, noi che siamo i figli della santa Chiesa; e poiché viviamo in un’epoca in cui il digiuno dell’Avvento [e della Pentecoste –ndr.-] non esiste più, impegniamoci con tanto più fervore a soddisfare il precetto delle Tempora, in quanto questi tre giorni (…), nei quali la disciplina della Chiesa ci impone in modo preciso, in questa stagione, l’obbligo del digiuno. Rianimiamo in noi, con l’aiuto di queste lievi osservanze, lo zelo dei secoli antichi, ricordandoci sempre che se per la venuta di Gesù Cristo nelle nostre anime é soprattutto necessaria la preparazione interiore, tale preparazione non potrà essere vera in noi, senza manifestarsi all’esterno attraverso le pratiche della religione e della penitenza.

Il digiuno delle Quattro Tempora ha ancora un altro fine oltre quello di consacrare, con un atto di pietà, le diverse stagioni dell’Anno; esso ha un legame intimo con l’Ordinazione dei Ministri della Chiesa, che riceveranno la consacrazione il sabato, e la cui proclamazione aveva luogo un tempo davanti al popolo nella Messa del Mercoledì (…) I fedeli debbono unirsi alle intenzioni della Chiesa, e presentare a Dio l’offerta dei loro digiuni e delle loro astinenze, con lo scopo di ottenere degni Ministri della Parola e dei Sacramenti, e veri Pastori del popolo cristiano.

Nel giorno dell’Ascensione

Ascensione

Preghiera nel giorno dell’ascensione

O Gesù, nostro Creatore e fratello nostro, noi ti abbiamo seguito fin dalla tua nascita con gli occhi e con il cuore; nella Liturgia abbiamo celebrato ciascuno dei tuoi passi da « gigante » (Sal.18, 6) con speciali solennità; ma osservando la tua continua elevazione, nell’opera redentrice, dovevamo prevedere il momento nel quale saresti andato a prendere possesso del solo posto che ti conviene, del trono sublime dove starai eternamente assiso alla destra del Padre. Lo splendore che ti circondava dopo la resurrezione, non era di questo mondo; e tu non puoi più restare con noi. In questi quaranta giorni, ti sei trattenuto con noi soltanto per consolidare la tua opera; e domani, la terra, che ti possedeva da trentatré anni, sarà priva di te. Noi ci rallegriamo del trionfo che ti aspetta insieme con Maria tua Madre, ai discepoli che ti sono sottomessi alla Maddalena ed alle sue compagne; ma alla vigilia di perderti permetti anche ai nostri cuori di provare un sentimento di tristezza poiché tu eri l’Emmanuele, il « Dio con noi », e d’ora in avanti sarai l’astro divino che aleggerà su noi e non potremo più né vederti né toccarti con le nostre mani, o Verbo di Vita! (I Gv. i, i). Tuttavia diciamo ugualmente: a te sia gloria e amore! poiché ci hai trattati con una misericordia infinita. Tu non ci dovevi niente, noi eravamo indegni di attirare i tuoi sguardi, e sei sceso su questa terra macchiata dal peccato, hai abitato tra noi, hai pagato il nostro riscatto con il sangue, ristabilendo la pace tra Dio e gli uomini. Sì, adesso é giusto che tu ritorni a colui che ti ha mandato (Gv. 16, 5). Noi sentiamo la voce della Chiesa che accetta il tuo esilio, e che non pensa che alla tua gloria: « Fuggi diletto mio, ed imita la gazzella o il cerbiatto sul monte degli aromi » (Cant. 8, 14). Potremmo noi, peccatori come siamo, non imitare la rassegnazione di colei che é, allo stesso tempo, tua Sposa e nostra Madre?

L’evangelizzazione del mondo.

Gueranger

   Prendendo poi quel tono di autorità che conviene a Lui solo, disse loro: «Andate per tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crede e sarà battezzato si salverà; chi non crede sarà condannato» (Mc. 16, 15-16). Come compiranno essi questa missione di predicare il Vangelo nel mondo intero? Con quali mezzi riusciranno ad accreditare la loro parola? Gesù lo indica: « Or questi sono i miracoli che accompagneranno i credenti: nel nome mio scacceranno demoni; parleranno lingue nuove; prenderanno in mano serpenti, e se berranno qualche veleno mortifero non ne avranno danno; imporranno le mani agli ammalati e guariranno » (Ibid. 16, 17-18). Egli vuole che il miracolo sia il fondamento della sua Chiesa, come l’aveva scelto quale argomento della sua missione divina. La sospensione della legge della natura annunzia agli uomini che l’ autore di questa stessa natura sta per pronunciarsi: ad essi, allora, il dovere di ascoltare e credere umilmente.

Ecco dunque questi uomini sconosciuti dal mondo, sprovvisti di ogni mezzo umano, eccoli investiti della missione di conquistar la terra e di farvi regnare Gesù Cristo. Il mondo ignora anche la loro esistenza; assiso sul trono, Tiberio, che vive nel terrore delle congiure, non suppone affatto tale spedizione di nuovo genere che si sta iniziando, dalla quale l’impero romano sarà conquistato. A questi guerrieri, occorre un’armatura ma di tempra divina, e Gesù annuncia che stanno per riceverla. « Voi però rimanete in città, finché siate dall’alto investiti di vigoria » (Le. 24, 49), Ma quale sarà quest’armatura? Gesù lo spiegherà, ricordando la promessa del Padre, « la promessa che avete udito dalla mia bocca. Perché Giovanni battezzò nell’acqua, ma voi sarete battezzati nello Spirito Santo di qui a non molti giorni » (Atti, 1).

[Dom P. Guéranger: “L’anno liturgico”; ed. Paoline, Alba, 1956]

Dal Breviario Romano nel giorno dell’Ascensione:

san_gregorio

Sermone di san Leone Papa

Sermone 1 sull’Ascensione del Signore

Quest’oggi, o dilettissimi, si compie il numero di quaranta giorni sacri trascorsi dopo la beata e gloriosa risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo, colla quale, nello spazio di tre giorni, la potenza divina rialzò il vero tempio di Dio che l’empietà dei Giudei aveva distrutto, numero preordinato dalla santissima disposizione della provvidenza a nostra utilità e istruzione: perché il Signore prolungando in questo spazio di tempo la sua presenza corporale quaggiù, la nostra fede nella risurrezione vi trovasse le prove e la conferma necessarie. Perché la morte di Cristo aveva turbato assai i cuori dei discepoli: e lo stordimento della diffidenza era penetrato nei loro spiriti resi pesanti dall’angoscia causata dal suo supplizio sulla croce, dal suo ultimo sospiro, dalla sepoltura del suo corpo esanime.

Perciò i beatissimi Apostoli e tutti i discepoli, ch’erano sgomenti per la morte (di Gesù) sulla croce ed avevano esitato sulla fede nella sua risurrezione, furono talmente confermati dall’evidenza della verità, che, lungi dall’essere rattristati al vedere il Signore ascendere nelle altezze dei cieli, furono al contrario ripieni di grande gioia. E certo, c’era là una grande ed ineffabile causa di gioia, allorquando in presenza di questa santa moltitudine, una natura umana s’innalzava al di sopra della dignità di tutte le creature celesti, per sorpassare gli ordini Angelici, per essere elevata più alto degli Arcangeli, e non arrestarsi nelle sue elevazioni sublimi che allorquando, ricevuta nella dimora dell’eterno Padre, ella sarebbe associata al trono e alla gloria di colui alla natura del quale si trovava già unita nel Figlio.

Poiché l’ascensione di Cristo è la nostra elevazione; e il corpo ha la speranza d’essere un giorno dove l’ha preceduto il suo glorioso capo: esultiamo dunque, dilettissimi, con degni sentimenti di gioia, e rallegriamoci con pia azione di grazie. Perché noi quest’oggi non solo siamo stati confermati possessori del paradiso, ma nella persona di Cristo abbiamo penetrato ancora nel più alto dei cieli: e per ineffabile grazia di Cristo, abbiamo ottenuto di più di quanto avevamo perduto per invidia del diavolo. Infatti quelli che il velenoso nemico aveva bandito dalla felicità della prima dimora, il Figlio di Dio se li è incorporati e li ha collocati alla destra del Padre: col quale, essendo Dio, vive e regna insieme collo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Così è.

########               #########

Omelia di san Gregorio Papa

Omelia 29 sul Vangelo

     Il ritardo che i discepoli frapposero nel credere alla risurrezione del Signore, non fu tanto loro debolezza quanto, per così dire, nostra sicurezza futura. Difatti a motivo del loro dubbio, la risurrezione fu dimostrata con molte prove: e noi quando leggiamo questi fatti, non siamo forse confermati dalla loro esitazione? La storia di Maria Maddalena, che credé subito, mi è meno utile di quella di Tommaso che dubitò per molto tempo. Perché questi, dubitando, toccò le cicatrici delle ferite (del Salvatore) e tolse così dal nostro cuore la piaga del dubbio.

Per far penetrare in noi la verità della risurrezione del Signore, dobbiamo notare quel che riferisce Luca, dicendo: «Essendo insieme a mensa comandò loro di non allontanarsi da Gerusalemme» (Act. 1,4). E poco dopo: «A vista di essi, si levò in alto, e una nube lo tolse agli occhi loro» (Act. 1,9). Notate queste parole, osservate questi misteri. Dopo essere stato a mensa con essi, si levò in alto. Mangiò, e (poi) ascese: affin di renderci manifesta coll’azione del mangiare, la realtà della sua carne. Ma Marco ricorda che il Signore prima di ascendere in cielo, rimproverò ai discepoli la durezza del loro cuore e la loro incredulità. Che è da osservare in ciò, se non che il Signore rimproverò i discepoli quando li lasciava corporalmente, affinché queste parole, dette nel separarsi da loro, rimanessero più profondamente impresse nel cuore di (quelli) che le ascoltavano?

Dopo aver ripresa la loro durezza, sentiamo ciò ch’Egli comanda: «Andate per tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Marc. 16,15). Forse che, fratelli miei, il santo Vangelo doveva predicarsi alle cose insensate, o agli animali privi di ragione, e perciò si dice ai discepoli: «Predicate ad ogni creatura»? Ma col nome di «ogni creatura» qui si indica l’uomo. L’uomo infatti ha qualche cosa di ogni creatura. Perché l’essere gli è comune colle pietre, la vita cogli alberi, la sensibilità cogli animali, l’intelligenza cogli Angeli. Se dunque l’uomo ha qualche cosa di comune con ogni creatura, si può dire, in qualche modo, che l’uomo è ogni creatura. Perciò il Vangelo è predicato ad ogni creatura, quando si predica all’uomo solo.

Rogazioni e tempo pasquale

ROGAZIONI

Spiegazione delle Rogazioni dei giorni prima del giovedì dell’Ascensione

[da “l’anno liturgico” 2° vol. di Dom P. Guéranger]

Le Rogazioni e il Tempo Pasquale.

irogazioni3

   Oggi comincia una serie di tre giorni consacrati alla penitenza. Questa coincidenza inaspettata sembra, a prima vista, una specie di anomalia nel Tempo pasquale; tuttavia, quando vi si riflette, si giunge a riconoscere che l’istituzione ha un nesso intimo con i giorni in cui siamo. È vero che il Salvatore, prima della Passione, diceva che non si può far digiunare gli amici dello sposo mentre lo sposo è con loro (Lc. 5, 34); ma queste ultime ore che precedono la sua dipartita per il cielo, non hanno forse qualcosa di melanconico? E, ieri stesso, non ci sentivamo portati naturalmente a pensare alla tristezza, rassegnata e contenuta, che opprime il cuore della divina Madre e quello dei discepoli, alla vigilia di perdere colui la cui presenza era per essi la pregustazione delle gioie celesti?

Origine delle Rogazioni.

   Dobbiamo ora render conto del come, ed in quale occasione, il Ciclo liturgico si é completato, in quest’epoca, con l’introduzione dei tre giorni, durante i quali la santa Chiesa, ancora raggiante degli splendori della Risurrezione, sembra volere improvvisamente retrocedere fino al lutto quaresimale. Lo Spirito Santo, che la dirige in qualunque cosa, ha voluto che, poco dopo la metà del quinto secolo, una semplice Chiesa delle Gallie desse principio a questo rito che si estese poi rapidamente a tutta la cattolicità, dalla quale fu ricevuto come un complemento della liturgia pasquale.

La Chiesa di Vienne, una delle più illustri e delle più antiche della Gallia meridionale, circa l’anno 470, aveva come Vescovo S. Mamerto. Calamità di ogni genere erano venute a portare la desolazione in questa provincia, di recente conquistata dai Burgondi. Terremoti, incendi, fenomeni paurosi agitavano le popolazioni, come fossero stati segni della collera divina. Il santo Vescovo che desiderava risollevare il morale del suo popolo esportarlo a Dio, la cui giustizia durante i quali i fedeli dovevano darsi ad opere di penitenza e andare in processione al canto dei salmi. Per mettere in pratica questa pia risoluzione, furono scelti i tre giorni che precedono l’Ascensione.

Senza prevederlo, il santo Vescovo di Vienna gettava così le basi di una istituzione che tutta la Chiesa avrebbe poi adottato [Bisogna tuttavia riconoscere che Mamerto non fu il creatore di questa solennità; egli non fece che precisarne lo svolgimento liturgico e fissarne la data. Effettivamente, noi vediamo che queste processioni avevano luogo anche a Milano, non durante i tre giorni che precedono l’Ascensione, ma nella settimana seguente; e in Spagna, il concilio di Girona, tenuto nel 517, ordinava processioni nel giovedì, venerdì e sabato dopo la Pentecoste. D’altronde, Sidone Apollinare, contemporaneo di Mamerto, dice che queste processioni esistevano già prima di Mamerto, ma che egli dette loro una solennità più grande (Rev. Ben., t. XXXIV, p. 17)]. Cominciarono i Galli, come era giusto. Sant’Alcino Avit, che successe quasi immediatamente a San Mamerto nella sede di Vienne, attesta che la pratica delle Rogazioni era già consolidata in quella Chiesa. San Cesario d’Arles, al principio del sesto secolo, ne parla come di un uso già esteso altrove, designando almeno con queste parole tutta quella porzione di Galli che allora si trovavano sotto il giogo dei Visigoti.

Leggendo i canoni del primo concilio di Orléans tenuto nel 511 e che raccoglieva tutte le provincie che riconoscevano l’autorità di Clodoveo, si nota chiaramente che essi affermano come l’intera Gallia non tardò ad adottarlo. I regolamenti del concilio, a proposito delle Rogazioni, danno una chiara idea dell’importanza che si annetteva a questa istituzione. Non solamente è prescritta l’astinenza dalle carni durante quei tre giorni, ma il digiuno è di precetto. Vi si ordina ugualmente di dispensare dal lavoro le persone di servizio, affinché possano prendere parte alle lunghe funzioni che si terranno in quei tre giorni (can. 27). Nel 567, il concilio di Tours sanzionava pure l’obbligo del digiuno durante le Rogazioni (can. 17); e in quanto all’obbligo dell’astensione dal lavoro durante quei tre giorni, si trova anche riconosciuto nei Capitolari di Carlo Magno e di Carlo il Calvo.

La processione delle Rogazioni.

rogazioni2

   Il rito principale nelle Chiese dei Galli durante questi tre giorni consistette, fin dall’origine, in quelle marce solenni, accompagnate da supplichevoli cantici, che furono chiamate Processioni, perché esse sfilano da un luogo all’altro. S. Cesario d’Arles ci dice che quelle che avevano luogo per le Rogazioni, duravano sei ore intere, di modo che quando il clero si sentiva troppo stanco per la lunghezza dei canti, le donne cantavano a loro volta per lasciare ai ministri della Chiesa il tempo di respirare. Questo dettaglio, che troviamo negli usi delle Chiese dei Galli in quell’epoca primitiva, può aiutarci a pesare l’indiscrezione di quelli che, nei tempi moderni, hanno insistito per l’abolizione di alcune processioni che occupavano una parte notevole della giornata, pensando che una manifestazione così lunga dovesse essere per se stessa considerata come un abuso.

La partenza della Processione delle Rogazioni era preceduta dall’imposizione delle ceneri sulla testa di quelli che vi avrebbero preso parte, ossia dell’intero popolo, perché tutti vi partecipavano. Aveva poi luogo l’aspersione dell’acqua benedetta; dopo di che, il corteo si metteva in cammino. La Processione era formata dal clero e dal popolo di parecchie Chiese secondarie che procedevano sotto la croce di una Chiesa principale, il clero della quale presiedeva la funzione. Tutti, sacerdoti e laici, camminavano a piedi nudi. Si cantavano le Litanie, i Salmi, le Antifone, e ci si recava a qualche Basilica, designata per la Stazione, dove si celebrava il santo Sacrificio. Durante la strada si visitavano le Chiese che s’incontravano per via, cantandovi un’Antifona, per lodare il mistero, od il Santo, sotto il cui titolo erano state consacrate.

Grandi esempi.

Tali erano alle origini, e tali sono stati per un pezzo, i riti osservati durante le Rogazioni. Il monaco di San Gallo che ci ha lasciato memorie così preziose su Carlo Magno, ci dice che il grande imperatore in quei giorni si toglieva i calzari come l’ultimo dei fedeli e camminava a piedi nudi seguendo la croce, dal suo palazzo fino alla Chiesa della Stazione. Nel XIII secolo S. Elisabetta di Ungheria dava pure il medesimo esempio; era ben felice, durante le Rogazioni, di confondersi con le povere donne del popolo, camminando anch’essa a piedi nudi, ricoperta di una rozza veste di lana. S. Carlo Borromeo, che rinnovò nella Chiesa di Milano tanti usi dell’antichità, non trascurò certo quello delle Rogazioni. Mediante la sue cure ed i suoi esempi, rianimò nel popolo l’antico zelo per una pratica così santa, esigendo dai suoi diocesani il digiuno durante tre giorni, digiuno che tutto il clero della città era tenuto ad assistere e che cominciava con l’imposizione delle ceneri, partiva dal Duomo, allo spuntar del giorno, e non vi rientrava che alle tre o alle quattro del pomeriggio, avendo visitato: il lunedì tredici chiese; nove il martedì; e undici il mercoledì. In una di esse l’Arcivescovo celebrava il santo Sacrificio e indirizzava la parola al suo popolo. Se si paragona lo zelo dei nostri padri per la santificazione di queste tre giornate, con la noncuranza che oggi, specialmente nelle città, accompagna la celebrazione delle Rogazioni, non potremo fare a meno di riconoscere anche qui uno dei segni dell’indebolimento del senso cristiano nella società moderna. Eppure, quanto importanti sono i fini che si propone la santa Chiesa in queste Processioni, alle quali dovrebbero prendere parte tutti i fedeli che hanno la possibilità di farlo e che, invece di consacrare quel tempo al servizio di Dio per mezzo delle opere di vera pietà cattolica, lo passano in devozioni private, che non potranno attirare su di essi le stesse grazie, né portare alla comunità cristiana i medesimi aiuti di edificazione!

Le Rogazioni nella Chiesa d’Occidente.

rogazioni

   Le Rogazioni dalla Gallia si estesero rapidamente in tutta la Chiesa d’Occidente. Nel VII secolo erano già stabilite nella Spagna, e non tardarono poi ad introdursi in Inghilterra e, più tardi, nelle nuove Chiese della Germania, man mano che esse venivano fondate.

La stessa Roma l’adottò, nell’801, sotto il Pontificato di S. Leone III. Fu poco tempo dopo che le Chiese dei Galli, avendo rinunciato alla Liturgia Gallicana per prendere quella di Roma, ammisero nei loro usi la Processione di S. Marco. Ma si ebbe questa differenza: che a Roma si conservò alla Processione del 25 aprile il nome di Litania maggiore, e si chiamarono Litanie minori quelle delle Rogazioni; mentre in Francia, queste ultime furono designate con l’appellativo di Litanie maggiori, riservando il nome di minori per la Litania di S. Marco. Ma la Chiesa romana, senza disapprovare la devozione di quelle dei Galli, che avevano creduto bene dover introdurre nel Tempo Pasquale tre giorni di osservanza quaresimale, non adottò tale rigore. Le ripugnava di rattristare col digiuno la lieta quarantena che Gesù risorto aveva accordato anche ai suoi discepoli; si limitò dunque a prescrivere solo l’astinenza dalle carni durante questi tre giorni, pratica che fu mantenuta nel corso dei secoli, fino al momento in cui, per l’indebolimento generale dei costumi cristiani della nostra epoca, fu costretta a modificare l’antica disciplina su questo punto. La Chiesa di Milano che, come abbiamo visto, conserva, con tanta severità, l’istituzione delle Rogazioni, l’ha trasportata al lunedì, martedì e mercoledì che seguono la domenica nell’Ottava dell’Ascensione, ossia dopo i quaranta giorni consacrati a celebrare la Risurrezione.

Bisogna, dunque, per restare in questo vero equilibrio da cui la Chiesa romana mai si distacca, valutare le Rogazioni come una santa istituzione che viene a temperare le nostre gioie pasquali, ma non ad annullarle. Il colore viola, adoperato per la Processione e per la Messa della Stazione, non ha più lo scopo d’indicarci ancora la dipartita dello Sposo (Cant. 8); ma ci avverte che la separazione è vicina; e l’astinenza, che un tempo era imposta in questi tre giorni, pur non essendo accompagnata dal digiuno, era già una manifestazione anticipata del dolore della Chiesa, conscia che la presenza del Redentore le sarebbe stata presto rapita.

Oggi il diritto ecclesiastico non menziona più il lunedì, martedì e mercoledì delle Rogazioni tra quei giorni in cui la legge dell’astinenza obbliga ancora i fedeli. È ben triste che l’indebolimento del sentimento cristiano nelle generazioni del tempo nostro, e le domande di dispense sempre più numerose, abbiano reso necessario quest’abbandono dell’antica disciplina. È un’espiazione di meno, un’intercessione di meno, un soccorso di meno, in un secolo già così povero dei mezzi per i quali la vita cristiana si conserva, diviene indulgente il cielo, si ottengono grazie di salvezza. Possano i veri fedeli concludere che l’assistenza alle Processioni di questi tre giorni è divenuta più opportuna che mai, e che è urgente, unendosi alla preghiera liturgica, di compensare in questo modo, l’abolizione di una legge salutare che datava da così lungo tempo, e che, nelle sue esigenze pesava tanto leggermente sulla nostra mollezza! Possa una sì venerata istituzione, sanzionata dalle leggi della Chiesa e dalla pratica di tanti secoli, restare sempre in vigore in quella Francia che, col suo esempio, ha imposto a tutto il mondo cattolico la solennità delle Rogazioni! Secondo l’attuale disciplina della Chiesa, le Processioni per le Rogazioni, la cui intenzione è d’implorare la misericordia di Dio offeso per i peccati degli uomini, ed ottenere la protezione celeste sui beni della terra, sono accompagnate dal canto delle Litanie dei Santi, e completate da una messa speciale che si celebra sia nella Chiesa della Stazione, sia nella Chiesa stessa da dove la Processione è partita, almeno che non debba fermarsi in qualche altro Santuario.

Le Litanie dei Santi.

Full title: The Forerunners of Christ with Saints and Martyrs Artist: Fra Angelico Date made: about 1423-4 Source: http://www.nationalgalleryimages.co.uk/ Contact: picture.library@nationalgallery.co.uk Copyright © The National Gallery, London

Non si stimeranno mai troppo le Litanie dei Santi per il potere e l’efficacia che hanno. La Chiesa vi ha sempre ricorso in tutte le grandi occasioni, come ad un mezzo atto a rendersi propizio l’aiuto di Dio, rivolgendosi a tutta la corte celeste. Se non potessimo prendere parte alle Processioni delle Rogazioni, che si recitino, almeno, queste Litanie in unione con la Chiesa: si avrà parte nei benefici di una istituzione così santa, e si contribuirà ad ottenere le grazie che la cristianità, in questi tre giorni, sollecita da tutti i luoghi; avremo anche compiuto atto di vero cattolico.

 

Esercizi di pietà per i giorni delle Rogazioni.

[da: Via del Paradiso, Terza ediz., Siena 1823 – imprimatur-]

“Dio eterno, Dio ottimo, che ci avete creati con la vostra onnipotenza, e che ci custodite, e nutrito con la vostra infinita provvidenza, siate benedetto per l’essere che ci avete dato, e ci avete conservato fino a questo giorno.

Vi ringrazio con tutta la Chiesa dei beni non solo spirituali, ma anche corporali, che Vi degnate compartire a tutti i fedeli ed a tutti gli uomini pel mantenimento della vita. Vi ringrazio de’ beni che ci date quotidianamente, e di quelli che ci avete preparati, o sia che vogliate darceli Voi stesso immediatamente, oppure per mezzo delle vostre creature, le quali Voi fate gl’istrumenti della vostra provvidenza.

Riconosco il tutto da Voi, o mio Dio: riconosco che tocca a Voi solo, come Padre della natura, di far germogliare gli alberi, e la semenza, di far nascere e crescere i frutti e condurli a maturità.

O Padre celeste, o Autore di ogni bene, che vi ricordaste di Noè nell’Arca al tempo del diluvio, e di Daniele nel lago de’ leoni, ricordatevi, Vi prego, di noi, che siamo Vostri figli e conservateci la vita, e la sanità, e fate che le impieghiamo a Vostro servizio. Togliete dall’aria l’infezione e i mali influssi, e togliete dalla terra la sterilità, e le male bestie. Togliete ai nostri nemici, visibili ed invisibili, tanto pubblici, come privati, la volontà o la forza di nuocerci. Mandate le rugiade e le piogge a suo tempo, acciò la terra produca con abbondanza. Date ai frutti la virtù di nutrirci e fate che noi non ce ne serviamo mai senza ringraziarvene.

In somma allontanate da noi i vostri flagelli, la peste, la fame, la guerra ed i terremoti, o seppure volete castigarci per i nostri peccati, dateci lo spirito di pazienza e di penitenza ne’ mali che ci mandate, acciò i vostri figli riposandosi sotto l’ombra della vostra infinita bontà, Vi amino, e Vi servano con quiete, e lodino il Vostro santo Nome nel tempo e nell’eternità. Così sia.”

San Pietro Canisio e la preghiera per conservare la fede

Oggi, 27 aprile, festeggiamo un grande Santo, modello di fede intrepida ed irriducibile, senza compromessi né tentennamenti:

pietro CanisioSan Pietro Canisio

   Egli è stato un accanito difensore della santa Fede cattolica e della Cattedra di Pietro contro gli attacchi feroci degli eretici del tempo! Salvò numerosissime anime dal baratro in cui le eresie le avrebbero per certo sprofondate per una morte eterna, una volta allontanate dalla retta fede e dai salubri pascoli di Pietro. Oggi più che mai, ciò che resta del popolo cristiano avrebbe bisogno non di uno, ma di dieci, cento, mille S. Pietro Canisio, che allontanino dal gregge i lupi voraci fautori dell’apostasia modernista-conciliare, esponendo ed offrendo, se necessario, la propria vita per proteggere la Chiesa oggi nelle catacombe ed il Santo Padre in esilio nella sofferenza del Getsemani, per il risorgere ed il trionfo della Santa Chiesa. In attesa dell’intervento del Signore che solo, con il soffio della sua bocca, oramai può porre rimedio alla rovina in cui “quelli che hanno per padre il diavolo”, stanno cercando di precipitarla, uniamoci in preghiera invocando l’intercessione del Santo dottore, per conservare la fede divina, e perché si acceleri la venuta del Signore Gesù Cristo ed il trionfo della sua Chiesa sulle porte dell’inferno che giammai prevarranno, secondo promessa evangelica.

 

San Pietro Canisio: preghiera per conservare la vera fede

 

“Preghiera per conservare la vera Fede” scritta da san Pietro Canisio (1521-1597), olandese della Compagnia di Gesù, apostolo della Controriforma in Germania, definito “martello degli eretici”, beatificato da Pio IX nel 1868 e canonizzato da Pio XI nel 1925 che lo nominò pure Dottore della Chiesa.

 

Professo davanti a Voi la mia fede. Padre e Signore del Cielo e della terra, mio Creatore e Redentore, mia forza e mia salvezza, che fin dai miei più teneri anni non avete cessato di nutrirmi col sacro pane della vostra Parola e di confortare il mio cuore. Affinché non vagassi errando con le pecore traviate che sono senza Pastore. Voi mi raccoglieste nel seno della vostra Chiesa; raccolto, mi educaste; educato, mi conservaste insegnandomi con la voce di quei Pastori nei quali volete essere ascoltato e ubbidito, come di persona, dai vostri fedeli.

Confesso ad alta voce per la mia salvezza tutto quello che i cattolici hanno sempre a buon diritto creduto nel loro cuore. Ho in abominio Lutero, detesto Calvino, maledico tutti gli eretici; non voglio avere nulla in comune con loro, perché non parlano né sentono rettamente, e non posseggono la sola regola della vera Fede propostaci dall’unica, santa, cattolica, apostolica e romana Chiesa. Mi unisco invece nella comunione, abbraccio la fede, seguo la religione e approvo la dottrina di quelli che ascoltano e seguono Cristo, non soltanto quando insegna nelle Scritture ma anche quando giudica per bocca dei Concilii ecumenici e definisce per bocca della Cattedra di Pietro, testificandola con l’autorità dei Padri. Mi professo inoltre figlio di quella Chiesa romana che gli empii bestemmiatori disprezzano, perseguitano e abominano come se fosse anticristiana; non mi allontano in nessun punto dalla sua autorità, né rifiuto di dare la vita e versare il sangue in sua difesa, e credo che i meriti di Cristo possano procurare la mia o l’altrui salvezza solo nell’unità di questa stessa Chiesa.

Professo con franchezza, con san Girolamo, di essere unito con chi è unito alla Cattedra di Pietro e protesto, con sant’Ambrogio, di seguire in ogni cosa quella Chiesa romana che riconosco rispettosamente, con san Cipriano, come radice e madre della Chiesa universale. Mi affido a questa Fede e dottrina che da fanciullo ho imparato, da giovane ho confermato, da adulto ho insegnato e che finora, col mio debole potere, ho difeso. A far questa professione non mi spinge altro motivo che la gloria e l’onore di Dio, la coscienza della verità, l’autorità delle Sacre Scritture canoniche, il sentimento e il consenso dei Padri della Chiesa, la testimonianza della Fede che debbo dare ai miei fratelli e infine l’eterna salvezza che aspetto in Cielo e la beatitudine promessa ai veri fedeli.

Se accadrà che a causa di questa mia professione io venga disprezzato, maltrattato e perseguitato, lo considererò come una straordinaria grazia e favore, perché ciò significherà che Voi, mio Dio, mi date occasione di soffrire per la giustizia e perché non volete che mi siano benevoli quelle persone che, come aperti nemici della Chiesa e della verità cattolica, non possono essere vostri amici. Tuttavia perdonate loro, Signore, poiché, o perché istigati dal demonio e accecati dal luccichio di una falsa dottrina, non sanno quello che fanno, o non vogliono saperlo.

Concedetemi comunque questa grazia, che in vita e in morte io renda sempre un’autorevole testimonianza della sincerità e fedeltà che debbo a Voi, alla Chiesa e alla verità, che non mi allontani mai dal vostro santo amore e che io sia in comunione con quelli che vi temono e che custodiscono i vostri precetti nella santa romana Chiesa, al cui giudizio con animo pronto e rispettoso sottometto me stesso e tutte le mie opere. Tutti i santi che, o trionfanti nel Cielo o militanti in terra, sono indissolubilmente uniti col vincolo della pace nella Chiesa cattolica, esaltino la vostra immensa bontà e preghino per me. Voi siete il principio e il fine di tutti i miei beni; a Voi sia in tutto e per tutto lode, onore e gloria sempiterna. Amen.

Insegnamento di San Tommaso contro Maometto e invocazione del b. Marco d’Aviano contro gli infedeli

tommaso_d_aquino Immagine di San Tommaso d’ Aquino, il principe dei teologi

  “Egli (Mohammed) ha sedotto il popolo con la promessa di piaceri carnali, ai quali spinge la concupiscenza della carne. Il suo insegnamento conteneva anche dei precetti conformi alle sue promesse, dando così libero sfogo al piacere dei sensi. In tutto questo, nulla di inatteso: egli è stato obbedito dagli uomini carnali. Per quanto riguarda le prove sulla verità della sua dottrina, ne ha portato solo di quelle che potrebbe essere colte, con la naturale capacità, da chiunque abbia una saggezza molto modesta. Infatti, le verità che lui ha preteso insegnare si mescolavano con molte favole e con dottrine della più grande falsità.

Non ha mostrato alcun segno prodotto in modo soprannaturale, segni che soli danno l’opportuna testimonianza dell’ispirazione divina; un’azione visibile può essere divina solo quando rivela un insegnamento invisibilmente ispirato della verità. Al contrario, Mohammed ha detto di essere stato mandato nella potenza delle sue braccia, segni questi, che non mancano neanche ai ladri e ai tiranni. Per di più, hanno creduto in lui fin dall’inizio non certo uomini saggi, addestrati nelle cose divine e umane; coloro che hanno creduto in lui erano infatti degli uomini brutali e dei banditi del deserto, totalmente ignoranti di qualsiasi insegnamento divino, che attraverso le azioni di Maometto hanno costretto gli altri a diventare suoi seguaci per la violenza delle sue braccia. Né ci sono stati divini pronunciamenti da parte dei profeti precedenti che abbiano offerto di lui alcuna testimonianza. Al contrario, egli ha pervertito quasi tutte le testimonianze dell’antico e del nuovo testamento, rendendole una sua fabbricazione, come può essere visto da chiunque esamini la sua legge. Era, pertanto, una decisione oculata da parte sua il proibire ai suoi seguaci di leggere il vecchio e nuovo Testamento, per timore che questi libri ne avessero smascherato la falsità. È dunque chiaro che coloro che mettono la fede nelle sue parole, credono vanamente.”

St. Tommaso d’Aquino, dottore della Chiesa,”Summa Contra Gentiles”, BK, 1, Cap. 16, Art. 4

 

 Preghiera di S. Marco d’Aviano

Padre-Marco d'aviano

Preghiera del Beato Marco d’Aviano

da lui composta per l’occasione e letta all’alba del 12 settembre 1683, dopo la celebrazione della S. Messa e la benedizione impartita all’esercito cristiano che si accingeva a dare vittoriosamente battaglia ai Turchi che assediavano Vienna

04-San-Marco-d-Aviano-1

“O grande Dio degli eserciti, guardateci prostrati qui ai piedi della Vostra Maestà, per impetrarVi il perdono delle nostre colpe.

Sappiamo bene di aver meritato che gl’infedeli impugnino le armi per opprimerci, perché le iniquità che ogni giorno commettiamo contro la Vostra bontà, hanno giustamente provocato la Vostra ira.

O gran Dio, Vi chiediamo il perdono dall’intimo dei nostri cuori; esecriamo il peccato, perché Voi lo aborrite; siamo afflitti perché spesso abbiamo eccitato all’ira la vostra somma Bontà.

Per amore di Voi stesso, preferiamo mille volte morire piuttosto che commettere la minima azione che Vi dispiaccia. Soccorreteci con la vostra grazia, o Signore, e non permettete che noi, vostri servi rompiamo il patto che soltanto con Voi abbiamo stipulato.

Abbiate dunque pietà di noi, abbiate pietà della vostra Chiesa, per opprimere la quale già si preparano il furore e la forza degl’infedeli.

Sebbene sia per nostra colpa ch’essi hanno invaso queste belle e cristiane regioni, e sebbene tutti questi mali che ci avvengono non siano altro che la conseguenza della nostra malizia, siateci tuttavia propizio, o buon Dio, e non disprezzate l’opera delle vostre mani. Ricordatevi che, per strapparci dalla servitù di Satana, Voi avete donato tutto il Vostro prezioso Sangue.

Permetterete forse ch’esso venga calpestato dai piedi di questi cani?

Permetterete forse che la fede, questa bella perla che cercaste con tanto zelo e che riscattaste con tanto dolore, venga gettata ai piedi di questi porci?

Non dimenticate, o Signore, che, se Voi permetterete che gl’infedeli prevalgano su di noi, essi bestemmieranno il Vostro santo Nome e derideranno la Vostra Potenza, ripetendo mille volte: “Dov’è il loro Dio, quel Dio che non ha potuto liberarli dalle nostre mani?” Non permettete, o Signore, che Vi si rinfacci di aver permesso la furia dei lupi, proprio quando Vi invocavamo nella nostra miserevole angoscia.

Venite a soccorrerci, o gran Dio delle battaglie! Se Voi siete a nostro favore, gli eserciti degl’infedeli non potranno nuocerci.

Disperdete questa gente che ha voluto la guerra! Per quanto ci riguarda, noi non amiamo altro che essere in pace con Voi, con noi stessi e col nostro prossimo.

Rafforzate con la vostra grazia il vostro servo e nostro imperatore Leopoldo; rafforzate l’animo del re di Polonia, del duca di Lotaringia, dei duchi di Baviera e di Sassonia, e anche di questo bell’esercito cristiano, che sta per combattere per l’onore del Vostro Nome, per la difesa e la propagazione della Vostra santa Fede. Concedete ai príncipi e ai capi dell’esercito la fierezza di Giosué, la mira di Davide, la fortuna di Jefte, la costanza di Joab e la potenza di Salomone, vostri soldati, affinché essi, incoraggiati dal Vostro favore, rafforzati dal Vostro Spirito e resi invincibili dalla potenza del Vostro braccio, distruggano e annientino i nemici comuni del nome cristiano, manifestando a tutto il mondo che hanno ricevuto da Voi quella potenza che un tempo mostraste in quei grandi condottieri.

Fate dunque in modo, o Signore, che tutto cospiri per la Vostra gloria e onore, e anche per la salvezza delle anime nostre. Ve lo chiedo, o Signore, in nome dei vostri soldati. Considerate la loro fede: essi credono in Voi, sperano tutto da Voi, amano sinceramente Voi con tutto il cuore.

Ve lo chiedo anche con quella santa benedizione, che io conferirò a loro da parte Vostra, sperando, per i meriti del Vostro prezioso Sangue, nel quale abbiamo posto tutta la nostra fiducia, che Voi esaudiate la mia preghiera.

Se la mia morte potesse essere utile o salutare, per ottenere il Vostro favore per loro, ebbene Ve la offro fin d’ora, o mio Dio, in gradita offerta; se quindi dovrò morire, ne sarò contento. Liberate dunque l’esercito cristiano dai mali che incombono; trattenete il braccio della vostra ira sospeso su di noi, e fate capire ai nostri nemici che non c’è altro Dio all’infuori di Voi, e che Voi solo avete il potere di concedere o negare la vittoria e il trionfo, quando vi piace. Come Mosè, stendo dunque le mie braccia per benedire i vostri soldati; sosteneteli e appoggiateli con la vostra Potenza, per la rovina dei nemici Vostri e nostri, e per la gloria del Vostro Nome. Amen”. 

 

PREGHIERE ed “Esercizio di Virtù” PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA -Sabato-

PREGHIERE ed “Esercizio di Virtù” PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA

-SABATO-

Verg. con Bambino

-Alla BB. Vergine Maria- 

[da: La via del Paradiso, III edizione, Siena 1823 -imprimatur-]

V.- In Te Domine, speravi; non confundar in æternum, in gratia tua suscipe me.

R.- Tu es Fortitudo mea, et refugium meum; consolatio mea, et protectio mea.

In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.

I. O Madre di pietà, ed amorosa Avvocata de’ vostri devoti, sotto le ali del vostro altissimo Patrocinio ricoverato, vi prego, la mia debole memoria, acciò in avvenire, sgombrate le immagini dei terreni oggetti, mi ricordi solo dei divini favori, e delle grazie, che per mezzo vostro ricevei da Gesù Cristo vostro dilettissimo Figlio.

Ave Maria etc.

II. O Vergine benignissima, e maestra ingegnosa delle vere virtù, colla luce del vostro più che possente Patrocinio rischiarate, vi prego, il mio cieco intelletto acciò in avvenire, dissipate le tenebre dell’ignoranza, conosca meglio la grandezza infinita del mio Signore, e la sovrana eccellenza del vostro gran merito.

Ave Maria etc.

III. O Madre dell’amore il più santo, e rifugio universale de’ miserabili, sotto il Manto del vostro amorevole Patrocinio riponete, vi prego, la mia instabile volontà, acciò in avvenire, purgata da ogni amore profano, attenda con purità di cuore ad amare il mio Iddio, e dopo Lui ami ancor Voi con tutto l’ardore possibile. 

Ave Maria etc.

IV. O Specchio di santità, e speranza sicura dei supplichevoli, collo scudo del vostro amabile Patrocinio difendete, Vi prego, gli erranti miei occhi, acciò in avvenire fuggendo la vista delle mondane curiosità, mi renda degno di vedere a faccia scoperta il mio caro Iddio, e l’impareggiabile bellezza del vostro volto in Cielo. 

Ave Maria etc.

V. O Madre di Clemenza, a cagione principalissima della nostra allegrezza, colla forza del vostro autorevole Patrocinio ritenete, vi prego, la mia sdrucciolante lingua, acciò in avvenire, schivando il dir male del prossimo, l’impieghi solo in lodare il mio Iddio, ed in benedire l’eccelse vostre Virtù, e Perfezioni. 

Ave Maria etc.

VI. O Regina dell’Universo, ed aiuto possente de’ bisognosi, sotto l’ombra del vostro efficacissimo Patrocinio custodite, vi prego, le incaute mie orecchie, acciò in avvenire, aborrendo ogni sorta di nocivo discorso, ascolti più volentieri la divina Parola, e tutto ciò che ridonda in vostro onore, e gloria.

Ave Maria etc.

VII. O Madre di Dio, e consolatrice efficace degli Uomini, coi legami amorosi del vostro piissimo Patrocinio fermate, vi prego, le mal regolate mie mani, acciò in avvenire, astenendomi da ogni indecente e malvagia operazione, solo le adoperi in servizio di Dio, ed in azioni degne del vostro Immacolato purissimo Cuore.

Ave Maria etc.

VIII. O Regina degli Angeli ed Avvocata pietosa dei poveri peccatori, colla scorta sicura del vostro efficacissimo Patrocinio dirigete, vi prego, i vagabondi miei piedi, acciò in avvenire, lasciando i sentieri del vizio, abbia sempre ad incamminarmi per la strada della virtù, e del vostro santo amore.

Ave Maria etc.

IX. O Madre di misericordia, e Fonte perenne di grazie, nel mare inesausto del vostro pietosissimo Patrocinio immergete, vi prego, tutto intieramente me stesso, acciò in avvenire, rinnovando tutto il mio spirito, e mondati tutti i miei sensi, ed in vita, ed in morte, sia tutto di Dio, ed insieme sia in tutto per sempre vostro fedelissimo servo. Amen.

Ave Maria, Gloria Patri ete.

Ant. Elegit eam Deus, et praelegit eam; in tabernaculo suo habitare fecit eam .

V .- Domina, exaudi Orationem meam;

R.- Et clamor meus ad te veniat.

Oremus.

Concede, quæsumus, Omnipotens Deus, ut Fideles tui, qui sub Sanctissimæ Virginis Mariæ Nomine, et Protectione laetantur, Ejus pia intercessione a cunctis malis liberentur in Terris, et ad gaudia æterna pervenire mereantur in Cœlis. Per Christum etc.

Si potranno recitare le Litanie della Madonna con la solita Orazione: “Gratiam tuam, quæsumus, Domine etc”.

Devozione a Maria Addolorata

1). Ind. Plen. a chi dalle ore 15 del Venerdì alle ore 16 del Sabato Santo, in pubblico o in privato, si intrattiene per qualche tempo in meditazioni o preghiere in onore dell’Addolorata.

2) Ind. 5 anni a chi dalle ore 15 di qualunque venerdì alla mattina della domenica compirà lo stesso esercizio.

Corona de’ sette dolori di Maria

“Madre mia, fa che il mio core accompagni il tuo dolore nella morte di Gesù”.

I. Dolore. Vi compatisco, Madre addolorata, per la prima spada di dolore che vi trafisse quando nel tempio per mezzo di san Simeone vi furono rappresentati tutti gli strazi che dovevano fare gli uomini al vostro amato Gesù, e che voi ben sapevate dalle divine scritture, sino a farvelo morire avanti gli occhi appeso ad un legno infame, esangue ed abbandonato da tutti, senza poterlo voi difendere né aiutare. Per quell’amara memoria dunque che per tanti anni v’afflisse il cuore vi prego, regina mia, ad impetrarmi grazia ch’io sempre in vita ed in morte tenga impressa nel cuore la passione di Gesù ed i vostri dolori.

Pater, Ave, Gloria etc. Madre mia, ecc. come sopra, la quale strofa sempre si ripete.

II Dolore. Vi compatisco, Madre mia addolorata per la seconda spada che vi trafisse in vedere il vostro Figlio innocente appena nato perseguitato a morte da quegli uomini stessi per cui era venuto nel mondo; sicché allora foste voi obbligata di notte e di nascosto, a trafugarlo in Egitto. Per tanti travagli dunque, che voi, delicata donzella, in compagnia del vostro esiliato Bambino soffriste nel viaggio lungo e faticoso, per paesi deserti ed aspri e nella dimora in Egitto, dove essendo sconosciuti e forestieri viveste per tutti quegli anni poveri e sprezzati; vi prego, amata mia Signora, ad impetrarmi grazia di soffrire con pazienza, in vostra compagnia sino alla morte, i travagli di questa misera vita, acciocché possa nell’altra scampare dai travagli eterni dell’inferno da me meritati.

Pater, Ave, Gloria etc. Madre mia, ecc. come sopra …

III Dolore. Vi compatisco, Madre mia addolorata, per la terza spada che vi ferì nella perdita del vostro caro Figliuolo Gesù, che rimase per tre giorni da voi lontano in Gerusalemme; allora voi non vedendovi accanto il vostro amore e non sapendo la cagione della sua lontananza, penso già, amante mia Regina, che in quelle notti non riposaste, ma non faceste altro che sospirare Colui ch’era tutto il vostro bene. Per li sospiri di quei tre giorni per voi troppo lunghi ed amari, vi prego ad impetrarmi grazia di non perdere mai il mio Dio, acciocché abbracciato con Dio io viva sempre e così mi parta dal mondo nel punto della mia morte.

Pater, Ave, Gloria etc. Madre mia, ecc. come sopra …

IV Dolore. Vi compatisco, Madre mia addolorata, per la quarta spada che vi trafisse in vedere il vostro Gesù condannato a morte, legato con funi e catene, coperto di sangue e piaghe, coronato da un fascio di spine, cadendo per via sotto la pesante croce che portava sulle spalle impiagate, andare come un agnello innocente a morire per nostro amore. S’incontrarono allora occhi con occhi, e divennero i vostri sguardi tante saette crudeli con cui vi feriste insieme i cuori innamorati. Per questo gran dolore dunque vi prego ad impetrarmi grazia di viver tutto rassegnato alla volontà del mio Dio, portando allegramente la mia croce in compagnia di Gesù sino all’ultimo respiro della mia vita.

Pater, Ave, Gloria etc. Madre mia, ecc. come sopra …

V Dolore. Vi compatisco, Madre mia addolorata, per la quinta spada che vi trafisse, quando sul monte Calvario vi trovaste presente a vedervi morire avanti agli occhi a poco a poco fra tanti spasimi e disprezzi in quel duro letto della croce il vostro amato Figlio Gesù, senza potergli dare neppure un minimo di quei conforti che si concedono in punto di morte anche ai più scellerati. E vi prego per l’agonia che voi, amorosa Madre, patiste insieme col vostro Figlio agonizzante e per la tristezza che sentiste quando Egli dalla croce l’ultima volta vi parlò, e da voi licenziandosi vi lasciò con Giovanni tutti noi per figli, e voi, costante, lo miraste chinare il capo e spirare; vi prego ad impetrarmi grazia dal vostro amor crocifisso, di vivere e morire crocifisso a tutte le cose di questo mondo, per vivere solo a Dio in tutta la mia vita, e così entrare un giorno a goderlo in faccia in Paradiso.

Pater, Ave, Gloria etc. Madre mia, ecc. come sopra …

VI Dolore. Vi compatisco, Madre mia addolorata, per la sesta spada che vi trafisse in vedere trafitto da parte a parte il dolce cuore del vostro Figlio già morto, e morto per quegli ingrati che neppure dopo la morte erano sazi di tormentarlo. Per questo fiero dolore dunque che fu tutto vostro, vi prego ad ottenere grazia di abitare nel cuore di Gesù ferito ed aperto per me; in quel cuore dico, ch’è la bella cella d’amore dove riposano tutte le anime amanti di Dio, e dove io, vivendo non pensi né ami altro che Dio. Vergine sacrosanta, Voi lo potete fare, da voi lo spero.

Pater, Ave, Gloria etc. Madre mia, ecc. come sopra …

VII Dolore. Vi compatisco, Madre mia addolorata, per la settima spada che vi trafisse in vedervi fra le braccia il vostro Figlio già morto, non bello e candido, come lo riceveste un giorno nella stalla di Betlemme, ma insanguinato, livido e tutto lacero per le ferite che gli avevano scoperte ancora le ossa: Figlio, dicendo allora, Figlio, a che t’ha ridotto l’amore? E portandosi a seppellire voleste accompagnarlo ancor voi ed accomodarlo nel sepolcro con le vostre medesime mani, finché dandogli l’ultimo addio ivi sepolto, col Figlio lasciaste il vostro cuore amante. Per tanti martiri dunque della vostra bell’anima, impetratemi voi, o Madre del bello amore, il perdono dell’offese che ho fatto all’amato mio Dio, di cui mi pento con tutto il cuore: voi difendetemi nelle tentazioni; voi assistetemi in punto della mia morte; acciocché io salvandomi per i meriti di Gesù e vostri, venga un giorno col vostro aiuto dopo questo misero esilio a cantare nel paradiso le lodi di Gesù e vostre per tutta l’eternità. Amen.

Pater, Ave, Gloria etc. Madre mia, ecc. come sopra …

V. Ora prò nobis, Virgo dolorosissima.

R. Ut digni efficiàmur promissiónibus Christi.

Orèmus

Deus, in cuius passióne, secùndum Simeónis prophetiam, dulcissimam ànimam gloriósæ Virginis et matris Mariæ dolóris gladius pertransivit, concede propitius, ut qui dolores éius venerando recolimus, passiónis tuæ effectum felicem consequamur, qui vivis et regnas in sæcula sæculorum. Amen.

CASTITÀ

La Castità, che è il compimento di tutte le Virtù, difende la mente, il cuore, il corpo da ogni macchia d’impurità, e rende in qualche modo l’anima, che ne è adorna, simile agli Angeli, e cara alla Beatissima Vergine, che è la Madre della Purità, e la più pura di tutte le più pure creature. Esercitatevi oggi con più scrupolosa attenzione in questa Santa Virtù ad onore specialmente di Maria Santissima, e ricordatevi spesso di quelle parole del nostro Divin Redentore: “Beati sono quelli, che hanno il Cuor puro, perché vedranno Dio”. Tutte le ricchezze del Mondo sono un bel nulla a confronto di un’anima veramente casta. Se voi vivete a seconda dei movimenti della Carne, voi morirete. I pensieri, i desideri, le parole, e le azioni impure deturpano l’anima, la rendono orribile dinanzi a Dio; e la fanno morire di una morta assai peggiore di quella del Corpo.

Sei gradi di Castità

  1. Mantenere gli occhi e le orecchie in perfetta purità, perché le porte dei sensi essendo chiuse, nulla entri nell’anima che possa eccitate cattivi pensieri, o laide immaginazioni.
  2. Astenersi grandemente dall’uso delle cose che lusingano e accendono i sensi, esser sobri nel mangiare, e modesti nel vestire.
  3. Avere una sincera, e ingenua condotta nelle conversazioni, alle quali la civiltà, o i doveri scambievoli ci astringono, regolando il nostro contegno esterno in modo che vi comparisca soltanto ciò, che l’onestà e la decenza cristiana esigono da noi.
  4. Aver un santo candore nell’amicizia che dobbiamo alle Creature, fuggendo la familiarità con le persone dell’altro sesso, per non allontanarci dal Creatore.
  5. Ritirarsi da tutte le occasioni esterne ed interne che conducono al male, e così fuggire la superbia, l’ozio, i luoghi e le persone, dalle quali la Castità può ricevere qualche assalto, o affatto perdersi.
  6. Impiegare ogni attenzione per rendere puri e santi tutti i sentimenti del nostro cuore e i pensieri del nostro spirito, e per estinguere i movimenti della carne, e dominarli con la ragione.

Preghiera

Gesù, unico oggetto delle mie speranze e del mio amore, Agnello immacolato e mansueto, Sposo castissimo, ricca Corona delle Anime pure e vigilanti, oh quanto è grande la tenerezza, con cui amate chi solamente Voi ama! Quanto mi duole di non essere io di quel numero! Ma, o mio divin Salvatore, spero nella vostra misericordia, e Vi supplico a concedermi le grazie, che mi sono necessarie per amare unicamente Voi. Purificate il mio cuore, o mio Dio, e restituite all’anima mia la sua prima innocenza, e fate, ch’io porti in mano la lampada delle buone opere per entrare nel Sacro Convitto delle vostre nozze Celesti.

E Voi, Santissima e purissima Vergine, Sposa dello Spirito Santo, e Madre di Gesù, Regina degli Angeli, e degli Uomini, pregate per me, ve ne supplico, e ottenetemi dal vostro caro Sposo la Castità, e dal vostro Divin Figliuolo il Santo Amore. Fate, che tutte le porte de’ miei sensi siano chiuse, onde non vi sia cosa, che oscuri questa bella Virtù; che io conservi per vostra intercessione un sommo orrore al peccato; che abbia sempre dinanzi agli occhi il timore dei castighi dì Dio; e che, fuggendo costantemente la mollezza dell’ozio, e le vanità del Secolo, non abbia il tentatore sopra di me verun’impeto. Ottenetemi dal vostro e dal mio Gesù, che io viva in Lui solo, che sia da Lui governato, e finalmente per Lui, e in Lui io passi dal tempo alla beata eternità. Così sia.

PREGHIERE ed “Esercizio di Virtù” PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA -Venerdì-

PREGHIERE ed “Esercizio di Virtù” PER OGNI GIORNO DELLA SETTIMANA

-VENERDI ‘-

[da: La via del Paradiso, III edizione, Siena 1823 -imprimatur-]

st.passione_26

Corona sopra la Passione del Signore.

E’ arricchita questa Corona di anni 10 d’Indulgenza, e di altri anni 200, se la reciterete dopo la Confessione, o con fermo proposito di confessarvi, oltre molte altre, che potrete osservare nel piccol libro, che ne tratta particolarmente.

.- In Nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.

Adoramus Te Christe, et benedicimus Tibi.

.- Quia per Sanctam Crucem tuam redemisti Mundum.

 

PRIMA POSTA.

   Gesù Cristo si licenzia dalla Madre sua Santissima per andare alla morte.

Ave Maria .

1. Nell’ultima Cena lava i piedi agli Apostoli.

Pater Noster.

2. Istituisce il Santissimo Sacramento dell’Eucaristia, e li comunica;

Pater Noster.

3. Orando nell’Orto suda Sangue, ed è confortato dall’Angelo;

Parer noster.

4. Tradito da Giuda col bacio, è preso e legato dalla Corte.

Pater noster.

5. E’ abbandonato da tutti gli altri Discepoli.

Pater noster.

6. Condotto ad Anna, è accusato da falsi testimoni.

Pater noster.

7. Avanti a Caifas è percosso con una grandissima guanciata.

Pater noster –

8. Dicendo esser Figliuolo di Dio, è giudicato bestemmiatore, e reo di morte.

Pater noster.

9. Pietro Lo nega tre volte, e si converte, ma Giuda disperato s’impicca.

Pater noster.

10. Gli sputano in faccia, Gli bendano gli occhi, Gli danno pugni e schiaffi,

Gli fanno altri strazi fino a giorno.

Pater noster. etc. Gloria Patri etc. ovvero Requiem aetemam etc.

 

SECONDA POSTA.

La Santissima Madre avvisata del tutto, indicibilmente addolorata va ad incontrare il suo Dilettissimo Figliuolo.

Ave Maria.

.1. La mattina è accusato a Pilato per seduttore del Popolo.

Pater noster .

2. Da Pilato è mandato come suddito ad Erode Re della Galilea.

Pater noster.

3. Da Erode è vestito di bianco per disprezzo, e rimesso a Pilato.

Pater noster.

4. È messo al pari, e Gli è anteposto Barabba omicida, e ladro.

Pater noster.

5. E’ spogliato ignudo, e flagellato alla colonna con 6666 battiture.

Pater noster.

6E’ vestito da Re da burla, con vilissima porpora; è coronato di acutissime spine, e Gli è per scettro posta una canna in mano.

Pater noster.

7. E’ mostrato al Popolo, così maltrattato, da Pilato, con dire “Ecce homo”: e i Giudei gridano: “Crucifige eum”.

Pater noster.

8. E’ condannato alla morte di Croce a petizione de’ Giudei.

Pater noster.

9– Rivestito de’ suoi abiti, Gli è posta la Croce sulle spalle.

Pater noster.

10. Nel portar della Croce casca più volte sotto il peso, ed é aiutato dal Cireneo.

Pater noster etc. Gloria Patri etc. ovvero Requiem aeternam etc.

 

TERZA POSTA

Sì scontranffatto, e languente è incontrato dall’ afflittissima Madre.

Ave Maria .

.l. Giunto al Calvario, Gli è presentato da bere per ristoro vino mescolato con fiele.

Pater noster.

2. È spogliato tutto, e se Gli rinnovano le ferite nello staccar delle vesti.

Pater noster.

3. E’ disteso sulla Croce, e Gli sono conficcate le mani, e i piedi con durissimi chiodi. Pater noster.

4. E’ alzato crocifisso, e posto in mezzo a due ladroni.

Pater noster.

5. Prega l’Eterno Padre per i Crocifissori.

Pater noster.

6. I Soldati si dividono, e giocano le sue vesti.

Pater noster.

7. È posto per ordine di Pilato il titolo alla Croce: “Jesus Nazarenus Rex Judaeorum”.

Pater Noster

8. E’ bestemmiato da’ Giudei, e dall’ostinato ladrone seco crocifisso.

Pater noster.

9. Dona al ladrone convertito il Paradiso, e l’altro ostinato si danna.

Pater noster.

10 . La presenza della Santissima Madre addolorata gli accresce i tormenti.

Pater noster etc. Gloria Patri etc, ovvero Requiem aeternam etc.

 

QUARTA POSTA.

Alla Madre afflittissima consegna per figlio il Discepolo Giovanni.

Ave Maria.

1. Dicendo aver sete, Gli è dato da bere aceto.

Pater noster.

2. Nel raccomandare l’Anima sua santissima al Padre, spira, e al suo spirare tutto il Mondo trema.

Pater noster.

3. Dopo morto è ferito nel Costato, e n’esce sangue, ed acqua.

Pater noster.

4. La lancia, che ferisce il morto Figlio, trafigge l’anima della viva Madre.

Ave Maria etc., Gloria Patri etc. ovvero Requiem aeternam etc.

Respice, quaesumus, Domine, super me famulum tuum, pro quo Dominus noster Jesus Christus non dubitavit manibus tradì nocentium, et Crucis subire tormentum.

Qni tecum vivit, et regnat in saecula saeculorum. Amen .

 

Se la Corona si è recitata per un moribondo come piamente costumasi, si dica:

“Super hunc famulum tuum agonizzantem, pro quo etc.” come sopra .

E se si è applicata per un Defunto si dica : Super famulum tuum N. N . . quem de hoc saeculo migrare jussisti, pro quo etc come sopra.

 

Oremus.

Domine Jesu Christe Fili Dei vivi, in cujus honorem hanc Coronam recitavi, pone Vitam, Passionem, Crucem, et Mortem tuam inter judicium tuum, et animam meam nunc, et in hora mortis meae, et mihi largiri digneris gratiam, et misericordiam, Qui vivis et defunctis requiem, et veniam, Ecclesiae tuae pacem, et concordiam, et nobis peccatoribus vitam et gloriam sempiternam, qui vivis et regnas cum Deo Patre in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

 

MORTIFICAZIONE

   La mortificazione è un supplemento della giustizia originale, e ripara perciò tutti i disordini cagionati nell’Uomo dal peccato originale, soggettando le potenze inferiori alle superiori, l’appetito alla ragione, e la ragione a Dio. Esercitatevi in questa necessaria virtù; che deve in noi essere abituale; e pensate, che Gesù Cristo, Verità eterna, disse : “Guai a Voi, o ricchi, poiché avete la vostra consolazione in questa vita nel godimento dei piaceri, ai quali vi date in preda: guai a Voi, che siete nell’ abbondanza, e sempre satolli. Guai a Voi, che state nel mezzo alle allegrezze: felici veramente coloro, che con spirito di penitenza, e di mortificazione vivono nell’afflizione, e nel pianto, nella privazione de’ godimenti del Mondo, e dei piaceri del secolo: Chiunque vuol venire dietro a me, rinunzi a se stesso; porti la sua croce ogni giorno, e mi segua: il Regno de Cieli non si acquista che per forza, e i soli violenti lo rapiscono.”

Undici gradi della Mortificazione.

  1. Privarsi assolutamente, e per sempre di tutti i piaceri peccaminosi.
  2. Fuggire i piaceri pericolosi, cioè: spettacoli, danze, conversazioni mondane, giuochi, e altri tali divagamenti, che facilmente portano al peccato.
  3. Moderare i piaceri troppo grandi, troppo continui, che quantunque innocenti in se medesimi, non lasciano di essere sregolati, subitoché sono troppo frequenti, e producono una inclinazione alla vita molle molto contraria allo spirito del Cristianesimo, che è spirito di mortificazione, e di penitenza.
  4. Privarsi qualche volta anche dei piaceri i più innocenti, per punirci di quelli sregolati, e viziosi.
  5. Mortificare I’intelletto, ponendo limiti alla sua curiosità: soggettarci ciecamente alla Fede, e temperare l’attacco al proprio sentimento.
  6. Astringere la Volontà a rinunziare alle sue inclinazioni, quando sono di ostacolo alla nostra perfezione; svellere mille desideri vani, e frivoli; sottoporci interamente alla Volontà di Dio, che è infinitamente illuminata, saggia, e santa.
  7. Governare le potenze inferiori, come sono l’immaginazione, e l’appetito, e combattere le passioni, e specialmente le più forti, e dannose.
  8. Reprimere i movimenti dell’amor proprio, e que’ riguardi così sottili, e continui per noi medesimi, che s’insinuano ancora nelle nostre migliori azioni.
  9. Tenere la carne soggetta allo spirito, e strapazzarla quando si vuol ribellare.
  10. Impedire i disordini de’ sensi, e specialmente della vista, del tatto, e del gusto, che cagionano i maggiori disordini.
  11. Soggettarci di buon grado a tutte le sollecitudini, mali, e fatiche congiunte al nostro stato, e alla nostra condizione.

Preghiera

   O mio divin Salvatore, che voleste caricarvi de’ miei peccati, per espiarli, gustando l’amarezza di un Calice, che non era a Voi conveniente, io aveva bisogno di un esempio tanto potente, per animare la mia vita, e sostenere la mia debolezza. Ma son così fiacco, quando combatto centra me stesso, che resterò vinto, se non mi soccorrete con la vostra grazia. Concedetemi dunque, o Signore, il vero spirito di mortificazione, e di penitenza, che unito al valore immenso del vostro preziosissimo Sangue, mi renda meritevole del perdono de’ miei peccati, e della gloria del Paradiso. Così sia.

 

Preghiera per il Santo Padre Gregorio XVIII

tiara

Preghiera per il Santo Padre, Gregorio XVIII. (*)

Invocazione: Signore Gesù, mettete il nostro Santo Padre, il Papa, sotto la protezione del vostro Sacro Cuore. Siate la sua luce, la sua forza e la sua consolazione.

Versicolo e risposta:

  1. Preghiamo per il nostro Pontefice Gregorio XVIII.
  2. Dominus conservet eum, et vivificet eum, et beatum faciat eum in terra, et non tradat eum in animam inimicorum ejus. [Il Signore lo preservi e gli dia vita, lo renda Beato sulla terra e non lo consegni alla volontà dei suoi nemici] (dal Breviario Romano, salmo XL)

Pater noster, Ave Maria, Gloria.

Preghiamo:    O Signore, noi tutti, credenti in Voi, umilmente inginocchiati ai vostri piedi, Vi supplichiamo di preservare, difendere e salvare il sovrano Pontefice per lunghi anni. Egli è il padre della grande schiera delle anime e quindi anche nostro padre. In questo giorno, come in ogni altro giorno, Egli prega per noi, offrendo a Voi, con fervore, la sacra Vittima di amore e di pace. E allora, o Signore, rivolgetevi verso di noi con occhi di pietà, verso di noi che, dimentichi di noi stessi, preghiamo per Lui. Unite le nostre preghiere alla sua e ricevetele nel seno della vostra infinita misericordia, come un soave frutto di viva carità, per cui i figli siano uniti nella Chiesa al loro Padre. Tutto ciò che Egli chiede a Voi in questo giorno, Ve lo chiediamo anche noi in unione con Lui.

Se Egli piange o gioisce, se Egli spera o offre se stesso come vittima di carità per il suo popolo, noi desideriamo essere uniti a lui; anzi di più, noi desideriamo che il grido del nostro cuore Vi giunga all’unisono con il suo. Nella vostra grande misericordia, concedete, O Signore, che noi non ci allontaniamo dalla sua mente e dal suo cuore nell’ora in cui Egli prega ed offre a Voi il Sacrificio del vostro Figlio Benedetto. E nel momento in cui il nostro venerabile Sommo Sacerdote tiene nelle sue mani il Corpo Santissimo di Gesù Cristo, rivolga a Voi per il suo popolo, sopra il calice benedetto e Santissimo, queste parole: “la pace del Signore sia con voi sempre” Concedete, o Signore, che la vostra dolce pace possa venire nei nostri cuori e su tutte le nazioni con potere nuovo e manifesto. Amen.

pio-xii-gli-mpone-la-berretta-giuseppe-siri-genova

Preghiamo:

O Dio, Pastore e sovrano di tutto il vostro popolo fedele, guardate con misericordia il vostro servo Gregorio XVIII, che Voi avete scelto come supremo Pastore a presiedere la vostra Chiesa; concedete a Lui, ve ne supplichiamo, di edificare con il suo esempio coloro sui quali egli governa, e possa così Egli raggiungere la vita eterna, insieme al gregge a Lui affidato. Per Cristo nostro Signore. Amen (Messale Romano).

Preghiamo:

Dio Onnipotente ed eterno, abbi pietà di tuo servo Gregorio XVIII, nostro Sommo Pontefice e dirigetelo, secondo la vostra benignità, verso l’eterna salvezza; possa Egli desiderare ciò che a Voi è gradito e realizzarlo con tutte le sue forze. Per Cristo nostro Signore. Amen (rituale romano).

(*) N.B.: il Gregorio XVIII non è certamente il sig. Sergio Maria Hernandez, capo della sedicente e falsa chiesa cattolica palmariana, una parodia satanica del vero Gregorio XVIII eletto validamente dai Cardinali di Giuseppe Siri (S.S. Gregorio XVII), ed attualmente in esilio. Altro Gregorio XVII si autoproclamò il prete apostata il sig. M. A. Collin, dando vita ad una altrettanto falsa e burlesca chiesa cattolica, con tanto di successori alla sua morte, tra i quali appunto un altro “gregorio xviii” (una vera inflazione!), evidentemente falso.

È il solito inganno di satana, la scimmia di Dio che, guidando ancora una volta i suoi “figli” (quelli che hanno per padre il diavolo), per generare confusione e disordine, ha dato vita a questi movimenti pseudo carismatici, con tanto di eventi miracolistici, millenarismi, messaggi mariani taroccati, finte estasi profetiche autoreferenziate, fonti di acque miracolose, ed altri “effetti speciali”, uniti ad una rigida disciplina paramassonica, ad una liturgia tradizionale officiata sacrilegamente da falsi preti e pittoreschi vescovi, e addirittura all’autoproclamazione del “papa”. Nel caso dei palmariani, per aumentarne lo sfarzo e la visibilità, c’è anche l’intervento economico dei soliti finanzieri mondialisti, a sostegno di tutto ciò che porta disguido e sgomento tra i cristiani. E guarda caso, tra i tanti nomi disponibili, questi millantatori hanno scelto, ovviamente teleguidati da coloro che “odiano tutti gli uomini”, il nome del “vero” Papa Gregorio. Qui è palese l’intento dei promotori di questi gruppi, organizzati da coloro che si sentivano insicuri nel controllo oramai totale della cattolicità, per poterla poi annientare, e che, intuendo che il loro “capo”, che aveva fatto già la pentola, si era dimenticato, come al solito, del coperchio, hanno cercato con queste ridicole parodie di ovviare e porvi rimedio.

Non lasciamoci ingannare, l’azione del capo della città del male è più che mai un torrente in piena ma, come dice il salmo XXXVI: “Observabit peccator justum, et stridebit super eum dentibus suis. Dominus autem irridebit eum, quoniam prospicit quod veniet dies ejus” (vv. 12-13). Il Capo della città del bene, lo Spirito Santo, trionferà, non dubitiamo!

pio IX

Sua santità, Papa Pio IX, Quartus Supra, 6 gennaio 1873:

Il principale inganno usato per nascondere il nuovo scisma è il nome cattolico, che gli autori e i seguaci di esso, osano mantenere (…) Infatti fu sempre usanza, per gli eretici e gli scismatici, dichiararsi cattolici e gloriarsene pubblicamente, per indurre in errore popoli e principi.