FESTA DELL’IMMACOLATA CONCEZIONE (2018)

DISCORSO XIV.
[p. V. Stocchi: “Discorsi sacri”, Befani ed. ROMA, 1884]
I. SOPRA LA CONCEZIONE IMMACOLATA DI MARIA
Venite, audite, et narrabo, omnes qui timetis Deum, quanta fecit animæ meæ.
Ps. LXV, 16.

Se è istinto naturale e legittimo del cuore dell’uomo, che risaluti con nuova esultanza l’anniversario ricomparir di quei giorni, che un desiderato avvenimento gli fece belli e memorabili, abbiamo o signori manifesta e chiarissima la ragione, perché fra le tante solennità onde la santa Chiesa onora Maria, nessuna rifulge al popolo cristiano così piena di giocondità e di letizia quanto questa dolcissima della Immacolata Concezione di Lei. Ricevemmo le altre dalla pietà e dalle mani dei padri nostri già perfette e mature, onde nulla fu aggiunto ad esse per noi, né crebbero fra le nostre mani, né si abbellirono: ma di questa i maggiori altro non potettero tramandarci che i desideri, l’anticipazione e i principi, che, veggenti noi e cooperanti, raggiunsero il compimento, e toccarono il segno. Cosa nostra è dunque in peculiar modo la odierna solennità, nostra perché la affrettammo coi nostri voti, nostra perché la sollecitammo colle nostre suppliche, nostra perché contemplammo cogli occhi nostri e salutammo coi nostri applausi il novello diadema intrecciato alla fronte di Maria, nostra in una parola, perché questa seconda metà del secolo decimonono fu quella pienezza dei tempi nella quale il gran privilegio emerse dalle ombre terrene che lo offuscavano e guadagnò la pienezza del suo splendore. Ma tanta soavità di memorie, che a tutti noi fa caro questo giorno sopra l’usato, a me rende più dell’ usato penoso e difficile il debito di favellare, non perché sopra ogni tema non mi sia dolce il favellar di Maria, ma perché avendo già fatto restremo della lor possa non meno il Magisterio apostolico nel definire e la scienza nel propugnare, che la sacra eloquenza nel celebrare la originale santità di Maria, ad orecchie come sono le vostre usate da più anni al nobilissimo assunto e piene delle voci di tanti uomini dottissimi e facondissimi, sento di non potere nella mia povertà arrecar nulla, che possa essere ascoltato non dico con diletto, ma con pazienza. Ma che fare, poiché né è in potestà mia il sottrarmi oggi a questo ufficio del favellare, né la vostra pietà né il cuor mio sosterrebbero, che favellando, d’altro favellassi fuorché di Maria Immacolata? Di Maria Immacolata pertanto favellerò, poiché conviene così, e darò opera di pascolare il cuor vostro spiegandovi a parte a parte dinanzi agli occhi qual sia e quanto quel gran tesoro di grazie che nel primo istante dell’Immacolata sua Concezione abbellì la Vergine. Prima che l’oracolo del Vaticano accertasse il gran privilegio, i sacri oratori si studiavano in propugnarlo: dopo la memorabile definizione a noi non rimane altro fuorché illustrarlo.
1. Se la divina maternità è la radice e la sorgente di tutti i doni onde venne privilegiata Maria, e ad essa mirò il sommo Artefice quando architettò questo capo di opera delle sue mani; l’immunità e la franchigia dalla macchia di origine è la base e il fondamento sopra il quale punta ed erge tutta la mole. Fondamento ineffabile di questa celeste Gerusalemme, gettato dalla mano medesima del Signore, che vi profuse ogni più eletta ragione di pietre preziose e di gemme, le quali ai dì nostri per la voce del Vicario di Gesù Cristo rivelandosi, forbendosi e scintillando, mostrano col loro fulgore quanto fosse contro ogni ragione il pur sospettare ad un’opera di tanta eccellenza sottoposto per fondamento il fango e la putredine del peccato. No, Fundamenta muri civitatis omni lapide pretioso ornata, (Apoc. XXI, 19.) possiamo ora dir noi appropriando a Maria quello che l’Estatico di Patmos cantò della Gerusalemme che scendeva dal Cielo, e considerare che bella vista dovesti dare di te medesima agli occhi del Signore o Maria adorna di queste gemme fin dall’istante primissimo che fosti concetta. Erano quaranta secoli che Iddio tenendo d’occhio le umane generazioni e spiandone e governandone il corso, altro non vedeva fuorché peccatori e peccati. Come della terra uscita allora allora dal nulla, è scritto che era grama, era vuota, e la notte orrenda che copriva la faccia dell’abisso la ravvolgeva, così per l’uomo l’esser concetto era un medesimo coll’esser compreso e assorbito dal nulla tenebroso ed orribile della colpa. Rimirando pertanto il Signore l’opera sua non la ravvisava per quella che Egli la fece, e come chi in luogo di amata donzella, che ha destinato di assumere al consorzio delle nozze e del talamo trovasse un cadavere inerte, squallido, putrefatto, fuggirebbe inorridito da quella vista volgendosi egli in oggetto di abbominazione, ciò che gli fu fiaccola di desiderio ed incentivo di amore, così Dio guardando l’umana natura caduta dalla nobiltà nativa e giacente nell’abbiezione della colpa, lacera, tronca, dissoluta come cosa fulminata e maledetta, la respingeva da sé. Quando a un tratto, stanco per così dire della vista e dello spettacolo di tanta miseria, “… spunti finalmente, gridò, spunti fra tanta notte un raggio di luce. Fiat lux”. E la luce fu fatta, non luce piena no, né come di meriggio, che questa recata avrebbe tra poco il sol di giustizia, ma luce rosea e gentile, e quale di aurora che si affacci al balcone di oriente allorché inaugurando il mattino sembra chiedere ai mortali che vagheggino lei foriera bellissima, mentre addita l’astro sovrano e gli infiora la via. E tu fosti questa aurora o Maria, Tu che presente all’intelletto divino fin da quando architettava i cieli, tirava un vallo all’intorno e costringeva a certa legge gli abissi, e librava i fonti delle acque, pargoleggiasti al cospetto di quella maestà col vezzo di garzonetta innocente. Fosti Tu che dai più sublimi splendori del Paradiso scendesti al dolce connubio delle membra in compagnia delle quali dovevi, pellegrina celeste, fornire il viaggio di questa valle. Fosti Tu, e all’ingresso del corpo, valico formidabile dove quanti furono avanti e saranno dopo di Te figliuoli di Adamo incorsero e incorreranno la catena e il giogo di satana, Tu trovasti la grazia che ti aperse le porte, trovasti il Padre, il Figliuolo e lo Spirito che presiedettero al benedetto connubio, che santificarono l’abitacolo e l’abitatrice, che Ti cinsero alle tempie la corona della vittoria ed abitaron con Te.
2. Dico la corona della vittoria, imperocché, per esprimere secondo la bassa e terrena facoltà delle nostre fantasie con immagini sensibili cose che eccedono la tenuta del senso, non vide appena satanasso quest’anima pellegrina calar dal Cielo alla terra, che le tese tosto quei lacci onde mai nessuno campò, e a baldanza di tanti secoli di esperimento infallibile, fidente e sicuro apprestava già la catena ed arrotava l’artiglio: ma che ? A modo di colomba, che con le ali ferme ed aperte si tragitta oltre la opposta riviera delle acque, travolò Maria, tutti i lacci trascorse, tutti gli agguati, e mentre il fellone stordiva di questa preda che per la prima volta gli fuggiva di pugno. Ella con tal impeto del virgineo piede gli calcò la testa che lo conquise, onde ricordò la minaccia che nell’Eden gli avvelenò la gioia della vittoria, sospettò suscitata nella novella concetta la fatale nemica, e gli parve udire il primo crollo e il primo scroscio del suo trono che rovinava. Immagini grossolane son queste che non hanno col vero più proporzione di quel che abbia l’ombra con la luce, il corpo con lo spirito, la terra col Cielo, ma che pur sono le prescelte nelle Scritture, ad adombrare la gran vittoria della Vergine sopra il serpente nemico. Vergine veramente privilegiata e felice, che per la prima volta offerse agli occhi del Signore lo spettacolo di una figlia di Adamo franca ed immune da quella maledizione che l’infelice padre lasciò doloroso retaggio ai suoi figli, onde Iddio abbracciò in Essa una primizia incontaminata di quella umana natura che avrebbe tutta quanta riabbracciata di poi nel benedetto portato di questa fanciulla, le stampò in fronte un soavissimo bacio di pace, la dichiarò Figliuola sua primogenita, ed erede del Regno, del quale l’avrebbe, procedendo e moltiplicando in privilegi e in favori, incoronata Regina. E questa compiacenza del Signore intende di adombrare la Chiesa, quando nelle solennità di Maria, ci ripete gli accenti amorosi dello Sposo delle sacre canzoni; il quale standosene a contemplare la sua diletta tra nascosto e palese dietro alla parete domestica, e dalla finestra sguardandola e di fra le sbarre dei socchiusi cancelli; o quanto sei bella, le dice, quanto sei bella. vinci di leggiadria Gerosolima: come quelli delle colombe sono i tuoi occhi, i tuoi capelli assembrano i folti velli dei greggi che pasturano sui monti di Galaad, i tuoi denti sono a vedere un drappelletto di agnelli, che ascendono candidi e rugiadosi dall’argentino lavacro della fontana, ti sollevi come la palma fra i minori arboscelli, la maestà della tua fronte pareggia il fronzuto dorso del Carmelo, la luna non è più vaga, il sole non è più luminoso di Te.
3. Già vi accorgete o signori, che nulla si conviene aspettare di comunale né di usitato dopo questi principi, e chi può dire a che altezza condurrà il Signore quest’opera che ha cominciato con lo infrangimento della legge più universale della decaduta natura? È gran cosa l’essere preservato dall’incorrere l’obbrobrio della colpa e la miseria della schiavitù del demonio, e questo solo basterebbe perché Tu a noi di tratto infinito soprastessi o Maria, noi dovremmo pur sempre avvallare la fronte davanti a Te, e confessare che fummo schiavi e mostrare il solco dei ceppi e i lividi di della catena: Tu potresti procedere come Regina nel mezzo a noi, e vantare che redenta con una redenzion che preserva, mai non chinasti il capo al cospetto del nemico di Dio. Ma ahimè, in noi anche redenti, lavati e fatti membra di Gesù Cristo rimane un’orribile traccia e un monumento obbrobrioso del peccato che fece la sua dimora dentro di noi, traccia e monumento che suggella questo nostro corpo, e rende testimonianza che è carne di quella massa che in Adamo prevaricò. Dico la concupiscenza ribelle, il fomite della carne, la legge delle membra, quella che faceva piangere l’Apostolo Paolo, che la chiamò peccato, non perché peccato sia veramente, ma perché proviene dal peccato e inclina al peccato, e se avvenga che concepisca, genera morte. Questa è quella nemica che tiene noi con noi medesimi in continua battaglia, questa opera che nel cuor nostro raro sia calma e sereno, sempre o quasi sempre tempesta, mentre la carne insorge contro lo spirito, l’appetito contro la ragione, e ora con le tenebre che esala ad oscurar l’intelletto, ora con le lusinghe che adopera per travolgere la volontà, ora con le querele che mena, e coi fremiti e coi ruggiti che mette, ripugnanti quasi e tergiversanti ci trascina o minaccia di trascinarci al suo desiderio. Ahimè uomo infelice, gridava l’Apostolo, bersagliato e percosso da questa guerra, chi mi libererà da questo corpo di morte? Fortunata Maria! Quella mano medesima, che la scampò agli artigli di Satana, quella medesima estinse nel medesimo istante nella sua carne, e sterpò questo fomite obbrobrioso; e si vide in Lei disusato miracolo, la carne di Adamo senza le turbolenze e i tumulti della carne di Adamo. Privilegio grande fu questo che da Gesù in fuori, altri non ebbe mai che Maria, l’ebbe Gesù per natura, Maria per grazia: impossibile che nel distruttor del peccato abitasse questo maligno consigliere e sollecitator di peccato; impossibile che lo specchio della luce eterna, sostenesse che nella Vergine suo futuro abitacolo, nella sua carne futura andasse in volta anche per un istante un abitatore cosi laido. Che terra dunque è questa, domanda Riccardo da S. Vittore, dai confini della quale tutte sono sterminate le guerre? È quella terra, risponde, che è serbata a germogliare la santità. In cæteris sanctis, seguita a dire, magnificum est quod a vitiis non possunt expugnari. Agli altri Santi è gloria magnifica il non lasciarsi espugnare dai vizi. In Virgine mirificum videtur quod a vitiis non potest vel in modico impugnari. Alla Vergine questa gloria sarebbe poco, se al primo non si aggiungesse l’altro miracolo, che esser non possa neppure per un istante impugnata. Nessuno dunque domandi dove sia il Paradiso terrestre dovuto a tanta innocenza e santità di creatura. Paradiso fu a sé medesima l’anima purissima di Maria, e chi può dire la pace beata e la serenità di quel Paradiso? Non erano in Lei passioni che si ribellassero, in Lei non erano appetiti che si accendessero; in Lei non erano sensi che tumultuassero; l’ignoranza non offuscava l’intelletto colle sue tenebre, la malizia non inceppava la volontà con le sue nequizie; la ragione illuminata sempre dal sommo vero, il cuore sempre occupato dal sommo bene, tutto era delizia in questa abitazione futura del Principe della pace.
4. O bella dunque nella sua concezione, e tanto bella da innamorare gli occhi della terra e del Cielo l’anima di Maria, immune di ogni peccato, immune di tutto ciò che incita e sprona al peccato; ma crediamo noi che l’Altissimo si sia tenuto in questi termini, per dir così negativi, e non abbia altri tesori profuso per abbellir questa Vergine assortita a così eccelsi destini? Mandato da Dio si presentò un giorno al re Acaz il profeta Isaia, “ … e Re, gli disse, pete Ubi signum a Domino Deo tuo, sìve in pròfundum inferni sive in excelsum supra. (Is. VII, 11) Domanda un segno al Signore Dio tuo e dimandalo dove vuoi. Se lo domandi nell’alto dei cieli lo avrai nei cieli, e lo avrai nell’inferno se lo domandi nel profondo medesimo dell’inferno. No, rispose Acaz, non domanderò questo segno, né sarà mai che io tenti il Signore. Non vuoi tu questo segno? Or bene, il Signore quasi a tuo dispetto te lo darà, ed ecco una Vergine concepirà e partorirà un figliuolo che sarà Dio. e permanendo vergine diverrà Madre. “Dabit Dominus ipse vobis signum: ecce Virgo concipiet et pariet filium.” (Is. VII, 14.) Un portento deve esser dunque Maria ordinata a concepire e partorire un divino portato, e tal portento che preluda e si proporzioni alla divina Maternità. Quindi ogni grazia per prodigiosa che sia non deve parerci in questa Vergine né eccessiva né strabocchevole, siccome in Colei che apparecchiandosi a una dignità che tiene dell’infinito, sembra che la onnipotenza divina debba, per così dire, esaurir se medesima per ingrandirla. – Fate grandi, diceva Salomone, gli apparecchi per la gran mole del tempio, fateli sontuosi, nessuna profusione di tesori vi sembri troppa. Non enim hominibus præparatur inabitatio sed Deo. (I. Par. XXIX,) Non si appresta la stanza per l’abitazione degli uomini, si appresta la casa per la dimora di Dio. Oh! con quanta più di ragione potettero dirsi queste parole quando l’Altissimo santificava Maria. Verrà tempo che Costei che si raccoglie ora e nasconde pargoletta nell’augusto claustro del seno materno, sarà sublimata alla parentela e al consorzio delle divine Persone tanto strettamente quanto è possibile che creatura si innalzi a Dio senza dismettere la sua condizione di creatura. Il Padre le darà per figliuolo il suo Figliuolo unigenito, e in diversa natura ma nella stessa persona la farà tanto vera Madre del Verbo quanto Egli ne è vero Padre. Il Figlio generato ab eterno dal Padre negli splendori dei Santi, sarà da Maria generato in terra con generazione temporale e da Lei portato nove mesi nel seno, da Lei partorito, allattato e nutricato da Lei, la chiamerà tanto veracemente Madre, quanto chiama veracemente Padre il suo Padre celeste. Lo Spirito Santo amore personale e increato del Padre e del Figlio sopraintenderà quest’opera che eccede ogni comprensione umana ed angelica, e sopravvenendo a fecondare il sen della Vergine la farà sua sposa. Ecco dunque, o signori, che le divine Persone santificando Maria, concorrono alla propria gloria, dovendo Ella con Esse intrecciarsi, intromettersi e intrinsecarsi per modo, da essere cosa tutta singolare, tutta divina, creatura sì certo ma tal creatura che formi un ordine, un ceto, un grado da se con nomi e privilegi incomunicabili, come quelli di Dio. Chi può dubitare pertanto che oltre la grazia necessaria a farla immune dalla colpa di origine e cara al Signore, oltre a sterminare ogni fomite da quella carne che doveva diventar carne del Figlio di Dio; un cumulo, un soperchio, uno strabocco, un tesoro non aggiungessero di grazie e di doni, che la santità di Maria facessero fino dal primo istante una santità tanto singolare da quella di tutti gli Angeli e di tutti i Santi, quanto sovrasta a quella di tutti gli Angeli e di tutti i Santi la dignità e l’ufficio di Madre di Dio? O sì, sì, rispondono un gran numero di Dottori e di Santi, si. Il Signore dilesse le porte e la prima soglia di questa eletta Sionne più che tutti i tabernacoli di Giacobbe. Mettete quindi tutti insieme gli Angeli e i Santi; la grazia che li arricchisce raccolta in un cumulo, non pareggia quella che fece bella Maria nel primo istante che fu concetta. Stupite forse? Ma che stupire, dice il pontefice S. Gregorio. È Maria un monte piantato sulle cime dei monti, e dove la santità dei Santi finisce, ivi comincia quella della Vergine. Mons Domini in vertice montium: montìs nomine intelligimus beatam Virginem designari. – Negli altri Santi, segue S. Girolamo, l’infusione della grazia si fece per parti: in Maria no, in Maria tutta in un tempo se ne traboccò la pienezza, come un regio fiume nel mare con tutta la mole delle onde. Cæteris per partes, in Maria simul se tota infudit, plenitudo gratiæ. Non se ne dubiti, conclude S. Bernardino:
Mariæ, plenitudo perfectionis Sanctorum omnium non defuit. La pienezza della perfezione di tutti i Santi, non mancò quando fu fatta bella Maria. Ma udiamo, se vi piace, favellare Maria medesima con le parole che le pone sul labbro in questo giorno la Chiesa e questa sovraeminenza di grazia sulla grazia di tutti i Santi fin dalla sua concezione vedremo adombrata con tanta leggiadria di immagini, che ci empirà di diletto. Io procedetti, dice Ella, dalla bocca dell’Altissimo primogenita di ogni creatura. Io dischiusi in Cielo una fontana indeficiente di luce, e quasi aereo vapore tutta adombrai la terra. Posi mia stanza su nell’empireo e il mio trono piantai sovra una colonna di nubi. Feci soletta il giro dei Cieli, penetrai in seno agli abissi, passeggiai sui flutti del mare. Strinsi su tutta la terra lo scettro, e colsi in ogni popolo i primi onori. I cuori dei sublimi e degli umili soggiogai in mia possanza, e il Signore che riposò nel mio tabernacolo, abita, mi disse, con Giacobbe, sia tuo retaggio Israele, e gettai negli eletti le tue radici. E io le gettai in mezzo a un popolo glorioso, nella eredità del mio Dio, nella pienezza dei Santi. Sublimai me medesima come cedro del Libano, come cipresso di Sion: spinsi al cielo la fronte come palma di Cades, spiegai l’onore delle foglie come rosa di Gerico, lussureggiai vivace come platano lunghesso la corrente dell’acque, al modo di terebinto distesi i rami, mandai fragranza di balsamo, di cinnamomo, di mirra, e di profumo soavissimo vaporai la dimora in cui mi pose il Signore. Che vuoi dirci con questo o Maria se non che Tu sei la colomba, la perfetta dello Spirito Santo, e che se le leggiadre garzonette di Sion non hanno numero, Tu di bellezza e di grazia tutte le vinci.
5. Maria franca ed immune dalla macchia di origine; Maria libera dal fomite del peccato; Maria fatta ricca di tanta grazia, che quella eccede di tutti insieme gli Angeli e i Santi, e tutto ciò in un istante, nell’istante primissimo che fu concetta. Chi non si accorge che questa eccellenza di principio presagisce un esito, che deve eccedere ogni misura? Sì. Quando pure di Te o Maria altro non ci fosse noto che questo soperchio di prodigi accumulati sul primo istante dell’esser tuo, presentiremmo e argomenteremmo gran cose, e per poco non sospetteremmo la divina maternità. Che meraviglia pertanto se io aggiunga, che Maria nella sua concezione fu confermata in grazia per modo, che la sua volontà stabilita nel bene, fosse capace di ogni eccellenza di merito, fosse incapace di ogni mutazione colpevole? Ripugnava tanto il peccato alla futura dignità di Maria, che ogni colpa anche minima l’avrebbe, al dir dell’Angelico, fatta sproporzionata alla divina maternità. Quindi il Signore non solo non volle neppure per un istante il peccato in Maria, ma neppur ci volle la possibilità del peccato, e tal siepe le fece intorno di doni e di grazie, che stordirono gli Angeli del Paradiso, vedendo in una pellegrina di questa terra, ciò che non credevano possibile, altro che nei comprensori del Cielo. Così fu un orto Maria nel quale ogni più eletto fiore germogliava di virtù pellegrina, ma quest’orto era chiuso né vi poteva avere accesso per disertarlo il peccato. Così fu un fonte Maria, e sgorgava con vena indeficiente un tesoro di opere sante, ma questo fonte era suggellato, né contaminazione di polvere o di immondezza terrena ne poteva intorbidare gli argenti. Così era una porta Maria, ma questa porta serbata all’ingresso del Santo dei Santi, era chiusa per sempre ad ogni piede profano. O spettacolo bellissimo la nostra Madre che piena tutta di grazia non la poteva perdere; né mai neppure una macchia, neppure un neo di quelli medesimi che son portato naturale della nostra miseria, giunse ad offendere l’intemerato candore di quell’anima. O quanto si sublima agli occhi nostri, quanto cresce passo passo questa eletta creatura concetta appena: e bene sta, dice Sofronio. Talibus decébat Virginem oppignorari muneribus,
quæ dedit cœlis gloriam, terris Deum. Con questo arredo di doni, con questa pompa di grazie si convenivano infiorare i primi istanti di questa Vergine; arra e pegno delle nozze future del Santo Spirito e della maternità del Verbo del Padre.
6. Ma se è così, un’altra grazia, corona e compimento di tutte, desidera a questa dolce concetta il nostro cuore: ed è che per Lei per la quale tante leggi si rompono, si rompa anche quella che condanna chi dimora nel sen materno, alla stupidezza e alla inerzia. Sia questa la sorte nostra in quel claustro che bene sta. Imperocché se si aprissero gli occhi del nostro intelletto, non vedremmo altro fuorché la sordida veste del peccato che ci ravvolge. Ma Maria piena di tanta grazia, circondata di tanta magnificenza, apra o apra gli occhi della mente, e si accenda di santi affetti, e sciolga un inno di lode a chi la fé santa. Rallegriamoci, dice Bernardo, che così fu. Era nel claustro tenebroso del seno materno Maria, ma né quelle tenebre infoscavano la luce dell’intelletto, né quelle angustie inceppavano la libertà dell’arbitrio. Potette, seguita il Cartusiano, al suono della voce di Maria esultare nel seno materno il Battista, e perché non dovremo credere prevenuta dal lume della ragione la prediletta di Dio? Ebbero gli Angeli, ebbero Adamo ed Eva insieme con l’essere l’uso spedito e libero dell’intelletto, chi vorrà negare a quest’Eva novella che lavò l’onta e riparò il fallo dell’antica, un dono che privilegiò quella prima? O soave pensiero! Maria che aprendo gli occhi nell’istante medesimo che fu concetta si trova santa, e comincia a trafficare il tesoro che la fa ricca, né un istante le passa di quel tempo medesimo che corre ozioso per noi, nel quale con ineffabil moltiplico non operi per farsi piena di grazia. Prodigi sono questi ma non son tali che superino Maria medesima. Fecit mihi magna qui potens est. (Luc. I , 49) ci dice Ella di sua bocca, licenziandoci a pensare ogni gran cosa, perché la misura si serba cogli altri Santi, ma con Maria, non erat impossibile apud Deum omne verbum, (Luc. I. 37.) non ci è altra misura che l’Onnipotenza divina. Figliuola di Adamo, ma senza colpa, vestita di carne ma senza fomite, nel primo istante dell’essere è Sovrana fra i Santi, impeccabile ma con merito, concetta appena e dotata già di ragione. Vi sgomenta la pugna di tanti contraddittori ? Aggiungete adunque: Incorrotta ma senza sterilità, feconda ma senza lesione, gravida ma senza peso, partoriente ma senza doglie, Madre ma sempre Vergine, moribonda ma senza angosce, defunta ma senza putrefazione, beata ma insieme col corpo, e che è dir tutto in uno, Creatura e pur Madre, Figliuola e Sposa di Dio. O Maria, miracolo di tutti i miracoli noi non abbiamo mente per comprenderti e ne gioiamo, perché la nostra ignoranza medesima rende testimonianza alla tua grandezza, che Dio solo conosce quanta è, Soli Deo cognoscenda reservatur.
7. Maria dunque figliuola di Adamo né più né meno di noi, è stata dalla grazia del Signore nobilitata ed innalzata così, che a malo stento si riconosce in Lei questa nostra natura, in noi fiacca, vulnerata, inferma, peccaminosa, in essa sana ed intatta. Ma che perciò? Crederem noi che come nel mondo coloro che di basso stato ed abbietto si sollevarono ad alta fortuna, sogliono riguardare con occhio disdegnoso chi un giorno andava del pari con essi, quasi la vista di lui getti loro in faccia la nativa viltà; così Maria privilegiata dalle vergogne e dal danno della stirpe di Adamo, non degni sì basso da raccomunarsi con noi miseri eredi della miseria e della colpa del comun padre? No certamente: e come di Gesù è detto dall’apostolo Paolo, che non è tal Pontefice che non possa compatire alle nostre miserie circondato come fu anch’egli su questa terra d’infermità; così Maria privilegiata mentre visse mortale da ogni peccato, privilegiata da quegli effetti del peccato che importano corruzione e vergogna, subì quelli che hanno ragione di mera pena, e santissima e innocentissima sempre fu pur soggetta come Gesù ai dolori e alla morte. E ora assisa nel Paradiso in soglio eccelso di gloria, vestita di sole e coronata di stelle, la fa da Madre per noi, e mentre Gesù offre all’Eterno Padre le piaghe ed il sangue per la nostra salute, Maria perora la causa nostra al cospetto di Gesù, mostrandogli, al dir di Bernardo, il grembo che lo portò e le mammelle che lo allattarono. Ed oh! se noi amassimo Maria come Ella ci ama, se la amassimo signori miei noi beati! Che manca mai ad un’anima che ama Maria? Tutti i tesori della divina Onnipotenza sono aperti per lei, essendo che Maria ne ha le chiavi, e tanto non è ritrosa di aprirli e profonderli, che nulla tanto desidera quanto di arricchire altrui delle ricchezze, le soprabbondano. Permettetemi dunque che levi la voce qui su quest’ultimo e domandi. Quanto è grande l’amore che noi portiamo a Maria? Giovane che hai tanti nemici rabbiosi che ti combattono, tante passioni imperversate che fremono, tanti desideri irrequieti che bollono, che hai latto della devozione che fece tanto soave e pacifico l’esordio della tua gioventù? Dove è andato o fanciulla quel sì tenero affetto verso Maria che tante volte ti ha cavato per consolazione dagli occhi le lacrime, e infiorò di gioia ineffabile gli anni beati della tua innocenza? Ahimè! Cominciò l’amore delle vanità, e menomò quella fiamma. Colla vanità si congiunse quella passione e la spense. Infelici avete scacciato dal cuore Maria, ma con Maria è sparita l’innocenza e la pace, e menate i giorni nel rimorso e nel rodimento. Padri e madri di famiglia, che è stato nelle vostre case della divozione a Maria? Perché più non si recita alla sera il Rosario della Vergine Vergine? Perché si sono intermesse quelle novene? Perché quelle devozioni che da tanti anni empivano di benedizioni la casa sono andate in disuso? Infelici, avete cacciato Maria. Ma uscita Maria ci è entrata la discordia, ci è entrata la disgrazia. Dio non voglia che ci sia entrata l’empietà e il disonore. Che è stato insomma, lo domando a chiunque ha incorso questa gran perdita, che è stato della divozione a Maria? Infelice chi più non ama Maria! A chi si volgerà nei pericoli? Chi invocherà nelle tribolazioni? Con chi sfogherà il suo cuore nei dolori? Chi lo sosterrà nelle miserie della vita? Chi lo aiuterà nelle agonie della morte? O Madre Maria non sia te ne scongiuriamo, non sia mai che alcuno di noi incorra una perdita così funesta come quella dell’amor tuo! Oggi è giorno memorando per noi. È il giorno anniversario di quello in cui noi medesimi esultammo per giubilo alla corona novella che ti cinse la fronte, e ti rinnovammo il dono dei nostri cuori. In questo giorno pertanto detestiamo le negligenze passate, in questo giorno te ne chiediamo perdono, in questo giorno a te ci consacriamo e promettiamo di amarti. Tu ricevi la nostra offerta, ascolta la nostra preghiera, e afforza e premunisci il cuor nostro contro l’amore del secolo acciocché regni in esso con te il tuo divino figliuolo Cristo Gesù che è Dio benedetto sopra tutte
le cose nei secoli dei secoli.

IL SS. NOME DI MARIA (2018)

DELL’ECCELLENZA DEL NOME DI MARIA

[J. Thiriet: Prontuario Evangelico, vol. VII, MILANO, 1916, imprim.]

FESTA DEL SS. NOME DI MARIA

Dell’eccellenza del Nome di Maria.

Et nomen Virginis Maria. (Luc. I, 27). Uscito Davide dalla meditazione delle perfezioni di Dio, gridava: Domine, Dominus noster quam ammirabile est nomen tuum in universa terra! Noi possiamo egualmente indirizzare questa lode a Maria…. «O Regina nostra, quanto è ammirabile il vostro nome nel mondo intero! » Il nome di Maria viene dal cielo: Iddio l’ha escogitato e l’ha pronunziato : Lui solo poteva dar il nome alla Madre sua: questo nome: Maria esprime il suo essere, la sua vita, la sua missione sulla terra, una storia intera che non si limita ai 72 anni di sua esistenza, ma si svolge attraverso i secoli, e si eternerà nei cieli.

Anco ogni giorno se ne parla e plora

in mille parti: d’ogni tuo contento

Teco la terra si rallegra ancora,

Come di fresco evento.

(A. MANZONI).

Si può credere che Iddio l’abbia manifestato agli Angeli suoi, annunziando loro il Mistero dell’Incarnazione: nel saluto dell’Angelo a questa donna eccelsa udiamo la prima volta in terra il nome di Maria – Ave Maria.

Dicono adunque i Santi che il nome di Maria ha parecchi significati, i quali esprimono l’eccellenza, la dignità e il ministero che Iddio le ha confidato. Questo nome è un nome di luce, di potenza, di gloria, di consolazione….

I. E’ un nome di luce.

S. Bernardo, S. Bonaventura, e molt’altri Santi concordemente dicono che il nome di Maria vuol dire: illuminata e illuminatrice.

1. — Nessuno può dubitare che Maria non sia stata illuminata, dacché l’Angelo l’ha salutata piena di grazia… « Maria, scrive Alberto Magno, ha ricevuto l’abbondanza dei lumi celesti, della fede, della scienza divina, leggendo e meditando le S. Scritture, e colloquiando familiarmente con la Divinità ».

« Non era dessa il trono della Sapienza increata, il tempio dello Spirito Santo? ».

2. — E’ altresì illuminatrice, giacché da essa abbiamo ricevuto Gesù Cristo, lux mundi. Nel Genesi leggiamo che Iddio ha creato due luminari, uno grande, ed uno più piccolo, cioè il sole e la luna. La luna, mutuando la sua luce dal sole, ci illumina nel la notte. Parimenti Maria, ricevendo la luce da Gesù e a noi comunicandola, dissipa le fitte tenebre, che accecano il mondo. È ancora figurata dalla colonna di fuoco-, che serviva agli Israeliti di guida, durante la notte, uscendo dall’Egitto ….

3. — Inoltre è una face che illumina gli uomini con la sua vita santa e virtuosa. « Talis fuit Maria, dice S. Ambrogio, ut ejus vita omnium sit disciplina…. Quantæ in una Virgine species virtutum emicant! ».

4. — Per siffatta ragione Maria è chiamata Stella matutina, che annunzia e fa sperare la levata del sole: Stella maris, perché ci guida attraverso il mare procelloso di questo mondo, e ci conduce sicuramente al porto tranquillo della felice eternità. Ecco la ragione per cui la Chiesa fa leggere nell’ufficiatura di questa festa le parole di S. Bernardo con cui il Santo sviluppa il simbolismo di Stella del Mare. « Si insurgant venti tentationum etc. » (Brev. Rom. Dom. infr. Oct. N . in II Noct. Lect. V e VI).

II. — E’ un nome di potenza.

1. — In linguaggio ebraico, Maria significa: esaltata, l’alta, l’elevata, prossima Dio, assisa a fianco di Dio, ovvero Domina, cioè Signora, Sovrana: quindi noi la chiamiamo: Nostra Signora, come chiamiamo il Divino suo Figliuolo, Nostro Signore. Dal momento, dicono i Santi Padri, che Maria è la madre del Creatore, pel fatto stesso, è la Sovrana dell’Universo: entra a partecipare dei diritti del Figliuol suo, a cui è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Il dominio di questa Divina Sovrana è così esteso, che lo stesso N . S. Gesù Cristo, il Signore di tutte le cose, ha voluto essere a Lei sottoposto.

2. — In cielo ha un potere senza limiti, perché Gesù Cristo, l’ha costituita depositaria di tutti i suoi tesori e le ha confidato il diritto di grazia e di misericordia. La madre d’un re si chiama Regina-madre… ; tutto quello che vuole ottiene dal re suo figliulo…

I Santi chiamano Maria « Omnipotentia supplex ». Dio nulla rifiuta alle richieste di Maria…

3. — Sulla terra si manifesta la sua potenza con benefici d’ogni maniera. Sono innumerevoli i santuari e le chiese erette al suo nome, alle sue glorie: sono innumerevoli le tabelle votive che tappezzano le pareti delle sue cappelle a ricordare i prodigi, i benefici compiuti e versati in seno all’umanità languente e dolorante: Loreto, N. S. delle Vittorie, Lourdes, la Salette, Caravaggio ecc….Nomen tuum ita magnificava, ut non recedat laus tua de ore hominum Bernardino da Siena esclamava: « Tot creaturæ serviunt Mariae Virgini, quot serviunt Trinitati ».

4. — Laonde, la Chiesa gratissima a Maria, e desiderosa di promuovere il suo culto, ha istituito in suo onore parecchie feste, e confraternite. Vuole che si chini il capo al pronunciarsi del nome di Maria, come lo si china per il nome di Gesù, giacché il nome di Maria è possente come quello di Gesù, ed incute spavento ai demoni. La Chiesa la saluta coi titoli più gloriosi: Regina del Cielo e della terra ecc.

O Vergine, o Signora, o Tutta santa,

Che bei nomi ti serba ogni loquela:

Più d’un popolo superbo esser si vanta

In tua gentil tutela.

Te, quando sorge, e quando cade il die,

E quando il sole a mezzo corso il parte,

Saluta il bronzo, che le turbe pie

Invita ad onorar, te.

(Manzoni – Inno – Il Nome di Maria.)

5. — Entrando nello spirito della Chiesa, dobbiamo gettarci tra le braccia della nostra tenera Madre con un profondo rispetto e con una confidenza tutta figliale, ed invocare il suo bel nome…. Invocandolo degnamente, tutto otterremo. Maria è una Regina onnipossente, adunque è in grado di aiutarci; è nostra Madre tenerissima, adunque nulla vorrà ricusarci…. Abbiamo sempre questo dolcissimo nome sulle labbra e nel cuore: ci inspirerà quello che dobbiamo fare per onorare Maria, per piacerle, e per esso, saremo assicurati della nostra salvezza….

III. E’ un nome di gloria.

1. — S. Ambrogio dice che il nome di Maria significa: Deus ex genere meo, Dio è della mia stirpe. Il più bel vanto di Maria è questo: Madre di Dio. «Mater Dei, o Deipara, sancta Dei Genetrix, Mater Christi, Mater Creatoris, Mater Salvatoris…» Iddio da tutta l’eternità l’ha preparata, e l’ha creata ad hunc finem ut esset Mater Dei.

2. — Si tocchi dell’eresia di Nestorio, patriarca di Costantinopoli, il quale rifiutò a Maria la dignità gloriosa di Madre di Dio. Fu condannato l’anno 431 nel Concilio di Efeso. Questo eresiarca finì miseramente la sua vita.

3. — Facciamo sovente degli atti di fede nel mistero della divina maternità di Maria, e con amore ripetiamo «Sancta Maria, Mater Dei etc. … ».

IV. E’ un nome di consolazione.

1. — Il nome di Maria significa altresì: mare amaro. Nessuna creatura ha patito così tanto come Maria, partecipando ai dolori del Figliuolo. Magna est velut mare contritio tua… O vos omnes qui transitis per viam…

2. — Ma come mai i dolori di Maria sono per noi una cagione di consolazione? Sono veramente tali, perché Maria ha sofferto con Gesù per la nostra redenzione e salute. Inoltre i suoi dolori sono per noi un ammaestramento, e un appoggio in questo senso, che ci istruiscono e ci aiutano a soffrire. Gesù, la stessa santità, ha patito per noi: e noi, peccatori come siamo, pretenderemmo di andare in cielo senza patire? La vita di un Cristiano deve essere vita di croci, di mortificazioni e di penitenza. Guardiamo sempre a Gesù e a Maria: la grazia di Gesù, e la preghiera di Maria addolciranno le amarezze della vita, e queste si trasformeranno in consolazioni e in gloria: Si compatimur et conglorificabimur.

Conclusione. — Ringraziamo di vero cuore lo Spirito Santo delle grazie e degli aiuti che ci offre nel nome benedetto di Maria — sappiamo profittare di tali favori. Invochiamo continuamente questo sacro Nome… sarà nostro faro, nostro aiuto, nostra consolazione in hac lacrymarum valle: sarà per noi una sorgente di grazie di santità, e di salute.

NATIVITA’ DELLA VERGINE MARIA

Della Natività di Maria Vergine

[J. Thiriet: Prontuario Evangelico, vol. VII, MILANO, 1916, imprim.]

Nativitas tua, Dei Genitrix Virgo, gaudium annuntiavit universo mundo”.

(Ant. al Magnificat).

Si ricordi la promessa fatta ai nostri progenitori, dopo il peccato… L’attesa del Salvatore durata quaranta secoli… I sospiri dei patriarchi e dei profeti… “Mitte quem missurus est” Splende finalmente l’aurora della salute…. Nasce Maria da Gioacchino e da Anna. Gli Angeli salutano rispettosamente la Verginella di Nazareth e già preludiano a quel cantico che s’udrà più tardi per l’aere silenzioso di Betlemme: Gloria in excelsis Deo… Giustamente la Chiesa c’invita a celebrare con gioia la festa della Natività di Maria Ss. perché questo giorno: 1. è un giorno di gloria per Maria; 2. un giorno di gioia per gli uomini; 3. un giorno di terrore per i demonii.

I. — La Natività di Maria è per lei un giorno di onore e di gloria.

Se lo guardiamo con l’occhio della fede, il giorno in cui nasce un figlio d’Eva, è giorno di tristezza anziché di gioia, perché nasce nemico a Dio, figlio d’ira e di peccato, incerto dei suoi futuri destini. Ma non fu così per Maria: il giorno della sua natività fu giustamente un giorno di festa e d’onore.

1.— Concepita senza peccato originale, venne al mondo, piena di grazia, oggetto della mente e delle compiacenze di Dio: Concupiva rex decorem suum. Fu predestinata ab æterno et ante sæcula… ad essere la Madre del Verbo incarnato: Ego ex ore Altissimi prodivi, primogenita ante omnem creaturam …

2. — La sua nascita temporale si circondò d’una gloria particolare…. Nonostante la oscurità della sua famiglia, era però una creatura nobile per la lunga serie di gloriosi antenati, più ammirabile per la santità, che già in Lei splendeva, e per le grazie e le virtù, di cui era adorna…. Si può dire che fin dal suo primo giorno sorpassava, nelle perfezioni, tutte le altre creature: In omni populo et gente primatum habui. « Ave, Regina cælorum, ave Domina Angelorum ».

3. — Nessuno è capace ad esprimere degnamente le sublimi destinazioni di questa amabile pargoletta. La sua fu una vocazione unica. È destinata ad essere la Madre del Salvatore del genere umano, del Figlio di Dio fatto uomo, è chiamata a cooperare col suo Divin Figliuolo alla salvezza del genere umano, a diventare la Regina del cielo e della terra. – Quanto adunque è gloriosa la Natività di M. V. Iddio Padre in Lei ha già posto le sue compiacenze; Dio Figlio la vede anticipatamente sua carissima Madre, Dio Spirito Santo in Lei dimora come nella sua Sposa unica ed immacolata…. Figlia del Padre, Madre del Figlio, Sposa dello Spirito Santo! Gli Angeli le rendono già omaggio come alla loro Regina, e con trasporto di giubilo celebrano il suo nascimento.

II. E’ un giorno di gioia per gli uomini.

Se Gabriele ha potuto dire di S. Giovanni Battista: Multi in nativitate ejus gaudebunt, queste parole sono ancor più vere di Maria: Quæ est ista, quæ progreditur quasi aurora consurgens, pulchra ut luna, electa ut sol?

1. — La natività di Maria è l’alba della nostra salute. Caduto Adamo piombarono le tenebre sulla terra…. gli uomini vivevano sepolti in queste tenebre: Tenebræ operiebant terram, et caligo populos…. La nascita di Maria annunziò la prossima fine di questa triste, e pesante notte, il principio del giorno della grazia. Quando compare l’aurora, tutto il creato si abbella e ride, cantano gli augelli, i fiori aprono le loro corolle, i malati sentono un sollievo. La nascita di Maria, oggetto dei desideri di tante età, dei sospiri e dei voti di una lunga serie di Patriarchi, è la messaggera del giorno che finalmente s’innalza a risplendere, illuminato dal sol di giustizia: è l’annunzio della cessazione dei nostri mali: Jam hiems transiit… flores apparuerunt in terra nostra. Oh! giorno mille volte benedetto!

2. Pulchra ut luna. Maria viene paragonata alla luna, che è più fulgente di tutte le stelle insieme raccolte, e che rischiara la notte, prendendo a prestito dal sole la sua luce. Gesù, vero sole, non è ancor comparso: Maria irraggiata dalla sua luce divina, l’annunzia, e comincia a fugare le tenebre, nelle quali sta sepolto il mondo…

3. — Electa ut sol. Per lo splendore meraviglioso delle sue virtù, rassomiglia al sole…. : Ella viene per comunicarci la luce invocata, che è il Verbo di Dio ed è già di per se stessa un bel sole tra Dio e noi… “Gaudeamus”… in questa bella festa della natività di Maria Ss. Oggi celebriamo l’anniversario di uno dei più bei giorni, che siensi levati sul nostro orizzonte: in questo dì ebbe termine il regno del peccato, s’inaugurò quello della grazia… oggi è l’anniversario di un giorno di benedizione e di salute.

III. — E’ un giorno di terrore per i demoni;

satana, dopo d’aver soggiogato i nostri progenitori, era diventato principe e signore del mondo: tutta la terra gemeva sotto la schiavitù del demonio… Ma ecco spuntare il dì del castigo vaticinato da Dio nel paradiso terrestre: Ipsa conteret caput tuum. Fu debellato nell’istante in cui Maria divenne immacolatamente concetta…. Ecco che si annunzia un’altra sua sconfitta: la natività di Maria è veramente un giorno di terrore e di spavento pel demonio. – Fin dalla sua culla, Maria è terribile ai demoni come un esercito schierato a battaglia. « È cagione di gioia all’universo intero, dice S. Anselmo, ha rinnovellato gli elementi tutti, ha salvato gli uomini, ha abbattuto i demoni, ha ristabilito, nella sua integrità, l’ordine angelico».

Conclusione. — Celebriamo con gioia l’anniversario benedetto del Nascimento di Maria …. felicitiamoci con Lei delle grazie e dei privilegi di cui è stata arricchita, offriamole la santa Corona del Rosario, come un mazzo di fiori profumati… per piacerle, purifichiamo i nostri cuori con una buona confessione, e riceviamo piamente la S. Comunione. Maria veglierà su di noi — ci aiuterà ad uscire vittoriosi dalla lotta che dobbiamo sostenere contro il demonio, le passioni, e il mondo, ci farà santi, e ci spianerà la via che sale al Cielo, dove con Lei rimarremo per tutta l’eternità.

FESTA DELL’ASSUNTA (2018)

FESTA DELL’ASSUNTA

[P. V. Stocchi: Ragionamenti Sacri; Tip. Befani, ROMA, 1886]

RAGIONAMENTO XXXVI. ASSUNZIONE DI MARIA

“Exaltata est Sancta Dei Genitrix super choros angelorum ad cælestia regna”.

Qualunque alberga in petto una scintilla di amore a Maria, chi non lo alberga di noi che questo amore suggemmo col primo latte? non è possibile che non saluti con peculiare esultanza questo gran giorno, che per la Vergine nazarena può con verità chiamarsi il giorno dei giorni. Questo è il giorno infatti nel quale, venuta al termine del suo viaggio l’incomparabile pellegrina che primogenita di ogni creatura era proceduta dalla bocca dell’Altissimo, udì finalmente la voce dello sposo che la chiamava, e nascosto così per vezzo dietro il riparo della parete domestica, e dalla finestra sguardandola e dalle sbarre dei nativi cancelli, ecco le diceva che “sparve il verno”, ecco che fecero sosta le pioggia, già le nostre spiagge si smaltano di fiori, già l’eco del bosco ripete il gemito amoroso della tortorella, già il potatore dà di mano  alla ronca, levati amica mia, diletta mia, colomba mia e vieni. E Maria, impenna le ali e si leva e, snella come colomba, vola al nido, trascorre velocissima le vie del baleno, e precedendola e corteggiandola gli Angioli penetra in Paradiso, sale fino al trono di Dio e si asside nel preparato soglio, Regina cinta di triplice diadema di figlia, sposa e madre di Dio. Di questa Assunzione esulta in paradiso la Chiesa dei Santi, di questa esulta in terra la Chiesa dei viatori, e ambedue congiunte in un coro glorificano il Signore in questa Creatura che è il portento dei portenti dell’Onnipotente, e la gloria e presidio del genere umano; e nella esultanza esclamano stupefatti: Exaltata est Sancta Dei genitrix super choros angelorum ad cælestia regna. La Santa Genitrice di Dio è stata esaltata sopra i cori degli Angioli ai regni celesti. Ora di questa esultanza a me conviene farmi interprete parlando stamane dell’Assunzione di Maria. Non mi state a dire che arduo è l’assunto, lo so pur troppo e mi atterrisce Bernardo intuonandomi che l’Assunzione di Maria, è un mistero ineffabile quanto l’incarnazione del Verbo. Filii ìncarnationem et Mariæ assumptionem quis enarrabit? Con tutto ciò, poiché conviene parlare, parlerò. Ma dentro quali confini costringerò la orazione, perché non vagoli barchetta sgovernata e raminga in pelago senza sponda? Mi argomenterò di misurare l’immisurabile, verrò cioè indagando e, se così può dirsi, scandagliando e tentando la sublimità della gloria alla quale Maria Assunta in cielo fu sollevata. Il cimento supera le mie forze; ma questa Vergine, Sede di sapienza e Madre della sapienza increata, può cavare anche la sua lode dal labbro di un lattante e di un pargolo.

1. E prima di tutto, o signori, in questo giorno celebriamo quello che si appella il “transito di Maria”. Questa parola di Maria favellandosi si sostituisce alla parola “morte”, la quale rispetto a questa Creatura incomparabile sembra troppo dura ed acerba per non dire ingiuriosa. Che aveva infatti a che fare con Maria la morte? La morte non fu creata da Dio, no! Deus mortem non fecit, (Sap. 1. 13.). Dio non fece la morte, la morte fu introdotta nel mondo dal diavolo; l’uomo sedotto dal diavolo peccò e la carne umana, divenuta carne di peccato, cadde sotto la giurisdizione della morte. Che avevi dunque o morte a che fare con Maria? Dirai che anche la carne di Maria era carne di Adamo. Verissimo! Era carne di Adamo, ma non carne di Adamo peccatore, era carne di “Adamo innocente”. Dio onnipotente, che voleva che la carne di questa donna diventasse un giorno carne sua propria, con privilegio unico, incomparabile, senza simile, senza seguente, sequestrò la carne di Maria dalla massa maledetta e dannata, e la grazia pervenne e sanò la natura nell’istante primo dell’Immacolato Concepimento, onde la giurisdizione del peccato e del diavolo e però neppure della morte non ebbe luogo sopra di Lei. Doveva qual dubbio ci è, la cruda falce di morte stare lontana da Maria che mai non ebbe peccato, e la inesorabile nemica dei vivi, non avrebbe forse osato tagliare lo stame di quella vita santissima. Ciò premesso, ho detto con gran ragione che valutare la gloria di Maria è misurare l’immesensurabile, imperocché chi non lo sa? La prima misura secondo la quale in cielo si dispensa la gloria, è la grazia santificante che veste l’anima, la sublima e l’adorna; bisognerebbe quindi aver mente per estimare il tesoro della grazia onde all’istante del suo passaggio era ricca Maria per misurarne la gloria, ma questa estimazione eccede ogni possanza di intelletto umano ed angelico. E non ne dubiterà chi rammenti che i Santi Padri riconoscono inombrata Maria in quel monte che punta colle radici sopra il vertice degli altri monti, e quando il Salmista cantò che al Signore sono dilette le porte di Sion sopra tutti i tabernacoli di Giacobbe volle, dicono i santi dottori, darci ad intendere, che la prima grazia che nel primo istante che fu concetta fece santa Maria, sopravanzò quella di tutti insieme i comprensori celesti per modo tale che ciò che era termine e compimento pel più fiammante dei serafini, fosse appena principio per la Verginella di Nazaret. Così come fra tutti i fiori di primavera la più bella è la rosa, così fra tutti gli astri del cielo l’astro mattutino è il più bello, così i congiunti splendori delle stelle e della luna in notte serena non pareggiano lo splendor dell’aurora allorché si affaccia a1 balcone di oriente e foriera bellissima apre al sole le porte del cielo e con le rosee dita gli indora la via. Mirabile cosa pertanto: se per Maria fosse stato diviso da un solo istante l’essere creatura e beata, e col primo ornamento di grazia che nella Coniazione la fece santa senza usufruttuarla né accrescerlo con nessuna cooperazione, con nessun traffico, trapassata fosse dall’utero della madre al Paradiso, con questo solo sarebbe stata tra tutti i Santi la prima, e di tal lume sfolgorato avrebbe nel cielo, che a paragone sarebbe stato fioco il fulgore di tutti i cori celesti. Così un’umile forosetta, se dalla compiacenza che in lei ponga il monarca, venga assunta repente dalla capanna e dal prato al regio talamo e al soglio si leva in un attimo sovra ogni altezza più nobile della corte, e splende cinta di diadema quasi luna tra le minori fiammelle. Ma se è così, conviene subito dar vinte le mani. Misurare la gloria che circondò Maria in questo giorno del guiderdone? Impossibile. Imperocché dotata Maria, dicono con gran concordia i Sacri dottori, fino dal primo istante che fu concepita dell’uso spedito e libero di sua ragione, non tenne ozioso un momento l’immenso capitale di grazia, onde il Signore la fece ricca, ma con gli atti intensissimi di fede, di carità e di ogni più eletta virtù, la venne sempre aggrandendo con prodigioso moltiplico. E così il secondo istante del viver suo quel capitale era aggrandito del doppio, il terzo istante del quadruplo, il quarto istante era otto volte maggiore, e di ben sedici volte eccedeva nel quinto istante quel che fu da principio. Procedete, signori con questo moltiplico e raddoppiate il capitale di istante in istante per modo che l’istante che succede, la trovi sempre del doppio più santa di quel che la lasciò il precedente, e ciò pel corso di forse meglio che settant’anni di vita, e poi andate ed estimate i tesori di gloria onde fu oggi guiderdonata Maria. La celebrano i Santi Padri e ne parlano a modo di estatici. Quid grandius Virgine esclama S. Pier Damiani, attende Seraphim et in illius naturæ supervola dignitatem et videbis quidquid maius est, minus Virgine solumque opifìcem opus istud supergredi. Chi è più grande di questa Vergine? Grandi sono i serafini, ma il più grande fra essi è nulla in faccia a Maria, e solo il Creatore eccede questa Creatura. E S. Epifanio a Maria si rivolge, e solo Deo excepto, le dice cunctis superior existis … da Dio infuori, nessun può venire in competenza con te. E ad Epifanio fa tenore l’affetto di Andrea da Creta, che sfogando il suo cuore: O Vergine, esclama, o regina di tutta l’umana natura a Dio sottostai, ma dopo Dio sei la più sublima di tutti. O Virgo, o regina omnis humanæ naturæ excepto Deo es omnibus altior.

2. E questa è, o signori, l’unica conclusione alla quale convien che venga chi misura l’altezza di gloria alla quale ascese in questo giorno Maria; che sia una gloria della quale non possa escogitarsi maggiore dopo quella di Dio. E ce ne capaciterei!, ancor di vantaggio se ci faremo a considerare, come nulla fu in Ella che si opponesse alla grazia. Imperocché era Ella, come noi siamo, figlia di Adamo, ma non figlia di Adamo peccatore, ma di Adamo innocente. Però la carne di Maria non era carne di peccato, né provava questa Vergine dentro di sé la triplice infestazione della concupiscenza, della ignoranza e della malizia che ottenebra, corrompe e debilita noi che siamo, per natura, figliuoli di ira. Era oltre di ciò, per altissimo privilegio confermata in grazia, onde peccato non poteva in esso aver luogo, non dico solo mortifero, ma neppure veniale e lievissimo. Datemi dunque quel capitale di grazia che detto abbiamo, aggiungete il privilegio di non peccare, a questo aggiungete l’altro di non poter neppure essere tentata al peccato, datemela sempre illustrata di limpidissimo lume nell’intelletto, ordinata sempre con dirittura perfettissima nella volontà, col senso sempre alla ragione soggetto, con la ragione sempre soggetta a Dio, non iscossa mai né turbata da urto di passione o da impeto di appetito, ed eccovi che questa avventurata creatura, per tutta quanta la vita, fece acquisto sempre di nuovi meriti e mai non incorse nessun discapito. Si si, fu sempre intatto questo giglio delle convalli, sempre immacolata questa suggellala fontana, sempre odorosa questa rosa di Gerico, fu sempre eretta questa palma di Cades, stampò sempre le orme incontaminate dal fango di questa terra di morte, e i miasmi di questo ergastolo consolò con profumi perenni di balsamo, di cinnamomo, di mirra. Tutti i santi, mentre pellegrinarono in terra, pagarono qualche tributo alla imbecillità della carne che li vestiva, e o per fragilità inciamparono e allentarono per stanchezza. Maria no, Maria avanzò sempre, sempre salì di altezza in altezza, a somiglianza dell’aquila che, fitti gli occhi nel sole, vince coi suoi voli ogni poter di pupilla onde facta est quasi navis institoris de longe portans panem suum. (Prov. XXXI, 14), rendette similitudine di un bene arredato naviglio che, con tutte le vele allargate al vento che spira amico da poppa in tutti i porti che incontra amici o nemici, si carica sempre di nuove merci senza far gettito mai di nessuna.

3. E dico in tutti i porti che incontra amici o nemici, imperocchè quale fu mai il tenore della vita mortale di Maria? In quali opere si svolse la tela mirabile dei suoi giorni? Quali splendori la illustrarono? Di che gloria rifulse? Omnis gloria eius filiæ regis ab intus. Sottratta, interiore, arcana, misteriosa, invisibile ad ogni sguardo, fuorché a quello di Dio, è l’opera e il magisterio onde Maria intrecciò la corona dei meriti che oggi si trasformò in corona di gloria. Noi infatti contemplando Maria, altro non vediamo fuorché un meraviglioso conserto di nobiltà e di abbiezione, di grandezza e di umiltà, di innocenza e di pene, di oscurità e di gloria, ma tutto ordinato e misto per modo che, nobiltà e innocenza e gloria e grandezza, ad altro non riesca fuorchè a dar lume e risalto alla umiltà, alla oscurità, alla abbiezione, alle pene. Discende dalla regia stirpe di David e in Lei fa capo ringiovanito e santificato il sangue dei re di Giuda, ma al cospetto del mondo non dà altra vista che dell’umile sposa del falegname di Nazaret. È santa, è tutta santa, è sempre santa, ma in una nazione nella quale, alla osservanza della legge, sono proposti guiderdoni [doni] terreni larghissimi, a Lei non toccano altro fuorché affanni, tribolazioni e dolori. Diviene madre di Dio? Ma in termine di partorire il Dio fatto carne, non trova casa che la raccolga e le è forza sciorre [sciogliere] il suo grembo dentro una stalla. Col Dio pargoletto fugge raminga in Egitto, raminga col Dio già grandicello dall’Egitto ritorna. Gioisce in cuore per gli imperi ineffabili di un amore che è insieme amore naturale di madre e amore celeste di carità, ma le si rivela che quel caro pegno è riserbato alla croce, ed Ella assisterà presso il patibolo, spettatrice immobile del supplizio e delle agonie del frutto delle sue viscere. Così o Maria da Nazaret a Bettelemme, da Bettelemme al Calvario, dal Calvario al Cielo, trapassi o Maria senza posa di grazia in grazia, di grandezza in grandezza, di gloria in gloria, ma ogni grazia, ogni grandezza, ogni gloria altro frutto non ti rende, fuorché di angosce e di pene; le tue mani distillano mirra, e il Dio tuo figlio o pargoletto ti giocondi coi cari vezzi infantili, o adolescente ti allieti con la amorosa obbedienza, o giovane ti sostenti con le fatiche, o uomo ti contristi collo spettacolo della passione e del sangue è sempre un fascetto di mirra che ti posa sul cuore. Fasciculus myrrhæ dilectus meus mihi inter ubera mea commorabitur. (Cant. I, 14). Or in questo conserto e quasi conflitto perpetuo di umiltà con la gloria, di abbiezione con la grandezza, di innocenza con i dolori e le pene, chi può estimare la eccellenza delle virtù che esercita, e la corona dei meriti che si tesse Maria? Nella quale può dirsi cosa che a pensarla solo sbalordisce per istupore, ed è questa: che Ella sale al primo soglio del Paradiso esaltata sopra tutti i cori degli Angeli, essendosi da sé medesima con le opere sue e coi suoi meriti, guadagnato e quasi espugnato quel soglio. Così è, signori, non è Maria assunta in Cielo sì alto per dono meramente gratuito della compiacenza di Dio, no, la grazia non si merita, la gloria si! Maria ha conquistato quel soglio: operata est Consilio manuum suarum, (Prov. XXX. 13) l’ha conquistato con l’esercizio indefesso e squisito delle opere sante e delle sublimi virtù. Ma se è così, o signori, leviamoci a volo in questo giorno e immaginando di essere presenti all’ingresso trionfale e alla coronazione di Maria, fingiamo che tocchi a noi di domandare la gloria che deve fregiare Maria. Io per me, credo che rivolgendomi al Re della gloria parlerei fidatamente così: Voi o Signore proporzionate la gloria alla grazia che quasi veste preziosa adorna l’anima santa, date dunque il primo soglio di gloria a Maria per la grazia onde la vestiste fino dal primo istante che fu concepita. Ma questa grazia nelle mani di Maria si raddoppia ad ogni istante, dunque dite a Maria ascende superius. Più su, o beata, più su il doppio, sempre più alto di tanti gradi quanti sono gli istanti della tua vita. Gran cosa è questa o Signore ma pure non basta. Ecco qua la schiera celeste delle sante virtù, che compagne indivisibili corteggiarono Maria nel pellegrinaggio mortale, e tutte chiedono una corona da fregiarle la fronte. Ecco la “fede” bianco vestita e coperta gli occhi di un velo, e chiede una corona di bellezza perfetta perché io, dice, fui in Maria perfetta sì che nel credere la feci beata, beata quæ credidisti. (Luc. I. 45) E io, ripiglia la speranza, fui cara a Maria sì che Ella parve mia madre, Mater sanctæ spei e una corona le debbo di bellezza sovrana: ma ambedue le vince vestita di colore vivo di fiamma la “carità”, e per incoronarla prediletta di Dio non si appaga di meno che di tutto il riso che accolgono i gaudii del cielo. E questa è la “fortezza” e vuole mille corone per fregiare Colei che per antonomasia si appella torre di David; e mille ne vuole la “prudenza” per Maria che condottiera sovrana delle vergini prudenti guida la danza, mille ne vuole la “temperanza”, la “giustizia” mille: poi viene la “umiltà” e poi la “verecondia”, e poi la “pietà”, e poi la “mansuetudine”, e tutte in corto dire tutte le virtù in vergine coro traggono innanzi, e tutte tendono le palme, tutte chiedono ghirlande da fare onore a Maria, perché di tutte Maria colse il fiore e la cima. Avete, o gran Re, che camminate fra i gigli una aureola per coloro che guardarono incontaminato il giglio dei vergini? Datela a Maria; ma sia così vaga, che più rifulga del sole, perché nessun candore pareggia il candore di Maria, che agli onori di vergine congiunge i gaudi di madre. Avete un’altra aureola per i martiri che vi resero testimonianza col sangue? Si deve questa aureola a Maria, che sotto la vostra si incoronò Regina dei martiri. Serbate un’altra aureola per quei sapienti che il popolo vostro erudirono alla giustizia, aureola di tanta luce che i fortunati che la conquistano fa splendere come soli nelle perpetue eternità? Sede di sapienza è Maria; la più luminosa di quelle aureole si deve a Lei che alla Chiesa santa insegna ogni verità, conquide ogni errore. Che andare in tante parole? Quanto è, o Signore, nei vostri tesori di premi, di doni, di doti, di gaudi di corone di frutti, tutto si accumuli su questo capo diletto, e non abbia modo la gloria dove non hanno modo i meriti, non ha moda la grazia. Cosi pare a me, che avrei gridato nel giubbilo dell’anima mia se trovato mi fossi presente alla glorificazione di Maria, e gli Angeli stupefatti avrebbero fatto tenore alle mie parole e confessato che questa figlia di Adamo si era, con le sue mani, lavorata una corona della loro più bella. Operata est Consilio manuum

4. Grandi cose sono queste, non può negarsi, e se dovessimo misurare la gloria di ogni altra creatura che non fosse Maria, saremmo al termine, ma di Maria trattandosi siamo appena al principio. Queste corone, onde abbiamo finora veduto inghirlandata a Maria la fronte, sono corone di giustizia, si posero sulla fronte a Maria che le meritò. Ma secondo giustizia si glorificano ancora i sudditi, e Maria è la figlia, la sposa e la Madre del Re del cielo che la glorifica. Esce quindi Maria davanti al Signore dall’ordine consueto delle altre creature, e forma un ordine, un ceto, un grado da sé con nomi, diritti, prerogative, privilegi comunicabili, unici e affatto divini. Ella è Madre di Dio, e stretta per conseguenza con vincoli ineffabili di consanguineità e affinità con le Persone della Trinità sacrosanta: Figlia del Padre e insieme col Padre, quanto all’assunta natura, ma secondo la stessa Persona principio del Figlio. Madre del Figlio, il quale si dice come Figlio a Dio così anche figlio dell’uomo, perché prese la carne che con vera somministrazione materna gli diede Maria: Sposa dello Spirito Santo, perché con lo Spirito Santo costituisce un solo Principio generatore il cui termine è la Persona del Verbo. Si mescola pertanto, si intreccia, si intromette Maria con la Trinità sacrosanta, e ogni creatura deve al suo cospetto umiliarsi e stupire, tutti celebrarla, esaltarla tutti, nessuno attentarsi di determinare a Dio la misura della sua gloria. Imperocché chi sarebbe o sì folle che si stupisse, o sì temerario che muovesse richiamo degli onori, benché smisurati e non pria veduti, che un monarca pur anco di questa terra accumulasse sul capo della sua figlia, della sua madre, della sua sposa? Che coi sudditi si adoperi la giustizia distributiva e la ricompensa, e la gloria si proporzioni col merito, bene sta: ma la misura degli onori di un figlio rispetto alla madre, di un padre rispetto alla figlia, di uno sposo rispetto alla sposa, non è il merito no, non è la giustizia, ma la pietà, e la pietà è virtù cosiffatta alla quale non si pone misura, ma quanto è negli onori più profusa, tanto è più bella. Ascendendo dunque in questo giorno al cielo Maria, ascese piena di grazia e piena di meriti, e Dio rimuneratore giusto e liberale fu nel guiderdone profuso e magnifico. Ma questa creatura che ascese piena di grazia e di meriti era Figlia, Sposa, Madre di Dio. E qui ogni mente vacilla, ogni immaginazione è soperchiata, è impotente ogni lingua a pensare e a ridire che cosa fecero il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo per onorare Maria, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo che nell’onorarla non erano limitati da altra misura che dalla pietà e dall’amore. E notate come Dio non volle che della divina maternità cogliesse in terra nessun vantaggio, nessuno onore, mentre visse mortale: quindi, nessuno seppe che il frutto benedetto delle sue viscere era opera dello Spirito Santo, nessuno seppe che senza offesa del suo fiore verginale, Ella fosse madre; il mondo ignorò che Ella fosse Madre di Dio, portò quindi in paradiso, intatto il diritto che l’essere Madre le dava di partecipare alla gloria del Figlio, l’essere Figlia e Sposa di partecipare alla gloria dello Sposo e del Padre. Qual lingua pertanto, umana od angelica, potrà ridire quali feste o quali accoglienze, quali onori, qual trono, quali corone, apprestasse in questo giorno il paradiso a Maria; un Padre onnipotente che vuole onorare da pari suo la figliuola sua primogenita, un Figliuolo onnipotente che vuole mostrare quanto ami la Madre sua che per lui tanto fece e patì, uno Sposo onnipotente che alla diletta sua sposa arreda il talamo e il trono. Mi dica il Damasceno che infinita è la distanza che nella gloria divide la Madre dai servi di Dio, Dei matris et servorum Dei infinitum est discrimem, aggiunga S. Pier Damiani che come il sole con la sua luce sembra spegnere le stelle; così il fulgore di Maria ecclissa quello di tutti i santi, Virginis splendor ut sol astris sanctis spiritibus caliginem offundit: asserisca Sofronio che come niuno è buono al paragone di Dio, ut in comparatione Dei memo bonus; così nessuna eccellenza creata si trova perfetta al paragone della Vergine; ita nulla creatura in comparatione Virginis renitur perfecta; gran cose mi avranno detto, ma non mi avranno detto tanto che io non trovi poco, se penso che Maria tanto dové ricevere di gloria, quanto Dio gliene potette dare, e tanta gliene potette dare, quanto volle, e tanta gliene diede, quanta poté.

5. E non vedete infatti come anche rispetto al suo corpo santissimo non si pone misura nel glorificare Maria? Come si rompono tutte le leggi? Come si fà della risurrezione di Maria una copia fedele della risurrezione del suo Figliuolo? Subì anche Maria il taglio di morte, e lo spirito santissimo si separò dal suo compagno mortale, perché la morte è pena ma non è obbrobrio, né era disdicevole alla Madre passare per quel valico pel quale era passato il Figliuolo; ma se la morte è pena, non è solamente pena, ma ignominia ed obbrobrio di questa carne di peccato, la putredine è la corruzione del sepolcro. Però il verbo di Dio fatto carne subì la morte, ma l’obbrobrio della corruzione non ebbe accesso alla salma dell’uomo di Dio, e la respinse il profumo della divinità inabitante: e al modo medesimo non ebbe accesso al suo frale immacolato o Maria né duopo ebbe a respingerla di unguenti e di aromi o di balsami, e la respinse l’odore del Verbo che nove mesi abitato aveva nell’intemerato abitacolo delle tue viscere, e il profumo dello Spirito Santo che aveva fatto per settanta anni dimora dentro al tuo petto. Ora perché la copia rispondesse all’originale, e la gloria di Maria somigliasse a quella di Gesù, non volle Dio che la salma benedetta aspettasse nel sepolcro la tromba del giorno estremo; volle che l’anima santa con isposalizie novelle si raggiungesse al suo frale e quel fido compagno delle pene e del pellegrinaggio terrestre portasse al consorzio della gloria e del gaudio. E va, disse all’anima gloriosa di Maria la Trinità sacrosanta, va o bellissima delle creature, e sveglia la tua salma dalla polvere del sepolcro e irraggiandola della gloria e sfolgorandola del lume che ti riveste, portala teco quassù al trionfo ed al regno. E scese l’anima beata, e spiccandosi dall’empireo ratta così, che non è più ratta la folgore fu all’avello dove il terreno ve lo posava, e gli Angeli del paradiso a schiere a schiere: per vaghezza e per corteggio le tennero dietro. Sentì, la salma giacente, la presenza e il nume della compagna diletta, e per la virtù del Signore si rilevò, e correndosi incontro l’una con l’altra si riabbracciarono, si compenetrarono, si ricongiunsero, e Maria riprese la via del cielo, e volando sulle ali degli Angeli che ambiziosi si contendevano il carico e il ministero, sali all’empireo e trasvolando ogni altezza creata di uomini e di Angeli, prese possesso del trono più bello dopo quello di Dio. Così, amorosa colomba che si dissetò al ruscelletto argentino della fontana, con l’ali tese e ferme, vola al forame dell’amica torre se desio la punge del dolce nido e dei figli. E qui comincia una gara di tutti padri che tentando il freno all’affetto si piacciono in descrivere la salita trionfale e l’ingresso di Maria nella gloria. E chi descrive le schiere degli Angeli che circondano la benedetta trionfante e cantano canzoni di paradiso sulle cetre celesti; chi rappresenta Maria che affluente di delizie ascende come nuvoletta di incenso appoggiata un cotal poco al braccio del suo diletto, evapora le vie del cielo delle preziose fragranze del balsamo, del cinnamomo e del galbano. Altri inducono le schiere dei comprensori domandare attoniti chi è Colei che dal deserto ascende al cielo, bella come la Gerusalemme celeste; altri si dilettano di illustrare con paragoni la vista che Maria dà di sé al Paradiso e l’assomigliano alla rosa che in primavera si imporpora, all’iride che si colora tra le nubi, all’aurora che si affaccia al balcone di Oriente; dicono che è bella come la luna quando passeggia fra gli astri del Armamento quasi Regina tra le minori fiammelle, la decantano eletta come il sole quando, quasi gigante, esulta nella sua carriera, la celebrano all’inferno terribile come “esercito schierato a battaglia”. O quanto è bello il tuo incesso per le vie del baleno o figlia del principe. O di che orme stampi i sentieri del cielo, con la leggiadria di quei calzamenti che ti vestono le piante, lascia o lascia la dolce stanza del Libano, poni in obblio il tuo popolo e la casa del padre tuo e vieni; vieni e ti inghirlanderemo la fronte di un serto intrecciato sulle pendici dell’Amana e sulle vette del Sanir e dell’Eraion, dove i leoni si accovacciano e vanno in volta i leopardi. Cosi i Santi Padri. I quali se si provano a ridire le accoglienze che ricevette dalla Trinità Sacrosanta, confessano che né mente umana le può comprendere, né lingua umana ridire. Se vogliono descrivere il trono su cui si asside, dicono che ha per sgabello la luna che col disco di argento le soffolce il piede; se il manto che le veste le membra lo celebrano in tessuto dei più bei raggi del sole; se il diadema che le cinge la fronte sono dodici stelle delle più vaghe onde scintillano le azzurre volte dei cieli. Tota conglomeratur angelorum frequentia dice S. Pier Damiani, ut videant reginam sedentem a dextris Dei circumdata varietate. Fanno calca e pendono intorno a Maria gli Angioli e i Santi, né si saziano di animi quella bellezza e di contemplare quella gloria, e di esaltar il Re dei re che la creò e la fece sì grande, sì santa, sì gloriosa, e sì bella.

6. Ma è pur bello che su quest’ultimo, ci conduciamo col Damasceno alla tomba che chiuse il sacrosanto frale di Maria, e dov’è, gli domandiamo, dove è il deposito che si confidò alla tua fede? Dove è quell’oro purissimo che in te nascosero le apostoliche mani? Dove è quella gemma di Paradiso, dove quel tesoro di delizia, dove quell’abisso di santità, dove quell’arca di giustizia, quel fonte di vita? Parla, sepolcro, rispondi: la salma di Maria, dov’è? E ché cercate, risponde il sepolcro, ché cercate nelle viscere della terra Colei che fu rapita ai padiglioni celesti? Perché domandate a me ragione di un deposito che io non potevo ritenere? Sono forse le mie ritorte più valide del braccio di Dio? O è così robusta la mia possanza, che sappia resistere alla virtù dell’Altissimo? Una insolita luce di Paradiso invase i miei recessi; rivisse quel corpo santissimo, si sviluppò dalla sindone che lo avvolgeva, vaporò di fragranza celeste il mio seno, il guiderdone del ricetto che gli porsi fece di me un delubro di santità, mi riempié di fiori colti nei giardini superni, e addio, mi disse, e impennò l’ali e disparve. Così il Damasceno; e a lui sottentra Bernardo, e quasi in atto di cercarla nei cieli poiché involò se stessa alla terra: oh! le dice con le parole dei cantici; dinne, dinne, bellissima, qual regione ti tiene? Per qual plaga del cielo ti aggiri? In quali paradisi stampi il suolo di orme beate? Suoni nostre orecchie la voce tua, un’aura almeno venga quaggiù gli odori che spiri dal vestimento, tratti al profumo di quelle fragranze impenneremo le ali e volando senza allentare verremo a Te, e vagheggeremo la tua sembianza e gioiremo del tuo gaudio e festeggeremo della tua gloria. Ma, interrompe S. Pier Damiano, Ella siede alla destra del Figlio nel Paradiso, e tanto non è dalla terra al cielo, che più non sia dai cori più sublimi dei serafini al soglio di Lei. Come possiamo noi col carico di questa soma mortale adergerci a tanta altezza? Chi ci dà ali di volo si infatigato? O te beato, te quattro volte beato o Stanislao Kostka, gemma ed onore della Compagnia di Gesù, o tocchi a me, tocchi a tutti questi diletti che mi circondano, la sorte che a te toccò in questo giorno. Ardeva l’immacolato giovane di affetto immenso a Maria, la festa dell’Assunzione della Vergine al cielo si avvicinava, ed ei si struggeva di contemplarne il trionfo. Scrisse dunque con filial tenerezza una lettera alla Regina del cielo, e portandola piegata sul petto nel dì sacro al martire S. Lorenzo, ricevendo il corpo di Gesù Cristo, al santo martire la consegnò perché la rendesse a Maria. Era egli vegeto, era robusto, era sano: il fiore della gioventù gli riluceva in volto e gli atteggiava le membra, nulla presagiva la morte e la solennità di Maria era vicina. Quand’ecco a un tratto il giorno innanzi alla festa quel vago fiore languiva, e Stanislao per impeto di amore più che di morbo viaggiava verso il cielo a gran passi. La mezza notte della vigilia che precedeva la festa era passata, l’aurora del gran dì di Maria apriva con le rosee dita al sole la porta, quand’ecco presso la celletta di Stanislao, si ascolta un concento di paradiso, ecco una luce celeste ingombra l’aere all’intorno, ecco tra quelle vergini una Vergine senza misura più augusta e più bella. Era Maria che a Stanislao si rivolse e gli disse, vieni! Vide Stanislao la sua Madre, udì la cara parola, bastò. L’anima si sciolse dal corpo e volò in Paradiso, il corpo rimase in terra abbandonato a somiglianza del giglio che piega sullo stelo lo stanco capo se troppo vivo lo fiede un raggio di sole. O benedetto, che in questo giorno misto ai cori degli Angeli contempli e lodi Maria, piglia tu le nostre parti e parla alla Vergine per noi. Dille che siamo suoi figli, dille che le offriamo questa pompa terrestre, dille che la riguardi con occhio di amore, dille che ci benedica l’anima e il corpo, dille che ci sostenti tra le battaglie di questa terra, dille che ci conceda di contemplare un giorno i suoi trionfi celesti.

BEATA VERGINE MARIA DEL MONTE CARMELO

16 LUGLIO

COMMEMORAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

DEL MONTE CARMELO

[Dom Guéranger: l’Anno Liturgico, vol. II, Ed. Paoline, Alba, 1957]

Il monte Carmelo.

Coloro che hanno avuto la fortuna di compiere il pellegrinaggio ai Luoghi Santi della Palestina, non dimenticheranno mai la visita al Monte Carmelo. Questa montagna, che domina di 170 mt. la città di Caifa e il Mediterraneo, è una delle più belle della Palestina, o almeno una delle più celebri, la cui incantevole posizione ha suscitato l’entusiasmo dell’Oriente e ispirato molti paragoni poetici della Scrittura. – Quando lo Sposo del Cantico dei Cantici vuole esprimere la bellezza della sua Sposa, non crede di poterla celebrare meglio se non dicendo che il suo capo è bello come il Carmelo: « Caput tuum ut Carmelus ». Quando Isaia vuole rappresentarci lo splendore e la maestà del futuro Messia, ce lo dipinge circondato dalla gloria del Libano e rivestito di tutte le bellezze del Carmelo: «Gloria Libani data est et, decor Carmeli et Saron ». Di questo monte egli vuole ancora mostrarci la più alta stima quando aggiunge che la giustizia abiterà nella solitudine e che la santità regnerà sul Carmelo: « Habitabit in solitudine judicium, et iustitia in Carmelo sedebit ». Infine Dio stesso per bocca d’un altro Profeta mette il colmo all’elogio chiamando il Carmelo sua terra e sua eredità: « Terram meam, hæreditatem meam », e a Gerusalemme egli fa questa promessa: « Nel giorno del mio amore, ti ho introdotta dall’Egitto nella terra del Carmelo », come se quel solo nome riassumesse ai suoi occhi tutti i beni di cui vuole arricchire il suo popolo, cioè la Chiesa e ciascuna delle anime nostre.

Il monte mariano.

Ma ciò che innalza ancor più la gloria di questa montagna è, insieme con il soggiorno che vi fece Elia e con la vittoria che egli vi riportò sui profeti di Baal, la celebre visione che ci viene descritta nel I Libro dei Re. Da lungo tempo la siccità desolava la terra d’Israele. Commosso dalle sofferenze del popolo, « Elia salì sulla vetta del Carmelo e, chinandosi verso terra, si mise il volto fra le ginocchia e disse al suo servo: Sali, e guarda dalla parte del mare. Il servo salì, e dopo aver guardato disse: Non vedo nulla. Ed Elia disse: Fallo per sette volte. La settima volta egli disse: Ecco che si leva dal mare una piccola nube, grande come la palma d’una mano d’uomo ». E in poco tempo si oscurò il cielo, si levò il vento, e cadde una forte pioggia (XVIII, 42-45). Tutti gli esegeti e i mistici hanno voluto vedere in quella « piccola nube, nubecula parvula » un’immagine profetica della Vergine Maria che, con l’Incarnazione, diede la vita e la fecondità al mondo. Il primo Responsorio del Mattutino per la festa dei santi del Carmelo dice anche esplicitamente: « Elia pregava sulla vetta del Carmelo, e sotto il simbolo d’una piccolissima nube, gli apparve l’insigne Vergine. Coloro a cui Elia si rivela in tal modo l’ameranno a causa di tutte le meraviglie che scoprirà loro questa visione ». Difatti, la Chiesa ha approvato questa interpretazione aggiungendo ai gloriosi titoli della SS. Vergine quello di Madonna del Monte Carmelo, e, in questo giorno, rivolge anche a tutti noi l’invito del profeta: « Sali e guarda ».

L’Ordine del Carmelo.

Le Tradizioni dell’Ordine del Carmelo riferiscono che i solitari i quali vissero sul sacro monte, anche prima del cristianesimo, dedicarono un vero culto a colei che doveva generare il Messia. Ci assicurano che nel giorno della Pentecoste molti di essi ricevettero lo Spirito Santo, che avendo avuto in seguito il modo di gustare le conversazioni e la familiarità della Beata Vergine, le portarono una venerazione e un amore del tutto speciali, e infine che ebbero la gioia di dedicarle la prima cappella costruita in suo onore, nel punto stesso in cui Elia l’aveva vista un giorno sotto il simbolo della piccola nube. È dunque fin dalla nascita che il Carmelo si è rivolto verso la SS. Vergine, e il vecchio libro intitolato « l’Istituzione dei primi monaci », anche attraverso inesattezze storiche, ci mostra l’Ordine dominato dalle due grandi figure che incarnano il suo ideale, ciascuna al suo posto: Elia e la Vergine Maria. Maria è per essi la pienezza raggiante della vita contemplativa, il modello del perfetto servizio reso al Signore e della completa sottomissione ai suoi voleri. Ed è appunto per affermare la loro devozione riguardo alla Vergine che i carmelitani vogliono essere chiamati i « Fratelli della Vergine ».

Lo scapolare.

Fu appunto Lei che, verso la metà del XIII secolo, diede a san Simone Stok, priore generale dell’Ordine dei Carmelitani, il santo scapolare come pegno del suo amore e della sua protezione per tutti coloro che ne fossero stati rivestiti. Volle pure assicurarlo che « chiunque fosse morto con quell’abito non avrebbe sofferto le fiamme eterne ». E, nel secolo seguente, Ella si degnava mostrarsi a Giacomo Euze, il futuro Giovanni XXII, per annunciargli la sua prossima elevazione al Sommo Pontificato e chiedergli di promulgare il privilegio di una pronta liberazione dal purgatorio, che aveva ottenuta dal suo divin Figliolo per i figli del Carmelo: « Io, loro Madre – gli diceva – discenderò ad essi per grazia il Sabato seguente alla loro morte, e tutti quelli che troverò nel purgatorio li libererò e li condurrò al monte della vita eterna ». L’autorità dei Sommi Pontefici rese presto tali ricchezze spirituali accessibili a tutti i fedeli con l’Istituzione della Confraternita del Santo Scapolare che fa entrare i suoi membri a partecipare ai meriti e ai privilegi di tutto l’Ordine dei Carmelitani. Vi sono senza dubbio pochi buoni cristiani al giorno d’oggi che non siano rivestiti di questo scapolare o che non portino la medaglia detta del « Monte Carmelo », e appunto per questo la festa odierna non è soltanto quella di un’insigne famiglia religiosa, ma anche quella di tutta la Chiesa Cattolica, poiché essa è interamente debitrice alla Vergine del Carmelo di innumerevoli benefici e di una continua protezione.

La mistica nube.

Regina del Carmelo, gradisci i voti della Chiesa della terra che oggi ti dedica i suoi canti. Quando il mondo gemeva nell’angoscia di un’attesa senza fine, tu eri già la sua speranza. Ancora incapace di penetrare le tue grandezze, esso si compiaceva tuttavia, sotto quel regno delle figure, di prepararti i più sublimi simboli; la gratitudine anticipata soccorreva in esso l’ammirazione per formarvi come un’aureola sovrumana di tutte le nozioni di bellezza, di forza e di grazia che gli suggeriva la vista dei luoghi più incantevoli, delle pianure in fiore, delle cime boscose, delle feconde valli e soprattutto di quel Carmelo il cui nome significa giardino di Dio. Sulla vetta i nostri padri, i quali sapevano che la Sapienza ha il suo trono nella nube (Eccli. XXIV, 7), affrettarono con i loro ardenti desideri l’arrivo del segno salvatore (ibid. XLIII, 24); è qui che alle loro preghiere fu finalmente concesso ciò che la Scrittura chiama la scienza perfetta, ciò che essa designa come la conoscenza delle grandi strade delle nubi (Giob. XXXVII, 16). E quando Colui che fa il suo carro (Sal. CIII, 3) e il suo palazzo (1 Re VIII, 12) dell’oscurità della nube, si fu manifestato mediante essa in avvenire meno distante all’occhio esperto del padre dei Profeti, si videro i più santi personaggi dell’umanità riunirsi in una eletta schiera nelle solitudine del monte benedetto, come un giorno Israele nel deserto, per osservare i minimi movimenti della nube misteriosa (Num. IX, 15-23), e ricevere da essa la loro unica direzione nei sentieri di questa vita, la loro unica luce nella lunga notte dell’attesa (SaL. CIV, 39). O Maria, che fin d’allora presiedevi così alle vigilie dell’esercito del Signore, che non mancasti loro nemmeno per un giorno (Es. XIII, 22): da quando nella pienezza della verità Dio è disceso per tuo mezzo (ibid. XXXIV, 5), non è più soltanto il paese della Giudea, ma tutta la terra, che tu copri come una nube che effonde l’abbondanza e le benedizioni (Eccli. XXIV, 6). I figli dei Profeti ne fecero la felice esperienza quando, divenuta infedele la terra delle promesse, dovettero pensare un giorno a trapiantare sotto altri cieli i loro costumi e le loro tradizioni; costatarono allora che perfino nel nostro Occidente la nube del Carmelo aveva versato la sua rugiada fecondatrice, e che dovunque avevano acquistato la sua protezione. Questa festa, o Madre divina, è l’autentico monumento della loro gratitudine, accresciuta ancora dai nuovi benefici con i quali la tua munificenza accompagnò quell’altro esodo degli ultimi resti d’Israele. E noi, figli della vecchia Europa, facciamo giustamente eco all’espressione della loro santa letizia; poiché, da quando le loro tende si sono posate attorno ai colli dove su Pietro è costruita la nuova Sion, la nube ha lasciato cadere da ogni parte piogge più che mai preziose (Ez. XXXIV, 26), ricacciando nell’abisso le fiamme eterne e spegnendo i fuochi della dimora dell’espiazione.

Preghiera per l’Ordine del Carmelo.

Mentre dunque noi uniamo la nostra gratitudine alla loro, degnati o Madre della divina grazia, di assolvere verso di essi il debito della nostra gratitudine. Proteggili sempre. Custodiscili nei nostri infelici tempi. Che non solo il vecchio tronco conservi la vita nelle sue profonde radici, ma che anche i suoi venerabili rami salutino senza posa l’accedere di nuove branche che portino come i loro antenati, o Maria, i fiori e i frutti che piacciono a te. Mantieni nel cuore dei figli lo spirito di raccoglimento e di divina contemplazione che fu quello dei loro padri all’ombra della nube; fa’ che anche le loro sorelle restino fedeli alle tradizioni di tante nobili anime che le precedettero, sotto tutti i cieli dove lo Spirito le ha moltiplicate per scongiurare l’uragano e attirare le benedizioni che discendono dalla nube misteriosa. Possano gli austeri profumi della sacra montagna continuare a purificare intorno ad essa l’aria corrotta da tanti miasmi; possa il Carmelo offrire sempre allo Sposo quelle anime virginee, quei cuori così puri, quei fiori così belli di cui Egli si compiace circondarsi nel giardino di Dio.

VISITAZIONE DELLA SANTISSIMA VERGINE

2 LUGLIO

VISITAZIONE DELLA SANTISSIMA VERGINE

[Dom P. Guéranger: l’Anno Liturgico, vol. II, Ed. Paoline, Alba – 1957 – impr. ]

Storia della festa.

Nei giorni che precedettero la nascita del Salvatore, la visita di Maria alla cugina Elisabetta ha già costituito l’oggetto delle nostre meditazioni. Ma era giusto tornare su una circostanza così importante della vita della Vergine, per mettere maggiormente in luce quale profondo insegnamento e quale santa letizia contenga questo mistero. Completandosi nel corso dei secoli, la sacra Liturgia doveva sfruttare questa preziosa miniera in onore della Vergine-Madre. – L’Ordine di san Francesco e alcune chiese particolari come quelle di Reims e di Parigi, avevano già – a quanto sembra – preso l’iniziativa quando Urbano VI, nel 1389, istituì la solennità odierna. Il Papa consigliava il digiuno alla vigilia della festa, e ordinava che fosse seguita da un’Ottava; concedeva alla sua celebrazione le stesse indulgenze che Urbano IV aveva, nel secolo precedente, attribuite alla festa del Corpus Domini. La bolla di promulgazione, sospesa per la morte del Pontefice, fu ripresa e pubblicata da Bonifacio IX che gli successe sulla Sede di san Pietro. Sappiamo dalle Lezioni del primitivo Ufficio composto per questa festa, che lo scopo della sua istituzione era stato, nel pensiero di Urbano, di ottenere la cessazione dello scisma che desolava allora la Chiesa. Mai situazione più dolorosa si era prodotta per la Sposa del Figlio di Dio. Ma la Vergine, a cui si era rivolto il vero Pontefice allo scatenarsi della bufera, non deluse la fiducia della Chiesa. Nel corso degli anni che l’imperscrutabile giustizia dell’Altissimo aveva stabilito di lasciare alle potenze dell’unabisso, essa stette in difesa, mantenendo così bene il capo dell’antico serpente sotto il suo piede vittorioso, che nonostante la terribile confusione da esso sollevata, la sua bava immonda non poté contaminare la fede dei popoli; immutabile restava il loro attaccamento all’unità della Cattedra di Roma, chiunque ne fosse il vero detentore in quella incertezza; cosicché l’Occidente, separato di fatto, ma sempre uno quanto al principio, si ricongiunse quasi automaticamente al tempo stabilito da Dio per riportare la luce.

Maria, arca di Alleanza.

Se ci si domanda perché Dio abbia voluto che appunto il mistero della Visitazione, e non un altro, diventasse, mediante la solennità ad esso consacrata, il monumento della pace riacquistata, è facile trovarne la ragione nella natura stessa del mistero e nelle circostanze in cui si compì. – È qui soprattutto che Maria appare, infatti, come la vera arca di alleanza, che porta in sé l’Emmanuele, viva testimonianza d’una riconciliazione definitiva e completa fra la terra e il cielo. Mediante essa, meglio che in Adamo, tutti gli uomini saranno fratelli; poiché colui che essa cela nel suo seno sarà il primogenito della grande famiglia dei figli di Dio. Appena concepito, ecco che comincia per lui l’opera di universale propiziazione. Beata fu la dimora del sacerdote Zaccaria che per tre mesi celò l’eterna Sapienza nuovamente discesa nel seno purissimo in cui si è compiuta l’unione bramata dal suo amore! Per il peccato d’origine, il nemico di Dio e degli uomini teneva prigioniero, in quella casa benedetta, colui che doveva costituirne l’ornamento nei secoli eterni; l’ambasciata dell’angelo che annunciava la nascita di Giovanni, e il suo miracoloso concepimento, non avevano esentato il figlio della sterile dal vergognoso tributo che tutti i figli di Adamo debbono pagare al principe della morte all’atto del loro ingresso nella vita. Ma ecco apparire Maria, e Satana rovesciato subisce nell’anima di Giovanni la sua maggiore sconfitta, che tuttavia non sarà l’ultima, poiché l’arca dell’alleanza non cesserà i suoi trionfi se non dopo la riconciliazione dell’ultimo degli eletti.

La letizia della Chiesa.

Celebriamo questo giorno con canti di letizia, poiché qualsiasi vittoria, per la Chiesa e per i suoi figli, si trova in germe in questo mistero; d’ora in poi l’arca santa presiede alle battaglie del nuovo Israele. Non più divisione tra l’uomo e Dio, tra il cristiano e i suoi fratelli; se l’antica arca fu impotente ad impedire la scissione delle tribù, lo scisma e l’eresia non potranno più tener testa a Maria per un numero più o meno grande di anni o di secoli, se non per far meglio risplendere infine la sua gloria. Da essa si effonderanno senza posa, come in questo giorno benedetto, sotto gli occhi del nemico confuso, la gioia degli umili, la benedizione di tutti e la perfezione dei pontefici (Sal. CXXXI, 8-9, 14-18). All’esultanza di Giovanni, all’improvvisa esclamazione di Elisabetta, al cantico di Zaccaria uniamo il tributo delle nostre voci, e che tutta la terra ne risuoni. Così un giorno veniva salutata la venuta dell’arca nel campo degli Ebrei; i Filistei, a quella voce, si accorgevano che era disceso l’aiuto del Signore e, invasi dallo spavento, gemevano esclamando: « Guai a noi; non vi era tanta gioia ieri; guai a noi! » (1 Re, IV, 5-8). Oh, sì: oggi insieme con Giovanni il genere umano esulta e canta; oh, sì: oggi giustamente il nemico si lamenta: il primo colpo del calcagno della donna (Gen. III, 15) schiaccia oggi il suo capo orgoglioso, e Giovanni liberato è in questo il precursore di tutti noi. Più fortunato dell’antico, il nuovo Israele è reso sicuro che non gli sarà mai tolta la sua gloria, non sarà mai presa l’arca santa che gli fa attraversare le onde (Gios. III, 4) e abbatte dinanzi a Lui le fortezze (ibid. 6).

Il cantico di Maria.

Come è dunque giusto che questo giorno, in cui ha termine la serie delle sconfitte iniziatasi nell’Eden, sia anche il giorno dei cantici nuovi del nuovo popolo! Ma a chi spetta intonare l’inno del trionfo, se non a chi riporta la vittoria? Cosicché, Maria canta in questo giorno di trionfo, richiamando tutti i canti di vittoria che furono di preludio, nei secoli dell’attesa, al suo divin Cantico.. Ma le vittorie trascorse del popolo eletto erano soltanto la figura di quelle che essa riporta, in questa festa della sua manifestazione, gloriosa regina che, meglio di Debora, di Giuditta o di Ester, ha cominciato a liberare il suo popolo; sulle sue labbra, gli accenti dei suoi illustri predecessori sono passati dall’aspirazione ardente dei tempi della profezia all’estasi serena che denota il possesso del Dio lungamente atteso. Un’èra nuova incomincia per i canti sacri: la lode divina riceve da Maria il carattere che non perderà più quaggiù, e che conserverà fin nell’eternità; ed è ancora in questo giorno che Maria stessa, avendo inaugurato il suo ministero di Corredentrice e di Mediatrice, ha ricevuto per la prima volta sulla terra, dalla bocca di sant’Elisabetta, la lode dovuta in eterno alla Madre di Dio e degli uomini. – Le considerazioni che precedono ci sono state ispirate dal motivo speciale che portò la Chiesa nel XVI secolo ad istituire l’odierna festa. Restituendo Roma a Pio IX esiliato il 2 luglio del 1849, Maria ha mostrato nuovamente che tale data era giustamente per essa un giorno di vittoria.

MESSA

Epistola (Cant. II, 8-15). – Eccolo venire, saltellando pei monti, balzando per i colli. È simile il mio diletto ad una gazzella, ad un cerbiatto. Eccolo, sta dietro al nostro muro, fa capolino dalla finestra, spia dalle grate. Ecco il mio diletto mi parla: Alzati, affrettati, o mia diletta, o mia colomba, o mia bella, e vieni. Ché l’inverno è già passato, la pioggia è cessata, è andata; e i fiori sono apparsi sulla nostra terra, il tempo di potare è venuto; s’è sentito nelle nostre campagne il tubar della tortorella; il fico ha messi fuori i suoi frutti primaticci; le vigne in fiore mandano il loro profumo. Sorgi, o mia diletta, o mia bella, e vieni. O mia colomba (che stai) nelle fessure delle rocce, nel nascondiglio delle muricce, mostrami il tuo viso, fammi sentir la tua voce, chè la tua voce è soave, e il tuo viso è leggiadro.

La visita del Diletto.

La Chiesa ci introduce nelle profondità del mistero. La lettura che precede non è altro se non la spiegazione di quelle parole di Elisabetta in cui si riassume tutta la festa: Al suono della tua voce, il bambino ha trasalito nel mio seno. Voce di Maria, voce della tortora che mette in fuga l’inverno e annuncia la primavera, i profumi e i fiori! A quel segnale così dolce, prigioniera nella notte del peccato, l’anima di Giovanni si è spogliata delle vesti dello schiavo e, sviluppando d’un tratto i germi delle più sublimi virtù, è apparsa bella come la sposa in tutto lo splendore del giorno delle nozze. Quale premura mostra Gesù verso quell’anima prediletta! Fra Giovanni e lo Sposo, quali ineffabili effusioni! Che sublime dialogo dal seno di Elisabetta a quello di Maria! O meravigliose madri, e più meravigliosi figli! Nel felice incontro, l’udito, gli occhi, la voce delle madri appartengono meno ad esse che ai benedetti frutti dei loro seni; e i loro sensi sono come le grate attraverso le quali lo Sposo e l’Amico dello Sposo si vedono, si comprendono e si parlano. Prevenuta dall’amico divino che l’ha cercata, l’anima di Giovanni si desta in piena estasi. Per Gesù, d’altra parte, è la prima conquista; è nei riguardi di Giovanni che, per la prima volta, dopo che per Maria, gli accenti del sacro epitalamio si formulavano nell’anima del Verbo fatto carne e fanno palpitare il suo cuore. Oggi – ed è l’insegnamento dell’Epistola – accanto al Magnificat si inaugura anche il divin cantico nella piena accezione che lo Spirito Santo volle dargli. I rapimenti dello Sposo non saranno mai più giustificati come in questo giorno benedetto né troveranno mai eco più fedele. Uniamo il nostro entusiasmo a quello dell’eterna Sapienza, di cui questo giorno segna il primo passo verso l’umanità intera.

Vangelo (Lc. I, 39-46). – In quel tempo. Maria si mise in viaggio per recarsi frettolosamente in una città di Giudea sulle montagne, ed entrò in casa di Zaccaria e salutò Elisabetta. Ed avvenne che appena Elisabetta udì il saluto di Maria, il bambino le balzò nel seno; ed Elisabetta fu ripiena di Spirito Santo: ed esclamò ad alta voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno. E donde mi è dato che venga a me la madre del mio Signore? Ecco, infatti, appena il suono del tuo saluto mi è giunto all’orecchio, il bambino m’è balzato pel giubilo nel seno. E te beata che hai creduto, perché s’adempiranno le cose a te predette dal Signore. E Maria disse: L’anima mia glorifica il Signore; Ed il mio Salvatore. mio spirito esulta in Dio.

Carità fraterna…

Maria aveva saputo dall’arcangelo che Elisabetta sarebbe presto diventata madre. Il pensiero dei servigi richiesti dalla sua venerabile cugina e dal bambino che stava per nascere, le fa prendere subito la strada dei monti sui quali è situata l’abitazione di Zaccaria. Così agisce, così sospinge, quando è vera, la carità di Cristo (II Cor. V, 14). Non vi è posizione in cui, con il pretesto di una perfezione più elevata, il Cristiano possa dimenticare i propri fratelli. Maria aveva appena contratto con Dio l’unione più sublime; e facilmente la nostra immaginazione se la rafigurerebbe incapace di qualunque cosa, perduta nell’estasi in quei giorni in cui il Verbo, prendendo carne dalla sua carne, la inonda in cambio di tutti i flutti della sua divinità. Il Vangelo è tuttavia molto esplicito: è proprio in quegli stessi giorni (Lc. 1, 39) che l’umile vergine, assisa fino allora nel segreto del volto del Signore (Sal. XXX, 21), si leva per dedicarsi a tutte le necessità del prossimo nel corpo e nell’anima.

…e contemplazione.

Vuol forse dire che le opere superano la preghiera, e che la contemplazione non è più la parte migliore? No, senza dubbio; e la Vergine non aveva mai così direttamente né così pienamente come in quegli stessi giorni aderito a Dio con tutto il suo essere. Ma la creatura pervenuta alle vette della vita unitiva è tanto più atta alle opere esterne in quanto nessun dispendio di se medesima la può distrarre dal centro immutabile in cui è fissata.

La perfezione.

Sublime privilegio, risultato di quella separazione della mente e dell’anima (Ebr. IV, 12) alla quale non tutti pervengono, e che segna uno dei passi più decisivi nelle vie spirituali, poiché suppone la purificazione talmente perfetta dell’essere umano da formare soltanto più uno stesso spirito con il Signore (I Cor. VI, 17) e porta con sé una sottomissione così assoluta delle potenze che, senza urtarsi, esse obbediscono simultaneamente, nelle loro diverse sfere, all’ispirazione divina. Finché il cristiano non ha acquistato questa santa libertà dei figli di Dio (Rom. VIII, 21; II Cor. III, 17) non può infatti rivolgersi all’uomo senza lasciare in qualche modo Dio. Non già che debba trascurare per questo i suoi doveri verso il prossimo, nel quale Dio ha voluto che vediamo Lui stesso; beato tuttavia chi, come Maria, non perde nulla della parte migliore attendendo agli obblighi di questo mondo! Ma come é limitato il numero di questi privilegiati, e quale illusione sarebbe credere il contrario!

Maria, nostro modello.

La Madonna è vergine e madre. In essa si realizza l’ideale della vita contemplativa e della vita attiva: la Liturgia ce lo ricorda spesso. In questa festa della Visitazione, la Chiesa la invoca in modo particolare come il modello di tutti coloro che si dedicano alle opere di misericordia; se non a tutti è concesso di tenere nello stesso tempo, al pari di Lei la propria mente assorta più che mai in Dio, nondimeno tutti debbono cercare di accostarsi continuamente, mediante la pratica del raccoglimento e della lode divina, alle vette luminose in cui la loro Regina si mostra oggi nella pienezza delle sue ineffabili perfezioni.

Lode.

Chi è costei che s’avanza come aurora che sorge, terribile come un esercito schierato a battaglia? (Cant. VI, 9). O Maria, è oggi che per la prima volta il tuo soave chiarore allieta la terra. Tu porti in te il Sole di giustizia; e la sua luce nascente che colpisce le cime dei monti mentre la pianura è ancora immersa nella notte, raggiunge innanzitutto il Precursore di cui è detto che tra i figli di donna non v’è  uno maggiore. Presto l’astro divino, continuando la sua ascesa, inonderà con raggi di fuoco le più umili valli. Ma quanta grazia in quei primi raggi che si effondono dalla nube sotto la quale egli ancora si nasconde! Poiché tu sei, o Maria, la nube leggera, speranza del mondo e terrore dell’inferno (3 Re, XVIII, 44; Is. XIX, 1).

Preghiera per tutti.

Affrettati dunque, o Maria! Vieni a noi tutti: abbassati fino alle ingloriose zone in cui la maggior parte del genere umano vegeta, incapace di elevarsi sulle vette, e fin negli abissi di perversità più vicini al baratro infernale la tua visita faccia penetrare la luce della salvezza. Che noi possiamo, dalle prigioni del peccato, dalla pianura dove si agita il volgo, essere trasportati al tuo seguito! Sono così dolci i tuoi passi nei nostri umili sentieri (Cant. VII, 1), così soavi i profumi di cui inebrii oggi la terra (ibid. 1, 5)!

… per la Visitazione.

Benedici, o Maria, quelli che scelgono la parte migliore. Proteggi il santo Ordine che si gloria di onorare in modo speciale il mistero della tua Visitazione; fedele allo spirito dei suoi illustri fondatori, esso continua a dar ragione del suo nome, effondendo nella Chiesa della terra quegli stessi profumi di umiltà, di dolcezza e di preghiera nascosta che costituirono per gli angeli la principale attrattiva di questo grande giorno diciannove secoli or sono.

… per coloro che aiutano gli infelici.

Infine, o Vergine, non dimenticare le folte schiere di coloro che la grazia suscita, più numerosi che mai ai tempi nostri, perché camminino sulle tue orme alla ricerca misericordiosa di tutte le miserie; insegna ad essi come si può, senza lasciare Dio, consacrarsi al prossimo: per la maggior gloria di quel Dio altissimo e per la felicità dell’uomo, moltiplica quaggiù i tuoi fedeli imitatori. E fa’ infine che tutti noi, avendoti seguita nella misura e nel modo richiesto da Colui che elargisce a ciascuno i suoi doni come vuole (I Cor. XII, 11), ci ritroviamo nella patria per cantare ad una sola voce insieme con te l’eterno Magnificat!

MESE DI MAGGIO [G. Gilli]

[D. Gaspare Gilli: PICCOLO MESE DI MAGGIO AD USO DEL POPOLO; Tip. Dell’Imm. Concezione ed. – 1864]

I. GIORNO

Maria prima della creazione.

Da tutta l’eternità il Signore ha decretato il mistero dell’Incarnazione di suo Figlio e preparato i mezzi che servir dovevano ad attuare quest’atto d’infinito amore. Quindi da tutta l’eternità eziandio egli conobbe Maria, la elesse fra tutte le donne, l’amò con amore di singolare preferenza, la fece sua sposa. Laonde possiamo dire che, nella mente di Dio, Maria già esisteva nel cielo, prima di tutti i tempi, accanto a Gesù, Pontefice eterno, e che già stava preparato in salute del mondo questo capolavoro della divina misericordia. Il mondo aveva ancora da imparare a riporre in Maria tutta la sua speranza, e già destinata era Maria a riparare ad ogni futura disgrazia del mondo. Ecco il perché noi siamo sì cari al suo cuore; ecco il perché non cesserà mai la Santa Chiesa d’invocarla: Salute degli infermi, Rifugio dei colpevoli, Aiuto dei cristiani, Consolatrice degli afflitti e via dicendo; perché dal nostro infortunio appunto nacque la sua gloria. – Io ancora fui da tutta l’eternità presente al pensiero di Dio, e da Lui infinitamente amato. Da tutta l’eternità mi preparò i benefici e le grazie che adesso con tanta liberalità mi largisce. Alla mia salute si riferisce tutto il piano dell’Incarnazione e della Redenzione. L’amor di Dio verso di me, fu in certa guisa, più disinteressato di quello che ebbe per Maria, perché fui da Esso amato malgrado la schifosa lebbra del peccato di che già vedevami contaminato, mal grado la previsione dell’abuso che avrei fatto delle sue grazie, malgrado la mia sconoscenza, e la mia malizia. E non mi risolverò ancora di porre un termine al corso, oimè! Già troppo protratto delle mie ingratitudini e delle infedeltà mie?..

ESEMPIO.

La Spagna si distinse mai sempre per la sua venerazione verso la Madre di Dio; già ne celebrava le feste priaché fossero venute a notizia di altri popoli eziandio cattolici; si distinse ancora per la moltitudine e la magnificenza dei santuari, degli oratorii a lei dedicati; per il gran numero dei Santi devoti di Maria, e degli ordini religiosi istituiti a di Lei gloria. Presentemente ancora distinguesi la Spagna pel suo culto alle statue ed alle immagini della SS. Vergine; si trovano rinomatissimi santuarii a Madrid, Saragozza, Toledo, Siviglia, Gruadalupa, Valenza, Barcellona, Agreda, ed in quasi tutte le città e villaggi le confraternite del Rosario e dello Scapolare. Passo sotto silenzio il suo culto verso l’immacolata Concezione, poiché ne parlai in altra operetta – Il mese dell’Immacolata Concezione – Dirò solamente che nel 1859, dichiarata la guerra all’impero del Marocco, la regina Isabella II fe’ preparare per l’armata belligerante uno speciale vessillo, sul quale era dipinta l’immagine di Maria concepita senza peccato. E le rapide e decisive vittorie riportate dagli Spagnoli in quella sì malagevole guerra, ben provarono che non indarno si venera Maria, e nel suo patrocinio si confida.

Orazione.

O Vergine tutta piena di dolcezza, di bontà, di clemenza, la quale non foste arricchita dal Signore di tanta potenza e bontà, se non perché vi faceste per tutti i secoli la consolatrice degli afflitti, il sostegno dei deboli, il rifugio de’ poveri peccatori, deh! pregate per me adesso, e nell’ora della mia morte. Così sia.

OSSEQUIO.

Portate sul cuore l’immagine di Maria; e premendola con affetto al seno, ditele spesso: Questo cuore, o Maria, voglio che sia tutto vostro.

GIACULATORIA.

Dignare me laudare te, Virgo sacrata.

Lasciate, o Vergine,

Che anch’io vi onori:

Voi siete l’unica

Gioia de’ cuori.

-343-

O Domina mea, sancta Maria, me in tuam

benedictam fidem ac singularem custodiam et

in sinum misericordiae tuae, hodie et quotidie

et in hora exitus mei animam meam et corpus

meum tibi commendo: omnem spem et consolationem

meam, omnes angustias et miserias meas,

vitam et finem vitae meae tibi committo, ut per

tuam sanctissimam intercessionem et per tua

merita, omnia mea dirigantur et disponantur

opera secundum tuam tuique Filii voluntatem.

Amen (S. Aloisius Gonzaga).

Indulgentia trium annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, quotidiana orationis recitatione in integrum mensem producta (S. C. Indulg., 15 mart. 1890; S. Pæn. Ap., 28 mari. 1933).

II. GIORNO.

Concezione di Maria.

Non v’ha dubbio che l’anima di Maria non sia stata fregiata dal Signore di tutti i doni della natura; ma non v’ha dubbio neanco che il più prezioso di questi doni, quello senza cui un nulla sono tutti gli altri, si è il dono della santità. Maria fu concepita senza peccato, è dogma di fede, la fede de’ figli suoi. Tutti i discendenti di Adamo sono redenti, purificati pei meriti del Redentore; Maria sola è preservata: ricevono gli altri una grazia di purgazione, di riparazione; riceve Maria una grazia di preservazione, di conservazione. Quindi fin dalla sua concezione Ella è dotata del perfetto uso di ragione, e di tutte le grazie che sono ad un tempo il principio, le compagne, gli effetti d’una più che angelica innocenza. Quindi ancora il suo cuor puro, la sua anima innocente, il suo spirito ripieno di sapienza e d’intelligenza, fin da quel punto elevaronsi naturalmente e senza sforzo verso il cielo: fin da quel punto Maria conobbe, adorò, amò il Signore con maggior ardore dei serafini: fin da quel punto Maria poté dire: II mio amore è il mio peso. – Ed io, figlio del peccato, caduto nel fango al primo mio passo nella vita, col marchio dell’anatema del padre mio in fronte, contaminato dalla colpa della mia madre, schiavo d’un padrone infame e crudele, non ho, non sento propensione, attrazione che pel male! verso il male si diressero le prime mie inclinazioni; non cerco se non il male; non respiro, non conosco, non opero che il male! Io posso a tutta ragione esclamare: Il mio peso, il movimento del mio cuore è un principio di male…. Ed ardisco camminare con la testa alta; ardisco nutrire pensieri di vanità, di superbia, io schifoso verme di terra, io disprezzabile composto di lordura e di peccato!

ESEMPIO.

L’Algeria, celebre contrada del nord dell’Africa, ove la religione cristiana fiorì con tanta gloria, ai tempi specialmente di S. Agostino, vescovo d’Ippona, restò sepolta per molti secoli nelle tenebre del maomettismo. Gli Algerini tuttavolta conservarono l’idea di un Dio solo, e del culto della Madre del Messia. Ma dal 1839, epoca in cui fu creato il primo loro vescovo Monsignor Dupuch, la religione cristiana risorse a vita novella. Un misto di stupore e di edificazione s’impadronisce del cuore nell’osservare questi Arabi teneramente commossi alla vista delle immagini di Maria. Quando nelle solennità, la processione percorre la città, essi piegano il ginocchio dinanzi allo stendardo della Vergine Immacolata, e nelle infermità de’ loro figliuoli, corrono innanzi tutto ad offrirli a questa tenera Madre, perché credono che là è la salute degli infermi.

Orazione.

Balzò di gioia il cuor mio, o Vergine innocentissima, in udendo la voce del successore di Pietro annoverare tra i dogma di fede l’Immacolata vostra Concezione. Io lo credo questo dogma, e vorrei mi fosse dato soscriverlo col mio sangue, e morire ripetendo col cuore pieno di amore: O Maria concepita senza peccato pregate per me che a voi ricorro. Così sia.

OSSEQUIO.

Fate una visita ad un’immagine di Maria, e raccomandate caldamente alla sua intercessione l’anima vostra.

GIACULATORIA.

Salva, me, Domina, salva me.

Un dono voglio

Da voi, Maria;

Salvate, pregovi,

Quest’alma mia.

#    #    #

Ave Maria, etc.
O Domina mea! 0 Mater mea! Tibi me totum
offero, atque, ut me tibi probem devotum, consecro
tibi oculos meos, aures meas, os meum,
cor meum, piane me totum. Quoniam itaque
tuus sum, o bona Mater, serva me, defende me
ut rem ac possessionem tuam.

[Indulgentia quingentorum dierum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodooblationis actus quo tidie per integrum mensem pie iterates fuerit (S. C . Indulg., 5 aug. 1851; S. Pæn. Ap.,
21 nov. 1936).

III. GIORNO.

Nascita di Maria.

Maria nasce nell’oscurità e nel silenzio; viene al mondo, come la grazia, senza strepito, senza splendore. Deposta in povera culla, la sua nascita non è festeggiata che dai suoi genitori e da qualche congiunto. Che se ignari della loro fortuna, insensibili dìmostraronsi gli uomini, chi può ridire qual fu il primo sguardo di amorosa compiacenza abbassato dall’augusta Trinità sopra questa benedetta fanciulla? Sì, la mano dell’Onnipotente si stese con ineffabile tenerezza sopra Maria, la quale, fin da quel primo istante, già faceva ascendere al trono di Lui l’ossequio delle più pure e più fervide adorazioni. Rischiarata da lume celeste, Maria già ravvisa la vita che per Lei comincia, sotto il suo vero punto di vista; un viaggio più o meno lungo che mette all’eternità; un tempo di prova; un campo ove pochi giorni sono concessi all’uomo per seminar nel tempo quello che desia raccogliere nell’eternità: quindi si getta con perfetto abbandono tra le braccia del Signore, domandandogli una sol cosa, amarlo, amarlo sempre con novello ardore; ed intrepida s’avvia per la strada che se le apre dinanzi, e che dovrà innaffiare di tante lacrime. – Ad esempio di Maria abbiamo noi considerata la vita al lume della fede? Oimè! I primi nostri anni furono di dissipazione, e di oblio del Signore. Ben lungi dal ravvisare la vita come un tempo di prova, destinato alla conquista del cielo, l’abbiamo tenuto qual lungo giorno di festa che tutto scorrere doveva tra i piaceri. Poi, allor che l’età dell’esperienza sottentrò alle illusioni della giovinezza, invece di considerarci quali viaggiatori sviati, e piangere nell’amarezza del cuore il lungo tratto di vita percorso senza Dio, ci siamo ingolfati negli interessi del tempo senza por mente a quelli dell’eternità, senza por mente che ben tosto verrà la morte a gettarci poveri e nudi d’ogni merito ai piedi del tribunale del Giudice eterno! E adesso che cosa risolviamo?….

ESEMPIO.

Fin dal II, secolo della Chiesa, con la propagazione del Vangelo si propagò in Germania, vastissima contrada posta nel centro dell’Europa, il culto di Maria; e già le di lei feste solennizzavansi con grande magnificenza ai tempi di Carlo Magno. Tutti gli imperatori, pochissimi eccettuati, fino al regnante Francesco Giuseppe, si professarono devoti di Maria. S. Stefano la proclamò signora dell’Ungheria; Ottone I pose la Baviera sotto la di Lei protezione; Federico il Vittorioso la Sassonia; Massimiliano II la Boemia; Ferdinando III tutta l’Austria; ed un gran numero di regine assunsero l’augusto nome di Maria. Fra tutti i sovrani però, quelli d’Austria dimostraronsi i più zelanti per la gloria dell’Immacolata Concezione; fin dal 1725 ottennero dalla s. Sede il privilegio al loro clero di recitarne l’ufficio in tutti i sabati, ed in mezzo alle molte statue di bronzo dei suoi imperatori, Vienna lascia vedere sulla piazza principale, la statua della Vergine innalzata da Ferdinando III nel 1629, sul cui piedestallo leggesi: Alla Vergine Madre di Dio concepita senza peccato. Le strade della Boemia, Sassonia, Ungheria, ecc., sono seminate di statue e d’immagini di Maria; numerose le cattedrali a Lei dedicate.

Orazione.

Prostrato ai piedi della vostra culla, o celeste bambina, vi offro l’omaggio della mia adorazione e dell’amor mio; ma deh! voi permettetemi che, da questo istante, unisca la mia vita alla vostra, onde renderla gradita al vostro divin Figlio, e copra la mia nudità col dovizioso tesoro dei vostri incomparabili meriti. Così sia.

OSSEQUIO.

Se avete qualche peccato mortale, andate subito a confessarvene, oppure detestate quelli che commetteste per lo addietro.

GIACULATORIA.

Solve vìncla reis, Profer lumen cæcis.

Il pie’ scioglietemi

Da lacci rei;

E luce fatevi

Degli occhi miei.

348

Concede nos famulos tuos, quæsumus, Domine Deus, perpetua mentis et corporis sanitategaudere; et, gloriosa beatæ Mariæ semper Virginis
intercessione, a præsenti liberari tristitia et æterna perfrui lætitia.

Per Christum Doninum
nostrum. Amen (ex Miss. Rom.).
Indulgentia trìum annorum.
Indulgentia plenaria suetis conditionibus, oratione quotidie
per integrum mensem devote repetita (S. Paen. Ap.,
i8 mart. 1935).

IV. GIORNO.

Infanzia di Maria.

E il fanciullo cresceva in sapienza, in età, in grazia dinanzi a Dio, e dinanzi agli uomini. Tale fu il Figlio: tale per conseguenza esser dovette la Madre, ricevendo ognora, ed ognora più rendendosi fedele nel corrispondere alla grazia ricevuta. Il corpo di Lei prendeva lente proporzioni, ed in ragione dell’età; la di Lei anima però batteva a passi di gigante la strada della perfezione. Ma qual perfezione non chiedeva da Maria l’eccelso ministero che doveva poi un giorno esserle affidato? E Maria, fedele, obbediente agli impulsi della grazia, docile alla voce del Dio che la custodiva e governava, non pose mai il menomo ostacolo, non mai arrestò il corso della grazia nel proprio cuore; laonde per un progressivo accrescimento di celeste soccorso, pervenne a sì fatto apice di virtù, di meriti e di grazie che vincerà sempre ogni nostro concetto, come ogni nostra espressione.Ed a me quando mai mancò la grazia, e quando mai le ho io corrisposto? Ah! sì preziosa è la grazia che un’anima, la quale siane in possesso, può ad ogni istante alzare al cielo uno sguardo di speranza, d’amore, e dire a se medesima: Là è la mia patria, là io sono amata, attesa, desiderata: là ho un Padre il cui amore veglia sopra di me, la cui orecchia sta sempre aperta alle mie preghiere, il cui cuore s’intenerisce ad ogni mio sospiro; là infine ho un possente mediatore il quale perora la mia causa presso il Padre suo; una Madre e dei fratelli che mi tendono la mano onde ajutarmi a raggiungere il trono che mi sta presso di loro preparato. Eppure! io che sono sì sensibile agli avversi colpi di fortuna; io che sono inconsolabile nella perdita della sanità, de’ parenti, ho fatto lagrimevole getto d’un bene così prezioso qual è la grazia, e poi non solo non trovo una lacrima a spargere per una perdita sì grande, ma vivo gli anni interi senza darmi pensiero di riacquistarla! O Maria, o Madre mia, pietà, soccorso!

ESEMPIO.

L’Anatolia, la Siria, la Palestina, le quali stavano tanto a cuore agli Apostoli, fin dalla culla del Cristianesimo, e distinguevansi per la loro fede e per la loro divozione verso l’immacolato Cuore della Vergine tutta santa, presentano pur anco oggi giorno non pochi esempi di fedeltà alla vera religione e di pietà verso Maria. Nicomedia, Nicea, Smirne, Efeso, Antiochia, Neocesarea, Damasco, Tiro, Palmira, ecc., ricche di religiose rimembranze, queste celebri città conservano ancora molte immagini, statue, reliquie della Madre di Dio, e rispettosi gli abitanti inchinansi tuttora dinanzi ai venerabili avanzi degli antichi santuari, ove cantavansi altre volte le di Lei grandezze, ed i prodigi da Dio operati in virtù delle di Lei orazioni. Così le antiche città della Palestina: Nazaret. Betlemme, Gerusalemme, Ioppe, Edessa ecc., nomi sì cari al cuore cristiano, e sono e saranno mai sempre l’oggetto d’incessanti pellegrinaggi.

Orazione.

O Madre della grazia, sovvengavi che io sono la debolezza, la fragilità in persona; vegliate voi medesima alla custodia del prezioso tesoro che mi fu dal Signore confidato; proteggetemi, difendetemi, copritemi col manto della vostra materna protezione fino all’estremo mio respiro. Così sia.

OSSEQUIO.

Fate un atto di mortificazione della gola in penitenza delle soddisfazioni illecite date al vostro corpo.

GIACULATORIA.

Munda cor et corpus meum, Sancta Maria.

Questa mia carne

Questo mio cuore

Purgate al fuoco

Del vostro amore.

347
Adiuvet nos, quæsumus Domine, gloriosæ
tuæ Genitricis semperque Virginis Mariae intercessio
veneranda: ut quos perpetuis cumulavit
beneficiis, a cunctis periculis absolutos,
sua faciat pietate concordes: Qui vivis et regnas
in sæcula sæculorum. Amen (ex Miss. Rom.).
Indulgentia trium annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodoquotidiana orationis recitatio i n integrum mensem produhierit
(S. Pæn. Ap., 6 febr. 1934):

V. GIORNO.

Presentazione di Maria al tempio.

Maria conta appena tre anni di vita, e già la vediamo condotta al tempio da’ suoi pii genitori; vanno essi a trapiantare a pie degli altari del Dio vivente questo giglio abbagliante di purezza e d’innocenza, onde cresca e si spanda all’incontaminata ombra del santuario. Per riguardo a Maria, si è il suo cuore che la guida al tempio; il suo cuore tutto ardente d’amore non è penetrato che da un pensiero, da un desiderio: essere tutto del Signore senza interruzione di tempo, senza divisione d’affetti. Il mondo non conteneva pericolo di sorta per la Vergine Immacolata, e vi avrebbe potuto vivere pura e senza macchia; è vero: Maria tuttavolta vivere doveva vicino a Dio. Fanciulla, il suo posto è il santuario; madre presso la culla del Figlio; poi un giorno presso la croce di Lui; più tardi alla destra di Lui ne’ cieli. – Voleva il Signor che la vita di Maria offrisse un modello a tutte le persone del suo sesso, quale che fosse la posizione in cui sarebbersi trovate; laonde cominciò a darla perfetto esemplare a quelle che avrebbero un giorno eletto la miglior parte, e rinunziato a tutto per non possedere che Lui solo. – Quanto differente è la nostra condotta! Non che imitar Maria nell’offrire a Dio le primizie della nostra vita, crediamo di far gran cosa nel conservargliene i miserabili avanzi. E nulladimeno abbiamo appreso fin dalla nostra infanzia che fummo creati all’unico fine di amare e servire il Signore, e per tal via conseguire la vita eterna. Non sono tutti chiamati come Maria a rinunziare ad ogni terreno affetto o legame, onde consacrarsi a Dio in un chiostro; ma nessuno tuttavia è dispensato dal dovere di tendere alla perfezione propria del suo stato o della sua condizione. L’essenziale, su che trovasi, generalmente parlando, fondata l’eterna nostra salute, si è di corrispondere ai disegni di Dio, vedere di conoscere la propria vocazione, e poi generosamente seguire la divina chiamata.

ESEMPIO.

La Religione Cattolica, abbracciata dalla Svizzera fin dai primi tempi del Cristianesimo, vigorì in tutta la sua purezza fino al secolo XVI, in cui Lutero, Zwinglio e Calvino vi seminarono l’eresia. Presentemente sono misti insieme eretici e cattolici, ed i templi dedicati a Maria, dei quali non pochi sono venerabili per la loro antichità, trovansi seminati, come porti di salute, in mezzo alle popolazioni sedenti nelle tenebre dell’errore. A Unterwald, ove il pellegrino non iscorge sotto a’ suoi piedi se non ispaventevoli precipizi, e sopra il suo capo enormi massi di pietra quasi lanciati in alto, avvi un santuario adorno di graziosi dipinti, rappresentanti gli attributi della SS. Vergine, nel quale si venera da parecchi secoli una celebre statua chiamata Nostra Signora del Passeggero. Qui vengono i Calvinisti medesimi nelle loro afflizioni ad implorare la misericordia di Maria. A Einsiedeln il santuario di Nostra Signora la miracolosa, è sempre affollatissimo di pellegrini d’ogni regione; nel 1859 vi si recò con tutta la sua famiglia Carlo Antonio, principe regnante di Hohenzollern-Sigmaringen. All’abbadia del medesimo villaggio, in una sotterranea cappella, incavata nel vivo masso, si onora l’antica e graziosa immagine della beata Vergine, chiamata Nostra Signora della Pietra, meglio nota però sotto il titolo di Nostra Signora degli Eremiti, rinomatissima per sorprendenti prodigi. – A questo santuario pellegrinarono nel 1858 l’arciduca Luigi d’Austria, fratello dell’attuale imperatore Francesco Giuseppe; e nel 1859 un grandissimo numero di ufficiali francesi ed austriaci. In Ginevra finalmente, metropoli del Calvinismo, Monsig. Marilley vescovo di Losanna, accompagnato da tre altri vescovi e da più di 150 sacerdoti, consacrò una magnifica chiesa dedicata all’Immacolata Concezione.

Orazione.

O Vergine immacolata, la quale con fedeltà sì perfetta corrispondeste ai disegni di Dio, insegnate alla povera anima mia la strada che batter dee per non perdersi; e poi, quale che ella siasi, impetratemi quello spirito di generosità che fa coraggiosamente superare ogni ostacolo, e trovare tutta la sua felicità nell’ adempimento della volontà divina. Così sia.

OSSEQUIO.

Eccitate qualche orazione in onore di Maria.

GIACULATORIA.

Vitam prcesta puram, iter para tutum.

O Madre datemi

Un alma pura:

Del ciel mostratemi

La via sicura.

349
Sancta Maria, succurre miseris, iuva pusillanimes,
refove flebiles, ora prò populo, interveni
prò clero, intercede prò devoto femineo sexu:
sentiant omnes tuum iuvamen, quicumque celebrante
tuam sanctam commemorationem

(ex Breviario Rom.).
Indulgentia trium annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummododevota orationis recitatio,  quotidie peracta, in integrum
mensem producta fuerit (S. Pænit. Ap., 29 maii 1936).

VI. GIORNO

Dimora di Maria nel tempio.

Nascosta nella solitudine del tempio, Maria non ha che un desiderio: glorificare il Signore e ad ogni respiro di sua vita dargli un novello attestato dell’amor suo. Ma per giungere a questo fine non ignora ella non esser d’uopo di fare strepitose azioni, le quali risveglino l’ammirazione degli uomini, severamente eseguire la volontà divina, né esser altra questa volontà divina se non il perfetto adempimento dei doveri annessi allo stato in che ella ci ha posto. Quali sono i doveri dello stato di Maria? Quelli di tutti i fanciulli in generale, e specialmente delle giovani figlie; la preghiera, il lavoro, l’obbedienza, la carità. — Più infiammata d’amore che i serafini l’anima di Maria elevavasi a Dio con prodigiosa rapidità ed agevolezza. — Dall’orazione passava al lavoro; ma la sua intima ed abituale unione con Dio volgeva in una incessante preghiera ogni suo lavoro, ogni sua azione. — Posta sotto l’ubbidienza, un desiderio di chi la guidava, equivaleva per Lei ad un comando; e faceva consistere la propria felicità nel prevenirne eziandio gli ordini ed i desideri, — Educata nel tempio in compagnia di altre fanciulle, Maria copriva col velo di carità le loro imperfezioni, ed alla loro invidia non opponeva che dolcezza ed invitta pazienza. La santità che Dio da noi richiede, consiste nell’adempire esattamente i doveri del nostro stato; ed adempirli con l’unico intento di piacere al Signore e fare la volontà sua. Fuori di qui, non vi ha, non dirò perfezione, ma neanco salute. Sì, intendiamola bene, negligentare i propri doveri sotto pretesto di occuparsi in opere più perfette, la è grossolana illusione; e le opere che noi anteponiamo ai propri doveri, per quantunque sante esser possano in se medesime, non che tornar gradite al Signore, ci costituiscono colpevoli e degni di punizione al divin suo tribunale.

ESEMPIO.

La Russia, impero sì vasto al presente, era ancora un deserto nel iv secolo. S. Ignazio di Costantinopoli vi mandò missionari nell’870. Nel 950 fu solennemente battezzata la principessa Olga col nome di Elena, e tosto per ogni dove edificaronsi templi all’augusta Madre del Salvator del mondo. Valdimiro I nel 992 nella città da lui edificata, ed alla quale impose il proprio nome, eresse un sontuoso tempio, in cui collocò un’immagine di Maria, inviatagli da Nicolao patriarca di Costantinopoli, divenuta poi rinomatissima pei prodigi che operava. Si è alla vista di quest’immagine che Pietro il Grande pose fine alla strage degli Strelitz nel 1698. Separandosi con la scisma dalla Chiesa romana i Russi non abbandonarono già il culto di Maria. Dedicata all’Assunzione di Maria è la più bella chiesa di Mosca, la cattedrale; se ne porta processionalmente l’immagine sotto un magnifico baldacchino, ed eziandio nella casa degli infermi a loro consolazione e sollievo. Ad una porta del Kremlin è sovrapposta una prodigiosa immagine della B. Vergine guardata da due sentinelle a capo scoperto. Dinanzi a questa profondamente inchinossi Napoleone I nel 1812. – Fino alla superstizione spingono il culto di Maria i Russi. Si è per tale motivo che Mosca è considerata come una città santa, ed in essa fannosi incoronare gli imperatori.

Orazione.

O Maria, perfetto esemplare di tutte le età, di tutte le posizioni in cui possono trovarsi le persone del vostro sesso, ottenetemi la grazia che, a vostro esempio, io doni un principio di vita a tutte le mie azioni per mezzo di un’intima ed abituale unione con Dio, onde possa, all’uscir dal tempo, ricevere nell’eternità il guiderdone promesso a chi è fedele nelle piccole cose. Così sia.

OSSEQUIO.

Nelle tentazioni prendete in mano la corona e baciatela. Disgustar Maria mentre baciate il suo rosario, nol farete per fermo.

GIACULATORIA.

A Peccato mortali lìbera me, Domina.

Lungi tenete

Da questo seno

Dell’atra colpa

Il rio veleno.

351
  O Mater pietatis et misericordiæ, beatissima
Virgo Maria, ego miser et indignus peccator ad
te coniugio toto corde et affectu; et precor pietatem
tuam ut, sicut dulcissimo Filio tuo in
Cruce pendenti adstitisti, ita et mihi misero
peccatori et fidelibus omnibus sacrosanctum Filii
tui Corpus sumentibus clementer adsistere
digneris, ut tua gratia adiuti, digne ac fructuose
illud sumere valeamus. Per eumdem Christum
Dominum nostrum. Amen.
Fidelibus supra relatam o rationem ante Communionem recitantibus conceditur: Indulgentia trium annorum; Indulgentia plenaria, si quotidie per integrum mensemidem præstiterint et præterea sacramentalem confessionem, alicuius ecclesiæ vel publici oratorii visitationem
et ad mentem Summi Pontificis preces addiderint (S. Pænit.
Ap., 25 maii 1941)

VII. GIORNO.

Voto di Verginità.

Separata ed ignorata dal mondo cresceva Maria in età, in santità, in grazia all’ombra del santuario. Sempre volta dalla parte del cielo, la sua anima pura ed immacolata consumavasi già tra i casti ardori del divino amore, né altra felicità conosceva od altra gloria che la felicità e la gloria d’essere tutta di Dio. Una bocca divina non ancora aveva proclamato l’eccellenza della purità, e Maria già l’ha indovinata col suo cuore, il quale comprende ed ama tutto che è puro e santo. Gelosa quindi di riserbare per Dio solo tutti gli affetti del suo cuore, a Lui si consacra col voto di verginità. Quest’atto eroico, divenuto in seguito l’irresistibile calamita delle anime generose presuppone una prodigiosa virtù, in Maria. Difatto viva più che mai era in que’ giorni tra la nazione l’attesa del Messia; non ignoravasi che nascer doveva dalla prosapia di David; Maria erane un rampollo: qual donna avrebbe rinunziato alla seducente speranza di divenire madre dell’Aspettato dalle genti?… Maria fu più che donna; con questo voto si rese superiore agli Angeli stessi. O Vergine Immacolata! non sarà sterile tanta virtù; a te, a te sola sta riserbata la gloria che fuggi; diverrai madre del Figlio di Dio. Beate le anime dal cuor puro, esse vedranno Dio. Vedranno Dio per l’affettuosa conoscenza che egli loro comunica delle sue grandezze, delle infinite sue perfezioni, delle sue misericordie, dell’amor suo: vedranno Dio per l’attitudine ad abbracciare tutto che a Lui si riferisce, per la facilità a comprendere i misteriosi rapporti che esistono tra il Creatore e la povera creatura. Si Dio rivelasi al cuor puro, gli si manifesta, lo tratta con la dolce ed intima famigliarità di amico ad amico. Ma non obliamo che questo fiore del cielo non agevolmente si acclimata sulla nostra terra: onde conservisi, è d’uopo circondarlo di precauzioni, di sollecitudini assidue; che estrema è la sua delicatezza, e ben poca cosa è sufficiente a cagionargli la morte.

ESEMPIO.

Il Portogallo non ha solamente comune con la Spagna il territorio, ma i costumi eziandio e gli affetti religiosi, il rispetto e la divozione verso l’Immacolato Cuore di Maria. Sì profonde radici aveva piantato la religione cristiana fra questo popolo che, per molti secoli fu l’unica religione permessa: ragione per cui il sommo Pontefice Benedetto XIV concesse ai re di Portogallo l’ereditario titolo di Fedelissimo. – La divozione alla beata Vergine vigorisce tuttora, sebbene la fede abbia rimesso non poco di sua vivezza, e rari sono i Portoghesi i quali non portino lo scapolare di Maria, od una qualsiasi di Lei immagine, purché tuttavolta abbia toccato alcuna di quelle che sono riputate prodigiose. Onorasi a Cieca un’immagine denominata la B. Vergine degli sgozzati, perché, dicesi, molte persone strangolate nella guerra di Alfonso II nel 1253, portate dinanzi a quest’immagine, istantaneamente risuscitarono. – Un’altra è venerata a Villa-Viciosa, sotto il titolo di Nostra Signora della Stella; ed una terza presso Lisbona da parecchi secoli rinomatissima, appellata Nostra Signora dei lumi, presentemente visitata da innumerevoli pellegrini portoghesi e spagnoli.

Orazione.

O Vergine Immacolata, chiamata con tanta ragione da santa Chiesa, Madre senza macchia, giglio splendido di purezza e d’innocenza, pregate per me sì fragile, sì contaminato da innumerevoli colpe. Sovvengavi che vostro figlio io sono; deh! accorrete in mio soccorso nell’ora della tentazione, e della mia morte. Così sia.

OSSEQUIO.

Prostratevi dinanzi ad un immagine di Maria e pregatela a tener lontano da voi i divini castighi.

GIACULATORIA

Mater Dei, ora pro me.

Voi che di Dio

La Madre siete

Potenti suppliche

Per me porgete.

339
Memorare, o piissima Virgo Maria, non esse
auditum a sæculo, quemquam ad tua recurrentem
praæsidia, tua implorantem auxilia, tua petentem
suffragia esse derelictum. Ego tali animatus
confidentia ad te, Virgo Virginum, Mater,
curro; ad te venio; coram te gemens peccator
assisto. Noli, Mater Verbi, verba mea despicere,
sed audi propitia et exaudi. Amen.
Indulgentia trium annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, quotidianaorationis recitatione i n integrum mensem producta (S. C.
Indulg., 11 dec. 1846; S. Pæn. Ap., 8 sept. 1935).

VIII. GIORNO.

Annunciazione.

 Da qualche tempo Maria, per obbedire ai ministri di Dio, era uscita dal santuario, ed unitasi in matrimonio con l’artigiano Giuseppe. Ma questo sposo, puro e vergine anch’esso, non doveva essere che il custode, il protettore della verginità di Maria. Intanto suona l’ora della nostra redenzione; l’arcangelo Gabriele, ad un cenno dell’Eterno, scende dal cielo, viene a gettarsi ai piedi di Maria, e le dice: Io vi saluto, o piena di grazia; il Signore è con voi. Queste sublimi parole: Piena di grazia, atterriscono l’umiltà di Maria: ah! se Ella inquietasi per un sì rispettoso saluto, qual effetto produrrà in lei la parola del celeste messaggero con cui le domanda il consenso di divenir madre del suo Dio?- Son vergine, risponde la timida fanciulla, e vergine io vo’ rimanere. Ma al sentire che il prodigio dell’amore e della misericordia di Dio sarà in Lei l’opera dello Spirito Creatore, abbassa il capo ed esclama: Io sono l’ancella, del Signore, in me si compisca la di Lui volontà. Sì, niente meno richìedevasi che un abisso di umiltà e di delicatezza per contenere l’abisso dell’amore e dell’annientamento di quell’immensa maestà che non può essere contenuta da cosa alcuna. – Perché mai siamo noi sempre umili unicamente in parole, ed in pratica non mai! Ah! si è perché non conosciamo noi medesimi; che anzi paventiamo lo studio del nostro cuore, perché questo studio,- persuadendoci della nostra debolezza, della grandezza della nostra miseria, c’insegnerebbe ad un tempo l’umiltà; essendo impossibile conoscerci quali siamo in realtà, e conservare qualche stima per noi medesimi. – Oimè! noi siamo un nulla; abbandonati alle proprie nostre miserie, siamo impotenti a tutto; sprovvisti della grazia siamo inabili ad ogni bene, abilissimi ad offender Dio con i più deplorabili disordini, e nulla possediamo che non sia un dono della liberalità del Signore. Laonde chi non è umile commette un furto a Dio, e la più schifosa delle ingiustizie.

ESEMPIO.

La Russia divide presentemente con la Turchia il possesso dell’Armenia, vasta contrada dell’Asia occidentale che abbracciò il culto di Maria col Vangelo fin dal primo secolo della Chiesa. Nella città di Van, la più antica di tutta l’Armenia, si ravvisano ancora i venerabili avanzi d’ un celebre santuario di Maria, erettovi, dicesi, dall’apostolo s. Bartolomeo, quando vi predicò il Dio crocifìsso per la salvezza degli uomini. C’insegna una costante tradizione che veneravasi fin d’allora una prodigiosa immagine della Madre di Dio, affidata dallo stesso Apostolo alle sollecite cure di sante donne. Trovasi nell’Armenia un buon numero di antiche chiese, parecchie delle quali dedicate a Maria, che partironsi tra di loro i Greci uniti, i Greci scismatici ed i Musulmani. Generalmente parlando, fassi ognor più ardente adesso la divozione degli Armeni all’immacolato Cuore di Maria.

Orazione.

O Maria, Vergine purissima, la quale foste la più elevata delle creature, appunto perché foste la più umile, volgete uno sguardo di misericordia sopra di me così pieno di amor proprio, e fate che modellando il mio cuore sul vostro, il quale è parlante immagine di quello di Gesù, possa un giorno conseguir la mercede promessa ai dolci ed umili di cuore. Così sia.

OSSEQUIO

Baciate tre volte la terra, ripetendo a voi medesimo queste parole: Quid superbis terra, et cinis?

GIACULATORIA.

Tu nos ab hoste protege, et mortis hora suscipe.

Nell’ultima ora

Della mia vita

Imploro, o Madre,

La vostra aita.

293
Dignare me laudare te, Virgo sacrata;
Da mihi virtutem contra hostes tuos.
(ex Brev. Rom.).
Indulgentia trecentorum dierum. Indulgentia plenaria suet is conditionibus, si quotidianainvocationis recitat io in integrum mensem producta fuerit.
(S. C. Indulg., 5 apr. 1786; S. Paen. Ap., 28 mari. 1933).

IX. GIORNO.

La Maternità divina.

Erudita nelle sacre scritture, non ignorava Maria quanto caro le sarebbe costato il titolo di Madre di Dio; e che il suo Figlio avrebbe dovuto comprare a prezzo di sangue il nome di Salvatore, e quindi Ella parimenti pagare con lacrime, e lacrime ben amare il nome di Madre. Che farà Maria dinanzi a sì dolorosa prospettiva? Rassicuriamoci: il Signore ha parlato, e l’umile Vergine non sa che obbedire. Si è quindi col sentimento di profonda umiltà, e perfetta sommissione a ciò che tutto chiederà il Signore da Lei e dal suo divin Figlio, che esclama: Io sono l’ancella del Signore, in me si compisca la volontà di Lui. Chiniamo il capo dinanzi a queste parole le quali ci dipingono al naturale il Cuore della nostra Madre del cielo, l’abisso della sua umiltà, l’estensione della sua rassegnazione. Io sono l’ancella di Dio; qui accetta per sé la gloria della maternità divina, e poi più tardi accetterà per sé, per suo figlio le miserie di Betlemme, l’oscurità d’una vita laboriosa, e più tardi ancora gli strazi del Calvario. Ottenuto questo consenso da Maria, il Signore fecondò il seno verginale di Lei con l’onnipotente sua virtù, ed essa divenne vera Madre del Figlio di Dio. Non invidiamo a tanta fortuna di Maria; che per mezzo della comunione siamo noi eziandio chiamati a dividerla con Lei. La comunione ci unisce non solamente alla divinità ma all’umanità ancora dell’adorabile Salvatore; a quel sangue prezioso che pagò sul Golgota il riscatto dell’anima nostra; a quel sacro Cuore che dimostrossi così misericordioso, così sensibile alle nostre miserie. Tale unione con chi mai la contrae Iddio per mezzo della comunione? Con l’uomo: con l’uomo, essere d’un giorno, chiamato dal nulla alla vita dalla di Lui potenza; essere mortale che oggi esiste e domani non è più contato nel novero dei viventi. Approssimiamoci pertanto alla mensa degli Angeli con fede viva, con umiltà profonda, con ardente carità, con purezza di coscienza ed allora diverrà per noi il preludio dell’eterna nostra comunione nel cielo.

ESEMPIO.

Il regno d’ Inghilterra fu convertito al Vangelo nel 590 da s. Agostino, consacrato in seguito primo arcivescovo di Cantorbery. In brevissimo tempo elevaronsi per ogni dove sontuosissime chiese dedicate a D. O. M. sotto l’invocazione di Maria, e non piccol numero di monasteri e di abbadie in di Lei onore, tra cui primeggiano quelle di Glastembury, di Abingdon, di Ramsy, di York, di Westminster. Sorse eziandio un gran numero di cattedrali consacrate alla Regina degli Angeli; per la costruzione di quella di Salisbury impiegaronsi 39 anni, e ne conta poche pari in magnificenza. Una passione, oimè! non frenata nei suoi inizi, bastò a svellere dal corpo della Chiesa questo regno, chiamato per antonomasia, la terra dei Santi; la cupidigia distrusse i monasteri, l’empietà chiuse i templi, e la barbarie trucidò vescovi, sacerdoti, monaci, vergini… Siffatte conseguenze seco si trasse la brutta passione! Povera Inghilterra! In tuo favore non altro abbiamo che lacrime e voti; ma in tuo prò congiungono le loro preghiere alle nostre ed a quelle di Maria, gli Agostini, gli Anselmi, i Tommasi, gli Edoardi, gli Edmondi, e ben già se ne ravvisano i salutari effetti. Noi vediamo quel governo farsi di giorno in giorno meno ostile al cattolicismo: già si contano 926 chiese cattoliche; un cardinale creato nel 1840, 18 tra arcivescovi e vescovi, 1217 sacerdoti esercitano liberamente le loro funzioni. Un gran numero di scuole, di seminarii, di ospizi, di ospedali, la più parte affidati alla tutela di Maria, danno le più care speranze di un prossimo ritorno al seno di santa Chiesa di tutto il regno.

Orazione.

O Maria, primo tabernacolo del Verbo fatto carne, la quale riceveste con tanto amore nel santo vostro seno questo Dio annichilato, ottenetemi le disposizioni necessarie, onde fervorose sempre e meritorie siano le mie comunioni in vita, e sopra ogni altra fervorosa e santa quella che precederà la mia morte. Così sia.

OSSEQUIO.

Nel mettervi a letto figuratevi d’essere al divin tribunale, ed ascoltate ciò che vi dice la coscienza.

GIACULATORIA.

In Die judicìi libera me, Domina.

Nel giorno estremo

Giorno di pianto,

Madre copritemi

Col vostro manto.

-295-

Virgo ante partum, ora prò nobis.
Ave Maria.
Virgo in partu, ora prò nobis.
Ave Maria.
Virgo post partum, ora prò nobis.
Ave Maria.
Indulgentia trecentorum dierum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, invocationibus quotidie per integrum mensem iteratis (S. C . Indulg.,
20 maii 1893; S. Pæn. Ap., 12 oct. 1934).

X. GIORNO.

Visitazione.

Il bambino che vive nelle castissime viscere di Maria venne a portare sulla terra il sacro fuoco della carità; il suo cuore ne è la sorgente, e già lo accese nel cuore di sua Madre. Al contatto del cuore di Gesù, il cuor di Maria diviene fornace divampante di amore e di carità: questo fuoco è attivissimo epperciò la stimola, la spinge a comunicarlo ad altri cuori. Quindi alla primiera notizia che la situazione d’Elisabetta domanda le sue cure, Maria esce dalla cara sua solitudine di Nazaret, s’avvia verso le montagne della Giudea, e va a costituirsi ancella di colei alla quale ella medesima è immensamente superiore. Ma lo spirito di Maria non conosce quelle idee di preminenza, di dignità, d’autorità, e va dicendo, di che il mondo si pasce con tanta sicurezza; eh! no: più la è grande, e più è umile; né altro ravvisa in Elisabetta che una sua parente la cui avanzata età e gravidanza merita le sue attenzioni. — La carità comunica i tesori del cielo: ovunque passa, Maria semina benedizioni: alle sue parole Giovanni è santificato, Elisabetta profetizza, la casa del Levita esulta di gioia, e Maria prende parte sincera alla felicità di che è cagione. Per poco che si esaminino le parole dell’adorabile Salvatore intorno alla virtù della carità, di leggieri si scorge che questa virtù la vince sopra ogni altra agli occhi di Lui, ed è come la respirazione, la vita del suo divin cuore tutto ardente d’amore verso Dio, e degli uomini. E qual amore? ah! Betlemme, il Calvario, il tabernacolo altamente ci predicano che sì fatto amore non si contentò di parole: operò, sofferse, sacrificossi in pro nostro. Laonde non illudiamo noi medesimi; la carità che Dio esige da noi verso il prossimo esser dee una carità non teorica ma pratica, perciò disse; Tutto che FARETE al minimo dei vostri fratelli, lo considererò come fatto a me stesso.

ESEMPIO.

Fin dal IV secolo noi vediamo s. Adalberto vescovo di Gnesne, comporre inni a Maria per l’armata polacca, la quale combatteva ne’ paesi ancora infedeli della Pomerania e della Prussia. Uno di questi, le cui iniziali erano: Boga Botsica (Madre di Dio), fu per molti secoli il loro cantico guerriero. I Poloni ascrissero mai sempre a loro precipuo onore l’essere detti i figli della Chiesa Cattolica Romana, ed i servi fedelissimi della Madre di Dio, da essi chiamata la Regina del cielo e della Polonia, od eziandio semplicemente la Regina della Polonia. Ad avere un’idea caratteristica della venerazione che questo sventuratissimo regno sentiva per Maria, parmi sufficiente questo fatto. Per legge di stato era formalmente vietato l’imporre a chi che sia il nome di Maria, onde col rendersene familiare il nome, non si venisse a scemar di rispetto verso di Lei; e questa proibizione fu spinta a tal segno che Ladislao IV, impalmandosi a Maria Luigia di Nevers, nel contratto nuziale appose la clausola che la novella regina abbandonerebbe il nome di Maria, perché forse non l’avrebbero i polacchi tollerato. Indarno tentarono per lo addietro la riforma ed il sinodo russo di schiantare questo culto da quella infelice nazione; ma pur troppo! da tre anni sì feroce è la persecuzione mossale dai luogotenenti dello Czar Alessandro, sotto politici pretesti, che quasi quasi presentemente (1867) non rimane più vestigia né di polacchi, né di culto cattolico. Il cielo solo può ancora rimediare a tanto sterminio; preghiamo e speriamo!

Orazione.

O Maria, consolatrice degli afflitti, ispirate al mio cuore un grammo di quella carità che rese l’immacolato vostro Cuore così sensibile alle nostre miserie. Deh! fate che a vostro esempio, io sia pieno di misericordia, d’indulgenza, di compassione pe’ miei fratelli, e specialmente per quelli che mi offendono, o da cui ricevo qualche torto, onde conseguir possa il premio promesso alla carità. Così sia.

OSSEQUIO.

Stando in Chiesa, dite: Se io dovessi star qui in ginocchio per tutta l’eternità, oh! che disperazione. E nell’inferno! e nell’inferno!

GIACULATORIA.

A pœnis inferni libera me, Domina.

Dal cupo, orribile

Eterno esilio

Madre salvatemi

Son vostro figlio.

XI. GIORNO.

Il Magnificat.

Continuiamo ad ammirare i prodigi di che è feconda la visita di Maria ad Elisabetta. — La Vergine immacolata ascolta le lodi che le sono prodigate dalla cugina ad ispirazione di Dio; non le rifiuta queste lodi, che la vera umiltà come ama la verità così odia e detesta la menzogna. Ma il suo cuor verginale, non che ripiegarsi sopra se medesimo onde compiacersi od invanirsi della propria eccellenza, non pone mente se non ai benefizi del Signore, e trovasi talmente ricolmo da sentimenti di gratitudine e d’amore verso di Lui che, impotente a contenerli dentro se medesimo, simile a vaso troppo pieno, apresi un’uscita, e lega ai secoli avvenire il più soave cantico che vanti la novella alleanza, qual perenne monumento della sua umiltà, riconoscenza ed amore. — L’anima mia glorifica il Signore, ed il mio spirito è rapito di gioia in Dio mio Salvatore, perché guardò l’umiltà della sua ancella; ed ecco che tutte le generazioni mi diranno beata ecc. – E questo inno di paradiso è cantato da Maria a nome di tutti i beneficati dal Signore, di tutti i redenti del Calvario. Ad esempio di Maria, siamo noi riconoscenti ai benefici di Dio? La ricordanza della liberalità di questo Dio, il quale è per noi il Padre più tenero ed il benefattore più generoso, accende per avventura ne’ nostri cuori un profondo sentimento di gratitudine e d’amore? Oimè! l’abitudine di ricevere i benefici dal nostro Dio ci rese insensibili, e ce ne serviamo senza neanco benedire alla mano che sopra di noi li sparge; non ne conosciamo il prezzo se non allorché ne siamo privi; e le nostre labbra che apronsi così spesse fiate onde implorare novelli favori, ignorano poi la via d’aprirsi allorché è d’uopo renderne grazie a Colui dal quale scende ogni dono perfetto. Oh! Perché mai non arrossiamo di comparir ingrati verso Dio, noi i quali arrossiamo di comparir ingrati verso gli uomini?

ESEMPIO.

Sebbene fin dal II secolo, e poi nuovamente nel VI fosse predicato il Vangelo nella Baviera da s. Roberto, possiam dire tuttavolta che la Religione Cattolica, col culto della Madre di Dio, non divenne la religione dominante che nel 755, in cui s. Bonifazio vescovo di Metz e di Magonza fondò l’arcivescovado di Eichstadt. Ottone I pose tutti i suoi stati sotto il patrocinio di Maria. Alla metà del secolo XVIII noveravansi nella Baviera 315 case religiose, tutte dedicate al culto della B. Vergine, e la più parte occupate nell’educazione della gioventù. Ad Alten-Oelting è venerata una prodigiosa statua, celebre per innumerevoli pellegrinaggi che vi si fanno. Frequentatissima da ogni ceto di persone è l’immagine della B. Vergine al monastero della Visitazione in Oggersheim. La festa della Natività solennizzata nella chiesa della santa Casa di Loreto, vi radunò nel 1845, oltre a dodici mila fedeli, di cui otto mila accostaronsi ai Sacramenti, A Munich, in una cappella attigua al convento de’ Cappuccini, si scorge la più gran venerazione a Maria V. Addolorata. La cattedrale di Passau, dedicata alla Annunziazione di Maria, vi trae ogni anno un considerevole numero di pellegrini, e Maria Annunziata li rinvia consolati, paghi nei loro voti.

Orazione.

O Maria, perfetto modello di gratitudine, non permettete che la sconoscenza agghiacci il mio cuore; ma prestatemi il vostro per benedire al Signore di tutti i beni spirituali e temporali a me prodigati, onde la mia vita divenga un continuo ringraziamento, e quest’inno di benedizione, di laude cominciato nel tempo, possa continuarlo perennemente nell’eternità. Così sia.

OSSEQUIO.

Risolvetevi ad una pratica di divozione a Maria da farsi ogni giorno affinché vi liberi dall’inferno.

GIACULATORIA.

Gratias tibi, Virgo, quia non ardeo.

Se tra le eterne

Fiamme non sono,

Vergine eccelsa

Fu vostro dono.

320
Magnificat anima mea Dominum: Et exsultavit spiritus meus in Deo salutari
Quia respexit humilitatem ancillæ suæ: ecce
enim ex hoc beatam me dicent omnes generationes.
Quia fecit mihi magna qui potens est: et sanctum
nomen eius.
Et misericordia eius a progenie in progenies
timentibus eum. Fecit potentiam in brachio suo: dispersit superbos mente
cordis sui.
Deposuit potentes de sede, et exaltavit humiles inanes. Esurientes implevit bonis: et dìvites dimisit inanes.
Suscepit Suscepit Israel puerum suum, recordatus misericordiæ
suæ. Sicut locutus est ad patres nostros, Abraham
et semini eius in sæcula.
(Luc., I , 46).
Indulgentia trium annorum.
Indulgentia quinque annorum, si canticum in festo Visitationis B. M. V. vel quolibet anni sabbato recitatum fuerit.
Indulgentia plenaria suetis conditionibus, cantico quotidie
per integrum mensem pie recitato (S. C. Indulg.
20 sept. 1879 et 22 febr. 1888; S. Pæn. Ap., 18 febr.
1936 et 12 apr. 1940).

XII. GIORNO.

Ritorno di Maria in Nazaret.

Come tutti gli sventurati figli di Adamo, e più di tutti Maria doveva essere provata al crogiuolo della tribolazione; conciossiachè predestinata dal Signore ad immensa gloria esser doveva predestinata eziandio ad immensi dolori. Non ci rivela l’Evangelo se Maria fosse ancora presso la cognata al tempo della nascita del santo precursore; certa cosa è tuttavolta che fu mai sempre guidata dal Santo Spirito in ogni sua operazione. Rientrata nell’oscurità di Nazaret, per le necessarie domestiche relazioni s’avvede il casto suo sposo della gravidanza di lei. Quale sconforto per Giuseppe! Che pensa? a che si risolve? Reputeralla colpevole? Oh! no; troppo santa è Maria, e troppa venerazione ispira…. eppure non si può ignorare che Ella è divenuta madre. — Sospende adunque ogni giudizio, ed appigliasi al partito di celatamente allontanarsi da lei; preferendo in sì fatta guisa esporsi al biasimo ed al disprezzo che ne saranno la conseguenza, piuttostochè diffamare la Vergine Immacolata con l’accusarla d’infedeltà al cospetto di tutta la nazione. Maria legge sul volto dello sposo tanta tristezza: con una sola parola potrebbe ridonargli la pace; ma questa parola formerebbe la sua gloria, e l’umile Maria non la pronunzia. – Se il silenzio di Maria è il modello delle anime bersagliate dai falsi giudizi e dalla calunnia, la moderazione di Giuseppe in sì delicato frangente è la condanna delle anime corrive nei giudizi temerari. Non giudicate, e non sarete giudicati: chi pronunziò questo comando e questa promessa si è quel Giudice sovrano ed infinitamente giusto cui avremo un giorno a rendere ragione dal più grave delitto al più intimo palpito del cuore. E noi non ignoriamo neanco che il Vangelo è l’unico codice che verrà da Lui consultato onde profferire inappellabile sentenza; e che allora la misericordia cederà il luogo alla giustizia. Or bene; fu per avventura così santa la nostra vita che nulla ci resti a temere da un giudizio il cui pensiero incuteva terrore ai più gran santi?…

ESEMPIO.

La Lapponia dividesi in russa e svedese. Cristiani sono i Lapponi, ma la lor religione trovasi in generale, sfigurata da assurdissime superstizioni. Le sole religiose idee rette da essi conservate, riguardano il mistero dell’Incarnazione, ed il culto della Santa Vergine, epperciò professano un esemplare rispetto alla croce di Gesù ed alle immagini di Maria. Incerta è l’epoca della loro conversione al cristianesimo. I più accreditati autori la fissano circa l’842, tempo in cui l’apostolo del Settentrione, s. Anscario, evangelizzò la Lapponia, l’Islanda e la Groenlandia. – Un celebre tempio dedicato a Maria, fu eretto nel 1030 a Wardenhuns.

Orazione.

Oimè! colpevole e pieno di miserie, o tenera Madre mia, giudico i miei fratelli con una severità che dovrei riservare per me solo, e riservo per me un’indulgenza che dovrei unicamente usare verso i miei fratelli. Deh! Insegnatemi a conoscere me stesso affinché vivendo nell’umiltà, eserciti la sincera carità. Così sia.

OSSEQUIO.

Fate una visita a Maria onde per voi ringrazi il divin Figlio dei benefici che vi ha fatto, e vi perdoni l’ingratitudine vostra.

GIACULATORIA.

Vita, dulcedo, spes nostra, salve.

Vita dolcissima,

Speranza mia

Salve purissima

Vergin Maria.

-276-

Christe, qui Mariæ et Ioseph
subditus, domesticam vitam ineffabilibus virtutibus
consecrasti: fac nos, utriusque ausilio,
Familiae sanctae tuæ exemplis instrui et consortium
consequi sempiternum: Qui vivis et
regnas in sæcula sæculorum. Amen (ex Missali Rom.).
Indulgentia quinque annorum.
Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodo
orationis recitatio, quotidie devote peracta, in integrum
mens’em producta fuerit (S. Pæn. Ap., 3 sept. 1936).

XIII. GIORNO.

Viaggio a Betlemme.

Era scritto che il Messia doveva nascere a Betlemme. Nascosta nell’umile sua dimora Maria attendeva con profonda pace quel giorno benedetto tanto sospirato dai patriarchi e dai profeti, quando sente da Giuseppe essere necessario recarsi seco lui a Betlemme pel censimento prescritto dall’imperatore romano, essendo ambedue della famiglia di David. In tal guisa il Signore fa servire all’esecuzione de’ disegni suoi la politica ed i capricci degli uomini. Ecco Maria portata da umile cavalcatura, guidata dal santo suo sposo, dirigersi alla volta della città reale. Arrivata alle porte di Betlemme, fa sosta la povera carovana, e Giuseppe s’inoltra a cercar un asilo; ma tutti gli alberghi sono ingombri d’illustri viaggiatori, di doviziose famiglie…, non v’ha ricetto pel povero artigiano. Ei ritorna a Maria e le annunzia l’amaro disinganno; e Maria abbassa il capo e adorando la volontà di Dio, risponde: Fiat. – Una donna commossa a tal vista, loro addita una grotta deserta non lungi dalla città in mezzo alla campagna. O Figlia di David, o Madre dell’Altissimo, ecco la vostra reggia! Vi entra Maria, e volgendo intorno intorno lo sguardo sopra le umide e povere pareti, ripete una seconda volta Fiat. – La povertà preparò la culla al Dio fatto carne, lo accolse al suo ingresso nel mondo, lo seguì sulla terra d’esilio, con Lui fe’ ritorno dall’Egitto in Nazaret, ormeggiò tutti i suoi passi nella privata e pubblica sua vita; Ella ancora lo accompagnò al Calvario, seco Lui ascese il sanguinoso trono della croce; Ella infine gli preparò l’ultimo suo letto. Dopo sì fatti esempi oh! come consolanti, come belle sulle labbra dell’Uomo-Dio risuonano quelle parole che beatificano la povertà, e la fanno sedere sul trono della felicità e della gloria: Beati i poveri di spirito, ché ad essi appartiene il regno de’ cieli. Tutti i santi ottimamente compresero la morale del divino Maestro, e ne fecero lo studio e la pratica di tutta la loro vita; e noi l’abbiamo in orrore, e diciamo col fatto: Beati i ricchi, e pretendiamo salvarci!..

ESEMPIO.

Il culto a Maria venne introdotto in Italia col Vangelo fin dal primo secolo della Chiesa, e rapidissima ne fu la propagazione, malgrado le persecuzioni degli imperatori pagani, e le irruzioni de’ barbari, nemici non meno accaniti della Cattolica Religione, e sempre puro si mantenne come s’addice alla contrada, nel cui centro ha sede il Vicario dell’Uomo-Dio. Impossibile riesce il far menzione dei mille luoghi ove si venerano prodigiose immagini di Maria. Roma sola conta oltre a cinquanta chiese a lei dedicate, e quattordici Napoli. Se questa adesso sì sventurata nazione, può andar superba per l’amore di preferenza dimostratole dal Signore nel costituirla il centro della cattolicità, non può forse andar parimente superba per l’amore di preferenza dimostratole da Maria che in essa volle prodigiosamente trasferita la casa di Nazaret, santificata dalla sua presenza, e da quella del Salvator del mondo? – Onorasi a Torino la B. Vergine della Consolata, a Pisa la Madonna della Spina, a Firenze la Madonna del Popolo, a Mantova la Madonna delle Grazie, a Capotena quella del Rosario, a Carlo-Forte quella della Concezione, a Spoleto quella del Carmine, senza parlare di quasi innumerevoli santuari posti sulla vetta o tra le gole delle più dirupate montagne. Il Tirolo, la Stiria, hanno le case e le vie adorne tutte dell’immagine di Maria.

Orazione.

O Maria, la quale foste veramente povera di spirito e di cuore, ottenetemi stima ed amore alla povertà; fate che, a vostro esempio, io cerchi innanzi tutto il regno di Dio e la sua giustizia, convinto che si avvererà in tal guisa la promessa del vostro divin Figlio, e che tutto il resto mi sarà donato per soprassello. Così sia.

OSSEQUIO.

Ovunque vi troviate, esercitate una particolare modestia in riparazione degli scandali dati al vostro prossimo.

GIACULATORIA.

A delictis meìs munda me, et ab alienis parce servo tuo.

Vorrei perdono

De’ falli miei

De’ falli altrui

Perdon vorrei.

308
Recordare, Virgo Mater Dei, dum steteris in
conspectu Domini, ut loquaris prò nobis bona,
et ut avertat indignationem suam a nobis (ex
Missali Rom.).
Indulgentia trecentorum dierum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, si quotidie perintegrum mensem  invocatio pie recitata fuerit (S. Pæn.
Ap., 22 nov. 1934).

XIV. GIORNO.

Maria al presepio.

Entrata nell’umile tugurio obliò ben tosto la Vergine Immacolata e le fatiche del viaggio e la durezza dei betleemiti, e la terra e tutte le cose della terra, per non occuparsi che del Dio il quale faceale presentire imminente il suo ingresso nel mondo per mezzo d’estasi d’amore sconosciute ai serafini stessi. Ed è frammezzo a quest’estasi di paradiso, che il Dio Bambino uscì dal seno verginale di Maria senza danno alcuno all’integrità di Lei, come il raggio del sole attraversa limpido cristallo senza alterarne benché menomamente la purezza. Il primo vagito dell’adorabile bambino fe’ rientrare in se medesima la Vergine Madre: tremante d’emozione e di gioia contemplò Maria con religioso spavento per qualche istante il Verbo fatto carne: poi prendendolo tra le braccia, lo serrò contro il cuore, lo bagnò di lacrime, adorollo come suo Dio, baciollo come suo figlio. – Oh! chi ci dirà i sentimenti del cuor di Maria in quell’ora avventurata, allorché l’amor di Dio e l’amor materno formarono nel suo cuore un solo amore, e l’inondarono di castissime voluttà? Chi varrà a dipingerci i trasporti d’amore che fece nascere nel cuor di Maria la prima occhiata di Gesù, il primo vagito di Gesù, la prima lacrima di Gesù? Ah! non è dato alla debolezza nostra lo scandagliare questo abisso. Contemplare, adorare Gesù tra le braccia della Vergine-Madre, quale ventura! Ma non possiamo forse visitare Gesù, adorarlo in annichilamenti più profondi ancora, gli annichilamenti dell’Eucaristia? È forse meno amabile nel tabernacolo che nel presepio? meno prodigo di sue grazie? – Il tabernacolo! ah! ecco il centro della luce ove illuminaronsi le intelligenze più prodigiose; la fornace ove si accesero i cuori i più ardenti, la scuola ove si apprese la virtù dei sacrifici i più eroici, la sorgente di acqua viva a cui si attinsero le consolazioni più pure. Eppure per quanti cristiani il Dio del tabernacolo, come il Dio del presepio, è un Dio straniero, un Dio sconosciuto! Ci troviamo noi forse nel novero di questi sconoscenti ed infelici cristiani?….

ESEMPIO.

Antico quanto il Cristianesimo, è nella Corsica il culto della SS. Tergine; vi predicarono l’Apostolo s. Paolo ed i discepoli di san Pietro. La più parte delle cattedrali di quest’isola ricordano un mistero della vita di Maria; l’Assunzione quella di Nebbio, edificata nel VII secolo, e quella di Mariana; l’Annunziazione quella di Corte, e tutti gli altri misteri le numerosissime cappelle di che trovansi seminati i dintorni di Bastia, la cui cattedrale si appella Maria- la- Santa. Fioriscono le associazioni del Rosario, dell’Annunziazione, della Natività, ecc.; quasi tutte le feste di Maria vi sono celebrate coll’ottava. Il più celebre degli oratori è quello di Lavasina sulla spiaggia marittima: malgrado la corruzione de’ nostri giorni, da tutti i punti d’Italia vi accorrono devoti i pellegrini d’ogni età e condizione tra li 8-16 settembre a sciogliere i voti fatti nel corso dell’anno. Nel 1730 (30 gennaio) in generale adunanza riuniti i Corsi elessero Maria per loro sovrana, ed ordinarono che, sull’esergo delle monete corse, venisse inciso: Monstra te esse matrem.

Orazione.

O Maria! la quale foste il sacro altare su cui riposò le tante volte il Verbo incarnato; deh! fate che io trovi le mie delizie nel tenermi ai suoi piedi nel sacramento dell’amor suo, onde, dopo averlo senza interruzione corteggiato nel tempo, venga annoverato tra i suoi adoratori ancora nel gran giorno dell’eternità. Così sia.

OSSEQUIO.

In qualsivoglia luogo v’incontriate in un’immagine di Maria, salutatela col recitare l’Ave Maria, vincendo ogni rispetto umano.

GIACULATORIA.

Sancta Maria, Mater Dei, ora prò nóbis peccatoribus.

Per tutti ì rei,

Pregate Iddio:

Son reo pur troppo,

O Madre anch’io.

311
Benedicta es Tu, Virgo Maria, a Domino Deo
excelso, præ omnibus mulieribus super terram
(ex Missali Rom.).
Indulgentia trecentorum dierum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, prece iaculatoria quotidie per i ntegrum mensem pie repetita (S. Pænit. Ap., 20 maii 1936).

XV. GIORNO.

Purificazione.

Nella stessa guisa che il sole vibrando i suoi raggi sui fiori non fa che renderne più splendido il colore, più soave l’olezzo, così la nascita di Gesù lungi dal nuocere alla purezza della Vergine-Madre, accresciuta aveala ed adorna di novello fulgore. Laonde per lei non vigorisce la legge della purificazione, né pel suo figlio concepito per opera dello Spirito Santo, figlio unico dell’eterno Padre, è vero: ma, e come potrà non sottomettersi a questa legge, Maria, la quale vide il Figlio di Dio sottomettersi alla legge promulgata pei peccatori, la legge della circoncisione? Dolorosissimo oltre ogni dire fu per la povera Madre questo sacrifizio: non già perché rapisse a Lei dinanzi agli uomini la sua più bella qualità, quella di Vergine incontaminata, figuratevi! Maria non cercava che di nascondere la propria gloria: ma in qual modo velare la gloria di quel desso che Ella così ardentemente bramava di vedere adorato, conosciuto, glorificato da tutte le creature? Presentare al suo popolo come un ordinario bambino l’aspettato della nazione, il promesso dai profeti, il Dio che scendeva a vivere con l’uomo, salvarlo, riaprirgli il cielo? Vani discorsi! Maria allora soltanto si stima avventurata che le è dato glorificare la Maestà sovrana con l’umile ubbidienza alle sue leggi. – Quest’ammirabile ubbidienza di Maria come altamente condanna le continue nostre infrazioni delle leggi di Chiesa santa, ed i mendicati pretesti onde esimerci dall’osservarla! Oh! guai a quei figli ingrati i quali ribellansi alla loro Madre, la deprezzano, contristano il cuore di lei, l’oltraggiano; perché, vano l’illudersi! non è la Chiesa solamente che essi offendono, sebbene Dio stesso. Non limitiamoci tuttavolta ad amarla e rispettarla, con l’umile sommissione alle sue leggi, ma facciamola amare e rispettare dagli altri ancora col prenderne la difesa contro i suoi nemici: Non curiamo i loro sarcasmi; che anzi andiamone superbi; che i sarcasmi e gli insulti tollerati per la nostra fede, diverranno un giorno i nostri titoli di gloria dinanzi a Dio.

ESEMPIO.

Come la Lapponia, così tutte le altre regioni del Nord furono evangelizzate dall’apostolo del settentrione, S. Anscario. Sventuratamente, per mancanza di cristiana istruzione, il culto di Gesù e di Maria trovossi adulterato ben presto da innumerevoli superstizioni. Nel XVI secolo i Danesi, i Norvegesi e gli Svedesi abbracciarono gli errori di Lutero e di Calvino. Una parte ciò non ostante non disprezzabile professa ancora la Religione Romana, e nutre fervida divozione a Maria. Le preghiere che, mercé gli scritti dello svedese P. Stub barnabita, da ogni parte del mondo cattolico salgono a Dio in pro di queste settentrionali regioni, già cominciano a produrre sensibile effetto. In Isvezia con la religione rialzasi visibilmente il culto di Maria. Monsig. Studach vicario apostolico a Stockolm, consacrò (16 settembre 1837) una chiesa a Dio sotto l’invocazione di Maria; e due anni dopo, nella chiesa di s. Eugenia, eresse canonicamente la compagnia dell’immacolato Cuore di Maria. Confidiamo che si degnerà il Signore di esaudire pienamente le nostre preghiere.

Orazione.

O Maria che mi deste un sì prodigioso esempio di ubbidienza alle leggi di Dio e della Chiesa, ottenetemi quella perfetta sommissione che ha sua sorgente nell’amor di Dio. Vegliate eziandio sull’amatissimo pontefice Pio IX, consolatelo, tergete le sue lacrime col ricondurre ai suoi piedi tante anime infelici che l’abbeverano di amarezza, ed infliggono sul paterno suo cuore dolorosissime ferite. Così sia.

OSSEQUIO.

Se tra i vostri libri, o scritti, od immagini possedete alcun che di meno decente, consegnatelo tosto alle fiamme ad onor di Maria.

GIACULATORIA.

Janua cœli, ora prò nobis.

Per queste a voi

Alme fedeli,

Pregate, o lucida

Porta de’ cieli.

312
Regina mundi dignissima, Maria Virgo perpetua,
intercede prò nostra pace et salute, quæ
genuisti Christum Dominum Salvatorem omnium
(ex Missali Rom.).
Indulgentia trecentorum dierum. Indulgentia plenaria  suetis conditionibus, dummodoquotidie per integrum mensem invocatio devote iterata fuerit (S. Pæn. Ap., 10 oct. 1936).

XVI. GIORNO.

Vaticinio di Simeone:

Non solamente per osservare la legge della purificazione venne la Vergine-Madre al tempio, ma eziandio onde deporre sull’altare del Signore l’innocente Vittima delle prevaricazioni di tutti i discendenti del primo fra i colpevoli. In questo mentre, eccoti il vecchio Simeone, guidato dal Santo Spirito al tempio, approssimarsi a Maria, tendere le braccia al divin bambino, adorarlo profondamente, e poi, premendolo amorosamente al cuore, esclamare « I miei occhi videro la salute, or muoio in pace. » Vestendo quindi mestissimo aspetto volge fatidica parola a Maria « Ecco che è posto in ruina ed in risurrezione di molti in Israello; e come segno di contradizione; ed una spada trapasserà l’anima tua » Ben comprese la povera Madre tutto il senso di quelle parole: comprese che il suo Gesù sarebbe quella spada, vale a dire che i suoi dolori formerebbero una piaga sì fatta nel materno suo cuore che, apertavi in quell’istante medesimo, doveva ad ogni giorno, ad ogni ora del giorno, farsi più crudele, più profonda, più lacerante, né più rimarginarsi che sulla soglia del cielo. E tutta volta nella veemenza dell’afflizione, non sa Maria che adorare la volontà del Signore, e pienamente abbandonarsi agli imperscrutabili suoi disegni. Rendiamoci capaci di questa importantissima verità; cioè che il Signore non domanda da noi strepitose azioni, ma la perfetta sommissione della nostra volontà alla sua. Ecco il più gran segno d’amore che sia in nostra mano di dargli, non meno che la più sicura, la più agevole via onde giungere alla più alta perfezione. Facendo la volontà nostra noi bene spesso ci diamo a credere di gradire a Dio, e non soddisfiamo che il nostro amor proprio: laddove sottomettendo la nostra volontà a quella di Dio, per quanto penosa la esser ci sembri, certa cosa è tuttavia che noi soffriamo ma Dio è contento; ed a misura che perfetta è la nostra sommissione, più abbondante farassi la pace nel nostro cuore, e più copiosi saranno i meriti che ci acquisteremo pel cielo.

ESEMPIO.

L’Olanda, regno dopo il 1814, ebbe i suoi apostoli fino dal II secolo: sant’Egisto e san Materno con la fede propagarono il culto di Maria nella Frisia: san Siagrio e san Superiore fra i Batavi. In breve tempo, mercé lo zelo di questi santi, a Tourges, Haarlem, Maestricht, Loeuwarden, Groeninga, Arnhem, ecc. elevaronsi magnifici santuari, ove inneggiavasi a Dio ed alla perfezione dell’immacolato Cuor di Maria. S. Willibrord, primo vescovo di Utrecht, vi edificò una chiesa all’augusta Madre di Dio, mentre altrettanto facevano nella Frisia, s. Bonifazio, e nella Campignia s. Lamberto. Gli errori di Lutero e Calvino penetrarono nell’Olanda nel 1566, e vi fecero pur troppo, orribili guasti; presentemente tutto dà a sperare un non lontano ritorno in grembo alla Chiesa Cattolica. Qualche anno fa, venne ridonato ai cattolici l’antico tempio di Maria, il quale era stato ridotto ad arsenale. Nuovo passo che dà nella divozione verso la B. Vergine, questa contrada.

Orazione.

O Maria, perfetto esemplare di sommissione alla volontà divina, fate che in mezzo alle mie afflizioni, io non dimentichi mai che il Signore non vuole se non quello che è proficuo all’anima mia; e che la mano con cui mi flagella, è mano di amorosissimo padre. Frenate le mie mormorazioni, ed insegnatemi a benedire a quel Desso la cui volontà è sempre piena per me di sapienza, di misericordia, d’amore. Così sia.

OSSEQUIO.

Se mai vi siete raffreddato nella divozione a Maria, fate di riprendere tosto il primiero fervore.

GIACULATORIA.

Et tràhe me, post te, Santa Mater.

Siatemi fulgida

Propizia stella,

Con voi traetemi

Vergine bella.

314
Ora prò nobis, sancta Dei Genitrix, ut digni
efficiamur promissionibus Christi (ex Brev. Rom.).
Indulgentia trecentorum dierum. Indulgentia plenaria, su etis conditionibus, quotidiana invocationis recitatione per integrum mensem producta (S. Pæn. Ap., 15 dec. 1940).

XVII. GIORNO.

Fuga in Egitto.

Il vaticinio di Simeone non tardò ad avere il suo principio, l’angelo del Signore comparisce a Giuseppe nel sonno e « su, gli dice, alzati, prendi il fanciullo e la madre di Lui, fuggi in Egitto, che Erode cerca a morte il bambino. » Oh! chi non si sente commosso da tenera compassione nel contemplare la Vergine-Madre tremante per la vita del suo divin Figlio, toglierlo dalla culla, stringerselo amorosamente al seno, e, senza permettersi un sol lamento, avviarsi tra le tenebre della notte, senz’altra guida e compagnia che il suo sposo Giuseppe, verso la terra d’esilio? Che non dovette soffrire per anco quest’augusta Trinità della terra, nell’attraversare l’immenso deserto che separa l’Egitto dalla Palestina, senz’altra risorsa per sì lungo cammino che la fiducia in Dio? E poi, giunti i santi esiliati al termine del loro viaggio, non giunsero tuttavolta al termine delle loro pene. In Egitto più ancora che a Betlemme ed a Nazaret, la povertà con tutte le sue privazioni ed umiliazioni, stette indivisa compagna ai loro fianchi. Ma tutte queste prove, tutti questi dolori erano da Dio voluti, e l’umile Vergine, sempre uguale a se stessa, li sopporta in silenzio, con inalterabile pazienza, con perfetta rassegnazione. – Se il Signore volle che Maria prendesse sì gran parte ai dolori umani, non è forse per rendere noi persuasi che la croce è il vero sigillo de’ predestinati? E dall’ora in cui l’Uomo-Dio, barcollante sotto l’enorme peso della croce, guadagnò la vetta del Golgotha, e confitto consumò il sanguinoso suo sacrificio, questa croce sì è fatta non la speranza soltanto de’ discepoli suoi, sivveramente l’eredità loro. Qui non v’ha eccezione: come la morte, così la croce, raggiunge tutte le classi della società, il dovizioso ed il mendico, il vecchio ed il giovane, a tutti Gesù distribuisce alcuna delle spine del doloroso suo diadema, ed a tutti fa sentire: « Colui che vuol essere mio discepolo, rinunzi a se medesimo, tolgasi la sua croce sulle spalle, e mi segua. »

ESEMPIO.

La Grecia, celebre contrada meridionale dell’Europa, fu per la massima parte evangelizzata dall’apostolo s. Paolo, e fervido ognora si mantenne il culto di Maria. Non vi ha forse altro paese così fecondo in ritrovati onde alimentare questo culto; Maria è invocata sotto differenti titoli: vien chiamata Nostra Signora delle Grazie, dei Dolori, della Misericordia, dell’Immenso. Consolatrice, Stella del mattino, Nostra Signora la Vergine-Madre, Nostra Signora Madre di Dio, ecc. ; è rappresentata sotto graziosissimi simboli: di regina in atto di proteggere il suo popolo, di ricca dama in atto di largire copiose limosine, o di medicar infermi, soccorrere afflitti, ricoverare mendici, come stella che rischiara la tenebria del mare ai naviganti: come vascello immobile al rompere delle tempeste: come incrollabile fortezza contro nemici assalti; come porta che mette in cielo, ecc. – La si nomina Panagia, la tutta-Santa, Evangelistria, apportatrice di fauste novelle, Nicopeia, trionfatrice, Phaneromena, rivelatrice di cose salutari, Hodegetria, guida conduttrice, Achatista, preservatrice, ecc. Atene, Megara, Vonitza, Gordiani, ecc.; le isole di Tino, di Delos, di Santorini, vantano superbi santuari di Maria, ne’ quali i Greci scismatici, confusi coi cattolici, implorano il soccorso della Vergine-Madre, ne celebrano i prodigi, e vi cantano inni di grazie.

Orazione.

O Maria, chiamata a sì giusto titolo Madre del dolore, e che conosceste tutte le amarezze della vita, ottenetemi la grazia di accettare ognora in spirito di penitenza le croci cui piacerà al Signore di addossarmi, e di santificarle per mezzo della pazienza e della rassegnazione, onde tutte rivolgansi in meriti dinanzi a Dio, e mi ottengano il premio promesso ai tribolati. Cosi sia.

OSSEQUIO.

Recitate la corona ad onore di Maria, e, se vi è possibile, invitate altri a tenervi compagnia.

GIACULATORIA.

Mater amabilis, ora prò nobis.

O Luce amabile

Degli occhi nostri

Porgete suppliche

Pei figli vostri.

315
Sancta  Maria, Dei Genitrix Virgo, intercede prò me.
Indulgentia trecentorum dierum. Indulgentia plenaria, suetis conditionibus, dummodoquotidie per integrum  mensem invocatio devote iterata fuerit (S. Pæn. Ap., 25 febr. 1941).

XVIII. GIORNO.

Amor di Maria verso Gesù.

Onde spiegare qual sia stato l’amor di Maria verso il suo divin Figlio, sarebbe necessaria non la lingua di un Angelo solamente ma il di Lei cuore: basta dire che quest’amore fu una derivazione dell’amor di Dio pel suo Verbo nel cuor di Maria; cuore creato da Lui appositamente per amare Gesù, ed amarlo senza divisione d’affetti. Quest’amore comunicato a torrenti nel cuor della Vergine-Madre dal Santo Spirito nel momento che discese onde fecondare le castissime viscere di Lei, andava ognora più divampando ad ogni sguardo, ad ogni parola, ad ogni carezza che da Gesù riceveva. Arroge che Maria poteva tranquillamente concentrare nel suo Figlio tutta la tenerezza dell’anima sua, tutti gli affetti del suo cuore, perché, in amando il più bello ed il più amabile de’ figli degli uomini, amava il suo Dio. Né sterile già ed ozioso dimorava tanto amore nel cuore di Maria, figuratevi! ei manifestavasi nelle sollecitudini, nella vigilanza con che provvedeva a tutti i bisogni di Lui, e risparmiavagli tutti i patimenti possibili: e queste cure prodigate da Maria verso Gesù con religiosa premura, con profonda umiltà, con illimitata tenerezza divenivano per quell’immacolato cuore gioie ognor novelle, ed alimento ognor novello a più acceso amore. – Nel meditare sull’amor di Maria verso Gesù, la confusione ed il rossore s’impadroniscono come naturalmente dell’anima nostra; vediamo tuttavolta che non nasca in noi scoraggiamento di sorta, sebbene un vivo desiderio di emularlo, quanto sia possibile alla fralezza nostra. Oh! Come passarcela senza Gesù il quale è l’unico nostro padre, fratello, amico, benefattore, tesoro? E se non possiamo far senza di Lui nel corso di nostra vita, che dire del momento di nostra morte? Chi di noi vuol morire senza Gesù, senza appoggiarsi sul cuore di Lui, senza gettar l’àncora delle proprie speranze sulla di Lui bontà infinita? E poi; allorché cangerà la sua qualità di Salvatore in quella di giudice nostro, come non ci riputeremo avventurati d’averlo amato in vita!….

ESEMPIO.

Il regno di Francia, da pochi anni impero, da XIV secoli per lo meno, a nessun altro cattolico paese della terra va secondo nel culto all’immacolato Cuor di Maria. S. Clotilde invocò il patrocinio di Maria, e Clodoveo, riportata una compiuta vittoria sui Germani a Tolbiac nell’anno 496, mantenne la sua promessa, ricevette il battesimo, e divenne zelantissimo dell’onor di Maria. Non è possibile nei stretti limiti di un esempio, diffondermi come sembra richiedere il soggetto; tuttavolta, a dare una sufficiente nozione, basta l’accennare che la Francia nelle sue ottanta diocesi, addita con santa alterigia, quaranta cattedrali che portano il nome dell’augusta Madre di Dio, e cinquanta mila oratorii, ove Maria dimostrasi la consolatrice degli afflitti. I suoi Sovrani da Clodoveo al regnante imperatore, moltissimi dei quali riposero tutta la loro gloria nel dimostrarsi degni del titolo di re Cristianissimi, precedettero con l’esempio i loro sudditi nella devozione e nell’amor di Maria. Questa terra di Maria difese con zelo e perseveranza l’onore dell’Immacolata Concezione: primiera dopo Roma, adottò la divozione del mese di maggio; diede il primo slancio a quella dei sacri Cuori di Gesù e di Maria, e conta migliaia di associazioni in di Lei onore. — O figlia primogenita della Chiesa, tergi, è tempo, le lunghe lagrime dell’amatissimo Pontefice, l’immortale Pio IX! Il Signore in tua mano ha posto i mezzi…. paventa che non ti stimi più degna di tanto onore, e scelga un’altra nazione per frangere le molte catene da che è cinta l’Immacolata sua sposa, e far cessare gli assalti con che tentano stoltamente di abbatterla gli arditi nemici suoi, nemici dell’altare come del trono!

Orazione.

O Maria, madre del bell’amore, insegnate alla povera anima mia la scienza del divino amore: insegnatemi ad amar Gesù con le opere, e non unicamente con le parole, ad amarlo costantemente tra le consolazioni come tra le croci, nella sanità come nelle malattie, onde l’estremo mio respiro sia ancora un atto d’amore per Lui, e di fiducia nella sua misericordia. Così sia.

OSSEQUIO.

Prima d’ogni azione ed in specie tra le tentazioni ripetete tra voi medesimo: Dio mi vede!

GIACULATORIA.

Illos tuos misericordes oculos ad nos converte.

A noi volgete

O Madre, quelle

Vostre pietose

Tenere stelle

321
Ave maris stella,
Dei Mater alma,
Atque semper Virgo,
Felix cœli porta.
Sumens illud Ave
Gabrielis ore,
Funda nos in pace
Mutans Hevæ nomen.
Solve vincla reis,
Profer lumen cæcis,
Mala nostra pelle,
Bona cuncta posce.
Monstra te esse matrem,
Sumat per te preces
Qui prò nobis natus
Tulit esse tuus.
Virgo singularis,
Inter omnes mitis,
Nos culpis solutos
Mites fac et castos.
Vitam præsta puram,
Iter para tutum,
Ut videntes Iesum
Semper collaetemur.
Sit laus Deo Patri,
Summo Christo decus,
Spiritui Sancto,
Tribus honor unus. Amen.
(ex Brev. Rom.).
Indulgentia trium annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodo pia hymni recitatio, quotidie peracta, in integrum mensem
producta fuerit (S. C. Indulg., 27 ian. 1888; S. Pæn.27 mart. 1935).

XIX. GIORNO

Vita nascosta.

La vita di Maria in Nazaret, dopo il ritorno dall’Egitto, nulla, in apparenza, aveva di straordinario. Non scorgevasi in Lei che un’umile e povera donna, modesta, calma, silenziosa, onninamente occupata nelle sue domestiche faccende, ne’ lavori adatti alla sua posizione; che non cercava di comparire, di trarre sopra di sé gli sguardi altrui, fedele all’adempimento di tutti i doveri di religione, nulla nulla singolarizzandosi negli esercizi di pietà, né facendo, a giudizio dell’occhio, se non tutto che faceva quale che si fosse altra pia e fervente israelita. Tuttavolta sotto queste apparenze così umili e così comuni quali tesori di santità e di grazia non erano nascosti! Il disse lo Spirito Santo: « La bellezza della figlia di Sion è tutta interiore; » e questa bellezza celeste, involata ad ogni sguardo, splendeva in tutto il suo fulgore agli occhi del Signore. Sì, la vita di Maria era una vita nascosta, oscura; le opere di Lei piccole in apparenza, e di niuna importanza, ma grandi in realtà erano e del massimo pregio, perché nobilitate tutte, ed in ogni loro parte, dalla purezza d’intenzione, e divinizzate per mezzo dell’incessante unione che Ella facevane con tutte le azioni del suo divin Figlio. – La vita di Maria in Nazaret deve risvegliare in noi non l’ammirazione soltanto, ma un grande ardore di vivere, a suo esempio, in continua unione con Gesù. A tal fine meditiamone senza posa la vita; seguiamolo passo passo dalla nascita alla morte: vediamo segnatamente di penetrarci del suo spirito, modellare sopra i suoi i sentimenti nostri; amiamo ciò che Egli ha amato, disprezziamo ciò che Egli ha disprezzato, desideriamo ciò che Egli ha desiderato. Teniamo costantemente fissi gli occhi sopra questo divino esemplare onde rendere perfettamente uniformi i nostri ai suoi pensieri, la nostra alla sua volontà, le nostre alle sue opere; che egli solo è la via che dobbiamo seguire, la verità che dobbiamo credere ed amare, la vita di cui dobbiamo vivere nel tempo e nell’ eternità.

ESEMPIO.

L’Egitto, evangelizzato fin dal primo secolo della Chiesa, e divenuto meritamente celebre per i suoi deserti popolati dai padri degli anacoreti, non offre più oggigiorno che amare memorie dell’antica sua fama. Paolo, Antonio, Pacomio, Macario, e cento e cento altri furono l’edificazione dell’alta Tebaide per la santità, per l’austerità, per l’operosità della loro vita, e per il loro amore verso Maria. Origene fe’ illustre la bassa Tebaide, per la scuola da lui diretta, e per la difesa del culto di Maria, sostenuta contro Berillo. Credesi che la dimora della santa Famiglia in Egitto sia stata tra Alessandria ed il Vecchio-Cairo. Alessandria fu una delle culle del Cristianesimo e del culto dell’augusta Madre di Dio. Gli Atanasii, gli Alessandri, i Clementi, spiegarono il loro ingegno ed il loro zelo onde far conoscere ed amare Colei, alla quale era dedicata la chiesa metropolitana. Presso l’altar maggiore, nel santuario di Alessandria, si venerò per lungo tempo un antico quadro della Madre di Dio, in atto di occuparsi delle domestiche faccende in Nazaret; e sul limitare della chiesa un’altra immagine rinomata per sorprendenti prodigi. Il vicariato apostolico di Alessandria novera quindici mila cattolici romani devoti di Maria, e l’Egitto buon numero di Copti e di Greci; non pochi Musulmani ancora, specialmente gli Albanesi, piegano il capo, in passando dinanzi all’immagine di Maria, e nei loro solenni giuramenti invocano il di Lei nome più che quello del loro profeta Maometto.

Orazione.

O tenera Madre mia, io voglio, a vostro esempio, pensare collo spirito di Gesù, operare con le mani di Gesù, amare col cuore di Gesù, pregare, soffrire in unione con Gesù, e morire ancora unendo l’estremo mio respiro all’estremo respiro di Gesù, e la mia morte alla consumazione del suo sacrificio. Da Voi imploro, da Voi spero tal grazia. Così sia.

OSSEQUIO.

Baciate tre volte l’immagine di Maria dicendole: Voglio piuttosto servire a Voi, tenera Madre mia, che al demonio.

GIACULATORIA.

O Domina servus tuus sum ego;

Son vostro schiavo

Caro mio Bene:

Oh! fortunate

Dolci catene.

322
O gloriosa Virginum,
Sublimis inter sidera,
Qui te creavit, parvulum
Lactente nutris ubere.

Quod Heva tristis abstulit,
Tu reddis almo genuine:
Intrent ut astra flebiles,
Caeli recludis cardines.
Tu regis alti ianua,
Et aula lucis fulgida:
Vitam datam per Virginem
Gentes redemptae plaudite.
Iesu, tibi sit gloria,
Qui natus es de Virgine,
Cum Patre et almo Spiritu,
In sempiterna saecula. Amen.
(ex Brev. Rom.).
Indulgentia trium annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, si quotidieper integrum mensem hymnus pia mente iteratus fueri:
(S. Pæn. Ap., 22 nov. 1934).

XX. GIORNO.

La vedovanza.

Il momento dei gran dolori approssimavasi per la Vergine-Madre, e ad una vita di tranquilla felicità passata con Gesù e Giuseppe, stava per succedere una vita di sacrifici, d’isolamento, di strazianti inquietudini, di profondi dolori. Separandola dal casto suo sposo, volle il Signore far presentire alla Vergine Santa quell’altra separazione la quale le aprirebbe nel cuore tale ferita che non più si sarebbe rimarginata se non alla porta del cielo. Onusto di virtù e di meriti più che di anni, l’augusto capo della santa famiglia vide senza tema appressarsi l’istante che riunirlo doveva ai padri suoi. La sua vita, le sue forze eransi consumate in prò di Gesù e di Maria; ed ei troppo bene conosceva il cuore di quel Desso che osava chiamar figlio suo, per non sentirsi, in quei momenti estremi, ripieno della più intima confidenza, della più dolce tranquillità. E come no, s’ei moriva tra le braccia dell’Autor della vita, la testa appoggiata sopra il cuore di Lui? Preparata ad ogni sacrificio adorò Maria in umile silenzio la mano che sopra di Lei aggravavasi, e versò amare, ma rassegnate lacrime sopra la morte dell’amico e compagno delle sue gioie come dei suoi dolori, del suo esilio come delle sue fatiche e dal quale videsi mai sempre rispettata, custodita. – Ah! noi tutti conosciamo per esperienza propria i dolori che produce la morte d’un essere teneramente amato. In queste amare circostanze, non chiede il Signore che siamo insensibili a sì fatti sacrifizii; neanco le nostre lacrime ei condanna: solo ci vuole rassegnati alla volontà sua; vuole che dinanzi a Lui conserviamo la memoria delle persone che ci erano care, e che le nostre lacrime, congiunte alle nostre umili ed ardenti orazioni, divengano il prezzo del riscatto che gli offriamo onde soddisfare alla sua giustizia, ed aprir loro le porte del cielo. Agevole non meno che efficace si è questo mezzo. Il nostro amore segua pertanto le anime dei nostri morti tra le mani della divina giustizia, ed in tal guisa loro comprovi che non indarno affidaronsi alla costanza del nostro affetto.

ESEMPIO.

Il regno del Belgio, giovane se contansi gli anni suoi, e piccolo se il numero degli abitanti, vecchio tuttavolta e grande comparisce, se si pon mente agli anni consacrati nel servizio di Dio e nel culto dell’augusta Madre di Gesù; credesi evangelizzato, nel primo secolo della Chiesa. Fra le sue 2530 città e borgate, il Belgio ne conta un numero non piccolo le quali portano il nome di Maria; sia a mo’ d’esempio: Audhenove-Santa-Maria, Leerne-Santa-Maria, Mariabourge, Mariakerke, Marietta, Santa Maria Hoorebeke, ecc. Possiede venti mila altari dedicati a Maria, e rarissime sono le famiglie, ove la di Lei immagine non sia collocata d’accanto al crocefisso. Innumerevoli sono i santuari rinomati per grazie ottenute, e per affluenza di pellegrini da ogni angolo d’Europa, i conventi, gli ospedali, i ricoveri che portano il nome di Maria. Un gran segno della divozione del Belgio all’immacolato Cuor di Maria si ravvisa nella costante celebrazione delle di Lei feste, come se di precetto, sebbene abrogate dal concordato del 1801. Un altro segno si è il non trovarsi città o borgo, il quale non abbia un’associazione, una compagnia eretta in onore della B. Vergine. Il Belgio finalmente fu posto sotto la protezione di Maria dal card. Arcivescovo di Malines, nell’incoronamento dell’Immagine di Nostra Signora della Misericordia a Bruxelles (25 maggio 1843) cui presero parte, e vi vennero consacrati il re con tutta la real famiglia. Medaglie battute in quella circostanza in argento dorato, in argento ed in bronzo, ricorderanno alle venture generazioni la devozione del Belgio all’Immacolato Cuor di Maria.

Orazione.

O Maria, dolce stella che brillate sull’oceano di fuoco, ove la divina giustizia monda le anime dei trapassati, abbiatene pietà: perorate voi la loro causa presso il vostro divin Figlio; presentate alla sua giustizia, in loro redenzione, qualcuna delle lacrime che versaste ai piè della croce: lascerassi Gesù intenerire, aprirà loro il cielo, ed esse eternamente benediranno al Figlio ed alla Madre. Così sia.

OSSEQUIO.

Se siete in peccato mortale, confessatevene subito: se in grazia vincete l’ostacolo che in voi ravvisate a darvi del tutto a Dio.

GIACULATORIA

Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l’anima mia.

A voi, Giuseppe,

Gesù, Maria

Dono il mio cuore

E l’alma mia.

-323-

Alma Redemptoris Mater, quæ pervia caeli
Porta manes, et stella maris, succurre cadenti.
Surgere, qui curat, populo: tu quae genuisti,
Natura mirante, tuum sanctum Genitorem,
Virgo prius ac posterius, Gabrielis ab ore
Sumens illud Ave, peccatorum miserere.
(ex Brev. Rom.).
Indulgentia quinque annorum.
Indulgentia plenaria, suetis conditionibus, dummodo
quotidiana antiphonæ recitatio per integrum mensem producta
fuerit (S. Pæn. Ap., 15 febr. 1941)

XXI GIORNO.

Le nozze di Cuna.

Era giunto il Giorno in cui il Figlio di Maria doveva presentarsi ad Israello qual Messia da tanti secoli aspettato, e provare la divinità della sua missione con il far servire l’onnipotenza sua a sollievo di tutte infermità umane. Ma volle inaugurare la sua vita pubblica con un atto di deferenza alla propria Madre, onde additare al mondo intero il canale per cui gli sarebbero discese tutte le sue grazie dal cielo. Invitati Gesù e Maria ad una festa nuziale in Cana di Galilea, a mezzo il festino avvedesi Maria che non v’ha più vino; commossa per il rossore che provato ne avrebbero i giovani sposi, volgesi fidente al suo Figlio e lo prega: « Non hanno più vino » Sicura poi d’essere esaudita dice ai servi: « Eseguite quanto Ei diravvi. » E la confidenza della Vergine-Madre non fu delusa. Ordina il Salvatore che vengano riempite d’acqua sei idrie poste per la purificazione dei convitati; quindi soggiunge ai servi: « Prendetela desso, e portatela al maestro di casa » il quale stupefatto conobbe cangiata l’acqua in vino per l’onnipotente volontà del Figlio di Maria. Il Vangelo termina la narrazione di questo prodigio dicendo: « Tutti i convitati, testimoni di questo primo miracolo di Gesù, ammirarono la sua potenza e bontà, ed i suoi discepoli in Lui credettero. » – Come i discepoli noi crediamo nella divinità di Gesù, ma confidiamo noi parimenti come Maria nella bontà del suo sacro Cuore? Oimè! quanto pochi conoscono questa misericordia infinita del cuor di Gesù. Quante anime vivono preda di continue inquietudini perché non sanno aprir il loro cuore alla confidenza! Temiamo di dispiacere a Gesù, ma temiamo eziandio di non amarlo; non abbiamo paura di Lui, per amor del cielo! siano pure gravi, innumerevoli le nostre colpe, in Lui speriamo; a Lui andiamo con illimitata fiducia, chiediamogli perdono, gettiamoci tra le sue braccia; esse sempre stanno aperte per riceverci; che dico? ci offre il suo cuore in rifugio ed asilo della fralezza nostra, ed in quell’amorosissimo cuore non vi regna che la sua misericordia.

ESEMPIO.

Non parrà strano che tra le dense tenebre del gentilesimo, si ravvisino altari eretti in onore della Madre di Dio, se si pon mente che il Signore non solo per mezzo dei voti de’ patriarchi e dei vaticinii de’ profeti, ma eziandio per mezzo delle sibille la volle manifesta agli etnici stessi. — I Druidi sacerdoti de’ Galli 1840 anni circa prima della nascita del Salvatore, scavarono una profondissima e spaziosa fossa, e vi eressero un altare ALLA VERGINE CHE PARTORIREBBE, presso Chartres, luogo ove tenevano le loro adunanze. Questo altare, elevato sopra terra, venne poi dai Cristiani convertito in Chiesa cattedrale. — Gli Argonauti avendo costrutto 1200 anni prima di Gesù Cristo, in Cizico un sontuoso tempio, e consultato l’oracolo di Pizio, cui consacrare il dovessero, ebbero in risposta: A MARIA, GENITRICE DEL VERBO ETERNO. — Giasone, re degli Argonauti, avendo anch’esso costrutto un tempio nella rócca di Atene, e consultato l’oracolo di Delfo, a chi, in avvenire, verrebbe dedicato, ebbe questo responso: Io vedo tre: un Dio solo regnante sopra gli dei, il cui Verbo immortale, concepito da una Vergine, attraversando la terra, condurrà tutti in dono al Padre. MARIA È IL NOME DI COLEI CHE SARÀ QUI ONORATA. — Finalmente nessuno ignora che gli Egizii adoravano una Vergine col Figlio in grembo, istruiti sopra questo mistero dal profeta Geremia, condotto in Egitto da quei Giudei, i quali colà cercarono scampo contro il furore dell’esercito caldeo e, dimoratovi per quattro anni, profetò ed operò prodigi alla corte di Faraone.

Orazione.

Sì, nella bontà del vostro divin Figlio, o Maria. Madre della santa speranza, voglio riporre tutta la mia fiducia; ed affinché perfetta sia questa mia fiducia, si è sulla tenerezza del materno vostro cuore che appoggiar la voglio. Nelle vostre mani adunque, o tenera Madre mia, malgrado l’indegnità mia, io pongo i miei più cari interessi, gli interessi dell’eternità. Così sia.

OSSEQUIO.

Esaminatevi sulle vostre confessioni, e proponete di correggerne i difetti.

GIACULATORIA.

Mater divinæ gratiæ, ora prò nobis.

Per noi pregate

O fonte immensa

Di quelle grazie

Che Dio dispensa.

324
Ave, Regina cælorum,
Ave, Domina Angelorum;
Salve, radix, salve, porta,
Ex qua mundo lux est orta:
Gaude, Virgo gloriosa
Super omnes speciosa,
Vale, o valde decora,
Et prò nobis Christum exora.
(ex Brev. Rom.).
Indulgentia quinque annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, antiphona quotidieper integrum mensem repetita (S. Pæn. Ap., 15 febr. 1941).

 

XXII. GIORNO

Maria a piè della Croce.

Il giorno dei gran dolori era finalmente sorto per la tenera nostra Madre. Già il Figlio della Vergine Immacolata ha sofferto il crudele ed ignominioso supplizio della flagellazione; già il Re dei secoli eterni è stato coperto della porpora reale dell’adorabile suo sangue ed incoronato di spinoso diadema; e già pallido, sanguinoso, sfigurato ha raggiunta la vetta del Golgota! Non sì tosto vede elevata la croce su cui sta confitta la Vittima dell’uman genere, questa Madre incomparabile, la quale rimaneasene nascosta nei giorni della gloria di Gesù, apresi il passo in mezzo alla moltitudine che ondeggia sulla santa montagna, e calma, maestosa viene a porsi a piè della croce. Nessuna debolezza della natura scorgesi in questa desolatissima tra le madri, sebbene tutto sia immenso in Lei il dolore come l’amore. Gesù sulla croce, Maria ai piedi… qual meraviglia? Qui e non altrove è il suo posto in questo solenne momento: sta in piedi, è vero; ma quest’attitudine è l’unica che le si addice; che là non è solamente Madre, ma sacerdote eziandio con Gesù: ebbene il sacrificatore deve stare presso l’altare del sacrificio nella posizione in cui vediamo immobile la Regina dei martiri. – Quante volte abbiamo invidiato la sorte di Maria e delle altre pie donne d’aver potuto assistere al sacrificio dell’adorabile nostro Salvatore? Ma ci è pur dato accompagnare Gesù sopra un altro Calvario, ove ogni giorno ancora in nostro prò s’immola, il santo Sacrificio della Messa. – Qui troviamo lo stesso sacerdote, la stessa vittima, lo stesso sangue, e nel cuore della Vittima, lo stesso amore per noi, la stessa brama di salvarci. Guardiamo l’altare, e comprenderemo allora la longanimità della divina giustizia a fronte dell’oceano d’iniquità che inonda la terra: si è pel grido d’amore che di qui al cielo s’innalza incessantemente: « Padre, perdonate loro perché non sanno ciò che fanno. » E noi facciamo sì poco caso dell’assistere o no ad una Messa!… Sventurati!

ESEMPIO.

Intorno alle chiese erette in onor di Maria dagli Apostoli, quando era ancor in vita, vedi ciò che abbiamo detto nella considerazione del secondo giorno. — Dopo la erezione in tempio della santa Casa di Loreto, la prima basilica in onor di Maria venne edificata da uno de’ Magi in Crangavore nell’India orientale. Una seconda ne vediamo edificata, tre anni dopo il parto della Vergine-Madre in Calcutta. Sorgeva essa, come attestò Vasco Gama al re di Portogallo aver egli stesso veduto, allorché nel 1498 approdò a questa rinomata città dell’India, nel mezzo di un gran tempio di forma rotonda; vi si ascendeva per una gradinata di bronzo, ed ai soli sacerdoti non era vietato l’ingresso, ma essi ancora, appena entrati, dovevano innanzi tutto prostrarsi a terra, e con le braccia tese esclamare: Maria Maria! — Divulgatasi appena l’Assunzione di Maria al cielo, i Cristiani eressero incontanente in di Lei onore un oratorio sul monte Carmelo. — Un altro edificato da s. Marta in Marsiglia, venne consacrato da s. Massimino, uno de’ settanta discepoli del Redentore. — Così ancora un tempio sontuosissimo le dedicò Candace regina degli Etiopi, il cui eunuco era stato battezzato dal diacono s. Filippo. — Finalmente s. Materno, discepolo di s. Pietro, e apostolo della Germania, le innalzò una magnifica basilica in Tongres, paese di Liegi.

Orazione.

Oh! la più desolata della madri, ottenetemi la grazia di non assistere giammai all’adorabile Sacrificio dei nostri altari, senza prender parte ai sentimenti di dolore e d’amore che Voi provaste sul Golgota; senz’essere penetrato di sovrano orrore contro il peccato, di profonda riconoscenza verso il vostro divin Figlio; e specialmente poi di assistervi con vero spirito d’immolazione e di sacrifizio. Cosi sia.

OSSEQUIO.

Assistete ad una Messa in ispirito d’unione con Maria a piè della croce.

GIACULATORIA.

Ave, verum corpus natum ex Maria Virgine.

Salve, santissimo

Corpo divino,

Di pura Vergine

Nato bambino.

 414
Oratio
O Maria, Vergine potente, Tu grande ed illustre
presidio della Chiesa; Tu aiuto meraviglioso
dei C pristiani; Tu terribile come esercito
ordinato a battaglia; Tu, che da sola hai distrutto
ogni eresia in tutto il mondo, nelle nostre
angustie, nelle nostre lotte, nelle nostre
strettezze difendici dal nemico e, nell’ora della
morte, accogli l’anima nostra in paradiso. Così
sia (S. Giovanni Bosco).

Indulgentia trium annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodoquotidie per integrum mensem  oratio devote repetita fuerit
(S. Pæn. Ap., 20 febr. 1923 et 29 iul. 1933).

XXIII. GIORNO.

L’Adozione.

Il gran dramma della passione toccava il suo termine: Maria aveane seguito tutte le fasi, visto tutte le sanguinose scene coi proprii occhi; oimè! per comprendere l’immensità del dolore di quell’anima immacolata, d’uopo sarebbe amare Gesù come Ella lo amava, e conoscere come Ella conosceva il prezzo del sangue in nostro prò versato. Già per ben due volte l’augusta Vittima rotto aveva il misterioso suo silenzio; « Padre perdonate loro » e: « Oggi meco sarai in paradiso, » ed intanto pareva obliasse la desolata sua Madre. Ad un tratto i moribondi suoi occhi s’abbassano sopra di Lei: se ne avvede Maria, e alzandosi sulla punta de’ piedi, mani ed occhi rivolti al divin giustiziato, sta come immobilmente sospesa dalle labbra di Lui… povera madre! ha tanto bisogno d’una parola di conforto!… Ascoltiamo: « Donna, ecco il tuo figlio » accennando a Giovanni; ed a Giovanni: « Ecco la madre tua » accennando a Maria. In mezzo agli strazii del suo dolore, sempre grande, generosa sempre la Regina de martiri innalzasi all’altezza delle viste di suo Figlio, ne comprende il pensiero: entrando subito ne’ sentimenti di Lui, dilata le viscere della sua carità; ed aprendo il suo cuore a tutti i redenti del Calvario, adotta a piè della croce, nel silenzio e nell’estasi del dolore, tutta la grande famiglia umana. – Queste parole di Gesù produssero in Maria il loro effetto, aprirono, vo’ dire, nel cuore di Lei profonde ed inesauribili sorgenti d’amore materno, di sacrificio, di tenerezza. E ben cel sappiamo noi tutti sventurati figli di un padre prevaricatore. Amiamo adunque la nostra Madre celeste; ripaghiamo con figliale confidenza e gratitudine l’amore di Lei; nelle nostre pene, nei nostri pericoli, nelle nostre debolezze ricorriamo a Lei, appoggiamoci sul di Lei cuore, rimettiamo nelle di Lei mani tutti i nostri interessi personali, riposiamoci in tutto sopra di Lei come tranquillo riposa il fanciullo tra le braccia della madre, abbandonandole la cura di tutto che ci riguarda, né più pensiamo che ad esemplare le virtù di Lei, e renderci degni della di Lei tenerezza.

ESEMPIO.

L’esempio degli Apostoli nell’edificare oratori: in onore dell’augusta Madre di Dio, fu ben tosto con sommo ardore seguito dai Cristiani di ogni nazione, in guisa che volerli presentemente numerare sarebbe forse poco men malagevole impresa che il voler numerare le stelle. Siccome un lieve saggio ne abbiamo avuto nelle prime sei considerazioni e in tutti gli esempi finora addotti, mi limiterò a dar qualche cenno in generale. — Appena ebbe l’imperator Costantino abbracciato il Cristianesimo, ed unitamente alla sua madre s. Elena, dato più luminosi esempi di fervido zelo in prò della religione e del culto di Maria, questo culto non vide più limite alcuno: i grandi vi profusero le immense loro ricchezze; all’augusta Madre del Salvatore del mondo dedicaronsi templi i quali per la loro sontuosità divennero la meraviglia dell’universo; le più preziose gemme perdevano tutto il loro pregio trattandosi di offrirle a Maria. Ed il popolo che non possedeva ricchezze, le rese un culto più intimo e più commovente ancora; sulle colline, in mezzo ai campi, tra le gole e sulla vetta dei monti vidersi qui e colà sorgere umili altari a Maria, coperti da prima di reticelle, di edera o di pampini, divenuti in seguito per la più parte celeberrimi santuari. Ed ora non si trova città protetta dalla croce della redenzione che non vanti una chiesa, od un altare almeno dedicato a Maria.

Orazione.

Ricordatevi, o Vergine santa, che noi siamo i figli del vostro dolore, e che diveniste la Madre nostra tra le agonie e gli strazi del Calvario. Ah! non obliate che dal vostro divin Figlio stesso noi fummo alla vostra misericordia ed al vostro amor confidati, tenera Madre nostra. Stendete adunque sopra di noi, la materna vostra mano, ed accordateci la vostra protezione adesso e nell’ora di nostra morte. Così sia.

OSSEQUIO.

Dite spesso tra il giorno: — Cristo crocefisso, ed io tra le delizie!

GIACULATORIA.

Sancta Mater, Istud agas, Crucifixi fige plagas cordi meo valide.

Madre stampatemi

Sin dentro il cuore

Le piaghe amabili

Del mio Signore.

-438-

Oratio
Omnipotens et misericors Deus, qui in beata
semper Virgine Maria peccatorum refugium et
auxilium collocasti, concede, ut, ipsa protegente,
a culpis omnibus absoluti, misericordiae
tuae effectum felicem consequamur. Per Christian
Dominimi nostrum. Amen (ex Missali Rom.).
– Indulgentiam : trium annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodoquotidie per integrum mensem  oratio devote recitata fuerit
(S. Pæn. Ap., 20 iul. 1934).

XXIV. GIORNO.

Il Sepolcro.

Il gran sacrifizio era consumato! Maria aveva contato gli estremi sospiri, gli estremi battiti del cuore di Gesù; aveva visto la morte chiudergli gli occhi, ed il sacro capo di Lui cadere sul petto senza vita… Maria non aveva più figlio! Ma non era sufficiente per questa desolatissima tra le madri l’aver visto morire il suo Gesù: oh! come crudele esser dovette all’anima sua la ferita fatta dalla lancia all’esanime cuore del suo Figlio. Intanto ogni ora, ogni momento del gran giorno della redenzione portava novelli dolori al cuore della Regina dei martiri: pochi istanti appresso Ella assistette alla deposizione della croce operata da Nicodemo, Giuseppe d’Arimatea ed altri, ricevette tra le sue braccia il corpo inanimato di suo Figlio, e poté ravvisare tutto lo sterminio che la barbarie degli uomini aveanvi portato. Qual contrasto tra la Vergine-Madre di Betlemme, e la Vergine-Madre del Calvario! E che dirò del suo dolore allorché accompagnato quell’adorabile corpo alla sepoltura, e deposto nella tomba, vide l’enorme pietra che chiudeane l’ingresso, frapporre come una barriera fra lei e l’unico oggetto dell’amor suo? Comprese Maria esser questo il compimento del suo sacrificio, e rassegnata al divino volere, esclamò: Fiat, e rifece silenziosa la strada di Gerusalemme. – Non tutte le anime sono chiamate da Dio a sopportare così terribili prove; a ciascun di noi tuttavolta il Signore chiede nel corso della vita sacrifizi proporzionati alle nostre forze, ed alla misura delle grazie ricevute. Ebbene; se, onde venir in aiuto al lavorio della grazia nelle anime nostre, ci colpisce il Signore ne’ più sensibili affetti, se frange Egli stesso i legami che noi non avremmo il coraggio di rompere, adoriamo la sua misericordia in mezzo alle lacrime nostre; e senza lai, senza mormorazioni, sfrondiamo con Maria a piè della croce del nostro Salvatore l’ultimo fiore delle nostre gioie di quaggiù; e poi, abbracciandoci a questa croce, ed attaccandovici con tutte le nostre forze, esclamiamo col Serafino d’Assisi: Mio Dio, mio tutto.

ESEMPIO.

Sei sono le Immagini di Maria dipinte dall’Evangelista s. Luca, che si conservano in Roma. La prima si venera in S. Maria Maggiore. Nel 590 portata processionalmente per le contrade di Roma quest’immagine, fece tosto cessare una fierissima pestilenza. Dalla chiesa di s. Maria Transtevere fu trasferita a S. Maria Maggiore da s. Domenico sulle proprie spalle, e deposta nella cappella Sistina; Paolo V, a destra della basilica, di rincontro al sacro Presepio, costrusse una sontuosissima cappella, in cui è ancora presentemente venerata. La seconda in S. Maria di Ara-Cœli. La terza in S. Maria di Via Lata; quest’immagine è dipinta con un anello nel dito. La quarta in S. Maria del Popolo ivi processionalmente trasferita dal luogo chiamato Sancta- Sanctorum, dal sommo Pontefice Gregorio IX nel 1227. La quinta in S. Maria Nuova, portata da Troia; sotto il pontificato di Onorio Iii, questo dipinto si rinvenne intatto dopo l’incendio della chiesa. La sesta in S. Maria al Campo Marzio portatavi di Grecia dalle monache di s. Benedetto prima del 600; anche questa conservossi illesa, e stette prodigiosamente sospesa in aria dopo l’incendio della trave, cui era raccomandata. – La settima si venera in Costantinopoli nel tempio eretto dall’imperatrice Pulcheria, e dedicato Alla Madre di Dio Odigitria; dicesi dipinta da s. Luca, vivente ed annuente la B. V. Quivi ancora nella basilica di s. Sofia si conserva l’ottava; involata dai Veneziani, fu da essi restituita per autorità del sommo Pontefice Innocenzo III. La nona in Napoli nella chiesa di S. Maria Maggiore.

Orazione.

O desolata Vergine, cui il Signore ha misurato la grandezza delle vostre prove alla generosità e coraggio del vostro cuore di santa e di madre, deh! accorrete in mio soccorso; fatevi, non solamente il mio sostegno, la mia consolatrice, ma il mio esemplare ancora, ed ottenetemi la grazia d’un perfetto distacco, e d’una perfetta rassegnazione a tutte le volontà del Signore. Così sia.

OSSEQUIO.

Se foste moribondo, qual cosa vi darebbe maggior rimorso? Rimediatevi subito, implorando l’aiuto di Maria.

GIACULATORIA.

Doce me, Domina, facere voluntatem tuam.

Voi del mio cuore

L’arbitra siete,

Deh! dunque ditemi

Quel che volete.

INVOCATIONES
386
Dolce Cuore di Maria, siate la salvezza mia.
Indulgentia trecentorum dierum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, si quotidiana invocationis recitatio  in integrum mensem producta fuerit
(S. C. Indulg., 30 sept. 1852).

XXV. GIORNO.

La Risurrezione.

Spuntò finalmente il giorno fatto dal Signore: la sua luminosa aurora ha dissipato le sanguinose ombre del Calvario, e riempito di gioia l’Immacolato Cuore della nostra divina Madre. Non dice il Vangelo che Maria sia stata favorita della prima visita di Gesù risuscitato, ma non la nega neanco. E non gliene andava forse debitore il suo divin Figlio? Se tal favore fu concesso a Maddalena in grazia del suo illimitato e costante amore per Gesù, possiamo farci capaci che abbiane privata Maria, il cui amore superò quello di Maddalena più che piccola fiammella non è superata dallo splendor del sole? Cosi c’insegna una pia ed antica tradizione. Ah! Sarebbe d’uopo inventare nuove espressioni per nominare la gioia della povera Madre in quell’istante in cui poté stringere al seno il suo Figlio risorto, sentire quel sacro Cuore ferito dalla lancia, palpitar nuovamente contro il suo, ed udir chiamarsi ancora col dolcissimo nome di Madre. No, no, io non so se il cielo con tutte le sue magnificenze, e le sue delizie possegga gioie più dolci, più intime, più sensibili per la nostra divina Madre di quella gioia in che dovette sentirsi come naufraga in quell’avventurato istante. – Impariamo da Maria a santificare le nostre gioie non altrimenti che i nostri dolori, riferendo tutto a Dio. Consolazioni o pene, gioie od amarezze, tutto, nei disegni del Signore giovar deve al perfezionamento dell’anima nostra, alla nostra salute. Qui eziandio convergere debbono tutti i nostri sforzi, dirigersi tutte le nostre aspirazioni, limitarsi tutta la nostra ambizione. Sì, ciascun di noi adoprar deve sante industrie per accrescere mai sempre il tesoro dei meriti suoi, rivolgendo tutte le peripezie della vita a sua emendazione, a suo spirituale progresso, né perdere di vista giammai la gran parola dell’adorabile Salvatore: Siate perfetti come perfetto è il vostro Padre del cielo.

ESEMPIO.

La decima delle immagini di Maria dipinte da S. Luca, si venera sul monte della Guardia, a tre miglia circa da Bologna nella chiesa dedicata al medesimo evangelista s. Luca, scelta, se prestiamo fede ad un’antichissima leggenda riprodotta dal Sigonio, da Maria stessa. Ogni anno questa prodigiosissima effigie, viene con solennissima pompa trasferita, nella seconda feria delle rogazioni, in Bologna, «processionalmente portata per le precipue vie della città. L’undecima vedesi presso il borgo di Cestochovia distante 18 leghe da Cracovia. A questo santuario, uno dei più ricchi del mondo per magnificenza e preziosità di arredi, accorrono a torme pellegrinando i cristiani non solo dalla Polonia, ma eziandio da tutta la Slesia, dalla Moravia e dalla Pomerania; tanti sono i prodigi che vi si operano, le grazie che si ottengono. – Il dipinto rappresenta Maria col bambino Gesù in grembo, vestito alla greca; porta due cicatrici sul volto, inflitte, dicesi, dagli eretici Ussiti, cancellar le quali non fu ancor possibile all’industria dell’uomo, sebbene ne abbiano fatto la prova i più esperti pittori. Le tre ultime si trovano nell’isola di Malta; il celeberrimo spositore della s. Scrittura, Cornelio a Lapide, narra che furono dipinte da S. Luca, allorché avernò per tre mesi in quell’isola, compagno di viaggi dell’apostolo s. Paolo.

ORAZIONE

O Maria la quale non faceste mai sosta per il sentiero della perfezione, e vi giungeste alla più sublime altezza, abbiate compassione della fralezza, della miseria d’un vostro figlio. Estrema è la mia codardia, ai vostri piedi il confesso. Deh! ottenetemi, vi scongiuro, possenti grazie che trionfino sulla mia fralezza ed accidia, affinché sostenuto dalla materna vostra protezione, cominci una vita di fervore, d’amore, di sacrifici. Così sia.

OSSEQUIO.

Usate particolar modestia in chiesa, tenendo bassi gli occhi in tempo della santa Messa.

GIACULATORIA.

Munda me ab omni iniquitate mea, Sancta Dei Genitrix.

D’ogni mondatemi

Macchia più lieve;

Fatemi candido

Come la neve.

370
Immaculata Mater Dei, Regina cœlorum, Mater
misericordiae, advocata et refugium peccatorum,
ecce ego illuminatus et incitatus gratiis,
a te materna benevolentia large mihi impetratis
ex thesauro divino, statuo nunc et semper dare
in manus tuas cor meum Iesu consecrandum.
Tibi igitur, beatissima Virgo, coram novem
choris Angelorum cunctisque Sanctis illud trado,
Tu autem, meo nomine, Iesu id consecra;
et ex fiducia filiali, quam profiteor, certum mihi
est te nunc et semper quantum poteris esse facturam,
ut cor meum iugiter totum sit Iesu,
imitans perfectissime Sanctos, praesertim sanctum
Ioseph, Sponsum tuum purissimum. Amen
(S. Vincentius Pallotti).
Indulgentia trium annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, si quotidieper integrum menseni oratio  devote recitata fuerit (S. Paenit.
Ap., 27 iulii 1920 et 12 sept. 1936).

XXVI. GIORNO.

L’Ascensione.

Terminata era la missione dell’Uomo-Dio sulla terra; gettate le fondamenta della sua Chiesa, istituiti i sacramenti, ammaestrati gli Apostoli, non più rimaneva all’adorabile Salvatore che dare ai beneamati del suo cuore un’ultima benedizione, pegno di quell’eterna benedizione che accorderebbe loro ben presto in cielo. Non v’ha dubbio che con gli Apostoli e gran numero di discepoli non siasi trovata Maria sul monte degli olivi in quella commovente circostanza. Appena colà radunati, ecco Gesù comparire in mezzo al suo piccolo gregge, e dopo aver loro dato un ammonimento ancora, e la benedizione, i suoi piedi abbandonano la terra, ed Egli s’innalza maestosamente verso il cielo. Se, come insegna antica tradizione, il Salvatore concesse alla Madre di poter essere testimonio del suo trionfante ingresso nel cielo, chi varrà a descrivere il rapimento, l’estasi di felicità in che l’avrà piombata la vista del corpo glorificato del suo Gesù sedente alla destra del Padre? Ah! quinc’innanzi la vita di quest’anima immacolata non sarà più che un ardente aspirazione verso il cielo, un’accesa brama di veder finire il suo esilio, sopportando tuttavolta gli inenarrabili dolori di sì fatta lontananza con perfetta e paziente rassegnazione alla volontà del Signore. – Desideriamo noi il cielo come la nostra divina Madre! Il cielo! Ah! Egli è pure la dimora del nostro Padre, l’eredità nostra, la nostra patria, il luogo ove tergerannosi per sempre le lacrime nostre. Coraggio adunque: ogni giorno di quaggiù è un passo che a Dio ci avvicina. Che cosa importano le fatiche del viaggio, le pene, le prove, dacché ci attende colassù una felicità inenarrabile, felicità proporzionata alla grandezza delle nostre afflizioni? Sì, Dio misurerà le sue consolazioni al regolo delle nostre croci; più avremo sofferto, più grandi saranno le nostre gioie; e quel che più monta, tutti i dolori saranno passati per non ritornare più mai, e la felicità la quale ne sarà il guiderdone, avrà l’eternità per durata.

ESEMPIO.

La ristrettezza di un esempio non mi permette che di far parola di alcuna soltanto delle più rinomate Statue rappresentanti la B. V. Maria: — In Saragozza evvi la statua detta del Pilar (della colonna) di cui già diedi un cenno; la s. Vergine sta in piedi col bambino Gesù tra le braccia, il quale tiene una colomba in mano; pretendesi scolpita ai tempi dell’Apostolo s. Giacomo. — Una delle più celebri statue che vanti la Francia è incontestabilmente quella di Puy-en-Velay; vuolsi colà portata da quegli arabi che primi, dopo i Magi, venerarono Maria ed il bambino, e la scolpirono a loro modo: essa tiene Gesù sulle ginocchia. — La statua d’ebano della B. V. di Loreto, annerita dal tempo e dal fumo delle numerose lampade e candele, che ardono giorno e notte, è pure di antichissima data; v’ha delle cronache, le quali ne attribuiscono la scultura allo stesso s. Luca; rapita dall’armata repubblicana nel 1797, e trasferita a Parigi, venne riportata a Loreto per ordine di Napoleone, appena divenuto primo console. — La Madonna di Spoleto dicesi colà portata di Palestina nel 352 da tre eremiti: dapprima addimandossi S. Maria di Giosafat, poi la Madonna degli Angeli o della Porziuncula: questa chiesa fu la culla dell’ordine del Serafico d’Assisi. — Celeberrima è la statua posta all’ingresso della chiesa del santo Sepolcro in Gerusalemme; a questa si riconobbe debitrice della sua conversione Maria egiziaca nel 370. — La più antica statua di Maria venerata nel Belgio è quella di Bruges. — Beatrice vedova del conte di Dampierre, ricevette dal sommo Pontefice Gregorio IX una statua della B. Vergine deposta, dice una tradizione, dagli Angeli in una foresta d’Italia. Collocata nella chiesa dell’abbazia di Courtrai, divenne ben presto celeberrima per i suoi prodigi. Finalmente nella chiesa di Afflighem esiste la famosa statua, la quale nel 1150, salutata da s. Bernardo con le parole: Salve, Maria, gli rese il saluto: Salve Bernarde.

Orazione

O Maria che tenete in mano lo scettro della Misericordia, ricordatevi di me, povero vostro figlio che pellegrino qui in terra, sospiro verso il cielo, che è la patria mia, verso Dio che è Padre mio, verso Gesù, che è mio fratello, verso di Voi che siete la Madre mia. Deh! Guidate tutti i miei passi, finché depor possa ai vostri piedi l’immortale corona, non dovuta ai meriti miei, ma a quelli del vostro divin Figlio, ed alla materna vostra protezione. Così sia.

OSSEQUIO.

Recitate un De profundis per l’anima del purgatorio che in vita fu più devota della B. V.

GIACULATORIA.

Virgo potens, ora prò nobis.

Voi che potente

In cielo siete,

Ferventi suppliche

Per noi porgete.

371
O pura et immaculata, eademque benedicta
Virgo, magni Filii tui universorum Domini Mater
inculpata, integra et sacrosanctissima, desperantium
atque reorum spes, te collaudamus. Tibi
ut gratia plenissimae benedicimus, quae Christum
genuisti Deum et Hominem: omnes coram
te prosternimur: omnes te invocamus et auxilium
tuum imploramus. Eripe nos, o Virgo sancta
atque intemerata, a quacumque ingruente
necessitate et a cunctis tentationibus diaboli.
Nostra conciliatrix et advocata in hora mortis
atque iudicii esto: nosque a futuro inexstinguibili
igne et a tenebris exterioribus libera: et
Ad Beatissimam Virginem Mariam
Filii tui nos gloria dignare, o Virgo et Mater
dulcissima ac clementissima. Tu siquidem unica
spes nostra es securissima et sanctissima apud
Deum, cui gloria et honor, decus atque imperium
in sempiterna sæcula sæculorum. Amen
(S . Ephræm, C . D.).
Indulgentia trium annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodoquotidiana orationis recitatio in integrum mensem producta
fuerit (S. Pæn. Ap., 21 dec. 1920 et 9 ian. 1933).

XXVII. GIORNO.

La Pentecoste.

Dopo l’Ascensione del divino Maestro, discesero gli Apostoli a Gerusalemme, e con Maria ed i discepoli si rinchiusero nel cenacolo per aspettarvi nella preghiera e nel digiuno la venuta del promesso Paracleto. Non v’ha dubbio che l’orazione della Vergine Immacolata non abbia affrettato questa venuta. Sullo scorcio dei dieci giorni di ritiro e di perseveranza nell’orazione, si fe’ udire un grande strepito, come d’impetuosissimo uragano; ed apparvero ad un tempo lingue di fuoco le quali andarono a riposarsi sulla testa di ciascuno de’ membri della Chiesa nascente colà radunata, e tutti sentironsi ripieni di Spirito Santo. Nessuno tuttavolta varrà a comprendere quello che in questo solenne giorno operò in Maria lo Spirito consolatore, e qual fu la prodigiosa trasformazione di quell’anima benedetta e privilegiata fra tutte le pure creature. Dirò solamente che tra i doni ricevuti da Maria e quelli degli Apostoli vi passò la differenza stessa che fa un magnifico e liberale monarca tra i favori largiti ai suoi ministri, e quelli compartiti ad una sposa da lui unicamente e teneramente amata. Gli uni sono trattati in amici, l’altra in sovrana, a cui le liberalità dello sposo sono in ragione del suo amore per lei. –  Maria nel cenacolo c’insegna non l’utilità solamente del raccoglimento, della fuga del mondo, per albergare in noi il Santo Spirito, ed attendere con successo alla nostra perfezione; ma ci manifesta eziandio la necessità della preghiera onde ottenere dal cielo tutti i soccorsi necessari al buon esito del grand’affare di nostra eterna salate. L’adorabile Salvatore il quale conosceane tutta l’importanza come l’indispensabile necessità, raccomandolla sì ripetutamente: — Pregate senza interruzione — Domandate, e riceverete. — Tutto ciò che chiederete al Padre mio in nome mio, saravvi concesso — Laonde se inesaudite veggiamo le nostre preci, non ascriviamolo che alla poca fede, poca umiltà, poca fiducia, e specialmente alla poca perseveranza con che oriamo.

ESEMPIO.

Sebbene sia fuor di contestazione avere i popoli sentito mai sempre maggior impulso all’amor di Maria dalle di Lei immagini scolpite che dipinte, non si può negar tuttavolta che queste eziandio non siano d’origine non meno antica di quelle, poiché vantano lo stesso inventore, l’evangelista s. Luca. — Non parlo delle celebri Madonne di Raffaello, delle quali non v’ha in Italia chi ne ignori la perfezione. Michelangelo (scuola italiana, 1498) in un suo dipinto rappresentante la s. Famiglia, diede a Maria i più vivi e dolci caratteri di una buona madre. Nel quadro delle nozze di Cana di Paolo Veronese (1588) scorgesi sul volto di Maria l’interna sua inquietudine per la mancanza del vino. Alberto Durer (scuola alemanna 1500) nell’Adorazione de’ Magi, non poteva più perfettamente ritrarre la purissima gioia della B. Vergine, non disgiunta dalle sollecitudini della migliore delle madri. Nella deposizione di Gesù dalla croce del Rubens (scuola fiamminga, 1635) tu vedi la Madre desolata in siffatto atteggiamento di ambascia e di rassegnazione, che, mentre t’incanta, t’inspira una indefinibile malinconia al cuore. Capo d’opera è la Concezione del Murillo (scuola spagnola) morto nel 1682. Non meno mirabili, nella scuola francese, sono il quadro del Lebrun Carlo, morto nel 1690, per la grazia che seppe dare a Maria preparante un povero pasto al fanciullo Gesù; e quello del Jouvenet, morto nel 1717, in cui vedesi l’augusta Madre di Dio nell’atto di cantare il Magnificat. L’umiltà, la riconoscenza, una gioia tutta celeste, spiccano nell’atteggiamento di tutta la persona in guisa che ben rivelano i sentimenti da che sentivasi in quell’ora riboccante quell’immacolato Cuore.

Orazione.

O Maria. Vergine immacolata, la cui vita fu una continuata orazione, ottenete a me lo spirito della preghiera, di cui pur troppo, sì poco conosco il pregio, sebbene siami d’estrema importanza. Impetratemi dal vostro divin Figlio quello spirito di fede, di confidenza, di fervore che ne è l’anima, e che apre sopra di chi prega tutti i tesori delle celesti benedizioni. Così sia.

OSSEQUIO.

Viva Gesù, viva Maria, sia l’invocazione con che date principio ad ogni vostra azione o scritto.

GIACULATORIA.

Jesum benedictum, fructum ventris tui, nobis ostende.

Il frutto amabile

Del vostro seno

Nel ciel mostrateci

Ò Madre, almeno.

372
Deus, qui per immaculatam Virginis Conceptionem
dignum Filio tuo habitaculum praeparasti,
quaesumus, ut qui ex morte eiusdem Filii
tui praevisa eam ab omni labe praeservasti, nos
quoque mundos, eius intercessione, ad te pervenire
concedas. Per eumdem Christum Dominum
nostrum. Amen (ex Missali Rom.).
Indulgentia trium annorum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, oratione quotidieper integrum mensem devote reiterata (S. C. Indulg.,
23 mart. 1904; S. Pæn. Ap., 4 maii 1936).

XXVIII. GIORNO.

Gli ultimi anni di Maria.

Profondo silenzio regna nelle sacre carte intorno agli ultimi anni della nostra divina Madre, tal che noi ignoriamo ed il luogo di sua residenza, il genere delle sue occupazioni, ed il tempo del felicissimo suo transito. La tradizione tuttavolta viene ad appagare in parte la pia curiosità nostra insegnandoci che non pochi anni la visse ancora dopo la morte di Gesù, cioè fino all’età di settantadue, o settantacinque anni; che la vita di lei fu umile, ritirata, divisa tra l’orazione ed i lavori manuali; e che nell’assemblea dei fedeli non distinguevasi altrimenti che per la sola sua santità. C’insegna eziandio la tradizione stessa che questi ultimi anni di Maria furono una lenta agonia, un lungo martirio d’amore, un’incessante aspirazione al cielo; che l’unica sua consolazione era il ricevere quotidianamente dalle mani del suo figlio di adozione la santa Comunione; e che sì dolce, si consolante presentavasele il pensier della morte, che era divenuto l’abituale suo pensiero; e ben lungi dall’averla in orrore, salutavala con santa gioia, come Colei la quale doveva por fine al suo esilio, aprirle il cielo, e ridonarle l’unico oggetto dell’amor suo. – La morte è il momento che fisserà per sempre la nostra sorte. Quindi nulla di più importante per noi come la grazia di una buona morte; ed il più agevole mezzo ad ottener questa grazia si è appunto l’abituale pensiero della morte stessa. Non si fa bene se non quello che s’imparò lungo tempo a fare. Questo pensiero ci distaccherà dai beni della vita presente, dimostrandocene la caducità ed il nulla; ché di tutto ci spoglia la morte.  Ci aiuterà in secondo luogo ad evitare il peccato «Sovvieniti dell’ultimo tuo fine, e non peccherai in eterno ». Difatti qual più valido freno a trattenere lo sfogo di quale che siasi passione, come il pensier della morte, la sua incertezza, il giudizio che la seguirà, e gli eterni castighi che sono il soldo del peccato, il frutto d’un istante di colpevole soddisfazione?

ESEMPIO.

Docili figli di santa Chiesa, noi onoriamo le reliquie dei santi, perché potentissimo mezzo a nutrire la pietà, condurre alla perfezione. — Siccome coll’anima della B. Vergine il corpo eziandio venne assunto al cielo, ne segue che le di Lei reliquie consistono soltanto in pezzi di veli o vesti di che andava coperta. Presentemente ancora è venerata in Chartres una tonaca di Maria, che Carlo il Calvo ebbe in dono da Carlo Magno nel 801. — Vedeasi altre volte nella chiesa della B. Vergine delle grazie in Costantinopoli un di Lei fuso portato di Palestina dall’imperatrice s. Pulcheria. — Nel 455 il vescovo s. Giovenale trasportò da Gerusalemme in Costantinopoli il sudario, ed una parte della tomba di Maria. — L’imperatrice s. Elena arricchì la chiesa di s. Croce in Gerusalemme d’una gran parte del velo della B. Vergine. — Celebre per tutta la Spagna si è la treccia dei capelli di Maria venerata in Oviedo: un’altra era, tempo fa, posseduta dalla chiesa della B. Vergine di Bruges. – Così ancora una specie di guanto in s. Omer, una specie di velo in Aix-la-Chapelle, una specie di pettine in Trèves, ed una parte del sudario e del velo in Soissons. — Il sommo pontefice Callisto III concesse nel 1455 varie indulgenze a chi visita la cattedrale di Arras, ove conservasi un velo ed una cintura dell’augusta Madre di Dio. — Memorie preziosissime e feconde mai sempre di grazie e di benedizioni più preziose ancora.

Orazione.

O Maria che insegnaste col vostro esempio il disprezzo ed il distacco dalle cose di questo mondo, ottenetemi la grazia di attaccarmi a Dio solo, unico bene che trovar possa al di là della tomba. Aiutatemi onde la mia vita sia una morte continua la quale mi prepari a ben morire, e mi ottenga la grazia di una santa morte. Così sia.

OSSEQUIO.

Nelle ore di ozio leggete libri che trattino delle lodi di Maria.

GIACULATORIA.

Monstra te esse Matrem.

So che voi siete

Madre di Dio;

Ma per mia Madre

Vi voglio anch’io.

375
Sancta Mater, istud agas,
Crucifixi fige plagas
Cordi meo valide.
(ex Missali Rom.).
Indulgentia quingentorum dierum. Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodoquotidie per integrum mensem invocatio pia mente recitata
fuerit (S. Pæn. Ap., 1 aug. 1934).

XXIX. GIORNO.

Morte di Maria.

Non era per fermo né impossibile, né malagevole al Signore il preservare Maria dalla morte, come sottratta avevala all’infezione della colpa d’origine; ma anche in questo Ei volle renderla conforme al suo divin Figlio. Che se il Signore permise alla morte di addormentare dolcemente Maria, non le permise tuttavolta di far preda della corruzione il verginale corpo di Lei. Esente dal peccato originale, e dalla triste concupiscenza che ne è la sequela, sempre pura la carne di Maria non doveva conoscere le umilianti trasformazioni della tomba, non avendo punto bisogno d’essere rinnovata, purificata, onde fosse degna di venir ammessa nel soggiorno della gloria. Messaggera di pace venne la morte a Maria: essa non fu che la cessazione d’un miracolo che operava il Signore per impedirle di morire sotto le ardenti impressioni d’un amore superiore a tutte le forze della natura. Laonde, diciamolo pure: la morte di Maria fu un ultimo atto di amore più acceso, più puro, più santamente appassionato di tutti gli altri, atto il quale separando dolcemente l’anima dal corpo, portolla tutta bella d’amore e di gloria nel seno del suo Dio. – La morte non verrà a noi per fermo quale venne a trovar la nostra Madre del cielo. Peccatore ciascun di noi come tutti i figli di Adamo, dovrà, a sua volta, andar soggetto al tremendo castigo inflitto dalla divina giustizia al primo dei peccatori, ed a tutta la di lui prosapia, i dolori più o meno diuturni dell’infermità, le agonie della natura, le tristezze e le lotte supreme. Ma consoliamoci: Gesù e Maria lasciarono le orme del loro passaggio nella morte onde raddolcirne gli orrori; ed agli estremi nostri momenti, non dubitiamone, ritroveremo queste orme benedette. E poi, dopo l’ultimo sospiro di Gesù sulla croce, ed il breve suo riposo nel sepolcro del Getsemani, non più muore il Cristiano abbandonato da Dio, e deserto di consolazioni: perchè temeremo adunque?

ESEMPIO.

Se i fedeli conoscessero di quanto spirituale profitto esser possono possono le sacre immagini, non le curerebbero sì poco per fermo. Comprendiamone il molteplice vantaggio: 1. Istruzione ed erudizione; la vista infatti di un’immagine di Maria ci ricorda che Ella è la Madre dell’adorabile Salvatore; e sebbene questa verità ci sia già stata proposta a credere dalla fede, non è men vero tuttavolta che per mezzo dell’immagine, si alimenta e si ravviva questa fede stessa. 2. Amor verso Maria; e non ti senti forse commosso dai più teneri affetti il cuore nell’abbatterli in una immagine che ti presenti quest’immacolata Vergine prostesa in atto di adorazione a’ pie della culla di Gesù bambino, o desolata sul Golgota, divenuta Madre tua per mezzo di mortali dolori, e via dicendo? 3. Eccitamento all’imitazione: le immagini sono volgarmente appellate il libro dei semplici, perché  in una sola occhiata insegnano lunghissime storie e, dilettando, muovono ad amare la giustizia, la pietà, la devozione. 4. La memoria di Maria: in quanto che, in mezzo a tante nostre tribolazioni ed angustie, la vista d’una sua immagine ci ricorda che abbiamo una Madre, un’avvocata in cielo, di cui possiamo con tutta fiducia implorare il patrocinio. 5. Professione di fede: col venerarne le immagini, noi protestiamo di amare la fede, l’umiltà ecc. di Maria, e volerla esemplare.

Orazione.

O Maria, Vergine purissima, cui la morte fu l’istante del trionfo, non abbandonate la povera anima mia nel supremo momento che deciderà della sua sorte eterna. Copritemi allora con la materna vostra protezione, difendetemi dal furore dei miei nemici; fate che muoia munito dei santi sacramenti, e che l’estremo mio sospiro sia un atto d’amor di Dio, e di fiducia nella sua misericordia. Così sia.

OSSEQUIO.

State in ritiro, ed osservate particolar silenzio in questo giorno.

GIACULATORIA.

Pone, Domina, custodiam ori meo.

La lingua sordida

D’ atro veleno,

Madre, cingetemi

Di doppio freno.

387

O Cuore purissimo di Maria Vergine Santissima, ottenetemi da Gesù la purità e l’umiltà del cuore.

Indulgentia trecentorum dierum. Indulgentia plenaria, suetis conditionibus, dummodo quotidie per integrum mensem invocatio pia mente recitata fuierit (S. Pæn. Ap. , 13 ian. 1922 et 23 apr. 1934)

XXX. GIORNO.

Assunzione.

L’abbiamo detto: la tomba non doveva innervare fino al giorno della risurrezione universale la spoglia mortale della nostra divina Madre. Spuntata appena l’alba del terzo giorno dal transito della Vergine Immacolata, Gesù per un atto di sua onnipotenza riunì l’anima di Lei al corpo; e questo sacro corpo, rivestito di tutte le qualità dei corpi gloriosi, elevossi raggiante al cielo, rapidamente trasportatovi dall’ardore dell’amor divino, circondato da innumerevoli legioni d’Angeli, avventurati di formare comitiva d’onore a Colei la quale tutti superava in purezza, in amore, in gloria; ma non basta. Gesù, Gesù attendeva sulla soglia del suo regno onde introdurvela Egli medesimo, cingere la fronte di Lei con il diadema dell’immortalità e della gloria, e farle prendere possesso del trono che preparato aveale alla destra del suo. Questa è la visione dell’apostolo bene amato: Io vidi in cielo una donna rivestita di sole. Circondata, cioè della gloria del suo divin Figlio: Avente la luna sotto i suoi piedi; simbolo dell’umanità decaduta: Cinta la fronte d’un diadema di dodici stelle, le sue eroiche virtù. In tal guisa da Dio incoronata e glorificata, regna Maria sovrana del cielo e della terra. Non diamoci però a credere che Maria regnante in cielo, dimentichi noi poveri figli suoi, sì bisognosi di suo soccorso; oh! no: Ella fu costituita il canale per cui scendono sulla terra tutte le grazie del cielo, la mano di che giovasi il Signore per far a noi l’elemosina delle sue misericordie; ed il prezioso cuore di Lei è il vaso ove la bontà divina depose il balsamo destinato a lenire ogni nostro dolore, rimarginare ogni nostra piaga, sanare ogni infermità nostra. Laonde la confidenza nostra in Maria sia incrollabile, sia illimitata, sia intera; speriamo quand’anche fossimo caduti nel baratro di tutte iniquità; la mano di Lei troverà modo di trarcene; e la voce della gratitudine nostra unirassi allora a quella di tanti altri poveri suoi figli, per ripetere: Non invano s’invoca la Madre di Gesù, e nella bontà del cuore di Lei si confida.

ESEMPIO.

Non poche ragioni animar devono il cristiano a salutare la diletta Madre del cielo ogniqualvolta s’incontra in una di Lei immagine. 1. Onde rinnovar incessantemente la memoria dell’incarnazione del Verbo; 2. Per imitare l’Arcangelo Gabriele; se questo celeste messaggero infatti salutò così riverente Maria non ancor Madre del Dio fatto carne, che cosa non dobbiamo far noi adesso che Ella regna alla destra del suo Figlio, sovrana del cielo e della terra? 3. Lo spirito di santa Chiesa, la quale fin dai suoi primordii, rese familiare tra i fedeli questo modo di onorar Maria. 4. Il precetto di Gesù Cristo: Onora il tuo padre e la tua madre. E non è forse Maria vera madre nostra? — Copiosi ne deriveranno per noi i frutti da questa pia usanza: 1. Accrescimento di fede nel mistero dell’incarnazione. 2. Maggior desiderio di partecipare alle grazie di che fu ripiena Maria. 3. Finalmente l’amore e la protezione di Maria, la quale, risalutandoci, riempie di doni spirituali il nostro cuore. Vedine la prova nella Visitazione, prova dataci dal Vangelo stesso con queste parole: Appena Elisabetta udì il saluto di Maria, fu tosto riempita di Spirito Santo, ed esultò Giovanni nelle di lei viscere. Impariamo a memoria ciò che a tale proposito dice S. Bernardo: Ride il cielo, rallegransi gli Angeli, fuggono i demoni, trema l’inferno ogniqualvolta tu con riverenza dici: AVE MARIA … O Maria, egli è darti un bacio il dirti: AVE MARIA. Tante volte sei baciata, o beatissima, quante volte sei salutata coll’AVE. Dunque, fratelli carissimi, approssimatevi alla di Lei immagine, piegate il ginocchio, datele un bacio, dite: AVE, MARIA.

Orazione.

O Vergine gloriosa che conosceste tutti i dolori dell’esilio, non obliate in mezzo alle gioje della patria, i poveri vostri figli della terra. Nostra patria eziandio è il cielo, acquistato a noi dal sangue del vostro divin Figlio. Deh! non permettete che noi lo perdiamo, ma aiutateci a redercene degni, onde possiamo un giorno contemplare la vostra gloria, amarvi ed eternamente benedire a voi con Gesù Cristo. Così sia.

OSSEQUIO.

Offrite a Maria tutto che avrete a sopportare in questo giorno in unione de’ suoi dolori.

GIACULATORIA.

Fac ut tecum lugeam.

Con voi sul Golgota

Del Figlio accanto

Fate che struggansi

Quest’occhi in pianto.

419

Oratio
Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio e
Madre nostra pietosissima, umilmente ci presentiamo
al vostro cospetto e con tutta fiducia vi
supplichiamo del vostro materno patrocinio.
Dalla santa Chiesa siete stata proclamata la
Consolatrice degli afflitti ed a voi continuamente
ricorrono i tribolati nelle afflizioni, gl’infermi
nelle malattie, i moribondi nelle agonie, i poveri
nelle strettezze, i bisognosi d’ogni maniera nelle
pubbliche e private calamità e tutti da voi ricevono
consolazione e conforto.
Madre nostra dolcissima, rivolgete anche sopra
di noi, miseri peccatori, le vostre tenere
pupille e benigna accogliete le nostre umili e
fiduciose preghiere. Soccorreteci in tutte le spirituali
e temporali necessità, liberateci da tutti
i mali e specialmente dal massimo, qual’è il peccato,
e da ogni pericolo di cadervi; impetrateci
dal vostro Figlio Gesù tutti i beni, di cui ci
vedete bisognosi per l’anima e per il corpo, e
specialmente il maggiore di tutti, qual’è la divina
grazia. Consolate il nostro spirito angustiato
ed afflitto in mezzo a tanti pericoli che
ci minacciano, fra tante miserie e disgrazie che
ci travagliano da ogni parte. Ve ne preghiamo
per quel giubilo immenso, che provò l’anima vostra
purissima nella gloriosa resurrezione del
vostro Figlio divino.
Impetrate tranquillità alla santa Chiesa, aiuto
e conforto al Capo visibile di essa, il Romano
Pontefice, pace ai Principi cristiani, refrigerio
nelle loro pene alle anime del purgatorio, ai
peccatori il perdono delle loro colpe, ai giusti
la perseveranza nel bene. Raccogliete tutti, Madre
nostra tenerissima, sotto la vostra pietosa
e potente protezione, affinchè possiamo virtuosamente vivere, piamente morire e conseguir l’eterna beatitudine in cielo. Così sia.
Indulgentia quingentorum dierum.
Indulgentia plenaria additis confessione, sacra Comunione et alicuius ecclesiæ vel publici oratorii visitatione
si quotidie per integrum mensem oratio recitata fuerit
(S. C. Indulg., 10 apr. 1907; S. Paen. Ap., 7 iun. 1935).

XXXI. GIORNO.

Maria esemplare de’ cristiani.

Nel proporre la Madre del suo adorabile sposo all’imitazione dei suoi figli, a tutti dice Chiesa Santa: « Siate imitatori di Maria come Maria fu imitatrice di suo Figlio. » A rendercene capaci gettiamo, in terminando questo mese, un rapido sguardo sui precipui tratti di somiglianza che corrono tra Figlio e Madre. « Gesù scende dal cielo unicamente per glorificare il Padre suo; e Maria a tal effetto si ritira trienne nel tempio, e consacra la sua verginità al Signore. » Gesù non vuol nascere che da Madre vergine, non aver che un uomo vergine per custode; e Maria prepone questa delicatissima delle virtù alla gloria della maternità divina. Tutta la vita di Gesù può dirsi un atto continuato di umiltà e di annientamento; e Maria chiamata dall’Arcangelo all’eccelsa e singolare dignità di Madre di Dio, non sa che rispondere: « Ecco l’ancella del Signore. » Il cibo del Cuore dell’adorabile Gesù è di fare costantemente la volontà del Padre, e l’obbedienza sua al Padre si fu quella che il guidò dal presepio al Getsemani, di qui al Calvario; e per lo stesso motivo accettò Maria la maternità divina, udì silenziosa il vaticinio di Simeone, ed attaccossi alla croce in posizione degna della Madre d’un Dio. Con ragione adunque viene da Chiesa santa proposta all’imitazione dei fedeli. – Non illudiamoci punto: la vera divozione a Maria consiste precipuamente nella imitazione delle sue virtù; né ci riconoscerà per figli suoi se non in ragione della uniformità della nostra condotta con la sua. Animiamoci adunque di santo ardore, di generoso coraggio, ed ormeggiamo la nostra Madre del cielo, come essa seguì le pedate del Capo dei predestinati, dell’esemplare degli eletti Cristo Gesù. Tal via costerà sacrifici, lotte, violenze alla corrotta natura; non importa; sovvengaci che Maria ci tende la mano dal cielo, e ci mostra la corona che ci sta preparata; ed i fiori di questa corona sono le virtù esercitate qui in terra, le quali sembrano comprendersi nell’umiltà, nella pazienza, nella sommissione alla volontà di Dio, nella rassegnazione tra le afflizioni.

ESEMPIO.

Chiunque desidera d’imitare l’Arcangelo Gabriele nel salutare l’augusta Madre di Dio, veda di ritrarre in sé  angelici costumi, giusta quel detto: Se vuoi entrare dalla Vergine e salutarla, Angelo esser ti conviene; ed è per insinuare a noi una tale verità che il Signore non inviò che un Angelo a salutarla col grande Ave, Maria. Or bene, il nome di Angelo, ti dice precipuamente purezza, carità, umiltà. Puro è l’Angelo perché non contaminato dalla più lieve macchia di colpa, da verun affetto terreno, o carnale commercio. Tale sia chi saluta la Vergine purissima, se brama da Lei gradire il saluto. Emulatore, in secondo luogo, della carità degli Angeli esser deve chi vuole salutar degnamente Maria. Tra gli Angeli regna somma pace, somma concordia; somma pace, somma concordia pertanto regni eziandio tra quei figli che salutar vogliono la loro Madre celeste. E poi, il saluto a Maria, ricordandoci quello dell’Arcangelo, ci ricorda ad un tempo, il mistero dell’Incarnazione, e nel mistero dell’Incarnazione appunto cominciò l’adorabile Salvatore quel trattato di pace tra Dio e gli uomini, che poi compì sul Calvario, segnandolo col suo sangue. Si imiti finalmente l’umiltà degli Angeli. Nessun di noi ignora che se una parte degli Angeli vennero dannati alla morte eterna, causa ne fu la loro superbia: come eziandio se fedeli al Signore si mantennero tanti altri, fu in grazia dell’umiltà loro. Per questa ragione usavano molti santi di non mai salutare Maria se non piegando il ginocchio, così S. Caterina da Siena, S. Maria di Ognies, la b. Margherita domenicana, figlia del re di Ungheria; usanza che conservasi ancora tra noi, genuflettendo nel cantare la prima strofa dell’Ave Maris Stella, appunto perché comincia con l’angelico saluto: AVE.

Orazione.

O Maria, la più perfetta delle creature, io risolvo di seguirvi d’or innanzi nella via della perfezione, ed a vostro esempio condurre una vita umile di cuore, casta, paziente, rassegnata. Ma senza il vostro aiuto, a nulla giovano le mie risoluzioni; quindi nel vostro cuore io le depongo, tenera Madre mia, onde possa vincere la mia leggerezza, e metterle in pratica con coraggio e costanza. Così sia.

OSSEQUIO.

Recitate qualche orazione in ossequio ai santissimi Cuori di Gesù e di Maria.

GIACULATORIA.

Fece ut ardeat cor meum in amando Christum Deum.

Inestinguibile

Fiamma nel cuore,

Madre, accendetemi

Pel mio Signore.

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Domine Iesu Christe, qui Mariæ et Ioseph
subditus, domesticam vitam ineffabilibus virtùtibus
consecrasti: fac nos, utriusque ausilio,
Familiæ sanctæ tuæ exemplis instrui et consortium
consequi sempiternum: Qui vivis et
regnas in sæcula sæculorum. Àmen (ex Missali Rom.).
Indulgentia quinque annorum.
Indulgentia plenaria suetis conditionibus, dummodo
orationis recitatio, quotidie devote peracta, in integrum
mensem producta fuerit (S. Pæn. Ap., 3 sept. 1936).

CONSACRAZIONE A MARIA

 Maria, Regina e Madre mia, non disdegnate che, in terminando questo benedetto mese, a voi consacri il mio cuore, l’anima mia, tutto che sono e posseggo. Sì, io vi appartengo, o Maria, come il figlio appartiene alla madre; accettate pertanto l’omaggio della mia venerazione, della mia confidenza; accettate la mia promessa di difendere, in quale che siasi circostanza di tempo e luogo, il vostro onore, la vostra gloria, di sostenere mai sempre gli interessi di Gesù ed i vostri, e dimostrarmi in ogni evento servo fedele, figlio docile ed amoroso. Benedite, o Vergine possente, il pastore ed il gregge; impetrate ai peccatori la grazia della conversione, la perseveranza ai giusti, la rassegnazione agli infermi ed ai tribolati. Fatevi per l’infanzia e la giovinezza la stella del mattino, per l’età matura la stella del mare, per la vecchiaia la stella della sera; per tutti la porta del cielo, onde possiamo, nessuno escluso, trovarci un giorno riuniti attorno al trono della vostra gloria, come adesso ai piedi de’ vostri altari, a benedire a voi e ad eternamente amarvi. Così sia.

FINE.

 

 

PURIFICAZIONE DELLA VERGINE

PURIFICAZIONE DELLA VERGINE

Tre misteri. — Saviezza della legge della Purificazione. — Umiltà e obbedienza di Maria. — Esempio per le madri cristiane. — Cerimonie dell’andare in Santo. — Presentazione. — Umiltà e sacrificio del bambino Gesù. — Sacrificio di Maria. — Incontro del santo vecchio Simeone. — Sue predizioni. — Suo cantico di morte. — Origine della festa della Purificazione. — Sapienza della Chiesa. — Disposizioni alla festa.

Da Natale fino alla Purificazione la Chiesa si ritiene in adorazione davantial Bambino di Betlemme, poiché vuole che siano profondamente penetrati delle lezioni che Egli ci dà, e perché il suo presepio è una cattedra espressiva, dall’alto della quale ei ci istruisce. Quaranta giorni dopo la nascita del Salvatore ella ci convoca solennemente; ma non è più dentro il presepio che offre il Dio bambino alle nostre adorazioni. – Il tempio di Gerusalemme è per ricevere per la prima volta una vittima degna del Dio che vi si adora. Partiamo per la città santa, ove Maria ci precede portando tra le braccia il suo Figlio, sorretta nelle fatiche del viaggio da un vecchio che l’accompagnava, vale a dire da san Giuseppe, il virtuoso discendente della reale stirpe di David. – Il due febbraio, tre misteri sono presentati alle nostre meditazioni : La Purificazione della santa Vergine; la presentazione di Gesù al tempio: l’incontro dei santi vecchi Anna e Simeone.

I. Purificazione. — Figlio di padre colpevole, l’uomo è macchiato fino dal suo concepimento; e il parto d’un ente macchiato fa contrarre una specie d’immondezza alla madre. Domma profondo e terribile, sorgente d’umiltà, di purità, di santo timore per i genitori, la cui memoria volle Dio che fosse perpetuata di generazione in generazione. Poiché ecco quello che disse il Dio della santità nel dettare le sue leggi a Mose. Parla ai figliuoli d’Israele, e dirai loro: La donna la quale rimasta incinta partorirà un figliuolo maschio, sarà immonda per quaranta giorni. Non toccherà nulla di santo e non entrerà nel santuario fino a tanto che siano compiuti i giorni di sua purificazione. Che se avrà partorito una bambina, ella sarà immonda per ottanta giorni. E compiuti che siano i giorni della sua purificazione pel figliuolo ovver per la figlia, porterà all’ingresso del tabernacolo del testimonio un agnello dell’anno per l’olocausto, e un colombino o una tortora per il peccato, e darà queste cose al sacerdote (Levit. XII, 2-6). Il sacerdote offriva l’agnello in olocausto, affine di confessare il sovrano dominio del Signore, e insieme ringraziarlo pel felice parto della madre; e quanto alla colomba o alla tortorella, queste venivano offerte per il peccato. Compiuto il doppio sacrificio la donna rimaneva purificata dalla sua immondezza, o peccato legale, ed era ristabilita nei suoi antecedenti diritti. Continuando poi il Signore a parlare a Mose aggiunge: Che se ella non ha il modo di poter offrire l’agnello, prenderà due tortore, ovvero due colombini, uno per l’olocausto e l’altro per il peccato: e il sacerdote farà orazione per lei, e così sarà purificata (Levit. XII, 8). – Maria, resa dal suo parto divino più pura e più vergine, era sicuramente esente dalla cerimonia della purificazione, Ella tuttavia si sottomise e stando alla lettere della legge si presentò al tempio quaranta giorni dopo la nascita del Salvatore. Discepola del proprio Figlio, che occultava la divinità sotto la debolezza dell’infanzia, Maria volle celare la sua augusta prerogativa di Madre di Dio, regolandosi quanto all’apparenza come le donne comuni. Chi potrà a tanto esempio astenersi dallo esclamare: Vive forse in noi quello spirito di Gesù e di Maria? Ahimè! l’orgoglioso è sollecito di pubblicare i suoi meriti, e spesso se ne vanta senza possederli: è egli forse questo il nostro ritratto? L’umile, pago degli sguardi di Dio, si delizia nella sua oscurità: siamo noi tali? Maria, perché povera e Madre d’un Figlio che secondo le profezie doveva nascere e vivere povero, si presentò al tempio con due tortorine, come la legge esigeva. La figlia di David, la Madre del Messia, non poté presentare che l’offerta dei poveri! Ripensando a ciò, allorché veggo disprezzata la povertà mi offendo e mi adiro, perché quanto spesso sotto i cenci del povero si rifugia ed alberga la dignità e la nobiltà! E chi assicura che sotto misera veste non si asconda un figlio di re, o che un logoro velo non celi una pronipote di regina? Forse qualche orgoglioso ricco di Gerusalemme avrà guardato con insolente disdegno la coppia, che non recava al tempio fuorché le due colombe del povero; forse nell’atrio del tempio, presso l’altare dei sacrifici, l’uomo dal mantello di porpora e con i sandali a borchie d’oro avrà contrastato il passo a Giuseppe e a Maria ….! Eppure, sappi, o dissennato favorito della cieca fortuna, che quell’uomo, che porta le due colombe, è un discendente degli antichi tuoi re! Quella donna si timida, sì bella e sì umile è una figlia di David! Quel fanciullo…. è il padrone del mondo! S’ei volesse, con la sua piccola mano rovescerebbe le colonne dei tuoi palazzi, spezzerebbe i cedri delle tue colline, farebbe perire le messi delle tue campagne. Quella offerta, per quanto ti sembri meschina, è mille volte più accetta delle tue. Il cuore che la presenta è il più perfetto di tutti, e Iddio considera il cuore come l’anima dei sacrifici. Non dimentichiamo questa dottrina, ed una carità viva, sincera, dia pregio anche alle nostre minime azioni.La purificazione di Maria è dunque il primo mistero che la festa del due febbraio presenta alle nostre meditazioni. Quantunque i riti giudaici restassero abrogati dall’istante della promulgazione del Vangelo, si è mantenuto il costume nelle madri cristiane d’imitare, la prima volta che escono, l’esempio della santa Vergine, la quale sommettevasi volontariamente ad una legge che non la comprendeva. Esse vanno alla chiesa a ricevere la benedizione del sacerdote e a dimostrare a Dio la loro gratitudine. Per altro le madri cristiane non recansi alla messa con lo scopo che si proponevano le donne Giudee nell’andare al tempio; ma bensì per offrire al Signore un giusto tributo di lodi e di azioni di grazie. Ecco in qual modo circa tale argomento il pontefice Innocenzo III si esprime: « Se le donne desiderano entrare nella chiesa subito dopo il loro parto, esse non peccano entrandovi, né debbono esserne impedite; ma se per rispetto, piace loro piuttosto di starne per qualche tempo lontane, non crediamo sia da biasimare la loro divozione ». Né solamente la Chiesa non disapprova una tale usanza, ella anzi la incoraggia. Alcune diocesi hanno stabilito il numero dei giorni, dopo i quali si fa la cerimonia d’andare in santo, e bisogna uniformarvisi. Nei luoghi ove non è cosa alcuna di stabilito, una madre cristiana deve adempiere questo dovere appena può uscire senza rischio della salute; ed infatti non è egli anzi un debito di giustizia che la sua prima visita sia fatta alla Chiesa?Quivi ella deve primieramente ringraziare il Signore della sua felice liberazione, e pregarlo di spargere le sue benedizioni tanto sopra di lei, quanto sopra la sua prole. Deve in secondo luogo chiedere gli aiuti di cui abbisogna per educare alla virtù il fanciullo che ha messo al mondo, e adottare una stabile risoluzione di preservarne l’anima dai pericoli del peccato. Che cosa infatti le gioverebbe esser divenuta madre, se il frutto delle sue viscere dovesse cadere in potestà del demonio, ed esser poi condannato ai supplizi dell’inferno? Consacri ella dunque il proprio figlio al Signore, che questo suo sacrificio non può non essergli gradito, s’ella nutre le disposizioni in cui era la santa Vergine nel giorno della sua purificazione. Mezzo certamente idoneo ad inspirarle tali disposizioni sono le preghiere della Chiesa nella cerimonia dell’andare in santo. La madre cristiana che va a ricevere la benedizione dopo il suo parto, si ferma all’ingresso della chiesa, vi sta in ginocchio tenendo in mano una candela accesa, per dimostrare che si crede indegna di comparire davanti a Dio, il suo ardente desiderio di partecipare alle divine misericordie.Il sacerdote in cotta e stola bianca le si avvicina e recita il salmo ventitré: salmo che più d’ogni altro è opportuno alla circostanza. Egli ripete alla madre cristiana le virtù che procureranno a lei ed al figlio la somma ventura di abitare la santa montagna di Sion; le rammenta il dominio assoluto del Signore sopra le creature tutte, e poscia le ricorda la gratitudine e la sottomissione illimitata che a Lui sono dovute. Dopo aver dato alla donna tutte queste utilissime lezioni, il sacerdote le presenta il lembo della sua stola e le dice: « Entra nel tempio di Dio, e adora il figlio della beata Vergine Maria che ti ha concesso la fecondità. Il rito di presentare il lembo della stola è cerimonia che racchiude un’alta significazione, poiché, essendo la stola emblema della potestà sacerdotale, il prete nel porgerla alla donna le dice in misterioso linguaggio: « In nome di Dio, ch’io qui rappresento, sii purificata dall’immondezza che avresti potuto contrarre; il Signore ti permette di entrare nel suo tempio ed aggradisce l’omaggio di gratitudine che tu vieni ad offrirgli ». – Giunta la madre cristiana a pie’ dell’altare, il sacerdote le dice, essere il Signore soltanto che dà la virtù di ben educare i figliuoli e concede prosperità alle famiglie; dover ella mettere in lui tutta la sua fiducia per adempire il difficile uffizio di madre cristiana; in fine invoca sul capo della nuova Eva tutte le benedizioni del cielo. – Or dite, per fede vostra, se possa darsi altra circostanza in cui la donna ne abbia maggior bisogno? Non è ella forse, fragile creatura, incaricata di formare un cittadino utile alla società temporale, un figlio alla Chiesa, un fratello a Gesù Cristo, un santo al cielo? E non è forse in grembo alla madre che si decide l’avvenire dell’uomo, la pace delle famiglie, la felicità del mondo? Penetrati da tutti questi gravi pensieri, il sacerdote e la madre cristiana incominciano a pie’ dell’altare, in presenza di Dio e degli Angeli, uno di quei dialoghi inimitabili, che niuna favella può esprimere tranne quella del culto cattolico. Il sacerdote dice alla donna: «Non ti scoraggiare; il nostro soccorso è riposto nel nome del Signore ». E la donna risponde, per bocca del chierico: « Che ha fatto il cielo e la terra ».

– Il sacerdote: « Signore, salvate la vostra ancella ».

– La madre: « Mio Dio, voi sapete ch’egli spera in voi ».

– Il sacerdote: « Inviatele il vostro aiuto dall’alto del vostro santuario».

– La madre: « Proteggetela dal sommo della santa Sionne ».

– Il sacerdote: « Che il nemico nulla possa contro di lei ».

– La madre: « E il Figlio dell’iniquità non arrivi a nuocerle ».

– Il sacerdote: « Signore, esaudite la mia preghiera ».

– La madre: « E le mie voci giungano fino a voi ».

– Il sacerdote: « Preghiamo. — Dio eterno ed onnipotente, che pel felice parto della Vergine Maria avete cangiato in gioia gli acerbi dolori delle madri, rimirate con bontà la vostra ancella, e concedete, per l’intercessione di quell’augusta Regina, a costei, che viene oggi nel vostro tempio a rendervi solenni grazie, di pervenire insieme col suo figlio all’eterna beatitudine: per i meriti del Nostro Signore Gesù Cristo ».

.- La madre: « Così sia! » – Il sacerdote le indirizza qualche pia esortazione per assodare in lei quei sentimenti di riconoscenza e di devozione che l’hanno condotta ai piedi dell’altare, e per animarla a consacrare al Signore la propria vita e quella del figlio; ovvero le porge parole di consolazione, se, a guisa di Rachele, ella pianga il figlio suo, già divenuto preda di morte, e rialza il suo coraggio rammentandole la sua felicità per essere madre di un angelo. Quale sarà quella madre cristiana, quella madre che comprenda i suoi doveri e la sua dignità che possa dispensarsi da questa nobile cerimonia? Ah! lasciate che se ne esimano soltanto quelle che non hanno rendimenti di grazie da fare al Signore per la conservazione dei propri giorni e di quelli del figlio, né consigli, né conforti da ricevere, né lumi, né aiuti, né benedizioni celesti da impetrare per l’educazione dei fanciullo confidato loro dal cielo. – Il sacerdote benedice il pane che la madre gli presenta; il qual uso rammenta le due colombe di Maria, e la parte che la madre cristiana desidera prendere al sacrificio che viene offerto alla Chiesa. – Il sacerdote, facendole baciar la croce ingressa sopra la stola, la benedice dicendo: « La pace e la benedizione di Dio Onnipotente, Padre, Figliuolo e Spirito Santo, discendano sopra te e sopra il tuo figlio, e vi rimangano in perpetuo». – La madre risponde: « Così sia » Amen! – Ei finisce con aspergerla leggermente di acqua benedetta, affine di renderla più santa, più fedele ai suoi nobili doveri e più degna de’ benefizi del Signore.

II. Presentazione. — Il secondo mistero che la Chiesa venera nel due febbraio è la presentazione del bambino Gesù al Tempio. Voi ben rammenterete che l’Angelo sterminatore il quale aveva ucciso tutti i primogeniti degli Egiziani aveva risparmiato quelli degli Ebrei. In memoria pertanto di tale avvenimento, e per mostrare il suo supremo dominio su tutte le creature, Dio aveva dettata a Mosè la legge seguente: Consacra a me tutti i primogeniti, tanto degli uomini che dei giumenti, giacché sono mie tutte le cose. E quando in appresso domanderà a te il tuo figliuolo: Che è questo? gli risponderai: con braccio forte ci trasse il Signore dalla terra di Egitto, dalla casa di schiavitù. Imperocché, essendosi il Faraone ostinato a non voler lasciarci partire, uccise il Signore tutti i primogeniti dalla terra di Egitto, dal primogenito dell’uomo, fino al primogenito dei giumenti: per questo io offerisco al Signore tutti i primi parti maschi, e riscatto tutti i primogeniti dei miei figliuoli (Es. XIII, 3-14-15). – Si riscattavano i figli primogeniti con una modica somma, cioè mediante cinque sicli di d’argento. Maria portò dunque il suo Figlio al tempio onde offrirlo al Signore per mano del sacerdote, poi diede i cinque sicli per riscattarlo, e lo ricevé tra le braccia come un deposito affidato alla sua cura fino al momento in cui il Padre Eterno lo avrebbe ridomandato per compier l’opera della Redenzione del genere umano. – Egli è fuori di dubbio che Gesù non era compreso nella legge; perché, dice sant’Ilario, se un figlio di monarca erede della corona è esente dalla servitù, a quanto più forte ragione Gesù Cristo, che era il Redentore delle nostre anime e dei nostri corpi, era dispensato da riscattare se stesso! Ma questo divino Salvatore voleva darci un esempio d’umiltà, d’obbedienza e di devozione; Egli voleva rinnovare nel tempio, e ben anco in modo solenne, l’offerta ch’Egli aveva fatta al Padre suo fino dal momento della sua incarnazione. In questo giorno Gesù accettò solennemente la croce, i supplizi, la corona di spine, la canna dell’ignominia, la veste di derisione, il fiele, l’aceto e la morte. In questo stesso giorno il Padre Eterno ricevé un sacrificio valevole a disarmare la sua collera accesa dai nostri peccati, e a strappare le anime nostre a quel fuoco divoratore che non si estinguerà giammai (Matt. XVII, 11). – Desideriamo noi di entrare nello spirito di questo mistero? E chi di noi non lo vorrebbe? Ebbene, dall’interno del tabernacolo come pure dal fondo del presepio e dall’alto della croce non ci grida Egli forse: « Io vi ho dato l’esempio, affinché come ho fatto io facciate voi pure? » Offriamo dunque a Dio in questo giorno noi stessi con la grande vittima del mondo; offriamo i nostri due oboli, il nostro corpo e l’anima nostra. Per quanto meschino sia questo, il nostro sacrificio, unito a quello del divino Redentore, non sarà rigettato. Guardiamoci solamente dal renderci colpevoli di rapina nell’olocausto, vale a dire dal riserbare una parte delle nostre affezioni per il peccato e per le creature. – Esaminiamo con tutta schiettezza e interroghiamo noi stessi: ci siamo noi mai offerti a Dio senza riserva e senza divisione? O mio cuore, a chi appartieni tu oggidì, in quest’ora, in questo momento in cui io leggo queste linee? Povero cuore! tu hai forse a vicenda servito di vittima a tutti gli Dei stranieri: tutto forse fino ad oggi è stato Iddio per te, tranne Dio! Su dunque a Dio solo da quest’istante e per sempre, non è vero? Non paventare, tu sarai bene accolto; il tuo Dio non guarda a quello che tu sei stato, ma a quello che sei, e a quello che vuoi essere. – Il divino Fanciullo, nostro specchio e maestro, volle essere presentato al tempio per mano della sua santa Madre. Preghiamo anche Maria, che si assuma la cura di presentarci a Dio; è dessa la tesoriera delle grazie. Qual mezzo è più idoneo ad eccitare in noi un’intera fiducia fuori della potente di Lei mediazione? Ciò posto io domando che cosa potrebbe Dio ricusare a Maria in questo giorno, in cui Ella fa il più eroico sacrificio che possa immaginarsi? Propongasi ad una madre: Una città è condannata a perire se non si trova una vittima; per salvarla, vi si domanda l’amato vostro figlio, l’unico oggetto della vostra tenerezza; Egli sarà insultato, vilipeso, percosso, straziato, posto a morte sulla croce; vi acconsentite voi? Chiamo in testimonianza tutte le madri: non ve ne avrebbe pur una che non preferisse morire in luogo del figlio suo; non una che non rigettasse con tutta l’energia della sua tenerezza una simile proposizione. E frattanto Maria, la tenera Maria, la Madre la più affettuosa del più amato Figlio, accetta la richiesta del Padre Eterno, e acconsente; ecco qual è il sacrificio ch’Ella fa in questo giorno! Come dunque pensare che il giusto e buon Dio, che ricompensò sì magnificamente il sacrificio figurativo d’Abramo, sarà poi scortese per Maria, e potrà chiudere l’orecchio ed il cuore quando Ella si presenterà per chiedergli qualche cosa in nostro favore? È empietà pensarlo, bestemmia il dirlo.

III. Incontro dei santi vecchi. — Il terzo mistero, che il due febbraio ci richiama alla memoria, è l’incontro che accadde nel tempio fra il vecchio Simeone e la profetessa Anna con Gesù e i suoi genitori. Maria aveva fatto il suo sacrificio; Ella aveva detto a Dio: Io vi offro il vostro Figlio ch’è anche il mio. E già stava per discendere i gradini del tempio e per ripigliare il sentiero di Nazaret, allorché le mosse innanzi un vecchio. Simeone il Giusto, che affrettava con tutti i suoi voti il Redentore d’Israele, Simeone a cui Dio aveva promesso di non richiamarlo dal mondo prima di avergli mostrato il Desiderato delle nazioni, fermò quei santi personaggi, li benedisse, prese tra le braccia il divino Fanciullo, poscia restituendolo alla Madre intuonò questo splendido inno: Adesso lascerai, o Signore , che se ne vada in pace il tuo servo, secondo la tua parola; perché gli occhi miei, hanno veduto il Salvatore dato da te, il quale è stato esposto da te al cospetto di tutti i popoli, luce a illuminare le nazioni, e a gloria del popolo tuo Israele!-  Deh! quali furono, o Maria, gli affetti del tuo cuore materno, allorché ascoltasti le benedizioni e le profezie del santo vegliardo! Ma le gioie stanno per mutarsi in affanno: ascolta di nuovo Simeone: Ecco che questi è posto per mina e per risurrezione di molti in Israele, e per bersaglio alla contraddizione; e anche l’anima tua stessa, o Maria, sarà trapassata dal coltello, affinché di molti cuori restino disvelati ì pensieri s .[Luc. II, 29-34-35].  – E quali saranno questi pensieri? Li conoscerai un giorno, o Madre amorosissima al giardino degli Olivi, a Gerusalemme, lungo la via della Passione, sul Calvario! Maria, piena di rassegnazione, aveva ricevuto fra le braccia il divino suo Figlio ed era per ritirarsi, ma ecco che una santa femmina sorge a proclamare alla sua volta le grandezze di Gesù. Eravi allora in Gerusalemme una profetessa chiamata Anna, figlia di Fanuele, e che era avanzata in età e vedova da lungo tempo, non avendo vissuto col marito suo che sette anni. Quella vera Israelita passava la vita nel tempio, pregando e digiunando e facendo opere pie; era in lei lo Spirito di Dio. E quando ella ebbe udito il cantico di Simeone, anch’ella incominciò a lodare il Signore e a parlare di Gesù a tutti quelli che aspettavano la salute e la redenzione d’israele. Fortunati vegliardi! Chi mai non avrebbe ambito la vostra sorte! Voi trovaste il Salvatore del mondo, voi lo vedeste, voi ne proclamaste le lodi! Vogliamo noi ora gustare la stessa felicità? Rechiamoci al tempio guidati dallo Spirito di Dio, dove troveremo Gesù e Maria, dove ci sarà concesso godere della loro presenza e del loro colloquio, sicché potremo parlarne a tutte le anime fedeli che aspettano gemendo la salute d’Israele, la consolazione delle loro pene e la gloria della Religione.

IV. Origine della festa. — La festa della Purificazione vien detta comunemente Candelora, per motivo de’ cerei che in tal giorno si accendono; festa e cerimonia che ne forniscono una prova novella della divina sapienza della Chiesa. Nel mese di febbraio Roma pagana celebrava le feste denominate Lupercali, instituite ad onore di Pane, deità dei pastori, il culto del quale era stato recato in Italia da Evandro. Questo principe gli aveva consacrato la celebre caverna detta Lupercal, situata alle radici del Palatino, entro cui Romolo e Remo ebbero il latte dalla lupa, e dove in oggi sorge una chiesa dedicata alla Regina degli Angeli. Di buon mattino i sacerdoti di Pane, chiamati Luprici, si recavano al tempio di tale Deità, a cui immolavano in sacrificio un cane e alcune capre di color candido; in seguito si spogliavano delle loro vesti e armati di staffili formati di pelle di capra correvano come furibondi per le strade della città percuotendo tutti coloro in cui si abbattevano, e le donne specialmente, le quali per parte loro si esponevano a gara a tale stranissima cerimonia, che per avviso dei Pagani aveva a scopo la purificazione della città. Da ciò appunto ebbe nome il mese di febbraio (februarius), poiché februa presso i Romani denotava sacrifìci di purificazione. Tali erano le feste di quella Roma che era a capo dell’antico incivilimento. – Alla fine del quinto secolo continuavano a sussistere numerosi vestigi di quel culto bizzarro, né il sacerdozio del Dio Pane venne completamente abolito fuorché nel 512 per decreto dell’imperatore Anastasio, sebbene fin dall’anno 496 il Pontefice Gelasio avesse posto in opera ogni mezzo per distruggere le nefande cerimonie Lupercali. A tale effetto egli aveva appunto instituito la festa della Purificazione della santa Vergine, contrapponendo con ciò una reale purificazione ed espiazioni veramente sante alle impure espiazioni dei Pagani. – Da Roma passò, dopo qualche anno, a Costantinopoli, dove fu celebrata con magnificenza e fervore straordinario per impetrare la cessazione della spaventevole pestilenza che divorava in quella città fino a cinque mila persone per giorno. Ciò non ostante è facile arguire da molti monumenti che la festa della Purificazione era anche prima d’allora osservata in molte chiese particolari, sicché la sua primitiva istituzione si perde nell’oscurità dei tempi. – Perciò che spetta alla processione di tal giorno con cerei accesi, è mestieri stabilirne l’origine innanzi al sesto secolo. Venne questa instituita col disegno di opporre un rito edificante e utile in pari tempo ad una cerimonia pagana che fondavano nella superstizione, ed era accompagnato da disordini; vale a dire quelli che celebravasi dai Romani sotto il nome di Feste Amburvali. Feste ridicole, che accadevano ad ogni quinquennio e nelle quali il popolo percorreva le strade di Roma con torce accese. Pervenuti i Romani a sottomettere al loro impero tutte le nazioni della terra, avevano perciò imposto ad esse un tributo che pagavasi ogni cinque anni nella circostanza del censo quinquennale. Allorché il denaro era giunto nel tesoro della Repubblica, un mese intero, e quello precisamente di febbraio, era impiegato nel correre le vie e le piazza con fiaccole ardenti, in onore degli Dei Infernali, ai quali Roma si credeva debitrice della conquista della terra. – I sommi Pontefici distrussero questa festa mediante un’altra festa: e perciò il giorno di febbraio, il popolo ed il clero adunati si recano in processione con gran solennità con accese in mano per le strade della città eterna, celebrando e cantando altamente le laudi del vero vincitor del mondo e dell’augusta sua Madre; di quel Dio del Calvario che aveva impartito a Roma, in luogo dello scettro di forza, un dominio ben più glorioso, più esteso e più potente vale a dire quello della fede. Il popolo tutto, partendo dalla chiesa di S. Adriano, si recava a quella di santa Maria Maggiore faendo ardere migliaia di cerei, in omaggio delle splendide vittorie riportate da Maria e da Gesù suo figlio. – Tutte le torce, che splendono durante la processione o in tempo della Messa, e che alla sera illuminano con tanta maestà i templi cristiani, sono inoltre una rimembranza di quelle parole del cantico di Simeone: «Questo Fanciullo sarà la luce di Israele». Ogni fedele col suo cereo acceso è simbolo espressivo di quelle disposizioni di fede viva e di carità ardente con le quali si deve andare incontro l’Agnello divino: simbolo affettuoso, che sarebbe sì fecondo di religiose meditazioni! Chi fra voi in passato ha volto i pensieri a tali meraviglie? Potreste mai dopo il presente avvertimento ricusare di farne talvolta un aggetto di riflessioni?

V. Disposizioni alla festa. — Chi desidera di celebrare degnamente la festa di questo giorno procuri di ben comprendere i tre misteri che ci rammemora. Ammiriamo, chiediamo, e sforziamoci particolarmente d’imitare la profonda umiltà della santa Vergine. Questa nobile virtù divenga per l’avvenire il fondamento e la difesa di tutte le altre; sia esso l’obbietto continuo delle nostre meditazioni e delle nostre preghiere, oggi specialmente in cui il mondo corre a rovina, spinto da orgoglio e da amore di indipendenza. Non dimentichiamo lo zelo e l’esempio di Gesù bambino; procuriamo che metta radice profonda nel cuor nostro, deploriamo di averne fatto sì poco conto in passato, non ostante le mille occasioni e i mille motivi di doverla esercitare. Uniamoci finalmente a Simeone ed Anna nel loro santo entusiasmo; impariamo a mettere, com’essi, Iddio e la sua grazia al di sopra di tutte le cose, e preghiamolo ad infonderci in cuore un sincero disgusto verso tutto ciò che non è Dio.

Preghiera.

O mio Dio, che siete tutto amore, io vi ringrazio che abbiate inspirato alla vostra Chiesa di stabilire la festa della Purificazione; fateci la grazia che possiamo imitare gli splendidi esempi di umiltà e di obbedienza che ci hanno lasciati Gesù e Maria. – Mi propongo di amar Dio sopra tutte le cose, e il prossimo come me stesso, per amor di Dio, e in prova di questo amore mi purificherò con ogni diligenza dalle prave intenzioni nel venire alla chiesa.

IMMACOLATA CONCEZIONE

IMMACOLATA

[A. Carmagnola: “Stelle fulgide” – Discorso XXXI, detto nella Basilica dell’Immacolata a Genova – SEI Torino; 1904]

Deus præcinxit me virtute, et

suit immaculatam viam meam.

(Ps. XVII, 32).

I

« Terra tutta quanta, alza a Dio voci di giubilo, canta salmi al nome di Lui, rendi a Lui gloriosa laude: Iubilate Deo omnis terra, psalmum dicite nomini eius: date gloriavi laudi eius (Ps. LXV). Anch’io tutta inondata di vivissimo gaudio mi rallegro nel Signore, e l’anima mia esulta nel mio Dio: gaudens gaudebo in Domino et exultabit anima mea in Deo meo (Is. LXI, 10) ». E chi è mai che parla oggi con un linguaggio così entusiastico? Chi è mai che ripiena di gioia celeste invita tutta la terra a gioire con sé? Essa è Maria. E per quale ragione? « Ah! venite e udite – Ella medesima risponde – ed Io vi narrerò, o voi che temete Iddio, quanto grandi cose Egli abbia fatto per l’anima mia: Venite, audite, et narrabo, qui timetis Deum, quanta fecit animæ meæ (Ps. LXV). Io lo esalto, e lo esalterò in eterno, perché Egli mi ha preso sotto la sua difesa e non ha permesso che il nemico infernale potesse con gioia vantarsi di avermi recato danno: Exaltabo te, Domine, quotiamo suscepisti me, nec delectasti inimicos meos super me. Che più? Egli mi ha rivestita della veste di salute, e del manto di giustizia mi ha addobbata, come sposa abbellita delle sue gioie: induit me vestimentis salutis, et indumento iustitiæ circumdedit me, quasi sponsam ornatam monilibus suis (Is. LXI, 10). – E ciò Egli fece fin dal primo istante della mia concezione: fin d’allora Dio, che è onnipotente, mi ha precinta di virtù ed ha stabilita immacolata la mia via: Deus omnipotens præcinxit me virtute et posuit immaculatam viam meam ». E se è così, o Signori, non ha ragione Maria in questo dì, che ricorda l’eccelso privilegio del suo Immacolato Concepimento, di esultare Ella e di invitare all’esultanza ancor noi? Rallegriamoci, rallegriamoci adunque nel Signore e celebriamo l’opera, che per eccellenza è monumento della sua santità: Lætamini in Domino et confitemini memori sanctificationis eius (Ps. XCVI). – Così il Signore ha rivelato al mondo il capolavoro della sua redenzione, così ha manifestato al cospetto delle genti la gloria della Madre sua: Notum fecit Dominus opus sum, in conspectu gentium revelavit gloriam genitricis suæ (Ps. XCVII). Rallegriamoci e plaudiamo a Maria che oggi comparve sulla terra più splendida del Sole, più pura della luce, più vaga dell’aurora, più bella della luna, più terribile d’un esercito schierato a battaglia. Rallegriamoci e benediciamo alla memoria dell’angelico Pio IX, che cinquant’anni or sono con la definizione dogmatica dell’Immacolata Concezione di Maria taceva rifulgere di vivissima luce questa gemma più eletta del diadema di Lei, questa perla la più preziosa del suo monile, questo segno più singolare dell’amore che Iddio le porta: sì, lætamini omnes in Domino et confitemini memoriæ sanctificationis eius. – Ma questo gaudio, o Signori, diventerà senza dubbio più vivo e perfetto, quando voi seguendomi con intelletto d’amore nel ragionamento che m’accingo a tenervi, abbiate con me penetrato, per quanto è possibile alla debolezza dell’umana intelligenza, nelle profondità di tale mistero e ne abbiate compresa la sublime importanza: ragionamento che tutto si compendia e si basa in questa semplicissima proposizione: « Maria doveva essere Immacolata nella sua Concezione e lo fu realmente». Ma chi son io, o Gran Vergine, che ardisca oggi celebrare la più grande delle tue glorie? Deh! O Immacolata Maria, avvalora il mio spirito, purifica il mio cuore, rinfranca la mia lingua, perché meno indegnamente io possa far conoscere a questo popolo con quanta ragione vai Tu oggi cantando che Dio ti ha precinta di virtù ed ha posta immacolata la tua via: Deus præcinxit me virtute et posuit immaculatam viam meam.

II

Miseri figliuoli di Adamo! Vi è forse alcuno fra di essi che venendo al mondo possa dire: Io sono immacolato e puro? Nessuno. Discendenti tutti di un padre prevaricatore, tutti vengono al mondo privi di quella grazia primitiva, che al nostro padre era stata conferita, epperò disadorni di quanto solo varrebbe a renderli cari a Dio e meritevoli del paradiso, e in quella vece peccatori nel loro padre Adamo, figliuoli di ira e schiavi di satana, tali rimanendo fino a che le acque salutari del Santo Battesimo li abbiano con la divina grazia rigenerati. Ora, o Signori, a questa legge di morte, che pesa sulla nostra scaduta natura, dovrà pure andare soggetta Maria? Ah! io tremo per Lei. Alla fin fine ancor Ella è figliuola di Adamo, di quella schiatta medesima, alla quale apparteniamo noi, avente la vita da quella stessa potenza attiva, da cui ogni carne è ingenerata. È bensì vero che nella sua genealogia figurano dei grandi santi: vi sono i santi Patriarchi, quali un fedele Abramo, un obbediente Isacco, un forte Giacobbe, un casto Giuseppe; vi sono i santi re, quali un penitente Davide e un religioso Giosia; vi sono santi sacerdoti, santi profeti, santi condottieri di popolo; ma anche i santi sottostanno alla legge comune non diversamente dai colpevoli, e tutti da Adamo a Gioacchino venendo alla luce mormorano lo stesso lamento: Ecce enim in iniquitatibus conceptus sum, et in peccatis concepit me mater mea (Salm. L): “Ecco che io sono concepito nell’iniquità, e nel peccato mi concepì la madre mia”. Come dunque Maria sfuggirà all’invasione universale? Ma se vi ha da tremare per Maria riguardando alla sua natura interamente identica alla nostra, vi ha di che confortarsi considerando il culto eterno e perpetuo, di cui Dio stesso la volle onorata, e ripensando i sublimi destini, che si posano sul capo di Lei.  – Ed in vero di chi sono queste voci che risuonarono testé al nostro orecchio: « Il Signore mi ha posseduto fin dal principio delle sue vie, prima ancora di metter mano ad opera alcuna di creazione. “Dominus possedit me in initio viarum suarum, antequam quidquam faceret a principio”;dall’eternità io fui ordinata, dall’antichità più remota, prima ancora che fosse fatta la terra: Ab æterno ordinata sum et ex antiquis, antequam terra fieret.” Non erano ancora gli abissi ed io era già concepita, non scaturivano ancora i fonti delle acque, non posavano ancora i monti sulla gravitante lor mole, non erano ancor le colline, non scorrevano ancora i fiumi, e già io era nella mente divina. Quando dava ordine ai cieli Io gli era presente; e quando con certa legge chiudeva nei loro contini gli abissi, quando Egli lassù stabiliva l’aere e sospendeva le sorgenti delle acque; quando rissava i suoi confini al mare e gli ordinava che non ardisse di trapassarli, quando gettava le fondamenta della terra Io era con Lui, disponendo tutte le cose, e qual lusinghiera immagine gli scherzava continuamente dinnanzi: Cum eo eram cuncta componens et delectabar per singulos dies, ludem coram eo omni tempore (Prov. VIII)? Queste voci, o signori, son di Maria e ci mostra con esse quanto fosse cara a Dio prima ancora di nascere e qual posto occupasse nella sua niente e più ancora nel suo cuore da tutta l’eternità.

III

Ma ciò è poco, o Signori, perché se Iddio stesso fin dalle profondità degli anni eterni ha voluto prestare a Maria il culto della sua compiacenza e del suo amore, lungo il corso dei secoli ha poi voluto che Ella ricevesse il culto delle figure e dei vaticinii non meno del suo divin Figliuolo. Ed in vero l’albero della vita posto nel mezzo del Paradiso terrestre, da cui germogliavano frutti di benedizione e di salute; l’arca di Noè, in cui fu salvata la seconda generazione del mondo, la scala mistica di Giacobbe, che avendo i piedi sulla terra e nascondendo il capo tra le nubi valeva a congiungere la terra al cielo, non erano, tacite sì, ma pur magnifiche figure di Maria? E non erano figure di Maria il vello di Gedeone, il roveto di Mosè, la verga di Aronne, l’arca dell’alleanza, la torre di Davide, la fortezza di Gerusalemme? E figure di Maria non erano l’iride variopinta che, stesa in cielo, annunzia pace alla terra, l’aurora mattutina che sorge foriera di bel sole, e il cedro del Libano, e il cipresso del Sion, e la palma di Oades, e la rosa di Gerico, e il platano ombroso, e il cinnamomo, e il balsamo aromatizzante, e la mirra eletta spargente soavissima fragranza? E questa ardimentosa Debora, questa nobile Giuditta, che compiono la salvezza del loro popolo, questa vaga ed amabile Ester, che calma lo sdegno del potente Assuero e prepara ai suoi connazionali il ritorno alla patria non è forse la grande e potente Signora, che il genere umano redento invocherà un giorno con questo grido: “Salve, Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra?” – Indicata agli uomini con le figure, al pari del Redentore, Maria è agli uomini preannunziata per mezzo delle profezie. Da principio è Iddio stesso che l’annunzia: perciocché non appena i nostri progenitori hanno commesso il peccato per suggestione dell’infernale serpente, Iddio giustamente sdegnato, prima ancora di profferire la terribile sentenza di morte contro dell’uomo e della donna, si volge al serpente e lo maledice, dicendogli: “Porrò inimicizia tra te e la donna, tra il seme tuo e il seme di Lei, ed Ella ti schiaccerà il capo: Inimicitias ponam inter te et mulierem, inter semen tuum et semen illius: et ipsa, conteret caput tuum” (Gen. III). – In seguito è Davide, il suo antenato glorioso, il quale con un entusiasmo ineffabile canta la bellezza di Lei, che ha invaghito il Re dei re, la gloria che riceverà da tutti gli uomini del mondo e la maestà e potenza, a cui sarà elevata: «Ascolta, o figlia, e vedi, e piega il tuo orecchio, e dimentica il tuo popolo e la casa del padre tuo: Audi filia et vide, et inclina aurem tuam et obliviscere populum tuum et domum patris sui”;perchè il Re ha preso ad amare il tuo fulgore: quia concupiva rex speciem tuam.” E questo re è quel Dio, cui serviranno tutte le genti: omnes gentes servient ei; opperò tu vedrai le figlie di Tiro recarti i doni, e i maggiorenti della plebe ammirare estasiati il tuo volto: Et filiæ Tiri in muneribus: vultum tuum deprecabuntur omnes divites plebis. Infine come Regina te ne starai assisa alla destra del tuo divin Figlio, ammantata di oro e circondata di varietà: Astistit regina a dextris tuis investitu deaurato circumdata varietate » (Psalm, XLIV). – Di poi è Salomone che nel sublime Cantico dei cantici, mentre canta le glorie, le bellezze e i santi amori di Gesù Cristo, della Chiesa che Egli fonderà, e dell’anime di Lui innamorate, canta altresì le glorie, le bellezze e i santi amori di Maria, amica, colomba e diletta dello Sposo celeste. In seguito ancora, più da vicino alla redenzione del mondo, sono Isaia e Geremia, che dichiarano il segno per eccellenza che il Signore darà al mondo della sua bontà e del suo amore, una Vergine che concepirà e darà alla luce un Figlio, il cui nome sarà Emanuele, e la meraviglia al tutto nuova della Donna che, da sola e senz’altro concorso che quello della Virtù dell’Altissimo, diventerà Madre del sospirato Redentore. E infine dappertutto non solo tra il popolo di Dio, ma pure tra i popoli gentili e barbari, Maria è predetta ed aspettata come la gran Signora dell’universo, e da tutti anticipatamente riceve l’omaggio della più profonda venerazione, non solo dai cantici melodiosi dei poeti del Lazio, che invitano il Divino Infante, speranza del mondo, a riconoscere con un sorriso la Madre: Incipe, parve puer, risu cognoscer Matrem (Egl. IV), ma eziandio dalla fiera religione degli antichi Druidi, che nel fondo delle foreste della Gallia innalzano un altare Virgini parituræ: alla Vergine, da cui si aspettano un Figlio. Così, o Signori, Maria per volere di Dio, riceve prima ancora di esistere un culto eterno e perpetuo, culto che si perfezionerà dopo la sua esistenza, e durerà per tutti i secoli, giacche si avvererà letteralmente la parola profetica della Vergine stessa: « Ecco che mi chiameranno beata tutte quante le generazioni: Ex hoc beatam me dicent omnes generationes ». Ora io domando: se Maria fu oggetto della divina predilezione da tutta l’eternità, se Ella lungo il corso dei secoli è con tanta chiarezza figurata e vaticinata, sarà egli possibile che venga assoggettata ancor alla legge comune che gravita sulla nostra natura scaduta? Se così fosse, io mi arresterei sgomentato innanzi alla economia divina. No, io non saprei conciliare questa economia con quella santità e sapienza, che in Dio si trova. Perciocché sia pure che Iddio, immediatamente dopo la Concezione, santifichi Maria, vi rimarrebbe tuttavia un istante in cui Maria, priva della grazia, dovrebbe essere oggetto d’ira al suo Fattore, e nel quale perciò non dovrebbe ricevere il minimo ossequio. E allora Dio col suo culto eterno e perpetuo ordinato a Maria avrebbe cessato sia pur per un istante di essere quel Dio santo e sapiente, che Egli è, per amare il peccato e farlo oggetto della venerazione degli uomini? Ah, miei Signori, il solo pensiero di ciò non sarebbe un’onta somma al Dio sapientissimo e tre volte Santo? Il culto, adunque eterno e perpetuo, che Iddio volle per Maria, non mi lascia tremare per Lei: ma mi conforta e mi anima a sperare e credere ch’Ella vada esente alla legge dell’universale corruzione.

IV

Ma a ciò non mi anima e conforta meno il complesso dei sublimi destini, a cui è riservata Maria. Verrà giorno, o Signori, nel quale Maria, nella povera capanna di Betlemme dato alla luce il Divin Verbo incarnato, contemplandolo coi propri occhi, toccandolo con le proprie mani, serrandolo al proprio seno gli potrà dire con gioia immensa: « Egli è Dio ed Io sono la sua Madre. Il Padre celeste, che lo genera da tutta l’eternità nello splendore dei santi, non è maggiormente suo Padre di quello che Io, la quale lo generai in questa stalla, sia la sua Madre. Questo figlio riceve dal divin Padre la divina sostanza e la divina vita, riceve da me la sostanza e la vita umana, ed è un solo medesimo Figlio. L’unico Figlio di Dio è l’unigenito Figlio mio, il Figlio mio è Figlio di Dio. O Gesù Bambino, nato di Dio prima del tempo, nato da me da pochi momenti, Io sono la tua Madre, come l’Essere increato ed infinito è il tuo Padre ». Così, o Signori, potrà un giorno con la massima precisione parlare Maria. E per tal guisa Maria venendo ad aver comune col Padre celeste l’autorità e l’amore verso Gesù Cristo, sarebbe possibile che anche per un istante solo restasse sotto il dominio della colpa? Ah! per certo, dacché ancor essa è figliuola di Eva, non potrà mai pareggiare le grandezze di Dio, ma per non apparire indegna d’essere Madre di un Figlio divino non dovrà per lo meno assomigliare alla purità di Colui, che del Figlio divino è Padre? Tanto più, o Signori, perché se Maria diventando la Madre del Verbo incarnato potrà aver comuni col Padre celeste l’autorità e l’amore su di Lui, non accadrà già secondo la legge comune, ma bensì unicamente per opera dello Spirito Santo. Gabriele annunziando a Maria il gran mistero la ammaestrerà e la renderà sicura di ciò col dirle: « Lo Spirito Santo sopravverrà in te, e la virtù dell’Altissimo ti adombrerà: Spiritus sanctus superveniet in te, et virtus Altissimi obumbrabit tibi. » Se adunque Maria per tal guisa deve pur essere la mistica Sposa dello Spirito Santo, potrà essere che questi sopravvenendo in Lei abbia a dire: Costei un giorno fu mia nemica, e da Costei fui costretto un giorno volgere altrove lo sguardo, perché oggetto per me di ira e di abominazione? – Ma ciò non è tutto, che Maria doveva essere ancora la Madre del Divin Figlio. Non appena Ella nella cameretta di Nazaret avrebbe detta all’Angelo la gran parola aspettata da tanti secoli: « Ecco l’ancella del Signore, si faccia di me secondo quello che tu hai detto »: la seconda Persona della SS. Trinità avrebbe preso un corpo ed un’anima nel seno di Lei, e poiché a questo corpo e a quest’anima fin dal primo istante di loro esistenza avrebbe unito personalmente la sua divinità, perciò Maria fin da quell’istante sarebbe stata la sede dell’increata Sapienza, il Tabernacolo di Dio, il Santuario della Divinità. E così Maria, non esente dalla legge dell’universale corruzione, avrebbe somministrato al suo Divin Figlio, per la formazione del suo corpo, un sangue infetto? Così il Figlio di Dio si sarebbe fatto Figlio di Maria discendendo in un soggiorno già posseduto e deformato dal suo più crudele avversario? Ah che tutto ciò, o Signori, sarebbe indegno dell’onore di Dio, sia pure che questo Dio abbia voluto abbassarsi fino al punto da farsi uomo per amore degli uomini. Le sublimi relazioni pertanto, che Maria è destinata ad avere col divin Padre, col Divin Figlio, col divino Spirito fanno ancor esse sperare e credere che Ella non sottostia alla legge, che gravita su tutta quanta l’umanità.

V

Ma vi è altro ancora. Maria Madre di Gesù Cristo Redentore del mondo, deve per Lui e con Lui essere la Corredentrice del genere umano. Costituita l’aiuto del secondo Adamo, Ella, seconda Eva, deve sulla vetta del Calvario immolando il suo divin Figlio e se stessa all’Eterno Padre, cooperare con Gesù Cristo ad abbattere il regno di satana schiacciandogli il capo superbo. E sarà possibile che questa Nemica capitale ed officiale di satana sia anche per un solo istante sua amica? che anche per un istante solo porti sopra di sé il suo carattere ed il suo giogo e sia sua miserabile schiava? E compiuto che Ella avrà il grande ufficio di Corredentrice vi sarà un giorno, in cui il suo divin Figlio dall’alto dei cieli, dove sarà salito, piegando a Lei lo sguardo le dirà: « Il tempo della vita mortale è compiuto: son cessate le pene, deve cominciare il gaudio; sorgi adunque o mia amata; vieni e sarai coronata: Jam hiems transiti, imber abiti etrecessit: surge, amica mea, et veni: coronaberis » (Cant. II e IV). E a questo dolcissimo invito Maria si leverà dalla tomba senza che il dente della morte abbia potuto ingenerare nella sua candida spoglia la corruzione. Gesù Cristo le si farà incontro, e ponendole la mano sinistra sotto il capo e circondandola con la destra in casto amplesso, la condurrà nel regno celeste. E superate appena le porte eternali volgendosi agli Spiriti angelici: “Ossequiatela, griderà, Ella è la vostra Regina. Non è soltanto la Regina dei patriarchi e dei profeti: non è soltanto la Regina degli apostoli e dei martiri; non è soltanto la Regina dei confessori e dei vergini, non è soltanto la Regina della terra, ma è altresì la Regina del Cielo. Benché inferiore a voi per natura, è a voi mille volte superiore per la gloria, a cui io l’ho destinata. Inchinatevi adunque e veneratela”. – E se Maria non andasse esente dalla macchia del peccato di origine, dovrebbero perciò gli Angeli del cielo inchinarsi davanti a chi è stata un giorno in potere di satana, che essi hanno vinto e cacciato nel profondo inferno? Non potrebbero essi allora levare contro di Cristo questo lamento: « Signore, voi ad operare la redenzione del mondo avete preferito la natura umana alla natura angelica e per di più ci avete comandato di adorarla in Voi: e noi le rendemmo questo ossequio allorché il Padre vostro squarciando il velo del futuro ce l’ha mostrata tutta coperta di obbrobrii, lacera ed insanguinata. Ma sebbene ridotta a tale per cagion del peccato che le pesava sopra, Ella era tuttavia Immacolata, perche Voi fattovi uomo non conosceste mai che fosse il peccato. Ed ora volete che noi c’inchiniamo dinnanzi ad una donna, che sebbene madre vostra, è stata tuttavia imbrattata dalla colpa, noi che siamo usciti purissimi dalla bocca dell’Altissimo e purissimi siamo sempre rimasti? Perché dunque volete da noi questa strana umiliazione? Ch’Ella sia Regina dei patriarchi, dei profeti, degli apostoli, dei martiri, dei confessori, dei vergini, dei santi tutti, il comprendiamo: alla fin fine tutti questi santi furono uomini come Lei soggetti alla legge del peccato. Ma ch’Ella sia Regina nostra, o Signore, noi possiamo conciliare con la vostra sapienza e con la vostra giustizia? » Così certamente in quel dì potrebbero lamentarsi gli Angeli, se Maria non fosse Immacolata fin dal primo istante di sua esistenza. – Finalmente, o Signori, Maria è destinata ad essere in cielo il trofeo più grande della Redenzione di Cristo. Poiché Ella è Madre del Redentore, Gesù Cristo deve dimostrare in Lei per tutti i secoli eterni fin dove poteva giungere l’efficacia della sua Incarnazione riparatrice. Certamente tutte le anime da Gesù Cristo salvate mostreranno per sempre la sua potenza. È Egli, che con la sua passione e morte ha vinto satana nelle anime non appena venute alla luce del mondo, sono state presentate a ricevere il Sacramento di rigenerazione. Ma ciò non è ancor tutto, perciocché satana è rimasto ancora padrone di esse fin oltre al loro nascimento. Più in là adunque deve spingersi senza dubbio la potenza redentrice di Cristo. Davide, suo antenato secondo la carne, a ciò lo invita dicendogli: ” Cingi ai tuoi fianchi la spada: con la tua speciosità e bellezza va innanzi e fa vedere che sei Re, e non arrestarti fino a che i tuoi nemici siano divenuti lo sgabello dei tuoi piedi  “. E Gesù aderirà al profetico invito. Armato della sua grazia e della sua croce vincerà il demonio anche nel punto del nascere umano. E Geremia il gran profeta della Passione, verisimilmente S. Giuseppe suo custode, incontestabilmente S. Giovanni Battista, mondati e santificati nel seno della madre prima di venire alla luce del mondo, canteranno in eterno un inno di gloria al grande vincitore di Lucifero. – Tuttavia il trionfo di Cristo non è ancora compiuto, perché satana resta ancor padrone di un momento della vita umana, del momento cioè della concezione. Bisogna dunque che di Cristo si possa cantare: « Domini est terra et plenitudo eius. Del Signore è la terra, la terra e la sua pienezza. » E Gesù Cristo nella sua marcia trionfale non farà ancora questo passo, e non andrà a guadagnare e strappare dal dominio di satana anche il punto del concepimento umano? E potendo Egli ottenere questa completa vittoria e giudicando bene di ottenerla per una persona sola non sarà Maria, la Madre sua, che Creatura privilegiata ne avrà il vantaggio onde Ella, Regina del Cielo e della terra, possa celebrare in eterno la possanza del Figliuol suo?

VI

Signori, voi lo vedete, le destinazioni altissime cui è riservata Maria, non ci lasciano tremare sulla sua sorte, ma ci fanno ben credere e sperare che Ella esente dalla legge dell’universal corruzione, comparisca sulla terra fin dal primo istante della sua Concezione al tutto Immacolata. E se le nostre speranze e le nostre credenze sono conformi alla realtà, allora non avremo che ad esclamare anche qui: ” Il Signore bene omnia fecit! ” Allora il culto eterno e perpetuo, di cui Iddio ha voluto onorata Maria, farà splendere la divina Santità e la divina Sapienza; allora l’Eterno Padre nell’atto generatore del suo Divin Figlio avrà una compagna non indegna di sé; lo Spirito Santo celebrerà con Lei delle nozze lietissime, perché scevre di ogni rimembranza amara, e il divin Verbo discendendo quaggiù per la salute degli uomini, troverà in Lei un degno abitacolo alla sua Divinità; allora satana non potrà avere su di Lei il minimo vanto; gli Angeli del Cielo, tutt’altro che umiliarsi nel riverirla come loro Regina, saranno altamente onorati, ed al trionfo finale della Redenzione di Cristo non mancherà più nulla. Tutto sarà ammirabile, tutto sarà perfetto: e Maria fin dal primo istante di sua esistenza potrà sciogliere il suo labbro al suo Magnificat, perché così il Signore l’ha precinta di virtù ed ha posta immacolata la sua via: « Deus precinxit me virtute et posuit immaculatan viam meam. » – Se non che, Signori, che cosa è delle nostre credenze e dello nostre speranze, appoggiate alle nostre considerazioni? Ah viva Dio! esse sono una stupenda realtà! La Chiesa, Maestra infallibile delle genti, ha fatto intendere la sua voce e per mezzo del suo augustissimo Capo ha pronunziato questo magnifico decreto dogmatico : « A gloria della SS. Trinità, Padre, Figliuolo e Spirito Santo, coll’autorità di Gesù Cristo, dei Santi Apostoli Pietro e Paolo e Nostra, dichiariamo, decretiamo e definiamo che la dottrina affermante che la beatissima Vergine Maria, per singolar grazia e privilegio di Dio onnipotente ed in vista dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, fu preservata immune da Ogni macchia dell’originale peccato, è dottrina da Dio rivelata, e per conseguenza da essere creduta con fermezza e costanza da tutti i fedeli ». Dunque non più alcun dubbio. La Chiesa insegna e proclama al mondo intero, che Maria nell’istante stesso in cui per l’infusione di un’anima ragionevole divenne una persona, ricevette l’efficacia della redenzione, e perciò. a differenza di tutti gli altri figliuoli di Adamo, possedette una natura innocente e piena di grazia. È bensì vero che la definizione che impone questa dottrina alla nostra fede, è una definizione nuova, ma la verità di tale dottrina fu creduta sempre e dappertutto: se così non fosse stato, la Chiesa avrebbe in eterno fatto silenzio sopra un tale mistero; perciocché il Magistero della Chiesa non si esercita nell’introdurre nuove verità da credere, ma nel conservare accuratamente e nello svolgere con prudenza le verità, che a lei sono pervenute dalla divina Rivelazione, la quale con Cristo ha avuto il suo compimento perfetto. Che se la Chiesa ha aspettato insino alla metà del secolo passato a porre un definitivo suggello a tale credenza, non fu altrimenti se non per accrescere maggiormente la gloria della Madre di Dio. – Durante il volgere dei secoli doveva pure svilupparsi gradatamente la pietà dei fedeli verso di Lei fino a professare non solo di moto proprio una verità per la Vergine sì onorifica, ma a far voti e preghiere insistenti all’Apostolica Sede, perché più non tardasse a proclamarla dogma di fede. Durante il volgere dei secoli, trattandosi di una verità non ancor defluita, doveva pur sorgere taluno dei cattolici a contrastarla, perché così nelle discussioni della scuola mille ingegni si levassero con instancabile studio a ricavarne le prove nei santi libri, a illustrarle con le testimonianze dei Santi Padri, a confermarle coi lumi stessi della ragion teologica, e per tal guisa apparissero alla luce del mondo migliaia di scritti, di dissertazioni, di elogi ad onore della Vergine, e dappertutto si prendesse a parlare di Lei sulle cattedre, e sui pergami, e nelle accademie. Durante il volgere dei secoli dovevasi alle prove della dottrina aggiungere la prova dei fatti, ed alla Vergine creduta del tutto Immacolata nella sua Concezione innalzarsi per ogni dove chiese, cappelle ed altari; di Lei con bella gara tra gli artefici dipingersi quadri, scolpirsi statue, coniarsi medaglie: dal suo nome fondarsi confraternite, congregazioni ed oratorii; nelle celebri università di Parigi, di Lovanio, di Salamanca e di Vienna obbligarsi tutti, sotto pena di non conseguire la laurea del dottorato, a professare il suo gran privilegio, e i prodi cavalieri di S. Giacomo, di Calatrava e di Alcantara, in mezzo al tempio di Dio, al suon delle belliche trombe, sguainare le spade e con solenne giuramento dirsi pronti a difenderlo insino al sangue. – Durante il volgere dei secoli infine doveva prepararsi quella solenne petizione, per cui le corti più splendide e più potenti, e quella di Spagna la Cattolica sotto Filippo IV, e quella di Francia la Cristianissima sotto Luigi il grande, e quella d’Austria l’Apostolica sotto Leopoldo I, e quelle di Portogallo, di Polonia, di Baviera, di Lorena e di pressocché tutti gli altri regni di Europa, facendo salire la loro voce insino a questi ultimi tempi e congiungendola a quella dei Vescovi e dei popoli cristiani di tutte le parti del mondo, si elevasse alla Cattedra di S. Pietro quel grido unanime, che valeva ad ottenere la solenne definizione della grande verità da tutti creduta. – Quando pertanto i tempi furono maturi e Dio ebbe tratto dal seno della sua provvidenza quel gran Pontefice secondo il suo cuore, che da tutta l’eternità aveva destinato ad essere il Pontefice dell’Immacolata, la Chiesa per mezzo di Lui pronunziò finalmente la gran parola, che acquetando le sante brame dei credenti suscitò dappertutto un giubilo così entusiastico da non aver altro a pari, se non quello che suscitavasi nella Chiesa di Efeso, allorché si definiva la Divina Maternità di Maria, con questo divario però, che allora il popolo cristiano si allietava per essere stato così rimosso un pericolo alla sua fede con la condanna dell’empio Nestorio, mentre invece nella definizione dell’Immacolato Concepimento allietavasi per un fatto ingenerato dall’esuberanza della fede.

VII

Maria adunque, o Signori, è Immacolata. Ecco l’eccelso privilegio, che qual singolare guadagno del preziosissimo sangue di Gesù Cristo a Lui permette di dire rivolto a Maria: « Tu sei tutta bella e non v i ha macchia in te: Tota pulchra es, et macula non est in te. » La mia morte te ne ha preservata, il mio sangue ti ha circondato come un mare insuperabile; il nemico tenuto a distanza non ha neppure potuto gettare sopra di te il suo soffio. Maria è Immacolata, ed ecco l’eccelso privilegio, che come totale vittoria della passione dolorosissima di Gesù Cristo lo andava sollevando dalle sue atrocissime pene e lo riempiva eziandio di ineffabile gioia in mezzo allo stesso patire. Maria è Immacolata, ecco l’eccelso privilegio, che pone Maria al di sopra di tutti gli uomini anche i più santi e di tutti gli Angeli del Paradiso anche i più puri, essendo che, la grazia, che Maria ha ricevuto nella sua concezione, è di gran lunga superiore a quella concessa a tutti i Santi e a tutti gli Angeli. Maria è Immacolata! Ecco l’eccelso privilegio che costituisce la perla più preziosa del suo monile di sposa, la gemma più splendida della sua corona di Regina, il segno più luminoso dell’amore che Iddio le porta. Maria è Immacolata! Ecco l’eccelso privilegio, che la Vergine stessa quattro anni dopo, dacché le era stato solennemente definito, si faceva a proclamare alla contadinella di Lourdes, apparendole sulla roccia di Massabielle e dicendole: « Io sono l’Immacolata Concezione. » – Maria è Immacolata! Ecco infine l’eccelso privilegio che Genova, città di Maria SS. e il mondo tutto, secondando la provvidenziale proposta del piissimo sacerdote Rivara (Di dar una lira per il tempio e conseguire il benefizio di dodici messe quotidiane in perpetuo), ha voluto celebrare con l’arte, innalzando ed abbellendo tuttora questo tempio, in cui l’architettura, la scultura, la pittura e la musica, disposte mirabilmente insieme sotto lo sguardo intelligente ed amoroso del suo primo zelantissimo Pastore (il non mai abbastanza lodato e compianto Mons. Giovan Battista Lanata), gareggiano nel cantare le lodi di Colei che, come Immacolata, è delle arti la ispiratrice più feconda e più pura. O Maria, o Maria, come si allieta il cuor nostro nel salutarvi tutta bella e Immacolata: « Tota pulchra es Maria et macula originalis non est in te ». Per l’eccelso privilegio del vostro immacolato concepimento voi siete la gloria di Sion, l’allegrezza d’Israele, l’onore del popolo nostro: “Tu gloria Jerusalem, tu lætitia Jsrael, tu honorificentia populi nostri.” Per questo privilegio voi siete la grande avvocata, che riconciliate Iddio con le anime peccatrici: ” Tu advocata peccatorum. ” O Maria, o Maria: per questo privilegio voi siete la Vergine più prudente e la più pietosa fra le madri: Virgo prudentissima, mater clementissima.” – Per questo privilegio voi potete con singolar efficacia presentare al vostro divin Figlio le vostre preghiere per noi. Fatelo adunque, specialmente in questo dì a voi sacro : ora prò nobis, intercede prò nobis ad Dominum Jesum Christum.

 

21 NOVEMBRE 2017 – Presentazione della VERGINE

 

PRESENTAZIONE DI MARIA SS. AL TEMPIO

[J.-J. Gaume. Catechismo di perseveranza; vol. IV, Torino, 1884]

— Figli di Maria, abbandoniamo adesso la sua cuna; eccola che ancora giovine, e assai giovine, si avanza verso il tempio di Gerusalemme, ove la chiama la voce di Dio. Corriamo dietro ai suoi passi, e celebriamo la festa della sua Presentazione. La Presentazione è una festa instituita dalla Chiesa per consacrare la memoria d’un atto solenne che fece Maria tuttora bambina. Una tradizione costante, la cui origine risale ai primi giorni del Cristianesimo, c’insegna che all’età di tre anni Maria si presentò al tempio di Gerusalemme e si consacrò interamente al Signore. – Dotata della pienezza delle sue facoltà ella fece a Dio voto di verginità, e rialzò Ella la prima quel sacro stendardo che in seguito ha radunato legioni di vergini. Era costume presso i Giudei di consacrare i fanciulli al servizio del Tempio, e di farli allevare all’ombra tutelare del santo edilìzio. Maria avendo saputo che i suoi genitori, fedeli a questa sacra costumanza, avevano promesso al Signore, nel domandargli un figlio, di dedicarglielo, prevenne il loro voto, e in età di tre anni, in quell’età in cui i fanciulli hanno maggior bisogno dell’appoggio degli autori dei loro giorni, volle da per se stessa consacrarsi a Dio e fu la prima a pregarli di recarsi ad adempiere la loro promessa. «Anna, dice san Gregorio di Nissa, non esitò un momento a cedere al desiderio di lei, la condusse al tempio e l’offrì al Signore ». – Ma vediamo in qual modo Anna e Gioacchino fecero a Dio il sacrificio di quanto di più caro avevano al mondo. Partirono essi da Nazaret per Gerusalemme, portando a vicenda sulle braccia la loro figlia diletta, troppo tenera ancora per poter sopportare le fatiche d’un viaggio di trenta leghe. Erano accompagnati da un piccolo numero di parenti; « ma gli Angioli, dice san Gregorio di Nicomedia, servivano loro di corteggio e accompagnavano invisibili la tenera e pura Vergine che andava ad offrirsi sull’altare del Signore». Allorché la santa brigata fu giunta al tempio, la docile bambina si voltò ai suoi genitori, baciò loro le mani, ne chiese la benedizione, e senza punto esitare varcò i gradini del santuario e corse ad offrirsi al Gran-Sacerdote. Quanto fu bello, quanto fu solenne il momento in cui la divina Bambina mise il piede nell’atrio sacro! – Dio stesso celebrò quel giorno memorabile in cui vide entrare nel tempio la casta sua sposa, perché non mai erasi offerta a lui una sì pura e sì santa creatura. E quando Maria ebbe consacrato a Dio e la propria anima e il proprio corpo senza riserva ed irrevocabilmente, con quale amore dovette ella esclamare: Il mio diletto appartiene a me ed io appartengo a lui. Deh! esultiamo noi pure a spettacolo si bello, e riempiasi di gioia il nostro cuore nel contemplare il ritratto che ne ha lasciato di quest’amabile fanciulla sant’Epifanio nato in Palestina. «Maria, egli dice, fu specchio di senno e di modestia; parca nel favellare, vogliosa d’apprendere, affabile e con tutti rispettosa. Di poco superava la mezzana statura; ed ebbe colore leggermente vermiglio, capelli biondi, occhi vivi, pupille celesti, ciglia arcuate e traenti al nero; naso allungato, rosee le labbra, ovale il volto, mani e dita piuttosto lunghe. Semplicissima nel suo abbigliamento, usava le stoffe ed i veli nel loro naturale colore. Schietta nei modi, soave ed umile nei colloqui, essa, a dir breve, spirava e nell’esteriore e nelle doti dell’animo una grazia tutta divina ». – Chi narrerà la vita angelica di Maria nel tempio? « Quella santa Bambina, dice san Gerolamo, così regolava il suo tempo; dal mattino fino alla terza ora del giorno Ella stava in orazione; dalla terza alla nona lavorava: poi tornava a pregare fino all’ora della refezione. Poneva tutto il suo zelo nell’essere la prima alle sante veglie, la più esatta ad osservare la legge, la più umile, la più perfetta in virtù tra tutte le sue compagne. Non mai si lasciò trasportare ad un sol moto d’impazienza e tutte le sue parole erano sì piene di dolcezza che era facile ravvisarvi lo spirito di Dio ».

Origine di questa festa. — L’azione che Maria aveva compiuta presentandosi al tempio era troppo importante e troppo istruttiva, perché la Chiesa cattolica dovesse trascurare di consacrarla con una festa solenne. Fu primo l’Oriente a celebrare la Presentazione, come scorgesi dalle costituzioni di Emanuele Comneno nel 1143. Nel 1374, dopo le crociate, questa festa passò in Occidente sotto il regno di Carlo V, re di Francia; ed ecco in quali termini quel religioso monarca ne scrisse ai dottori ed agli alunni del collegio di Navarra, a Parigi. « Ho inteso dal cancelliere di Cipro che la Presentazione della Vergine al tempio, mentre non aveva Ella ancora che tre anni, si celebra con molta solennità in Oriente il 21 di novembre. Essendo questo medesimo cancelliere ambasciatore del re di Cipro e di Gerusalemme a Roma,intertenne il Pontefice sopra tal festa religiosamente osservata dai Greci, e gliene presentò l’uffìzio. Il Papa lo esaminò da se stesso, e lo fece poi esaminare dai cardinali e dai teologi, quindi approvò e permise la celebrazione di detta festa che solennizzò egli stesso in mezzo all’affollato concorso di popolo. Essendosi lo stesso cancelliere recato in Francia e avendomi presentato quell’uffizio, io ne ho fatto celebrare la festa nella santa-cappella in presenza di molti prelati e altri signori, e il nunzio pontificio vi ha recitato un eloquentissimo sermone ». – Tale è il modo con cui la festa della Presentazione passò dall’Oriente all’Occidente, e in particolar modo in Francia, dove fu osservata per ordine del pio monarca di cui abbiamo testé riferito le parole. I successori di Gregorio IX, a cui dall’ambasciatore di Cipro era stato sottoposto l’uffizio della Presentazione, arricchirono di numerose indulgenze questa festa nobilissima, che così trovò luogo fra le solennità della Chiesa .