18 GIUGNO 1968 -3-

18 giugno 1968

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   Cerchiamo di esaminare più da vicino la questione riguardante la formula di consacrazione dei vescovi. Intanto ci cominciamo a chiedere chi ne siano stati gli autori. Guarda caso, ci troviamo a che fare con personaggi già noti, fortemente compromessi con istituzioni massoniche e ferocemente anticristiane, al centro delle apparenti stravaganze già note della cosiddetta “nuova messa”, un rito di ispirazione vagamente anglicano-protestante, osannante il massonico e gnostico “dio signore dell’universo”, e fuorviando totalmente dal contesto teologico tridentino, pertanto carico di anatemi imperituri, in particolare per chi ne ha o ne dovrebbe avere consapevolezza. Non paghi dello “scoop” sacrilego anticattolico ed antiliturgico, di per se stesso già gravissimo, e mirando a radere al suolo totalmente la Gerarchia cattolica, e quindi la Chiesa stessa, avviano questa nuova “pratica” che confondendo tradizioni apostoliche inesistenti, costruite in biblioteca per attribuirsi un’aureola di sapienza (un “baro” da falsi sapienti), e mescolando riti orientali, siriaci ed africani, di difficile controllo documentale, ed oltretutto già rigettati nel passato perché eretici e blasfemi, creano questo nuovo rito gettando fumo negli occhi con ignobili menzogne e contraffazioni. E allora, chi sono gli autori del Pontificale Romano ? Eccoli: 1) Giovanni Battista Montini, detto Paolo VI, figura arcinota, il cui ruolo, decisivo nella contro-Chiesa, è riconosciuto ormai da tutti come determinante. Non ci dilungheremo affatto su tale figuro, e così rinviamo i lettori al trittico di Don Luigi Villa che lo ha “degnamente” e compiutamente descritto con dovizia di particolari ed abbondante documentazione.

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L’altro degno losco figuro, già noto ai lettori attenti del blog, è il mons. (?) 2) Annibale Bugnini, il tristemente noto BUAN 1365/75 (nome in codice di appartenenza alla “loggia”) il “grande prestigiatore”che ebbe la “sfortuna”, poverino!, … di dimenticare ad una conferenza in Vaticano, su una sedia, una borsa che malauguratamente fu rinvenuta da un giornalista che ne rivelò il contenuto (oh, questi giornalisti non si fanno mai i fatti propri!): erano documenti segreti della loggia di appartenenza massonica dell’incauto. Così “sgamato”, fu inviato come nunzio apostolico in Iran, per chiudere ingloriosamente la sua turpe carriera.

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Ma l’incarico più “tecnico” fu assunto da un oscuro benedettino, 3) dom. Bernard Botte, OSB, di cui nessuno aveva mai saputo nulla, e che qualche anno prima del nuovo pontificale, pubblicava un libro in cui illustrava una strana e fino ad allora oscura, presunta “tradizione di Ippolito”, un Ippolito che non si capisce chi fosse stato, o forse “Ippoliti”, visto che se ne contano due o tre (!?!), la stessa “tradizione” già implicata fraudolentemente nella stesura della “messa di BUAN”( l’attuale rito rosa+croce spacciato per Messa cattolica dalla setta modernista, attualmente usurpante il Soglio di Pietro).

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Il “Pontificalis Romani” (nuovo Sacramento dell’Ordine) è stato promulgato dal “beato” marrano Giovanni Battista Montini, l’anti-papa, sedicente Paolo VI, il 18 giugno 1968. – Montini nomina Annibale Bugnini, che fu quindi l’artefice dei due documenti liturgici essenziali del suo “ruspante” falso pontificato demolitore: 1) il Pontificalis Romani, promulgato il 18 giugno 1968 e 2): in Cena Domini, promulgato il 03 Aprile 1969. Il 07 gennaio 1972, Montini ha poi egli stesso premiato Bugnini,ordinandolo”  all’Episcopato (ovviamente in modo invalido e sacrilego!!), e nominandolo poi, il 15 gennaio 1976, Arcivescovo titolare di Dioclentiana. Ma davanti allo scandalo della sua nota e divulgata appartenenza massonica fin dal 23 aprile del 1963 sotto il nome in codice di ’Buan 1365/75’, lo “esilia” come pro-Nunzio apostolico a Teheran … oramai il burattino logoro e “sgamato” si poteva mettere da parte, con un bel calcio nel fondo schiena!

Dom Bernard Botte, benedettino dell’abbazia del Mont-César (Belgio) fu, sotto l’autorità di Bugnini, il principale artigiano del testo, inventando la rocambolesca ricostruzione di un fantomatico rito, da una pretesa tradizione apostolica di Ippolito (ma non sa nemmeno lui di quale Ippolito si tratti!), nota evidentemente a lui solo.., e di cui non si era mai sentito parlare in precedenza nella Chiesa se non come frammento storico da decifrare … una favola partorita dalla fervida fantasia di questo strano benedettino, e subito fatta propria da chi intendeva distruggere la Gerarchia, il Sacerdozio ed i Sacramenti cattolici.

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Montini con l’efod, simbolo del gran sacerdote della sinagoga che condannò a morte Gesù-Cristo, simbolo dell’anticristo deicida! … più chiaro di così? … il prossimo “santo” della sinagoga di satana!

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Tomba Alghisi a Verolavecchia (BS), -famiglia materna-

disegnata dal “nostro” gran maestro e pontefice degli “illuminati”, con una complessa simbologia massonico-cabalistica, inneggiante alla “triplice trinità massonica” [decodificata dall’ing. F. Adessa in Chiesa Viva]. (Il Montini aveva giurato alla madre, sedicente ebrea, in realtà Kazara, odio e vendetta verso i cristiani, realizzando la profezia di Davide: Alienati sunt peccatores a vulva; erraverunt ab utero, locuti sunt falsa.  Furor illis secundum similitudinem serpentis, sicut aspidis surdae et obturantis aures suas, -Ps. LVII, 4-5)

Quali sono le origini del Pontificalis Romani, da dove proviene questa formula di Paolo VI ? Le Ragioni addotte da Paolo VI nel Pontificalis Romani per promulgare questa riforma ufficialmente sono: – « … Si è giudicato bene di ricorrere, tra le fonti antiche, alla preghiera consacratoria che si trova nella “Tradizione apostolica di Ippolito di Roma”, documento dell’inizio del terzo secolo, e che, in una grande parte, è ancora osservata nella liturgia dell’ordinazione presso i Copti ed i Siriaci occidentali. In tal modo, si rende testimonianza, nell’atto stesso dell’ordinazione, dell’accordo tra la tradizione orientale ed occidentale sul carico apostolico dei Vescovi » Paolo VI (Pontificalis Romani,1968). L’inganno è palese, poiché è provato (come vedremo più avanti) che : – La pretesa (*) Tradizione apostolica attribuita ad Ippolito di Roma, o ad altri autori, è un tentativo di ricostituzione fatto da Dom Botte dopo il 1946, ed « in modo costruttivo », secondo l’espressione di R.P. Hanssens, nel 1959. – La Tradizione apostolica d’Ippolito suscita dal 1992 un dibattito tra specialisti che la qualificano come di «pretesa Tradizione apostolica», quindi quantomeno dubbia, se non fantomatica! Questa controversia divenne oggetto di un seminario nel 2004 nel quale si conclude che: –1) La preghiera di consacrazione di Paolo VI si ispira, ma non s’identifica, con la pretesa Tradizione apostolica attribuita ad Ippolito; essa rappresenta una creazione “artificiale” di Dom Botte nel 1968. 2) La preghiera consacratoria di Paolo VI, la cui forma essenziale è ispirata alla pretesa (*) Tradizione Apostolica d’Ippolito, presenta delle similitudini con i riti Abissini, riti di eretici “monofisiti”, i quali non costituiscono dei riti validi, ma piuttosto dei riti risultanti da dibattiti teologici nati alla fine del XVII secolo. 3) I riti copto e siriaco non utilizzano affatto la formula detta d’Ippolito, (dello stesso avviso è perfino Dom Botte!). inoltre i riti utilizzati dal siriaco al copto, ai quali ci si è falsamente ispirati, venivano utilizzati per insediare un Patriarca già consacrato Vescovo, e quindi non conferivano in alcun caso il Sacramento dell’ordine!  – 4) La formula di Paolo VI non manifesta alcun «accordo tre le tradizioni orientale ed occidentale», ma viene recuperata piuttosto da una pretesa (*) ‘Tradizione apostolica d’Ippolito’, testo che secondo alcuni proviene invece da ambiti egiziano-alessandrini, nei quali i riti traducono, secondo Burton Scott Easton, le influenze della sinagoga (The Apostolic Tradition of Hippolytus, Burton Easton, 1934, pag. 67 ed. del 1962, Archon Books).

(*) [Noi abbiamo preferito scrivere, in accordo con il comitato internazionale “rore sanctifica”: La ‘pretesa’ Tradizione apostolica a proposito di questo documento denominato “la Tradizione apostolica attribuita ad Ippolito” (o a diversi autori “Ippoliti”), conformandoci così alla denominazione dei lavori Scientifici ed universitari che si è imposta da un paio di decenni nel mondo degli specialisti che trattano di questo soggetto.]

In sostanza, la “contestazione d’Ippolito”, conosciuta dagli specialisti già dal 1946, ossia ben 22 anni prima del Pontificalis Romani, continua nel 1990 ed oltre, anche da parte dei Bollandisti (Gesuiti seguaci di Bolland, particolarmente eruditi nelle documentazioni ecclesiastico-liturgiche). Sarebbe troppo lungo e noioso riportare tutti i documenti, veri o presunti, ed i dibattiti successivi sul tema, ma a quanti, incuriositi, volessero delle indicazioni precise, consigliamo di consultare il sito del comitato “Rore Sanctifica” o i diversi Tomi di “Démontration et bibliographie” editi da ESR. In conclusione, la preghiera consacratoria di Paolo VI s’ispira, ma non riproduce affatto neppure quella della pretesa (*) “Tradizione Apostolica d’Ippolito’ che è stata quindi solo un po’ di “fumo negli occhi”, un “bluff” per prendere tempo in attesa di tempi migliori e … di nuove invenzioni, e costituisce pertanto una creazione artificiale di Dom Botte nel 1968 L’inganno verrà meglio compreso successivamente, quando qualche “topo di biblioteca”, un inopportuno ed inatteso “figlio di topa….” va a scovare le formule ed i riti orientali nelle lingue originali, fraudolentemente addotti essere un modello di ispirazione onde fondere le consuetudini liturgiche occidentali ed orientali, sicuri che nessuno mai andasse a verificarle, fidandosi della perizia dei falsi e ben oleati “sapienti” incaricati. Per il momento ci fermiamo qui, ma le sorprese continuano: “Esse ci fanno capire la volontà sottile con la quale si sia perpetrato l’inganno tra l’indifferenza, l’insipienza e, non voglia Iddio, la connivenza di tanti presunti “conoscitori di cose divine”, mollemente adagiati nei loro dorati e comodi giacigli, magari in compagnia di qualche “amichetto”.. Tremate, il giudizio arriverà anche per voi … come un ladro, quanto meno lo aspettate … e lì sarà pianto e stridor di denti!

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Stiamo esaminando una delle questioni più inquietanti che sconvolgono i fedeli attenti della “tradizione” cattolica, che devono prendere atto ancor più, come se non bastassero le quotidiane eresie moderniste della “contro-chiesa” della setta del “vat’inganno”, attraverso i suoi “mediatici” ben oleati rappresentanti, che essi si trovino oramai al cospetto di una contro-religione totalmente “A-cattolica”, nella quale è stato reso “invalido” il Rito della Consacrazione vescovile, con la conseguente invalidità di TUTTE le Ordinazioni sacerdotali e di tutti i “Sacramenti”, in modo particolarmente “criminale” la cresima, sacramenti falsi, amministrati quindi illecitamente, invalidamente e sacrilegamente da laici, consapevoli o meno, “finti” preti e vescovi da operetta! Persino occupanti recenti ed attuali del “Soglio di Pietro”, non hanno mai ricevuto una ordinazione vescovile valida! “Si è trattato di un’operazione chirurgica mirata, di un cesello orafo “a sfregio”, della rimozione dell’ingranaggio fondamentale di tutto l’impianto gerarchico-ecclesiastico, strutturato come un perfetto “orologio svizzero”, e di cui l’orologiaio “perfido” conosceva esattamente il meccanismo, tutto incentrato sulla Consacrazione vescovile: rimuovendo la ruotina “cardine”, si è avviata una caduta con effetto “domino” che sta portando inesorabilmente alla distruzione totale della Gerarchia ecclesiastica, con la creazione conseguente di una falsa gerarchia composta da semplici laici, cosa della quale purtroppo non ci si è resi ancora conto in pieno ( … sperando che non ce se ne renda conto solo una volta sprofondati nell’inferno, quando cioè oramai è troppo tardi!) … per non parlare poi della gioventù attuale, privata del Sacramento della Cresima, che li avrebbe resi “soldati” di Cristo, e che così non potranno mai sviluppare i doni dello Spirito Santo ricevuti al Battesimo, ed ottenerne i “frutti”. Dei frutti “marci” e putridi seminati tra i giovani, siamo tutti oramai tristemente testimoni. Ma veniamo ai fatti!

La volta scorsa abbiamo ricordato sommariamente i capisaldi teologici dei Sacramenti Cattolici, e brevemente li ricorderemo a noi stessi ed ai “distratti”, soffermandoci in particolare sul significato dell’“ex adjunctis”, elemento essenziale di un Sacramento. Che cos’è allora la “Significatio ex adjunctis” di un Sacramento (significato delle parole aggiunte)? Cominciamo col fissare alcuni punti essenziali:

  • Il valore o l’efficacia dei Sacramenti viene da Cristo, non dalla Chiesa; e il Cristo ha voluto che essi si comportino nella maniera degli agenti naturali, “ex opere operato” (attuati mediante un’operazione).
  • Un ministro indegno o anche eretico, amministra validamente i Sacramenti (anche illecitamente, e quindi in modo sacrilego!) se utilizza scrupolosamente la materia e la forma proprie a ciascuno con l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.
  • L’utilizzazione della materia e della forma del sacramento, con l’integralità della “significatio ex adjunctis” garantisce che il ministro manifesti l’intenzione della Chiesa.
  • La “Significatio ex adjunctis” deve esprimere il “significato del sacramento”; se le modifiche introducono una contraddizione, il Sacramento non ha efficacia perché “manca manifestamente l’intenzione”.
  • Se la significatio ex adjunctis è tronca, il Sacramento può essere dubbio perché l’intenzione può praticamente mancare.

– In questi casi è legittimo ricercare le intenzioni di coloro che hanno modificato il rito per valutare la sua validità (cf. notazione di Leone XIII in Apostolicæ Curæ, un’enciclica dalla quale attingeremo abbondantemente in seguito, e che costituisce la “chiave” Magisteriale per risolvere l’apparente arcano).

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L’antichità del rito tradizionale.

  • Il Padre Jean Morin (1591-1659), sapiente oratore, pubblicava nel 1655 un’opera rimarchevole sul soggetto degli “ordines” latini ed Orientali. Si tratta del: “Commentarius de sacris Ecclesiæ ordinationibus secundum antiquos et recentiores Latinos, Graecos, Syros et Babylonios in tres partes distinctus”, la cui seconda edizione apparve ad Amsterdam nel 1695.
  • Più tardi, un benedettino di Saint-Maur, Dom Martene (1654-1739), pubblicava nel 1700, una sapiente edizione, notevole per rigore, raccogliendo i “Pontificali” di ordinazione della Chiesa Cattolica antecedenti all’anno ‘300 fino alla sua epoca. – Si tratta del ”De antiquis Ecclesiae ritibus libri quatuor”. Dom Martene fu discepolo di Dom Martin, e fu diretto per molto tempo da Dom Mabillon. Su queste autorevoli basi, e su una tradizione millenaria, S.S. Papa Pacelli, Pio XII, definì con Magistero solenne, “infallibile” ed “irreformabile” la formula definitiva (formula, si badi bene, che aveva consacrato un elenco lunghissimo di “fior” di Papi, Cardinali e Vescovi, Santi per vita, fede e dottrina, avallati da fatti straordinari e miracoli (veri ovviamente!).

La decisione infallibile di Pio XII:

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  • I lavori scientifici di recensione e di giustapposizione dei riti (Padre Morin, Dom Martène, etc.) hanno permesso di identificare la “forma invariabile, essenziale, nel rito latino, da più di 17 secoli”. • A partire da tali lavori, Pio XII ha designato “infallibilmente” le parole del “prefazio” che costituiscono la “forma” essenziale del Sacramento (in: Costituzione Apostolica “Sacramentum Ordinis”, punto 5, del 30 nov. 1947). Eccole:

   “Comple in Sacerdote tuo ministerii tui summam, et ornamentis totius glorificationis instructum cœlestis unguenti rore sanctifica”. («Compi nel tuo sacerdozio la pienezza del tuo ministero, e, rivestitolo con le insegne della più alta dignità, santificalo con la rugiada del celeste unguento») .

Pio XII cioè non ha creato un rito, Egli ha semplicemente designato la forma essenziale del Sacramento in un Rito di tradizione quasi bi-millenaria. Al termine della Costituzione Apostolica citata, chiude con le terribili parole, che dovrebbero far tremare l’inferno (ma non hanno fatto tremare il “santo” della sinagoga di satana: il marrano e capo degli “Illuminati di Baviera”, noto omosessuale e spia del K.G.B., G.B. Montini, il sedicente Paolo VI, l’anti-Papa insediato al posto del Cardinale Siri, validamente eletto con il nome di Gregorio XVII, sotto minaccia atomica … ma questa è un’altra storia … la racconteremo in altra sede!): “Nulli igitur homini liceat hanc Constitutionem a Nobis latam infringere vel eidem temerario ausu contraire” (… a nessun uomo è lecito infrangere questa Costituzione o modificarla con temerario ardimento)…  quindi in realtà Pio XII non ha creato nulla: egli ha semplicemente constatato e quindi definito infallibilmente ed irreformabilmente la “forma essenziale” nel Prefazio del Rito di Consacrazione nel Pontificale (il volume che contiene tutte le cerimonie presiedute dai Vescovi ed Autorità Superiori).

A questo punto, incomprensibilmente, apparentemente senza motivazioni apostoliche, teologiche, liturgiche, il RIBALTONE!!!:

l’illecita “Eliminazione radicale della forma essenziale del rito latino”.

21 anni dopo la promulgazione infallibile di Pio XII della “forma” essenziale, rimasta invariata per oltre 17 secoli, G.B. Montini (il sedicente antipapa Paolo VI) la sopprime totalmente.

Pio XII, nel 1947, in ”Sacramentum ordinis” ha designato le parole del prefazio che costituiscono la “forma” essenziale, le riportiamo ancora:Comple in Sacerdote tuo ministerii tui summam, et ornamentis totius glorificationis instructum cœlestis unguenti rore santifica”. Paolo VI, con un ribaltone senza precedenti, naturalmente illecito, sacrilego ed invalido, ha designato nel 1968 nel Pontificalis romani un’altra forma essenziale che non conserva NULLA della forma essenziale fissata “infallibilmente” da Pio XII. Ecco la nuova “assurda” formula: “Et nunc effúnde super hunc Eléctum eam virtútem, quæ a te est, Spíritum principálem, quem dedísti dilécto Fílio tuo Iesu Christo, quem ipse donávit sanctis Apóstolis, qui constituérunt Ecclésiam per síngula loca ut sanctuárium tuum, in glóriam et laudem indeficiéntem nóminis tui”. « Questo è un fatto di portata senza pari!! Non resta una sola parola, una sola sillaba della “forma” che S.S. il Papa Pio XII aveva (nel 1947) definito infallibilmente come essenziale e assolutamente richiesta per la validità del sacro episcopato!

In breve … « la “forma” essenziale e necessaria alla validità è stata TOTALMENTE soppressa dal nuovo ordinale del “beato” marrano Paolo VI!» (Abbé V.M. Zins, 2005) Questo il fatto nudo e crudo, vedremo prossimamente gli infami autori di tale sfregio sacrilego e le blasfeme e ridicole ragioni addotte a sostegno del ribaltone, che è tra l’altro veicolo sottile di eresie perniciose e gravissime, contro la SS. Trinità, contro l’Incarnazione del Cristo, e contro lo Spirito Santo, configurando un assurdo gnostico-manicheo, peraltro già intrufolato nell’anglicanesimo e nel giansenismo, un movimento novatore, pre-modernista del 1700, condannato giustamente come eretico, e contro il quale il nostro S. Alfonso Maria è stato un martello tenace ed implacabile nella sua denuncia e demolizione. Chi pensa che con questo rito, o partecipando a pseudo-funzioni (o meglio “finzioni”?!?) tenute da laici, falsi consacrati da questo rito, faccia parte della Chiesa Cattolica, è un illuso, poiché pensando di marciare sotto il vessillo di Cristo, in realtà segue lo stendardo di satana. Aprite gli occhi, fratelli, il vostro pensiero costante, l’unico che conti per davvero, sia sempre e solo la conquista della salvezza dell’anima, che si ottiene con laboriosità ininterrotta, mediante la vigilanza, la prudenza, la preghiera incessante e la conoscenza della Tradizione Apostolica, delle Sacre Scritture, rigorosamente e correttamente interpretate, e del Magistero autentico della Chiesa, Maestra di vita. Non c’è posto per la falsa misericordia che chiude i due occhi sul vizio impuro, l’adulterio amnistiato, la sacrilega peccaminosità, sull’apostasia ecumenista, eludendo il pentimento e la penitenza, e prospettando infine … l’inferno gratis per tutti!!! … venite avanti c’è posto…

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18 giugno 1968

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   18 giugno del 1968? Che cosa è successo in questa data, vi chiederete? Alla maggior parte delle persone, e soprattutto a coloro che, militando nella anti-chiesa conciliare, infiltrata palesemente dalla sinagoga di satana, si reputano ancora cattolici, nonostante l’evidenza dei fatti dimostri che essi siano modernisti ultraprotestanti e non abbiano più alcuna idea di che cosa significhi essere cattolici, non conoscendo più il Catechismo, la Tradizione dei Padri, e soprattutto il Magistero della Chiesa, credendo che il tutto si risolva nella frequentazione di un rito paganeggiante, protestantizzato, per certi aspetti demoniaco, blasfemo e sacrilego, che ancora essi osano definire “Messa”, della quale non hanno nemmeno la più pallida idea, o avvezzi a sacramenti francamente invalidi e illeciti somministrati da falsi sacerdoti invalidamente ordinati da falsi vescovi, a queste persone, dicevo, questa data non dice alcunché! Molto si dibatte sul “novus ordo missae”, nuovo vero “mostro conciliare”, dal tenore gnostico-luciferino, schiaffo cruento a tutta la dogmatica cattolica ed ai dettami evangelici, oltre che alla tradizione bi-millenaria della Santa Chiesa Cattolica, rito mutuato dai rosa+croce, 18° livello massonico, che offrono nelle loro agapi sataniche un agnello decollato al “signore dell’universo”, cioè a lucifero, quale sacrificio redentivo … qualche sprovveduto ancora obietta: “ … ma non è stato concesso con il “summorum pontificum” del 2007 di celebrare in “forma straordinaria” la Messa antica?” A parte il fatto che questa è stata un ennesima “presa per i fondelli” (mi si passi l’espressione rustica), il considerare cioè la “vera” Messa solo un rito straordinario, da celebrare “una tantum” per accontentare gli inguaribili antiquati e trogloditi tradizionalisti, alla domanda si può rispondere tranquillamente così: “Quando sono oramai scomparsi i sacerdoti validamente consacrati, ecco che i modernisti apostati hanno permesso la celebrazione della Messa “in latino” . Questo significa che viene permesso il rito cattolico “di sempre”, ma esso è comunque sacrilego, invalido ed illecito, perché celebrato da un falso prete, un laico travestito, mai consacrato, sia perché mai tonsurato, come la Chiesa ha sempre stabilito, sia perché ordinato oltretutto da un finto vescovo, a sua volta mai consacrato, per il semplice motivo che il rito di consacrazione dei vescovi è totalmente mutato dal 18 giugno del 1968, dal momento che la formula valida, fissata infallibilmente ed immutabilmente da Pio XII nel 1947, è stata sostituita da una formula assurda, blasfema, eretica, pregna di definizioni antitrinitarie, antifiloque, atta a consacrare un “eletto manicheo”, cioè un servo dell’anticristo, come vedremo più in avanti. In tal modo si è cercato di scardinare la Chiesa ed il Cristiamesimo tutto distruggendo la gerarchia cattolica, ed invalidando il Sacramento della Cresima, quello che rende veri “soldati” i battezzati in Cristo, motivo principale per cui i giovani attualmente sono assolutamente privi delle manifestazioni dei Doni dello Spirito Santo, quelli che rendono un battezzato un vero cristiano attivo e pronto a difendere la propria fede ed a comportarsi secondo i settami della Chiesa Cattolica, l’unica vera Chiesa di Cristo, con i risultati che tutti possiamo osservare. Una “fava” che ha permesso di prendere due piccioni: la gerarchia e la gioventù cattolica, oramai entrambe “quasi” distrutte, materialmente l’una e spiritualmente l’altra. Questa verità sconvolgente purtroppo si è realizzata sotto una sapiente regia, non solo umana, come vedremo, ma anche e soprattutto luciferina! Ma procediamo con ordine, trattandosi di un argomento molto delicato, cioè della “consacrazione dei vescovi”, la cui formula è stata modificata ed applicata appunto per la prima volta, nel fatidico 18 giugno 1968, formula che costituisce un passaggio fondamentale ed obbligato nella costruzione della Gerarchia cattolica, nonché la base di tutti i Sacramenti. Scardinando con machiavellica lucidità questa “Consacrazione”, con il renderla cioè invalida nella “forma” e nella “intenzione”, tutto l’edificio Cattolico umanamente crolla inesorabilmente nel giro di pochi decenni, esattamente come è accaduto negli ultimi anni, lasciando veramente la Chiesa Cattolica, come annunziato dalla Vergine alle apparizioni de La Salette, oscurata da una eclissi mostruosa: “… la Chiesa sarà eclissata!” …

L’argomento è della somma importanza in riferimento alla salvezza della nostra anima, che nella maggior parte dei casi è, nel mondo cattolico, affidata (si fa per dire …) a semplici laici travestiti, come da sacrilego carnevale, da vescovi, cardinali o preti (che in verità hanno già “coerentemente” dismesso l’abito sacerdotale, come ognuno può constatare). –  Iniziamo da considerazioni teologiche apparentemente barbose, ma indispensabili per una corretta comprensione dell’argomento. Dalla teologia dei Sacramenti apprendiamo che “L’ordinazione vescovile è fondamentale essendo la “sorgente” di tutti i Sacramenti, sia direttamente, [pensiamo alla Cresima e all’Ordine sacerdotale], sia Indirettamente: [i Sacerdoti ordinati amministrano a loro volta: Eucarestia, Battesimo, Confessione, Matrimonio, Unzione degli infermi].”

Affinché un Sacramento abbia validità, sono necessarie tre cose: “la materia, la forma e l’intenzione”. Ad esempio, per il Battesimo occorre l’acqua (materia), poi è indispensabile la forma (cioè le parole: “io ti battezzo nel Nome … etc.”, ed infine l’intenzione conforme a quella della Chiesa Cattolica. Se nel bagnare la testa al bambino, l’officiante dice: “ io ti lavo la testa …”, pur in una cerimonia in chiesa con tutti gli elementi circostanti abituali validi, il Sacramento non ha alcuna efficacia, e rappresenta al massimo il tentativo di uno shampoo per il battezzando. Allo stesso modo se il celebrante dicesse: “io ti battezzo nel nome di Renzi, Berlusconi e Bersani, il Sacramento non sarebbe valido, poiché non conforme alle intenzioni della Chiesa che sono quelle di battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. A tutti è chiaro allo stesso modo che nel Sacramento dell’Eucaristia la “materia” è il pane azzimo e, se per caso si usasse un’ostia di cioccolato bianco, ci sarebbe invalidità del Sacramento anche nel proferire la “vera” formula della Transustanziazione. Nel caso del Sacramento dell’Ordine, la materia è rappresentata dal “contatto” fisico tra l’impositore ed il ricevente l’ordine, come spiega mirabilmente San Tommaso nella “Summa” e quindi dall’imposizione delle mani. La sostanza di una “forma” sacramentale costituisce una cosa che è indipendentemente dagli accessori o cose accidentali che la circondano (v. tab. 1). Pertanto la “sostanza” di una forma sacramentale è il suo significato. “Il significato deve corrispondere alla grazia prodotta dal Sacramento”. Nel Concilio di Trento si definisce (Denziger 931): «Il concilio dichiara, inoltre, che nella somministrazione dei Sacramenti c’è sempre nella Chiesa il potere di decidere o modificare, lasciando salva la sostanza di questi sacramenti, così come Essa giudichi meglio convenire all’utilità di coloro che li ricevono, e nel rispetto dei Sacramenti stessi, secondo la diversità delle cose, dei tempi e dei luoghi.»

   Veniamo a chiarire già da subito che cos’è la significatio “ex adjunctis” di un Sacramento, [significato adiuvante] elemento, questo, che costituisce il punto centrale della questione e di cui discuteremo pure ampiamente in seguito. Per il momento ci basta sapere: • Il valore o l’efficacia dei Sacramenti viene da Cristo, non dalla Chiesa; e il Cristo ha voluto che essi si comportino nella maniera degli agenti naturali, “ex opere operato”.

  • Un ministro indegno o anche eretico amministra validamente i Sacramenti se utilizza “scrupolosamente” la materia e la forma proprie a ciascuno con l’intenzione di fare ciò che fa la Chiesa.
  • L’utilizzazione della materia e della forma del Sacramento, con l’integralità della “significatio ex adjunctis” garantisce che il ministro manifesti l’intenzione della Chiesa.
  • La “significatio ex adjunctis” deve esprimere il significato del Sacramento; se le modifiche introducono una “contraddizione”, il Sacramento non ha efficacia perché manca manifestamente l’intenzione.
  • Se la “significatio ex adjunctis” è tronca, il Sacramento può essere dubbio perché l’intenzione può praticamente mancare. – In questi casi è legittimo ricercare le intenzioni di coloro che hanno modificato il rito per valutare la sua validità (cf. notazione di Leone XIII in Apostolicae Curae).

In quel fatidico nefando giorno, il “18 giugno 1968” si è perpetrata l’“Eliminazione radicale” del rito romano antico, consacrato “infallibilmente” da Pio XII nel 1947! Fortunatamente, con l’aiuto della Provvidenza, si è costituito un “piccolo resto” di consacrati “isolati”, in costante pericolo di vita, vescovi, Cardinali e sacerdoti usciti dalla “scuola” e dalle “mani” del Cardinale Siri (eletto per ben 4 volte in Conclave all’unanimità come Gregorio XVII), che potranno così perpetuare, ad onta dei marrani-massoni, attuali usurpatori, la Chiesa Cattolica, l’unica Chiesa fondata da Cristo, fuori dalla Quale non c’è salvezza eterna (extra Ecclesia nulla salus!), ed adempiere a tutte le promesse di “indefettibilità” (di assistenza continua) che il Signore Gesù ci ha fatto nel Santo Vangelo! Come questo sia potuto succedere, chi siano stati gli infami autori di questo sfregio alla Santa Chiesa Cattolica, e quindi a N.S. Gesù Cristo stesso, a Dio Padre Creatore, ed allo Spirito Santo (con una specifica eresia “anti-filioque” nella formula), con quali assurdi e per certi aspetti ridicoli pretesti abbiano compiuto questo sacrilego aberrante misfatto, lo vedremo prossimamente.

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Tab. I

La sostanza di una forma sacramentale

  • Sostanza:

– ciò che costituisce una cosa indipendentemente dagli accessori o cose accidentali che la circondano.

  • La sostanza di una forma sacramentale è il suo significato.
  • Il significato deve corrispondere alla grazia prodotta dal Sacramento.
  • Il significato «attiene particolarmente alla forma» (Leone XIII in “Apostolicæ curæ”)
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170° anniversario delle APPARIZIONI della Beata Vergine a La Salette

17-settembre 2016: 170° anniversario delle APPARIZIONI della Beata Vergine sulla montagna della SALETTE il 19 settembre 1846.

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Quella odierna è una gran festa mariana, per lo più dimenticata o passata in secondo ordine: 170 anni orsono la Vergine, Madre di Gesù Cristo, dava un messaggio di allerta ai cattolici e a tutti gli uomini di estrema gravità ed importanza, con parole profetiche tutte puntualmente verificatesi, ed oggi più che mai in piena attuazione, in particolare quelle che riguardano il Santo Padre. Riportiamo un testo con imprimatur (garanzia ecclesiastica) nel quale è compreso il famoso ed attualissimo segreto, poi confermato in buona parte a Fatima.

Pubblicato da

La pastorella de La Salette

con

Imprimatur di Mgr. Zola, Vescovo di Lecce.

Ebbene, figli miei, voi le farete conoscere a tutto il mio popolo.

Semplice riproduzione senza commento o polemica dell’edizione originale di Lecce nel 1879.

L’APPARIZIONE

Solo la testimonianza della stessa Melanie, insieme a Massimino, può rendere conto dell’apparizione. Dopo averla raccontata per un numero incalcolabile di volte, ella ha deciso di scrivere tutto nel 1878. Il tutto fu pubblicato a Lecce il 15 novembre 1879 con l’Imprimatur del vescovo Zola – e ristampato “ne varietur” a Lione nel 1904, pochi mesi prima della morte di Melanie. Questo booklet slim ora è una rarità. Il testo è seguito esattamente qui.

RICONOSCIMENTI

I testi originali del messaggio e del segreto di La Salette, approvato dalla Chiesa cattolica, sono pubblicati qui nella loro interezza. Ringraziamo il signor Joseph Corteville, Presidente dell’associazione dei bambini di Notre Dame de La Salette e di Saint Louis Marie Grignion di Montford, e direttore del L’Impartial, una rivista mariana, per averci gentilmente fornito con questo manoscritto, l’autorizzazione a pubblicarlo. – A nostra volta autorizziamo tutte le persone, giornalisti, editori o associazioni, a ripubblicarlo fedelmente in tutto o in parte. -È essenziale che questi messaggi profetici siano diffusi sempre più in tutto del mondo e il più rapidamente possibile. È un ordine della Madre di Dio. “Ebbene, figli miei, passateli a tutto il mio popolo”.! – Contiamo sul sostegno e l’iniziativa di tutti gli uomini di buona volontà per raggiungere il nostro obiettivo. Chiediamo la benedizione della Madonna su questo apostolato e i suoi sostenitori.

I redattori

+ Associazione dei figli di nostra signora di La Salette, 12 Avenue of Grain d’Or, 49600, Beaupreau, Francia.

+ L’Impartial, stesso indirizzo. – Bollettino bimestrale, francese,

I

Il 18 settembre (1846), vigilia della Santa apparizione della Santa Vergine, ero da sola, come al solito, a pascolare le mucche dei miei padroni. Circa alle 11 del mattino, ho visto un ragazzino che mi si avvicinava. A quella vista rimasi sbigottita, perché mi sembrava che tutti dovessero sapere che rifuggissi da ogni compagnia. Questo ragazzino mi si è avvicinato e ha detto: “piccola, io vengo con te, sono anch’io di Corps”. A queste parole, subito dimostrai il mio brutto carattere e facendo qualche passo indietro, gli ho detto: “io non voglio nessuno intorno. Voglio stare da sola”. Ma il ragazzino mi ha seguito, dicendo: “Dai, fammi stare con te. Il mio padrone mi ha detto di venire a pascolare le mie mucche insieme alle tue; io sono di Corps”. – Mi allontanavo però da lui, facendogli segno che non volevo nessuno intorno; e ormai ad una certa distanza, mi sono seduta sull’erba. Lì, io parlavo con i fiorellini del buon Dio. – Un attimo dopo, ho guardato dietro di me ed ho trovato Massimino seduto vicino a me. Mi ha detto subito: Tienimi con te, sarò buonissimo. – Ma il mio brutto carattere non volle saperne: me ne andai di corsa un po’ lontano senza dire una parola, e ancora una volta cominciai a giocare con i fiorellini del buon Dio. Un istante dopo, Massimino ancora una volta era lì vicino a me, e mi stava dicendo che sarebbe stato buonissimo, che non avrebbe parlato, che egli si sarebbe annoiato a star tutto da solo, e che il suo padrone lo aveva inviato da me, ecc. Questa volta, ne ebbi pietà, e fatto cenno a lui di sedersi, continuai a giocare con i fiorellini del buon Dio. – Non passò molto tempo prima che Massimino rompesse il silenzio scoppiando in una risata (credo che egli si stesse prendendo gioco di me). Lo guardai ed egli mi disse: “divertiamoci, facciamo un gioco”. Non gli risposi, perché ero così ignorante che non sapevo nulla dei giochi con altre persone, per essere stata sempre da sola. Ho giocato con i fiori, e Massimino è arrivato proprio vicino a me, e non faceva che ridere, dicendomi che i fiori non hanno orecchie per ascoltarmi e che invece avremmo dovuto giocare insieme. Ma io non avuto alcuna simpatia per il gioco che mi proponeva fare. Ho iniziato a parlare tuttavia con lui , ed egli mi ha detto che i dieci giorni che doveva trascorrere con il suo padrone sarebbero presto finiti, e che dopo sarebbe tornato a casa del padre a Corps, ecc… – Mentre stava parlando, ho sentito la campana di La Salette, era l’Angelus. Ho fatto cenno a Massimino di elevare la sua anima a Dio. Egli si tolse il cappello e rimase in silenzio per un momento. Allora ho detto: “vuoi mangiare”? Egli mi ha risposto: “sì, andiamo a mangiare”. Ci siamo seduti e ho preso dalla mia borsa le provviste che il mio padrone mi aveva dato. Come era mia abitudine, prima di affettare la mia piccola pagnotta tonda, ho fatto una croce con la punta del mio coltello sul pane ed un piccolo buco in mezzo, dicendo: “se vi è il diavolo ne esca, e se vi è il buon Dio, che vi resti!”E rapidamente lo ricoprii. Massimino scoppiò in una risata e diede un colpo con il piede alla mia pagnottella che sfuggì dalle mie mani, rotolò giù per la montagna ed si perse alla vista. Avevo un altro pezzo di pane che abbiamo mangiato insieme. Poi abbiamo giocato, e così, rendendomi conto che Massimino doveva ancora essere affamato, gli ho indicato un posto sul fianco della montagna pieno di molti frutti. Lo convinsi ad andarli a mangiare ed egli subito vi si diresse. Mangiati che ne ebbe alcuni, ne riportò il suo cappello pieno. La sera abbiamo camminato insieme verso la montagna e ci siamo ripromessi di tornare il giorno successivo a pascolare insieme le nostre mucche . – Il giorno successivo, il 19 settembre, ho incontrato Massimino sulla strada. Siamo saliti insieme sul fianco della montagna. Ho scoperto che Massimino era un ragazzino molto buono, semplice e disposto a parlare volentieri di quello che volessi. Egli era anche molto docile e non mostrava nessuna ostinazione. Era solo un po’ curioso, infatti, quando mi allontanavo da lui, appena mi fermavo, subito mi si avvicinava per vedere ciò che stava facendo e sentire quello che dicevo ai fiori del buon Dio. E se non arrivava in tempo, mi chiedeva che cosa avessi detto. – Massimino mi chiese di insegnargli un gioco. Era già tarda mattinata. Gli dissi di raccogliere dei fiori per fare il “paradiso”. Abbiamo cominciato a lavorare insieme e presto abbiamo preso una serie di fiori di diversi colori. Dal villaggio si sentì l’Angelus, perché era tempo era bello e non c’era una nuvola in cielo. Dopo aver detto al buon Dio le preghiere che conoscevamo, ho detto a Massimino che avremmo dovuto guidare le nostre mucche su un piccolo altopiano vicino ad un ruscello dove avremmo trovato delle pietre adatte a costruire il “Paradiso”. Abbiamo guidato le nostre mucche al punto stabilito e poi abbiamo fatto un piccolo pasto. Poi abbiamo iniziato a raccogliere delle pietre per costruire la nostra casetta, che si componeva di un cosiddetto piano terra, (rappresentante la nostra abitazione) e sopra di esso un (altro) piano, il quale doveva essere, come abbiamo detto, il “Paradiso”. – Questo piano superiore era guarnito tutto con fiori di diversi colori, con ghirlande appese con steli di fiore. Questo “Paradiso” era ricoperto da una singola grande pietra che avevamo cosparsa di fiori. Avevamo inoltre sospeso delle corone di fiori. Una volta finito, ci siamo seduti ad ammirare il “Paradiso”. Abbiamo poi iniziato ad avere sonnolenza e dopo esserci spostati di un paio di passi, ci siamo addormentati sull’erba.

II

Quando mi sono svegliata, non vedendo le nostre mucche, ho chiamato Massimino e sono salita su di una piccola altura. Da lì ho potuto vedere le mucche al pascolo pacificamente sdraiate; ridiscesi, mentre Massimino saliva, quando all’improvviso ho visto una bella luce splendere più del sole. Con fatica potei dire queste parole: “Massimino, guarda cosa c’è laggiù? Oh! Mio Dio”! Nello stesso momento, ho lasciato cadere il bastone che avevo in mano. Qualcosa di inconcepibilmente delizioso accadeva di me in quel momento e mi sono sentita attrarre. Provavo un grande rispetto, pieno di amore, e il mio cuore batteva velocemente. – Tenevo gli occhi saldamente fissati su questa luce, che era statica e, come se fosse aperta, me ne mostrava un’altra, molto più brillante ed in movimento, e dentro a questa luce ho visto una Signora bellissima seduta sulla cima del nostro “Paradiso”, con la testa tra le mani. – Questa bella Signora si alzò; incrociò un poco le sue braccia mentre ci guardava e ci ha detto: “Avvicinatevi a me, figli miei, non temete, Io sono qui per proclamare una grande notizia. – Queste parole dolci mi fecero volare fino a Lei, il mio cuore desiderava attaccarsi a Lei per sempre. Arrivata vicino alla bella Signora, davanti a Lei, portatami alla sua destra, Ella cominciò a parlare ma anche cominciarono a fluire lacrime dagli occhi suoi belli: – “Se il mio popolo non desidera sottomettersi, io sono costretta a lasciar andare la mano di mio Figlio. La sua mano è così grave e pesante che io non posso più trattenerla. – Da quanto tempo soffro per causa vostra! Se non voglio che mio Figlio vi abbandoni, sono costretta a pregarLo continuamente. Ma voi altri non ve ne curate. Voi per quanto preghiate, per quanto facciate, mai sarete in grado di compensare la pena che mi sono presa per voi. Io vi ho dato sei giorni per lavorare e mi sono riservato il settimo, ma nessuno me lo vuole concedere. Questo è ciò che appesantisce così tanto il braccio di mio Figlio. – Coloro che guidano i carri non sanno parlare senza mettervi il Nome di mio Figlio nel mezzo. – Queste sono le due cose che appesantisce tanto il braccio di mio Figlio. Se il raccolto si guasta, è solo per causa vostra. Ve l’ho fatto vedere l’anno scorso con le patate, ma voi non avete tenuto in nessun conto l’avvertimento, anzi, quando ne trovavate di guaste, bestemmiando usavate il Nome di mio Figlio. Le patate continueranno a guastarsi, e a Natale non ve ne saranno più.” – A questo punto, io cercavo di interpretare la parola “pommes de terre” [patate]: credendo di capire che significava “mele”, ma la bella e buona Signora, leggendo i miei pensieri, riprese così [in dialetto]: Non capite, figli miei. Ora ve lo dico in un altro modo. [in dialetto – ndr. -] – “Se il raccolto si guasta, ciò avviene per colpa vostra. Ve l’ho fatto notare l’anno scorso con le patate, ma voi non avete tenuto conto dell’avvertimento; al contrario, quando le trovavate guaste, succedeva che vi mettevate a bestemmiare il Nome di mio Figlio. Esse continueranno a guastarsi, e a Natale, non ce ne saranno più”. – “Se avete del grano, non seminatelo. Tutto quello che seminate lo mangeranno vermi e parassiti, e quel che crescerà si ridurrà tutto in polvere quando lo trebbierete. Verrà una grande carestia. Prima che essa venga, i bambini sotto i sette anni saranno colpiti da un fremito e moriranno tra le mani di coloro che li tengono in braccio; gli altri faranno penitenza con la fame. Le noci andranno a male, l’uva marcirà”. – A questo punto, la bella Signora, che era con me, coprendosi gli occhi, restò un momento senza farsi capire. Io vedevo tuttavia, che Ella continuava, come se parlasse, a muovere graziosamente le sue labbra amabili. In questo momento, Massimino stava ricevendo il suo segreto. Poi, rivolgendosi a me, la Santissima Vergine mi ha parlato e mi ha dato un segreto in francese. E questo segreto nella sua interezza è qui, così come Lei me lo ha dato.

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III

J.M.J.+ Melania ciò che sto per dirti ora, non resterà sempre segreto; lo potrai pubblicare nel 1858.

“I Sacerdoti, ministri di mio Figlio, i sacerdoti con la loro cattiva vita, con la loro irriverenza ed empietà nella celebrazione dei Santi Misteri, con l’amore per i soldi, con l’amore per l’onore ed i piaceri, i sacerdoti sono diventati delle cloache d’impurità. I sacerdoti domandano vendetta, e la vendetta è sospesa sulle loro teste. Guai ai preti e alle persone consacrate a Dio, che con la loro infedeltà e la loro cattiva vita, crocifiggono di nuovo mio Figlio! I peccati delle persone consacrate a Dio, gridano verso il cielo e richiedono vendetta, ed ecco che la vendetta è alla loro porta, non vi è infatti più alcuno che implori misericordia e perdono per il popolo; non vi sono più anime generose, non vi è più nessuno degno di offrire la Vittima senza macchia all’Eterno in favore del mondo. Dio colpirà in modo senza pari. Guai agli abitanti della terra! Dio darà fondo alla sua collera e nessuno potrà sottrarsi a tanti mali messi insieme.

I capi e i conduttori del popolo di Dio hanno trascurato la preghiera e la penitenza e il demonio ha ottenebrato la loro intelligenza, essi sono diventati delle stelle erranti che il vecchio diavolo trascinerà con la sua coda per farli perire. Dio permetterà al vecchio serpente di mettere divisioni tra i regnanti, in ogni società ed in ogni famiglia. Si soffriranno pene fisiche e morali; Dio abbandonerà gli uomini a se stessi, e manderà dei castighi che si succederanno per oltre trentacinque anni. La Società è alla vigilia dei flagelli più terribili e dei più grandi avvenimenti; ci si deve aspettare di essere governati con una verga di ferro ed a bere il calice della collera di Dio.

Che il Vicario di mio Figlio il Sommo Pontefice Pio IX non esca da Roma dopo il 1859; ma che sia fermo e generoso e combatta con le armi della fede e dell’amore; io sarò con lui. Che non si fidi di Napoleone; il suo cuore è doppio, e allorché vorrà essere simultaneamente Papa ed Imperatore, presto Dio l’abbandonerà ; lui è quell’aquila che volendo sempre più innalzarsi, cadrà sulla spada di cui voleva servirsi per costringere i popoli ad innalzarlo. L’Italia sarà punita per l’ambizione di voler scuotere il giogo del Signore dei Signori; per cui sarà abbandonata alla guerra; il sangue scorrerà per ogni dove; le chiese saranno chiuse o profanate; i preti e i religiosi saranno scacciati, saranno fatti morire e morire di una morte crudele. Diversi abbandoneranno la fede, ed il numero dei preti e dei religiosi che si separeranno dalla vera religione sarà grande; fra queste persone vi saranno anche dei vescovi. Che il Papa si tenga in guardia dai facitori di miracoli, è venuto infatti il tempo in cui sia in aria che sulla terra vi saranno i prodigi più sbalorditivi.

Nell’anno 1864, Lucifero con un gran numero di demoni saranno staccati dall’inferno; essi, piano piano, aboliranno la fede, anche nelle persone consacrate a Dio, li accecheranno in tal modo che, senza una speciale grazia, queste persone finiranno per prendere lo spirito di questi angeli perversi; diverse case religiose perderanno completamente la fede e perderanno molte anime. I libri cattivi abbonderanno sulla terra, e gli spiriti delle tenebre spanderanno dappertutto un rilassamento universale per quel che concerne il servizio di Dio; essi avranno un grandissimo potere sulla natura: vi saranno delle chiese per servire questi spiriti. Delle persone saranno trasportate da un luogo all’altro da questi cattivi spiriti, ed anche dei preti, perché non seguiranno lo spirito del Vangelo che è spirito d’umiltà , di carità e di zelo per la gloria di Dio. Si faranno risuscitare dei morti e dei giusti. (Cioè che questi morti assumeranno la fisionomia delle anime giuste che erano vissute sulla terra per meglio sedurre gli uomini; questi cosiddetti morti risuscitati, che poi non sono altro che il demonio in quelle sembianze, predicheranno un altro Vangelo contrario a quello del vero Gesù Cristo, negando l’esistenza del Cielo ed anche delle anime dei dannati. Tutte queste anime appariranno come unite al loro corpo). In ogni luogo vi saranno prodigi straordinari poiché, essendosi spenta la vera fede, la falsa luce rischiara il mondo.

Guai ai Principi della Chiesa che saranno intenti ad ammassare soltanto ricchezze su ricchezze, a salvare la propria autorità e a dominare con orgoglio! Il Vicario di mio Figlio dovrà soffrire molto, poiché per un certo tempo la Chiesa sarà data a grandi persecuzioni; e questo sarà il tempo delle tenebre; la Chiesa subirà una crisi spaventosa. La santa fede di Dio essendo dimenticata, ogni individuo vorrà guidarsi da solo ed essere superiore ai suoi simili. Saranno aboliti i poteri civili ed ecclesiastici, ogni ordine ed ogni giustizia saranno calpestati; non si vedrà che omicidi, odio, gelosia, menzogna, discordia, senza amore per la patria né per la famiglia. Il Santo Padre soffrirà molto, Io sarò con lui fino alla fine, per ricevere il suo sacrificio. I cattivi attenteranno diverse volte alla sua vita senza poter nuocere ai suoi giorni; ma né lui né il suo successore… vedranno il trionfo della Chiesa di Dio. I governanti avranno tutti un medesimo progetto, che sarà di abolire e fare scomparire tutti i princìpi religiosi per sostituirli con il materialismo, l’ateismo, lo spiritismo, e ogni sorta di vizi. Nell’anno 1865 si vedrà l’abominio nei luoghi santi; nei conventi i fiori della Chiesa saranno putrefatti e il demonio diventerà come il re dei cuori. Coloro che sono a capo delle comunità religiose si guardino dalle persone che esse devono ricevere, perché il demonio userà tutta la sua malizia per introdurre negli ordini religiosi delle persone dedite al peccato, perché i disordini e l’amore dei piaceri carnali saranno diffusi su tutta la terra.

La Francia, l’Italia, la Spagna e l’Inghilterra saranno in guerra: il sangue scorrerà per le strade; il francese combatterà contro il francese, l’italiano contro l’italiano, vi sarà poi una guerra generale che sarà spaventevole. Per qualche tempo Dio non si ricorderà più della Francia né dell’Italia, perché il Vangelo di Gesù Cristo non è più conosciuto. I malvagi useranno tutta la loro astuzia; ci si ucciderà, ci si massacrerà reciprocamente perfino nelle case. Al primo colpo della Sua spada fulminante le montagne e la natura tutta tremeranno di spavento perché i disordini e i crimini degli uomini trafiggono la volta celeste. Parigi sarà bruciata e Marsiglia inghiottita; molte grandi città saranno scosse e inghiottite da terremoti; si crederà che tutto è perduto; non si vedranno che omicidi; non si sentiranno che colpi d’arma e bestemmie.

I giusti soffriranno molto, le loro preghiere, la loro penitenza e le loro lacrime saliranno fino al Cielo e tutto il popolo di Dio chiederà perdono e misericordia e chiederà il Mio aiuto e la Mia intercessione. Allora Gesù Cristo con un atto della Sua misericordia grande per i giusti comanderà ai Suoi angeli che tutti i Suoi nemici siano messi a morte. Improvvisamente i persecutori della Chiesa di Gesù Cristo e tutti gli uomini dediti al peccato moriranno e la terra diventerà come un deserto. Allora si farà la pace, la riconciliazione di Dio con gli uomini; Gesù Cristo sarà servito, adorato e glorificato; dappertutto fiorirà la carità.

I nuovi re saranno il braccio destro della Santa Chiesa, che sarà forte, umile, pia, povera, zelante e imitatrice delle virtù di Gesù Cristo. Il Vangelo sarà predicato dappertutto e gli uomini faranno grandi progressi nella fede perché vi sarà unità tra gli operai di Gesù Cristo e perché gli uomini vivranno nel timore di Dio. Questa pace tra gli uomini non sarà lunga: venticinque anni di abbondanti raccolti faranno loro dimenticare che i peccati degli uomini sono causa di tutte le pene che arrivano sulla terra.

Un precursore dell’anticristo, con le sue truppe di parecchie nazioni, combatterà contro il vero Cristo, il solo Salvatore del mondo, egli spargerà molto sangue e vorrà annientare il culto di Dio per farsi guardare come un Dio. La terra sarà colpita da ogni sorta di piaghe, (oltre la peste e la carestia che saranno dovunque), vi saranno delle guerre fino all’ultima guerra, che sarà allora fatta da dieci re dell’anticristo, i quali re avranno tutti lo stesso progetto e saranno i soli a governare il mondo. Prima che ciò succeda vi sarà una specie di falsa pace nel mondo; non si penserà che a divertirsi; i malvagi si abbandoneranno a ogni sorta di peccato; ma i figli della Santa Chiesa, i figli della fede, i miei veri imitatori crederanno nell’amore di Dio e nelle virtù che mi sono più care. Felici le anime umili guidate dallo Spirito Santo! Io combatterò con esse fino a che esse saranno nella pienezza dell’età.

La natura chiede vendetta per gli uomini ed essa freme di spavento nell’attesa di ciò che deve arrivare alla terra insudiciata dai crimini. Tremate terra e voi che fate professione di adorare Gesù Cristo e che dentro di voi adorate solo voi stessi; tremate perché Dio sta per consegnarvi al Suo nemico, perché i luoghi santi sono nella corruzione, molti conventi non sono più le case di Dio, ma i pascoli di Asmodeo e dei suoi. Sarà durante questo tempo che nascerà l’anticristo da una religiosa ebrea, da una falsa vergine che sarà in comunicazione con il vecchio serpente, il padrone dell’impurità; suo padre sarà Vescovo, nascendo vomiterà delle bestemmie, egli avrà dei denti, in una parola sarà il diavolo incarnato; egli lancerà delle grida spaventose, farà dei prodigi, non si nutrirà che di impurità. Egli avrà dei fratelli che, sebbene non siano dei demoni incarnati come lui, saranno dei figli del male; a dodici anni essi si faranno notare per le prodi vittorie che otterranno; presto essi saranno ognuno alla testa degli eserciti assistiti dalle legioni dell’inferno.

Le stagioni saranno cambiate, la terra non produrrà che frutti cattivi, gli astri perderanno i loro movimenti regolari, la luna non rifletterà che una debole luce rossastra; l’acqua e il fuoco daranno al pianeta terrestre dei movimenti convulsi e degli orribili terremoti che inghiottiranno delle montagne, delle città. Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’anticristo. I demoni dell’aria con l’anticristo faranno dei grandi prodigi sulla terra e nell’aria e gli uomini si pervertiranno sempre più.

Dio avrà cura dei suoi fedeli servitori e degli uomini di buona volontà; il Vangelo sarà predicato dappertutto, tutti i popoli e tutte le nazioni conosceranno la verità. Io rivolgo un appello urgente alla terra; Io chiamo i veri imitatori di Cristo fatto uomo, il solo e vero Salvatore degli uomini; Io chiamo i miei figli, i miei veri devoti, quelli che si sono dati a Me perché io li conduca dal Mio divin Figlio, quelli che Io porto, per così dire, nelle mie braccia, quelli che sono vissuti del Mio Spirito; infine Io chiamo gli Apostoli degli ultimi tempi, i discepoli di Gesù Cristo che sono vissuti nel disprezzo del mondo e di loro stessi, nella povertà e nell’umiltà, nel disprezzo e nel silenzio, nella preghiera e nella mortificazione, nella castità e nell’unione con Dio, nella sofferenza e sconosciuti al mondo. È tempo che escano e vengano ad illuminare la terra. Andate e mostratevi come i miei cari figli; Io sono con voi e in voi purché la vostra fede sia la luce che vi illumina in questi giorni di disgrazia. Che il vostro zelo vi renda come gli affamati per la gloria e l’onore di Gesù Cristo.

Combattete, figli della luce, voi, piccolo numero che ci vedete, perché ecco il tempo dei tempi, la fine delle fini. La Chiesa sarà eclissata, il mondo sarà nella costernazione. Ma ecco Enoch ed Elia riempiti dello Spirito di Dio; essi predicheranno con la forza di Dio e gli uomini di buona volontà crederanno in Dio e molte anime saranno consolate; essi faranno grandi progressi per virtù dello Spirito Santo e condanneranno gli errori diabolici dell’anticristo. Sciagura agli abitanti della terra!

Vi saranno guerre spaventose e carestie; pesti e malattie contagiose; pioverà una grandine spaventosa di animali; tuoni che scuoteranno le città; terremoti che inghiottiranno paesi; si udiranno delle voci nell’aria; gli uomini batteranno la testa contro i muri, essi chiameranno la morte, da un’altra parte la morte li supplizierà; il sangue scorrerà da ogni parte. Chi potrà vivere se Dio non diminuirà il tempo della prova ? Dal sangue, dalle lacrime e dalle preghiere dei giusti Dio si lascerà placare; Enoch ed Elia saranno messi a morte; Roma pagana sparirà; il fuoco del cielo cadrà e distruggerà tre città; tutto l’universo sarà colpito dal terrore e molti si lasceranno sedurre perché essi non hanno adorato il vero Cristo vivente tra loro. È tempo, il sole si oscura; la fede sola vivrà.

Ecco il tempo, l’abisso si apre. Ecco il re delle tenebre. Ecco la bestia con i suoi sudditi, sedicente salvatore del mondo. Egli si alzerà con orgoglio nell’aria per andare fino al Cielo; egli sarà soffocato dal respiro di San Michele Arcangelo. Egli cadrà e la terra che da tre giorni sarà in continue evoluzioni, aprirà il suo seno pieno di fuoco; egli sarà sprofondato per sempre con tutti i suoi nei baratri eterni dell’inferno. Allora l’acqua e il fuoco purificheranno la terra e consumeranno tutte le opere dell’orgoglio degli uomini e tutto sarà rinnovato: Dio sarà servito e glorificato.

IV

 Poi la Santa Vergine mi ha dato, anche in francese, la regola di un nuovo ordine religioso. Dopo avermi dato la regola di questo nuovo ordine religioso, la Santa Vergine ha continuato il discorso: “Se si convertiranno, le pietre e le rocce si trasformeranno in grano e le patate si troveranno seminato nei campi. – Voi dite le vostre preghiere correttamente, figli miei? – Entrambi abbiamo risposto: Oh! No, Madame, non molto. – Oh! figli miei, dovete dirle bene, mattina e sera. Quando non potete far di meglio, dite un Pater e un’Ave Maria; e quando avrete il tempo di fare meglio, ne direte di più. – “Solo poche donne anziane vanno a Messa; gli altri lavorano di Domenica per tutta l’estate e in inverno, quando non sanno cosa fare, vanno a Messa per burlarsi della Religione. Durante la Quaresima, vanno dal macellaio come cani affamati”. – Non avete mai visto del grano guasto, figli miei? -Entrambi abbiamo risposto: Oh no, Madame. – La Santa Vergine si è rivolta a Maximin, dicendo: “Ma tu, figlio mio, lei deve averne visto una volta vicino le Coin, con tuo padre. L’agricoltore ha detto a tuo padre: “Venite a vedere come il mio grano è andato male!” Sei andato a vedere. Tuo padre ha preso due o tre spighe in mano, le sfregò, ed esse si ridussero in polvere. Poi, sulla via del ritorno, quando eri a non più di mezz’ora da Corps, tuo padre ti ha dato un pezzo di pane e ha detto: prendila, mangialo ora che ancora è possibile, figlio mio, per non so chi mangerà l’anno prossimo se il grano si rovinerà come quello!” – Massimino rispose: “È verissimo, Signora, non me lo ricordavo”.

La Santissima Vergine terminò il suo discorso in francese.

COMMIATO

La bellissima Signora attraversò il ruscello e, a due passi da esso, senza rigirarsi verso noi che la seguivamo (perché ci attirava a sé con il suo splendore e più ancora con la sua bontà che mi inebriava e sembrava farmi sciogliere il cuore) ci disse ancora: – Eh bene! figli miei, voi lo farete conoscere a tutto il mio popolo. – Poi continuò a camminare fino al luogo in cui io ero salita per guardare dove fossero le nostre vacche. I suoi piedi non toccavano che la punta dell’erba, senza piegarla. Arrivata sulla piccola altura, la bella Signora si fermò e subito io mi misi davanti a Lei, per guardarla ben bene e per cercare di capire da che parte avrebbe preferito andare, perché mi era successo che avevo dimenticato sia le mie vacche sia i miei padroni, dai quali ero a servizio: mi ero attaccata per sempre e senza condizioni alla mia Signora, sì, non volevo mai più, mai più lasciarla, La seguivo senza secondi fini e nella disposizione di servirLa per tutta la vita. – Con la Mia Signora io credevo di aver dimenticato il «paradiso». Non avevo altro pensiero che quello di servirLa bene in tutto, e credevo che avrei potuto fare tutto quello che mi avrebbe ordinato, perché mi sembrava che avesse molto potere. – Mi guardava con una tenera bontà che mi attirava a Sé: io avrei voluto lanciarmi ad occhi chiusi tra le sue braccia, ma non mi diede il tempo di farlo. – La Santa Vergine si levò insensibilmente da terra a un’altezza di circa un metro e più e, restando così sospesa nell’aria un breve istante, la Mia bella Signora guardò il Cielo, poi la terra alla sua destra e alla sua sinistra, poi me con occhi così dolci, così amabili e così buoni, che credevo che mi attirasse dentro di Sé, e mi sembrava che il mio cuore si aprisse al suo. – E mentre il mio cuore si scioglieva in una dolce dilatazione, la bella figura della Mia buona Signora spariva a poco a poco: mi pareva che la luce in movimento si moltiplicasse o piuttosto si condensasse attorno alla Santissima Vergine per impedirmi di vederLa più a lungo. Così la luce sostituiva le parti del corpo che sparivano ai miei occhi; ovvero sembrava che il Corpo della Mia Signora si tramutasse in luce, fondendosi in essa. Così la luce in forma di globo si alzava dolcemente verso destra. Io non posso dire se i l volume della luce diminuiva man mano che Ella si alzava o se era invece l’allontanamento che faceva sì che io vedessi diminuire la luce man mano che Lei si alzava; ciò che so è che rimasi con la testa alzata e gli occhi fissi sulla luce, anche dopo che quella luce, continuando ad allontanarsi e a diminuire di volume, finì per scomparire. – Dopo che i miei occhi si staccarono dal firmamento, mi guardai attorno e vidi Massimino che mi fissava: – Memin, – gli dissi- quello doveva essere il buon Dio di mio padre o la Santa Vergine o qualche grande Santa. E Massimino agitando la mano in alto esclamò: – Ah! se io l’avessi saputo!

V

DAI PADRONI

La sera del 19 Settembre, ci ritirammo un poco più presto del solito. Arrivata dai miei padroni, pensai a legare le mie vacche e a mettere tutto in ordine nella stalla. Non avevo finito di lavorare, quando la mia padrona venne a me piangendo e mi disse: – “Bambina mia, perché non vieni a dirmi che cosa ti è successo sulla montagna?” (Massimino, non avendo trovato i suoi padroni, che non erano ancora ritornati dal lavoro, era venuto dai miei e aveva raccontato tutto ciò che aveva visto e sentito). Le risposi: – Volevo certamente dirvelo, ma volevo finire prima il mio lavoro. Un momento dopo, andai in casa e la mia padrona mi disse: – Racconta ciò che hai visto; il pastorello di Bruite (questo era il soprannome di Pietro Selme, padrone di Massimino) mi ha raccontato tutto. – Cominciai a parlare e verso la metà del racconto arrivò il mio padrone dai campi; la mia padrona, che piangeva sentendo le lamentele e le minacce della nostra tenera Madre, disse: – Ah! tu vorresti andare a raccogliere il grano domani [domenica – ndr. – ], guardatene bene, vieni a sentire ciò che è successo oggi a questa bambina e al pastorello di Selme. – E girandosi verso di me disse: – Ripeti tutto ciò che mi hai detto. Ricominciai e, quand’ebbi terminato, il mio padrone disse: – E la Santa Vergine o forse una grande Santa che è venuta da parte del buon Dio; ma è come se fosse venuto il buon Dio stesso: bisogna fare tutto ciò che quella Santa ha detto. Come farete voi per comunicare il messaggio a tutto il suo popolo? – Gli risposi: – Sarete voi a dirmi come devo fare, e io lo farò. Dopo, guardando sua madre, sua moglie e suo fratello, [il mio padrone] aggiunse: – Bisogna pensarci. – Poi ognuno si diede alle proprie incombenze. – Dopo cena, Massimino e i suoi padroni vennero dai miei per raccontare ciò che Massimino aveva loro detto e per consigliarsi su cosa c’era da fare: – Perché -dissero- a noi sembra che è la Santa Vergine che è stata mandata dal buon Dio: lo fanno credere le parole che Ella ha detto. Lei ha detto ai bambini di farlo sapere a tutto il suo popolo; forse bisognerà che questi bambini percorrano il mondo intero per fare conoscere la necessità che tutti osservino i comandamenti del buon Dio, altrimenti grandi disgrazie cadranno su di noi. – Dopo un po’ di silenzio il mio padrone disse, rivolgendosi a me e a Massimino: di buon mattino, andate tutti e due dal Reverendo Parroco e raccontategli tutto quello che avete visto e sentito. Ditegli ben bene come è successo il fatto: egli vi dirà quel che dovrete fare.

DAL CURATO, IL SINDACO, IL COLLEGIO

Il 20 settembre, l’indomani dell’apparizione, partii di buon’ora con Massimino. Arrivati alla Canonica, bussai alla porta.La domestica del Parroco venne ad aprire e ci chiese cosa volessimo. Le risposi (in francese, io che non l’avevo mai parlato1 0): – Noi vorremmo parlare al Parroco. – E che cosa volete dirgli? – ci domandò la domestica- – Vogliamo dirgli, signorina, che ieri siamo andati a guardare le vacche al pascolo sulla montagna delle Baisses e, dopo aver mangiato, ecc. ecc…. Le raccontammo buona parte del discorso della Santissima Vergine. In quel momento la campana della chiesa suonò: era l’ultimo avviso della Santa Messa. Don Perrin, Parroco della Salette, che ci aveva sentito, aprì la porta con fracasso e ci disse piangendo e battendosi il petto: – Bambini miei, siamo perduti, il buon Dio sta per punirci. Ah! mio Dio, è la Santa Vergine che vi è apparsa. – Ed andò a celebrare la Santa Messa. Io, Massimino e la domestica ci guardammo; poi Massimino mi disse: – Io me ne vado da mio padre, a Corps. E ci separammo. Non avendo io avuto dai miei padroni l’ordine di ritornare subito dopo aver parlato al Parroco, non credetti di far male attardandomi per assistere alla Messa e andai quindi in chiesa. Iniziò la Messa e dopo il primo Vangelo il Parroco si girò verso i fedeli e provò a raccontare ai suoi parrocchiani l’apparizione che era appena avvenuta, la vigilia, su una delle loro montagne, esortandoli a non lavorare più di Domenica: la sua voce era spezzata dai singhiozzi e tutti i presenti erano emozionati. – Dopo la Santa Messa ritornai a casa, dai miei padroni. – Il signor Peytard, che è ancor oggi sindaco della Salette, venne lì ad interrogarmi sul fatto dell’apparizione e se ne andò dopo essersi convinto della verità di ciò che io gli dicevo. – Continuai a restare al servizio dei miei padroni fino alla festa di Tutti i Santi. In seguito andai come collegiale presso le religiose della Provvidenza, nel mio paese, a Corps.

VI

DESCRIZIONE DELLA SANTISSIMA VERGINE

[Da questo punto alla fine riportiamo i brani dopo averli un po’ ordinati, in modo tale che il racconto risulti più uniforme, più unitario e, in ultima analisi, più comprensibile e più piacevole, ma senza nulla togliere o aggiungere, premettendo all’inizio di ogni capoverso, a mo’ di nota, la numerazione dei punti così come indicata nell’originale riportato in Appendice]

[32]La Santa Vergine era circondata da due luci. La prima, più vicina alla Santissima Vergine, arrivava fino a noi e brillava di una luminosità bellissima e scintillante; la seconda si spandeva un poco di più attorno alla bella Signora, e noi ci trovavamo in questa seconda, la quale era immobile (nel senso che non scintillava), ma molto più brillante del nostro povero sole della terra.

[33]Tutte quelle luci non facevano male agli occhi e non affaticavano per nulla la vista.

[34] Oltre a tutte quelle luci, a tutto quello splendore, uscivano gruppi o fasci di luce o di raggi luminosi dal corpo della Santa Vergine, dai suoi abiti e dappertutto. – [31] La visione della Santissima Vergine era essa stessa un Paradiso perfetto. Tale visione aveva nella Santissima Vergine tutto ciò che poteva soddisfare, poiché la terra veniva dimenticata. – [8] Ella appariva bella, bianca, immacolata, cristallina, abbagliante, celeste, fresca, nuova come una Vergine; sembrava che la parola Amore sfuggisse dalle sue labbra argentee e purissime. [2] La sua fisionomia era maestosa, imponente, ma non come lo sono i Signori di quaggiù. Ella incuteva un timore rispettoso e, nel medesimo tempo che la Sua Maestà imponeva del rispetto misto all’amore, attirava a Sé. – [1] La Santissima Vergine era molto alta e ben proporzionata; pareva così leggera che con un soffio La si sarebbe fatta muovere, tuttavia era immobile e ben posata. – [6] La Santa Vergine era tutta bella e tutta fatta d’amore; guardandola io mi struggevo di fondermi in Lei. – [9] Mi appariva come una buona Madre, piena di bontà, di amabilità e di amore per noi, di compassione e di misericordia. – [25] O Madre più che buona! Voi siete stata formata con tutte le prerogative di cui Dio è capace; Voi avete, in un certo senso, esaurito la potenza di Dio; Voi siete buona, e per di più buona della bontà di Dio stesso; Dio si è ingrandito in Voi formando il Suo capolavoro terrestre e celeste. – “Nei Suoi ornamenti come nella Sua persona, tutto spirava la maestà, lo splendore e la magnificenza di una Regina incomparabile. – [10] La corona di rose che Ella aveva sulla testa era così bella e così brillante che non ce ne si può fare un’idea: le rose, di colori diversi, non erano di questa terra: era un insieme di fiori che circondava la testa della Santissima Vergine in forma di corona; ma le rose si mutavano o si ricambiavano; poi dal cuore di ogni rosa usciva una luce, così bella che affascinava e rendeva le rose di una bellezza splendente. Dalla corona di rose si elevavano come dei rami d’oro e una quantità di altri piccoli fiori misti a brillanti: il tutto formava un bellissimo diadema che da solo brillava più del nostro sole terreno. – [5] I1 vestito della Santissima Vergine era bianco argentato e completamente brillante; non aveva nulla di materiale: era fatto di luce e di gloria, vario e scintillante. Sulla terra non vi è espressione per descriverlo né si può fare un paragone.

IL CROCIFISSO DELLA VERGINE

[11] La Santa Vergine aveva una graziosissima Croce sospesa al collo. Questa Croce sembrava essere dorata (dico dorata per non dirla una piastra d’oro massiccio, perché io ho visto qualche volta degli oggetti dorati con diverse gradazioni d’oro), la qual cosa faceva ai miei occhi un effetto molto più bello di una semplice piastra d’oro. – [12] Su questa croce bella e tutta splendente di luce c’era un Cristo, era Nostro Signore, con le braccia stese sulla Croce. Quasi alle due estremità della Croce, da un lato v i era un martello e dall’altro una tenaglia. Il Cristo era color carne naturale, ma brillava di grande luminosità e la luce che usciva da tutto il suo corpo sembrava fatta di dardi di grande splendore che mi infiammavano il cuore di desiderio di fondermi in Lui. – [13] Talvolta il Cristo sembrava essere morto: aveva la testa inclinata e il corpo rilassato, come se stesse per cadere, se non fosse stato trattenuto dai chiodi che Lo fissavano alla Croce. – [14] Io ne avevo una viva compassione e avrei voluto ripetere al mondo intero il suo amore sconosciuto e infondere nelle anime dei mortali l’amore più sentito e la riconoscenza più viva verso un Dio che non aveva affatto bisogno di noi per essere quello che Egli è, quello che Egli era e quello che Egli sarà sempre; e tuttavia, oh amore incomprensibile per l’uomo! si è fatto uomo ed ha voluto morire, sì morire, per meglio scrivere nelle nostre anime e nella nostra memoria l’amore folle che ha per noi! Oh! come sono infelice nel trovarmi così povera di parole per riferire l’amore, sì, l’amore del nostro buon Salvatore per noi! Ma d’altro lato come siamo felici di potere sentire meglio ciò che non possiamo esprimere! – [15] Atre volte il Cristo mi sembrava vivo: la testa alta, gli occhi aperti e sembrava essere sulla Croce di sua propria volontà. – [16] Qualche volta ancora sembrava parlare e voler mostrarci che era in Croce per noi, per amor nostro, per attirarci al suo amore, mostrarci che Egli ha per noi un amore sempre nuovo, che il suo amore dell’inizio e dell’anno 33 é sempre lo stesso, oggi e per sempre. – [27] Tutto nella Santissima Vergine mi estasiava [12] fortemente e mi spingeva ad adorare e ad amare il mio Gesù in tutti gli stadi della sua vita di sofferenza.

ANCORA SULLA DESCRIZIONE DELLA SANTISSIMA VERGINE

[28] La Santissima Vergine aveva due catene, l’una un poco più larga dell’altra. Alla più stretta era sospesa la Croce della quale ho già parlato prima. Queste catene (perché bisogna dar loro il nome di catene) erano come dei raggi di gloria di un grande splendore variante e scintillante. – [26] La Santissima Vergine aveva un grembiule giallo. Che dico, giallo? Un grembiule più brillante di parecchi soli messi insieme. Non era di stoffa materiale, era un composto di gloria e questa gloria era sfavillante e di una bellezza affascinante. – [29] Le scarpe (perché scarpe bisogna dirle) erano bianche, ma di un bianco argenteo, brillante, con delle rose intorno. Queste rose erano di una bellezza abbagliante e dal cuore di ognuna di esse usciva una fiamma di luce bellissima e piacevolissima a vedersi. – [30] Sulle scarpe vi era una fibbia d’oro, non oro della terra, ma proprio oro del Paradiso.

LA VOCE E GLI OCCHI DELLA VERGINE

[35] La voce della Bella Signora era dolce, incantava, affascinava, faceva bene al cuore, saziava, appianava ogni ostacolo, calmava, addolciva. Mi sembrava che io avrei voluto sempre mangiare della Sua bella voce e il mio cuore pareva danzare o volersi incontrare con Lei per sciogliersi in Lei. [3] I1 suo sguardo era dolce e penetrante; i suoi occhi sembravano parlare con i miei, ma la conversazione nasceva da un profondo e vivo sentimento d’amore verso quella bellezza stupenda che mi liquefaceva. – [4] La dolcezza del suo sguardo, la sua aria di bontà incomprensibile faceva comprendere e sentire che Ella attirava a Sé e voleva donarsi; era una espressione d’amore che non si può manifestare con lingua umana né con lettere dell’alfabeto. – [36] Gli occhi della Santissima Vergine, nostra tenera Madre, non si possono descrivere con lingua umana. Per parlarne, ci vorrebbe un Serafino, anzi, di più, sarebbe necessaria la lingua di Dio stesso, di quel Dio che ha fatto la Vergine Immacolata, capolavoro di tutta la sua potenza. – [37] Gli occhi dell’augusta Maria parevano mille e mille volte più belli dei brillanti, dei diamanti e delle pietre preziose più ricercate; essi brillavano come due soli: erano dolci come la stessa dolcezza, chiari come uno specchio. Nei suoi occhi si vedeva il Paradiso; essi attiravano a Lei: sembrava che Ella volesse donarsi e attirare. [38] Più La guardavo e più La volevo vedere; più La volevo vedere e più L’amavo, e L’amavo con tutte le mie forze. – [39] Gliocchi della bella Immacolata erano come la porta di Dio attraverso la quale si vedeva tutto ciò che può inebriare l’anima. – [40] Quando i miei occhi si incontravano con quelli della Madre di Dio e mia, io provavo dentro me stessa una felice rivoluzione d’amore e di ferma ed esplicita volontà [13] di amarLa e di struggermi d’amore. – [41] Guardandoci, i nostri occhi si parlavano a modo loro e io amavo tanto Lei, che avrei voluto abbracciarLa nell’intimo di quei suoi occhi, che intenerivano la mia anima e sembravano attirarLa e farla fondere con la sua. – [42] I suoi occhi mi davano un dolce tremito in tutto il mio essere: e io temevo di fare il minimo movimento che potesse esserLe pur minimamente sgradevole. – [43] La sola vista degli occhi della più pura delle Vergini sarebbe sufficiente ad essere il Cielo di un Beato, sarebbe sufficiente per fare entrare un’anima nella pienezza della volontà dell’Altissimo in mezzo a tutti gli avvenimenti che capitano nel corso della vita mortale, sarebbe sufficiente per far fare a quest’anima dei continui atti di lode, di ringraziamento, di riparazione e di espiazione. – [44] Questa vista, da sola, concentra l’anima in Dio e la rende come una morta-vivente, che considera come giochi da bambini tutte le cose della terra, anche quelle che sembrano le più serie; quell’anima vorrebbe sentir parlare soltanto di Dio e di ciò che riguarda la sua gloria.

IL PIANTO DELLA VERGINE

[17] La Santa Vergine piangeva quasi sempre, mentre mi parlava. Le Sue lacrime scorrevano una ad una lentamente, fin verso le sue ginocchia; poi, come scintille di luce, sparivano. Esse erano brillanti e piene d’amore. – [18] Io avrei voluto consolarLa e che non piangesse più. Ma mi sembrava che Ella avesse bisogno di mostrare le sue lacrime per meglio far vedere il suo Amore dimenticato dagli uomini. – [19] Avrei voluto gettarmi fra le sue braccia e dirLe: -Mia buona Madre, non piangete! Io voglio amarVi per tutti gli uomini della terra! – [20] Ma mi sembrava che mi rispondesse: -Ve ne sono tanti che non mi conoscono! – [21] I o ero tra la morte e la vita, vedendo da un lato tanto amore, tanto desiderio di essere amata e dall’altro tanta freddezza, tanta indifferenza… – [22] Oh! Madre mia, Madre bellissima e amabilissima, mio amore, cuore del mio cuore! – [23] Le lacrime della nostra tenera Madre lungi dallo sminuire la sua aria di Maestà, di Regina e di Signora, sembravano, al contrario, imbellirLa, renderLa più amabile, più bella, più potente, più piena d’amore, più materna, più affascinante: io avrei mangiato le sue lacrime, che facevano sobbalzare il mio cuore di compassione e di amore. – [24] E comprensibile veder piangere una Madre, e una tale Madre, senza prendere tutti i mezzi immaginabili per consolarLa, per cambiare il suo dolore in gioia? – [45] Il peccato è il solo male che la Vergine vede sulla terra: Ella re morirebbe di dolore se Dio non La sostenesse – Amen.

Castellammare, il 21 Novembre 1878

Maria della Croce, Vittima di Gesù,

nata Melania Calvat, pastorella de La Salette.

Nihil obstat: imprimatur.

Datum Lycii ex Curia Ep1′ die 15 Nov. 1879

Vicarius Generalis

Carmelus Archus Cosma

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Ulteriori parole di Melanie:

Il grande castigo verrà, perché gli uomini non vorranno convertirsi; Eppure è solo la loro conversione che possa ostacolare questi flagelli. Dio comincerà a colpire gli uomini con l’infliggere punizioni più leggere al fine di aprire i loro occhi; poi si ferma, o può ripetere i suoi avvertimenti per dare luogo al pentimento. Ma i peccatori non saranno in grado di avvalersi di queste opportunità; Di conseguenza, Egli manderà le più severe riprovazioni, ansioso di condurre i peccatori al pentimento, ma invano. Infine, la caparbietà dei peccatori attirerà sulle loro teste le calamità più grandi e più terribili. – Siamo tutti colpevoli! Non viene fatto penitenza, e il peccato aumenta ogni giorno. Chi dovrebbe farsi avanti a fare il bene viene trattenuto dalla paura. Il male è grande. Una moderata punizione serve solo a irritare gli spiriti, perché vedono tutte le cose con occhi umani. Dio poteva compiere un miracolo per convertire e modificare l’aspetto della terra senza castigo. Dio opererà un miracolo; sarà un colpo della sua misericordia; ma dopo che i malvagi si saranno inebriati con il sangue, il flagello arriverà. – Quali paesi sono preservati da tali calamità? Dove andremo a rifugiarci? Io, a mia volta, pregherò, qual è il paese che osserva i comandamenti di Dio? Quale paese non è influenzato dalla paura umana dove sono in gioco l’interesse della Chiesa e la gloria di Dio? (Ah, anzi! Quale paese, quale nazione sulla terra?) Con il favore dei miei superiori, ho spesso chiesto a me stessa dove potevamo andare a rifugiarci, se avremmo avuto i mezzi per il viaggio e per la nostra sussistenza, a condizione che nessuno venisse a conoscenza di esso? Ma rinunciamo a questi pensieri inutili. Siamo molto in colpa! In conseguenza di ciò, è necessario che grande e terribile flagello venga a ravvivare la nostra fede ed a ripristinare la nostra ragione, che abbiamo quasi interamente perduta. Uomini malvagi sono divorati dalla sete di esercitare la loro crudeltà; ma quando si è raggiunto il punto più lontano della barbarie, Dio stesso stenderà la sua mano per fermarli, e poco dopo, un cambiamento completo sarà attuato in tutte le persone sopravvissute. Poi canteranno il Te Deum Laudamus con la più viva gratitudine e amore. La Vergine Maria, nostra Madre, deve essere la nostra liberatrice. Regnerà la pace e la carità di Gesù Cristo che deve unire tutti i cuori… Preghiamo perché Dio non vuole punirci severamente. Egli ci parla in tanti, tanti modi per farci ritornare a Lui. Per quanto tempo resteremo testardi? Preghiamo e preghiamo; non dobbiamo mai cessare di pregare e fare penitenza. Preghiamo per il nostro Santo Padre il Papa, l’unica luce per i fedeli in questi tempi di tenebre. O sì, cerchiamo con tutti i mezzi di pregare molto. Preghiamo la buona, dolce, misericordiosa Vergine Maria, perché abbiamo un grande bisogno delle sue mani potenti sopra le nostre teste.

Parole di Massimino:

In questo tempo l’Anticristo nascerà da una suora di origine ebraica, una falsa Vergine, che ha rapporti sessuali con il serpente antico, con il maestro di impurità e putrefazione. Suo padre sarà un vescovo. Egli eseguirà falsi miracoli e sussistere solo su che viziano di fede. Egli avrà fratelli, che saranno figli del male, ma non diavoli incarnati come lui. Presto saranno alla testa degli eserciti, supportati dalle legioni infernali.

A partire dal 1851 Melania stese diverse altre redazioni del segreto da lei ricevuto. Per la prima volta, il 15 novembre 1879 lo fece pubblicare a Lecce con l’imprimatur dell’arcivescovo Mons. Salvatore Zola, del quale è aperta la causa di beatificazione.

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Consacrazione alla SS. Vergine di La Salette

 O Santissima Madre, Nostra Signora di La Salette, che solo per mio amore, avete versato tante lacrime amare nella vostra misericordiosa apparizione, guardatemi dall’alto con benevolenza mentre mi consacro a Voi senza riserva alcuna. Da questo giorno, la mia gloria sarà quella di sapere che io sono un vostro figlio, per poter asciugare le vostre lacrime e consolare il vostro afflitto cuore. Cara Madre, ricevetemi sotto la vostra protezione e singolare custodia, nel seno della vostra misericordia, a Voi raccomando oggi e sempre l’anima mia, e il corpo mio; a voi affido ogni mia speranza e consolazione, ogni angustia e miseria, la vita mia e la fine della vita mia.

Degnatevi, o carissima Santa Madre, di illuminare la mia intelligenza, di dirigere i miei passi, di consolarmi con la vostra materna protezione, in modo che, esente da ogni errore, al riparo da ogni pericolo di peccato, rafforzato contro i miei nemici, possa, con ardore e coraggio intrepido, camminare nei sentieri tracciati per me da Voi e dal vostro Figliuolo. Amen.

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ALLA MADONNA DE LA SALETTE

[da “Manuale di Filotea” del sac. G. Rima, Milano 1988 – imprim. – ]

I. Vergine Santissima, riconciliatrice dei peccatori, per la vostra bontà, veramente celeste, otteneteci la grazia di attendere così assiduamente a tutti i doveri del nostro stato, da meritarci di essere dal divin Lume istruiti e corretti, quando per colpa nostra, trascurassimo quello che è più importante, la scienza e la pratica della pietà, vero fondamento di tutti i beni presenti e futuri. Ave.

II- Vergine Santissima, riconciliatrice dei peccatori, per la vostra tenerissima misericordia, otteneteci la grazia di guardarci ma sempre gelosamente da quanto potrebbe irritare la collera divina contro di noi, e specialmente da qualunque profanazione dei giorni sacri al riposo, all’astinenza, al digiuno; e da qualsiasi abuso del nome santo di Dio, onde arrestar quei flagelli che abbiamo già meritati, e procurarci in lor vece le più elette benedizioni. Ave.

III. – Vergine Santissima, riconciliatrice de’ peccatori, per l’ammirabile vostra fermezza, impetrateci la grazia di essere sempre quai rupi immobili ad ogni sorta di tentazioni tendenti a trarci fuori dal cammino a noi assegnato dal cielo, e di rispettare mai sempre in tutti gli Ecclesiastici Superiori i veri interpreti dei divini voleri, seguendo i quali noi siamo sempre certi di camminare nella via della salute. Ave.

IV.  Vergine Santissima, riconciliatrice de’ peccatori, per la vostra sapienza tutta divina, impetrateci la grazia di fare nostra delizia la meditazione dei patimenti del nostro divin Redentore e la detenzione continua dei falli nostri ed altrui, dacché questo è l’unico mezzo per abituarci a quella santa tristezza che è propria del vero cristiano e che sarà infallibilmente compensata da Dio con l’interna quiete in questa vita, e col gaudio perpetuo nell’altra. Ave.

V.– Vergine Santissima, riconciliatrice de’ peccatori, per quei prodigi singolarissimi onde vi degnaste mostrare il vostro aggradimento di essere venerata sulla montagna della Salette, spandendo infinite benedizioni e grazie le più portentose sui pellegrini che a migliaia vi concorrono continuamente e suoi devoti che da lontano vi indirizzano ferventi i propri voti, impetrate a noi tutti la grazia di non vacillar mai nella fede, onde meritare con certezza quella speciale beatitudine che fu promessa solennemente a chiunque, senza vedere, riposa da vero credente sulla divina parola. Ave, Gloria.

Oremus

Famulorum tuorum, quaesumus, Domine, delictis ignosce, ut qui tibi placere de actibus nostris non valeamus, Genitricis Filii tui Domini nostri intercessione salvemur. Per eundem Dom. , etc.

A Marie Julie Jahenny era stato rivelato come Satana avrebbe cercato di distruggere le vere rivelazioni celesti: “Durante il tempo dell’inizio delle punizioni annunciate a La Salette, una quantità illimitata di false rivelazioni nasceranno dall’inferno come uno sciame di mosche; un ultimo tentativo di satana di soffocare e distruggere la credenza nelle rivelazioni vere attraverso quelle false….”

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Immagine del segreto di Massimino a lui confidato da Nostra Signora di La Salette (recentemente ottenuto dall’Archivio Segreto Vaticano).

Ecco la lettera originale del segreto di La Salette scritta dal veggente Maximin Giraud, ed inviato al Papa Pio IX a Roma nel 1851, ottenuta piuttosto recentemente dall’archivio segreto del Vaticano.

* “A questo punto, (Nostra Signora) per un momento ha fatto silenzio. Ho potuto vedere, tuttavia, che lei continuava, come se parlasse, a spostare delicatamente le amabili labbra. È in questo momento, che Maximin stava ricevendo il suo segreto“.

La seguente parte della lettera di Maximin [segreto inviato a Pio IX], evidenzia ed illumina il papato attualmente “in eclissi” (in esilio). TCW è intervenuta nella corretta interpretazione evidenziata dal carattere di colore rosso

“Prima che tutto ciò avverrà, ci saranno numerosi disastri, nella Chiesa ed ovunque. Poi, il nostro il Santo Padre Papa (Gregorio XVII) sarà perseguitato. Il suo successore sarà un Pontefice che nessuno si aspetta (Gregorio XVIII) .” Massimino.

 Segreto di Maximin, 3 luglio 1851

Massimino ha scritto il suo segreto presso il Palazzo del Vescovo, davanti alla persona del Vescovo de Bruillard, perfettamente indifferente, la sera del 3 luglio. Gli fu chiesto di riscriverlo di nuovo a causa di alcune macchie di inchiostro. L’autografo della copia sporca è stato bruciato. Infine, il signor Dausse ha consegnato il segreto al Vescovo de Bruillard, per essere sicuri della sua importanza, prima di apporvi il proprio sigillo ed inviarlo al Papa. La busta sigillata è stata controfirmata da due testimoni, alle 19:0.

Quella che segue è una traduzione letterale dal francese con l’ortografia, la punteggiatura ed un formato, che lo rendono più leggibile.

* C’erano segni di punteggiatura ed errori di ortografia fatti dal giovane pastore nel segreto sigillato inviato al Papa Pio IX. – Come tutte le profezie, questo è una chiamata alla vigilanza. Mette in guardia per il futuro, senza soddisfare la curiosità. I veggenti usano termini pittoreschi che non sanno interpretare. Essi estrapolano, confondendo i piani temporali e logici (come ad es. San Paolo l’Apostolo nella lettera ai Tessalonicesi).

Il 19 settembre 1846, abbiamo visto una bella Signora. Non abbiamo mai detto che questa signora era la Beata Vergine, ma abbiamo sempre detto che era una bella Signora. – Non so se è la Beata Vergine o un’altra persona. Quanto a me, credo oggi che sia la Beata Vergine. Ecco che cosa mi ha detto questa Signora: “Se il mio popolo continua, quello che ti dirò ora avverrà prima, se cambia un po’, accadrà un po’ più tardi. – La Francia ha corrotto l’universo. La fede si estinguerà in Francia: tre quarti della Francia non praticherà più la religione, o quasi, l’altra crederà di praticarla senza praticarla davvero. Poi, dopo [che] convertirà delle Nazioni, la fede sarà riaccesa ovunque. Un grande Paese, ora protestante, nel nord dell’Europa, si convertirà; con il supporto di questo Paese verranno convertite tutte le altre nazioni del mondo. – Prima di tutto quel che avverrà, ci saranno numerosi turbamenti, nella Chiesa e ovunque. Quindi, dopo, il nostro Santo Padre, il Papa, sarà perseguitato. Il suo successore sarà un Pontefice che nessuno si aspetta. – Dopo, ci sarà una grande pace, ma non durerà a lungo. Un mostro verrà a disturbare. –  Tutto ciò che dico qui avverrà in un altro secolo, al più tardi nell’anno Duemila”.

 Maximin Giraud – Grenoble, 3 luglio 1851.

NO TONSURA – NO PRETE

NO TONSURA – NO PRETE

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Esercitare il sacerdozio cattolico non è certo incarico da nulla, ma proprio perché è ufficio di fondamentale importanza, è regolato da una serie di “momenti” preliminari, definiti nei secoli dalla Chiesa in Concili e Codici, atti che, facendo parte del Magistero irreformabile in eterno, non possono essere da nessuno alterati, o addirittura aboliti. Ci voleva giustamente un falso papa, il sodomita Montini, il beato (leggi: dannato)  della sinagoga di satana, il marrano sedicente Paolo VI, capo degli Illuminati di Baviera del suo tempo, con in petto l’efod del sommo sacerdote della sinagoga e del gran kahal, l’usurpante il soglio di Pietro che, con la complicità delle conventicole massoniche al guinzaglio delle vipere che “odiano Dio e tutti gli uomini”, era stato “impedito” al legittimo eletto, S.S. Gregorio XVII, Giuseppe Siri, per distruggere il momento fondamentale e la cerimonia in cui un laico diventa chierico per così potersi preparare all’ufficio più importante affidato da Dio agli uomini, ufficio che non è stato accordato né agli Angeli, né alla Madre di Dio. Come tutti gli atti del “sommo sodomita”, anche questo è stato mirato per mettere in atto il piano della “ruspa”, cioè l’annichilimento (… si fieri potest) della Chiesa di Cristo, la Chiesa cattolica, l’unica in cui c’è salvezza. Il sommo marrano sapeva bene che eliminare la tonsura, equivaleva ad eliminare il sacerdozio cattolico, al cui posto insediare un finto sacerdozio apostato-modernista, il blasfemo sacerdozio ecumenico-conciliare, sacrilego e per tanti aspetti luciferino, sacerdozio che sta trascinando una infinità di anime nell’abisso della eterna perdizione. – Il finto Pontefice, il sedicente Paolo VI, G.B. Montini, nella Lettera Apostolica Motu Proprio “Ministeria Quidam” del 15 agosto 1972 ha abolito gli ordini minori: Ostiariato, Lettorato Esorcistato ed Accolitato e riguardo alla tonsura così scriveva: “La prima Tonsura non viene più conferita; l’ingresso nello stato clericale è ammesso al diaconato”. Lo stesso apostata marrano, nella lettera Apostolica Motu Proprio “Ad Pascendam” sempre del 15 agosto 1972, non contento della prima performance, per fingere sicurezza agli occhi degli esterrefatti lettori, precisava ulteriormente: “poiché l’ingresso nello stato clericale è differito fino al diaconato, non ha più luogo il rito della prima Tonsura, per il quale in precedenza il laico diventa chierico. Viene, tuttavia, introdotto un nuovo rito, grazie al quale colui che aspira al diaconato e al presbiterato manifesta pubblicamente la sua volontà di offrirsi a Dio e alla Chiesa per esercitare l’ordine sacro; la Chiesa, da parte sua, ricevendo questa offerta, lo sceglie e lo chiama perché si prepari a ricevere l’ordine sacro, e sia in tal modo regolarmente ammesso tra i candidati al diaconato e al presbiterato”. In tal modo un’altra colonna dell’edificio cattolico, veniva demolito da documenti peraltro invalidi ed illeciti, in primo luogo perché proposti in dispregio all’intero Magistero Cattolico, in vigore dalla fondazione della Chiesa, – e nessuno, [de fide], può mai impugnare le decisioni della Sede Apostolica -; e poi perché promulgati da una falsa autorità mai designata dallo Spirito Santo a governare la Chiesa di Cristo. Qui sento già le proteste ed i mugugnii dei modernisti ecumenici contro-cattolici, quelli che adorano i Baal con protestanti, islamici, ebrei e massoni … ma calma, procediamo con ordine, basta semplicemente dare un’occhiata ai documenti accessibili a tutti per capire l’inganno perpetrato sia ai danni di ignari non-sacerdoti, sia ad altrettanto ignari ed ingannati non-fedeli. – Sappiamo infatti dai documenti che esistevano due generi di Tonsura: Quella imposta ai futuri sacerdoti, era la rasura a forma di corona, che era un modo qualsiasi di portare i capelli. Nel primo caso, che è il senso veramente primitivo, la Tonsura non era che un simbolo di adozione. Anticamente, particolarmente, in Roma, l’adozione teneva un posto importante nel diritto privato. – Col progresso dei tempi il modo con cui avveniva quest’adozione ha subito delle variazioni; però una delle forme più in uso spesso tra i popoli che si divisero l’impero romano, fu quella di tagliare qualche ciocca di capelli alla persona adottata. Il nuovo sacerdote non sarà più scelto in una sola tribù, come in antico, perciò era necessario ricorrere ad una vera adozione spirituale per introdurre un giovane nella grande famiglia dei leviti della nuova legge. La Chiesa trovò nella vita civile una forma di adozione e non si curò di cercarne un’altra: l’accettò, la santificò e l’ammise fra le sue istituzioni. La cerimonia della Tonsura lo nobilita e lo separa dalla razza comune e lo pone sotto la sua protezione ornandolo delle proprie insegne. – Fu solo molto più tardi che la tonsura divenne un modo di pettinatura legalmente imposto. – Fino al V secolo, infatti, la Chiesa si limitò a prescrivere ai chierici di portare capelli corti e modesti, avendo così già insegnato S. Paolo; ma non v’è traccia alcuna dell’attuale tonsura. Fu nel VI secolo che, per protesta all’uso barbarico d’arrotondarsi la capigliatura in modo esagerato, ed anche per spirito di umiltà, i monaci cominciarono a radersi completamente. – Questa rasatura totale fu chiamata la “Tonsura di S. Paolo”. I chierici imitarono poco a poco questo esempio; ma per distinguersi dai monaci, e più ancora dai penitenti, lasciarono intorno alla testa una breve corona di capelli, detta “Corona di S. Pietro”. Questa corona man mano si allargò e la parte rasata si restrinse fino a diventar la tonsura attuale. – Tali usanze non presero forme stabili, ma variarono secondo il capriccio d’ognuno. Finalmente, per riportare un po’ d’ordine e far cessare ogni disputa, il IV Concilio di Toledo, tenuto nel 633, i cui atti sono parte integrante del Magistero irreformabile della Chiesa, perché ai suoi lavori parteciparono, come osservatori e relatori, legati pontifici, impose la Tonsura a forma di corona. E’ il primo accenno in un documento ufficiale e magisteriale: e dopo il mille (durante il pontificato di Innocenzo III), divenne regola generale della Chiesa. Il seguito, il clero secolare ridusse poco a poco la Tonsura e non si curò più di dar forma di corona ai capelli. – Il Concilio di Worcester del 1210, credé opportuno stabilire che la Tonsura dovesse variare secondo la dignità dell’Ordine. – E’ chiaro dunque che la Tonsura ha due differenti significati; ed è bello rivelare come le due forme siano conservate e ben combinate nel Cerimoniale tridentino dell’ordinazione. La Tonsura non formava nella Chiesa primitiva un’ordinazione separata, ma precedeva (obbligatoriamente) il conferimento del primo ordine cui si era ammessi. – Fu solamente verso la fine dell’VIII secolo che si incominciò a tonsurare i giovani che si dedicavano al servizio della Chiesa, senza tuttavia compiere alcuna cerimonia sacra. In seguito divenne generale l’uso di dar la Tonsura, senza Ordine alcuno, ad una quantità di adulti, col solo scopo di sottrarli al foro civile e renderli capaci di benefici ecclesiastici. Si videro così quelli che rimasero chierici per tutta la vita, come pure si videro dei chierici ammogliati. Era un abuso che bisognava togliere.

Il codice di Diritto canonico del 1917 prescrive che la Tonsura non si potrà più ricevere se non da coloro che hanno intenzione di arrivare fino al sacerdozio. (can. 973 e 976). Ministro ordinario per il conferimento della tonsura è il proprio vescovo con giurisdizione (can. 955). Ministri straordinari: cardinali ed abati regolari di governo (Can. 957).

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Tonsura

Senza tonsura, un individuo non può diventare un chierico e solo i chierici sono in grado di essere ordinati, (canoni 108 [qui divinis ministeriis per primam saltem tonsuram mancipati sunt, clerici dicuntur]; 118): solo i sacerdoti possono diventare pastori e ottenere un ufficio, (canoni 154, 453). – Per coloro che, scomunicati da Pio II in “Execrabilis”, aderiscono al “novus ordo”, non c’è più tonsura, pertanto, dal 15 agosto del 1972, coloro che si spacciano, magari anche in buona fede, per sacerdoti sono, canonicamente parlando, esattamente come colui che scrive, cioè dei semplici laici, che però, abusando di oggetti, cerimonie e sacramenti illecitamente, commettono di continuo peccato mortale ed orribili sacrilegi. In particolare i peccati contro lo Spirito Santo [1) – impugnare la verità conosciuta (cioè il Magistero della Chiesa), 2) – l’ostinazione nel peccato e, per la maggior parte, ancora: 3) – l’impenitenza finale e 4). – la presunzione di salvarsi] a condannare, gli incauti falsi consacrati e falsi fedeli, al fuoco eterno come da promessa evangelica del divin Maestro … “il peccato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato né in cielo, né in terra”. – Ai soliti tromboni, ai sommi soloni che sogliono affermare che il Codice Canonico pio-benedettino sia sorpassato, ricordiamo che il codice stesso è parte integrante del Magistero della Chiesa, essendo stato “allegato” alla lettera enciclica di Benedetto XV “Providentissima mater”di Pentecoste del 1917, ove in particolare, benché superfluo, era specificato, per i finti sordi ed i finti ritardati mentali, che al “Codex Juris Canonicus”…. intendiamo attribuire validità perpetua, e promulghiamo il presente Codice, così come è stato redatto, e decretiamo e comandiamo che esso abbia d’ora in poi forza di legge per tutta la Chiesa, e lo affidiamo alla vostra salvaguardia e vigilanza … E addirittura al Concilio di Trento è stata pronunziata sentenza di anatema per chi non riconosce gli ordini minori ed i gradi che progressivamente conducono al Sacerdozio. Evidentemente al marrano usurpante del 1972, nessuno aveva fatto conoscere tale anatema, per cui abolendo tonsura ed ordini minori, incorreva [ma tanto a lui non è che la cosa interessasse più di tanto …] e faceva incorrere direttamente in questo ennesimo anatema, pronunziato in eterno da disposizione irreformabile. Per chi volesse approfondire la questione, già fin troppo chiara, diamo il riferimento documentale, onde evitare spreco di tempo e di … stupidaggini! Concilio di Trento, Sess. XXIII [15 luglio 1563] – Capit. IV – Canoni sul sacram. Dell’Ordine: 2., pag. 742-743, Conciliorum oecumenicorum Decreta – EDB 2013 [imprim. 1962]: “Se qualcuno dirà che oltre al sacerdozio non vi sono nella Chiesa cattolica altri ordini, maggiori e minori, attraverso i quali, come per gradi si tenda al sacerdozio, sia anatema”.

Ma ce n’è anche per i falsi tradizionalisti, per quelli cioè che millantano la purezza della loro fede e dei loro sacramenti, quelli che utilizzano a loro uso e consumo il Magistero, utilizzando cioè ciò che è funzionale al loro vile ed ipocrita agire, occultando, o facendo finta di dubitare di documenti inoppugnabili, con il “difetto” di non adeguarsi alle loro pretestuose illazioni. – Secondo i canoni 107 e 108 del C.J.C., decreti di legge divina, c’è una netta distinzione tra laici e clero. Questa distinzione è contrassegnata dall’ingresso nello stato clericale. Questa entrata garantisce la “vocazione” di un candidato al sacerdozio ad un Vescovo “legittimo” in comunione con il Pontefice Romano, ed il cui Seminario sia stato eretto con ordinanza dello stesso Pontefice e con l’approvazione della Santa Sede. Il rito della tonsura è solo un rito. Non si tratta di un ordine che comporti la necessità della trasmissione apostolica. Il rev. Charles Augustine, nel suo “Commentario di diritto canonico” afferma che la tonsura è chiaramente un atto giurisdizionale che deriva interamente dalla “facoltà giurisdizionale del Vescovo” (can. 957). Un vescovo che non ha mai ricevuto tale giurisdizione, che solo un Papa può conferire, e quindi canonicamente è fuori dalla Chiesa cattolica, non può esercitarlo per conferire la tonsura. Non c’è nessun “tradizionalista” [Nota: i nemici più accaniti del “vero” Papato in esilio], intruppato in fraternità sacrileghe, istituti e pseudo-chiesette varie, o agente da “cane sciolto” liberamente scorrazzante, che oggi possa vantare una missione con “Giurisdizione canonica” e facoltà speciali ricevuta da un Vescovo consacrato sotto Papa Pio XII, l’ultimo Papa validamente eletto che abbia potuto esercitare liberamente il suo ufficio; così tutti questi attuali pretesi, sedicenti “vescovi”, innegabilmente mancano di giurisdizione, che solo può derivare loro dal Romano Pontefice (Papa Pio XII in “Mystici Corporis” e “Ad Sinarum Gentum“).

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La Enciclopedia Cattolica, l’ultima opera cattolica prodotta in Vaticano, quando ancora ivi si praticava il Cattolicesimo, riassume bene la questione:; nell’ultimo volume, il XII, alle coll. 308-309, leggiamo alla voce:

TONSURA.

– Rito sacro istituito dalla Chiesa mediante il quale il fedele battezzato e cresimato col taglio dei capelli e con l’imposizione della cotta, nonché con una formula propria, da laico diventa chierico. – La t. clericale però non è da confondersi con quella monastica o religiosa, mediante la quale il candidato si separa dal mondo per dedicarsi allo stato religioso. Questa si conferisce anche alle novizie e non si amministra con la formula propria della t. chiericale. – La t. non è un ordine, ma un rito che precede gli Ordini sacri, come si rivela chiaramente dal Concilio di Trento (Sess. XXIII cap. 2 De Sacram. Ordinis e cap. 6 De Reformat.; sess. XIV, cap. 2 De Ref.). – Quanto alla forma della t., quella romana aveva la forma di una corona, quella celtica invece di una mezza corona, in quanto i celti, ecclesiastici e monaci, si radevano tutta la parte anteriore della testa da un orecchio all’altro lasciando una striscia di capelli sulla fronte. Tale originale t. suscitò vivaci polemiche nel sec. VII tra celti e missionari cattolici inviati da Roma per l’evangelizzazione degli Angli. La t., che, all’inizio, si conferisce col primo ordine, dal secolo VII se ne separa, dapprima soltanto per i bambini, poi anche per gli adulti; e la prassi d’iniziazione degli adulti, mediante la t., allo stato clericale fu approvata dalla Chiesa e riservata al Vescovo (cap. 11. X de aetate 1, 14 Decr., Innoc. III); dal quale testo risulta che tale prassi fu universalmente ammessa fin dal sec. XII e ritenuta, a parte quanto riguarda l’età anche dal Concilio di Trento.

DIRITTO VIGENTE. – Ministro ordinario per il conferimento della t. è il proprio vescovo (can. 955) ai sensi del canone 956. Ministri straordinari nel diritto antico erano soltanto i cardinali preti nei loro titoli; nel diritto vigente sono tutti i cardinali (can. 239 § 1, n. 2) e non solo per i chierici dei loro titoli, ma per tutti, purché s’intende, muniti delle dimissorie del proprio Ordinario. Sono inoltre ministri straordinari della t. gli abati regolari di governo, quantunque senza territorio, purché siano sacerdoti, abbiano ricevuto la benedizione abbaziale e si tratti dei loro sudditi, in virtù della professione almeno semplice (can. 625), pena la nullità, salvo che l’abate non sia insignito del carattere episcopale (can. 957 § 2). – Quanto ai requisiti da parte del candidato, il can. 973 C.I.C. stabilisce: la t. e gli ordini minori si conferiscono soltanto a coloro che intendono farsi preti e si prevedono degni (cfr. l’istruzione della S.C. dei Sacramenti del 27 dic. 1930: A.S.S., 23 [1931], p . 12° e segg. circa la petizione del candidato da esibirsi al rettore del seminario due mesi prima dell’Ordinazione). Requisiti questi che, oltre quelli richiesti ad validitatem (can. 968 § 1), devono riscontrarsi con altri espressamente indicati (can. 974), per la liceità di ogni ordinazione. Per l’età del tonsurando la disciplina immediatamente anteriore al C.J.C. stabiliva il settennio completo (C.41,9 in 60; Conc. Trid., sess. XXIII, c. 4 De reform. Pontificale Romanum: De ordinibus conferendis). In alcuni luoghi, però, per diritto particolare, si richiedeva l’età di 14 anni. Nel diritto vigente nessuna età è stabilita direttamente; è sancito però che la t. non si può conferire prima dell’inizio del corso teologico, per il chierico sia secolare, sia religioso (can. 976 § 1). Mediante la t., che esprime la rinuncia al mondo e la consacrazione a Dio, il laico diventa chierico (can. 108 § 1) e viene incardinato automaticamente a quella diocesi per il servizio della quale è stato tonsurato (can. 111 § 2);: vien fatto capace di giurisdizione e di ricevere benefici c5 § 1, 119 § 3); acquista i diritti e privilegi propri dei chierici (cann. 119-23); può fare da suddiacono, per quanto senza manipolo, nella Messa solenne; è tenuto a speciali doveri (cann. 124-25 ecc.) ed a portare la t., salvo le consuetudini particolari; e ad evitare ogni ricercatezza nella chioma (can. 136). Se i chierici minori smettano l’abito e la t. ed ammoniti non si emendino, dopo un mese decadono dallo stato clericale salvo il disposto del can. 2379 e del can. 188, 7. – La prima t. si può conferire in qualunque giorno ed ora (Can. 1006 § 4) ed anche negli oratori privati (can. 1009 § 3). Il rito della t., come viene descritto nel Sacramentario Gregoriano, che riporta la disciplina del sec. VIII consta del taglio dei capelli e dell’invito ai fedeli perché invochino dal Signore la grazia per il nuovo chierico. Il rito odierno è descritto dal Pontificale Romanum nel titolo: De ordinibus conferendis et de clerico faciendo. – Il rito essenziale comprende il taglio delle estremità dei capelli in cinque parti del capo: cioè sulla fronte, sull’occipite, sulle due orecchie, ed in mezzo alla testa, accompagnato con le parole « Dominus pars hereditatis meae et calicis mei tu es qui restitues hereditatem meam mihi ». – Se invece poi dei capelli veri si tagliano quelli della “coma adscititia”, il conferimento della t. è dubbio e, perciò, deve chiedersi la sanatoria o deve ripetersi sotto condizione. – Non appartiene certo all’essenza del rito l’imposizione della cotta con formula « Induat te Dominus » ecc. – La t. è un sacramentale. [Innocenzo Parisella].

A questo punto, come bambini davanti al pallottoliere, cerchiamo di capire quanto fa “1 + 1”. Chiunque sia stato ordinato sacerdote dopo il 15 agosto del 1972, non ha mai posseduto e non possiede un ordine valido, poiché non gli è stata imposta la propedeutica indispensabile tonsura. I sacerdoti consacrati previa tonsura, secondo le leggi della Chiesa cattolica, prima del 1968 sono sicuramente “veri” sacerdoti, anche se scomunicati da “execrabilis” per aver aderito al conciliabolo ribaltone, il cosiddetto Concilio Vaticano II; per quelli ordinati tra il 1968 ed il 1972 resta da vedere se la loro ordinazione sia stata effettuata da un Vescovo “vero” – ordinato cioè a sua volta prima del 18 giugno 1968, data della promulgazione del falso rito montiniano officiato con formula eretica ed assolutamente invalida – , oppure da un “finto” vescovo invalido ordinato dopo la data “spartitraffico” sopra riportata. In ogni caso, salvo l’ordinazione di qualche superstite ottuagenario, al quale ricorrere in “articulo mortis” per confessione ed estrema unzione, il sacerdozio cattolico è praticamente scomparso, sostituito da carnevaleschi, pittoreschi “laici” modernisti, che non possiedono alcun ordine, giurisdizione né missione canonica, e quindi nessuna facoltà né di celebrare il Sacrificio eucaristico, né di amministrare sacramenti. Si tratta, canonicamente parlando, e ci piange il cuore il doverlo dire, di zombi sacrileghi. Ecco a cosa è giunto il tradimento di Giuda, dei tanti Giuda Iscariota che non hanno mai preso posizione, conniventi traditori mai ribellati agli inganni palesi e che, per tenere le posizioni acquisite, hanno preferito obbedire agli uomini e ai Baal, piuttosto che a Dio, causando la rovina eterna di un numero immenso ed incalcolabile di anime. Preghiamo allora le Vergine Maria, la Madre di Cristo e la Madre nostra, con il santo Rosario quotidiano, affinché il suo Cuore Immacolato trionfi quanto prima, come da promessa profetica, onde occupi il legittimo soglio e visibilmente il successore di S. Pietro, attualmente “impedito” ed esiliato, e vi sia un rinnovato splendore per la Chiesa Cattolica, l’unica vera Chiesa di Gesù-Cristo, nella quale unicamente c’è salvezza eterna.

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“Et Ipsa conteret caput tuum!”

LA QUINTA COLONNA

LA QUINTA COLONNA

[Dalla prefazione a: “Complotto contro la Chiesa” di M. Pinay – EFFEDIEFFE ed.]

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La “quinta colonna” infiltratasi nel clero

Uno dei motivi della momentanea vittoria della congiura della Sovversione e della contro-Chiesa sulle forze del bene è che queste combattono solo contro i tentacoli della piovra e non contro il suo capo. Per tentacoli intendo il Comunismo e la Massoneria, per capo il Giudaismo anticristiano e l’Occultismo esoterista di matrice cabalistica. – È sorprendente come la “quinta colonna” sia riuscita ad infiltrarsi nella Chiesa sotto o.Giovanni XXIII [si pensi ai de Lubac, Congar, Kùng condannati da Pio XII negli anni Cinquanta e chiamati da Roncalli sin dal 1959/1960 come “periti” al Concilio], – (il falso papa Roncalli, sedicente Giovanni XXIII, usurpante la Cattedra di Pietro “impedita” dell’eletto all’unanimità Cardinal Siri, GREGORIO XVII – n.d.r -) ed a prendere saldamente in mano le redini del Concilio per dirigerlo a proprio piacimento, facendogli proclamare (il tutto invalidamente, perché condannato dalla bolla “Execrabilis” di Pio II e da tutto il Magistero – n.d.r. -) pastoralmente e non dogmaticamente il panteismo, l’unità trascendente di tutte le religioni e il diritto, per l’errore, alla libertà.

MA DA CHI È FORMATA QUESTA COSIDDETTA “QUINTA COLONNA”?

Risponde il Pinay: “Essa è formata anche dai discendenti degli ebrei convertitisi nei secoli al Cristianesimo, che però hanno praticato la Religione di Cristo in forma solo apparente”. Cioè nell’intimo del loro cuore questi falsi convertiti hanno mantenuto la loro fede talmudica ed hanno celebrato i loro riti organizzandosi in sinagoghe e logge segretissime, che hanno funzionato clandestinamente durante i secoli. – Sono interessanti, a questo proposito, le direttive che il Consiglio supremo della diaspora, sito in Gerusalemme, dava agli ebrei di Arles nel 1489: “Carissimi fratelli in Mosè… ci dite che il re di Francia vuole che diventiate cristiani; fatelo… ma mantenete sempre la legge mosaica nel vostro cuore (per mosaica si intenda talmudica, ndr) …fate in modo che i vostri figli divengano chierici e canonici, poiché così rovineranno la Chiesa”. [CECIL ROTH – Storia dei marrani, Serra e Riva, Milano 1991]. – E evidente, quindi, che uno degli sforzi maggiori della contro-chiesa è stato quello di introdurre dei “falsi convertiti” nei seminari, onde, divenuti sacerdoti, potessero scalare tutti i gradini della gerarchia ecclesiastica, fino a salire possibilmente sul Soglio pontificio – come si augurava il famoso personaggio della Carboneria detto Nubius – e far fare così la Rivoluzione agli stessi cattolici attoniti, disorientati, angosciati, impotenti, come di fatto è successo con il Vaticano II. – Il supremo attentato: un “Papa” secondo i bisogni della giudeo-massoneria – «Già nel 1824 il capo “Vendita Suprema” Nubius così scriveva al Volpe: “.. .noi dobbiamo giungere con piccoli mezzi graduati. ..al trionfo dell’idea rivoluzionaria per mezzo di un Papa”… Quello che la setta desiderava non era un Papa frammassone. …Che cosa voleva essa? Lo dicono le Istruzioni: ‘…un Papa secondo i nostri bisogni’» [H. Delassus: il Problema dell’ora presente]. Che cosa significa esattamente l’espressione “un Papa secondo i nostri bisogni”? E semplice: un Papa che non è iscritto alla Massoneria, ma che appartenga alla setta per le idee che ha accolto iniziaticamente nel suo intelletto, e cioè il panteismo, il naturalismo, il razionalismo, il liberalismo, il pluralismo, la tolleranza per principio, il non esclusivismo: in breve il complesso di idee emanate dalla Massoneria. Tale Papa non apparterrebbe per iscrizione al corpo della Massoneria, ma per iniziazione alla sua anima. Infatti, come nella Chiesa di Cristo si distingue il corpo dall’anima, e si sa che uno può appartenere al corpo senza appartenere all’anima e viceversa, così è per la Massoneria: il corpo sono le logge, e vi appartengono coloro che vi sono iscritti, l’anima sono l’iniziazione dottrinale, le idee, il liberalismo e la tolleranza. Tutti coloro che le professano appartengono all’anima della setta. Un Papa siffatto farà sì che il clero cammini sotto la bandiera massonica, credendo di camminare sotto quella del Vicario di Cristo e la setta vedrà così realizzato il suo sogno di fare la Rivoluzione “in cappa e tiara”. – (In realtà le cose andate ben diversamente, perché le sette, sapendo che un vero Papa, Cristo in terra, è guidato dallo Spirito Santo, prima o poi si sarebbe rivoltato contro gli interessi dei mandanti delle sette stesse. Il piano quindi è stato ancor più astutamente modificato, nel senso che si è lasciato eleggere e rieleggere un Papa “vero”, Gregorio XVII, ma esso è stato subito “impedito” nel suo “Ufficio” dai marrani del conclave, cagnolini muti al guinzaglio dei padroni, che hanno così intrufolato al suo posto, invalidamente, una serie di “figli della vedova”, gli ultimi in particolare autentici “marrani”, fantocci, burattini, guidati, senza nulla temere, dai burattinai “che odiano Dio e tutti gli uomini”, cercando di realizzare così indisturbati la demolizione della Chiesa Cattolica (si fieri potest …) – v. in questo blog “Montini, la ruspa nella Chiesa” – n.d.r. -).

Origini della “quinta colonna” e sua azione

Il Giudaismo, che dopo il deicidio (33 d. C), la distruzione di Gerusalemme (70 d. C.) e la dispersione (135 d. C), ha dovuto trasformarsi in setta segreta è quindi antico quasi quanto il Cristianesimo. – “L’ebreo, quando è riuscito ad infiltrarsi nella cittadella del suo nemico, lavora senza posa, ubbidendo agli ordini… delle organizzazioni ebraiche che mirano ad ottenere dal di dentro il dominio sul popolo di cui si prefiggono la conquista”. [H . DELASSUS, Il problema dell’ora presente]. – Il Giudaismo talmudico tenterà quindi, con ogni mezzo di esercitare il controllo sulle organizzazioni religiose nemiche per poi disintegrarle; una volta ottenute le cariche ecclesiastiche, le utilizza per sviluppare i propri piani di dominio universale, come sta accadendo oggi, sotto i nostri occhi, con il nome di Nuovo Ordine Mondiale. – San Paolo stesso ritenne necessario avvisare i vescovi (quelli veri ed oggi anche i falsi, come abbiamo visto più volte, in particolare tra gli scismatici sedevacantisti di nome o di fatto, tutti prodotti velenosi del cavaliere Kadosh Lienart e del suo pupillo e figlioccio spirituale, il non-prete Lefebvre – n.d.r. -) che tra loro sarebbero sorti lupi feroci, che non avrebbero risparmiato il gregge di Cristo, e che tra gli stessi vescovi si sarebbero levati uomini che avrebbero detto cose perverse per fare dei proseliti. – Nostro Signor Gesù Cristo nel Vangelo ci mette in guardia contro i “lupi rapaci vestiti da agnello”, contro i “mercenari” o i ” cattivi pastori” ammonendoci di essere vigilanti e sempre in guardia contro il “pericolo interno” ed avvertendoci che “è necessario che avvengano degli scandali”. – Purtroppo, con il Concilio Vaticano II è stato permesso ai lupi vestiti da agnello di introdursi nell’alto clero e di utilizzare la sua autorità giuridica per schiacciare i difensori della Chiesa, sia chierici che laici. – Non ci si deve meravigliare di questa infiltrazione che Cristo permette nella Chiesa. Il Vangelo, in fondo, ce ne dà un esempio classico, quello di Giuda, uno dei dodici Apostoli, che tradì Cristo per trenta denari. Forse si sbagliò Gesù nello scegliere Giuda? No! Gesù volle darci un esempio ed un ammonimento. Volle farci constatare che il maggior pericolo che corre la Chiesa è quello di essere venduta al nemico per trenta denari dagli alti prelati della Chiesa stessa: infatti altri Giuda sono sorti nel corso bi-millenario della storia della Chiesa ed altri ancora ne sorgeranno. – I fedeli perciò non devono scandalizzarsi se parliamo del complotto contro la Chiesa che ha potuto realizzarsi nel Concilio Vaticano II, negli anni successivi e tuttora in corso, grazie al tradimento dei più alti prelati. La Chiesa, nel passato, è sempre riuscita a vincere il più grave pericolo, quello della “quinta colonna”, grazie ad un clero virtuoso e combattivo e ad un laicato fedelmente sottomesso ad esso. Purtroppo con il Concilio Vaticano II, gli agenti della contro-Chiesa, che San Giovanni chiama la “Sinagoga di satana” (Apoc, II, 9; III, 9) hanno occupato i posti di comando (anche tra i falsi sedicenti “tradizionalisti” – n.d.r. -) ed hanno attuato quella rivoluzione che ha gettato lo scompiglio tra il clero ed il laicato cattolico. È nostro dovere combattere – con l’aiuto di Dio – l’azione dissolutrice della “quinta colonna” che ormai ha invaso la Chiesa di Cristo, e ciò per un misterioso disegno del Redentore il quale, come ha voluto che durante la Passione la sua Umanità soffrisse terribilmente e la sua Divinità fosse completamente nascosta ed eclissata, così ha permesso – dopo duemila anni – che il suo Corpo mistico soffrisse un’analoga e terribile Passione, nella quale il suo elemento divino si eclissasse ed apparisse solo quello umano, totalmente martoriato, quasi irriconoscibile (questo in particolare è quanto accaduto e sta ancora vivendo il Capo della sua Chiesa, S.S. il “Papa in esilio”.

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Di questi marrani della “quinta colonna” il Re-Profeta Davide, in particolare, ci ha dato profeticamente, un’immagine particolarmente nitida e suggestiva: “Die ac nocte circumdabit eam super muros ejus iniquitas; et labor in medio ejus, et injustitia: et non defecit de plateis ejus usura et dolus. Quoniam si inimicus meus maledixisset mihi, sustinuissem utique. Et si is qui oderat me super me magna locutus fuisset, abscondissem me forsitan ab eo. Tu vero homo unanimis, dux meus, et notus meus; qui simul mecum dulces capiebas cibos, in domo Dei ambulavimus cum consensu. Veniat mors super illos, et descendant in infernum viventes: quoniam nequitiae in habitaculis eorum, in medio eorum. Ego autem ad Deum clamavi, et Dominus salvabit me”. [Ps. LIV, 11, 17) – [Giorno e notte si aggirano sulle sue mura, all’interno iniquità, travaglio e insidie e non cessano nelle sue piazze sopruso e inganno. Se mi avesse insultato un nemico, l’avrei sopportato; se fosse insorto contro di me un avversario, da lui mi sarei nascosto. Ma sei tu, mio compagno, mio amico e confidente; ci legava una dolce amicizia, verso la casa di Dio camminavamo in festa. Piombi su di loro la morte, scendano vivi negli inferi; perché il male è nelle loro case, e nel loro cuore. Io invoco Dio e il Signore mi salva.]. – Invochiamo il Signore ed Egli ci salverà, anche perché nel salmo XXXVI ci rassicura ulteriormente col dire: “Observabit peccator justum, et stridebit super eum dentibus suis. Dominus autem irridebit eum, quoniam prospicit quod veniet dies ejus. Gladium evaginaverunt peccatores, intenderunt arcum suum, ut dejiciant pauperem et inopem, ut trucident rectos corde. Gladius eorum intret in corda ipsorum, et arcus eorum confringatur”. – [L’empio trama contro il giusto, contro di lui digrigna i denti. Ma il Signore ride dell’empio, perché vede arrivare il suo giorno. Gli empi sfoderano la spada e tendono l’arco per abbattere il misero e l’indigente, per uccidere chi cammina sulla retta via. La loro spada raggiungerà il loro cuore e i loro archi si spezzeranno. [Ps. XXXVI, 12-15].

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E la Vergine Maria, la Mamma nostra, alla Quale Gesù ci fa affidati dall’alto della Croce, ci consola: “Il mio Cuore Immacolato alla fine trionferà”! Et IPSA conteret caput tuum !

I TRE GIORNI DI OSCURITA’

~ I tre giorni di tenebre ~

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“I tempi sono gravi. Il mondo intero è in subbuglio perché è diventato peggiore che al tempo del diluvio! Tutto è sospeso ad un filo; quando si romperà questo filo, la giustizia di Dio si abbatterà come un fulmine e completerà il suo terribile corso di purificazione.” (Visione profetica di suor Elena Aiello, fondatrice delle “Sorelle minime”, 8 dicembre 1958).

I tre giorni di oscurità

Estratti da Yves Dupont (1922-1979)

L’AZIONE DI DIO

     L’aspetto più spettacolare dell’azione di Dio saranno i tre giorni di buio su tutta la terra. I tre giorni sono stati annunciati da molti mistici, come ad esempio: La Beata Anna-Maria Taigi, Padre Pio, Elisabetta Canori-Mora, Rosa-Colomba Asdente, Palma d’Oria, in Italia; Padre Nectou, in Belgio; S. Ildegarda, in Germania; Pere Lamy, Marie Baourdi, Marie Martel. (Questa lista non è esaustiva; molti altri Santi mistici [come Santa Colomba A.D. 597. -ED] hanno annunciato i Tre giorni.).

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La ven. Maria di Agreda ed altri Cattolici eminenti per santità, hanno da secoli profetizzato il terribile prossimo castigo dei Tre giorni di oscurità; nel corso del quale dalla metà ai tre quarti della popolazione mondiale sarà uccisa dall’ira di Dio.

La Chiesa non ci obbliga a credere a qualsiasi profezia particolare, come questione di fede [de fide], ma siamo portati a credere che le profezie possano realizzarsi anche ai nostri tempi, perché nelle Sacre Scritture ed anche nel Vangelo è scritto: “lo Spirito Santo parlerà a molti negli ultimi giorni”. – Inoltre, quando un’identica profezia è stata fatta da persone ampiamente separate nel tempo e nello spazio, quando questa profezia particolare è stata accompagnata da altre predizioni che si sono già avverate nel passato, e quando la santità dei mistici in questione è stata riconosciuta dalla Chiesa, saremmo davvero sciocchi a non credere che la profezia possa realmente avverarsi. Tale è il caso in merito ai Tre giorni di oscurità. Altrimenti come potremmo spiegare che una contadina analfabeta di Bretagna descriva degli avvenimenti così come li descrive un altro mistico, diciamo, in Germania o in Italia?

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La beata A. M. Taigi…

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… dopo tre giorni di oscurità …

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… San Pietro e San Paolo, dopo essere scesi dal cielo, predicano in tutto il mondo e …

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… designano il nuovo Papa …

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… una gran luce che emana dai loro corpi si depositerà su di un cardinale, cioè su colui che diventerà Papa …

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… la Russia, l’Inghilterra e la Cina, rientreranno nella Chiesa.

I SEGNI PREMONITORI

   Ecco i segni prossimi nel loro probabile ordine di sequenza. Questo, ad essere sinceri, è solo la mia opinione, e potrei sbagliarmi, io stesso infatti non sono un profeta; ma, dopo aver studiato un gran numero di profezie, sembra essere questo l’ordine più probabile:

1) – Farsi beffe delle leggi della Chiesa, l’irriverenza e l’immodestia nella Chiesa, cadere nel semplice atto di presenza nella Chiesa. (Queste tendenze sono state osservate dal 1950, già prima che la vera Chiesa fosse fraudolentemente usurpata nel Conclave del 26 ottobre 1958. -ED)

2) –La mancanza di carità verso il prossimo, l’insensibilità, l’indifferenza, le divisioni, i conflitti, l’empietà, l’orgoglio della conoscenza umana.

3) –La destabilizzazione della vita familiare: l’immoralità, l’adulterio, la perversione della gioventù attraverso i media (ad es. gli omosessuali che danno lezioni nelle scuole), la moda immodesta, le persone interessate solo a mangiare, bere, a ballare e dedite ad altri piaceri.

4) – Tumulti, disprezzo per le autorità, caduta dei governi, confusione in ambienti elevati, corruzione, colpi di stato, guerre civili, rivoluzioni. (I primi quattro segni precursori si sono già verificati o sono in atto, almeno in parte; per noi c’è ancora da vedere la guerra civile e le rivoluzioni in Occidente. Ma la sequenza degli eventi non è rigorosamente cronologica: c’è spazio per qualche sovrapposizione. Così, il 5° segno, il prossimo, sembra pure essere già iniziato).

5) – Inondazioni e siccità, cattivi raccolti, particolari condizioni climatiche, tornado, terremoti, maremoti, carestie, epidemie, malattie sconosciute (ad es. nuovi ceppi di virus).

 L’AVVISO

… sarà dato tra i “segni prossimi” ed i “segni immediati”, e sarà un avvenimento soprannaturale.

Durante il messaggio dell’avviso, molti saranno così spaventati da essere terrorizzarsi e molti desidereranno morire, ma l’avviso stesso sarà completamente innocuo.

L’avviso deve essere considerato come l’ultimo atto della misericordia da Dio, un ultimo appello all’umanità a fare penitenza prima dei tre giorni di oscurità e la distruzione di tre quarti della razza umana. Nel momento in cui diventeranno accettati e “legalizzati” l’omicidio di bambini non ancora nati (l’aborto) ed il peccato di Sodoma e Lesbo, noi dovremmo comprendere che Dio sta per punire l’umanità. – In quel tempo, la guerra e la rivoluzione avrà già causato un forte squilibrio ed il Comunismo sarà vittorioso, ma tutto questo sarà niente in confronto allo sfascio che si produrrà durante i tre giorni.

* È stata rivelato che ci sarà “un avviso”, un avvenimento che precederà immediatamente i 3 giorni di tenebre:

La profetessa Suor Maria di S. Pietro viene menzionata nelle rivelazioni di Marie-Julie Jahenny di La Fraudais, trattando una delle più importanti questioni. A lei è stato rivelato dal cielo la data esatta di un “avvertimento” che accadrà immediatamente prima del “castigo” dei 3 giorni di buio.

Gesù: “… l’avvertimento avverrà in un giorno, già designato, quando ci sarà poco sole, poche stelle e nessuna luce, tanto che non sarà possibile muovere un passo fuori dalle vostre case, rifugio del mio popolo. Questo avverrà quando i giorni cominciano ad allungarsi (a cominciare dal 22 dic.); non sarà dunque nel corso dell’estate, né durante i giorni più lunghi dell’anno (periodo estivo), ma quando le giornate saranno ancora brevi (orario invernale). Non sarà alla fine dell’anno, ma durante i primi mesi (dell’anno), che darò il mio chiaro avvertimento.

Quel giorno di tenebre e fulmini, sarà il primo che Io manderò per convertire l’empio e per vedere se un gran numero di persone tornerà a Me, prima della grande tempesta (castigo) che dopo poco seguirà. L’oscurità con i fulmini di quei giorni, non coprirà tutta la Francia, perché una parte della Bretagna sarà risparmiata. (Tuttavia) l’angolo in cui si trova la terra della Madre mia, la Madre Immacolata (la terra di S. Anna), non sarà coperta dal buio che giungerà fino alla vostra postazione (casa di Marie-Julie)… Tutto il restante sarà nel più terribile spavento. Da una notte alla successiva — un giorno completo —, il tuono non cesserà di rombare. Il fuoco dai fulmini produrrà numerosi danni, anche nelle case chiuse, dove qualcuno vive nel peccato. Figli miei, il primo giorno (di castigo) non toglierà nulla dagli altri tre (il castigo di 3 giorni) già sottolineato e descritto.

Quel giorno è stato rivelato alla mia serva, Catherine (Labouré), nelle apparizioni della mia Beata Madre sotto il titolo di: “Maria concepita senza peccato”. Quel giorno è (anche) registrato e ben sigillato in cinque rotoli dalla Suora di San Pietro di Tours. Quel rotolo rimarrà un segreto fino al giorno in cui una persona di Dio porrà una mano predestinata su ciò che il mondo avrà ignorato, ed anche tra gli abitanti di quel chiostro. (“Profezie di La Fraudais di Marie-Julie Jahenny”, pp. 50-51) – Rileviamo che il libro della mistica bretone, non ha imprimatur nè autorizzazione ecclesiastica, quindi non ci sono garanzie da parte di alcuna Autorità competente!! [v. Costit. Apostol. “Officiorum ac munerum”, di S. S. Leone XIII]

Nota: Il 5 agosto 1850, per ordine di Mgr. Morlot furono nascosti gli scritti di Suor Maria di S. Pietro del Carmelo di Tours. Ora è chiaro che il giorno di cui parla Nostro Signore è “un avvertimento”. Quel giorno è il “primo giorno (del castigo)” che Egli invierà per convertire i peccatori prima della “grande tempesta” (il grande castigo) che seguirà da vicino.” Gesù ha detto che, in quel giorno, Egli avrebbe dato il suo “avviso selezionante”.

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I tre giorni di oscurità

IL SEGNO IMMEDIATO

     Il vento ululerà e ruggirà. Lampi e fulmini di una potenza senza precedenti colpiranno la terra. Tutta la terra tremerà, ed i corpi celesti saranno disturbati (questo sarà l’inizio dei tre giorni). Ogni demone, ogni spirito maligno sarà rilasciato dall’inferno e avrà il permesso di vagare sulla terra.  –  Avranno luogo terrificanti apparizioni. Molti moriranno di puro spavento. Pioverà fuoco dal cielo, tutte le grandi città saranno distrutte, gas velenosi riempiranno l’aria, grida e lamenti saranno ovunque. I miscredenti bruceranno all’aperto similmente all’erba appassita. Tutta la terra sarà afflitta: essa sarà simile ad un enorme cimitero.  –  Appena si noteranno (questi segni), occorrerà correre al chiuso, bloccare tutte le porte e le finestre, tirare giù gli oscuranti, per non vedere, mettere rotoli di carta adesiva sulle prese d’aria, nei pressi di porte e finestre. Non bisogna rispondere alle chiamate provenienti dall’esterno, né guardare le finestre, o si morirà sul posto: “Tenete gli occhi in basso per assicurarvi che non sia possibile visualizzare le finestre assecondando la curiosità; l’ira di Dio è tanto potente, e nessuno deve tentare di sfuggire. Solo le candele di cera daranno luce; nient’altro brucerà, e le candele non si spegneranno una volta accese. Niente le alimenterà nelle case dei fedeli, ma esse non bruceranno nelle case dei “senza Dio”. Occorrerà spruzzare acqua Santa per la casa e soprattutto in prossimità di porte e finestre: i demoni infatti temono l’acqua Santa. Beneditela voi stessi e con essa ungete i cinque organi di senso: occhi, orecchie, naso, bocca, con mani, piedi e fronte. Tenete a disposizione una sufficiente quantità di acqua potabile e, se possibile, anche di cibo (anche se si può vivere senza cibo per tre giorni). Inginocchiatevi e pregate incessantemente con le braccia tese o prostrati sul pavimento. Fate gli atti di contrizione, di fede, speranza e carità. Soprattutto bisogna recitare il Rosario e meditarne i Misteri Dolorosi.  –  Alcune persone, soprattutto bambini, andranno in cielo in anticipo perché sia risparmiato loro l’orrore di questi giorni. Le persone sorprese all’aperto moriranno all’istante. Tre quarti della razza umana sarà sterminata, più uomini che donne. Nessuno sfuggirà al terrore di questi giorni.

La beata Anna-Maria Taigi ha dichiarato, per quanto riguarda questi terribili tre giorni di buio e di castigo:

“Dio manderà due castighi: uno sarà sotto forma di guerre, rivoluzioni e altri mali; essi quindi devono provenire dalla terra. L’altro sarà inviato dal cielo. Deve venire sopra la terra intera un buio intenso della durata di tre giorni e tre notti. Non si vedrà niente, e l’aria sarà carica di miasmi pestiferi che assaliranno principalmente, ma non solo, i nemici della religione. Sarà impossibile utilizzare qualsiasi illuminazione artificiale durante questa oscurità, ad eccezione delle candele di cera benedette. Chi, per curiosità, aprirà la sua finestra per guardare fuori, o lascerà la sua casa, cadrà morto sul posto. Durante questi tre giorni, la gente dovrebbe rimanere nelle proprie case, pregare il Rosario e implorare la pietà di Dio.”

“Tutti i nemici della Chiesa, conosciuti o sconosciuti, periranno sopra tutta la terra durante quel buio universale, con l’eccezione di alcuni che Dio convertirà presto. L’aria sarà infestata da demoni che appariranno sotto ogni sorta di orribili forme.”

Ma, quando tutto sembrerà perduto e senza speranza, ecco che, in un batter d’occhio, la prova sarà finita: sorgerà il sole e brillerà ancora una volta come in primavera sopra una terra purificata.- Alcune nazioni scompariranno completamente, e cambierà il volto della terra. Ci saranno non più “grandi imprese” ed fabbriche enormi che succhiano le anime degli uomini. Si farà rivivere la lavorazione artigianale, e le catene di montaggio saranno sostituite dal banco di lavoro. – Le persone torneranno alla terra, ma il cibo sarà scarso per circa tre anni. Le donne sposate partoriranno molti bambini, e per esse sarà considerata una vergogna il non avere figli, non ci saranno più “donne in carriera” che faranno uso di contraccettivi. Di donne non sposate, ce ne saranno molte, faranno parte di ordini religiosi formando grandi congregazioni di suore all’interno della Chiesa che rinascerà. Le malattie diminuiranno drasticamente, le malattie mentali saranno rare, perché l’uomo rivivrà nel suo ambiente naturale. Sarà un’epoca di fede, di vera fraternità tra vicini di casa, di civile armonia, pace e prosperità. La terra produrrà colture come mai prima. La polizia avrà poco lavoro da svolgere: la criminalità scomparirà quasi completamente. L’onestà e la fiducia reciproca sarà universale. Ci sarà poco lavoro anche per gli avvocati ed i giudici. Tutte le risorse umane che sono attualmente accaparrate dalla malvagità del mondo moderno, saranno liberate e disponibili per la produzione di materie prime utili. Così la prosperità sarà molto grande. Questo meraviglioso periodo durerà probabilmente 30 anni circa. Non appena si vedrà il sole sorgere nuovamente, alla fine dei tre giorni, ci si inginocchierà e si renderà grazie a Dio!

     Una volta avvertiti, diffondete il messaggio, non abbiate paura: sarebbe un’offesa a Dio mostrare mancanza di fiducia nella sua protezione. Coloro che diffondono il messaggio saranno protetti, ma i beffardi, gli scettici e coloro che nasconderanno il messaggio, perché hanno paura, non sfuggiranno al castigo.  

COSA FARE INTANTO

   DIFFONDERE IL MESSAGGIO; Rimanere nello stato di grazia; andare alla Messa (Nota: questo non è possibile per la maggior parte dei veri cattolici durante questa “Eclissi profetizzata (da Nostra signora di La Salette) della Chiesa”. Leggere le informazioni imperative su come adempiere all’obbligo di Messa e Confessioni valide -ED). Si reciti il Rosario ogni giorno. Procuratevi alcune candele di cera d’api e fatele benedire da un vero prete (approvato) con missione dai successori di Papa Gregorio XVII . Non comprate candele bianche ordinarie; non sono fatte di cera d’api. Si preghi per la libertà e l’esultanza della vera Chiesa. Si reciti la preghiera a S. Michele che sua Santità Papa Leone XIII ha composto dopo aver assistito ad una terrificante visione del potere di Satana. Si indossi lo scapolare marrone e la Medaglia Miracolosa. Si faccia penitenza col negare a se stessi alcuni piaceri ed intrattenimenti anche legittimi; molte delle Sante persone che hanno predetto questo castigo, insistono molto su questo punto. Mangiate con parsimonia, frugalità, giusto per sostenere la vita correttamente – pensate al cibo come ad una medicina. Quando i segni prossimi saranno finiti, vale a dire la guerra e la rivoluzione che si conclude con la vittoria del comunismo [il mondialismo del “nuovo ordine” – ndr. -], e quando si vedrà il segno di allerta, occorrerà ricordarsi di preparare il cibo, l’acqua potabile, le coperte e altri generi di prima necessità.

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“L’apostasia della città di Roma dal Vicario di Cristo e la sua distruzione da parte Anticristo può essere un pensiero così nuovo per molti cattolici, che credo sia bene citare il testo dei teologi di più grande fama. Primo il Malvenda, che scrive espressamente sul tema, riportando il parere di Ribera, Gaspar Melus, Biegas, Suarrez, Bellarmino e Bosius egli dice che: Roma deve apostasare dalla fede, cacciare il Vicario di Cristo e tornare al suo antico paganesimo. … Poi la Chiesa sarà dispersa, guidata nel deserto e sarà come una volta, alle origini, invisibile, nascosta nelle catacombe, nei sotterranei, nelle grotte, in anfratti; per un periodo di tempo deve essere spazzata quasi dalla faccia della terra. Tale è la testimonianza universale dei padri della Chiesa primitiva.-Henry Edward cardinale Manning, La crisi attuale della Santa Sede, 1861, London: Burns e Lambert, pp. 88-90.

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La venerabile Elisabetta Canori-Mora (d. 1825) “S. Pietro, poi ha scelto il nuovo Papa. La Chiesa è stata riorganizzata…”

“… il cielo, coperto di nuvole dense, era così lugubre che era impossibile guardare senza sgomento… il braccio vendicatore di Dio colpirà i malvagi, e nel suo possente potere Egli punirà il loro orgoglio e presunzione. Dio impiegherà le potenze dell’inferno per lo sterminio di tali persone empie ed eretiche che hanno il desiderio di rovesciare la Chiesa e distruggerne le fondamenta. …. Innumerevoli legioni di demoni invaderanno la terra ed eseguiranno gli ordini della Giustizia divinaNiente sulla terra deve essere risparmiato. Dopo questa spaventosa punizione vidi i cieli aprirsi, e San Pietro scendere nuovamente sulla terra; fu rivestito del suo abito Pontificio e circondato da un gran numero di Angeli che cantavano inni in suo onore, e lo proclamavano sovrano della terra. Ho visto anche S. Paolo discendere sulla terra. Al comando di Dio, ha attraversato la terra ed ha incatenato i demoni, portandoli davanti a San Pietro, ed ha comandato loro di tornare all’inferno, lì da dove erano venuti.

“Poi una grande luce apparve sulla terra: era il segno della riconciliazione di Dio con l’uomo. Gli Angeli hanno condotto davanti al trono del Principe degli Apostoli il piccolo gregge che era rimasto fedele a Gesù Cristo. Questi buoni e zelanti cristiani Gli hanno testimoniato il più profondo rispetto, lodando Dio e ringraziando gli Apostoli per averli risparmiati dalla distruzione comune e per aver protetto la Chiesa di Gesù Cristo, non permettendo di essere infettati dalle false massime del mondo. S. Pietro allora ha scelto il nuovo Papa. La Chiesa è stata riorganizzata…” (Profezia della Venerabile Elisabetta Canori-Mora (d. 1825) come registrato nel libro di p. Culleton: “i profeti e il nostro tempo” 1941 A.D. Imprimatur) .

La venerabile Elisabetta Canori-Mora (d. 1825) “S. Pietro, poi ha scelto il nuovo Papa. La Chiesa è stata riorganizzata…”

“… il cielo, coperto di nuvole dense, era così lugubre che era impossibile guardare senza sgomento… il braccio vendicatore di Dio colpirà i malvagi, e nel suo possente potere Egli punirà il loro orgoglio e presunzione. Dio impiegherà le potenze dell’inferno per lo sterminio di tali persone empie ed eretiche che hanno il desiderio di rovesciare la Chiesa e distruggerne le fondamenta. …. Innumerevoli legioni di demoni invaderanno la terra ed eseguiranno gli ordini della Giustizia divinaNiente sulla terra deve essere risparmiato. Dopo questa spaventosa punizione vidi i cieli aprirsi, e San Pietro scendere nuovamente sulla terra; fu rivestito del suo abito Pontificio e circondato da un gran numero di Angeli che cantavano inni in suo onore, e lo proclamavano sovrano della terra. Ho visto anche S. Paolo discendere sulla terra. Al comando di Dio, ha attraversato la terra ed ha incatenato i demoni, portandoli davanti a San Pietro, ed ha comandato loro di tornare all’inferno, lì da dove erano venuti.  –  “Poi una grande luce apparve sulla terra: era il segno della riconciliazione di Dio con l’uomo. Gli Angeli hanno condotto davanti al trono del Principe degli Apostoli il piccolo gregge che era rimasto fedele a Gesù Cristo. Questi buoni e zelanti cristiani Gli hanno testimoniato il più profondo rispetto, lodando Dio e ringraziando gli Apostoli per averli risparmiati dalla distruzione comune e per aver protetto la Chiesa di Gesù Cristo, non permettendo di essere infettati dalle false massime del mondo. S. Pietro allora ha scelto il nuovo Papa. La Chiesa è stata riorganizzata…” (Profezia della Venerabile Elisabetta Canori-Mora (d. 1825) come registrato nel libro di p. Culleton: “i profeti e il nostro tempo” 1941 A.D. Imprimatur)

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Stupenda “profezia del Degno pastore (data A.D. 2013) “ Lettura del Beato Tomasuccio de Foligno (XIV sec.) sulla famosa Profezia sulla Gerarchia indifesa ora in esilio.

“Uno al di là delle montagne (un ultramontano) è diventato il Vicario di Cristo. Religiosi e chierici prendono parte a questo cambiamento.-  Fuori dalla vera via, ci saranno solo uomini poco raccomandabili; alzo le spalle poiché la barca di Pietro è in pericolo e non c’è nessuno a prestargli aiuto … lo scismatico deve cadere nel disprezzo dei fedeli italiani … “Per circa dodici anni dopo il millennio gli sono stati sottoposti, ma [quindi a partire dal 2013 A.D.] il manto splendente del potere legittimo deve uscire dall’ombra nella quale veniva tenuto dallo scisma. E cessato il danno di colui [l’antipapa usurpatore] che blocca la porta della salvezza, per il suo scisma ingannevole, e giunto così al termine, il numero dei fedeli si unisce al degno Pastore, ciascuno per districarsi dall’errore e restituisce alla Chiesa la sua bellezza rinnovandola. “

(Profezia del Beato Tomasuccio da Foligno, XIV secolo).

GREGORIO XVII: L’INCREDIBILE STORIA

 

GREGORIO XVII L’INCREDIBILE STORIA:

 LA “GRANDE APOSTASIA” ed il mistero della

“CHIESA ECLISSATA”!

[liberamente ispirato a : “the Siri thesis” (FACT) da: www. The Pope in red.com]

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La “Tesi di Siri” 

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Un Cardinale in azione: Foto di Sua Eminenza, il Cardinale Giuseppe Siri di Genova, Italia, in visita presso l’Ospedale Galliera (un ospedale di Genova di cui è stato presidente) circa un anno prima di essere eletto Papa della Chiesa Cattolica, il 26 ottobre 1958 d. C., scegliendo il nome di Gregorio XVII.

   “Padre, la Vergine è molto triste perché nessuno presta attenzione al suo messaggio, né i buoni né i cattivi. I buoni continuano con la loro vita di virtù e di apostolato, ma non la conformano al messaggio di Fatima. I peccatori, i cattivi, continuano nella loro condotta, seguendo la strada del male, perché non vedono il terribile castigo che sta per abbattersi su di loro. Mi creda, Padre, Dio sta per punire il mondo e molto presto. Il castigo del cielo è imminente. Fra meno di due anni, nel 1960 sarà qui, il castigo del cielo arriverà e sarà molto grande! Dì alle anime da temere non solo il castigo materiale che ci accadrà se non preghiamo e facciamo penitenza, ma la perdita della maggior parte di tutte le anime che andranno all’inferno!”

suor lucia

[Parole precisamente pronunziate da Suor Lucia (veggente di Fatima), in un’intervista con Padre Augustin Fuentes del 26 dicembre 1957 d. C., che danno un chiaro preavviso circa il castigo imminente del cielo per i peccati dell’uomo, che sarebbe indubbiamente avvenuto prima del 1960 d.C.].

Premessa

   La Siri “Tesi” (IL FATTO) sostiene che il cardinale Giuseppe Siri venne realmente eletto Papa dopo la morte di Papa Pio XII nel 1958; ma che il neo-eletto Papa (Gregorio XVII, “già” Cardinale Siri) sia stato sottomesso a gravi costrizioni, minacciato di morte e così impedito nell’assumere la Cattedra Pontificia (cioè ad annunziare pubblicamente ed a proclamare il suo Pontificato) e sostituito da Angelo Roncalli (l’antipapa sedicente Giovanni XXIII).    –    Ci sono prove che nel 1958, durante il Conclave, i nemici della Chiesa minacciarono nei confronti di “Siri” azioni di distruzione di massa, se egli avesse assunto il possesso della Cattedra di Pietro (cioè se si fosse dichiarato che: “il cardinale Siri”, dopo essere stato canonicamente eletto, ha accettato il Papato scegliendo il nome di Gregorio XVII ) – I nemici di Cristo, della Chiesa e di tutti gli uomini, i marrani della “quinta colonna”, presenti essi stessi all’interno delle mura del Conclave, usarono poi delle minacce veramente feroci e crudeli nei confronti di Papa Gregorio XVII, qualora egli avesse pubblicamente annunciato di essere il “vero” Papa.     Alla luce di tale “tesi”, tutti i Papi ‘apparenti’, dopo Papa Pio XII, erano e sono tuttora “impostori” (anti-Papi), per il semplice fatto che “Siri” fu il “vero Papa eletto”. Tutti i loro atti sono assolutamente “invalidi”, i loro insegnamenti fasulli e non obbligano nessuno, anzi devono essere accuratamente evitati per non incorrere in mortali anatemi e sacrilegi offensivi della Maestà divina.

(*) “La rinunzia non è valida, per legge, qualora essa sia avvenuta per timore grave ingiustamente inflitto, per frode, per errore sostanziale o per simonia” (Codice di Diritto Canonico 1917, can. 185).

“Siri” (cioè il S. P. Papa Gregorio XVII) è deceduto il 2 maggio 1989 d.C., e si dice (anzi è oramai praticamente certo) che gli sia succeduto, attraverso il suo vero Pontificato e la Gerarchia da Lui “validamente” perpetuata, un altro “vero” successore, ancora sconosciuto, ma che emergerà a suo tempo, dopo l’eclissi della Chiesa prevista a La Salette, per giungere così alla fine dei tempi. E’ stato quindi un “Pontificato soppresso” [non vacante!], nella persona del Cardinale Giuseppe Siri di Genova, canonicamente eletto nel 1958, ma subito destituito, attraverso intimidazioni, occultando, tacendo, mentendo il suo vero stato (così come hanno fatto pure i “suoi” Cardinali) per ben 31 anni!

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La pia Pastorella Melanie Calvat, Veggente a La Salette, in Francia (c. 1846 d.C.).

 “La Chiesa sarà eclissata. In un primo momento, non sapremo chi sia il vero Papa.”                                                                 [Melanie Calvat].

Nel commentare questa parte del segreto, Melanie, in effetti, disse all’Abate francese Combe: “La Chiesa sarà eclissata. In un primo momento, non sapremo chi è il vero Papa. Poi, in secondo luogo, il Santo Sacrificio della Messa cesserà dall’essere offerto in chiese e case, e sarà tale che, per un certo tempo, non ci sarà più il Culto pubblico, [la falsa messa attuale è un rituale rosa+crociano offerto a lucifero, dio dell’universo – n.d.r.- ], “… però vedo che il Santo Sacrificio non è veramente cessato: esso sarà offerto in alcove, in nicchie, in grotte, in catacombe! ” (Abate Combe:. “Il segreto di Melania e la crisi attuale”, Roma, 1906, pag. 137).

“Perciò quando vedrete “l’abominio della desolazione “, del quale ha parlato il profeta Daniele (Daniele IX:27), stare nel luogo santo (chi legge, comprenda), allora quelli che sono nella Giudea, fuggano verso i monti …” (Matteo XXIV: 15-28).

Annotazioni del Padre Douay 1582 d.C., per la citazione di cui sopra: “…l’“abominio della desolazione” predetto, è in parte avvenuto in diverse, antiche profanazioni del Tempio di Gerusalemme, quando il sacrificio ed il servizio a Dio fu eliminato, ma esso deve soprattutto manifestarsi a causa dell’Anticristo e dei suoi precursori, quando aboliranno la santa Messa, che è il Sacrificio del Corpo e del Sangue di Cristo, l’unico Culto sovrano, dovuto a Dio nella Sua Chiesa … Per cui è evidente che gli eretici di quei giorni saranno gli speciali precursori dell’Anticristo “. [da: Matteo XXIV:15 – “Annotazioni” Il Nuovo Testamento, 1582, il Collegio inglese di Rhemes, John Fogny, Pag. 71].

Testimonianza universale dei Padri della Chiesa Primitiva sull’Apostasia:

“L’apostasia della città di Roma dal vicario di Cristo, nonché la sua distruzione da parte dell’Anticristo, può costituire un’idea così nuova per molti cattolici, che penso sia bene il caso di citare il testo di Teologi di grande notorietà e dottrina. In primo luogo Malvenda, che scrive esplicitamente sul soggetto, afferma, concordando con il parere di Ribera, Gaspar Melus, Biegas, Suarez, Bellarmino e Bosius, che Roma deve apostatare dalla fede, allontanare il Vicario di Cristo e tornare al suo antico paganesimo. “ … Allora la Chiesa dovrà essere dispersa, guidata nel deserto, e sarà per un certo tempo come era nel principio, invisibile, rifugiata in catacombe, in anfratti, in caverne, in montagne, in luoghi di agguato, e per un certo tempo deve essere anche spazzata via, per così dire, dalla faccia della terra!”

Questa è la testimonianza universale dei Padri della Chiesa primitiva ” [- Henry Edward Manning, “La crisi attuale della Santa Sede” 1861, Londra:. Burns e Lambert, pp 88-90).]

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Edward Manning

La volontà di Gesù Cristo per la sua Chiesa:

   “Pertanto, se qualcuno dice che non è per istituzione di Cristo, lo stesso Signore (vale a dire, per legge divina), che il beato Pietro dovrà avere successori perpetui nel primato su tutta la Chiesa; o che il Romano Pontefice, non è il successore del beato Pietro in questo primato: sia anatema!”. (Il Concilio Vaticano, quarta sessione, prima Costituzione dogmatica sulla Chiesa di Cristo, – Ch. II,5: sulla istituzione del Primato del beato Pietro al Romano Pontificato – Luglio 1870 d.C.).

La “Tesi Siri”

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Redatta da

William G. von Peters, Ph.D.

   “Il seguente lavoro si basa sulle ricerche di Mr. Gary Giuffré; esso e’ stato estratto e compilato principalmente dalla sua newsletter, protetta da copyright, da informazioni verbali e da fonti personali, nonché da altre fonti reperibili.”

-Dr. William G. von Peters.-

(Nota: Il webmaster di www. thepopeinred. com ha aggiunto tutte le immagini e le loro didascalie, aggiungendo un annuncio finale, “imperativo” per tutti i cattolici a conoscenza di questa storia, in coda alla “Tesi Siri” (IL FATTO) – giugno 2006 A.D.)”.

Introduzione

Precisazioni sul “Grande Disastro” (da: “La Profezia cattolica” di Yves Dupont).

Matt. XXIV:39: “Ed essi non capirono finché venne il diluvio e li spazzò via tutti.” “… La Chiesa è perseguitata, il Papa lascia Roma e muore in esilio, un anti-Papa è stato insediato a Roma, la Chiesa cattolica è divisa, senza capo e completamente disorganizzata…”!

Pio IX: “Ci sarà un grande prodigio che riempirà il mondo di stupore. Ma questo prodigio sarà preceduto dal trionfo di una rivoluzione (il “modernismo”!-n.d.r.-), attraverso la quale la Chiesa passerà con prove che sono al di là di ogni immaginazione”.

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San Malachia:

famoso per le sue previsioni circa i nomi e

l’elenco dei Papi dal suo tempo

fino alla fine del mondo!

 Da San Malachia: De Medietate Lunae (“di mezzo della Luna”, spesso tradotto, “Dalla metà della Luna”). Il simbolismo biblico della “luna” è “il regno mondano» o l’ordine temporale. “Questo Papa può quindi essere eletto: a) da Cardinali che siano influenzati principalmente dalle idee mondane (tipo vangelo sociale, etc.), o b) – può essere eletto in un momento in cui le forze di “satana” (il “principe di questo mondo”) hanno il controllo virtuale di tutta la terra mediante il loro governo segreto, forse anche influenzando l’elezione papale, in modo che un agente del governo mondiale dell’anticristo venga eletto Papa.”

De Labore Solis (“Del Lavoro del Sole”): Questo è lo stesso simbolo impiegato in Apocalisse XII: 1-5, di “una Donna vestita di sole” in travaglio per dare alla luce un Figlio, che governerà in seguito la terra con “una verga di ferro.” H.B. Kramer, interpretando l’Apocalisse nel suo “Libro del Destino”, conferma questa valutazione, presentando un’elezione papale molto controversa (vertenza = lavoro; donna = Chiesa sole = luce della verità divina).

San Pio X: “Ho visto uno dei miei successori passare sopra i corpi dei suoi fratelli. Egli si rifugia sotto mentite spoglie in qualche luogo, e dopo un breve ritiro morirà di una morte crudele.”

Pio XII: “… Noi crediamo che l’ora presente sia una fase terribile degli eventi predetti da Cristo, e sembra che le tenebre stiano per abbattersi sul mondo, e che l’umanità sia stretta nella morsa di una crisi suprema”!

Antica Profezia tedesca: “… La dottrina sarà perversa, e si cercherà di rovesciare la Chiesa Cattolica …”!

Nicola de Fluhe: “La Chiesa sarà punita, perché la maggioranza dei suoi membri, in alto o in basso che siano nella Gerarchia, diventerà così perversa che la Chiesa affonderà sempre di più fino a che, alla fine, sembrerà essersi spenta, con l’estinzione della successione di Pietro e degli altri Apostoli. Ma, dopo di ciò, Essa sarà vittoriosamente esaltata agli occhi di tutti gli scettici. ”

Ven. Bartolomeo Holzhauser (XVII secolo): “Il quinto periodo è un periodo di afflizione: la desolazione, l’umiliazione e la povertà per la Chiesa di Gesù Cristo, purificherà il suo popolo attraverso guerre crudeli, carestie, epidemie di peste, ed altre calamità orribili. La Chiesa latina sarà anche afflitta ed indebolita da molte eresie. Seguirà un periodo di defezione, di calamità e di sterminio … “.

– “Durante questo periodo la Sapienza di Dio guiderà la Chiesa in diversi modi: 1) castigando la Chiesa di modo che le sue ricchezze non possano corrompere completamente; 2) interponendo il Concilio di Trento come una luce nelle tenebre, così che i cristiani, vedendo la luce, possano sapere in che cosa credere, 3) sostenendo S. Ignazio e la sua “compagnia” in opposizione a Lutero ed agli altri eretici; 4) portando in terre remote la Fede “vietata” nella maggior parte dell’Europa”.

– “Durante questo periodo infelice, ci sarà un lassismo nei precetti divini ed umani. La disciplina soffrirà. I Sacri canoni saranno completamente ignorati, e dal Clero non saranno rispettate le leggi della Chiesa. Tutti saranno traviati e portati a credere e a fare ciò che immaginano, secondo i desideri della carne. ”

“Si metterà in ridicolo la semplicità cristiana, che sarà chiamata follia e assurdità, e si avrà il massimo rispetto per la conoscenza avanzata, e per l’abilità con la quale saranno offuscati gli assiomi della legge, i precetti della morale, i santi canoni ed i dogmi religiosi con questioni insensate ed argomenti fraudolentemente elaborati. Di conseguenza, nessun principio sarà più rispettato, per quanto santo, autentico, antico, e certo che sia, ma resterà libero di censura, critica, falsa interpretazione, modifica e limitazione da parte dell’uomo.”

“Questi sono tempi malvagi, questo è un secolo pieno di pericoli e di calamità. L’eresia è ovunque, ed i seguaci dell’eresia sono al potere quasi ovunque. Vescovi, prelati e sacerdoti dicono che stanno facendo il loro dovere, che sono vigili e che vivono in conformità del loro stato di vita, e quindi tutti accampano scuse. Ma Dio permetterà un gran male contro la sua Chiesa: eretici e tiranni arriveranno improvvisamente ed inaspettatamente, tutto crollerà nella Chiesa, mentre i vescovi, i prelati ed i sacerdoti dormiranno. Entreranno in Italia buttando spazzatura su Roma … bruceranno le chiese e distruggeranno tutto “.

(La Monaca Infermiera di Bellay, (1810-1830): “Ancora una volta i pazzi sembrano avere il sopravvento! Ridono di Dio e Lo disprezzano. Ora le chiese sono chiuse, i pastori fuggono, il Santo Sacrificio cessa!”.

“Guai a te, città corrotta! I malvagi tentano di distruggere tutto, i loro libri e le loro dottrine stanno inondando il mondo, ma il giorno della giustizia è venuto…”.

(Jeanne le Royer, Suora della Natività): “Ho visto una grande potenza levarsi contro la Chiesa la quale viene saccheggiata, devastata, gettando nella confusione e nel disordine la vigna del Signore, calpestata dal popolo e schiacciata, fino ad essere ridicolizzata da tutte le Nazioni. Il celibato è diffamato ed il sacerdozio oppresso, si ha la sfrontatezza di confiscare le proprietà della Chiesa, di arrogarsi i poteri del Santo Padre, la cui Persona e le cui Leggi vengono disprezzate! “.

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La ven. Anna-Katrina Emmerick profetizzò: un “vero” Papa ed un papa falso (cioè un anti-Papa)

 (Ven. Anna-Katrina Emmerick): “Ho visto anche il rapporto tra i due papi, ho visto come saranno funeste le conseguenze di questa falsa chiesa, ho visto aumentarne le dimensioni, eretici di ogni genere sono entrati nella città di Roma. Il clero locale è cresciuto in tiepidezza, e ho visto una grande oscurità … ”

“Ancora una volta ho visto che la Chiesa di Pietro era minata da un piano ideato dalla “setta” segreta, mentre le tempeste la stavano danneggiando.”

Commento: Molte profezie prevedono un anti-Papa ed uno scisma.

“Ho visto una strana chiesa in costruzione contro ogni regola… Non erano Angeli che presiedevano alle operazioni di costruzione. In quella chiesa, non c’era niente che venisse dall’Alto… C’erano solo divisioni e caos. Si tratta probabilmente di una chiesa di fabbricazione umana, che segue l’ultima moda, così come la nuova chiesa eterodossa di Roma, che sembra dello stesso tipo … ” – “Ho visto di nuovo la strana grande chiesa che si stava costruendo lì (a Roma). Non c’era nulla di sacro in essa. Ho visto questo, come ho visto un movimento guidato da ecclesiastici, ai quali hanno contribuito Angeli, Santi e gli altri cristiani. Ma (nella strana grande chiesa) tutto il lavoro era stato fatto meccanicamente (cioè, secondo regole e formule). Tutto era stato fatto secondo la ragione umana … “. –  “Ho visto ogni tipo di persone, oggetti, dottrine ed opinioni. C’era qualcosa di orgoglioso, di presuntuoso e violento in essa, e ciò sembrava avere molto successo. Non ho visto un solo Angelo, né un solo Santo che aiutava nel lavoro, ma lontano, in fondo, ho visto la sede di un popolo crudele armato di lance, e ho visto una figura che, sghignazzante, ha detto: “Non costruite il più solidamente possibile, tanto si butterà tutto a terra!”

Commento: Due chiese differenti sembrano essere indicate in questo passaggio. In primo luogo, una chiesa-fantoccio istituita dai comunisti, una “strana chiesa” che comprende “tutti i tipi di persone e di dottrine” (forse in nome dell’ecumenismo), che seguono le tendenze moderne. Questa chiesa è “scellerata ed umanistica,” ma non è ispirati dai comunisti, altrimenti i comunisti non la vorrebbero abbattere. Questa chiesa è: -a) o la vera Chiesa cattolica dopo che la si è completamente sovvertita dal di dentro, -b) o si tratta di una “nuova” chiesa che dichiara di essere la vera Chiesa Cattolica, visto che vengono eletti due “papi” nello stesso tempo. Alcune profezie sembrano giustificare l’evenienza che la vera Chiesa Cattolica possa scomparire completamente per un po’ come organizzazione, ma, anche se disorganizzata, che sopravviverà nelle persone dei membri fedeli del clero e dei laici che andranno nei sotterranei e nelle “catacombe”. – “Tra le cose più strane che ho visto, c’erano lunghe processioni di vescovi. I loro pensieri e le loro espressioni mi sono state rese note attraverso le immagini che fuoruscivano dalle loro bocche. Le loro colpe, nei confronti della Religione, sono state mostrate da deformità esterne: alcuni avevano soltanto un corpo, con una nube scura di nebbia al posto della testa; altri avevano solo una testa, i loro corpi ed i cuori erano come vapori densi; alcuni erano zoppi, altri erano paralitici; altri erano addormentati o sconfortati “. – “Allora, ho visto che tutto ciò che riguardava il Protestantesimo stava gradualmente prendendo il sopravvento, e la Religione Cattolica finiva nella completa decadenza. La maggior parte dei sacerdoti sono stati attirati dalla scintillante ma falsa conoscenza, di giovani insegnanti di scuola, ed hanno contribuito così all’opera di distruzione “.

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Un altare dopo il (falso –n.d.t.-) Concilio Vaticano II

   “E noi stessi sperimentiamo questo, che cioè quando entriamo in Basiliche ornate e pulite, munite di croci, immagini sacre, altari e lampade ardenti, più facilmente ci diamo alla devozione. Ma, al contrario, quando si entra nei templi degli eretici, dove non c’è nulla, tranne una sedia per la predicazione ed un tavolo di legno per fare un pasto, sentiamo di essere entrati una sala profana e non certo nella casa di Dio. ” [-S. Roberto Bellarmino, Octava Controversia generalis, liber II, Controversia Quinta, caput XXXI.].

Commento: Sei ministri non cattolici furono invitati al “finto” concilio Vaticano II, con il fine di “aiutare” i cambiamenti della Liturgia, abbattere gli altari, dislocare il Tabernacolo, ed insediare una tavola secondo Cranmer! – “In quei giorni, la Fede cadrà molto in basso, e sarà conservata solo in alcuni luoghi, in poche case ed in poche famiglie che Dio ha protetto dai disastri e dalle guerre.” “Vedo molti ecclesiastici scomunicati che non sembrano esserne preoccupati, e nemmeno a conoscenza. Tuttavia, essi sono (ipso facto) scomunicati ogni volta che hanno collaborato ad imprese, sono entrati a far parte di associazioni, ed hanno abbracciato opinioni sulle quali sia stato lanciato un anatema. Si può vedere con ciò che Dio ratifica i decreti, gli ordini ed i divieti emessi dal Capo della Chiesa, e che Egli li mantiene in vigore anche se gli uomini non mostrano preoccupazione per essi, li rifiutano o, ridendo, li disprezzano.”

53.30 “Ho visto che molti pastori si sono lasciati sedurre da idee che sono pericolose per la Chiesa. Essi stavano costruendo una grande, strana e stravagante chiesa. Tutti cercavano di essere ammessi in essa, al fine di esserne uniti ed averne gli stessi diritti [evangelici, falsi cattolici come Ecclesia Dei e Lefebvreviani?], sette di ogni tipo. Tale doveva essere la nuova chiesa, ma Dio aveva ben altri progetti. “…

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Si adempiono dopo 1500 anni le profezie sull’anti-Papa Paolo VI

La profezia di Premol (V secolo): “… E vedo il Re di Roma che, con la sua Croce e la sua tiara, scuotendo la polvere, si toglie le scarpe e si affretta nella sua fuga verso altri lidi. La tua Chiesa, o Signore, è estromessa dai suoi stessi figli. Un campo è fedele al Pontefice in fuga, l’altro è soggetto al nuovo governo di Roma che ha rigettato la Tiara. Ma Dio Onnipotente, nella sua misericordia, porrà fine a questa confusione, ed una nuova era avrà inizio. Poi lo Spirito ha detto che questo è l’inizio della fine dei tempi.”

Commento: Da questa profezia, è chiaro che la vera Chiesa sarà fedele al “Papa in esilio”; considerando che il nuovo “papa” a Roma sarà, appunto, un anti-Papa. Ma, dal momento che un certo numero di altre profezie ci dicono che il vero Papa morirà nel suo esilio, ne consegue quindi che la vera Chiesa sarà senza leader per qualche tempo. Quindi, non è difficile prevedere che cosa l’anti-Papa ed i rinnegati fra la “gerarchia” ed fra il clero diranno: “Vedete, il cosiddetto Papa è morto e chi può dare un nuovo Papa se non i nostri cardinali che hanno già eletto il nuovo papa: egli è qui a Roma.” E, in effetti, dal momento che la vera Chiesa sarà completamente disorganizzata, ed i Cardinali fedeli si troveranno isolati e nessun nuovo vero Papa potrà essere eletto, un gran numero di cattolici sarà indotto ad accettare il primato dell’anti-Papa. – Tale scissione non accadrebbe se il vero Papa seguisse il consiglio di A. C. Emmerick: “di … soggiornare a Roma”. “Ma” – ella ha detto – “il Papa è ancora attaccato alle cose della terra” … e altrove dice, ” … Lui vorrà salvare ciò che pensa possa essere salvato.” In altre parole, il vero Papa, chiunque sia in quel momento, userà il suo giudizio umano nel lasciare Roma, invece di rimanere saldo di fronte agli invasori.

Tommaso dell’Apocalisse – Apocrypha (I secolo):. “Ad ogni uomo piace parlare di ciò che gli aggrada, ed i miei sacerdoti non devono avere la pace in se stessi, ma devono sacrificarsi per me, non guidati da una mente ingannevole. Poi vi sono i sacerdoti che abbandonano la gente allontanandosi dalla Casa del Signore per voltarsi verso il mondo. La Casa del Signore sarà desolata ed i suoi altari verranno aborriti. Il luogo di Santità è corrotto, e il Sacerdozio inquinato. ”

Holzhauser (XVII secolo): “Il grande monarca verrà quando la Chiesa latina sarà desolata, umiliata, ed afflitta da molte eresie …”

Rembordt (XVIII secolo): “Queste cose accadranno quando si tenterà di creare un nuovo regno di Cristo, dal quale verrà bandita la vera fede”.

Profezia di Oba: “E ciò avverrà quando le autorità della Chiesa promulgheranno le direttive per promuovere un nuovo culto, quando ai sacerdoti sarà vietato di praticare qualsiasi altro culto, quando le posizioni più in alto nella Chiesa saranno affidate a spergiuri ed ipocriti, quando solo i rinnegati saranno ammessi ad occupare quelle posizioni. ”

Ven. Anna-Katharina Emmerick (XIX secolo): “Ho visto ancora il nuovo e strano aspetto della Chiesa che stavano cercando di costruire: non c’era nulla di santo in essa … La gente è intenta ad impastare il pane nella cripta inferiore … ma non risalgono, … non salgono, né ricevono il corpo di Nostro Signore, ma solo pane! Quelli che sono in errore non per colpa loro, e che piamente ed ardentemente desiderano il Corpo di Gesù, vengono spiritualmente consolati, ma questa non è la Comunione. Poi, la mia guida [Gesù] disse: ‘Questa è BABELE.’ [La Messa in molte lingue]. ” (Questa profezia è stata fatta nel 1820 circa da Anna Katarina Emmerick, una monaca agostiniana stigmatizzata ed è annotata in “La vita di Anne Catherine Emmerich” dal Rev. Carl E. Schmoeger, C.SS.R.).

Commento: Il Nuovo Messale è un segno inquietante della prossima distruzione, e questi terribili presentimenti sono in completo accordo con ciò che dicono le profezie, e che può essere così parafrasato: “Volevano fare una nuova chiesa, una chiesa di fabbricazione umana, ma Dio ha altri progetti. La falsa chiesa sarà distrutta, ed il nemico occuperà Roma. I pastori saranno dispersi, perseguitati, torturati ed uccisi. Il Santo Padre lascerà Roma, e morirà di una morte crudele . Un anti-Papa si insedierà a Roma.”

… Nel XV secolo, il grande peccato della Chiesa era l’immoralità, ma la fede era viva. Poi venne la “riforma”, con le guerre di religione. Oggi, tuttavia, il peccato della Chiesa è ancora più grande, perché è un peccato contro la prima delle virtù cardinali, cioè la fede! La punizione deve essere così commisurata. Il contributo più recente e più significativo al processo che ha portato a tutto questo, è il nuovo messale, un rito pre-eretico [sic], che ha reso la Messa mutevole come le mode passeggere del mondo.

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Il cardinale Siri

   Al conclave del 1958 Siri aveva solo 50 anni, ed era il chierico più popolare in Italia. A 22 anni era già sacerdote ed a 37 era vescovo! Durante la guerra, ha organizzato mense per i poveri. Era un maestro di problemi nella gestione del lavoro, avendo risolto varie controversie e tutte senza scioperi, più di qualsiasi altro uomo in Italia (1).      Il cardinale Siri è nato precisamente 400 anni dopo la morte di Cristoforo Colombo (avvenuta il 20 maggio 1506) , e cioè il 20 maggio 1906.

È stato arcivescovo di Genova per 41 anni. Fu incaricato di persuadere le forze tedesche in ritirata, nella seconda guerra mondiale, a non far saltare il porto della città.

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Il cardinale Siri, nella foto, riceve la berretta rossa cardinalizia da Papa Pio XII (Roma, 12 gennaio, 1953 d.C., festa di Papa San Fabiano Martire).

Il Cardinale Siri era il successore al Papato, designato da Pio XII.

Egli morì il 2 maggio 1989 (Festa di San Atanasio) con sulle labbra: “Tibi Domine”, “a Te, o Signore”.  –  Nel 1967 aveva dichiarato che per lui il Concilio è stato “un … lavoro difficile ed una grande sofferenza.” – Su suo consiglio, Papa Pio XII fermò il movimento dei “sacerdoti-operai”, ed usò tutta la sua influenza nella realizzazione del famoso “Monitum” del Sant’Uffizio contro Teilhard de Chardin, costringendo il falso “papa” Giovanni XXIII a promulgarlo. – Radicalmente contrario all’evoluzionismo; a causa del suo spettacolare intervento Paolo VI rinunciò all’ultimo momento alla sua intenzione di integrare i “Padri sinodali” nel Sacro Collegio, come elettori del Conclave. Proibì ai suoi seminaristi di visitare Taizé [fucina dell’eretico ecumenismo]. Nel 1988 affermò: – “L’AIDS è un castigo di Dio.”

Per Siri il principale male è stato l’abolizione della Speranza, la trasmutazione della missione salvifica della Chiesa in un “messianesimo materiale”, il segno primario del quale è la “congiura del silenzio sugli Ultimi Tempi.”

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Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, monsignor Siri si incontra con funzionari delle forze alleate al Palazzo Tursi di Genova.

Ha salvato la città di Genova dalla distruzione, persuadendo, durante la ritirata, l’esercito tedesco a non far saltare il porto.

“Durante il Pontificato di Pio XII Siri era stato un prodigio, diventando vescovo nel1944 e poi cardinale nel 1953. Si disse che fosse stato designato come successore di Pio XII e combatté una battaglia col rozzo villico Roncalli,nel Conclave del 1958 …. Al cardinale Siri non piaceva il “papa” Giovanni XXIII [… anche perchè sapeva bene chi fosse e di chi era l’agente!]. Una volta disse che“ … ci vorranno 50 anni alla Chiesa per recuperare i danni del suo pontificato.” Non gli piaceva il “papa” Paolo VI, che portò a termine il Concilio, un evento descritto da Siri come il più grande disastro nella storia recente ecclesiastica’ (per ‘recente’ egli intendeva degli ultimi 500 anni). Le riforme conciliari sono state realizzate a Genova con i piedi di piombo, trascinandosi con lentezza estrema: gli altari non rivolti al popolo; le Messe serali prefestive scoraggiate; le donne con i pantaloni allontanate (2).

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“Siri” è stato ferocemente anti-comunista, un tradizionalista intransigente in materia di Dottrina della Chiesa.

“Io sono il nemico più implacabile del comunismo perché esso distrugge l’uomo, distrugge l’economia, distrugge tutto … Ricordo di essere andato da Pio XII, una volta, ed ho visto sulla sua scrivania, in altre occasioni perfettamente vuota, due libri: uno era sulla collegialità. Lui mi ha chiesto che cosa ne pensassi: ‘. Sua Santità, lo butti via -io gli ho letto- non c’è niente di buono in esso.’ … E ci sono quelli che definiscono Rahner come ‘il numero uno tra i teologi.’ Ma io sento il fetore di errori lontani, è una questione di olfatto!”. – Da “Cardinal Siri” (30 Days Magazine 17 gennaio 1985 A.D.).  –   Ha definito il Vaticano II “il più grande errore nella storia” nel libro, “il Papa non eletto; Giuseppe Siri, Cardinale di Santa Romana Chiesa” (1993), di Benny Lai, pp. 296-297, dall’ultima conversazione registrata con il cardinale Siri. [le citazioni sono tratte dal libro, i commenti da “Sangre de Cristo” Newsnotes.

“Il 18 settembre del 1988, il cardinale Siri concluse la sua ultima conversazione registrata con l’autore (Benny Lai) dicendo: ‘Un Papa a malapena appena eletto (salvo che per un miracolo, ed il Signore non fa miracoli inutili): ma cosa ne sa, povero uomo, di questo dovere che deve affrontare?” Un’ammissione circa l’elezione di Siri. Siri fece il tentativo di pubblicizzare la sua elezione, ma i “media” rifiutarono di stampare il comunicato, poiché i “media” erano già sotto il controllo della massoneria.

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“Il cardinale Siri” (S.S. Gregorio XVII) impartisce la benedizione (Genova, Italia).

‘E’ necessario che lui che sia integrato nella sua nuova posizione. L’azione che definisce e completa un Pontificato, è la scelta del Segretario di Stato, perché è questi che il Papa deve educare'(2). –  Questa dichiarazione venne fatta solo tre mesi dopo che Siri aveva riferito di aver nominato Monsignor Carlo Taramasso*, di Santa Marinella (località nei pressi di Roma), uno dei “suoi” Cardinali (* fu creato Cardinale nel giugno 1988), Cardinale che sarebbe diventato poi il suo principale confidente e consigliere, fino al 16 marzo 1989, quando Taramasso morì improvvisamente e misteriosamente, dieci settimane dopo la visita del famigerato “Cardinal” Casaroli del Vaticano [noto e smascherato massone].

“Non tutti i Papi diventano tali dopo essere passati attraverso la scuola di formazione del Papa”!    –   Si noti, non dice: “Non tutti diventano “Papa” dopo aver frequentato la scuola per diventare tale”, ma: “Non tutti i Papi diventano tali …” Questo potrebbe essere interpretato nel senso che “non ad ogni Papa è permesso di agire come un Papa, anche dopo il procedimento mediante il quale Egli è stato eletto Papa”.

 ‘La scuola, anche inconsapevolmente, si frequenta ben prima della elezione, e nel corso di essa, vengono determinate la Posizione, la sua adeguatezza ad occupare la Posizione, la sua fedeltà verso la Posizione.’

Ci sono prove evidenti, alcune delle quali possono essere rilevate nel libro, “Il Papa non eletto,” che Siri stava preparandosi per quello che pensava fosse la sua formazione al Papato ( … ad esempio quando è stato contattato inizialmente a Genova, nella metà degli anni 1950, da diplomatici sovietici per essere un intermediario tra essi e Pio XII, anche se questo era in realtà un processo di intimidazione ed una trappola, al fine di prepararlo all’elezione a Papa in un futuro Conclave, per poi essere subito dopo costretto a cedere l’esercizio pubblico del suo Ufficio, con la minaccia di una mostruosa e sanguinosa persecuzione dei fedeli in Europa orientale, nonché con la minaccia di uno scisma della gerarchia francese che, dall’inizio del Conclave, promosse la sua candidatura agli altri Cardinali, al fine di realizzare questo piano diabolico. Minacciarono, come vedremo, pure l’impiego di una bomba all’idrogeno per distruggere il Vaticano ed i suoi funzionari. Sotto la copertura del “segreto del Conclave”, al nuovo Papa “appena eletto”, confuso e stordito, fu presentato il ricatto da parte del cardinale francese Tisserant, che era un agente del B’nai B’rith, l’organizzazione di logge talmudiche, madre del potere mondiale massonico e marxista.  –  Prima della fine della sua vita, Siri ha iniziato il tentativo, come questi passaggi criptici suggeriscono, di farsi riconoscere, lamentandosi apertamente della sua impossibilità di adempiere ai doveri del suo Ufficio di Papa, durante il periodo del suo lungo esilio, prova durata per ben 31 anni.

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I nemici della Chiesa, nell’ordine del giorno avevano programmato la modalità per forzare “Siri” ( Papa Gregorio XVII) ad abbandonare l’esercizio pubblico del suo Ufficio, con ogni mezzo possibile.

     Alle pagine 607-609 del suo libro, “Le chiavi di questo sangue”, Malachi Martin, decano, membro stabile e testimone oculare al Conclave del ’63, ammette che Siri fu eletto Papa (nuovamente) nel 1963, ma che la sua elezione fu “accantonata” a causa di una “interferenza” da parte di un’organizzazione di “livello internazionale “, in merito ad una “grave faccenda di sicurezza dello Stato [del Vaticano].” Poi cerca di verificare se le interferenze esterne del Conclave, siano state condotte “da persone autorizzate” e se “l’esistenza stessa dello Stato di Città del Vaticano o dei suoi membri o dipendenti” fosse stata messa in pericolo.

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Un Papa pentito

 ‘Dico questo perché ho grande rimorso.’

Perché mai Siria vrebbe questo “grande rimorso”, se non per il fatto che abbia permesso che la Chiesa fosse quasi distrutta a causa della sua incapacità a far valere pubblicamente la sua legittima pretesa alla carica, per oltre 30 anni?

‘Ho fiducia nel perdono del Signore e, di conseguenza, sono calmo.’

Il perdono viene solo dopo un fermo proposito di pentimento rispetto alla strada errata precedentemente seguita! Pertanto, Siri sta in pratica dicendo di aver finalmente preso provvedimenti per invertire il tragico corso in trapreso dal 1958, per poter difendere la Chiesa e la sua alta Carica, fornendo un valido “successore”al Papato.

‘Ai primi due Conclavi ai quali ho partecipato, la mia candidatura è stata presentata da un Cardinale influente. Mi ha egli stesso detto che tutti i “francesi” erano dietro di lui.’

 16 french-cardinal-tisserant L’infiltrato della Quinta Colonna (il cardinale Tisserant)!

   Questo “cardinale”, a cui si allude qui, è senza dubbio il cardinale Tisserant, decano del Collegio Cardinalizio, che controllava il “blocco” dei sei Cardinali francesi, e che promosse un voto unanime per Siri per ottenerne l’elezione, per annunciare però subito dopo che l’elezione stessa di monsignor Siri era “annullata”, adducendo come pretesto di “volere impedire l’assassinio, oltre la cortina di ferro, dei Vescovi, come rappresaglia da parte dei sovietici contro la Chiesa, per l’elezione di un Papa anticomunista”. Che un tale evento realmente sia accaduto, fu verificato da un ex funzionario del Vaticano, padre Jean-Marie Char-Roux il 14 luglio 1993, a Londra, Inghilterra.

‘Poi gli altri si unirono ai “francesi”. I tedeschi dapprima vacillarono, poi, ad un certo punto, convinti, si unirono al resto. ‘ – Qui Siri rivela, per la prima volta, la sua elezione unanime a Papa, quando finalmente, i Cardinali tedeschi, “si uniscono al resto”, e votano per lui al quarto scrutinio, alle ore 18:00 del 26 Ottobre 1958. – ‘Ho detto di no, e se sarò scelto, dirò di no!’

Siri infatti si rifiutò di accettare la carica dopo i primi tre scrutini, quando non c’era ancora un voto unanime a suo favore, e tentò anche di dissuadere i Cardinali annunziando che avrebbe continuato a rifiutare se avessero cercato di eleggerlo nuovamente.

‘Ho fatto un errore, l’ho capito oggi.’ – Ma Siri si sbagliava per tre motivi: in primo luogo, sui principi morali: dichiarando ai Cardinali la sua intenzione di rifiutare, senza riserve, l’Ufficio in anticipo, non veniva comunque dispensato dall’essere egli il Papa eletto. È vero che è prerogativa di ogni Cardinale il poter rifiutare l’elezione all’Ufficio papale, ma questo diritto non è assoluto. Il Cardinale Albini, al Conclave nel 1700, aveva rifiutato il Pontificato anche quando gli elettori avevano raggiunto l’unanimità virtuale in suo favore, ma venne convinto dai teologi che non poteva legittimamente rifiutare l’Ufficio al quale era stato eletto all’unanimità, o quasi all’unanimità, perché per lui sarebbe stato come rifiutare l’incontestabile evidenza della volontà dello Spirito Santo! Da allora, questo principio è stato sempre accettato e rispettato nelle elezioni papali. Siri, naturalmente, lo sapeva bene, ed era quindi anche consapevole che non avrebbe potuto non accettare il Pontificato alla quarta votazione, quando cioè tutti i Cardinali avrebbero dato il loro voto a lui, per cui era moralmente obbligato ad accettare le loro decisioni!

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 Il fumo bianco fuoriesce dal comignolo della Cappella Sistina il 26 Ottobre 1958. Siri è stato il Cardinale più giovane della Chiesa, essendo stato nominato da Pio XII all’età di soli 47 anni, nel 1953. Quando Giovanni Battista Montini cadde in disgrazia presso Pio XII, ci si aspettava che Siri fosse eletto Papa nel Conclave del 1958.  –  Convinto così che si trattasse del piano di Dio a causa dello schiacciante voto unanime degli elettori, il Cardinale Siri accettò l’Ufficio, annunciando il suo desiderio di essere conosciuto come Gregorio XVII, e cominciò a prepararsi a ricevere i primi omaggi dai cardinali. Alle ore 18:00, dal comignolo della stufa della Cappella Sistina, venne inviato il fumo bianco, per ben cinque ininterrotti minuti dai ministri del Conclave, tra le acclamazioni fragorose all’esterno dei fedeli felici, mentre la Radio Vaticana annunciava al mondo che era stato scelto il nuovo Papa. Qualcuno è stato fatto sicuramente Papa, quella sera … se non Siri, allora chi?

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L’agente massonico, il cardinale-burattino Angelo Roncalli, si avvia al Conclave del 1958!

Ma il terzo errore di Siri fu quello di capitolare davanti agli “ammutinati del Conclave” che, avendo appena promosso la sua unanime canonica elezione, brutalmente lo misero da parte dopo soli cinque minuti, in modo da procedere, dopo due giorni, ad una seconda elezione, naturalmente “non” valida, dell’agente massonico Angelo Roncalli, burattino della quinta colonna! Pensando di evitare ad ogni costo una sanguinosa persecuzione globale della Chiesa, Siri non prevedeva che avrebbe così accelerato, in alternativa, una persecuzione spirituale della Chiesa di gran lunga più terribile, che prenderà forma dell’infame, eretico Concilio Vaticano II, convocato dall’anti-papa Giovanni XXIII, approvato e concluso poi dall’anti-Papa Paolo VI. Questo era stato, nel tempo, l’obiettivo principale del “nemico”, per poter dare l’impressione che gli errori della rivoluzione francese fossero alla fine “consacrati” dal vertice del potere all’interno delle strutture visibili della Chiesa. Questo passo è stato assolutamente indispensabile, per i “poteri delle tenebre”, per poter insediare gli “agenti” massonici sulla Cattedra di Pietro, che diventerebbe quindi totalmente priva della guida dello Spirito Santo, per poter così diffondere la peste dell’eresia in tutto il mondo, con la collaborazione obbediente, tra l’altro, di un clero ignaro, ed “esiliare” inoltre la vera Autorità papale da Roma, rimpiazzandola con una autorità “fasulla”, in mano ai veri burattinai della congiura. Gli antichi nemici della Chiesa Cattolica avevano pertanto attuato un vero e proprio “colpo di Stato”, all’interno della sede del governo della Chiesa. La vera Chiesa era ormai letteralmente “in eclissi”, come predetto da “Nostra Signora” di La Salette!

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 Roma perderà la fede e diventerà la sede dell’Anticristo … La Chiesa sarà eclissata …” (Le parole pronunciate da Nostra Signora di La Salette a Melanie Calvat nel 1846 d.C. nell’Apparizione totalmente approvata dalla Chiesa)

‘Ed oggi? Ho capito dopo molti anni che ho fatto male perché avrei evitato di prendere determinate decisioni. Vorrei dire – ma ho paura di dirlo – di aver commesso certi errori! 

Oltre che a nascondere la sua elezione al Papato della Chiesa, l’errore più mortale di Siri è stata la sua partecipazione al “falso” Concilio Vaticano II e la sua firma apposta ai suoi velenosi decreti. Va notato, tuttavia, che la firma di Siri non è stata resa nella sua veste ufficiale di Papa, ma è stata scritta semplicemente come “Giuseppe Cardinale Siri”, e ad essa è stato senza dubbio costretto. Da allora in poi ha annunciato però: “Noi non saremo vincolati da tali decreti!”

‘Così ho avuto un grande rimorso ed ho chiesto perdono a Dio. Spero che Dio mi perdoni!.

      Ridotto ad una entità inerme, Siri ha agonizzato nell’aver acconsentito alla pressoché totale distruzione della Chiesa ed alla perdita di innumerevoli anime, lungo tutta una intera generazione ed oltre, chissà fino a quando! La sua sterile politica di cercare di “ragionare” con i lupi vestiti da pecore, piuttosto che dare un segnale di allarme per gli agnelli che stavano per essere condotti al macello da falsi e sacrileghi pastori, ha causato danni incalcolabili ai fedeli. L’ultimo confessore di Siri, Padre Candido Caponni, ha testimoniato a Genova, Italia, il 12 ottobre 1992, che nei suoi ultimi giorni, Siri ha più volte espresso il timore del terribile giudizio di Dio, incombente a breve su di lui, “per non aver saputo affrontare le sue responsabilità! ”

‘Sì, negli ultimi due Conclavi la mia candidatura era stata [ancora] proposta, ma non ho ripetuto la stessa dichiarazione che avevo fatto le altre volte. Mi sono detto: non posso farlo [… ciò che ho fatto le altre volte]. Quel che sarà sarà!      Tra i due “conclavi” dell’agosto e dell’ottobre del 1978, Siri ha difeso la sua pubblica reputazione sui mezzi di informazione, contro la sua immagine negativa presentata da chi temeva la possibilità di un suo controllo nel guadagnare finalmente le strutture della Chiesa, così come è stato descritto da UPI in: “una campagna per il Papato.”

‘Al di fuori mi è andata abbastanza bene comunque, ma all’ultimo Conclave, credo, Wyszynski è andato a trovare il mio segretario, dicendogli: “. E’ fatta, gli sarà conferito il segretariato del Papa “.

Fino a quel momento, la condizione di Siri, il vero Papa, era stata nascosta ai fedeli, cosa che gli aveva permesso di prevenire le conseguenze delle terribili minacce mosse contro di lui. Ma con l’annuncio del cardinale Wyszynski al segretariato di Siri, la divulgazione del Pontificato di Siri veniva quasi a trapelare al mondo esterno. E se fosse stato annunziato che Siri aveva collaborato alle elezioni fraudolente di due, o forse tre anti-Papi? Le possibilità per “infangare” il Papa con queste conoscenze erano notevoli. “Ma perché i Cardinali tacciono”, viene spesso chiesto? Potenzialmente, per lo scandalo legato al loro stile di vita non conforme al ruolo ricoperto, molti dei Cardinali venivano ricattati da agenti provocatori, come ad esempio Malachi Martin, come ha ammesso il giornalista Benjamin Kaufman, portato in Vaticano dal marrano (-n.d.t.-) “Cardinal” Bea, il suo “amichetto” kazaro, a scavare nel torbido di prelati, con l’intento di puntare al ricatto. Martin infatti si è vantato di aver potuto “scuotere scheletri a lungo rinchiusi negli armadi dei Cardinali che non avevano abbastanza voglia di fare quello che il cardinale Bea ed il “papa” fasullo volevano attuare nel corso del Concilio…” …. ‘Ho visto Cardinali sudare davanti a me!’… -Martin ha ricordato- … era inebriante gestire quel potere, … ed allora ho cominciato a goderne!’ “(Cincinnati Enquirer, il 22 dicembre 1973).

‘Sono entrato in Conclave in uno stato di agonia. Ricordo che sono andato a sedermi su di una sedia, nella parte posteriore della Cappella Paolina, ed ero come a pezzi … ero in uno stato di agonia ‘.

Siri non si riferisce alle manifestazioni del Conclave in ordine cronologico. La scena nella Cappella Paolina, che doveva essersi verificata prima della votazione decisiva, ricorda un episodio analogo verificatosi poco prima dell’elezione di Papa S. Pio X nel 1903, ed ampiamente riportato dal Santo Pontefice stesso. Come il suo Santo predecessore, Siri era sicuro che sarebbe uscito dal Conclave il suo riconoscimento davanti al mondo del suo ruolo di Papa! Ma a differenza di San Pio X, Siri cadde in una trappola sinistra, e per la quarta volta!

Dio mi ha salvato. Come? Sì, un Cardinale era venuto a dirmi che cosa era successo. Ma non posso parlare di questo!

La vecchia minaccia sovietica per milioni di fedeli venne rinnovata ancora una volta, e lo “specchietto per le allodole”, come di routine, fu ripetuto in Conclave, e cioè: avviene ancora una volta un’elezione al Papato, apparentemente canonica, di Siri, ma in modo che la sua affermazione pubblica dell’Ufficio sia ancora una volta soppressa, sì da demoralizzare ed intimidire un intero nuovo gruppo di “cardinali”.           – Così, in cambio di una falsa pace, Siri cedette, permettendo un ulteriore consolidamento del governo del Vaticano nelle mani dell’Anticristo, ed il tutto senza colpo ferire! Siri rifiuta ancora una volta di spiegare chiaramente ciò che era accaduto, dicendo solo: “Ma di questo non posso parlare “, che costituisce ancora un ripetersi dei suoi primi rifiuti di rivelare la nube oscura che si era addensata, quando avrebbe detto ancora: “Io sono legato dal segreto.” Nel 1985 poi, ha descritto il segreto come “orribile”!

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Il Papa “occultato”

   “Ho vissuto una vita molto lunga, ed ho conosciuto tanti uomini … e tanti traditori. Ma non ho mai rivelato i nomi dei traditori. Io non faccio il lavoro del boia. Io so, però, quanto costa dire la verità! Non sono riusciti a farmi del male, però sono stati capaci di rendermi triste e depresso … già Geremia aveva subito abbastanza “lamentazioni”, … non c’era bisogno che aggiungessi anche le mie! ” (Parole del “cardinale Siri” da “30 Giorni Magazine” 17 gennaio A.D.1985).

‘Ma credetemi … ho visto bene il corso della storia in questi lunghi anni, l’ho visto molto bene. E penso anche di aver avuto gli occhi “adeguati” per vederlo. È vero, portavo gli occhiali, ma comunque ho visto bene’.

Siri dice di aver avuto gli occhi “adeguati” (cioè, in altre parole, gli occhi di un Papa) per vedere cosa stava succedendo, al di là dei limiti della senescenza.

‘Ora desidero lasciare questo mondo senza disturbare la storia e, quindi, lascio che gli altri facciano quello che in coscienza meglio credono. Chiedo solo che gli inganni vengano raccontati: è solo questo ciò che è sufficiente”!

 

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Il Pontefice sofferente: Sua Santità Papa Gregorio XVII

     Sebbene tradito dai “suoi” Cardinali, a cominciare dal giorno della sua elezione divina, il 26 ottobre 1958 d. C., e messo sotto costante sorveglianza con uomini [finti segretari] e mezzi tecnologici [microspie e videocamere], con la continua minaccia di morte, cosa ben documentata, e senza avere assolutamente nessun braccio temporale a cui ricorrere per aiuto, papa Gregorio XVII (il cui Pontificato fu precisamente profetizzato da Nostra Signora di Fatima, secondo la Quale … se la gente non si astiene dall’offendere Dio con i propri peccati: “… il Santo Padre avrà molto da soffrire …”) fu protagonista di un evento di evidente natura miracolosa, nella primavera del 1988 d. C., quindi poco prima della sua morte, mettendo cioè in atto tutte le operazioni adeguate per perpetuare la Gerarchia ecclesiastica: [la missione] della Vera Chiesa! – Siri sapeva che alla veneranda età di 82 anni, non era più certamente in grado di condurre una battaglia per rovesciare la versione massonica divulgativa della storia e del sistema illegale del governo mondiale, messa in atto ancora attualmente dall’Anticristo ed in fase di preparazione con l’assistenza attiva degli usurpatori del Vaticano. Per la prima volta, Siri parla qui direttamente a coloro che hanno preso coscienza della sua terribile situazione e che cercano di portare alla luce questa storia celata, che fa tremare la terra. A noi pertanto, chiede solo di proclamare la “Verità”!

Il Conclave del ‘58!

 

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 Didascalia da una foto pubblicata nel 1958, prima del Conclave, del Cardinale Siri: “Colomba appollaiata sulla testa del Cardinale di Genova, Italia” –

“Il Cardinale Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, è rimasto imperturbabile quando una colomba si è posata sul suo capo mentre celebrava la Messa nell’arena del circo Orfei. La colomba faceva parte di uno stormo rilasciato in omaggio al Cardinale. Alla Messa, celebrata su di un altare allestito al centro dell’anello della pista grande, hanno partecipato artisti circensi ed una folla di genovesi.”

La colomba posatasi sul capo del Cardinale Siri era bianca, ed una colomba che si posi sul capo di un papabile, è sempre stato inteso come segno indicante la scelta operata dallo Spirito Santo circa il futuro Papa.

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Immagine di Papa Pio XII, poco prima della sua morte (Roma, 1958 d.C.)

“Quando Papa Pio XII aveva “rotto” con Giovanni Battista Montini … si presumeva che il cardinale Siri diventasse con tutta probabilità il successore di Papa Pio. Pio XII lo aveva consacrato vescovo a 38, e Cardinale a soli 47 anni…”. In effetti, si dice che il Papa Pio XII abbia indicato Siri come suo successore designato già da tempo.

Nel 1958 vari gruppi tradizionalmente ostili alla Chiesa, come il World Jewish Congress ed il B’nai Brith (l’obbedienza massonica esclusiva degli ebrei che gestisce l’intera organizzazione mondiale di tutte le obbedienze) erano impegnati in una campagna segreta in favore di Roncalli.

In Italia, era così fortemente sentita l’inevitabilità dell’elezione di Siri nel 1958,che la profezia di San Malachia, che descrive il successore di Pio XII come “Pastore e Marinaio” (Pastor et Nauta), era comunemente attribuita all’illustre Arcivescovo di Genova. La città marittima, che aveva dato i natali a Cristoforo Colombo, era stata da sempre casa sua: ivi era nato, figlio di un addetto [anche se per un breve periodo] al porto più importante del Paese. Un giornale genovese avrebbe scritto: “Nessuno meglio di Siri avrebbe potuto simboleggiare questo motto: “è un pastore dalle virtù più alte, un capitano della nave, nato e cresciuto sul mare.” [Il Lavoro, Genova, Italia, 3 maggio 1989, pag. 4].

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Attuale immagine della casa natale di Cristoforo Colombo a Genova, Italia.

“… Inoltre il protetto da Pio XII, l’Arcivescovo Siri di Genova, sembrava essere dotato di tutti i doni necessari per diventare un secondo Pacelli, proprio mentre il candidato dell’opposizione, G.B. Montini, non era candidabile, escluso dal Conclave poiché non ancora elevato alla porpora cardinalizia. È vero, il Papa non deve necessariamente essere scelto tra i membri del Sacro Collegio, ma la minoranza non poteva certo aggiungere ancor questo ai suoi problemi, nell’avanzare la sua candidatura. Era anche evidente che il ‘Pentagono’ [pacelliano] non stava certamente riposando sugli allori passivamente: infatti il cardinale Spellman incessantemente correva a Roma, ed alla prima assemblea ci si era assicurata l’elezione del Camerlengo e di due dei loro leader, i Cardinali Canali e Pizzardo, nel governo provvisorio della Città del Vaticano.

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 Il Cardinale Siri, il “ben scelto” successore di Pio XII!

   Apparentemente, l’atteggiamento calmo del gruppo anti-Pacelliano sembrava quasi un’ammissione di sconfitta. In quale altro modo, per esempio, si poteva considerare il ritardo dei Cardinali francesi nel raggiungere Roma ancor dopo una settimana dalla morte di Pio XII? E potevano davvero, con i loro colleghi, aspettare di invertire la situazione, sulla scorta della pressione dell’opinione pubblica, anche se non ci poteva essere alcun dubbio circa l’ostilità crescente, sia ecclesiastica che laica, al recente Pontificato, nonché il desiderio di un cambiamento ? “(5)

Le voci di corridoio davano per certo che il rispetto di tutte le condizioni essenziali (di maestro, pastore e padre) si realizzasse nel Cardinale Siri, Arcivescovo di Genova, e che pure tutti i “pacelliani” erano compatti nel sostenerlo: i cardinali italiani Ruffini, Tedeschini, Fumasoni, Biondi, Pizzardo, Mimi, Micara, Canali, Ottaviani, Cicognani, i cardinali americani Spellmann e McIntyre, i due tedeschi Frings e Wendel, i due portoghesi De Gouveia e Cerejera, i due brasiliani De Barros Camara e Da Silva, i due argentini Caggiano e Copello, i due canadesi McGuigan e Leger, il cubano Betancourt, l’equadoriano Torre e l’irlandese D’Alton (6).
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26 Ottobre 1958, ore 6 P.M.

Momento cruciale nella storia del XX secolo: la Massoneria giudaica prende il controllo delle strutture vaticane!

CITTA ‘DEL VATICANO (AP) – Il Ballottaggio dei Cardinali di Domenica, senza l’elezione del Papa! –  Un misto di segnali di fumo, ha fatto capire, per circa mezz’ora, che era stato scelto il successore di Pio XII. Ad un certo momento, 200.000 tra romani e turisti in Piazza San Pietro, erano convinti che la Chiesa avesse un nuovo Pontefice. Milioni di altre persone, che hanno ascoltato le emittenti radiofoniche in tutta Italia e in Europa, ne erano altrettanto certi. Erano certi! Hanno sentito il grido esultante dall’altoparlante del Vaticano: ‘… è stato eletto il Papa!.. ” –  “La scena intorno al Vaticano era quella di una incredibile confusione. Il fumo bianco dal comignolo in cima al Vaticano è il segnale che annuncia tradizionalmente l’avvenuta elezione del nuovo Papa. Il fumo nero indica al contrario la non elezione. Due volte, durante il giorno, fu emesso il fumo dal camino. A mezzogiorno, il fumo, in un primo momento, uscì bianco, poi rapidamente ed indiscutibilmente divenne nero. Questo è stato il segno che i Cardinali non erano riusciti nella designazione nei primi due turni! Ma al calar della notte, il fumo bianco sbuffò dall’agile camino, per ben oltre cinque minuti! Per cui, come tutto il mondo esterno aveva compreso, era stato scelto un nuovo Pontefice! – “Le nuvole di fumo sono state pure riprese, ben illuminate da luci speciali posizionate sul camino della Cappella Sistina. ‘Bianco! Bianco!’ hanno gridato molti tra la folla. ‘Bianco, bianco!!!  – “La Radio Vaticana ha annunciato che: “ … il fumo era bianco”!. L’annunciatore dichiarava che i Cardinali in quel momento probabilmente stavano assistendo ai riti di deferenza al nuovo Sommo Pontefice. Per molto tempo la Radio Vaticana annunciava, e con insistenza, che … “il fumo era bianco!” –  Anche alti funzionari vaticani furono ingannati. Callori di Vignale, governatore del Conclave, e Sigismondo Chigi, il Maresciallo del Conclave, si precipitarono ad occupare le postazioni loro assegnate. La Guardia Palatina fu richiamata dalla sua caserma e cominciò a schierarsi ordinatamente per prepararsi all’ingresso della Basilica di San Pietro, per l’annuncio del nome del nuovo Papa. Ed alla guardia fu pure intimato l’ordine di tornare in caserma, prima di raggiungere nuovamente la piazza. Fu allertata anche la Guardia Svizzera. Tutto era pronto per l’“Habemus Papam”! – “Chigi, in un’intervista con la radio italiana, ha parlato dell’incertezza che regnava nel palazzo. Ha aggiunto che questa confusione persisteva anche dopo che il fumo si era estinto, fin quando ci si assicurò, dall’interno del Conclave che doveva trattarsi di fumo nero. Egli ha pure dichiarato che era stato presente ad altri tre conclavi e che “ … mai si era visto in precedenza, che il fumo variava di colore come Domenica scorsa”. Ha detto ai giornalisti che “… avrebbe cercato di organizzare, per i Cardinali, una migliore informazione sulle “fumate”, per evitare la confusione di Domenica, … nella speranza che si possa fare qualcosa lunedì per porre rimedio alla situazione verificatasi!”.

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  • Il fumo bianco dalla Cappella Sistina, indicava che era stato eletto il Papa  (GregorioXVII),                                                        

. 200.000 cattolici in piazza San Pietro  sono festanti per il fumo incontestabilmente bianco.

  • Dopo il conclave, i “poteri delle tenebre” impongono abusivamente il “blocco” dell’elezione di Gregorio XVII. Si vede allora uscire il fumo nero che indica che il Papa non è stato eletto.  A questo punto regna la confusione.

“La folla attendeva in una sorta di “suspense”. Qualsiasi Papa, eletto ordinariamente, appare sul balcone dopo circa 20 minuti dall’elezione. La folla aspettava già da una mezz’ora, chiedendosi se il fumo dovesse essere considerato bianco o nero. Il dubbio montò in fretta. Molti nella grande folla cominciarono ad allontanarsi. Ma ancora c’era molta confusione. Le notizie dei “media” balenate in tutto il mondo annunziavano che “ … era stato scelto un nuovo Papa”. Le telefonate si riversavano in Vaticano, e tutte le linee erano intasate. Mentre il tempo passava, i dubbi aumentavano, e tutti si ponevano la domanda: “Nero o bianco?” “Dopo una mezz’ora, le radio hanno iniziato a dichiarare animatamente che la risposta era ancora incerta. Solo molto tempo dopo il momento in cui il nuovo Papa avrebbe dovuto apparire sul balcone di Piazza San Pietro, si fu certi che la votazione si dovesse riprendere il lunedì successivo alle ore 10:00. La folla, ora consapevole di questa notizia, si diradava rapidamente, mentre volute di fumo grigiastro ancora spiravano dal camino della Cappella … ” (“I Cardinali non riescono a eleggere il Papa al 4° ballottaggio”; Mix-up In “Smoke Signals Cause” 2 falsi rapporti, “The Houston Post”, 27 ottobre 1958, Section. 1, pag. 1 e 7.) – Padre Pellegrino, che aveva già annunciato più volte, da Radio Vaticana, che un nuovo Papa era stato eletto, concludeva sconsolato, dopo mezz’ora: “Non è possibile cancellare l’impressione del fumo bianco in 300.000 persone, la causa dell’errore va cercata altrove.”     

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Sua Santità Papa Gregorio XVII

     Secondo un sacerdote italiano esperto in materia, che aveva conferito con il cardinale Siri, questo blocco conservatore era effettivamente riuscito ad eleggere Siri al quarto scrutinio del primo giorno del Conclave, il 26 OTTOBRE 1958, che è la festa del Papa e martire san Evaristo, il quinto Papa della Chiesa. Siri, che è stato il quinto Papa eletto in questo secolo, si dice che abbia subito accettato l’Ufficio e abbia annunciato di aver preso il nome di “Gregorio XVII.” Si sentirono a quel punto acute tempestose grida di protesta da parte dei riformatori, saltati in piedi per intimidire il nuovo Papa, con la minaccia che essi avrebbero costituito immediatamente una chiesa scismatica internazionale; ma era lui ad uscire Papa eletto dal Conclave. Visibilmente scosso, Siri pare che abbia risposto: ” … Se non mi volete, eleggete qualcun altro!” Da questa dichiarazione, che è stata considerata come la sua abdicazione, sarebbe venuta la “catastrofe apocalittica” che così rapidamente ha travolto la Chiesa.

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[Can. 185. Renuntiatio ex metu gravi, iniuste incusso, dolo aut errore substantiali vel simoniace facta irrita est ipso iure]

(Codice di Diritto Canonico del 1917)

“La dimissione non è valida per legge, se è stata fatta per timore grave, ingiusto, dolo od errore sostanziale o simonia.”

(1917: Codice di Diritto Canonico, can. 185)

La legge della Chiesa prevede, comunque, che: “… Un’abdicazione valida del Papa deve essere un atto libero, quindi una dimissione forzata dal Papato sarebbe nulla, come più di un decreto della Chiesa ha dichiarato.”

Quando e da chi il nome di Tedeschini è stato avanzato in un primo momento, non è noto, ma è chiaramente indicato, negli scritti di Scortesco, che fosse stato eletto durante una delle votazioni. Questo deve essersi verificato però dopo la quarta votazione con lo scrutinio “a maggioranza” di Siri. – Che cosa fosse successo al cardinale Tedeschini, non potrebbe oggi nemmeno essere ipotizzato, se non fosse per la lettera di Pietro Scortesco del 1976, di altri frammenti di sue memorie e di testimonianze aggiuntive sulle elezioni papali successive. Le “menti” massoniche del Conclave del 1958 non avevano alcuna intenzione di procedere ad una regolare elezione pubblica di Tedeschini, che si sarebbe proposto come un Papa ‘di transizione’; ma la sua candidatura sarebbe stata utile per poterlo eventualmente spacciare, agli occhi dei conservatori, come un sostituto più pratico, prevenendo così qualsiasi tentativo di eleggere Siri una seconda volta. Il risultato ottenuto suggerisce che il sistema abbia funzionato. Quando è stato eletto l’anziano Cardinale, la sua accettazione della carica è stata immediatamente annullata, dimostrando in tal modo, al blocco conservatore, la capacità dei riformatori di ostacolare ogni candidato al quale essi si opponevano con qualsiasi mezzo a loro disposizione. (E’ ragionevole supporre che questo sia stato fatto con minacce di violenza, segretamente fatte pervenire a Tedeschini e ad alcuni dei suoi elettori, con le stesse modalità che sarebbero poi state usate ancora contro Siri nel 1963). Una volta messo da parte Tedeschini, l’alleanza pacelliana venne indirizzata, come tutto il Conclave, alla ricerca di un muovo Papa “di transizione”, e pertanto ci si avviò verso un “compromesso” a favore di A. Roncalli. Entro la fine del terzo giorno di ballottaggio, i Cardinali più anziani erano esausti e confusi ed alcuni, forse, addirittura spaventati, di modo tale che alla fine si arresero, così da poter raggiungere il numero sufficiente a dare a Roncalli la maggioranza necessaria.

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 Pilato ed Erode: “Nuova Edizione”

Il “Cardinale” Lienart (a sinistra)- [cavaliere kadosh, noto frequentatore in Francia di logge luciferine – n.d.t.-], ed il “Cardinale” Bea [marrano agente del B’nai B’rith –n.d.t.-] mentre, compiaciuti dell’obiettivo raggiunto, si stringono la mano. Essi erano complici nel crimine perpetrato, perché entrambi noti membri di logge massoniche [e che logge!- n.d.t.]!

“Nel caso dei Conclavi di Giovanni XXIII (1958) e di Paolo VI (1963), sono state possibili comunicazioni indebite con l’esterno. Si è quindi risaputo che vi sono state diverse schede che nel primo [Conclave], portavano il nome del Cardinale “Tedeschini” e, nel secondo [“conclave”], del cardinale Siri. Quest’ultimo, che aveva un solo voto in più di Montini (*), commise l’imprudenza di chiedere che fosse ancora votata la sua candidatura, in modo che potesse regnare con una maggioranza ancor più schiacciante. E fu allora [durante la pausa di mezzogiorno, a seguito del secondo esame] che il cardinale Tisserant uscì per telefonare, e quando poi tornò, i cardinali Liénart, Konig, Dòpfner e Tarançon cambiarono le loro schede elettorali votando per Montini (l’antipapa Paolo VI) [negli scrutini seguenti]. Ben si sapeva che questi quattro cardinali avevano rapporti con i “liberi-muratori”! E pertanto, si può affermare, senza errore e tema di smentita, che Paolo VI fosse stato eletto da quella empia setta. Questo si vedrà pure nei preparativi per il Conclave del 1963, ove: ad incontrare Tisserant è il B’nai B’rith!

“Introibo” conclude con le seguenti osservazioni, già in parte citate: “… Il sig. Scortesco era un eccellente cattolico, pieno di pietà e zelo. Inoltre, nel 1971, era venuto a conoscenza a Roma, dalla bocca di una persona ben informata delle vicende sotterranee della politica del Vaticano, della “storia” della violazione delle consuetudini alla chiusura del Conclave, violazione che, a sua volta, sarebbe da sola sufficiente ad annullare le elezioni … “! – Il Chattanooga Times, il 26 ottobre 1958 elenca le norme ed i regolamenti applicabili durante il Conclave, secondo la “Costituzione” di Papa Pio XII.  –  “Non appena soli, i cardinali ad uno ad uno hanno prestato il giuramento secondo la Costituzione di Pio XII. Il giuramento riguarda quattro punti principali: i Cardinali hanno giurato..:

  1. Che avrebbero osservato la Costituzione di Pio XII con fedeltà, e messo in atto tutte le disposizioni in essa contenute.
  2. Che, se eletti, avrebbero strenuamente difeso tutti i diritti della Chiesa, compresi i suoi diritti temporali.
  3. Che avrebbero mantenuto il segreto su tutto ciò che riguardava l’elezione del nuovo Papa, durante e dopo il Conclave.
  4. Che non avrebbero ricevuto o tollerato alcun veto proveniente da qualsiasi potere civile, anche indirettamente.

Non ci vuole molto a capire che Giovanni XXIII già pensava di violare il suo giuramento per quanto riguarda i punti 1 e 2. E, a causa del punto 4, in particolare, cioè l’episodio dell’abbandono del Conclave da parte del Cardinale Tisserant per conferire con il potere ebraico, il Conclave in realtà era già stato reso annullabile, e quindi il punto 3, cioè l’essere legati al segreto, poteva benissimo non essere osservato, anche se su questa questione Roncalli [il finto papa Giovanni XXIII si mostrava particolarmente esigente, onde occultare evidentemente le irregolarità del Conclave stesso  

Giovanni XXIII

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  Il “Cardinale” Angelo Roncalli – alias Giovanni XXIII [seduto con la mano sul ginocchio destro] siede vicino al suo “confidente” Edouard Herriot,  segretario dei Radical-Socialisti, ospite di Roncalli, insieme ad altri funzionari della massonica “Quarta Repubblica” di Francia nel 1953.

Durante la nunziatura in Turchia, egli fu ammesso “alla setta del Tempio” ricevendo il nome di “Fratello Giovanni” – [in “Profezie di Giovanni XXIII”, Pier Carpi, pag. 52.]

-Carl Jakob Burckhardt, massonedi alto rango, ha scritto nel “Journal De Geneve”, [citato da Carpi.]: “Io conosco il Cardinale Roncalli molto bene. Egli era un deista ed un razionalista la cui forza non risiede certo nella capacità dicredere ai miracoli e nel venerare il Sacro.”

“Il senso della nostra azione: la Continuazione dell’opera di Giovanni XXIII e di tutti coloro che lo hanno seguito sulla strada dell’UniversalismoTemplare” [in “Resurgence de Temple”, pag. 149-un libro edito dagli stessi templari nel 1975.]

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Angelo Roncalli (alias “Fratello Giovanni”) ritratto (al centro nella foto) quando era in Turchia.

 Durante la sua nunziatura a Parigi , il Cardinale Roncalli frequentava in abiti borghesi la Gran Loggia, dove ha ritrovato il gesuita Riquet. Il suo consigliere era J. Gaston Bardet, autore di varie opere ebraizzanti tra cui: ‘Magia e Mistica’, nella quale si vantava di aver profetizzato la Tiara al cardinale Roncalli. “(9) – La sua elezione fu proclamata durante la luna piena. (Vedi il paragrafo dedicato a Giovanni Paolo II sul suo significato.)Roncalli nel 1958 prese il nome di Giovanni XXIII, lo stesso nome dell’Anti-Papa Baldassarre Cosa, che usurpò l’Ufficio papale durante l’esilio del vero Papa, e per un certo tempo attuò la sua usurpazione nella stessa Roma. La politica della Chiesa romana è stata sempre quella di accantonare il nome di un anti-papa, ma probabilmente, questa volta, si trattava di un segnale criptico! – Durante il periodo bellico si era preoccupato della fornitura di falsi certificati di battesimo a migliaia di ebrei ungheresi che si nascondevano dai nazisti. Lasciando da parte le implicazioni morali di tale inganno, certamente questo lasciava intendere che non gli interessava affatto che qualcuno degli ebrei praticasse la fede cattolica, anche se alcuni di loro erano in realtà già stati battezzati da alcune suore a Budapest. – Quando Roncalli era Nunzio in Francia, fu nominato 33° Grado massonico, poiché amico del barone Yves Marsaudon, capo della filiale francese dei Cavalieri di Malta. Ciò è da considerarsi certamente un grosso scandalo per il papato di Pacelli! – Lo stesso Yves Marsaudon avrebbe poi gongolato: “Se ancora esistono brandelli residui di pensiero che ricordino l’Inquisizione, questi saranno annegati in un diluvio crescente dall’ecumenismo e del liberalismo! Una delle conseguenze più tangibili sarà l’abbattimento delle barriere spirituali che dividono il mondo. È con tutto il cuore che desideriamo il successo della rivoluzione di Giovanni XXIII.”(11). La dedica e la prefazione del libro di Marsaudon sono state scritte da Charles Riandley, Sovrano Gran Commendatore del Supremo Consiglio di Francia (Rito Scozzese). Riandley ha scritto: “Alla memoria di Angelo Roncalli, … Papa con il nome di Giovanni XXIII, che si è degnato di darci la sua benedizione, la sua comprensione e la sua protezione, … [e] al suo augusto continuatore, Sua Santità Papa Paolo VI.” Riandley prevedeva con grande fiducia come le politiche di Roncalli e di Montini avrebbero fatto progredire il piano massonico in agenda: “Siamo convinti della ristrettezza delle strutture spirituali, culturali, scientifiche, sociali ed economiche che fino ai nostri giorni, hanno ostacolato le azioni ed il pensiero dell’uomo … Ma queste strutture sono già state distrutte in parte. Alcune decisioni pontificie hanno contribuito a questo! Siamo certi che alla fine saranno distrutte tutte … È vero che non tutto va respinto, ma ciò che può essere salvato, non si salverà, se non verrà rinnovato. ” (12)

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Angelo Roncalli (l’anti-Papa Giovanni XXIII)

Roncalli in raccoglimento dopo aver ricevuto il cappello rosso dal noto anticlericale Vincent Auriol, Presidente della massonica “Quarta Repubblica” di Francia (che egli aveva definito “un onesto socialista”). 

Quando fu elevato al Collegio dei Cardinali, Roncalli rimane raccolto, dopo aver ricevuto il cappello rosso dal noto anticlericale Vincent Auriol, presidente della massonica “Quarta Repubblica” della Francia, ed in ginocchio davanti a lui per avergli posto il cappello rosso sulla testa, -in segno di obbedienza- [n.d.t.]! – Alle riunioni sociali a Parigi, Roncalli [la cui pedofilia era ben nota a don Luigi Villa – n.d.t.] fu visto spesso fraternizzare con l’ambasciatore sovietico M. Bogomolov, nonostante l’Unione Sovietica avesse ripreso la sua politica dell’anteguerra di brutale sterminio dei Cattolici in Russia. Era pure un buon amico di Edouard Herriot, segretario degli anti-cattolici “radical-socialisti” francesi. (13)

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Dopo l’elezione al papato, Roncalli richiamò i conclavisti per una inusuale sessione straordinaria “notturna” post-elezione.  –  “Giovanni XXIII chiese ai Cardinali elettori di rimanere in Conclave un’altra notte, invece di lasciare immediatamente la Cappella, come per prassi era consuetudine … per mettere tutti in guardia, di nuovo, dal rivelare i segreti della sua pseudo-elezione agli estranei …” [Alden Hatch, “A Man Named John”, Hawthorn Books, 1963, p. 163.]

 Il Sant’Uffizio possedeva un rapporto su Roncalli dal 1925, nel quale si affermava che: egli era “sospettato di modernismo.” Nel 1925, Roncalli, che era noto per i suoi insegnamenti eterodossi, fu bruscamente rimosso dalla sua cattedra presso il Seminario del Laterano a metà semestre e spedito in Bulgaria, iniziando così la sua carriera diplomatica. Di particolare interesse per il Sant’Uffizio era stata la sua prosecuzione di una stretta collaborazione con il sacerdote “spretato”, Ernesto Buonaiuti, scomunicato per eresia nel 1926. (14). – Dopo l’”elezione” Roncalli convocò i conclavisti facendoli ritornare nella Cappella Sistina per un’insolita sessione notturna di elezione, minacciando “velatamente” la scomunica in caso di inadempienza. Il principale motivo di questa assemblea fu quello di rinnovare i severi ammonimenti contro ogni violazione del “segreto del conclave” (temendo appunto che potessero venir fuori alcuni dettagli sospetti, in una eventuale esposizione al pubblico di quegli eventi così strani). – Roncalli ricevette il genero di Krusciov e sua moglie, così come Giovanni Paolo II avrebbe ricevuto poi Gorbaciov. Essi hanno ricevuto la benedizione personale di Giovanni XXIII. In questa stessa occasione, a Giovanni XXIII è stato assegnato il Premio sovietico per la pace Balzen. (Secondo il “World Book Encyclopedia” -1967, “pace”, per un comunista, è la condizione nella quale non vi è più alcuna opposizione al comunismo). Non sorprende quindi affatto che il Concilio Vaticano II di Giovanni XXIII abbia rifiutato di condannare il comunismo!

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Roncalli nomina “cardinale” il suo “compagno” “fraterno” Montini

 Uno dei primi atti dell’anti-Papa, già malato di cancro e quindi di “transizione” rapida, fu la nomina di Giovanni Battista Montini (il futuro Paolo VI) a “cardinale”, cosa che Papa Pio XII si era ben guardato dal fare, dopo aver scoperto che Montini stesso era in segreta comunicazione con Stalin, durante la Seconda Guerra Mondiale. Nominare Montini “cardinale”, significava metterlo nelle condizioni di diventare “papa” (lo diventò infatti col nome di Paolo VI) e proseguire nel piano di azione generale, così come suggeriva già la proposta della rivista LIFE di candidare Montini a “Papa” nel 1956, quando era ancora solo un vescovo! – Pochi giorni prima della sua morte, Roncalli nominò un importante massone romano, Umberto Ortolani, “Gentiluomo di Sua Santità’, un titolo molto ambito e riservato all’élite patrizia cattolica. E’ stato questo un segno chiaro ed evidente che Giovanni XXIII non si pentì affatto delle sue affiliazioni massoniche, neanche sul letto di morte. – Il “30 Giorni magazine”, nella edizione del 2 novembre, del 1994 titolava: “Un aggiornamento su Giovanni XXIII”: “I nostri lettori ricorderanno che nella nostra newsletter di giugno 1994 (“Orizzonti nucleari”) abbiamo pubblicato una dichiarazione sensazionale dal Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Ordine dei Liberi Muratori, secondo cui: ‘papa’ Giovanni XXIII era stato iniziato alla massoneria quando era Nunzio a Parigi alla fine degli anni quaranta. – Abbiamo sottolineato che, se questa affermazione fosse vera, Angelo Roncalli (Giovanni XXIII) non poteva essere validamente eletto al Supremo Pontificato. Sarebbe stato infatti intrinsecamente non idoneo, a causa della scomunica automatica in cui sarebbe incorso, perché comminata secondo il Diritto Canonico (n. 2335: Nomen dantes sectae massonicae aliisve eiurdem generis associationibus quae contra Ecclesia vel legitimas civiles potestates machinantur, contrahunt “ipso facto” excommunicationem Sedi Apostolicae simpliciter reservatam –n.d.t.-). Non essendo un cattolico, ma addirittura un “fratello” 33°, non era possibile per lui essere capo della Chiesa cattolica”. – Poco prima della sua morte, secondo fonti ebraiche (in “Guerra all’Ebreo”, di Dagoberto, Rune ed.), Roncalli si stava preparando a comporre una preghiera di riparazione per gli ebrei, nella quale rinnegava la Chiesa e, applaudendo agli ebrei, obbligava tutti i Cattolici a pentirsi! : “Confessiamo che nel corso di centinaia di anni, i nostri occhi sono stati accecati, in modo tale da non vedere la bellezza del Tuo popolo eletto e di non riconoscere le caratteristiche del nostro fratello primogenito. Confessiamo che il segno di Caino è sulla nostra fronte. Per secoli Abele giaceva nel sangue e nelle lacrime mentre noi avevamo dimenticato il Tuo amore. Perdonaci, Signore, la maledizione che ingiusta-mente abbiamo effuso sul popolo d’Israele. Perdonaci, ché nella loro carne Ti abbiamo crocifisso per la seconda volta! Non sapevamo cosa stavamo facendo.'” In una recente riesumazione del corpo di Giovanni XXIII, relativamente alla promozione della sua causa di beatificazione, un gruppo di testimoni presenti rimase grandemente scioccato nello scoprire che il corpo nella bara era rivolto verso il basso.

Il conclave del 1963

Alle pagine 607-609 del suo libro, “The Keys Of This Blood” [Le chiavi di questo sangue], Malachi Martin, membro ufficiale e testimone oculare al Conclave del 1963, il marrano sponsorizzato dal cardinal Bea [n.d.t.] ammette che Siri fu eletto Papa [nuovamente] nel 1963, ma che la sua elezione fu “accantonata” a causa di una “interferenza” da parte di una “organizzazione di livello internazionale”, in merito ad una “grave questione di sicurezza dello Stato [del Vaticano].” Poi cerca di giustificare le “interferenze” esterne al Conclave, e capire se esse fossero state condotte “da persone autorizzate”, e se fosse veramente in gioco “l’esistenza stessa dello Stato della Città del Vaticano o dei suoi membri o dipendenti”.

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L’antipapa Giovanni XXIII ed il marrano giudeo “cardinale” Bea alla sua destra.

Si noti che questo è riportato da quello stesso Malachi Martin che, come ha ammesso il giornalista Benjamin Kaufman, era stato portato in Vaticano dall’ebreo “Cardinale” Bea a scavare nel torbido sui prelati designati per poter poi ricattarli. Martin si è vantato di essere stato uno che “scuoteva gli scheletri a lungo rinchiusi negli armadi dei Cardinali che non avevano abbastanza voglia di fare quello che il cardinale Bea e il “papa” volevano in occasione del Concilio … ‘Ho visto cardinali sudare davanti a me’. Martin ha ricordato … Era inebriante, quel potere, ‘e … ho cominciato a goderne.’ “(Cincinnati Enquirer, il 22 dicembre 1973). – In uno dei suoi scritti, il principe Scotersco, cugino tedesco del principe Borghese, presidente del Conclave che elesse Montini al Sommo Pontificato, ha fornito le seguenti informazioni riguardanti il Conclave del 21 giugno del 1963: “Durante il Conclave, il cardinale [Tisserant] sulla sinistra della Cappella Sistina, incontrò i rappresentanti del B’nai B’rith, annunciando loro l’elezione del Cardinale Siri. Essi allora risposero dicendo che le persecuzioni contro la Chiesa sarebbero continuate accentuandosi immediatamente. Tornando al Conclave, poi fece in modo da far eleggere Montini. – Il 18 luglio 1985 Louis Hubert Remy, Monsieur de la Franquerie e Francis Dallais si incontrarono con il cardinale Siri, chiedendogli se fosse stato eletto Papa nel 1963. ” … inizialmente rimase in silenzio per un lungo periodo di tempo, poi alzò gli occhi al cielo con una smorfia di sofferenza e di dolore, e unite le mani disse, pesando ogni parola con gravità: ‘Io sono vincolato dal segreto’. Poi, dopo un lungo silenzio, pesante per tutti noi, disse di nuovo: ‘Io sono legato dal segreto! Questo segreto è orribile, potrei scrivere interi libri sui diversi Conclavi, durante i quali si sono verificate cose molto gravi, ma non posso dire …. nulla ‘” (15).  –  “Nel caso dei Conclavi di Giovanni XXIII (1958) e di Paolo VI (1963), c’erano state “comunicazioni” (con l’esterno). È infatti noto che vi sono state diverse votazioni durante le quali, durante primo Conclave, venne (eletto) il Cardinale Tedeschini, e, nel secondo [Conclave], il cardinale Siri. Quest’ultimo, che aveva ottenuto un solo voto in più di Montini, ebbe l’imprudenza di chiedere che fosse ancora votata la sua elezione, in modo da poter regnare con una maggioranza ancora più importante. E fu allora [durante la pausa di mezzogiorno, seguita del secondo scrutinio] che il cardinale Tisserant uscì per telefonare e, quando tornò, i cardinali Liénart, Konig, Dòpfner e Tarançon cambiarono le loro schede elettorali votando per Montini-Paolo VI negli scrutini seguenti]. E si sapeva che questi quattro “cardinali” avevano rapporti con i liberi-muratori. Pertanto, si può affermare senza errore, che Paolo VI fosse stato eletto da quella empia setta”(16). – “Introibo” conclude con le seguenti osservazioni, in parte già citate: “… Il sig. Scortesco era un eccellente cattolico, pieno di pietà e zelo. Inoltre, nel 1971, avevamo saputo a Roma, dalla bocca di una persona ben addentrata nei meandri della politica del Vaticano, della storia della violazione occorsa alla chiusura del Conclave, violazione che, a sua volta, da sola può essere sufficiente per annullare le elezioni … ”    Nell’ottobre 1992 Agostino Chigi, figlio del defunto principe Sigismondo Chigi, “Maresciallo” dei Conclavi del 1958 e del 1963, ha ammesso: “Quando mio padre ed io siamo tornati ad aprire le porte del conclave [dopo l’ “elezione “di Montini] abbiamo scoperto che le porte erano state precedentemente forzate [ed i sigilli infranti] … e c’era un gran vociare in quel momento tra la Guardia Nobile perché un cardinale aveva lasciato il Conclave. “Come detto in precedenza, fu il cardinale Tisserant che andò a parlare con i suoi “maestri” dell’ebraica conventicola del B’nai B’rith. – E si va avanti. Secondo le dichiarazioni del Cardinale Siri e degli altri, sembra che egli sia stato eletto nuovamente ai “conclavi” in cui furono designati Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II. Ogni volta, dopo l’elezione, il “Papato” Siri fu immediatamente impedito, soppresso, ed il candidato dei cospiratori prese il suo posto sulla “Cattedra” papal

Paolo VI

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Giovanni Battista Montini, cioè l’antipapa Paolo VI, che ha tentato di distruggere la Messa.

 “Chi volesse congiurare contro la Chiesa eliminando il Santo Sacrificio della Messa, genererebbe una calamità simile a quella prodotta se avesse cercato di strappare il sole dall’universo. ” [S. Giovanni Fischer]

“Alla sua incoronazione come “papa” Paolo VI, diversi giornali americani accusarono Montini di essere un membro della loggia B’nai B’rith [loggia riservata ai soli membri giudei –n.d.t.-]. Una foto ne era la prova”(17). Durante gli anni di seminario, [poco o niente frequentato per … motivi di salute- n.d.t.], ben conosciuto dalla polizia come noto omosessuale, fu infiltrato con un alto incarico in Vaticano. Nel 1954 Papa Pio XII lo bandì da Roma togliendogli il “cappello rosso”, avendo appreso che Montini aveva consegnato, nelle mani di Stalin, le identità segrete dei Vescovi clandestini in Russia, causandone così l’arresto e l’esecuzione. Fu accolto sul balcone dopo la sua “elezione” al grido di: “il papa Montinovsky!”[per schiarirsi bene le idee e fugare eventuali dubbi, si consultino i volumi della “Trilogia su Paolo VI” di don Luigi Villa, Editrice Civiltà, Brescia -n.d.t.-]. La rivista “30 Giorni” riportava, nella sua edizione del 3 novembre 1993, che “ … l’elezione del cardinale Montini alla Cattedra di Pietro, come Paolo VI, è stata progettata da un folto gruppo di cardinali massonici e modernisti, riuniti in un incontro in casa di un leader massone, Umberto Ortolani, appena prima del Conclave. Carlos Vazquez Rangel, Gran Commendatore del Supremo Consiglio dei massoni del Messico, in un’intervista del 1993 del settimanale politico “Processo” dichiarò: “Lo stesso giorno, in agosto, a Parigi, sono stati avviati ai misteri della Confraternita il “profano” Angelo Roncalli ed il “profano” Giovanni Montini. Ecco allora che tutto quanto è stato definito in occasione del Concilio, si è basato su principi massonici. ” – Nel suo libro del 1964, “L’oecumenisme vu par un Franc-Macon de Tradition” (l’Ecumenismo visto da un franco-massone tradizionale), Yves Marsaudon, massone di spicco, ha dichiarato: “Il senso di universalismo che imperversava a Roma in quei giorni è molto vicino ai nostri propositi esistenziali. Così non possiamo ignorare il Concilio Vaticano II e le sue conseguenze … Con tutto il cuore sosteniamo la “rivoluzione” di Giovanni XXIII … Questo concetto coraggioso della libertà di pensiero, che si trova al centro delle nostre logge massoniche, si è diffuso in modo veramente magnifico, proprio sotto la Cupola di San Pietro. ”

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 Il cardinale Siri (nella foto il primo a sinistra di fronte) appare contrariato nei confronti dell’impostore “papa” Montini, mentre gli altri che sono intorno a Siri (il vero Papa Gregorio XVII) applaudono all’usurpatore, l’anti-Papa Paolo VI.

Altrove egli scrive: “Nata nelle nostre logge massoniche, la libertà di espressione si è ormai diffusa ben oltre la Cupola di San Pietro …”. Questa è la “rivoluzione” di Paolo VI! E’ chiaro che Paolo VI, non si accontenta di seguire la politica del suo predecessore, ma ha l’intenzione di fare molto di più … “.  –  Quando si studia Paolo VI, si resta allibiti subito dalla sua capacità di lavoro, che era quella appunto di un instancabile maniaco del lavoro. Questo è stato anche determinante nelle sue istruzioni nel dirigere il governo della Chiesa. Ciò è in netta contraddizione col suo ruolo pubblico di “Pontefice della sofferenza”, ruolo che ha impedito ad altri di salvare la Chiesa. Questa immagine pubblica può essere intesa solo come una parte del programma di “divide et impera” che è stato poi vigorosamente perseguito da Giovanni Paolo II. Con questa mistificante immagine, il “papa” afferma veementemente cose correttamente ortodosse, onde placare i buoni cattolici, ma poi va avanti celermente con dichiarazioni diametralmente opposte, ed operazioni spudoratamente eretiche e niente affatto ortodosse! – “Jean Guitton, uno scrittore francese distintosi come “il grande amico e confidente di “papa” Paolo VI”, ha recentemente descritto come: “… le intenzioni di Paolo VI riguardo alla liturgia… erano tali, per cui la riforma della Liturgia cattolica dovesse praticamente coincidere, a suo avviso, con la liturgia protestante … allontanandosi radicalmente dal Concilio di Trento, per avvicinarsi alla Cena del Signore protestante … facendo meno spazio a tutto quello che alcuni chiamano ‘magia’, come la … Transustanziazione nella Consacrazione, e a tutto ciò che è di Fede Cattolica; … Paolo VI aveva cioè un’intenzione ecumenica nel rimuovere … tutto quello che era troppo cattolico, nel senso tradizionale, dalla Messa, e, ripeto, per ottenere una Messa (falsamente – n.d.t.-) cattolica, più vicina alla messa calvinista. “(Trasmissione del 19 dicembre 1993 di Radio-Courtoisie, Parigi). Questa è una rivelazione scioccante! ”

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     Nelle foto si può vedere come Montini fosse solito indossare l’“Efod” ebraico: questo oggetto, simile ad un grembiule riccamente ricamato, è un paramento composto da due spalline e da attacchi ornamentali che fissano il pettorale; l’Efod è indossato dal sommo sacerdote ebraico. [Es. 28: 6, 7, 25-28] Le dodici pietre incastonate in esso, rappresentano le dodici tribù d’Israele. Non solo esso è la “corazza” di un sommo sacerdote ebraico, ma, secondo l’Enciclopedia della Massoneria di Mackey, l’efod è anche “… indossato nei (massonici) Capitoli americani dell’Arco Reale, dal Sommo Sacerdote, come parte integrante dei suoi paramenti ufficiali.” L’“efod” era la veste scapolare indossata da Caifa, il Sommo Sacerdote della sinagoga ebraica, nel momento in cui ordinò che Nostro Signore Gesù Cristo, fosse messo a morte mediante la crocifissione!

“[Egli] sa molto bene ciò che significa questo ‘pettorale del giudizio, l’Efod: conosce le origini del vestito rituale dell’Alleanza Antica [cioè l’Antico Testamento], egli [Montini] non ignora il fatto che i massoni lo usino ancora oggi come un segno distintivo del loro sommo sacerdote … (come pure i dirigenti del Gran Kahal, il governo mondiale ebraico occulto – n.d.t.-). Nel loro materialismo messianico, i dirigenti del Giudaismo sognano la realizzazione del governo mondiale, di cui essi sono i padroni, mentre tutti gli altri ne sono schiavi! Essi hanno riconosciuto che il muro invalicabile che si trova lungo il percorso di questo programma di conquista, sia un valico religioso … in particolare, il diaframma costituito dalla Chiesa cattolica. Per esperienza sanno che la calunnia, il carcere, e finanche la morte, non schiacciano la fede … anzi la ravvivano ancor più. Essi sanno benissimo che per distruggere la Chiesa di Gesù Cristo non hanno che un’unica sinistra strada: l’… INFILTRAZIONE! Così, come nel caso di Anacleto II, di antica memoria, gli infiltrati della “quinta colonna” – n.d.t. – , denunciati da Pio X, hanno invaso la Gerarchia e si sono anche impadroniti della Cattedra di Pietro ” [fr. Joaquin Saenz Y Arriaga, S.J. PHD., “La Nuova Chiesa montiniana”, 1971 d.C.]. – Inoltre, Montini indossava l’efod del sommo sacerdote ebraico con, ma più spesso, senza la sua Croce pettorale. Secondo il gesuita Padre Joaquin Saenz y Arriaga, dottore in Teologia, Storia della Chiesa, e Diritto Canonico, Montini era di origine ebraica, secondo il contenuto del prestigioso “Libro blu” delle più importanti famiglie italiane.      Il “Cardinale” Gregory Baum di St. Louis, Missouri, “ebreo convertito”, incaricato dei libri di testo in tutto il mondo, ha ammesso che egli aveva fatto in modo tale che tutti i libri di testo usati dai bambini cattolici, fossero svuotati da eventuali riferimenti ebraici negativi, sostituendoli con splendidi riconoscimenti. – Alla chiusura del Concilio Vaticano II, si è cercato di obbligare tutti i fedeli per mezzo degli stessi decreti conciliari, procedendo poi ad introdurre una “nuova messa”, nuovi sacramenti, tra i quali lo “strano” rito di ordinazione di falsi vescovi [n.d.t.], nonché nuovi libri religiosi nelle scuole. – Molte fonti di stampa, apparentemente cattoliche, insieme ad alcune riviste laiche, hanno spinto affinché Paolo VI venisse riesumato poiché, a parer loro, si trovava in “odore di santità”. Secondo altre fonti invece, meglio e direttamente informate, il corpo, dopo la sua sepoltura, emanava un odore così fetido, che la bara dovette essere aperta a più riprese, onde gettarvi quantità “industriali” di formaldeide per contrastarne il persistente nauseante fetore.

Giovanni Paolo I 

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Albino Luciani in partenza per raggiungere il Conclave del 1978

 Dei 111 “cardinali” in procinto di votare, 100 erano stati nominati da Montini e 8 da Roncalli. Se Giovanni XXIII e Paolo VI erano anti-Papi, ne consegue, ovviamente, che coloro che essi avevano elevato al Sacro Collegio erano, a tutti gli effetti, dei non-cardinali e, come tali, avrebbero partecipato ad una elezione papale non valida (si studi al proposito l’illuminante vicenda dell’anti-Papa Anacleto II e di Innocenzo II). Inoltre, Paolo VI aveva sbarrato la soglia dell’età dei Cardinali elettori abbassandola ad 80 anni, e compiendo così un ostracismo nei confronti di 16 cardinali di alto livello nel Conclave, molti dei quali erano “veri” Cardinali nominati da Papa Pio XII. Ecco perché, tra gli 111 partecipanti “elettori” al conclave, c’erano solo tre Cardinali indiscutibilmente validi perché nominati da Pio XII, e cioè i cardinali Wyszinski, Leger, e Siri.

     Conclusioni: 1. Il conclave non avrebbe potuto concludersi canonicamente, avendo raggiunto l’unanimità con elettori “non validi”, [alcuni neanche vescovi, perché falsamente consacrati con la eretica formula montiniana del 1968 – n.d.t. -] 2. Il vero Papa Gregorio XVII, Cardinale Siri, era ancora vivo e non aveva mai abdicato validamente. Così il “conclave” non avrebbe avuto alcuna funzione legittima se non quella di “riconoscere” alfine il pontificato di Siri. – Dopo la loro “elezione”, sia Giovanni Paolo I, che Giovanni P. II, rifiutarono di indossare la triplice corona o “tiara”. Ciò ha coinciso inoltre con il loro rifiuto della cerimonia di incoronazione e del “Giuramento del Papa” e, di conseguenza, hanno rinunciato al triplice Ufficio papale di: insegnare, governare e santificare!

“Il 28 agosto, fu annunciata l’inizio di questa “rivoluzione papale” con un comunicato del Vaticano, secondo il quale: “ … non ci sarebbe stata alcuna incoronazione, e che il nuovo “papa” ha rifiutato di essere incoronato”. 

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Alibino Luciani (cioè l’antipapa Giovanni Paolo I)

[Nella “Santa Regola” di San Benedetto, leggiamo: -54: Non dire parole inutili e che possano provocare il riso. -55: Non amare molto la risata chiassosa].

Non ci sarà più la Sedia Gestatoria, la sedia usata per trasportare il Papa, né il “Diadema” tempestato di smeraldi, rubini, zaffiri e diamanti né piume di struzzo, quindi nessuna “Cerimonia delle sei ore”. In breve, il Rituale è stato abolito … …. Per Luciani, che non ha mai utilizzato il reale ‘noi’, (formula monarchica alla prima persona plurale), … l’“incoronazione” è diventata una semplice Messa … Con quel gesto Luciani ha abolito mille anni di storia!! … La Triplice decorazione, il Diadema a forma di alveare è stato sostituito dal pallio, una stola bianca di lana sulle spalle del Papa.”(18) [anche quella successivamente ulteriormente “adattata”, con riferimenti simbolici massonico-satanici, così come pure la “mitria satanica” con l’emblema del satiro dio Pan, come ampiamente dimostrato in “Chiesa Viva” -n.d.t.-). All’inizio di settembre Albino Luciani ha rilevato che, in qualche modo “misterioso”, gli era stata consegnata, in distribuzione esclusiva, una lista insolita contenuta in un’agenzia di stampa L’ “Osservatore Politico” (OP). La rivista era gestita dal giornalista Mino Pecorelli e riportava invariabilmente storie scandalose, ma che in seguito si rivelavano estremamente precise. Ora, insieme ad illustri e noti politici, giornalisti, esperti, personalità di spicco ed altri, veniva nominata su O.P. la “Grande Loggia Vaticana”, ed il “ papa” volle pertanto conoscerne gli appartenenti! L’articolo dava i nomi di 121 personaggi, tutti presunti membri di logge massoniche. Un certo numero di laici erano sì inclusi nella lista, ma per la maggior parte si trattava di cardinali, vescovi e prelati di alto rango. I motivi che spinsero Pecorelli alla pubblicazione della lista erano semplici. Egli era stato coinvolto in una lotta con il suo ex “gran maestro”, Licio Gelli. Pecorelli era stato un membro della P2 (loggia “propaganda” 2), un membro evidentemente disilluso…. Se le informazioni erano autentiche, questo voleva dire che Luciani era praticamente circondato da massoni. Ricordiamo che “essere un muratore” implica la scomunica automatica (ipso facto) da parte della Chiesa Cattolica Romana. Prima del Conclave si erano sentite varie “indiscrezioni”, secondo le quali molti dei papabili erano leader massonici. Ora il 12 settembre, al nuovo “papa” veniva presentata tutta la lista …. La Chiesa Cattolica Romana aveva decretato da tempo che Essa era ed è implacabilmente contraria alla Massoneria. Il nuovo “papa” era aperto alla discussione sulla questione, ma su una lista di 121 uomini, di cui la maggior parte erano ecclesiastici di “alto bordo”, confermati membri di “conventicole” massoniche, difficilmente si poteva avviare una discussione!

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Il “Cardinale” Villot fu introdotto alla loggia massonica di Zurigo

il 6 di Agosto del 1966.

Tra gli altri nell’elenco figuravano:

-Il segretario di Stato, il cardinale Villot, nome convenzionale massonico “Jeanni”, numero di “matricola” 041/3, iscritto in una loggia di Zurigo il 6 agosto 1966.

-Il ministro degli Esteri, monsignor Agostino Casaroli.

-Il cardinale di Roma, Ugo Poletti.

-Il cardinale Sebastiano Baggio.

-Il Vescovo Paul Marcinkus!

-Monsignor Donato de Bonis, della Banca Vaticana.

Il papa lesse sconcertato il lungo elenco, che sembrava un “Chi è chi” della Città del Vaticano.” (19). – “Ad ogni pasto, riferisce Magee, diceva, ‘Perché hanno scelto me? Perché mai hanno scelto me?’ ‘E costantemente ci ricordava che il suo “pontificato” sarebbe stato di breve durata. Costantemente diceva che doveva andare così, e che sarebbe stato sostituito dallo … “straniero”. – “… Giorno dopo giorno – dice suor Vincenza [la sua governante]- ha insistito sul fatto che egli aveva usurpato il soglio pontificio sul quale sedeva. ‘Guardi, sorella, io non dovrei essere seduto qui in questo posto. Un papa straniero verrà a prendere il mio posto. Ho pregato nostro Signore ‘”. (20) – “Gli ho chiesto [parla John Magee, segretario di Giovanni Paolo I]: ‘Santo Padre, avete scelto la persona che conduca il ritiro in Vaticano per la prossima Quaresima?'” – Ha risposto, ‘Sì, si, l’ho scelta’. Poi ha subito detto: ‘Il tipo di ritiro che vorrei in questo momento, sarebbe quello di una … buona morte!’ – “Egli ci ricordava costantemente che il suo pontificato sarebbe stato di breve durata; … costantemente diceva che tutto doveva andare in modo da poter essere sostituito dallo “straniero”. Tutto questo è stato un grande enigma per noi allora” (21). Allora io, [John Cornwell] prima di lasciarlo [John Magee, attualmente vescovo Magee], gli ho chiesto: “Ha un ricordo particolare di Giovanni Paolo I ?” – Quasi senza esitazione mi ha detto: “Sai, ha ripetuto più e più volte: ‘… perché hanno scelto me? Perché mai hanno scelto me?” Ha detto questo ad ogni pasto, più volte, in ogni singolo giorno del sua papato. Parlava ripetutamente dello ‘straniero’ che doveva seguirlo. ‘Vado presto, -diceva- e lo straniero sta per venire.’ Un giorno gli ho chiesto chi fosse questo “straniero”, e lui mi ha risposto: ‘Era colui che sedeva di fronte a me durante il conclave.’ Ora, poiché mi trovavo ad occupare la sinistra dell’appartamento papale e, come segretario di Giovanni Paolo II, ero stato nominato “Maestro di cerimonia” in Vaticano, ho avuto accesso al piano di quel conclave, per la prima volta. Il cardinale che sedeva di fronte a Papa Luciani era il cardinale Wojtyła!”. – Il vescovo rimase in silenzio per un po’. Poi disse: “Sono convinto che Giovanni Paolo I avesse avuto una grande intuizione nel prevedere come imminente la sua morte”(22). 

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Il “Cardinale” Agostino Casaroli , altro “figlio della vedova” piduista (-n.d.t-.) parla all’assemblea dell’O.N.U. (1978)

 “Perché Giovanni Paolo I volle porre fine alle note “transazioni finanziarie” tra i famigerati Marcinkus e Calvi, il massone che spadroneggiava la situazione attraverso Casaroli, membro della Loggia P2, fu fatto sparire: “ … sorprendentemente è arrivata la ‘strana morte di Giovanni Paolo I’, avvelenato da “Aqua Tofana”, come descritto da J.J. Thiery (a pagina 153 delle sue scoperte). – “E cosa ancor non meno strana: l’unico testimone di questa ‘strana morte’, un altro prelato massonico – identificato come tale solo dopo la sua morte (attraverso le opere rinvenute nella sua biblioteca) – è morto qualche mese dopo, ed anche egli piuttosto all’improvviso.” (23).

Giovanni Paolo II

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Le idee velenose dell’Apostatico Vaticano II attecchiscono con Wojtyła [alias l’anti-Papa Giovanni Paolo II] raffigurato qui mentre tiene nelle mani un albero per adorarlo, insieme, ma non per condannarli, agli eretici, gli scismatici ed i pagani di ogni tipo, ad Assisi, il 26 ottobre 1986 …  una violazione diretta del primo comandamento: “Io sono il Signore tuo Dio, tu non avrai altri dèi all’infuori di me!” La sua falsa “elezione” fu proclamata sotto la” luna piena”! 

MALACHIA E GLI ANTIPAPI

Quello che segue è un articolo del 1989, protetto da copyright di Gary Giuffre’, dal titolo “Il Partito Comunista Polacco loda la scelta del “papa” “. “Lunedì sera 16 ottobre, vengono trasmesse da Roma in tutto il mondo le immagini satellitari televisive, le inquietanti prime immagini del nuovo “papa” polacco”, Karol Wojtyła, che, come il suo predecessore di brevissima durata, ha lo strano doppio nome di “Giovanni Paolo”. E’ stato evidenziato da numerosi gruppi di Romani ansiosi, che vegliavano in piazza San Pietro, che la sera prima c’era stata una particolare manifestazione di luna piena. La scena inquietante ricordava la prima apparizione notturna di Roncalli in veste di Giovanni XXIII, affacciato al balcone, la sera del 28 ottobre 1958, come se i due eventi racchiudessero l’intero periodo, “da incubo”, del Vaticano II. [in realtà l’incubo è tuttora in atto, purtroppo –n.d.p.- ] Per chi ha familiarità con le profezie sui Papi ed anti-Papi di San Malachia, questa vista rappresenta un presentimento che richiama subito alla mente la sua antica previsione: di mezzo alla luna (*) ‘De Mediaetate Lunae (“in mezzo alla Luna”, spesso tradotta, “dalla metà della Luna”). – Un eminente storico della Chiesa e studioso delle antiche profezie private, Yves Dupont, ha commentato, nel 1970, la visione descrittiva di San Malachia di un futuro pretendente o di pretendenti della Cattedra di Pietro. Il simbolismo biblico della “luna” è “il regno mondano” o l’ordine temporale. “Questo Papa può quindi essere eletto: – 1) da un numero di Cardinali che sono influenzati principalmente dalle idee mondane (del tipo: vangelo sociale, ecc.); oppure – 2) che può essere eletto nel momento in cui le forze di satana (il “principe di questo mondo”) hanno il controllo virtuale di tutta la terra, tramite il loro governo segreto, capace forse anche di influenzare l’elezione pontificia, in modo che un agente del governo mondiale dell’anticristo venga eletto papa .. . “(“Profezie cattoliche, il Castigo Prossimo”, 1970, Tan Books, pag. 20). – Questa interpretazione potrebbe facilmente riferirsi a tutto il periodo oscuro degli antipapi conciliari che hanno “eclissato” l’esistenza del Papa “segreto” ed occultato in esilio. Albino Luciani (Giovanni Paolo I) entrò in scena in un momento che potrebbe essere stato il punto centrale di questo periodo diabolico. Dal 1978, i “tradizionali” commentatori comunemente pensano che Luciani possa essere il “luna-Papa”, sia perché il suo nome inizia con le prime due lettere della parola “Lunae”, sia per il fatto che il suo “regno” è durato solo 33 [numero altamente simbolico per la massoneria- n.d.t.-] giorni, cioè un tempo appena leggermente più lungo di un ciclo lunare. Pochi, oltre al Dupont, hanno conferito una connotazione così sinistra al “papa” di questa profezia. Tuttavia, di solito viene trascurato il fatto che nell’elenco cronologico di San Malachia dei passati, presenti e futuri titolari o pretendenti alla cattedra di Pietro, ci siano altri due motti papali a denominazione “lunare”, uno dei quali (“luna su Cosmedin”) si riferisce ad un antipapa, Benedetto XIII (1394-1424). Il crittogramma del santo Profeta circa i papi “impostori” del nostro strano secolo non potrà mai essere pienamente compreso. Forse San Malachia alludeva a questa usurpazione papale insidiosamente oscura e che attraversa una generazione, nell’usare questa denominazione abissale “di mezzo della Luna.” Con questo misterioso slogan, il pio mistico sarebbe stato di avvertimento alla Chiesa degli ultimi tempi nella quale si sarebbero insediati non uno, ma diversi antipapi a seguire. – La notte della prima apparizione sul balcone di Wojtyła, Roma era ancora scossa dalla improvvisa scomparsa di Luciani. Gli agenti del “governo segreto” cercavano di indurre una rapida accettazione di Wojtyła da parte del popolo di Roma, per timore che venisse a galla e riconosciuto il loro piano criminale nei confronti delle strutture della Chiesa, rendendo così, di conseguenza, insostenibile la loro continua occupazione del Vaticano “[fine della citazione dall’articolo].

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L’antipapa Giovanni Paolo II

Burla del Papato

Questa foto è particolarmente significativa: l’occhio di Horus circondato dal 666 [le 3 dita della mano formano un triplice numero 6 intorno agli occhi – simbolo esoterico di appartenenza ed “obbedienza” al … principe del mondo … ].

 Sia Giovanni Paolo I che G.P. II, rifiutarono di indossare la triplice corona o “tiara”: ciò ha coinciso con il loro rifiuto della cerimonia di incoronazione, rifiutando altresì il “Giuramento del Papa” e, di conseguenza, il triplice Ufficio papale di: insegnare, governare e santificare. [Hanno lasciato intendere in pratica, ufficialmente e formalmente, di non possedere alcuna divina autorità!]. E torniamo al “De Medietate Lunae” (“di mezzo alla Luna”, spesso tradotto con: “Dalla metà della Luna”). Il simbolismo biblico della “luna” si riferisce al “regno mondano” o “all’ordine temporale.” Questo “papa” può quindi essere eletto, come ricordato, da cardinali che sono influenzati principalmente da idee mondane (vangelo sociale, socialismo, liberismo, modernismo, ecc) o che può essere eletto in un momento in cui le forze di satana (il “principe di questo mondo”) hanno il controllo virtuale di tutta la terra mediante il loro “governo segreto”, anche influenzando l’elezione papale, di modo che un agente del governo mondiale dell’anticristo venga eletto papa … “(24). Ci sono altri due titoli, nella lista di San Malachia, di Papi con una “designazione lunare “, ed uno viene riferito di solito all’anti-Papa Benedetto XIII (“Luna su Cosmedin”), il cui anti-Pontificato si è svolto tra il 1394 ed il 1424. – Commentando la storia di Karol Wojtyła in Polonia, Piers Compton ha scritto: “… Molte centinaia di suoi correligionari in Polonia, durante i 30 anni di dominazione comunista, venivano sottoposti a meschine e gravi persecuzioni, molti finivano in carcere, alcuni venivano addirittura messi a morte. Ma non vi è alcuna indicazione che Wojtyla avesse mai subito le prove alle quali furono sottoposti i noti dissidenti. Non era stato mai oggetto di alcuna protesta decisa o minacciosa, ed il suo rapporto con le autorità marxiste era identico a quello di un qualsiasi altro cittadino che portava la sua fede celata. – Nonostante tutto, egli poteva essere chiamato, come un prelato, per dare non solo un consiglio religioso, ma anche di tipo sociale e perfino economico a quelli della sua fede, consiglio che doveva essere, a volte, necessariamente in conflitto con le direttive del governo. Eppure non è mai stato realmente messo a tacere, egli era ben tollerato, anche privilegiato dalle autorità, mentre, ad esempio, il suo superiore religioso, il cardinale Wyszenski, allora Primate della Polonia, ha sempre vissuto sotto pressione costante! [anche Wojtyła in realtà era una marrano, di madre ebrea, e questo la dice certamente lunga su quanto riferito… ]. – Un esempio evidente fu la concessione del permesso di espatrio: quando fu convocato a Roma il Sinodo dei Vescovi, ad entrambi i Cardinali polacchi furono necessari i visti di uscita, e mentre il “Primate” ricevette un netto rifiuto, a Wojtyła fu dato il permesso con facilità, come per una pratica ordinaria!

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E la “rivoluzione” continua!… Montini (alias l’anti-Papa Paolo VI) nomina “Cardinale”[invalido, naturalmente] Karol Wojtyła.

E’ stata già da sempre formalmente nota la differenza che esisteva tra i due Cardinali polacchi quando erano in patria: Wyszynski non ha mai ceduto di un pollice, quando si trattava si fronteggiare i controllori del proprio Paese. Wojtyła invece era sempre pronto a venire a patti, ed era in continuo ‘dialogo’ con loro, secondo le direttive stabilite da Paolo VI, marrano anch’egli; ma ciò che è stato più evidente in Wojtyła, oltre alla realtà della assoluta mancata condanna del marxismo ateo, era il fatto che egli si trovasse in linea con coloro che volevano adottare un atteggiamento più morbido e “militante” nei confronti dell’ideologia imperante … “(25). ” … il profilo multimediale, accuratamente coltivato, lo indica come un “papa” di impostazione “strettamente conservatrice’ che ha operato un giro di vite sui dissidenti della Chiesa. Quando era vescovo, Karol Wojtyła è stato egli stesso un dissidente, in apparenza, tanto è vero, infatti, che egli fu determinante nell’annullare una condanna formale del comunismo nel corso dello (pseudo) “concilio” Vaticano II. Insieme al Cardinale Ratzinger, altro marrano “illuminato”, inoltre, Wojtyła guidò la massonica ‘Dichiarazione sulla libertà religiosa’ acclusa in coda ai documenti del “concilio” … “(26). “… Alcuni anni fa François Mitterand, il comunista presidente della Repubblica francese, disse che: ‘l’uomo è il futuro dell’uomo.’ Egli era alla sinistra di Karol Wojtyła, alias Giovanni Paolo II, al quale toccò poi sancire il tutto con la “fede” di un ambiente religioso modernista, dichiarando che ‘l’uomo è il principale problema della Chiesa’; un annuncio del “papa” che è completamente in linea con il principio marxista per cui: ‘l’uomo è il fine di se stesso e la spiegazione di tutte le cose ‘… “(27). – Nella “enciclica” anticattolica del 15 settembre 1981, sul tema della proprietà privata ed il capitalismo, scrisse: “La tradizione cristiana non ha mai sostenuto il diritto della proprietà privata come assoluto e intoccabile. Al contrario, ha sempre inteso, come comune, il diritto di ognuno di usare dei beni di tutta la creazione.” Ciò è in contrasto e si oppone totalmente alla Magistero papale degli insegnamenti, da Leone XIII a Pio XII: “… Il tentativo socialista di distruggere la proprietà privata, sostenendo che i singoli beni devono diventare patrimonio comune di tutti, ed amministrati da parte dello Stato o da organismi comunitari .. è “ingiusto”, perché sarebbe come rubare al possessore legale, far entrare lo Stato in un ambito che non gli è proprio, e causare totale confusione nella comunità. ”

A 19-year old Karol Wojtyla, the to-be Pope John Paul II, second from right, is seen resting during the construction of a building for a military camp in this July 1939 photo made available from Italy's "Il Giornale" daily newspaper on Thursday, June 21, 2001. Two months before the outbreak of World War II in Europe, Wojtyla, according to biographers, attended a military training camp in Western Ukraine, then eastern Poland, not far from where he will visit during his upcoming pilgrimage to Ukraine starting Saturday, June 23, 2001. (AP Photo/Adam Gatty-Kostyal)

Karol Wojtyła, quando “lavorava” come operaio,

(nella foto al centro) posa davanti al fotografo, con noncuranza, a dorso nudo!

“KAROL WOJTYŁA UN TEMPO ERA MARXISTA(28)

“… Durante la prima giornata di voto, Domenica scorsa, Wojtyła, con non chalance leggeva una rivista trimestrale di teoria marxista, che consultò a lungo, poiché il ballottaggio richiese tempo. – “Non pensi che sia un sacrilegio portare della letteratura marxista nella Cappella Sistina?” aveva scherzato un cardinale. Wojtyła sorrise: ‘… la mia coscienza [ma quale?] è pulita … “(29)[…] – Come con il Giuramento di successione, che fu imposto da Enrico VIII ai Cattolici inglesi in Inghilterra nel XVI secolo, così Giovanni Paolo II ha costretto coloro che desideravano partecipare alla “vera” Messa, mediante un “Indulto”, a firmare un “impegno” che non “rimettesse in discussione la legittimità e l’esattezza dottrinale … [che in questo nuovo rito non c’è mai stata … ma chissà a cosa si riferisse, forse alla dottrina dei rosa+croce … !?] del fasullo messale romano promulgato dall’ anti-papa” Paolo VI nel 1970.”

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Di Papa San Pio V è l’infallibile insegnamento sulla Immemorabile Messa. Contrariamente a quanto i modernisti arroccati a Roma vorrebbero far credere ai fedeli, il Rito Romano in latino (“tridentino”) della Messa non è mai stato (e non potrà mai esserlo) abrogato poiché infallibilmente decretato il 14 luglio 1570 “in perpetuo” (cioè per sempre, per chi non vuole capire …) nella famosa Bolla “Quo Primum” da Sua Santità Papa San Pio V, Michele Ghisleri.

 “. … Quelli che rimangono attaccati ad aspetti accidentali della Chiesa, validi più che altro per il passato, e che ora sono stati superati, non possono essere considerati fedeli”(30). Papa San Pio V nella sua bolla, “Quo Primum” ha irreformabilmente scritto: “… Noi, in virtù della nostra Autorità apostolica, con la presente Bolla, dichiariamo e decretiamo e prescriviamo che: il presente nostro ordine e decreto, duri per sempre, ed in nessuna data futura potrà mai essere revocato o modificato legittimamente … E se, tuttavia, qualcuno dovesse osar tentare qualsiasi azione contraria a questo nostro ordine, tramandato per tutti i tempi, sappia che incorrerà nell’ira di Dio Onnipotente, e dei Beati Apostoli Pietro e Paolo. ” [-ex cathedra]. – Il 22 Marzo 1984, Giovanni Paolo II ha ricevuto in udienza privata i rappresentanti dell’organizzazione ebraico-massonica “B’nai B’rith”. Egli ha dichiarato, per tutto il tempo, anche nominando il Salvatore: “Cari amici: Sono molto lieto di accogliervi inVaticano … Voi siete la lega del B’nai B’rith contro la diffamazione antigiudaica (ADL). Si sono anche stabilite delle relazioni, mediante la Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, fondata dieci anni fa da Paolo VI, con l’obiettivo di promuovere buone relazioni tra la Chiesa Cattolica e la comunità ebraica … Il semplice evento della vostra visita, che apprezzo, è di per sé la prova dello sviluppo e del rafforzamento costante di tali rapporti … l’incontro tra Cattolici ed Ebrei non è quello tra due antiche religioni che vanno per conto proprio e di cui sono noti i conflitti gravi e dolorosi: è un incontro tra “fratelli”, un dialogo … tra la prima e la seconda parte della Bibbia. E proprio come le due parti della Bibbia sono distinte, ma strettamente correlate, così lo sono anche il popolo Ebraico e la Chiesa cattolica … Questa conoscenza reciproca ci fa scoprire ancora di più ciò che ci unisce in una maggiore sollecitudine per la razza umana, ad esempio, nella lotta contro la fame, la povertà, la discriminazione che esiste in tutto il mondo … Grazie ancora per essere venuti qui e per il vostro impegno nel dialogo e per gli scopi perseguiti. Cerchiamo di riconoscere in Dio il Padre di tutti noi. “31

Il gran Maestro della loggia massonica P2, Gelli, era anche un collezionista di interessanti cimeli, utili alla conoscenza e fonte di informazioni, tra cui, ad esempio, delle fotografie di Giovanni Paolo II completamente nudo accanto alla sua (di Gelli!) piscina.”32    Apparve anche una fotografia in un giornale scandalistico italiano: è la foto di Giovanni Paolo II su una spiaggia con una giovane donna ed un bambino che sembra sorprendentemente somigliare a Karol Wojtyła!

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 La eretica “teologia del Corpo” del “marrano” Wojtyła è stata giustamente definita: un raffazzonamento Kabbalistico!

 Milioni di parole sono state scritte dopo l’elezione di Karol Wojtyła, nel tentativo di analizzare e capire che tipo di uomo fosse. Come si può vedere, è il tipo d’uomo che consentirà ad elementi come Villot, Cody, Marcinkus, Mennini, de Strobel, de Bonis, e Poletti di restare in carica … quindi, non ci può essere alcuna scusante nell’addurre motivi di ignoranza !…. ” -Si è trattato di un pontificato, il suo, dai “due pesi e due misure”: una per il “papa”ed un’altra per il resto dell’umanità. Il pontificato di Giovanni Paolo II è stato un trionfo per i faccendieri, per i corrotti, per i ladri internazionali… Mentre “sua santità” ha conservato un’immagine molto pubblicizzata, non diversamente da quella di un qualsiasi rockettaro alla moda nei suoi tour spettacolari; uomini dietro le quinte assicurano trattavasi di un normale giro di affari. Peccato che i discorsi gravemente moraleggianti di “sua santità”non possono, evidentemente, essere ascoltati dietro le quinte!

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“L’anti-Papa” Giovanni Paolo II, non bastando gli “illuminati”, né i “palladiani”, ha introdotto i massoni in casa “fai da te”: il culto segreto anti-cattolico conosciuto come “Opus Dei”!

   “… Con l’elezione di Karol Wojtyła ci si è uniformati subito ai [dis-]valori di Paolo VI, addirittura ampliandoli e con gli interessi! … Per quanto riguarda l’infiltrazione della Santa Sede da parte dei massoni, ad esempio, il Vaticano, attraverso l’attuale “papa”, non ha solo preso a bordo i diversi massoni da logge di varia obbedienza, ma ne ha anche acquisito una versione originale “autogestita” “fai da te”. Il suo nome è: Opus Dei, che qualcuno ha ribattezzato opportunamente “opus judei” (33). 

   La vera dottrina cattolica riguardo agli ebrei: confronto con le dottrine eretiche di Giovanni Paolo II:

“Nella diocesi di Mantova, il 13 aprile del 1986, Giovanni Paolo II, come già prima che diventasse “papa”, è diventato il primo “papa “, dal momento che la Chiesa per 2000 anni ha sempre proibito di visitare una sinagoga durante la celebrazione di un solenne servizio di culto, ad assistere ad una celebrazione in sinagoga, con la sua “regale” testa china, in riverente silenzio, come atto di omaggio, nel mentre i rabbini intonavano un inno, che sembrava in verità più un “consiglio comunale”, nel quale con ansia, al “loro” messia, si chiedeva come mai tardasse ancora a venire ” (Jewish Encyc.)! – L’incontro tra … i cattolici e gli ebrei condannato in “Lamentabili Sane” (S. Pio X, 3 luglio 1907), il Syllabus di errori, non è più scondo lui, uno tra gli errori dei modernisti, ma l’incontro tra antiche religioni che vanno proprio nella stessa direzione e che sappiamo aver conosciuto attraverso il Sant’Uffizio per i gravi e dolorosi conflitti; si tratta della condanna del seguente errore: l’incontro tra “fratelli” … un dialogo tra il primo ed il minore [tra Giacobbe ed Esaù – n.d.r.]. L’ispirazione della seconda parte della Bibbia, proprio come nei libri del Vecchio Testamento, è comune alle due parti della Bibbia, e consiste in questo: “che gli scrittori israeliti tramandarono le dottrine religiose sotto un certo aspetto particolare in parte conosciuto e in parte sconosciuto ai gentili così come per la Chiesa cattolica … Questo reciproco particolare aspetto ci fa scoprire la conoscenza di ciò che ci unisce ai gentili, come la maggiore sollecitudine per la razza umana, ad esempio nella lotta cristiana contro la fame, la povertà, la discriminazione. La dottrina era dunque in origine ovunque… Grazie al giudaismo! Grazie ancora per essere venuti qui e per i vostri futuri impegni nell’approfondimento del dialogo onde perseguire il primitivo, paolino obiettivo. Riconosciamoci giovannei, infine, davanti a Dio, Padre nostro ed universale, dei greci e di tutti».

Apprendiamo da San Cipriano: “Gli ebrei hanno maledetto Mosè, perché ha proclamato Cristo; amavano Dathan perché non Lo annunciava. Hanno respinto Aaron perché rappresentava l’immagine di Cristo; hanno accettato Abiron perché Gli si opponeva. Odiavano David perché cantava di Cristo; hanno magnificato Saul perché non parlava di Lui. Hanno rigettato Samuele perché aveva profetizzato di Cristo; servivano Cham perché non aveva detto nulla di Cristo. Hanno lapidato Geremia perché amava lodare Cristo e si rispettava Anania che Gli si opponeva. Hanno segato facendo a pezzi Isaia, ché annunziava le glorie di Cristo; glorificavano Manasse che perseguitava Cristo. Uccisero Giovanni che rivelava Cristo, hanno massacrato Zaccaria, pieno d’amore per Cristo … e amavano Giuda che Lo aveva tradito. ” E poi abbiamo una montagna di documenti pontificali e conciliari che da sempre hanno condannato i “nemici di tutti gli uomini” dottrina infallibile ed irreformabile ribaltata da un marrano [… e chi altri?]

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Papa Siri (anche se sempre sotto sorveglianza) ritratto mentre affronta apertamente il “patacca-fantoccio” Karol Wojtyła. Siri” ha ripudiato gli atti dell’antipapa Giovanni Paolo II come “l’idolatria delle false opere apostoliche.” (Gary MacEonin: “The inner Elite”, pag.234).

 Sulla copertina del “The Talmud Committee Journal” dell’inverno del 1991, trattando dell’Index Expurgatorius, edizione 1897, [di Papa Leone XIII], circa la questione dei Giudei Americani, compare il titolo: “Giovanni Paolo II ed i libri ebraici”, ove si vede come egli accetti, sorridendo, una copia “proscritta” dell’edizione Steinsaltz del Talmud “, e questo sebbene gli scritti ebraici siano stati espressamente messi all’Indice dalla celebre “costituzione” emanata da Papa Pio IV: ” Leonard Nimoy ha dichiarato che nel Talmud ebraico, in tutti i suoi glossari, c’è un segno ebraico segreto fatto sulle annotazioni, le cui interpretazioni sono di Bar-Mitzvah: esse sono state proibite anche se pubblicate e tollerate senza il nome “Talmud” e senza le sue vili calunnie contro la Religione cristiana; in ogni caso il nostro Santo Papa, Clemente VIII, nella sua Costituzione “contro gli scritti e gli empi libri ebraici”: “Cum saepe accidere possit”, pubblicata a Roma nell’anno del Signore 1592, il 28 febbraio, a conferma di analoghi precedenti provvedimenti di Paolo IV e S. Pio V, proscrisse e condannò: “… non era sua chiara intenzione, in tal modo, permettere o tollerare alcunché, anche nelle condizioni sopra riportate, perché espressamente e specificatamente indicò e volle che: gli empi talmud, scritti cabalistici ed altri libri nefasti degli ebrei fossero interamente condannati, e che condannati e vietati dovessero rimanere in perpetuo, e che la “Costituzione” su questi libri dovesse essere continuamente ed inviolabilmente osservata.”! – “Come un laico, legato alla terra: “… confidiamo che, con l’avvento dello Stato (di Israele), molto probabilmente del 2000, Gerusalemme diventerà la base politica e “città di pace” in modo da porre le fondamenta del potere militare in tutto il mondo, così che tutti possano qui incontrare l’Anticristo, quando arriverà. Riguardo all’Anticristo, i credenti nelle varie religioni saranno in perfetto accordo, trovando il loro diritto di esistenza nella fede degli ideali di Abramo “. (Parade) […] – Circa sei settimane dopo Karol Wojtyła viene presentato sul loggiato di piazza San Pietro come Giovanni Paolo II, ed in “OGGI”, la rivista di vita italiana, appare in copertina Giovanni Paolo II, poco prima di divenire “papa”, con un’amica ed un bambino che sembra preoccupare Wojtyla. Ecco alcuni estratti dalle ampie didascalie:

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Karol Wojtyła un “Cardinale” in pantaloncini?

 “L’uomo che guarda sorridendo il fotografo in compagnia di una donna ha un nome molto importante: Karol Wojtyła, nel momento in cui sono state scattate queste foto sensazionali, intorno al 1975, era il cardinale di Cracovia, con la sua donna …. un amico ed un gruppo di altri amici, che appariranno nelle immagini seguenti; egli sta iniziando a mangiare uno snack…. Wojtyła e la sua amica, che ha il bambino in braccio, un bellissimo bambino biondo, sono seduti su una coperta e stanno dicendo al ragazzino qualcosa che lo fa ridere. Questa, come le altre di questo rapporto esclusivo che pubblichiamo, è un’immagine veramente insolita per noi italiani…. Il cardinale Wojtyła gioca con il figlio di una sua amica di sesso femminile, dietro alla quale appare una seconda donna, l’altra persona del gruppo che li accompagna in gita… ”

L’8 maggio 1984 Giovanni Paolo II ha presieduto, a Papua, Nuova Guinea, nel corso di un “messa”, durante la quale la lettura è stata proclamata da una donna col torace nudo. L’immagine originale, senza censure, si trova in “Pietro, mi ami tu?” dell’Abbè Daniel Le Roux. Il “papa” era presente, e vescovi e sacerdoti sembravano non accorgersi di nulla che fosse fuori dall’ordinario.

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papa” Giovanni Paolo II fotografato in India mentre viene segnato sulla fronte con sterco di vacca, il segno degli adoratori della dea Shiva (2 febbraio A.D.1986)

Nel 1986, in India il “papa” si mostra sorridente quando gli viene impresso il “segno” degli adoratori della dea Shiva sulla fronte, proprio nello stesso punto in cui è stato segnato con il “crisma” della totale appartenenza a Gesù Cristo; per giunta in Vaticano, il 18 aprile 1983, si svolgeva una riunione della Commissione Trilaterale! [Per chi volesse approfondire, rimandiamo agli “illuminanti” numeri speciali sul “papa” polacco di Chiesa Viva! ].

LE PROFEZIE

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La parte mancante nell’originale della “Preghiera a San Michele”.

La parte mancante dall’originale della Preghiera a San Michele, composta dal Papa Leone XIII (da “The Raccolta”, dodicesima edizione, Langdon, Burns, Oates e Washbourne, Ltd., 1935.) recita:

Ubi sedes beatissimi Petri et Cathedra veritatis ad lucem gentium constituta est, ibi thronum posuerunt abominationis et impietatis suae; ut percusso Pastore, et gregem disperdere valeant. –  [“Nello stesso luogo santo, dove fu istituita la sede della Cattedra di Verità del beatissimo Pietro come luce del mondo, hanno eretto il trono della loro abominevole empietà, con l’iniquo disegno di colpire il Pastore, affinché il gregge venga disperso!”]

Dove si trova questo “luogo santo” di cui si parla nella preghiera? … Nel linguaggio cattolico un “luogo sacro” è il santo Sepolcro, il Calvario, il Cenacolo, il sito del Tempio, il Getsemani, la Via Crucis, la Chiesa dell’Assunta, etc. ma si tratta “sempre” del nome di un luogo geografico preciso, non generale. Papa Leone lo sapeva certamente bene! Questo “luogo sacro” è la ‘Santa Sede’ … un termine usato generalmente per indicare il “Papa come Sommo Pontefice” … La ‘Santa Sede’ è in realtà la Sede Vescovile di Roma. Con ‘santuario’, Leone XIII indica, con un termine generale, il Pontefice e la sua corte, … la suprema Gerarchia della Chiesa …. Ci sono decine di documenti ebraico-massonici che affermano come il loro obiettivo sia in realtà quello di raggiungere il Papato mediante impostori, ed utilizzare così la suprema Cattedra di Pietro, facendo passare il Cattolicesimo come ‘religione di transizione’ verso il giudaismo. 35

Dalla Venerabile Anna Katarina Emmerich:

“Ho visto in Germania tra ecclesiastici mondanizzati, degli illuminati protestanti, che preparavano piani per la fusione delle confessioni religiose, la soppressione del Potere Papale, la nomina di un collegio di superiori, la diminuzione delle spese e del numero di ecclesiastici, ecc, e che hanno trovato complici in molti dei prelati romani.”36

“Vogliono sradicare il pastore dai suoi stessi pascoli! Vogliono occupare il suo posto con un individuo che consegnerà tutto al nemico!” Poi scosse la mano indignata, gridando: “O voi truffatori tedeschi fermatevi!’, non riuscirete … il Pastore è fermo su una roccia o voi sacerdoti … siete presi dal sonno, il fuoco è dovunque nell’ovile e voi non fate nulla! O come si sentirà piangere in questo giorno!”(37).

“Sono venuto alla Chiesa di Pietro e Paolo (a Roma) e ho visto un mondo oscuro in preda all’angoscia, alla confusione ed alla corruzione, attraverso il quale brillano innumerevoli grazie a riposano migliaia di santi.” 38

Ho visto il Santo Padre circondato da traditori ed in grande difficoltà nella Chiesa. Aveva visioni ed apparizioni nei momenti di maggior bisogno. Ho visto molti buoni e pii vescovi; ma essi erano deboli e vacillanti, la loro viltà spesso prende il sopravvento … Poi ho visto il buio che si diffonde dappertutto, e la gente che non cerca più la vera Chiesa”.

“Dobbiamo pregare per il Papa: egli non può lasciare Roma, poiché inauditi mali sarebbero il risultato di un tale passo. Bisogna pregare lo Spirito Santo affinché lo illumini, perché anche ora stanno cercando di attuare qualcosa contro di lui. La dottrina protestante, come anche quella dei Greci scismatici, si sta diffondendo in tutto il mondo … Se il Papa lascia Roma, i nemici della Chiesa prenderanno il sopravvento … La Religione è stata così abilmente minata e soffocata, tanto che ci sono a malapena un centinaio di sacerdoti fedeli … Il tutto deve essere ricostruito presto per tutti, anche gli ecclesiastici sono al lavoro per distruggere – la rovina è ormai imminente …” (39).

“Vedo il Santo Padre in grande difficoltà. Lui vive in un altro palazzo e riceve solo alcuni alla sua presenza. Se il partito malvagio si muovesse con tutta la sua grande forza, attaccherebbe anche ora. Temo che il Santo Padre soffrirà molte tribolazioni prima della sua morte, perché vedo la chiesa nera contraffatta che guadagna terreno, vedo la sua influenza fatale sul pubblico. Il disagio del Santo Padre e della Chiesa è davvero così grande per cui occorre pregare Dio, giorno e notte!. Mi è stato detto di pregare molto per la Chiesa e per il Papa … Il popolo deve pregare ardentemente per l’estirpazione della chiesa oscura. “(40).

“Ho visto le conseguenze fatali di questa chiesa contraffatta: l’ho vista in forte aumento, ho visto gli eretici di ogni genere affollare la città ed ho visto pure la tiepidezza sempre crescente del clero, ed il cerchio delle tenebre divenire sempre più ampio. E ora la visione è diventata più estesa … ho visto in tutti i luoghi i Cattolici oppressi, molestati, soggetti a restrizioni, privati della libertà, le chiese chiuse, ed una grande miseria prevalere ovunque a causa della guerra e dello spargimento di sangue. “(41).

“Ho visto diverse chiese, o meglio, degli edifici sormontati da banderuole, delle congregazioni disunite dalla Chiesa, gironzolanti qua e là come mendicanti, affrettandosi in luoghi dove viene distribuito il pane, e che non hanno legami né con la Chiesa trionfante, né con la Chiesa sofferente. Non sono in una chiesa fondata regolarmente, una Chiesa vivente, unita alla Chiesa militante, sofferente e trionfante, né ricevono il Corpo del Signore, ma solo del pane. Coloro che sono in errore, non per colpa propria e che piamente desiderano ardentemente il Corpo di Gesù Cristo, vengono consolati spiritualmente, ma non mediante la Comunione. Coloro che abitualmente si comunicano senza questo ardente amore, non ricevono niente. …”(42).

“Hanno costruito una grande, singolare e stravagante chiesa, che abbraccia tutte le credenze con pari diritti: evangelici, cattolici, e tutte le denominazioni, una vera comunione diabolica con un solo pastore ed un solo gregge Ci doveva essere un “papa”, un papa stipendiato, senza possedimenti. Tutto era pronto, tutto stava per essere portato a termine; al posto di un altare, c’era solo abominio e desolazione. Così doveva essere la nuova chiesa, ed era per questo motivo che occorreva dare fuoco alla vecchia; ma Dio aveva progettato altrimenti! “ (43).

“Ancora una volta ho visto in mezzo a questi disastri, dodici nuovi Apostoli che lavoravano in paesi diversi, sconosciuti l’uno all’altro, e ciascuno riceveva fiumi di acqua viva dall’alto. Tutti hanno fatto lo stesso lavoro. Non so da dove abbiano ricevuto le loro direttive, ma appena uno finiva, un altro era pronto a continuare al suo posto”(44).

«Ah! un pio parroco è appena morto a Roma di vecchiaia! Ha ricevuto l’assoluzione generale, per sé! La sua anima è andata dritta in purgatorio, ma egli ve ne sarà rilasciato molto presto. Dobbiamo pregare per lui. Lui è stato molto legato al Papa durante la sua prigionia, ed ha fatto molto bene in segreto. Il Papa stesso ha poco tempo da vivere … Quel buon vecchio prete è stato uno dei dodici Apostoli sconosciuti che vedo sempre sostenere la Chiesa e di cui ho … parlato spesso. È il secondo a morire. Ora ce ne sono solo dieci, ma vedo che gli altri crescono. Questo fu amico e consigliere del Santo Padre, senza mai rinunciare al suo incarico parrocchiale per una posizione più alta ” (45).

“Vorrei che fosse già qui il tempo in cui il Papa vestito di rosso regnerà. Vedo gli Apostoli, non quelli del passato, ma gli Apostoli degli ultimi tempi, e mi sembra che il Papa sia in mezzo a loro.” (46).

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Papa San Pio X ha dichiarato: “I nostri nemici hanno inequivocabilmente fin dall’inizio, e con la massima chiarezza di visione, determinato il loro obiettivo, che è quello, in primo luogo, di separarvi dalla Cattedra di Pietro, e poi di seminare il disordine in mezzo a voi.” (47).

Papa San Pio X ha predetto: “Ho visto uno dei miei successori passare sopra i corpi dei suoi fratelli [forse Papi predecessori sepolti a Roma?]. Egli si rifugia sotto mentite spoglie in qualche luogo, e dopo un breve ritiro morirà di una morte crudele. L’attuale malvagità del mondo è solo l’inizio dei dolori che devono avvenire prima della fine del mondo.” (48).

Dalla Scrittura: “Io [Paolo] so che, dopo la mia partenza, lupi rapaci entreranno in mezzo a voi, e non risparmieranno il gregge” (Act. XX,29); “essi vi porteranno nei tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe” (Mt X,17),”Vi cacceranno fuori dalle sinagoghe; anzi, verrà l’ora, in cui chi vi uccide, penserà di far cosa gradita a Dio.”(Giovanni XVI: 2).”Io colpirò il pastore e le pecore saranno disperse “(Mc. XIV:27). -La santa mistica, suor Jeanne Leroyer ha detto: “Il Santo Padre è molto infelice; per causa sua tutta la Chiesa è nella desolazione.” (49). – “Il re dei Giudei sarà il vero papa dell’Universo, il Patriarca di una Chiesa internazionale.” (50). – “… Se gli uomini non si astengono dall’offendere Dio, comincerà un’altra e più terribile guerra … Egli sta per punire il mondo con la guerra, la fame, e la persecuzione della Chiesa e del Santo Padre. Per prevenire questo, chiederò che la Russia sia consacrata al mio Cuore Immacolato … Se le mie richieste verranno esaudite, la Russia si convertirà e ci sarà pace, altrimenti la Russia diffonderà i suoi errori per il mondo, promuovendo guerre e la persecuzione contro la Chiesa, i buoni saranno martirizzati, il Santo Padre soffrirà molto, alcune nazioni saranno annientate, … “ma alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà, il Santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà, ed il mondo potrà godere di un’era di pace”. – Nostra Signora di Fatima, 1917.

Il piano

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L’esagramma

“L’ ESAGRAMMA [la stella di Davide a sei punte] fu adottato dalla Organizzazione sionista al primo Congresso Sionista nel 1897”(Cavendish, p.1300), “sionismo” che non ha alcuna relazione con il Giudaismo praticato prima di Cristo)

 La ricostruzione del Tempio ebraico di Gerusalemme è stato un obiettivo perenne dei Massoni, onde preparare un’area di gestione temporanea adeguata all’introniz-zazione del loro “messia”. Ma i Massoni hanno giustamente riconosciuto, già da due secoli, che pietra d’inciampo al loro progetto, nella ricostruzione del “tempio”, non erano certamente i maomettani deliranti e perennemente frammentati, ma il Papato romano. Alle pagine 823-824 del suo “Morals and Dogma” (1871), Albert Pike ha rivelato: “Cagliostro era l’agente dei Templari e pertanto ha scritto ai Liberi Muratori di Londra che era giunto il momento di iniziare il lavoro di ricostruzione del tempio dell’Eterno … Una loggia inaugurata sotto l’egida di Rousseau, il fanatico di Ginevra, divenne il centro del movimento rivoluzionario in Francia … I motori segreti del movimento rivoluzionario in Francia … I motori segreti della rivoluzione francese avevano giurato di rovesciare il Trono e l’Altare sulla tomba di Jacques Demolay. [lo fanno ancora oggi nel rituale del 30° grado, cavaliere kadosh – n.d.r. -] Quando Luigi XVI fu giustiziato, la metà del lavoro era fatta, e da quel momento tutti gli sforzi dell’“esercito del tempio” sono stati indirizzati contro il Papa”. – “La lotta in atto tra il Cattolicesimo e la massoneria è una lotta mortale, all’ultimo sangue, incessante e senza pietà”, come ha dichiarato il Bollettino del Grande Oriente di Francia, nel 1892, a pagina 183. Ma come fare a portare avanti questa guerra, e con quali strategie, dal momento che la storia rivela che tutti i tentativi del passato di annientare la Chiesa, mediante attacchi fisici frontali, sono miseramente falliti? Il massone “fratello” Bethmont, membro del Parlamento francese, con disinvoltura si vantava con il Vescovo Pie di Poitiers, nel 1878: “… La violenza contro la Chiesa non porta da nessuna parte, useremo altri mezzi … organizzeremo una persecuzione che deve essere sia intelligente che legale, mediante la quale cingeremo d’assedio la Chiesa con una rete di leggi, decreti ed ordinanze che soffocheranno senza spargere una sola goccia di sangue “. (“Papato e Massoneria”, Mons. Jouin, 1955, pp. 23-24). – Il Rapporto del Congresso Internazionale massonico, tenutosi a Bruxelles, nel 1904, ha dichiarato: “Combattere contro il Papato, è una necessità sociale e costituisce il dovere costante dei Massoni”. Questo viene confermato dall’enciclica “Humanum Genus” (1884) di Leone XIII il quale sapeva perfettamente che: … il Papato è l’obiettivo ultimo di coloro che cospirano per distruggere la Chiesa dalle sue fondamenta: “… lo scopo della setta è quello di ridurre a nulla l’insegnamento e l’autorità della Chiesa tra la popolazione civile …. L’inimicizia dei settari contro la Sede Apostolica del Romano Pontefice ha aumentato la sua intensità … fino ad ora i malfattori hanno raggiunto l’obiettivo che si erano prefissi da lungo tempo coi loro malvagi disegni, vale a dire che il loro ardire è giunto sino a concepire la soppressione del potere del Romano sacro Pontefice e la distruzione completa di questo Papato di divina istituzione”. “Se la potenza sacra del Romano Pontefice doveva essere “detronizzata” ed il Papato ” completamente distrutto [ndr] “, ma, come già detto,”senza spargimento di una goccia di sangue”,come mai si è avviato il compimento di tutta questa sorta di nefandezze, ed a quale scopo? Poiché il “nemico” sicuramente sapeva che “la fede è bagnata dal sangue dei martiri”, ecco allora che si definisce, già dal 1930, un piano per eliminare il Papa, ma … senza uccidere il Papa, in modo da far posto ad una “falsa autorità” in obbedienza all’Anticristo. Il piano è stato discusso in una riunione segreta degli Ebrei della loggia massonica del B’nai B’rith a Parigi, segnalata dalla “London Catholic Gazette” nel febbraio 1936, e dal settimanale parigino “Le Revell du Peuple”, dalla quale citiamo in parte: ‘… ricordiamoci che finché resteranno ancora attivi i nemici nella Chiesa Cattolica, noi possiamo sì sperare di diventare i padroni del mondo … [tuttavia] il futuro re ebreo non potrà mai regnare nel mondo finché la presenza del Papa a Roma non sarà eliminata, così come non saranno abbattuti tutti gli altri Sovrani dei Gentili regnanti sulla terra. “(50). Nel testo sopra riportato è stata menzionata la minaccia circa l’impiego di una bomba atomica o all’idrogeno contro Siri e Roma se egli non avesse assecondato e fatto progredire il piano dei cospiratori. Per quanto riguarda il Soviet, il Bnai Brith, e le minacce americane di usare la bomba atomica sulla Chiesa (nel conclave del 1958) si accenna a questo progetto anche nel libro: “I pericoli nascosti dell’arcobaleno”, pp. 70-71.    “Che il mondo non sia libero dalla minaccia nucleare è cosa oramai ben nota, come è purtroppo ben dimostrato, tra gli altri, dalle pagine del libro di Alice Bailey “The Externalization of the Hierarchy” p. 191. – “La bomba atomica (anche se usata finora solo due volte per distruggere) annienta la resistenza al potere del male, essendo la sua potenza prevalentemente “eterica”. I suoi impieghi sono due in questo momento: A)- Come riserva per la liberazione di quella energia che cambierà il modo di vivere dell’uomo, inaugurando così una “nuova era” in cui non avremo la presenza di varie civiltà con le relative culture emergenti, bensì un’unica cultura mondiale ed una sola civiltà emergente, dimostrando in tal modo che ci sia una vera ed unica sintesi alla base l’umanità. La bomba atomica è stata realizzata da: un “primo raggio” “Ashram” [fuoco che genera, desiderio di bene), Shamballa (forza, violenza, energie), che ha lavorato in collaborazione con un gruppo di “quinto raggio” [gli operatori scientifici]; in prospettiva, attualmente, il suo impiego è presentato con un intento puramente benefico. – B). Come mezzo nelle mani delle Nazioni Unite, apparentemente per far rispettare le forme esteriori della pace, e, quindi, dare il tempo per l’indottrinamento sulla pace e produrre la crescita del benessere. La bomba atomica non appartiene più alle tre nazioni che l’hanno perfezionata e che attualmente ne possiedono i segreti: gli Stati Uniti d’America, la Gran Bretagna ed il Canada. Il suo impiego appartiene alle Nazioni Unite (per tenere sotto minaccia una eventuale azione aggressiva da parte di una qualsiasi Nazione che alza “rabbiosa” la testa). Non ha importanza se in sostanza l’aggressione venga rivolta verso una particolare Nazione o un gruppo di Nazioni o se essa sia diretta contro gruppi politici di una qualche potente organizzazione religiosa, COME LA CHIESA DI ROMA (-maiuscolo redaz.-), che possono divergere dalla linea politica ed attentare al principio secondo il quale tutte le religioni sono ugualmente responsabili e tutte portano gli esseri umani più vicino al Dio dell’Amore” (Ibid., pag. 548). – La minaccia di bombardare il Vaticano era evidente anche nel bombardamento americano su Roma, che Adolf Hitler dichiarava “città aperta”, e nella vicenda della distruzione dell’Abbazia di Monte Cassino (che mostrò quello che gli alleati erano in grado di poter fare alla Chiesa e al Vaticano). – Carlos Vazquez Rangel, Gran Commendatore del Supremo Consiglio dei massoni del Messico, ha pubblicamente confermato i sospetti, già lungamente datati, che Roncalli e Montini non erano i soli “compagni di viaggio” dei massoni. In un’intervista al settimanale politico “Processo” nel 1993, Vazquez ha dichiarato che “tra gli otto isolati che costituiscono lo Stato del Vaticano, funzionano non meno di quattro logge di “rito scozzese”. Molti dei più alti funzionari del Vaticano sono massoni, ed in alcuni Paesi, dove alla Chiesa non è consentito di operare, sono le logge che portano avanti, clandestinamente, gli affari del Vaticano. ” – Vazquez ha sostenuto che lo sforzo per mitigare le sanzioni della “Chiesa” all’adesione massonica, sostenute dal defunto arcivescovo Mendez Arceo di Cuenavaca, anche egli massone, è andato finalmente a buon fine ad opera della sollecita collaborazione di Giovanni XXIII e di Paolo VI, che erano diventati massoni già molti anni prima delle rispettive “usurpazioni” della Cattedra di Pietro”. Lo stesso giorno infatti, a Parigi, il “profano” Angelo Roncalli ed il “profano” Giovanni Montini sono stati avviati ai misteri augusti della Confraternita. È così, quindi, che fu raggiunto l’obiettivo, in occasione del Concilio, sulla base dei principi massonici.” – Nubius (Piccolo Tigre) nella sua infame “Istruzione Permanente dell’Alta Vendita” aveva dichiarato, nel 1846: “Il Papa, chiunque esso sia, non potrà mai venire alle società segrete; spetta alle società segrete, in primo luogo, andare alla Chiesa, in modo da conquistarle insieme. L’opera che abbiamo intrapresa non è il lavoro di un giorno, né di un mese, né di un anno. Può durare molti anni, un secolo forse, ma nelle nostre file il soldato muore e la lotta continua. Noi non intendiamo guadagnare i Papi alla nostra causa, farne dei neofiti dei nostri principî, dei propagatori delle nostre idee. Sarebbe un sogno ridicolo e, in qualsiasi modo si svolgano gli avvenimenti, se per esempio dei Cardinali o dei prelati siano entrati, di loro spontanea volontà o di soppiatto, a parte dei nostri segreti, questo non è nient’affatto un incentivo per desiderare la loro elevazione alla Sede di Pietro. Quella esaltazione ci rovinerebbe. L’ambizione li avrebbe condotti all’apostasia, i bisogni del potere li costringerebbero a sacrificarci. Quello che dobbiamo chiedere, quello che dobbiamo cercare e aspettare, come gli ebrei aspettavano il Messia, è un Papa secondo i nostri bisogni. Alessandro VI, con tutti i suoi delitti privati, non sarebbe stato adatto alla nostra causa, per non aver mai commesso un errore in materia religiosa. Clemente XIV, al contrario, ci si adatta bene, dalla testa ai piedi. Il Borgia [Alessandro VI] era un libertino, un vero sensuale del XVIII secolo, smarritosi nel XV. Ha anatemizzato, nonostante i suoi vizi, tutte le voci dei filosofi e degli increduli, ed a lui si devono gli anatemi con i quali con vigore ha difeso la Chiesa. Al contrario Ganganelli [Clemente XIV] si abbandonò, legandosi mani e piedi, ai ministri dei Borboni, i quali lo resero un timoroso ed un tollerante verso gli increduli, dai quali Ganganelli fu ritenuto un grande Papa. È necessario trovarne quindi un altro dello stesso stampo, se sarà possibile. Con lui, nell’attacco contro la Chiesa, noi potremo marciare con più sicurezza degli opuscoli dei nostri fratelli in Francia, o anche dell’oro d’Inghilterra.”(52). – Il cardinale Siri, un prelato con grande fama di negoziatore e pacificatore tra le parti sociali, evidentemente, si adattava alle esigenze dei muratori “alla lettera”. Poco dopo la sua elezione unanime del 26 ottobre 1958, Siri è stato convinto nel modo più brutale a “farsi da parte”, con una “abdicazione” pontificia forzata, riconosciuta da tutti i presenti essere completamente invalida. Anche i Cardinali massoni avevano votato per lui, per assicurarne l’elezione e l’accettazione della carica, per chiederne poi le dimissioni immediate cinque minuti più tardi, con la minaccia di annientare la Chiesa. Poi nell’offrire una “coesistenza pacifica” tra la Chiesa ed i suoi persecutori, avevano cercato un candidato “di compromesso”, trovando un “papa garante.” Il conclave era stato quindi viziato, e due giorni dopo, il “garante” si è rivelato essere Angelo Roncalli, portavoce dell’ordine del giorno massonico, per cui è stato posto dalle forze dell’Anticristo a capo della Chiesa, ma non come Papa, bensì come “anti-Papa”. In questo modo essi speravano di perpetuare la morsa mortale sulle strutture della Chiesa, con un susseguirsi di capi-figurativi deviati, privi della guida dello Spirito Santo. E solo con il soggiogare un “vero Papa”, sconosciuto al mondo esterno, e con il “sostituirlo” con un falso pastore, i massoni potevano arrivare alla realizzazione piena e totale del loro obiettivo! Il vero Papa, che invano aveva sperato di evitare una catastrofe per la Chiesa, declinando l’assunzione pubblica del legittimo Ufficio, ha permesso invece qualcosa di molto peggio. Finché ha vissuto, la sua stessa esistenza ha impedito l’elezione di un altro vero Papa. Egli è stato deriso con la ripetizione della sua elezione, ancora una volta soppressa in 3 “conclavi” successivi! – Il “garante” Roncalli ha aperto così la strada al “demolitore” Montini [“la ruspa”, -n.d.t.-], che era caduto in disgrazia e rimandato a Milano, senza il cappello rosso cardinalizio, da Papa Pio XII nel 1954. Il motivo della sua estromissione fu riportata in “Il Borghese” e in “SI SI NO NO”: egli era un alleato di Stalin e Togliatti; Montini fu scoperto mentre trasmetteva ai sovietici informazioni riguardanti i nomi dei Vescovi segretamente inviati in Europa orientale ed in Russia per servire la “Chiesa del silenzio”, causandone l’arresto, la deportazione ed in alcuni casi finanche la morte. Il “traditore” Montini avrebbe poi tentato di “ratificare ufficialmente” ed “imporre” i documenti eretici del Concilio Vaticano II ai fedeli, come sarebbe stato possibile solo da parte di un anti-Papa. – La maggior parte cattolici di oggi, semplicemente non può capire perché, o come un tale crimine possa essere stato perpetrato con successo in modo quasi impercettibile dal mondo esterno, con la partecipazione attiva degli “alti principi” della Chiesa, nell’arco di una generazione, come sostenuto dalla “Tesi Siri”. Sicuramente un tale lungo, estenuante complotto, sarebbe ben al di là delle capacità del più malvagio tra gli uomini. Ma 130 anni fa, Papa Pio IX ha spiegato che: “Se si prende in considerazione l’enorme sviluppo che … le società segrete hanno raggiunto, il perseverante vigore durante ampi lassi di tempo, la loro furiosa aggressività, la tenacia con la quale i loro membri si aggrappano alla associazione e per i falsi principi che professa, la perseverante cooperazione reciproca di tanti diversi tipi di uomini nella promozione del male, non si può certo negare che l’ARCHITETTO SUPREMO di queste associazioni (visto che la causa deve essere proporzionale all’effetto) non può essere altro che “colui” che negli Scritti Sacri è definito come il “principe del mondo”, e cioè satana in persona, che anche con la sua collaborazione fisica, dirige ed ispira almeno i leader di questi organismi a cooperare materialmente con loro”. (“Acta Sancta Sedis”, v. 1, p. 293, 13 luglio 1865). – Denis Fahey, nella prefazione alla nuova edizione riveduta di: DillonThe War of Antichrist With The Church And Christian Civilization”, 1885, reintitolata “Grand Orient Freemasonry Unmasked As The Secret Power Behind Communism”, [frammassoneria smascherata come potere segreto legata al comunismo]; Christian Book Club, Palmdale, CA, states, dichiara:

Massoneria e nazione ebraica

   In una nota a pagina 20 dell’edizione originale, mons. Dillon ritorna sulla questione della direzione della Massoneria, di cui aveva già parlato nella sua prefazione. Egli ci dice: “Il collegamento ebraico con la Massoneria moderna è un dato di fatto ovunque manifesto nella sua storia: le formule ebraiche impiegate dalla massoneria, le tradizioni ebraiche che improntano il suo cerimoniale, conducono ad una origine ebraica, o quantomeno al lavoro di pianificatori ebrei. … Chissà, che dietro l’ateismo ed il desiderio di guadagno che li spinge a sollecitare i “cristiani” a perseguitare la Chiesa e a distruggerla, non si trovi la speranza recondita di ricostruire il loro tempio, e nelle profondità più oscure di queste trame societarie, non si nasconda una società ancora più profonda, che mira ad un ritorno alla terra di Giuda per la ricostruzione del Tempio di Gerusalemme? “. – Queste osservazioni possono fornire il punto di partenza per un esame di tutta la questione inerente alle società segrete e alla loro azione, studiandole alla luce delle Encicliche dei Sommi Pontefici, e della storia. (53). 

* Nota importante :

Fr. Khoat, il provvidenziale sacerdote che ha incontrato”il cardinale Siri” (cioè Papa GregorioXVII) nel 1988 d.C.), -il 20 maggio del 2006, Festa del Corpus Christi, per il 100° anniversario della nascita di “Siri”, ha pubblicamente annunciato (video registrato su nastro)che Papa GregorioXVII ha proceduto alla nomina dei Cardinali “prima della sua “misteriosa morte, avvenuta il 2 maggio 1989 d.C.”. P.Khoat ha chiarito che “ci sono oggi(si era allora, come detto, nel maggio 2006 d.C.) “veriCardinali”che sono stati nominati da Papa GregorioXVII ancora in vita(“la Chiesa sotterranea”).

“La scelta del vero Papa, secondo i profeti, sarà: a) quasi miracolosa; b) immediatamente successiva ad una terribile guerra ed a rivoluzioni; c) fatta da Cardinali “elettori” che si riuniranno tra molte difficoltà; d) sarà (come alcuni profeti annunciano) protetta dall’intervento dei Santi Pietro e Paolo e degli Angeli…”. [fr.Culleton, “The Prophets and Our Times”,1941A.D. (con Imprimatur)].

NOTE

1 The Next Pope, The American Weekly, March 17, 1957, p. 21.

2 The Year of Three Popes, p. 142.

3 Runaway Church, Seabury, 1975. p. 10.

4 Cardinal Siri: The Man Who Could Have Been Pope, Our Sunday Visitor, May 21, 1989, p. 17.

5 The Popes In The Twentieth Century, Carlo Falconi, Little, Brown & Co., Boston, 1965. p. 308.

6 Pope John XXIII; His Life and Character, by Rev. Paul C. Perrotta, O.P., 1959, pp. 135-139.

7 Catholic Encyclopedia, v. 1, 1907, p. 32.

8 Exerpt from the French Newsletter, Introibo, No. 61, July-August- September, 1988, Association Noel Pinot, Angers, France, p. 3.

9 The Hidden, But Victorious Way Of The Free-Masonry, Rev. Fr. Henri Mouraux.

10 La Popessa, Paul I. Murphy and R. Rene Arlington, 1983, pp. 332- 333.

11 L’oecumenisme vu par un Franc Macon de Tradition, Yves Marsaudon, 1964, Paris, p. 26.

12 ibid., p. 15, 16.

13 John XXIII Comes To The Vatican, by Rev. Francis X. Murphy, C.SS.R., 1959, p. 139.

14 I Will Be Called John, Lawrence Elliott, 1973, pp. 90-92.

15 The Pope: Could He Be Cardinal Siri?, by Louis Hubert Remy, translated into English by Mrs. Heidi Hagen. L’originale, in francese, è pubblicato in SOUS LA BANNIERE No. 06 LUGLIO-AGOSTO 1986, Vailly-sur-Sauldre, France.

16 Excerpt from the French Newsletter, Introibo, No. 61, July-August- September, 1988, Association Noel Pinot, Angers, France, p. 3.

17 The Hidden, But Victorious Way Of The Free-Masonry, Rev. Fr. Henri Mouraux.

18 In God’s Name, p. 161-162.

19 ibid., p. 177.

20 A Thief In The Night, John Cornwell, Simon & Schuster, New York. 1989. p. 330

21 ibid., p. 242

22 ibid., p. 255.

23 The Hidden, But Victorious Way Of The Free-Masonry, Rev. Fr. Henri Mouraux.

24 Catholic Prophecy, The Coming Chastisement, 1970, TAN Books, p. 20.

25 The Broken Cross, The Hidden Hand in the Vatican, Veritas Publishing Company, Pt. Ltd., Australia, 1984, pp. 169, 170.

26 Focus Newsletter, May 1987, v. 1., no. 1., Michael A. Hoffman, Wiswell Ruffin House, Dresden, NY.

27 The Broken Cross, The Hidden Hand in the Vatican, Vertas Publishing Company Pt. Ltd., Australia, 1984, p. 171.

28 Christian Married Love, Edited with an Introduction by Raymond Dennehy, Ignatius Press, 1981, p. 101.

29 Time Magazine, October 30, 1978, p. 87.

30 The Broken Cross, The Hidden Hand in the Vatican, Veritas Publishing Company Pt. Ltd., Australia, 1984, p. 172.

31 Catholic Counter-Reformation #1874, pp. 509-510.

32 In God’s Name, Yallop, p. 319.

33 In God’s Name, Yallop, p. 264-265.

34 Catholic Counter-Reformation #1874, pp. 509-510.

35 The Question of the St. Michael’s Prayer, Fillip Q. Dictioneri, D.A.

36 The Life of Anne Catherine Emmerich, Very Rev. Carl E. Schmoeger, C.SS.R., v. ii, p. 346.

37 ibid., pages 349-350.

38 ibid., p. 130.

39 ibid, p. 298.

40 ibid., pp. 292-293.

41 ibid., p. 281.

42 ibid., p. 85.

43 ibid., p. 35.

44 ibid., pp. 329-330.

45 ibid., pp. 343-344.

46 Quote from Katarina Emmerich from The prophets and Our Times by Rev. R. Gerald Culleton, 1941, p. 207.

47 Une Fois Encore, Par. #7; 6 January 1907.

48 Catholic Prophecy, The Coming Chastisement, Yves Dupont, 1970, TAN Books, p. 22.

49 Prophecies and Portents For Our Times, Yves Dupont, p. 12.

50 Protocols of the Learned Elders of Zion, Sergei Nilus, 1905. Protocol #17.

51 The Masonic Plan to Suppress the Papacy as Admitted by the Freemasons Themselves, Exile of the Pope Elect; Part VIII, Gary Giuffre

52 The War of Antichrist With The Church And Christian Civilization, by Msgr. George F. Dillon, 1885, re-titled as Grand Orient Freemasonry Unmasked As The Secret Power Behind Communism, Britons Publishing Company, London. 1965. pp. 90-91. Catholic Counter-Reformation. #1874, pp. 509-510.

53 The War of Antichrist With The Church And Christian Civilization, by Msgr. George F. Dillon, 1885, re-titled as Grand Orient Freemasonry Unmasked As The Secret Power Behind Communism, Christian Book Club, Palmdale, CA.

 

NOTA: la “Tesi Siri” può essere copiata e distribuita interamente, purché non venga alterata in alcuna sua part

N.B. le note del traduttore sono indicate con [- n.d.t.-].

Copyright to The Siri Thesis is retained by William G. von Peters, Ph.D. Prior Copyright to source documents, newsletters, etc., provided by Gary Giuffre’ remains with him.

 

Giuseppe SIRI (S.S. Gregorio XVII): “MIO PADRE”

Dal redattore del sito www. shepherdandsailor.com, Ms. Nellie Villegas riceviamo il libro, mai ufficialmente pubblicato, di S.S. Gregorio XVII, Giuseppe Siri. Si tratta di un’opera biografica, o meglio autobiografica, scritta nel ricordo affettuoso del padre, figura di altri tempi, per amici e parenti che avevano avuto modo di conoscerlo e di apprezzarne le qualità. La sua lettura serve a farci comprendere la personalità profondamente spirituale di questo uomo umilissimo, pieno dello Spirito di Dio, che con la condotta di una vita cristiana esemplare, vissuta in famiglia e tra gente comune, ha saputo gettare, senza forse nemmeno sospettarlo, le fondamenta spirituali nell’anima del futuro Santo Padre Gregorio XVII, il Papa della “Chiesa eclissata”. La sua lettura è fonte di pace interiore, di considerazioni spirituali nella conoscenza di un uomo, apparentemente insignificante, che ha vissuto nel timore di Dio, che come sentenzia il Re-Profeta, è l’origine della Sapienza divina [Ps. CX, 10], sapienza che non ha bisogno di titoli o onorificenze accademiche: lo stesso “timore di Dio” che sempre doveva animare l’apostolato e tutto l’operato del figlio Giuseppe, scelto da Nostro Signore Gesù Cristo come suo Vicario in terra nel momento forse più terribile e buio della vita della Chiesa di ogni tempo, nel tempo di Giuda, dell’Apostasia, dei tradimenti sfacciati, dell’apparente trionfo del vicario dell’anticristo. Conoscere perciò Niccolò Siri è capire meglio la grandezza spirituale del figlio, immagine vivente di Cristo nel Getsemani. La lettura umile di questo scritto, offre un grande beneficio all’anima dell’umile seguace di Cristo. [Dal sito citato è pure possibile scaricare il libro in formato PDF: [http://www.shepherdandsailor.com/419891893]. ]

GIUSEPPE Card. SIRI

Mio Padre

padre Siri

PROFILO

A cura di Nellie Villegas

Lontano nel tempo, dopo che Lui morì, considerando nell’insieme la sua vita, ho scoperto la vera dimensione spirituale di mio padre. Prima vedevo, registravo, ma mi sfuggiva lo sguardo di insieme. – Scoprendolo, ho capito che il suo profilo doveva essere delineato, non solo per il conforto di quanti gli hanno voluto bene, ma perché la sua figura può insegnare qualcosa. Un uomo umile, che rimane coerente a se stesso per oltre novantadue anni, colla sua virtù rivela le infinite possibilità nascoste di una vita in Dio, senza alcun intento terrestre, nessuna risonanza, nessun vanto terreno.

I.

LE ORIGINI

Il 16 luglio 1887 alla età di soli sessantatre anni moriva mio nonno, Giuseppe. Quel giorno accadde un fatto semplice e commovente che segnò una vita. Il vecchio era stato perseguitato dalle disgrazie. Era stato sposato e dalla prima donna aveva avuto tre figli. Subito dopo la morte di questa donna e la vedovanza, si era risposato con Rosa Siri, mia nonna. Questa gli donò altri quattro figli, ultimo nato il 21 giugno 1874, mio padre. Dopo soli trentotto giorni dalla nascita di mio padre la nonna Rosa moriva e si apriva un’altra penosa vedovanza. Le malattie, le spese, avevano distrutto quasi tutto il patrimonio paterno. Era rimasta solo la casa dei vecchi col terreno attorno. Fino a questo momento la famiglia del nonno era vissuta a Vara Superiore di Martina Olba. C’era da secoli: le prime tracce si ritrovano nei primi registri della nuova parrocchia di Martina, nel 1621. Ammalato lui stesso, il nonno cercò scampo più vicino al mare e così, passando il monte, la famiglia si trapiantò in Gameragna, una frazione di Celle Ligure. La morte del nonno avvenne qui. – Ed eccoci al fatto interessante. Il nonno morente chiamò tutti i sette figli attorno al letto e disse le ultime parole: “Vi raccomando di pregare, di pregare sempre.” Mio padre aveva allora solo tredici anni. Quelle parole furono la consegna che mio padre impresse e che rannoda e spiega tutta la sua vita. Troppe volte lo sentii ripetere quelle parole di suo padre morente. Le ripeté anche a me. – Davanti alla casa paterna in Vara, il nonno, lo stesso giorno della nascita di mio padre, aveva piantato un melo. Ho sempre tenuto d’occhio quel melo altissimo e che morì press’a poco quando morì mio padre. Anche il melo aveva passato la novantina. – L’orfano più piccolo, mio padre, si trovò intorno i fratelli. Gli volevano bene; aveva tredici anni. Capofamiglia era Bernardo che toccava allora i trentadue anni. Questo mio zio assolse mirabilmente il compito di portare avanti la notevole famiglia fino a che tutti ebbero presa la loro strada. – Era una figura unica. La onestà, il senso cristiano in tutto, la osservanza, l’esempio integerrimo, la chioma argentea (quando io lo conobbi) ne hanno fatto il patriarca dell’Olba. Del patriarca aveva gli accenti, il discorso a proposizioni scultoree epigrammatiche, il tono della voce. La sua straordinaria memoria gli permetteva di ricordare i confini di tutti i terreni della valle, al punto che il suo verdetto nei conflitti di proprietà era riguardato da tutti il verdetto di un giudice. La sua parola era ascoltata da tutti. Le disgrazie sopportate con perfetta rassegnazione gli aggiunsero una venerabilità. Perse il primogenito nella prima guerra mondiale, ebbe la moglie – l’angelica zia Geronima – per decenni ammalata, una figlia per lunghi anni ammalata e che precedette i genitori nella tomba. Questo contesto nulla turbò in quella casa — era quella del nonno, dove era nato mio padre – ed io, ragazzo, d’estate vi andavo quasi tutti i giorni per la soavità e la pace che vi si godeva. Morì a settantacinque anni, ma non era stato il primo ad andarsene. La più anziana delle sorelle di mio padre, Geronima, era andata sposa a Savona: morì presto; io ne sentivo parlare come di una santa. Altro fratello era Antonio: morì poco più che quarantenne per uno di quei mali che oggi si curano sempre; ma allora la valle dell’Olba non aveva né medici né medicine. Annunziata – la zia Nunzia – si sposò e ben presto la sua famiglia, la più vicina e la più cara alla mia, si fissò a Sestri. Fu veramente la donna forte; ebbe da combattere tutta la vita, il marito suo dovette essere molte volte e per lunghissimi periodi ricoverato ed ella affrontò la situazione in modo da tirarsi avanti una famiglia di sei figli (uno morì nella prima guerra; un altro, mio coetaneo morì per difetto cardiaco a 17 anni). Ricordo che quando un ciclone le scoperchiò il tetto della casa, essa ebbe il coraggio e l’abilità di rifarselo. Questa donna meriterebbe una biografia a parte. Giovanni Battista (Baciccia) fu un cristiano completo e un saggio. I parroci della valle mi dicevano che era il miglior uomo della valle. Parlava poco, ma i suoi detti erano setenze; anche lui era chiamato ad arbitrare e comporre liti, serio, paziente, incredibilmente buono. Una parte delle mie campagne all’Olba da bambino le ho passate in casa sua. Anche lui restò vedovo quando la moglie gli donava il quarto figlio. Si risposò molti anni più tardi con una donna semplice e angelica – la zia Angiolina – l’ultima di tutti a morire, prima di mio padre. La sorella mitissima, vecchia solo di due anni più di lui, Maria, fu per sempre la più vicina e la più simile a mio padre. Anche questa zia fu dolorosamente colpita dalla sventura. Gli morì giovanissimo il marito, lasciandola con cinque figli dei quali una morì in fasce. Tirò avanti, fu accolta nella casa dello zio Baciccia e curò i figli suoi e quelli del fratello rimasti senza madre. Tutti la chiamavano “mamma” e quando andavo lassù la chiamavo “mamma” anch’io. Mio padre era il più piccolo. Questo contorno familiare permette di capire mio padre. – Fino al termine della vita non fu mai chiassoso, ridanciano: la serietà gli era abituale ed il suo volto, il suo sguardo dolce celavano una piccola ombra di malinconia: non aveva conosciuto sua madre! Ho notato la stessa ombra in genere su quelli che non hanno conosciuto la mamma. Lui evitava di parlare di sua madre; era certamente un modo per difendere la intima pena che aveva portato con sé tutta la vita. Da ragazzo conobbi bene due sorelle di mia nonna. Di una, Maria, i vecchi mi dicevano che assomigliava moltissimo alla sorella defunta. La ricordo: quasi ottantenne dirigeva in modo del tutto disinvolto, autoritario l’allevamento che aveva al di là dei Canaloni dell’Olba. Andavo ogni tanto a trovarla e questo le faceva un gran piacere. La sorella, Antonia, che morì ultranovantenne e stava al di qua dell’Olba in una località detta Canai, era tipo completamente diverso. Riservata, quasi scompariva, col suo Rosario in mano. Capisco che il non potere parlare della mamma sua, deve essere stato una ferita inguaribile per tutta la vita di mio padre. – L’orfano di tredici anni aveva imparato a leggere e scrivere da un buon prete di Gameragna; pensò anche di farsi o religioso o sacerdote. Ma le condizioni della famiglia non erano favorevoli e l’ideale, appena intravisto, svanì. Per la vita, mio padre aveva solo il Rosario in mano, anche lui. Tre anni restò a Gameragna, poi capì che era tempo ormai di intraprendere la sua via e guadagnarsi il suo pane. A sedici anni trovò un posto da garzone nella azienda ortolana di Domenico Servetto a Voltri. Allora ebbe per madre la Vergine delle Grazie. Le Grazie di Voltri restarono il suo centro ideale per quel motivo: vi tornò sempre finché visse. E finché visse Domenico Servetto, facendo la salita del Santuario si fermava a salutare, sempre affettuosamente accolto, il suo vecchio padrone. Più d’una volta portò anche me. Quando molti anni più tardi toccò a me di consacrare il vetusto Santuario, fu felice. Altro punto di riferimento era il Santuario dell’Acquasanta. Credo fosse una tradizione di famiglia passare il monte e scendere a piedi all’Acquasanta; egli la conservò sino alla fine. Quando, a dieci anni di età, il stavo per entrare in Seminario volle portarmi all’Acquasanta; forse per mettermi nelle mani della Madonna. Là comperò l’acquasantino che doveva far parte del mio corredo. Io ho sentito tante volte nella mia vita la presenza della Santissima Vergine: credo di doverlo a mio padre. Del resto quando io nascituro ero in pericolo di vita, Egli, me lo disse molti anni dopo, mi aveva offerto alla Madonna.

II.

LA GIOVINEZZA

   Fu una giovinezza laboriosa, riservata, controllata. Non conobbe nessuno dei passatempi, buoni o cattivi che fossero. Il mistero di questa giovinezza conscia e già perfettamente matura, scappò di bocca a mio padre già vecchio quando discorrendo col suo confessore ebbe a dirgli che aveva passata la sua, intatta. Si trattava della stola battesimale illesa. – Il naturale riserbo di quest’uomo, assolutamente schivo a parlare di sé o a farsi qualunque genere di elogi o a raccattarne dagli altri, copre certamente molte cose perché una giovinezza di un uomo, intelligente, dalla memoria ferrea, non la si può pensare come un sonno indisturbato. Bisogna però concluderne che questo giovane ebbe una vita spirituale singolarmente intensa e non comune. I riflessi di quella giovinezza li traggo dal parlare che egli fece con noi delle vicende dell’ambiente esterno nel quale visse, nonché dai ricordi di mia madre. – Dopo alcuni anni di servizio negli orti coltivati da Domenico Servetto, passò alle dipendenze di Casa Viacava. L’Onorevole Deputato di questo nome passava parte del suo tempo nelle sue due ville in Voltri. Fu questa l’occasione per cui conobbe mio padre e lo assunse. A Voltri la famiglia Viacava passava il caldo dell’estate nella villa dei Colletti in alto, poco discosto dalla strada mulattiera che da Prà sale per discendere poi al Santuario dell’Acquasanta. In autunno la famiglia discendeva alla villa più in basso, sullo stesso pendìo di fronte a Carnoli, nella località detta Serrea, quella ove fu poi la casa degli Orfani dei Marinai. L’inverno la famiglia stava a Genova in un appartamento, allora lussuoso, sito al numero 3 di Distacco Piazza Marsala. Le occupazioni di mio padre erano di domestico e nello stesso tempo di uomo di fiducia; quando il figlio dell’onorevole in uno sgraziato incidente perdette l’equilibrio mentale e poteva in taluni momenti diventare pericoloso, era affidato alla amorevole custodia di mio Padre: si trattava del Signor Andrea. C’era la moglie dell’onorevole, Serafina, la quale, prima lavandaia, fu voluta per la sua bellezza dall’uomo allora il più ricco di Voltri. Era donna di notevole intelligenza e saggezza, ma non perdette mai le tracce della sua limitatissima educazione. Il figlio Andrea aveva sposato Maria Avogadro. Questa signora sarebbe stata la mia cara madrina, dona equilibrata, diplomatica, di una autorità reale, ma bonaria. La famiglia Viacava era tutta qui. – In un tale quadro con tali complicati rapporti facilmente intuibili, mio padre visse fino al matrimonio. La cosa che oggi mi stupisce è che io ho sentito tante volte ricordare con una punta di affettuosa nostalgia questo ambiente coi personaggi secondari che rotavano intorno al piccolo potentato: non ho mai sentito una sola parola di malevolo apprezzamento, un pettegolezzo acido. Per tanti anni mi è sembrato, ascoltando mio padre, che non esistesse a questo mondo il parlare male degli altri. Più tardi mi convinsi che esisteva e solo allora ho imparato a conoscere la virtù di mio padre. Quando a riandare quei tempi, specialmente nella vivacità colorita, al tutto romagnola di mia madre, c’era pericolo che i ricordi di un tempo prendessero una strada meno delicata, papà aveva un’arte impareggiabile per deviare il discorso. La sua virtù non si esibiva mai. Eppure i ricordi di quel tempo esibivano tipi ameni, forse discutibili, ricchi delle contraddizioni piccole e salaci di un mondo popolaresco per quanto inserito nell’alta borghesia. – In casa Viacava papà conobbe mia madre. Debbo presentare questa donna singolare. Si chiamava Giulia Bellavista, alta, distinta, disinvolta e bella. La intelligenza di questa giovane era affascinante. A soli 17 anni aveva dovuto partire dal suo paese, Gatteo in provincia di Forlì, per guadagnarsi il pane. Gli affari di mio nonno erano andati male e bisognava sfoltire la numerosa famiglia. Mio nonno materno Giuseppe, morto poi tranquillamente come la nonna Mariuccia a 89 anni, era un bel tipo. Nobile e generoso, amava il canto, correva a Bologna per sentire l’opera, faceva spacconate, come quella di vestirsi da damerino e accendersi sulla piazza del paese il sigaro, bruciando davanti a tutti un biglietto (allora!) da venticinque lire! Quest’uomo, che proprio per le sue non disoneste fantasie si era giocata una prosperità, non si accasciò mai, mai cessò di scherzare, di aiutare gli altri. Aveva una sorta di semiseria superiorità, alle dolorose vicende di questo mondo, alle quali non attribuì mai troppa importanza. Un indipendente dal cuore buono e che avrebbe portato fieramente e nobilmente la divisa di un giullare o di un cavaliere del Medioevo. Così poté campare fino a 89 anni. Era una tradizione di casa: suo padre (mio bisnonno materno), quando fu per morire chiamò il sacerdote, ricevette tutti i Sacramenti, poi volle ancora fare una cantatina e cantò – credo una romanza d’allora – “morir senza un centesimo coi creditori accanto…”. Dopo di ché, pienamente soddisfatto, si addormentò nella pace di Dio. Tutto questo ambiente, luminoso, cavalleresco, intelligente, con mia madre sarebbe poi entrato in casa mia. – Dopo lunghi anni in cui ebbero modo di studiarsi a vicenda, i due si fidanzarono e si sposarono; fu il 25 febbraio 1905, alle ore sei del mattino nella Basilica dell’Immacolata, all’altare del Santo Rosario. Celebrò il Matrimonio il Canonico Gaspare Odino, lo stesso che poi avrebbe battezzato me e mia sorella. – Accadde 43 anni dopo, la sera del 5 marzo 1948. La mamma si era spenta serenamente alle 21,10. Nessuno pianse, uscimmo tutti dalla camera, anche papà. Ma lui arrivato alla porta si voltò a riguardare la campagna della sua vita ed uscì in queste parole “Come sono contento di non averle mancato di rispetto in nessun momento”. Illuminava un lungo cammino. Col matrimonio a 32 anni finiva una giovinezza che si era retta e mantenuta illibata per un segreto lavorìo divino ed umano. Non si arriva ad un equilibrio perfetto se non per averlo sempre curato. Noi, nella abitudine ordinaria, solo molto tardi l’abbiamo, nel pio ricordo, rilevato.

III.

NEL MATRIMONIO

Gli sposi, dall’appartamento di Distacco Piazza Marsala 3 scesero alla portineria del numero 4, che assunsero. Alla portineria attendeva mia madre, mio padre lavorava: era specializzato nella manutenzione degli appartamenti signorili in cui lui faceva tutto, dalle pulizie alle lucidature, alle sistemazioni. Questa impostazione economica permise di vivere sempre, nella modestia, ma anche in una relativa prosperità. – Mio padre lavorava sodo; aveva una larga e distinta clientela e fino a quasi sessant’anni non lavorava solo nelle ore diurne, ma in quelle mattutine e, quasi sempre, in quelle dopo cena. La giornata di questo lavoratore ricercato, stimato e amato da tutti cominciava alle 5 del mattino e finiva verso le dieci, ed anche oltre. Alle cinque cominciava così: faceva in modo di andare alla Messa delle 5,30 alla Immacolata. Si comunicava tutti i giorni. Prima di uscire di casa, quando ebbi appena gli anni sufficienti, svegliava me, perché potessi trovarmi in Basilica alle 6 e servire la Messa al Prevosto, Mons. Marcello Grondona. Di questo mio incomparabile Parroco, avrò modo di parlare altra volta. Poi: il lavoro per lui, per me la scuola. – Non riesco a spiegarmi come abbia fatto quest’uomo, che arrivò fresco alla soglia dei 93 anni, a resistere in tanto lavoro. Mai un lamento sulla durezza e continuità del lavoro. Quand’era a casa, salvo i giorni festivi che rispettava scrupolosamente, lavorava sempre. Siccome era anche un cuoco speciale, alla domenica dispensava mia madre dai lavori domestici, perché si riposasse e faceva lui cucina. Molte volte alla sera lo accompagnavo io dopo cena per le sue appendici lavorative. Nell’andata e nel ritorno (passavamo sempre tutta via Luccoli) parlavamo. Il suo parlare, mai prolisso, mai pettegolo, sempre buono e saggio nelle osservazioni sulle cose più elementari, era la grande scuola di educazione per me. – Quando aveva un po’ di tempo andava a qualche sacra funzione. Era caratteristico: la domenica si leggeva la Settimana Religiosa dalla prima all’ultima parola (per lunghi anni la lesse a mezza voce in modo che si potesse intendere anche noi), imparava a memoria l’ultima pagina, quella del calendario delle sacre funzioni in tutta Genova e in tal modo sapeva come impiegare tutti i ritagli di tempo nella settimana, oltreché nei giorni di festa. A due anni cominciò a portarmi con sè e così accadde che io, prima di andare a scuola conoscessi tutte le principali e non principali Chiese di Genova, tutti i predicatori, allora in uso, tutti gli addobbi, tutti i parati. Per quella esperienza molti anni dopo, nella mia prima visita pastorale in Città, fui in grado di chiedere che cosa ne era stato di quei candelieri, di quelle pezze da addobbo, di quei parati, di quell’ostensorio. Ero divertitissimo di vedere la faccia meravigliata dei Parroci. Poi spiegavo la cosa e tutto diventava naturale. Ma fu così che in taluni posti poterono ricuperare parati preziosi, nascosti e dimenticati durante la guerra. Nessuno pensi che in tutto questo ci fosse della costrizione: ero io che volevo andare, perché stare con mio padre mi dava il senso della protezione assoluta, perché da lui emanava, irradiava, qualcosa che, senza svelarsi avvinceva e poi perché tutte quelle cose di Chiesa mi attraevano indicibilmente. Fu così che mi trovai prete, come se ciò fosse per me l’unica cosa possibile e desiderabile al mondo. E’ passato ben più di mezzo secolo e non ho da cambiare giudizio. Tutto fu così semplice, naturale ed onesto. Non so perché, ma in tutta la mia vita mai presi gusto a nessun divertimento, che fosse diverso dal camminare e dall’inerpicarsi e pertanto non ebbi mai difficoltà e merito di lasciare qualsiasi sorta di divertimenti, anche se talvolta giocavo, con poca passione, coi coetanei che mia madre mi permetteva. Rivedo quelle passeggiate serotine, appeso alla mano di mio padre. Ricordo benissimo i Vespri Pontificali del giorno dell’Immacolata, celebrati da Mons. Pulciano: avevo due anni e mezzo e mi godetti la scena e lo sfarzo al punto che ancor oggi sono in grado di ricordare i più piccoli particolari di quella cerimonia. Mi colpiva l’ondeggiare del pastorale dell’Arcivescovo che andava e veniva. Io ero a cavalluccio delle spalle di mio zio Romeo, che ci aveva accompagnati. Finita la funzione spingemmo tanto da arrivare in sacristia a vedere l’Arcivescovo che si toglieva il camice. Quella figura per me non si è mossa mai più dalla mia mente. Con papà rividi, credo a quattro anni, l’Arcivescovo sulla scalinata di San Lorenzo; credo fosse per la Processione delle Ceneri di San Giovanni Battista. Lo rividi morto sul cataletto nel Salone dell’episcopio; mio padre mi portò lui a vederlo, dicendo che se fosse stato per un altro, non avrebbe condotto un bimbo di cinque anni a vedere un morto, ma si trattava dell’Arcivescovo . . . Rividi intatte e perfette quelle venerate spoglie 55 anni dopo, quando nel marzo del 1966, le tolsi dal Chiappeto e le riportai in San Lorenzo. La valutazione delle cose ecclesiastiche, la gioia della Liturgia, il massimo concetto della autorità della Chiesa, il modo di vedere tutte queste cose dall’angolo esatto ed amorevole sono il frutto dei pii pellegrinaggi fatti con mio padre. Quando nel 1910 fu inaugurata la nuova Chiesa del Sacro Cuore in Carignano, avevo quattro anni, ero presente e ricordo tutti i particolari della cerimonia. Mi ci aveva portato papà. Ora capisco che l’atmosfera creata da quell’uomo saggio e lungimirante mi ha risparmiato il peggio di taluni problemi e mi ha semplificata la vita. – Per lui c’era evidentemente un punto vuoto, nel quale secondo lui “non operava”; era il tempo “di andare e venire”. Suppliva così; teneva in mano la corona del Rosario e lo diceva in continuazione. – Questa è stata la vita di mio padre lavoratore. – Non ricordo che sia mai entrato in un bar (entrava solo nella gelateria di via Orefici, per comperarmi a titolo di premio un gelato, cosa che non era però frequente, perché lui non voleva farmi prendere vizi), mai allora andò al cinema, al teatro … Se conobbe un cinematografo dovette aspettare a conoscerlo in qualche sala parrocchiale, già vecchio. Fu, credo, nel cinema di San Fruttuoso dopo che i miei genitori andarono ad abitare nel loro appartamento di Via Giovanni Torti, 26. – Fu sempre come l’ho descritto, senza un lamento, senza una recriminazione, sereno sempre, dolce. A lui bastavano il Signore e tutti noi. Non finiva però qui. – Ogni tanto scompariva per assistere o curare qualche ammalato, per vegliarlo di notte, così il quadro è completo. Moltissimi anni dopo seppi da un egregio professionista, già Presidente Diocesano della Gioventù di Azione Cattolica che dopo l’estenuante lavoro per molto tempo andava nel chiostro delle Vigne a piegare le copie di “Azione Giovanile” per la spedizione. Era quello che poteva fare, ma a noi non disse nulla. Di questa vita niente è caduto in terra! – A questo punto debbo parlare di mia madre. Non ho conosciuto matrimonio più completo e da ragazzo ero perfettamente convinto che la nostra fosse la famiglia più felice. Io ero nato nel 1906 dopo poco più di un anno di matrimonio. Mia sorella nacque cinque anni dopo nel marzo 1911. Questa unità perfetta fino alla morte, si fondava sulla grazia di Dio, sulla virtù e sulla intelligenza. – Mia madre era un tipo unico. Vivacissima, ardita, di una intelligenza che colpiva e che le permetteva – a lei ricca solo della istruzione elementare – di tenere decorosamente la conversazione con chiunque. Aveva il senso della dignità e ne aveva un singolare prestigio. Retta, generosissima, aitante, era l’umorismo in persona. Riempiva lo ambiente; senza paure e senza complessi, di tutte le cose vedeva sempre anche il lato comico e lo sapeva sfruttare. Aveva la tempra da generale e spesso il piglio e l’accento. – Un giorno un ladro, io potevo avere cinque o sei anni, le rubò un cappotto steso a prendere aria. Ebbe il fegato di rincorrere il ladro, si associò per via una guardia municipale trovata a caso, tra tutti e due acciuffarono il reo e lo portarono in Palazzo Ducale, dove allora aveva sede la Questura. Ecco la conclusione: quando chiesero a mia madre se intendeva sporgere denuncia, essa guardò a lungo il malcapitato ladro. Gli disse: “avevi fame, vero, poveretto?” Gli spuntarono due lacrimoni, perché era vero; ella aprì il borsellino e diede al ladro uno scudo d’argento (si pensi al valore di allora) dicendo: “prendi e va a mangiare; ma non rubare più”. Volta agli ufficiali disse: “Non faccio alcuna denuncia. Non vedete che ha fame?”. I due, mia madre col cappotto recuperato sul braccio e il ladro uscirono insieme. – Mia madre, quando poteva, cantava sempre ed aveva una voce bellissima. Lei scioglieva tutte le questioni, per sé e per gli altri, aveva il tono e il piglio della gran signora e imperava con estrema naturalezza. Nel quartiere – e si trattava di una piazza ed alcune vie – lei era la donna più celebre e quando succedeva qualcosa, per mettere in pace dei litiganti, per malati improvvisi, soccorsi d’urgenza, liti in famiglia, la cercavano continuamente. Poi a raccontare l’accaduto era uno spasso, perché in casa a noi ripeteva la scena colle stesse parole, imitando tutti i gesti e tutte le voci. Naturalmente senza ombra di dileggio o di disprezzo. La sua personalità era talmente forte nell’ambiente, che una parte dei bottegai non mi chiamavano col mio nome, ma semplicemente Giulietto, perché davanti a tutti io ero solo un riflesso di mia madre. Senza mai diventar volgare nel linguaggio, sapeva farsi rispettare. Era il carattere opposto a quello di mio padre. Si sarebbe avuta l’impressione che a comandare in casa fosse lei. – Mio padre era felice che si credesse così da tutti, non ebbe mai una parola per rimproverare la mamma, amava riconoscere umilmente che sua moglie era più intelligente di lui. Guardava, ascoltava tutto con quella sua faccia seria o atteggiata a un leggero sorriso dolcissimo e tutto era a posto. Egli accettava di essere pienamente integrato dalla moglie. Oggi valuto quella umiltà paziente e saggia e non posso spiegarmela che con un grado non comune di virtù. – Però non è a credere che lui scomparisse. Tutt’altro: mia madre la luminosità, il brio, l’apparenza del comando li scaricava su di lui. In più mio padre, sebbene partisse più lento e con minore manifestazioni pittoresche di sua moglie, aveva un vantaggio su di lei: una incredibile pazienza e una singolare costanza. Dolcissimamente finiva coll’avere ragione lui, dove sapeva di doverla avere e i due filavano benissimo. Anche perché quando non ne valeva la pena, papà saggiamente non ingaggiava la tenzone e lasciava che le cose si dipanassero da sé. Non era stupida remissività; era rara saggezza. – Mia madre era munifica, papà si preoccupava dell’andamento di casa e del domani serenamente. Ma le cose erano poi sempre d’accordo. – Voglio richiamare alcuni punti di questa singolare ed esemplare convivenza dei due coniugi. Si trattava della nostra educazione. Era terreno sul quale potevano sorgere contrasti, che non sorsero invece mai. – Mia madre aveva con me una maniera forte. Fece benissimo e credo che se non l’avesse usata sarei diventato un delinquente. Di manrovesci ne ho presi a non finire, tutti i ramoscelli diritti del nostro piccolo giardino finivano regolarmente sulle mie gambe; quando di trappette non ce n’erano più, prendeva il battipanni. Ero vivacissimo e bisognava pure che imparassi per tempo a sapermi contenere. Oggi ci sono altre teorie. Io so che quella di mia madre andò benissimo per me. Un giorno – avevo sette anni e facevo già la terza elementare, — fui pigro ad alzarmi e tutto venne spostato. Mia madre capì che sarei arrivato tardi a scuola (la Descalzi di Via Vincenzo Ricci). Venne ad accompagnarmi lei per darmi una lezione, sapendo che la porta sarebbe stata sbarrata. Quando fummo davanti a tale porta mi prese per il colletto, mi sollevò, mi fece toccare la porta poi mi sculacciò per la strada davanti a tutti. Io morivo di vergogna per la mia dignità offesa. Mi intimò di marciare davanti a lei; ogni tanto si fermava e mi dava, davanti a tutti naturalmente, un paio di schiaffi. Così fino a casa. Se ancor oggi io ho il pallino della puntualità lo devo a mia madre. I discorsi me li faceva mio padre, le busse me le dava mia madre. Non ci fu mai un contrasto: si erano divisi la parte. Ed in mia madre era saggezza. Infatti con mia sorella, minuta, timida allora ed emotiva, ebbe sempre un sistema diverso. Mia sorella non la toccò mai in tutta la vita, la esercitò invece pazientemente in tutto quello che sarebbe valso a fugare il complesso della timidezza e ci riuscì. – Così sull’argomento i due andarono sempre d’accordo; nessuno intralciò l’altro e si completavano a vicenda. Mio padre vedeva lontano e lasciava fare tutto quello che intuiva utile ai suoi figli. Non fece mai prediche; mi intratteneva solo in quel saggio conversare, dosato, da amico perché sapessi giudicare rettamente delle cose e perché non avessi da inciampare malamente – già seminarista – negli scogli della adolescenza; ma fu discretissimo. E poi c’era il suo esempio. – Ricordo un episodio che fu per me fondamentale. Un giorno mi diede i soldi per prendere il tram, andata e ritorno, credo per fare una commissione. La feci e ritornai. Mi ordinò di ripartire; stava per darmi i soldi occorrenti alla corsa. Io dissi: “Papà, ho ancora il biglietto di ritorno buono, perché per la calca il bigliettaio non è arrivato a forarmelo”. Mi guardò: “Dammi quel biglietto; vedi, non ha importanza che non te lo abbia forato; tu hai goduto della corsa pagata da questo biglietto. Non puoi più servirtene”. E lo ridusse in pezzi piccolissimi. – Ritengo di dovere riportare integralmente il profilo che fa mia sorella. “. . . Sopportava con pazienza tutte le piccole contrarietà della vita, commentando le situazioni con un sorriso a fior di labbra e con quel suo caratteristico muovere lento del capo; non giudicava mai le apparenze, non criticava mai l’operato altrui. Se talvolta lo sollecitavo a farlo, mi guardava diritto negli occhi e mi ammoniva: non dire mai niente di nessuno, se non puoi dirne bene! Quando alla sera rientrava a tarda ora dopo una giornata de estenuante fatica (oh! quel cadenzato passo, che la stanchezza rendeva lento e strisciante sulle selci!), io gli correvo incontro e ponevo la mia nella sua grande mano, che tutta l’avvolgeva. Egli vi imprimeva una leggera pressione – tacita intesa tra noi. Allora mi sentivo serena, tranquilla. Era stanca, ma serenamente mi faceva dire le mie preghiere, mi teneva compagnia finché il sonno non mi vinceva al monotono suono delle semplici filastrocche che a lui avevano cantato i fratelli maggiori quando era piccolo e – orfano della mamma – chiedeva ad essi tenerezza ed affetto. Per tutta la vita portò il segno di quella carenza affettiva: raramente l’ho sentito ridere a gola spiegata. Più tardi ho ripensato sovente a tutto questo ed ho capito che egli con l’esempio mi insegnava a non far pesare sugli altri le diuturne, piccole, estenuanti difficoltà della vita”. – Mia sorella riassume così il profilo, nella vita familiare, che poté godere fino al momento del suo matrimonio, mentre io ero in Seminario: “La sua vita si può compendiare in tre parole: Religione, lavoro, pazienza”. “La Religione la manifestava colle azioni della giornata: al mattino con la Santa Messa e la Santa Comunione, al pomeriggio con la recita del Rosario e a sera con la frequenza alle funzioni nelle principali Chiese”. – “La Signora Maria Varallo, madre di Suor Ginevra, Superiora Generale dell’Istituto Ravasco, amava raccontare in proposito, che più di una volta si era trovata con mio padre prima delle 5,30 alla porta della Basilica dell’Immacolata ad attendere che il sagrestano aprisse le porte. – Continua mia sorella: “Pochi e pacati erano i consigli espressi in semplici parole; essi però tradivano un imperativo categorico su precise norme di vita che nulla concedevano all’equivoco e alla evasione… Tutte le azioni della giornata denunciavano chiaramente l’abbandono alla Divina Volontà. In lui tale virtù era consapevole, perché derivata dalla sicurezza che “tutto era a fin di bene”, perché la volontà di Dio “non poteva portare il male”. Non tralasciava nessuna fatica, anche la più umile e modesta, incurante di un falso amor proprio; che fa sembrare disonorante un povero lavoro. Era attento, metodico, preciso ed ordinato nella sua modestia schiva di elogi… La pazienza, unitamente alla dolcezza del suo carattere, arricchite da una congenita saggezza, lo facevano sovente confidente, quasi confessore ed arbitro in situazioni difficili. Col suo semplice modo di esprimersi, quasi scusandosi del suo modesto parlare, riusciva stranamente con poche parole e chiarire le idee, a suggerire soluzioni”. – Un altro punto che poteva diventare una questione era la educazione religiosa: mio padre mi portava sempre con sé nelle chiese di Genova. Non sentii mai che mia madre sollevasse la più piccola obiezione. Alle feste era lei a portarmi a Messa, fino a che, divenuto chierichetto, andai in parrocchia quasi sempre da solo. – La carità fu la più grande lezione imparata a casa mia. Mia madre ne aveva per tutti. Se occorreva se lo levava, il cibo, dalla bocca. Lo spettacolo che vidi per tanto tempo in casa mia fu il seguente. I miei conoscevano molta gente. Allora, non vigendo un sistema di protezione e previdenza sociale come nel nostro tempo, erano frequenti i casi di persone che arrivate ad una certa età e perdendo il loro impiego, senza figli, venissero a trovarsi in vera e grave miseria. Ne ricordo con tenerezza un certo numero. Quando qualcuno di questi aveva fame – ed erano persone per bene – arrivavano da noi poco prima di mezzogiorno. Mia madre capiva subito, con una delicatezza suprema, dopo averli salutati, aggiungeva un posto a tavola e automaticamente si aveva un commensale in più. Io e mia sorella ci meravigliavamo quando non c’era nessuno. Papà vedeva, taceva, approvava. Fu la più grande educazione alla carità che io abbia avuto in tutta la vita. I due erano diversi, ma non ebbero mai a fare una parola sull’aiuto da dare al prossimo. Mia madre si occupava molto di parenti suoi, venuti a Genova. Fece loro tutto il bene ed era con loro molto severa quando occorreva. Quando morì mia madre si fece viva a poco a poco una quantità di gente che aveva aiutato, indirizzato, addirittura salvato. Noi ignoravamo quasi tutto. Quando morì mio padre accadde lo stesso. – I due non potevano essere tra loro più differenti, eppure non potevano essere maggiormente uniti. Nel 1934 lasciarono la portineria di Distacco piazza Marsala e si ritirarono in un appartamentino dello stesso stabile. Nel 1937 traslocarono – mio padre era stato nel frattempo pensionato – in via S. Ugo 8. Fu solamente a questo punto che, dopo una vita di strenuo lavoro, mio padre accettò di andare qualche volta in campagna. – I miei genitori andarono un anno a Rosano in Val Borbera, due anni a Vara. Poi fu la guerra accanita. Dopo, quando era con me in Episcopio, accettò solo negli ultimi anni della vita. Nel 1964 venne con noi a Trivero: aveva 90 anni. L’anno appresso venne pure con noi a Peveragno. Negli anni antecedenti restava in episcopio in compagnia del nostro fedele autista Ugo ed era felice, perché faceva lui la cucina, aggiustava tutto, faceva riparare quello che lui scovava e noi non avevamo visto. Ma, soprattutto aveva vicine le sue Chiese per la adorazione al Santissimo Sacramento.

IV.

LE GUERRE

Nel 1894 papà compì il servizio di leva. Allora era di due anni. Fu alpino e venne assegnato alla artiglieria di montagna. Trascorse quasi tutto il tempo nella provincia di Cuneo. Conservò sempre un ricordo sereno e quasi entusiasta di quel tempo; riandava compagni, superiori, situazioni e, a sentirlo lui, mai una noia, mai gente fastidiosa, mai alterchi, mai rimembranze relative alle facili miserie morali della vita militare. – Ora capisco che quella esperienza giungeva a noi filtrata dalla sua bontà e dal suo perfetto contegno morale. Non conobbe bruttura alcuna e questo negli ultimi anni lo disse ad un confessore, conversando, con sensi di piena riconoscenza a Dio. Per lui fu esperienza limpida. Ricordava tutto: nomi dei paesi, dei compagni, episodi. Quando a 91 anni venne in campagna con noi a Peveragno, volle rivedere tutti i luoghi della sua vita militare, Roccavione, Robilant, Vernante, Demonte, Vinadio, Cuneo. Era lieto come un bimbo (lo poteva essere!), portava il suo cappello da alpino, che il Sindaco di Peveragno gli aveva donato. – Venne richiamato per pochi mesi nel 1898 al tempo della considdetta rivoluzione di Milano, sotto il governo Pelloux. – La guerra di Libia nel 1911 non lo toccò. Quell’anno ci fu, disastroso, il colera. Papà restò solo a casa a lavorare e a badare a tutto. Mandò la mamma, mia sorella e me, nella casa della zia Annunziata sulle alture di Sestri. La casa era isolata: ricordo che non si faceva altro che far bollire roba per evitare il contagio. Papà, per non portarci il contagio, non venne mai lassù, a quanto ricordo. – Si arrivò alla prima guerra mondiale. Quando la guerra travolse anche l’Italia, nel 1915 papà aveva 41 anni. Quando le condizioni della guerra imposero il richiamo anche dell’ultima classe, mio padre riprese la divisa grigio-verde. Fu nel Gennaio 1917. Io ero entrato in Seminario al Chiappeto il 16 Ottobre precedente. Per prima cosa lo misero a fare il guardiano in porto. Fu un lavoro duro e pericoloso. Mia madre fu eroica: pensò a tutti, a me che ero in Seminario, a mia sorella che aveva sei anni, a mio padre che stava in porto. Come quella donna coraggiosa e indomita si facesse a passare le linee per portare a mio padre qualcosa di caldo da mangiare, non l’ho mai capito, ma conosco l’ingegno e le incredibili risorse di mia madre. Nell’estate il colonnello Dogliotti chiese mio padre come piantone del suo ufficio sito in piazza del Carmine. Il Colonnello era molto buono ed umano; aveva l’arte di evitare le severità inutili: mio padre poteva venire, qualche poco, ogni giorno a casa. Io andavo da lui spesso. Non lo vidi mai alterato, agitato, rammaricato. Aveva la Chiesa del Carmine a due passi e la frequentava continuamente, appena poteva. Con lui tutto, nella sua mite serenità diventava normale, anche se la guerra era dura. Finì. – Nel 1940 la nostra Patria si trovò una seconda volta in guerra. Mia sorella era sposata da sette anni. I miei genitori abitavano nella loro casa di via Giovanni Torti. Il 22 ottobre 1942 Genova che, ad eccezione del bombardamento navale del 9 febbraio 1941, non era mai stata gravemente disturbata, si trovò improvvisamente sotto i bombardamenti a tappeto. I miei genitori, quando potevano, si rifugiavano in una galleria, ma non volevano allontanarsi. Tentai un giorno di portarli a Campomorone. Non vi stettero neppure quarantotto ore. Una mattina in cui io andavo dal Seminario a vedere che ne era della nostra casa, trovai le finestre spalancate e capii che erano ritornati. Pensai allora di accettare l’offerta gentile fattaci con tanta spontaneità dai Signori Adamini e l’11 novembre, con un viaggio che parve una odissea, li condussi nella loro casa di Montalto Pavese. Erano sulla collina, erano fuori dei probabili insulti bellici; non erano difficili i rifornimenti. In seguito dalla casa dei Signori Adamini passarono alla canonica, dove avevano affittate alcune stanze libere. Li indussi a tornare prima della fine della guerra sulla fine d’inverno 1945 e li sistemai a Fontanegli, posto sicuro e vicinissimo, perché capivo bene che quando la situazione fosse precipitata da quelle parti sarebbero stati vicini attacchi frontali o – più probabilmente – ritirate rovinose. Comunque non ci sarebbe stato per qualche tempo il contatto con Genova. Nel frattempo dal 7 maggio 1944 io ero Vescovo Ausiliare di Genova. – Ma prima che l’esilio si concludesse, accadde qualcosa, mia madre si era rotto un piede ed accorsi; non ero ancora legato al mio ufficio di Ausiliare. – Il 7 luglio 1944 il Cardinale Boetto mi mandò alla Guardia l’ordine di fuggire e nascondermi: era decisa la mia sorte; il meno che mi sarebbe toccato era l’internamento in campo di concentramento in Germania. Con un viaggio pieno di peripezie riparai nei monti liguri presso il mio antico compagno di scuola don Reggiardo. Ebbi la avvertenza di dire a nessuno che mi nascondevo, di spargere invece la voce che stavo male di nervi e mi ritiravo per un periodo di assoluto riposo in campagna. A Carsi Ligure, dove mi rifugiai, mi guardai dal dire a chicchessia che ero fuggito. Tappai la bocca a due miei alunni che stavano lassù sfollati e che capirono subito perché era necessario il silenzio assoluto. Infatti se io avessi detto qualcosa a chicchessia, sarebbe stato riferito a Radio Londra, questa lo avrebbe fatto sapere a tutto il mondo ed io non avrei potuto più scendere a Genova a fare il mio dovere accanto al Cardinale Boetto [A Genova, il comandante tedesco aveva dato l’ordine di bombardare il porto prima della ritirata, per far poi distruggere la città. Grazie ai continui sforzi ed ai suoi rapporti con il comandante Cattolico, Siri riuscì a convincerlo a non bombardare la città. In realtà furono le forze americane che, avanzando per liberare Genova, bombardarono la città. –n.d.editore-]. Secondo i miei calcoli gli eventi bellici prendevano una piega che avrebbe tolto a tedeschi e italiani la voglia di occuparsi di me. Allora sarei ritornato. Stetti a Carsi venti giorni e nessuno mi riconobbe, poi di notte mi trasferii con un viaggio assai avventuroso al Santuario della Guardia dove rimasi a lungo. – Furono due mesi e mezzo di assenza. Ai miei genitori scrivevo impostando in località differenti. Qualcosa, non so come, seppero e la loro angustia fu grande. Per otto mesi non li vidi: infatti per recarmi a Montalto Pavese mi sarebbero occorsi tre giorni ed io non potevo abbandonare il mio posto per questo grave ed agitatissimo periodo. Fu soltanto nel Gennaio del 1945 che il mio caro e sempre compianto amico Malcovati, coraggiosamente mi portò a Montalto Pavese per rivedere i miei. Di là partimmo a girar la Lombardia tra neve, ghiaccio ed attacchi aerei a cercare da mangiare per la città di Genova. – A fine Febbraio 1945 era chiaro, ormai, che la guerra avrebbe durato poco. Pensai di portare nei dintorni immediati di Genova i miei Genitori. Infatti nella pianura padana e nelle colline adiacenti i fatti bellici avrebbero potuto travolgere, se non fosse intervenuta la vittoria degli Alleati in Francia, anche la collina Pavese. Per questo portai via i miei Genitori e li trasferii a Fontanegli in alcuni ambienti presi in affitto. Là attesero – e fu breve l’attesa – la fine della guerra. – Tutte le vicissitudini mio padre le prese come cose del tutto ordinarie: “così permetteva il Signore e basta!” Le vicissitudini significavano disagi anche notevoli. Ma la serenità era più forte: la preghiera e le opere buone stavano anche nel disagio. Era tutto per lui.

V.

IL GIUSTO

Il giusto non è un attore. La sua giustizia sta dentro. Mio padre parlò per la gran parte della sua vita assai poco di se stesso: gli era congeniale sentirsi all’ultimo gradino davanti a Dio. Per questo motivo noi abbiamo sempre per tanti anni saputo assai poco della vita interiore. Ci erano chiare le sue opere: mai lo abbiamo udito dir male di qualcuno, mai riferire pettegolezzi, mai azzardare giudizi duri e spregiudicati. Tutto questo ci portava a concludere sulla sua straordinaria capacità di controllarsi e vedere equilibratamente le cose. Quando qualcuno nella conversazione tendeva a condannare altri, lui era, sempre con discrezione, l’avvocato difensore: voleva si vedesse il bene che c’era e così stornava la attenzione dal male. Vedevamo la sua serenità abituale e fu per noi talmente abituale che non pensavamo al poderoso supporto che una serenità richiede. – Fu negli ultimi due decenni della sua vita che cominciò a parlare di sé, non con noi ma, per averne consiglio, con alcuni rispettabili Religiosi che egli frequentava e che lo visitavano. Così abbiamo conosciuto il più della sua vita interiore. La preghiera, quella orale la vedevamo, la sua assiduità alle opere di pietà era chiara. Soprattutto la perfetta assenza di ogni interesse mondano. Ho già avuto occasione di dire che egli non frequentò alcun divertimento, mai, che “mai” mostrò interesse o desiderio a passatempi mondani, talvolta amava la conversazione con vecchi amici, coi nostri parenti e intorno a questi era curioso di sapere tutto. Non era la curiosità leggera, era una forma di affetto. Quello con cui si apriva meno ero io. La riverenza portata sempre al figlio Sacerdote e poi Vescovo lo faceva chiudere in un pudico silenzio. A ragionarci su, in taluni momenti, il suo comportamento doveva rivelarci una solidità interiore. Quando fui fatto Vescovo, né si commosse, né si alterò; a me disse solo “avrai da fare” e tutto finì lì. Quando venne la notizia della mia elevazione al Cardinalato, gliela comunicai io, avendolo incontrato nel salotto dove tutti ci radunavamo in qualche momento della giornata. Non si scompose, solo mi fece una leggera carezza dicendo: “Povero figlio, adesso avrai da partire di più”. Detto questo, se ne ritornò in camera, poi venne a pranzo e non si parlò più di nulla. Era per lui un giorno come un altro. Siccome aveva allora già 79 anni e si era di Gennaio io ritenni più prudente non si esponesse al freddo ed ai bruschi cambiamenti di temperatura degli ambienti romani. [La parola “ambienti” potrebbe pure assumere altri significati, ad esempio: “circoli e ambienti politici”, probabilmente indicando pure gli sconvolgimenti in corso in Vaticano. L’anno sarebbe il 1953 – n.d. ed.]. Dissi che se ne stesse a Genova tranquillo. Quando ritornai diede una semplice occhiata ai miei abiti rossi e tutto finì lì. – Ma con altri, a poco a poco parlò. E questi, lui morto, misero in iscritto quanto avevano saputo, ciò facendo di loro iniziativa. E fu svelato il mistero di una vita tanto coerente, rettilinea, semplicissima, umile, probabilmente perfetta. – La unione con Dio era durata, nell’animo di questo orfano, tutta la vita. Tale unione era la ragione della sua inalterabile pazienza, della incredibile dedizione al lavoro, senza soste, senza ferie mai, senza requie, senza lamenti. – In questa unione mantenne sempre l’anima in grazia di Dio. Novantenne gli scappò di dire che né da ragazzo, né da giovane, né mai, si era macchiata l’anima di peccato mortale: era entrato nella età dei patriarchi colla stola battesimale. – Aveva la preoccupazione della perfezione nelle più piccole cose. Un giorno gli parve di non aver lavorato tanto da meritare il salario; prolungò di qualche ora il suo lavoro e così fu soddisfatto. – Questa precisione interiore di assoluta aderenza alla Legge di Dio riluceva dall’esterno: per tutta la vita ebbe una proprietà che ha impressionato tutti. Ne dovrò riparlare.

Il saggio svelava il giusto.

Non era di molte parole e raramente nella conversazione si animava. Ogni parola era per lui una questione di coscienza ed usciva dalla sua bocca dopo essere stata accuratamente ponderata. I fatti in lui assumevano una dimensione interiore, che durava lungamente, ma che gli permetteva talvolta al momento di dare la indicazione succinta, saggia, esauriente. – A nove anni io avevo già ottenuta la maturità (così si chiamava allora) elementare e perciò diventavo capace di adire alle scuole medie. Una sera dissi a mio padre – e non doveva essere una cosa nuova per lui che da sempre mi stava discretamente osservando – che mi sarei fatto prete e volevo entrare in Seminario. Mi disse semplicemente: “Hai nove anni, capisci quello che vuoi? E’ una cosa grave essere Sacerdote. Pensaci bene”. Risposi: “Sì, papà” e il discorso finì lì. In casa si era parlato di mandarmi alle tecniche in via Vallechiara dove insegnava scienze il buon canonico Morelli dell’Immacolata. Poi si convinsero che ero troppo piccolo per mandarmi con quei ragazzi, tutti più grandi, più adulti di me e spesso maleducati e maneschi. Così sentii dire. Si finì col mandarmi a fare in qualità di “uditore” la quinta elementare nella mia cara scuola “Descalzi”, dove incontrai il primo ed unico maestro dal quale sentii parlare di DIO! Era il signor Marcer, un veneto esemplare, col quale rimasi in comunicazione fino al termine della sua vita. Ricordo il vecchio ottuagenario che talvolta passava da me in Arcivescovado e che io riaccompagnavo a casa colla nostra macchina. – Passò l’anno. Al principio dell’estate io feci a mio padre questo semplice discorso: “Papà, ci ho pensato e sono ben deciso: voglio entrare in Seminario”. Mi disse: “Ci hai pensato davvero? Ebbene allora va”. E la partita fu chiusa. Mia madre non fece obiezioni. Ricordo quando mio padre mi portò dal Prevosto per dirgli della mia decisione. Fummo ricevuti nella grande sala della canonica dell’Immacolata. Ricordo esattamente il posto in cui ci sedemmo: fu cosa presto intesa. Del resto all’Immacolata, che era la mia seconda casa e dove io fungevo da capo dei chierichetti, capivano tutti che non potevo aver altra strada davanti a me. – La saggezza che lo rendeva uomo di consiglio per tutti, invocato e rispettato era la irradiazione di tutta la vita interiore. Non che questa fosse sempre facile e tranquilla: ebbe momenti di dubbio, ebbe periodi dolorosi di scrupoli e questo me lo disse lui quando mi parlava della sapienza e decisione con cui il suo confessore d’allora, Mons. Marcello Grondona – il mio grande parroco – glieli aveva curati. In età avanzata con qualche sacerdote parlò di periodi di tentazioni e persecuzioni morali fattegli da altri. Egli non declinò mai minimamente, e lo disse, perché aveva in mano sempre la sua grande arma: la preghiera. – Il controllo suo sulle parole quando riguardavano il prossimo era assoluto e non ammetteva infrazioni di sorta. Quando in casa dal di fuori arrivava qualche pettegolezzo, con un gesto che gli era abituale – una piccola sventolata di mano – accompagnata da un piccolo sorriso, disperdeva il discorso e tutto restava lì. Quanto sia stato un giusto lo vedremo nei capitoli che seguono e in un tempo in cui, morta la nostra mamma, non fummo solo io e mia sorella ad essere i testimoni della sua ordinatissima, ferma, serena e mite vita spirituale.

VI.

L’APOSTOLATO

Pensava sempre all’anima e alla salute eterna di quanti avvicinava. Noi abbiamo visto solo qualcosa di quello che ha fatto. Fu lui ad occuparsi di persone amiche perché ricevessero gli ultimi Sacramenti prima di morire. Li preparava lui. Come si facesse a persuadere certa gente io non lo so, perché io non assistevo mai alla scena, ma lui ci riusciva. – Era specialista per l’apostolato della Messa Domenicale; quanta gente ha portato a Messa quest’uomo che, per farla sentire agli altri, sentiva più Messe la festa! Ricordo che per parecchi anni ebbe la costanza di accompagnare un cieco. Si trattava di un vero miscredente, ma fu tale la pazienza con cui lo accompagnava a passeggio, furono tali i discorsi, che il pover’uomo accettò di cominciare a fare il cristiano e dovette a mio padre una fine serena, completamente illuminata dalla grazia di Dio. Fu solo per questo caso che mio padre una volta mi accennò alla gratitudine dimostratagli dal paziente prima di morire. – Il servire caritatevolmente gli altri in tutto, con l’arte di nascondere a noi, la sua preoccupazione per la loro salvezza irradiò da mio padre in modo che non posso chiamare ordinario.

Nascondeva.

In tutti gli anni in cui io stetti in Seminario, seminarista, professore, Vescovo e cioè dal 1916 al 1948 quando egli venne ad abitare con me dopo la ricostruzione del palazzo arcivescovile, io non potei molto osservare mio padre: vivevo fuori di casa. – Un giorno con don Mino andò a visitare l’Ospedale Gaslini ed ecco la scena rivelatrice che accadde. Fu condotto al secondo piano del reparto poliomielitici di lunga degenza, privi solitamente di visite familiari e per questo desiderosi di conversare con qualcuno. Papà si sedette in mezzo alla corsia: immediatamente una dozzina di bambini gli fu intorno ed egli li trattò con tanta dolcezza ed amabilità che gli si strinsero sempre più addosso; uno si rifugiò tra le sue braccia. Chiese loro notizie del loro papà e della loro mamma, si animò, rispose a tutte le infantili domande che i bimbi gli ponevano e seppe avviare tutta quella conversazione sulle verità del Catechismo. – Quelli che erano presenti dissero di avere ascoltata una meravigliosa lezione di Catechismo. I bambini andavano a gara nel dimostrargli che sapevano questo e quello della Religione, si entusiasmarono talmente che l’incontro rischiava di non finire più e dovette intervenire il Vicario dell’ospedale per interromperla, ché si era fatto ormai tardi. Si allontanò promettendo che sarebbe tornato. Chi era presente non si capacitava –e me lo scrisse – della forza di attrattiva e di comunicazione che, con tanta semplicità aveva il buon vecchio. Questa osservazione fu fatta molte volte da testimoni seri. E non sapevano che quel vecchio non era neppure andato a scuola ed aveva imparato a leggere e a scrivere da un vecchio sacerdote di Gameragna! – Io ho visto troppo poco di mio Padre, ma da quel che ho visto posso dedurne che il Catechismo doveva averlo insegnato a qualcuno tutta la vita. – Fece parte della Associazione Uomini di Azione Cattolica, perché questo gli sembrava un dovere indiscutibile: la Chiesa voleva così e non c’era niente da dire, bisognava fare così. – Alla Azione Cattolica mi ci portò lui. Ho ancora presente una sera del lontano ottobre 1914. Mi portò al Circolo parrocchiale della nostra parrocchia, fece la iscrizione, mi lasciò là e se ne andò. Ho conservato per molti decenni quel libretto di iscrizione dove erano segnate tutte le quote versate. In esse le mie quote si fermavano al mio ingresso in Seminario. Quella sera non c’era bisogno mi presentasse all’Assistente Canonico Enrico Ravano; mi conosceva perché da tempo ero chierichetto in parrocchia. – Ma dove egli era al suo posto più intimamente era il Terz’Ordine Francescano. Faceva parte della Congregazione del Terz’Ordine presso i Cappuccini del Padre Santo. Non mancò mai ed era esemplare il suo contegno. Quando fui in età di capire qualcosa di un Terz’Ordine, portò anche me e mi ascrisse. Tutte le domeniche ascoltava le pie esortazioni che taluni Confratelli più letterati facevano. A casa ripeteva tutto quello che avevano detto. Il compianto onorevole Antonio Boggiano Pico, che faceva parte della stessa congregazione del Terz’Ordine, finché visse mi parlò sempre della edificazione avuta da mio Padre. Mio Padre mi diceva della edificazione avuta da Lui. Lo stesso accadeva con l’Avv. Giuseppe Sciaccaluga. Noi si seppe niente, perché la regola di quest’uomo, forse la più eroica, era di nascondere tutto il bene che operava, ma credo di non essere stato il solo a venir portato al Terz’Ordine da mio Padre. Per San Francesco aveva una ammirazione ed una devozione particolarissima. – Ma c’è un altro aspetto del suo apostolato: quella di tacito e convinto sostenitore di quanto operava mia madre. Questa donna instancabile e generosa trovava modo di occuparsi di tutti nell’anima e nel corpo. Aveva un stile suo, completamente diverso da quello di mio padre. Ma tutto questo mette in risalto la sua silenziosa virtù. Sempre approvazione, consenso, incoraggiamento, riservandosi magari le parti più umili e meno appariscenti. – Non era contrario per noi ragazzi a qualche dosato passatempo. Io avevo licenza di frequentare il Cinema di Santa Marta ogni domenica. Era una appendice dei “Catechismi di Perseveranza”, magnifica opera fondata dal buon Canonico dell’Immacolata Mons. G. B. Pedersini. Ci potevo andare perché era provatamente serio quel cinema e perché finiva dieci minuti prima delle 16, tempo in cui cominciava il Vespro in Parrocchia. Guai se avessi mancato e, di fatto, non mancai mai perché scomparivo subito, sgambettavo per piazza Corvetto e via Assarotti ed alle 16 ero sempre in coro con i Canonici. Vorrei dire che da quel coro io non sono mai uscito in tutta la vita. Sono spiritualmente rimasto là. Mentre non era con me in chiesa, lui era certamente ad assistere qualcuno. – La conversazione, qualunque conversazione, appena poteva la indirizzava a cose più serie, più alte, più religiose. Non era pedante in questo, ma con quel suo fare mite, mai irruento, tranquillo, intercalato di silenzi eloquenti, ci riusciva. Ascoltava volentieri e sapeva ascoltare, dimostrando interesse anche quando quello che si diceva non poteva arrecargli alcun divertimento o sollievo. Anche tacendo quel suo bel volto atteggiato ad un sorriso appena abbozzato era per se stesso un animatore di quando si era insieme. La sua presenza, discreta, serena, tranquilla, non pesava mai. – A un certo momento quando l’età non gli permetteva di fare quello che faceva prima, il suo apostolato prese una altra direzione: col Rosario sempre in mano, colle frequenti e talvolta interminabili visite al Santissimo Sacramento, aiutava il lavoro apostolico di suo figlio. Il quale, su questa terra, non saprà mai quanto venga a lui e quanto vada a suo padre.

VII.

NEL PALAZZO ARCIVESCOVILE

Quando il 16 maggio 1946 cessò il segreto sulla mia nomina ad Arcivescovo di Genova, approfittando del fatto che solo in tarda serata giornali e radio ne avrebbero data notizia, uscii, per andare a pregare la Vergine nella mia Basilica dell’Immacolata. Per strada incontrai don Cicali, che mi accompagnò per un tratto. Poi presi il tram e me ne andai a San Fruttuoso per dare io la notizia ai miei Genitori. Poche parole, non si meravigliarono molto, non persero la serenità e si decise che quando fosse stato ricostruito in parte il palazzo arcivescovile, sarebbero venuti ad abitare con me. – Ci furono due anni di attesa. In questi due anni, la mamma morì e non ebbi la gioia di accoglierla ed assisterla in casa mia. Dopo la morte della mamma, papà restò ancora per nove mesi nella nostra casa di Via Giovanni Torti. La sera del 3 dicembre 1948 ci ritrovammo insieme nel palazzo arcivescovile. Da allora ho potuto seguire mio padre tutti i giorni. – Eravamo a corto di mobili, perché i pochi della casa paterna e quelli ancor più pochi delle mie due camere in Seminario non bastavano certo ad addobbare un palazzo. Ebbi il principio, con mio padre pienamente consenziente, di non fare alcuna spesa e di tirare avanti. Quando c’erano ancora tante vittime della guerra e tanti sfollati, non potevo certamente spendere danaro per me. L’avessi avuto! Un caro e vecchio amico venne un giorno a trovarmi e passando con me in una sala dell’episcopio dove non c’era neppure una sedia, mi chiese se non pensavo di arredarla. Gli risposi che finché ci fossero stati poveri a Genova, io, Vescovo, non potevo comperarmi dei mobili. L’amico – era il Comm. Luigi Frugonel – non disse niente, ma il giorno dopo, togliendoli dalla sua ricchissima collezione, mi mandò i mobili splendidi per addobbare quella sala. – La nostra vita in Arcivescovado cominciò così all’insegna della più autentica povertà. Con papà c’era don Mino, il mio compianto e indimenticabile segretario. A poco a poco la carità dei buoni diede all’arcivescovado una sistemazione decorosa. – Avevo portato la vita ordinaria e di famiglia all’ultimo piano, dove il servizio restava facilitato e dove avevo ridotto i solai ad abitazione. Ci siamo ancora oggi. Al piano nobile si scendeva e si scende solo per le udienze e le cerimonie. Gli ambienti grandi non mi sono mai piaciuti. Papà – allora andava verso i settantacinque anni – occupava la camera che oggi è del segretario. Quando l’età più greve imponeva di non lasciarlo solo nelle nostre frequenti assenze (erano intanto venute le suore di Santa Serafina a prendersi cura di noi e dell’arcivescovado) traslocò sul confine dell’appartamento delle Suore, dove aveva anche, con immediato accesso, un piccolo e fresco terrazzo. – Mi riesce veramente difficile dire che cosa abbia rappresentato per tutti noi la presenza di questo vecchio straordinario. – Mai imbronciato, mai duro, si illuminava chiunque incontrasse. Andava in punta di piedi, silenziosamente. Non voleva dare fastidio a nessuno. Nei primi anni insistetti perché andasse qualche volta in cucina a dare – se ne intendeva – qualche buon consiglio a chi cucinava. Lui non volle mai fare questo. Stentai a capirlo: era la sua delicatezza che intendeva, senza intromissioni, lasciare a ciascuno la libertà del suo dovere. Quando finalmente capii di che cosa si trattava, non feci più insistenze. – Nei primi sette od otto anni dovemmo spesso cambiare il servizio di casa e di macchina. La sua serenità e la sua umiltà si imposero a tutti. In quei primi anni accadde qualche guaio e non erano infrequenti i disservizi. Non ci accorgemmo mai di niente: papà vedeva, provvedeva lui di persona, diceva niente a nessuno e tutto era pacifico. Oltre la virtù aveva l’intelligenza di capire che in quelle circostanze non poteva accadere diverso e trovava saggiamente utile non fare questioni. – Vedeva tutto e nel convegno di famiglia dopo cena, tranquillamente, se era del caso, attirava la nostra attenzione. Scompariva sempre silenzioso, se lo si trovava era un sorriso mitissimo e discreto, poi non lo si vedeva più. – Era di un ordine ammirevole. Fino all’ultimo volle avere lui cura della sua stanza, la quale risplendeva per un nitore, una accuratezza straordinaria. Fino all’ultimo fu di una proprietà assoluta, anche nei minimi particolari. Negli ultimi anni soffrì, ad onta del complesso sano e forte, di una certa artrosi alle dita delle mani. Questo gli rendeva più difficile fare sbrigativamente qualunque lavoro. Continuò a fare e non si lamentò. Solo sapevamo che per essere in ordine alla Santa Messa delle 6,30 si alzava alle 5,30 e anche prima. – In tal modo la sua era una presenza che ingombrava nessuno, ma era la luce di tutti. – Non è difficile capire che la presenza del padre poteva costituire un certo imbarazzo per l’Arcivescovo. Il problema lo risolse lui. Se fosse stato un diplomatico consumato non avrebbe potuto far meglio. Metteva il naso in nulla e, salvo il rarissimo caso di qualche nostro parente, mai fece il “ponte” fra altri e me. Entrava, usciva, silenzioso, modesto e dignitoso; mai attaccò discorso con qualcuno, pur salutando tutti e pur rispondendo garbatamente a chi gli faceva i soliti convenevoli. Aveva chiarissimo, e lo fece sempre capire, il dovere di salvaguardare col suo contegno la libertà di azione e la dignità di suo figlio. Per questo era inappuntabile nel vestito e nel tratto. La sua dignità era tale nella mitezza, che nessuno mai osò servirsi di lui. Era il vecchio signore che si diportava come se in Arcivescovado fosse stato l’ospite di qualche ora. La conversazione con lui era sempre quella di un saggio luminosamente guidato da Dio. Restava con noi a tavola anche quando c’erano ospiti di riguardo, parlava poco, teneva il suo posto. Negli ultimi anni, se avevamo ospiti di gran riguardo, per essere più tranquillo, consumava il pasto in camera.

Tutto luce e mai ingombro.

La sua giornata era tutta divisa, quando aveva messe a posto le cose sue, tra le pie letture e la preghiera. Fin quasi agli ultimi anni usciva due volte il giorno. Era per andare a fare l’adorazione a Santa Marta. L’uscita del pomeriggio aveva l’appendice di un incontro coi suoi due coetanei e grandi amici, il Comm. Pizzorno (dell’Olba anche lui) e il Signor Gaggero. Talvolta c’era qualche sosta con qualche amico sulle panchine di piazza Corvetto. Negli ultimi anni, quando era quasi novantenne non volevamo andasse solo per un tragitto così lungo e con tanti difficili attraversamenti, era conscio che gli sarebbe potuto accadere qualcosa fuori e per questo portava sempre sopra di sé un piccolo portafoglio nel quale era la preghiera di chiamargli subito un sacerdote, se si fosse trovato in pericolo di morte, i dati per rintracciare noi e le indicazioni opportune. La sua precisione arrivava fin là. Le passeggiate si ridussero così al Gesù, dove passava lungo tempo in preghiera e dove credo molti ricordano ancor oggi la sua inconfondibile figura. Quando nel 1964, a causa del mio grave esaurimento si cominciò a passare alcuni mesi nella modesta casa Arcivescovile del Righi, venne con noi e la Cappella di lassù fu il suo luogo di abituale ritrovo. – La nostra casa, il cui silenzio Lui violava mai, eccettuati i tempi dei pasti e dei brevi conversari postprandiali, era piena di Lui. Direi che io avevo la sensazione fisica di quando era in casa e di quando era fuori di casa. – L’Arcivescovado, logicamente, confinava colla Curia, pertanto i contatti e gli incontri erano necessari. Mai una parola, mai un gesto, mai un apprezzamento su questo vegliardo compìto che passava educatamente, salutava, sorrideva anche se se ne andava per i fatti suoi. A poco a poco, anche silenziosamente egli apparve il padre di tutti. – Se in casa nostra non abbiamo mai sentito un diverbio, mai una sequenza di inutili lamentele, mai un cozzare sgarbato tra caratteri diversi, lo dobbiamo a questa silenziosa e operante presenza. – Io ho sempre avuto l’abitudine, se uscivo per funzioni o per altro, di presentarmi sulla porta della sua camera. Lo stesso facevo quando si ritornava. Lui era contento di questo, ma non ne fece mai una pretesa, tale da dar luogo a sfoghi se talvolta, per qualche motivo – magari la fretta o il ritardo – facevano [Per la prima volta abbiamo il rinvio a un “loro”, a quelli cioè che controllavano le azioni di Siri. –n.d.ed.-] accelerare il cerimoniale d’uscita: era sempre ugualmente tranquillo. Eppure vedeva tutto [Il padre vede tutto, capisce che Siri è un prigioniero dei suoi “custodi” e che deve fare come gli viene detto.–n.d.ed.].- Ancor oggi non riesco a capacitarmi di questo fatto. Se qualcosa accadeva, lui lo “sentiva”; se c’era qualche piccolo disguido in casa, parlando poi alla sera ci si accorgeva che gli era perfettamente noto. Naturalmente senza recriminazioni e lamenti. Noi ci siamo abituati alla perfezione e ci accorgiamo di questo solo oggi che non c’è più. La sua perfetta umiltà lo rendeva grande, ma in modo che non ce ne accorgessimo. In Arcivescovado riceveva quasi nessuno: qualche parente, ma di rado. Quello che, finché visse, fu il nipote prediletto – e ben lo meritava – che veniva spesso anche tutti i giorni, fu Agostino figlio della Zia Annunziata. Debbo ricordare qui questo caro cugino, così equilibrato e compito, affezionato a mio padre, la cui vita di lavoro e le cui circostanze di vita furono spesso tormentose. Si rassomigliava molto moralmente allo zio. Ebbe una malattia lunghissima, che fu un tormento contenuto e silenzioso per mio Padre. Quando gli annunciai la morte di questo caro nipote, disse nulla, scomparve e si rifugiò nella preghiera. – Al di là di questa vita silenziosa, rasserenante per tutti, si intravvedeva (non ci poteva essere altra spiegazione) la sua unione con Dio. Mio padre, più che vederlo, lo sentivamo. – Godeva di una piccola pensione, che gli dava una certa indipendenza economica. Ma questa e i cespiti della nostra casa di Via Giovanni Torti, sparivano silenziosamente nelle vie della carità. Egli non parlava mai dal bene che faceva. La sua figura ormai non solo era una luce dentro la casa, ma ne era un onore, rispettato e sentito.

VIII.

LA SUA ORAZIONE

Quest’uomo, che per la parte maggiore della sua vita non lo si vide fermo, impegnato sempre in un anche estenuante lavoro, non ebbe il lavoro come occupazione principale. La vera occupazione fu la preghiera.- Ma il più di questa vita profonda e reale egli accuratamente nascose. Bisogna penetrarvi a poco a poco. E’ il “modo” proprio della sua fede ad indicare la realtà interiore di una presenza divina. Scrive un teste, che ebbe forse le migliori confidenze di mio Padre: “Rimanevo ammirato del suo conversare così profondamente cristiano, della sua Fede sentita e vissuta; ma ciò che mi colpiva di più era l’equilibrio e il buon senso, la valutazione sicura ed obiettiva che sapeva dare a tutti i fatti della sua vita, piccoli e grandi. – Mi pareva che per lui la vita umana e cristiana fossero sempre state così armoniosamente connestate da non aver mai motivo di conflitto tra i doveri della Fede e gli impegni della vita comune. La sua Fede lo illuminava nei singoli problemi della vita umana, che lui risolveva con semplicità nella luce delle fondamentali verità cristiane”. – L’esterno, l’atteggiamento, anche quando era impegnato in cose comuni rivelava sempre una luce accesa dentro. – “Nella sua vita non c’era frattura o dissociazione tra l’uomo e il cristiano; aveva raggiunto una tale unità interiore, per la quale non faticava mai a trovare il giusto punto di equilibrio. Ordine e armonia esterni, sempre ammantati dalla tranquilla intelligente mitezza, celavano una continua liturgia interiore”. – Disse un giorno: “Il Signore con la Sua grazia, la Madonna con la sua protezione mi hanno sempre salvato da tutti i pericoli dell’anima e di questo debbo ringraziare Dio!”. Visse in mezzo a movimenti sociali spesso accesi ed anche esasperati. Egli amava parlare dei tempi della sua gioventù e pertanto nel non molto parlare suo quel clima affiorava. Rifiutò sempre di aderire a movimenti che non rispettassero pienamente la Religione: egli aveva fatta la sua scelta. Già anziano entrò nella Associazione Uomini di Azione Cattolica. – Ho già raccontato del Santo Rosario che, per non perdere tempo, recitava in strada andando al lavoro o venendone. La sua grande devozione era la SS. Eucaristia. Le Visite al Santissimo Sacramento, anche quando non poteva andare a trattenersi lungamente in adorazione davanti al Signore in Santa Marta o al Gesù, erano frequenti e lunghissime. Credo che per lui ormai vecchio questo fosse il più grande impiego del tempo se la carità non lo chiamava altrove. Una della più grandi e vere consolazioni date a mio Padre fu l’aver ottenuta la Esposizione quotidiana del Santissimo in Santa Marta. Sentiva tutte le Messe che poteva, e quando c’era penuria di inservienti, le serviva. La sua Comunione quotidiana durò gran parte della sua vita. Quando negli ultimi anni, gli impedivamo di alzarsi presto per ascoltare la Messa del Segretario alle 6,30, la sua preoccupazione era che ci fosse poi qualcuno a dargli la Comunione. Era tale il dolore che provava se questo incontro gli era negato, che quando dovevamo partire tutti per impegni ed in casa nessuno celebrava, ci raccomandavamo a qualche suo amico sacerdote perché gli usasse la carità di venire ad amministrargli la Santa Comunione. – Ne rivelava continuamente il bisogno interiore, con una insistenza che mi ha meravigliato più di una volta. Non la chiedeva la Comunione, supplicava. – Uno dei Religiosi che venivano a dargli la Comunione, noi assenti, scrive: “Accadeva nella casa del Righi. Si preparava a lungo a questo atto sommo di devozione. Riceveva la Comunione sempre in ginocchio in atto di profonda umiltà ed abbandono in Dio. Appena ricevuta la Comunione lo pregavo di sedersi e ciò faceva in spirito di ubbidienza, ma con un po’ di rincrescimento, perché la abitudine di tutta la sua vita era stata quella di restare inginocchiato davanti al Santissimo Sacramento. Prolungava il ringraziamento di oltre mezz’ora; anzi, se non era chiamato continuava a starsene in Cappella. Qualche volta raggiungevo l’abitazione Arcivescovile anche il pomeriggio e lo trovavo sempre – si era al Righi – o in cappella o in piedi in un punto del muro del bosco dal quale era visibile nel Cimitero di Staglieno il punto della Galleria di S. Antonino dove era sepolta la sua consorte. – Quando lo raggiungevo in Arcivescovado, nel Centro, lo trovavo sempre in Cappella. Solo negli ultimi anni si sedeva a sinistra dell’altare, dove rimaneva in profonda meditazione lunghe ore. Anche in ultimo quando il camminare non gli era troppo agevole, ogni volta che poteva era in Cappella (bisogna notare che in Arcivescovado, essendo la Cappella al piano nobile ed abitando noi tutti nel piano di tetto, doveva scendere e salire molti gradini). Ricordo un giorno in cui le Suore dell’Arcivescovado lo cercavano da ogni parte; lui era davanti al Santissimo Sacramento… Egli aveva abitualmente un comportamento dignitoso e signorile, nonostante l’umiltà della sua condizione, ma quando si recava in Cappella questo atteggiamento assumeva una nota speciale (era evidente alla porta): era sempre vestito di tutto punto come se andasse a festa: non si sarebbe mai permesso di recarsi in Cappella senza la proprietà che la Divina Presenza esigeva e che la sua Fede gli imponeva”. Allora aveva un atteggiamento esterno di grande umiltà, esprimeva un abbandono interiore, la preghiera appariva vivissima sulle sue labbra (salvo quello che diremo appresso), ed inspiegabilmente assumeva un comportamento di maestà nella positura del corpo. Sapeva di essere davanti al Signore, Creatore e Redentore. Spesso colpiva la letizia che assumeva il suo volto in quei momenti. – Nelle conversazioni spirituali che aveva coi religiosi che si succedettero nell’ufficio di Direttore era assetato di conoscere i profondi effetti che la Eucaristia produce nell’anima e nel corpo. Uno di questi conclude: “ …era un’anima Eucaristica”. – C’è qualcosa di più profondo, che noi potevamo cogliere confusamente dall’esterno, ma che hanno ben conosciuto i suoi Direttori. A questo punto non posso far altro che cedere loro la parola. – “Il suo cuore era generalmente unito a Dio. Si occupava per lo più di verità divine. La sua preghiera non era soltanto un colloquio con Dio, ma era soprattutto una ricerca amorosa e filiale di Dio. La ricerca diventò qualche volta fonte di profonda sofferenza… La espressione più consueta della sua preghiera era la meditazione. La sua mente era portata a pensare a Gesù Cristo e ad uniformare alla vita di Cristo, la sua vita”. – Scrive un Religioso, che gli fu vicinissimo negli ultimi anni: “Nelle mie conversazioni ho potuto constatare come le sue meditazioni fossero intonate a tutta la semplicità evangelica. Un giorno gli chiesi: “Ma cosa fa quando è in Chiesa e tiene lo sguardo fisso al Tabernacolo, oppure socchiude gli occhi?”. Mi rispose: “Guardo il Signore, lo Adoro e penso a Lui”. Voleva anche aiutarsi con libri di lettura spirituale, che gli servivano soprattutto nei periodi di aridità; ma poi, poco a poco, lasciò ogni lettura, perché gli era diventata un peso. Per lui era molto più facile, nell’intimo della sua cameretta, nelle lunghe ore di insonnia notturna, chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalla contemplazione amorosa del suo Signore. Spesso però la sua mente era afflitta da tribolazioni contro la Fede e da tentazioni colle quali Satana voleva turbare la orazione di questa santa anima. Allora ricorreva alla preghiera vocale: il suo Rosario e il suo libro di preghiere sono egualmente consumati, perché all’uno e all’altro portava una fedeltà ammirevole”. – Un giorno chiese ad un amico come potesse recitare bene il “Pater”. Questi gli portò il commento sul “Pater” di San Francesco d’Assisi e da quel giorno la sua preghiera e la sua meditazione diventarono più profonde, più filiali, più semplici. – Il Rosario non lo lasciò mai e, anche negli ultimi tempi, costituiva il suo “Breviario quotidiano” – come diceva Lui – perché lo metteva in contatto con la Santissima Vergine. Se fece in tutta la vita qualche uscita, fu per visitare piamente Santuari Mariani. Prediligeva le “Grazie” di Voltri perché diceva di avervi ricevuto grazie segnalatissime, particolarmente una, della quale però non siamo riusciti a cogliergli i particolari. Era fedelissimo, come Terziario Francescano, alla recita dei 12 Pater e delle 12 Ave; era una grave pena per lui quando alla sera talvolta non riusciva a ricordarsi di averli recitati. – Un confidente si permise qualche volta di chiedergli come avvenivano i colloqui con Dio nelle lunghe ore che passava in Cappella, soprattutto in quella del Righi. Lui non si rendeva conto delle altezze spirituali che raggiungeva in questa lunga orazione e diceva: “Io adoro il Signore, Lo ringrazio e Gli chiedo grazie per i vivi e per i morti”. Pregava moltissimo per i Defunti, specialmente dopo la morte della mamma. Quando parlando gliene veniva il destro, portava il discorso sulla preghiera e sulla preghiera per i Morti. Quanta gente quest’uomo ha portato in Chiesa insegnando la preghiera di adorazione e lo spirito di riparazione! – Uno che lo conobbe a lungo scrive: “Ebbe un periodo di circa due anni in cui la sua anima ebbe una fortissima aridità spirituale: lo perseguitava il pensiero che le sue preghiere e le sue opere gli servissero a nulla e che Dio non gli volesse più bene. In questo periodo ebbe sofferenze grandissime, però continuò sempre la sua preghiera vocale e mentale. Questo stato di sofferenze interiori, che lui accettò con umile sottomissione, vinse affidandosi alla parola del Sacerdote. Servì a purificarlo ulteriormente e a renderlo maggiormente degno di una profonda unione con Dio. Il confidente dell’anima sua attesta che arrivò alla grazia della contemplazione! – Lo stesso racconta: “Negli ultimi mesi della sua vita, quando a stento si recava in Chiesa (e ad andarvi fu indomito), un pomeriggio andai a trovarlo. Aprii lentamente la porta della Cappella e lo vidi assorto con lo sguardo fisso ad una immagine della Madonna sopra l’altare. Lui non si accorse che io ero entrato nella piccola Cappella (quella del Righi) ed io rimasi ad osservare quel vecchio in quell’atto di orazione amorosa. Era immobile come una statua, col capo leggermente sollevato e gli occhi fissi in alto. Dopo qualche minuto gli posi una mano sulla spalla, ma lui non si mosse. Mi trattenni qualche minuto e poi lo scossi: parve svegliarsi da un sonno profondo. Gli dissi che ero lì da un po’ di tempo, ma che non volevo disturbarlo nella sua preghiera. Mi disse amorevolmente e con tanta umiltà: “Ero distratto”. Però io rimasi pieno di stupore e ritengo che in quei momenti egli si accostasse ad uno stato di estasi. In questo modo io lo sorpresi più volte”. – Da quanto ho potuto capire e da quanto altri mi hanno riferito, io ho tenuto un posto grandissimo nelle sue preghiere. Dava tutti i meriti della mia educazione a mia madre e aveva certamente capito quanto io debba a quella donna singolarissima e ferma; ma lui mi accompagnò sempre, dalla nascita, da quando lasciai capire le mie intenzioni, da quando entrai in Seminario, da quando fui sacerdote e da quando ebbi responsabilità nella Chiesa. – Lo spirito di preghiera era in mio padre il forgiatore di tutto. Si rifletteva nel suo modo di concepire il lavoro, tanto lo circondava di preghiera. Per lui il lavoro era un dovere sacro, una penitenza amabile, un mezzo di vita per sé e per la famiglia, un esercizio di virtù personale e di carità fraterna. Era un mezzo di liberazione, una fonte di letizia e di serenità, sempre chiesto ed accolto come un dono di Dio. – La preghiera era la ragione del suo distacco dalle cose. Questo distacco era edificante; non disprezzava i beni della terra, ma ogni cosa considerava come mezzo per salire a Dio. Per sé – e questo lo constatai bene nei 19 anni in cui visse con me in episcopio – cercò mai nulla, rifiutò tutto, per la sua camera non volle si cambiassero i mobili della vecchia casa, che aveva condiviso con mia madre. Restò nella modestia più assoluta. Volle la proprietà degli abiti, perché – diceva – “non doveva far fare brutta figura all’Arcivescovado”. – Questo distacco, in una vita per la maggior parte né facile, né comoda, gli mantenne sempre la virtù della speranza. Era continuo il suo ricorso alla Provvidenza. La menzione di Questa pareva una giaculatoria, anche quand’ero bambino e ricordo che molte volte mia sorella chiamava lui col nomignolo “provvidenza”. Tutto questo noi raccogliamo dai discorsi tenuti quando vivevamo insieme in Arcivescovado. – A proposito di “speranza”, così scrive un suo Direttore Spirituale degli ultimi tempi. “Un giorno mi disse che da giovane aveva ascoltato discorsi, fatti da persone anche serie, nei quali si discuteva se fosse possibile evitare il peccato mortale. Gli sembrarono strani questi discorsi su labbra di persone cristiane e sagge. Ricordò allora l’ “Atto di speranza” che aveva imparato da bambino ed in quello trovò immediatamente la risposta ai dubbi suscitati dagli incauti discorsi d’altri”. – Diceva: “Io ho sempre confidato nella bontà di Dio e con le preghiere ho avuto tutto ciò che Dio ha promesso. Egli ha fatto a me più grazie di quante ne abbia mai chieste e più grandi di quanto io abbia mai sperato”. – L’orazione lo aveva reso logico in modo singolare: non abbiamo mai notato una dissociazione tra quello che credeva e quello che faceva, tra quello che cercava di inoculare agli altri e quello che praticava lui. Abbiamo ora la strana sensazione che tutto quello che per l’intera vita ci è fin dalla nostra infanzia apparso ordinario, era invece perfezione. La sua preghiera semplice aveva – non so se creata – ma certo mantenuta, la sua semplicità di cuore, al punto di dare l’impressione che tutto gli fosse moralmente ovvio e facile. – Non era così: era stata preceduta dalla abnegazione e dal sacrificio col quale aveva mantenuto lo spirito di preghiera. Era come una luce che a poco a poco aveva disciolte le cose, eliminate le asperità, offerto costante il calore della sua luminosità. Eppure era prontissimo – già l’ho detto – nel vedere tutto, nel cogliere immediatamente e senza sforzo la sostanza di tutto, nel mettersi in posizione prudente nello sciorinare le sue risposte persino diplomatiche, ma sempre vere, sincere e chiare. Quella luce, che promanava dalla sua persona per il dono della orazione creava intorno a lui una atmosfera di soddisfazione, di ordine, di pace. Abbiamo anche questo capito quando ci è mancato! Tutti hanno sentito e detto – quanti lo hanno avvicinato negli ultimi anni – che questo vecchio pareva un autentico aristocratico dello spirito. Era solo la luminosità nella quale viveva. Era naturale che il confessore non trovasse mai (di questo abbiamo la attestazione negli ultimi anni) in lui neppure il peccato veniale o il più piccolo difetto. – Godeva quando noi raccontavamo, nei brevi incontri dopo i pasti, ma aveva un singolare contenimento della naturale curiosità: raramente chiedeva particolari e quando era l’ora, preciso come un orologio, si congedava, dava la buona sera e si ritirava in camera sua. Nei diciotto anni, che insieme passammo in Arcivescovado, mai chiese una informazione relativa al governo ecclesiastico. Non era indifferenza, perché gli piaceva sapere; la sua curiosità gli diede modo di esercitare una virtù in modo non comune. – Fino agli ultimi anni non si allontanò mai d’estate dall’episcopio, se non per qualche giorno, recandosi solo nella casa di mio cognato e mai sorella al paese dei nostri vecchi, Vara Superiore. Era contento di restarsene lì con la sola compagnia del nostro autista; allora rientrava in cucina, faceva la revisione di tutta la casa, faceva aggiustare, pulire, riordinare. Al ritorno trovavamo tutto messo a nuovo. Solo a novant’anni venne con noi a Trivero, nel periodo in cui io non mi ero ancora rimesso da un grave esaurimento. L’anno appresso venne con tutti noi a Peveragno: fu l’ultima campagna. – In casa camminava come se sfiorasse le cose, sempre silenzioso e raccolto; non lo si sentiva mai parlare forte; era il rifugio di tutti per quella dolcezza che mai lo abbandonava. Però vedeva tutto, fino all’ultimo non abbiamo potuto notare un attutimento della sua intelligenza, della sua straordinaria memoria, della sua intuizione. Negli ultimi anni l’artrosi alle dita delle mani lo obbligava ad una manipolazione lenta. Non sappiamo se fosse dolorosa, perché non l’abbiamo mai sentito lamentarsi. Per il resto fresco fino all’ultimo. L’umore mai cambiò, sapeva di essere vicino alla fine, ma godeva del diritto di una speranza che aveva coltivata tutta la vita.

IX.

LA FINE

Sul declinare di primavera del 1964, decisi di andare al Righi nella villa arcivescovile, come eravamo soliti ormai da tre anni. Quella modesta residenza, sufficientemente ristorata, era stata per anni adibita a sfollati della guerra, in difficoltà ad avere una abitazione. Avevo detto a me stesso che mai me ne sarei servito, ma col tempo quando il grave smog di Piazza Matteotti e soprattutto di via San Lorenzo cominciò ad avere maligna influenza su tutti gli ordinari abitatori del Palazzo Arcivescovile, compresi che dovevo pur tutelare la salute di quanti stavano con me e decisi di portare per alcuni mesi all’anno la residenza al Righi. Quell’anno papà non si dimostrò entusiasta di salire lassù; mi fece, contro il suo solito, qualche difficoltà. Capii più tardi che egli prevedeva la sua morte e che, stando al Righi, una tale evenienza poteva essere più gravosa per noi e per il medico. Tuttavia venne sereno e tranquillo: in fin dei conti al Righi, la Cappella era più a portata di mano e le sue soste in quella avrebbero occupato una parte della giornata. Quando talvolta usciva a fare quattro passi nel piccolo parco della villa raggiungeva l’angolo in fondo dove si poteva facilmente salire su un piccolo ballatoio di pietra che accompagnava il muro stesso, assai elevato sul livello stradale esterno. Da quel punto si vedeva tutto il Cimitero di Staglieno e, sulla sinistra, si poteva individuare il tetto della galleria di S. Antonino, dove nella seconda cella era la tomba della manna e dove era, accanto a Lei, il posto preparato per lui. Restava là a pregare. Nel Cimitero stavano le ossa di tanti conoscenti e anche di parenti nostri: lui non dimenticava mai nessuno. Si aveva la impressione che là egli fosse nella più bella compagnia. Quella vista gli era familiare e dolce. Se non era in casa lo si trovava là. Vi stette anche il giorno in cui alla sera anticipò la sua andata a letto per non rialzarsi più. La chiamata del Signore era vicina e la risposta era perfettamente tranquilla. – Fu la sera del 15 giugno a cena. Mangiò pochissimo. Prima della fine si alzò, si scusò di anticipare il rientro in camera perché si sentiva stanco. Sul momento non ci si fece caso. – Più tardi, nella tarda sera gli riscontrammo un attacco di febbre. Era mercoledì. Venne il Prof. Meneghini, suo medico al quale era affezionatissimo: la cosa non pareva allarmante. Scrive il suo medico, Prof. Meneghini: “Comparve una febbriciattola: lo visitai e costernato mi accorsi di una polmonite. Certo lui lo lesse sul mio viso o, forse perché io feci il possibile per nasconderlo, lo comprese il suo cuore, mentre io ne ascoltavo il battito sofferente. Quella volta e nei giorni che seguirono non mi chiese più nulla di sé: era pronto. Ed io per la prima volta non dissi più (con lui) la mia piccola bugia, sommersa dalla grande verità di quella ora di dolore”. – Egli in realtà aspettava fiducioso che la Santa Vergine lo aiutasse “perché – così disse a mia sorella – era stato un buon soldato e certamente Essa lo avrebbe preso per mano nel grave passo”. Seduto sul letto aveva per tutti il suo amabile sorriso; faceva impressione quella sua grande capigliatura folta, di argento brunito e quella sua grande pace. Parlava tranquillamente, anche del più e del meno quando c’era qualcuno di noi, non omettendo di ribadire le più minute disposizioni per la sua salma, la sua sepoltura accanto alla mamma, i suffragi. La morte si accostò in punta di piedi e con tutti i riguardi. – Il mattino del giovedì, me ne andai tranquillo al solito lavoro in palazzo Arcivescovile. Si delineava la polmonite, tuttavia – e non so perché – non eravamo preoccupati; papà non era affatto abbattuto, discorreva e questo ci pareva ancora un buon salvacondotto per la salute. – La verità ci apparve cruda il venerdì 17. Quella mattina attendevo come al solito alle udienze in Arcivescovado, quando venni avvertito che papà aveva avuto un collasso. Temetti questa parola come una pia bugia per dirmi che papà aveva finito di vivere. Volai immediatamente al Righi e vi trovai già sollecito il Prof. Meneghini: papà si stava riprendendo. – Ritenni prudente amministrare subito l’Unzione degli Infermi e chiesi senza ambagi a papà se potevo procedere. Senza alcuna emozione, tranquillo e grato disse: “Sì, sì”. La ricevette con uno straordinario raccoglimento e rispondendo a tutte le orazioni. La sua serenità quasi gioiosa si rifletteva su di noi. Poi stette meglio e si ricominciò o sperare. – In una alternativa di timori e di attese fiduciose passarono i giorni dal sabato 18 al mercoledi 22. Quel giorno Papà mandò a prendere la sua cappa di Confratello della Confraternita dell’Immacolata. Da molti anni l’aveva acquistata ed aveva sempre detto che voleva essere sepolto rivestito di quella sacra divisa. Quel mercoledì disse chiaro che era bene tenerla pronta al Righi, perché ormai l’avrebbe dovuta indossare.

Egli sapeva.

La sua preghiera, quando non c’era qualcuno a intrattenerlo, era serena e continua: ogni mattina continuava a ricevere, con una pietà commovente, la Santa Comunione. Tutti noi, la casa, eravamo immersi nella Sua serenità e nella sua pace. Volle confessarsi ancora e stette a lungo col suo confessore. Questi due giorni che precedettero la fine assunsero una dignità solenne. Ricevette tutti, a uno a uno, anche i mariti delle nipoti: a tutti diede gli ultimi avvisi e i ricordi con lungimirante saggezza, con tono sicuro, penetrante, scultoreo come se parlasse dall’eternità. Parlò anche a me e mi raccomandò di pregare e di avere coraggio. Ebbi l’impressione che si ricollegasse ad un discorso fattomi tre anni prima. [Siccome il padre del Papa in Esilio era un uomo pacato e di poche parole, si può azzardare l’ipotesi che il discorso sia stato fatto da un altro e delegato del figlio al padre. Il fatto che il padre non parla più per il rispetto che egli ha per l’autorità di figlio, non lascia dubbi sul fatto che la “conversazione” di tre anni prima, nel 1961, era circa il governo della Chiesa. l’editore.]. – Non disse altro, perché in me vide sempre suo figlio, ma vedeva soprattutto il suo Vescovo. La riverenza che seppe unire all’affetto nei lunghi anni del mio episcopato, mi appare oggi in una luce di Fede singolarissima. Il 23 eravamo sereni: niente ci faceva prevedere la fine imminente. Dalla finestra aperta sentì le campane della Metropolitana, che annunciavano la solennità di San Giovanni Battista. Disse: “E’ l’ultima volta che sento queste campane”. Ci ritirammo tranquilli dopo il saluto serale. Ad una certa ora restò solo colla Suora infermiera; la notte passò senza sussulti, senza affanno finché si assopì. – Alle sei e venti del mattino, don Giacomo Barabino, mio segretario (Un giovane Giacomo Barabino è stato il primo dei “carcerieri” passati per “segretari” al fine di monitorare costantemente questo cardinale di così grande statura, Papa Gregorio XVII. Nel corso degli anni, la stampa ha mostrato le foto di un Barabino dagli ampi sorrisi, sottobraccio ad uno stordito [– drogato?] – Siri, con i laici circostanti guardare con sorpresa e preoccupazione i loro volti. A Siri è stato solo permesso di “consacrare” Barabino “vescovo”, nel 1974, e si dice che lo abbia fatto per tenerlo lontano. – [n.d.ed.-]) passò a vederlo per chiedere se era pronto a ricevere come al solito la Santa Comunione. Lo trovò pienamente in sé, lucido e sereno, seduto sul letto e pronto a ricevere il Signore. Mentre don Giacomo faceva i preparativi, chinò il capo e senza alcun movimento si spense in lui la ormai debole fiamma della vita. Era andato lui incontro al Signore. Mancavano pochi minuti alle 6,30. – La suora si insospettì: pareva che dormisse, avvertì don Barabino il quale si preparava a portargli la Santa Comunione; don Barabino avvertì me, che immediatamente accorsi. Era quasi seduto colla schiena appoggiata ai cuscini, colla testa reclinata in avanti. – Radunai tutta la famiglia arcivescovile per l’ultimo compito: quando era morta la Mamma ed io avevo intonato poco prima il canto della Salve Regina e poi la recita del Credo, papà mi aveva toccato il gomito: “Fate così anche quando morirò io”. Eseguii fedelmente. – Lui era ormai con Dio, aveva incontrato la Vergine Santissima e credo, dopo quasi un secolo aveva incontrato sua madre, che in terra non aveva conosciuto. Finalmente! – Era la solennità di San Giovanni Battista. Telefonai che quel giorno non ero in grado di tenere il Pontificale e andai a celebrare per l’anima di mio padre, per la comune umiltà colla quale si lascia la terra, ma con la possente fiducia che quella Santa Messa sarebbe servita ad altri. – Componemmo la salma nel vano che dalla Sagrestia immette nella Cappella del Righi. Quando lo vidi sul letto funebre, era sereno, ringiovanito, come se fosse tornato indietro di mezzo secolo. – I funerali si fecero in Metropolitana, presenti Arcivescovi e Vescovi, le Autorità con a capo il Ministro dell’Interno, il Clero. Celebrai io e Dio mi diede la forza di arrivare in fondo. – Dopo cominciò un’altra commemorazione, ad uno ad uno si fecero vivi i testimoni della sua carità e della sua dedizione, svelando quello che di lui vivo, non avevamo mai saputo. Riposa nella stessa tomba della mamma ed egli ripetutamente, anche gli ultimi giorni, aveva raccomandato che la sua bara non fosse messa semplicemente parallela a quella della mamma, ma parallela nel senso opposto, come per potersi vedere in faccia. Sorvegliai io stesso che fosse collocato così. Accanto a me c’era Mons. Alberto Castelli, Arcivescovo di Rusio e segretario della CEI. Ora anche lui, anima santa, è con Dio.1

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1 E’uno strano modo di terminare il libro su suo padre, parlando di un altro uomo. Il Papa “in Esilio”, conclude così questo libro su suo padre in un modo inaspettato, parlando di un suo amico che ora è morto, del 1971. Ricordando che Giuseppe Cardinale Siri è stato il cardinale più giovane del Conclave del 1958, possiamo concludere che sta facendoci sapere che entro il 1971 tutti i suoi sostenitori Prelati, che sapevano che Lui era il Papa attuale, sono morti, e Lui è solo ad affrontare il compito di chi porta la Chiesa in Esilio. – Mons. Alberto Castelli morì il 7 marzo 1971. Egli fu arcivescovo titolare di Rusio, un comune francese situato del dipartimento dell’Alta Corsica nella regione della Corsica. –[-n.d.ed.]

Nota dell’Editore

Quando ho ricevuto questo libro nel 2005, mi sono resa subito conto che avevo in mano un gioiello che, sebbene originariamente pubblicato solo per amici e parenti, sarebbe stato un mezzo di edificazione per tutta l’umanità. Niccolò Siri visse consapevole di essere un aiuto per tutti, lui che dipendeva da Dio in modo assoluto. Vedete che la sua vita è un cammino di santità. Egli è stato naturalmente molto vicino a suo figlio, Giuseppe Siri, ed ha aiutato questo figlio in alcuni dei momenti più difficili che ha dovuto affrontare come Papa “occultato”, S.S. Gregorio XVII (dal 26 ottobre 1958 al 2 maggio 1989). – Nel contemplare la vita del padre, veniamo a conoscere la formazione e il carattere del figlio. Le lezioni di Niccolò a suo figlio erano chiare da capire. Il padre era soprattutto un uomo di preghiera che aveva messo tutta la sua fiducia nella Divina Provvidenza, e questa lezione l’aveva insegnata anche a suo figlio. – Non ci sono note nel testo originale, poiché esso venne scritto per chi conosceva Niccolò Siri intimamente. Le note sono mie, riportate come informazioni per il lettore nel tentativo di aiutare a chiarire e/o ampliare la possibilità di comprendere meglio il significato di certe espressioni. Come “Papa Occultato”, Siri era sotto un vincolo costante, e anche questo libro sarebbe stato approvato solo dopo una attenta rilettura prima di essere stampato.

Offro questo lavoro al Cuore Addolorato e Immacolato di Maria per il trionfo del Suo Cuore nel mio cuore e nei cuori di tutti gli uomini dall’inizio dei tempi e fino al loro compimento. Deo gratias!

Nellie Villegas

27 luglio 2016

Il cavaliere kadosh Achille Lienart (4)

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Il cavaliere Kadosh Achille Lienart

Il nostro cavaliere kadosh, che nella loggia giura “Adonay nokem” e che maledice benedicendo, secondo quanto Malachia trascrive nel suo libro che, lo ricordiamo solo per inciso, è parola di Dio, è indubbiamente un censurato ed uno scomunicato, e proprio di quelli D.O.C. Leggiamo allora dalla nostra inseparabile Enciclopedia Cattolica cosa viene riportato alla voce “SCOMUNICA”, vol. XI, col. 145 e segg. Al punto II c’è scritto: “Il CIC definisce ancora la scomunica (s.) [2257, par.1]: “la censura che esclude il punito dalla comunione dei fedeli e che produce gli effetti elencati nei canoni seguenti” (cann. 2258 – 67). Ma la separazione dello scomunicato dalla comunione dei fedeli è più un ricordo del passato che una realtà effettiva: il vescovo scomunicato, ad es., continua ad essere il capo della propria diocesi con tutti i diritti inerenti. – (…) Scomunica: Effetti. – Neppure è esatto che la scomunica produce effetti inseparabili e che essi vengono elencati nei cann. 2258-67. Gli effetti della scomunica sono molteplici e vengono sanciti in numerosi canoni, che non fanno parte del diritto penale. Essi poi sono più o meno gravi, secondo che la scomunica sia semplicemente incorsa, divenga notoria, sia inflitta o dichiarata con sentenza o decreto penale; gravissimi se lo scomunicato viene dichiarato « vitando ». A “qualsiasi” scomunicato è vietato di: a) ricevere i Sacramenti; b) fare e amministrare i Sacramenti e i sacramentali; c) assistere agli Uffici divini; d) porre gli atti legittimi ecclesiastici, di cui al can. 2256, n. 2 ° ; e) esercitare le funzioni inerenti ad un ufficio o incarico ecclesiastico; ) usufruire di un privilegio ecclesiastico ; g) eleggere, presentare, nominare; h) conseguire dignità, uffici, benefici, pensioni ed incarichi nella Chiesa; i ) porre atti di giurisdizione ecclesiastica. Egli non partecipa delle indulgenze, suffragi e preghiere pubbliche della Chiesa. Se viola la censura, ponendo un atto di ordine, riservato ai chierici in sacris, diviene irregolare (can. 985, n. 70 ) . Se poi persiste per un anno intero nella contumacia, è sospetto di eresia (can. 2340 §1), a tutti gli effetti di legge. Se il fedele è notoriamente incorso nella scomunica non può lecitamente fungere da padrino nel Battesimo (can. 766, n. 20) e nella Cresima (can. 796, n. 30 combinato col can. 766, n. 2°); inoltre non può essere scusato dall’osservanza della censura per evitare l’infamia (can. 2232 §1, ultimo comma), né assolto dal semplice confessore, nei casi urgenti, dalla censura, se riservata, a norma del can. 2254 §1, primo comma; infine gli deve essere impedita l’assistenza attiva agli Uffici divini (can. 2259 § 2, ultimo comma). Se poi è stato scomunicato o dichiarato tale con sentenza o precetto penale non può lecitamente ricevere neppure i sacramentali (can. 2260 §1, secondo comma); validamente fungere da padrino nel Battesimo o nella Cresima, essere nominato arbitro ( can. 1931, primo comma), esercitare il diritto di elettorato attivo, presentazione o designazione, porre atti di giurisdizione (can. 2264, secondo comma), ottenere una grazia pontificia, se nel rescritto non viene fatta menzione della s.: perde la capacità di conseguire dignità, uffici, benefici ed incarichi nelle Chiese, di ottenere pensioni ecclesiastiche (can. 2265 §1, 2° combinato col § 2), e di acquistare il diritto di patronato (can. 1453 §1, ultimo comma ). Inoltre egli rimane privato dei frutti della dignità, uffici, benefici, pensioni ed incarichi, se ne abbia precedentemente conseguito qualcuno (can. 2266). Personalmente può stare in giudizio solo per impugnare la giustizia o la legittimità della scomunica inflittagli; per mezzo di un procuratore per scongiurare un pericolo che sovrasti al bene della sua anima; nel resto è privo della capacità processuale (can. 1654,§1). Se muore, senza aver dato segni di penitenza, gli deve essere negata la sepoltura ecclesiastica (can. 1240 § 1,2°) con tutte le conseguenze di legge (can. 1241). E se, nonostante tale divieto, egli viene seppellito nel luogo sacro, questo rimane profanato (can. 1172 §1, 4° e 1207). Allo scomunicato « vitando » infine, cioè a colui che sia stato dichiarato tale in una sentenza o decreto di condanna, pronunciati dalla S. Sede e pubblicati nelle forme stabilite dalla legge, e al reo di ingiuria reale sulla persona del Sommo Pontefice (can. 2258 § 2), deve essere impedito di assistere alla sacre funzioni, e se riesce impossibile allontanarlo, queste ordinariamente non possono aver luogo o essere continuate (can. 2259, § 2, I comma). – Egli rimane privato non solo dei frutti, ma delle stesse dignità, benefici, uffici o incarichi ecclesiastici (can. 2266, ultimo comma) . È permesso aver relazioni con lui nelle cose di ordine temporale solo ai genitori, al coniuge, ai figli, ai dipendenti e a coloro che abbiano un giusto motivo di farlo (can. 2267). Gravi pene sono comminate ai suoi correi, complici, e ai chierici, che lo ammettono alle sacre funzioni (can. 2338 § 2) . – 2. Comparazioni con le altre censure. — È facile cogliere le profonde differenze tra la scomunica e le altre censure: l’interdetto e la sospensione. La prima esclude il punito dalla comunione dei fedeli, sia pure nei limiti indicati di sopra; il secondo invece vieta soltanto alcuni atti della comunione, i quali sono diversi a seconda della specie dell’interdetto; la sospensione poi, i cui effetti sono separabili e quasi sempre separati, proibisce soltanto l’esercizio della potestà ecclesiastica, inerente all’ufficio o beneficio. Inoltre la scomunica è sempre censura, mentre l’interdetto e la sospensione possono essere anche pena vendicativa (v .). Infine la scomunica può colpire soltanto le persone fisiche, pertanto se viene inflitta ad un corpo morale soltanto i singoli colpevoli sono tenuti a sottostare ad essa. Invece la sospensione può colpire sia una persona fisica che morale collegiale e l’interdetto anche un luogo (can. 2255 § p. 2). – 3. Riserva e assoluzione della scomunica – Nel CIC sono comminate 37 s., di esse sono riservate alla S. Sede 4 specialissimo modo, 11 speciali modo, 11 simpliciter, all’Ordinario 6 e 5 non sono riservate. – Le prime colpiscono i seguenti gravissimi delitti: 1) profanazione delle Sacre Specie (can. 2320); 2) ingiuria reale sulla persona del Sommo Pontefice (can. 2343 § 1°); 3) assoluzione del complice nel peccato d’impudicizia semplice o qualificata (can. 2367); 4) violazione diretta del sigillo sacramentale (can. 2369 § 1, comma 1). Le seconde ordinariamente sono comminate ai rei di delitti contro la fede o che comunque fanno presumere la mancanza di fede nel colpevole, e in specie dei seguenti: 1) apostasia, eresia e scisma (can. 2314); 2) edizione, difesa, ritenzione e lettura dei libri che p r o pugnano l’apostasia o lo scisma (can. 2318 § 1); 3) simulazione della celebrazione della S. Messa e dell’amministrazione del sacramento della Penitenza da parte di uno che non sia sacerdote (can. 2322, n. 1°); 4 ) ricorso al concilio universale avverso leggi, decreti e ordini del Sommo Pontefice vivente (can. 2332 ); 5) ricorso al potere secolare per impedire l’emanazione, la promulgazione o l’esecuzione di atti della S. Sede o dei suoi legati (can. 2333); 6) emanazione di leggi, ordini o decreti lesivi della libertà o dei diritti della Chiesa; l’impedire, facendo ricorso al potere secolare, l’esercizio della giurisdizione ecclesiastica (can. 2334); 7) il convenire davanti ad un giudice laico un cardinale, un legato della S. Sede, un ufficiale maggiore della Curia Romana (assessori, segretari, sottosegretari o sostituti delle SS. Congregazioni ed altri prelati ad essi equiparati) per atti del loro ufficio, e il proprio Ordinario (can. 2341,1 comma); 8) ingiuria reale sulla persona di un cardinale o di un legato del Sommo Pontefice (can. 2343 § 2, 1°); 9) usurpazione o detenzione di beni o di diritti della Chiesa Romana (can. 2345); 10) contraffazione o alterazione di lettere, decreti o rescritti della S. Sede ed uso doloso di essi (can. 2360 § 1 ) ; 11) calunniosa denunzia ai superiori di un confessore per sollecitazione (can. 2363). – Le simpliciter riservate colpiscono i seguenti delitti: 1) traffico sacrilego delle indulgenze (can. 2327); 2) iscrizioni alla massoneria o ad associazioni affini (can. 2335); 3) assoluzione, data con dolo senza la necessaria facoltà, di una scomunica riservata specialissimo o speciali modo alla S. Sede (can. 2338 § 1 ) ; 4 ) correità o complicità in un delitto per cui uno viene dichiarato scomunicato « vitando », sua ammissione a prendere parte agli uffici divini o comunicazione in divinis con lui, consapevole e spontanea da parte di un chierico (can. 2338 § 2) ; 5) il convenire davanti ad un giudice laico un vescovo che non sia il proprio Ordinario, un abate o prelato nullius, o un superiore generale di un istituto religioso di diritto pontificio (can. 2341, comma 11); 6) violazione della clausura delle monache o dei regolari e illegittima uscita delle prime dal monastero (can. 2342, nn. 1 °, 2 °, 30); 7) usurpazione o distrazione di beni ecclesiastici (can. 2346) ; 8) duello (c a n. 2351 § 1); 9) Matrimonio attentato da chierici in sacris (vescovi, sacerdoti, diaconi, suddiaconi), e da regolari o monache che abbiano emesso la professione solenne (can. 2388 § 1); 10) simonia circa gli uffici, i benefici e le dignità ecclesiastici (can. 2392, n. i °); 11) sottrazione, distruzione, occultamento o alterazione di un documento appartenente alla Curia vescovile (can. 2405). – (…) Certo ci vuole un po’ di pazienza per districarsi tra i canoni, ma chi vuole vedere, ne ha abbastanza per farsi un’idea chiara di censure e scomuniche, e come molti di essi si possano tranquillamente applicare al nostro cavaliere e ai suoi figliocci”. L’unica sottolineatura è quella che riguarda il canone 2343, nel quale è detto: “Chi usa violenza contro il Papa, incorre la scomunica in modo specialissimo riservata alla Sede Apostolica; è infame e se chierico, deve degradarsi; ( … ) sarà privato di benefici, uffici, dignità, pensioni o incarichi … Ora è lecito chiedersi: “ma uno che giura morte solennemente al Papa, con patto di sangue con lucifero, è o non è uno che usa violenza contro il Papa? Qui non stiamo parlando di un massone muratore apprendista di basso grado, bensì di un “cavaliere kadosh” 30° grado, che ha giurato fedeltà eterna a lucifero, e di cui abbiamo potuto costatare il grado di infamia che raggiunto con l’investitura, non c’è alcuna scappatoia, replica, mancata consapevolezza, ignoranze o inganni, qui è tutto alla luce del sole. Calpestare la tiara Papale, colpire con un pugnale un cranio ricoperto dalla tiara, è forse onorare il Cristo in terra? … fargli i complimenti, augurargli ogni bene? Oppure formalmente è violenza e della peggiore, partorita da un odio feroce contro il successore di Pietro, e pronto a tutto anche materialmente? Lasciamo il giudizio a chi ha lumi maggiori dei nostri, in modo da darci spiegazioni convincenti, argomentando magari dal Magistero cattolico. Può darsi che ci sia qualche bolla o enciclica sfuggita al nostro esame … chissà i soloni pseudo teologi forse l’hanno salvata dalle sforbiciate e occultamenti operati dal magistero gallicano, fallibilista, sedevacantista e … chi più ne ha più ne metta! – Una volta assodato questo punto ci chiediamo se il continuare ad esercitare “in sacris” pur essendo “ipso facto” censurato, scomunicato etc. etc., non sia per caso un sacrilegio? Nel dubbio atroce che ci assale, cambiamo volume della succitata Enciclopedia e andiamo alla voce: SACRILEGIO. [col. 1598, 1599, vol X]: È il trattamento irriverente o la profanazione di una cosa sacra. Nella definizione data, si intende per “cosa sacra” non solo quanto di materiale viene messo in relazione con Dio, come oggetti e luoghi, ma anche le stesse persone consacrate a Dio. (…. ). È noto infatti che Gesù Cristo stesso rese sacre alcune cose, quali, ad esempio i Sacramenti e i ministri dell’altare; altre invece le rese sacre la Chiesa. È evidente che il carattere sacro è più intrinseco nelle prime che nelle seconde. (…) il sacrilegio è peccato ex genere suo, grave. Esso ha una propria e intrinseca malizia distinta dalla malizia di ogni altro peccato e pertanto chi, ad es. ruba oggetti sacri commette un doppio peccato, ossia di furto e di sacrilegio. Parimenti che uccide una persona consacrata commette un omicidio ed un sacrilegio. [chi fa sacrilegio perché riceve illecitamente una consacrazione, commette peccato di furto-usurpazione, e sacrilegio –ndr.-]. Il sacrilegio stesso però ammette tre forme specificamente distinte secondo l’oggetto diverso a cui si dirige la profanazione in: s. personale, s. locale e s. reale. [qui a noi interessa in particolare l’ultima tipologia]; (…) IV. Sacrilegio REALE. – Si ha per profanazione di cose sacre diverse dalle persone e dai luoghi. La gravità dei vari sacrilegi reali ha molte gradazioni: altro è una grave profanazione dell’Eucarestia, altro il ridurre a uso profano per breve tempo una veste benedetta, ad es. un manipolo. I modi principali con i quali si commette sacrilegio reale sono l’indegna amministrazione dei Sacramenti, l’indegno accostarsi ad essi, la profanazione delle reliquie o immagini di santi, (etc. … ). – Vediamo cosa ne pensa il Dottore Angelico. Nella Summa c’è un’ampia trattazione della materia: II-II Q. 99: ARGOMENTO 99 IL SACRILEGIO. In particolare si evince che: “… E così tutte le mancanze di rispetto verso le cose sacre costituiscono un‘ingiuria verso Dio, e hanno natura di sacrilegio. [II-II, Q. 99 Art. 1-3]. – “In contrario: Il sacrilegio si contrappone a una virtù specificamente distinta, cioè alla religione, la quale ha il compito di rendere a Dio e alle cose divine l‘onore dovuto. Quindi il sacrilegio è un peccato specifico”. [ibid. a. 2, 3,) – “E così con qualsiasi genere di peccato uno agisca contro l‘onore dovuto alle cose sacre, commette formalmente un sacrilegio, anche se materialmente si tratta di peccati di genere diverso”. [ibid. a2, 2] “E anche la terza specie del sacrilegio, cioè la violazione delle cose sacre, presenta gradi diversi, secondo la differenza delle cose sacre. Tra queste occupano il primo posto i sacramenti, che servono a santificare gli uomini: e il principale dei sacramenti è il sacramento dell‘Eucaristia, che contiene Cristo medesimo”. [II-II, Q.99 a.3, 3]. Da par suo l’Aquinate tratta l’argomento in modo esauriente e chiaro, per cui, quanto per brevità non abbiamo riportato qui, può essere facilmente consultato da ognuno. Quello che a noi interessa però in particolare è questo: un illecito, che in giurisprudenza si chiama “delitto” o “reato”, in materia religiosa si chiama “sacrilegio”, e per questo, come per tutti i reati, la Chiesa dispone delle pene, la principale delle quali è come visto la scomunica. Pertanto una consacrazione illecita, o qualunque altro Sacramento illecitamente conferito, ancor più se validamente, è un atto sacrilego, che produce materia o persona altrettanto sacrilega, che a sua volta opera in modo sacrilego con atti non più santificanti, benzì offensivi della Maestà divina, a Dio sommamente sgraditi, che non conferiscono la grazia santificante, anzi la impediscono. Ecco allora che il cardinale cavaliere kadosh Lienart, nella ordinazione sacrilega di sacerdoti e vescovi ha realizzato la profezia di Malachia:

et maledicam benedictionibus vestris, et maledicam illis

Cambierò in maledizioni le vostre benedizioni!  LE MALEDIRO’!!!

Quindi, anche se lo pseudo-cardinale Achille Lienart non era stato canonicamente sancito, e non appariva un “vitando” esternamente; in foro interno era ben scomunicato, perché oltretutto agente dell’anti-Chiesa Cattolica, per cui non poteva ricevere l’ordine, essendo già maestro massone e 18° livello cavaliere “Rosa Croce” ed ancora peggio, 30° livello cavaliere kadosh [cosa ben risaputa da Lefebvre e associazioni a lui ispirate], e ovviamente non poteva trasmetterlo a nessun altro, anche se la cerimonia veniva fatta materialmente con tutti i canoni previsti. “Nessuno può dare ad un altro ciò che non possiede”: non possedendo l’ordine, Lienart non poteva naturalmente trasmetterlo, ed il suo “episcopato usurpato”, non era valido né trasmissibile, ad essere benevoli, semplicemente sacrilego! – Ma finiamo, se qualcuno avesse ancora dei dubbi, con la bolla “Cum ex Apostolatus Officio”(1559), documento inoppugnabile ed irreformabile del Magistero della Chiesa, di S.S. Papa Paolo IV, che non si è inventato nulla di nuovo, confermando le bolle di Niccolò III (Noverim), Bonifacio VIII (Felicis) Giulio III (lettera dell’8.3.1554) ed i decreti del Concilio di Costanza, e confermato successivamente a sua volta, rincarando la dose per gli irriducibili che si servono del Magistero a loro uso e consumo, da S.S. Papa S. Pio V nella bolla “Inter multiplices curas”del 21-XII-1566, a sottolinearne la reale PERPETUA efficacia, vera “mina vagante” ad effetto dirompente per eretici modernisti di ogni risma, compresi i “falsi” tradizionalisti (in realtà modernisti a “marcia ridotta”), che non sanno più che cosa inventarsi per boicottarla ed occultarla: a noi, forse perché “naif” o semplici come colombe, sembra chiarissima! Ne diamo uno stralcio:    Papa Paolo IV, Cum Ex Apostolatus Officio”, 1559 Ex Cathedra:Emaniamo, determiniamo, decretiamo e definiamo e “ … Aggiungiamo che, se mai dovesse accadere in qualche tempo che un vescovo, anche se agisce in qualità di arcivescovo o di patriarca o primate od un Cardinale di Romana Chiesa, come detto, od un legato, oppure lo stesso Romano Pontefice, che prima della sua promozione a Cardinale od alla sua elevazione a Romano Pontefice, avesse deviato dalla fede cattolica o fosse caduto in qualche eresia (o fosse incorso in uno scisma o lo abbia suscitato), sia nulla, non valida e senza alcun valore (“nulla, irrita et inanis esista”), la sua promozione od elevazione, anche se avvenuta con la concordanza e l’unanime consenso di tutti i Cardinali; neppure si potrà dire che essa è convalidata col ricevimento della carica, della consacrazione o del possesso o quasi possesso susseguente del governo e dell’amministrazione, ovvero per l’intronizzazione o adorazione (adoratio) dello stesso Romano Pontefice o per l’obbedienza a lui prestata da tutti e per il decorso di qualsiasi durata di tempo nel detto esercizio della sua carica, né essa potrebbe in alcuna sua parte essere ritenuta legittima, e si giudichi aver attribuito od attribuire una facoltà nulla, per amministrare (“nullam … facultatem”) a tali persone promosse come vescovi od arcivescovi o patriarchi o primati od assunte come Cardinali o come Romano Pontefice, in cose spirituali o temporali; ma difettino di qualsiasi forza (“viribus careant”) tutte e ciascuna (omnia et singula) di qualsivoglia loro parola, azione, opera di amministrazione o ad esse conseguenti, non possano conferire nessuna fermezza di diritto (nullam prorsus firmitatem nec ius), e le persone stesse che fossero state così promosse od elevate, siano per il fatto stesso (eo ipso) e senza bisogno di una ulteriore dichiarazione (absque aliqua desuper facienda declaratione), private (sint privati) di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, carica e potere (auctoritate, officio et potestate)”. – Al punto 3 della bolla di S. Pio V si dice ancora in modo chiaro, esplicito ed inconfutabile: “ … 3) ed inoltre rifacendosi al felice esempio del nostro predecessore Papa Paolo IV, rinnoviamo e confermiamo un’altra volta il decreto contro gli eretici e gli scismatici, pubblicato a Roma presso S. Pietro dallo stesso Paolo nostro predecessore nell’anno 1558 dell’incarnazione del Signore, il 15 febbraio, anno quarto del suo pontificato. Tale decreto rinnoviamo e confermiamo e vogliamo e comandiamo che sia osservato in maniera precisa e inviolabile! . (Et insuper, vestigiis felicis recordationis Pauli Papae IV, praedecessoris nostri, inhaerendo, constitutionem alias contra haereticos et schismaticos per eumdem Paulum praedecessorem, sub data vide licet Romaese apud Sanctum Petrum, anno incarnationis dominicae millesimo quingentesimo quinquagesimo octavo, quinto decimo kalendas martii, pontificatus sui anno IV, editam, tenore praesentium renovamus et etiam confirmamus, illamque inviolabiter et ad unguem observari volumus et mandamus, iuxta illius seriem atque tenorem.)

La faccenda, per quanto ci riguarda è così definitivamente chiusa, proprio perché è contemplato il caso specifico qui preso in esame: “ … se mai dovesse accadere in qualche tempo che un vescovo, anche se agisce in qualità di “Arcivescovo” (manca solo: “in qualità di Arcivescovo di Lille”!- n.d.r. -) ( …) avesse deviato dalla fede cattolica o fosse caduto in qualche eresia (nel caso esaminato ce n’è abbastanza in tema di deviazioni, eresie, anatemi e via discorrendo, per uno che aderiva alla Massoneria già al 18° livello – [uno dei più nefandi e satanici, ove si insegna che la parola persa e ritrovata è INRI: Igne Renovatur Natura Integra, – la Natura intera è rinnovata con il fuoco –, ove le agapi rosacrociane sono accompagnate da numerosi sacrilegi, e si compiono sacrifici cruenti a lucifero, tra cui quello di un agnello coronato di spine e con le zampe perforate da chiodi, immagine del Signore Gesù Cristo, agnello a cui viene mozzata la testa e gli arti che vengono poi bruciati ed offerti a lucifero – quindi in piena consapevolezza! alla “consacrazione sacerdotale”, e addirittura al 30° – quello del Cavaliere Kadosh, [nel quale si giura odio e morte al re e al Papa, si adora il baphomet con l’incenso offerto a lucifero, livello quindi di assoluta consapevolezza dei veri scopi della massoneria, e che prelude al “passaggio in astrale”(*) – prima della “pseudo-consacrazione” episcopale) …. neppure si potrà dire che essa è convalidata col ricevimento della carica, della consacrazione o del possesso o quasi possesso susseguente del governo e dell’amministrazione, (….) o per l’obbedienza a lui prestata da tutti e per il decorso di qualsiasi durata di tempo nel detto esercizio della sua carica, né essa potrebbe in alcuna sua parte essere ritenuta legittima (….) e si giudichi aver attribuito od attribuire una “facoltà nulla, per amministrare” (“nullam … facultatem”) a tali persone promosse come vescovi od arcivescovi o patriarchi o primati od assunte come Cardinali o come Romano Pontefice, in cose spirituali o temporali; ma difettino di qualsiasi forza (“viribus careant”) tutte e ciascuna (omnia et singula) di qualsivoglia loro parola, azione, opera di amministrazione o ad esse conseguenti, non possano conferire nessuna fermezza di diritto (nullam prorsus firmitatem nec ius), e le persone stesse che fossero state così promosse od elevate, siano per il fatto stesso (eo ipso) e senza bisogno di una ulteriore dichiarazione (absque aliqua desuper facienda declaratione), private (sint privati) di ogni dignità, posto, onore, titolo, autorità, carica e potere (auctoritate, officio et potestate). – L’operato anche sacramentale della Fraternità o di altre chiesuole abusive scismatiche, ad essere indulgenti ed infantili, diventa quantomeno dubbio o comunque di “probabilità”, ma … l’orologio svizzero del Magistero anche per questo ha una regola …

Punto chiave della teologia morale è: “In caso di dubbio, ASTENERSI”.

[Henry Davis, S.J.: “Teologia morale e pastorale”; Londra: Sheed & Ward, 1935 Volume III, pag. 27]

L’UTILIZZO DEI PARERI PROBABILI [CAPO VII, SEZIONE I: Opinioni probabili di Validità]. – Nel conferire i Sacramenti (così come anche nella consacrazione nella Messa) non è mai permesso adottare una probabile linea di condotta per la validità, ed abbandonare il corso più sicuro. Il contrario è stato esplicitamente condannato da Papa Innocenzo XI. Fare ciò sarebbe un grave peccato contro la religione, cioè un atto di irriverenza verso ciò che Cristo nostro Signore ha istituito, sarebbe un grave peccato contro la carità, quindi il destinatario sarebbe probabilmente privato delle grazie e dell’effetto del Sacramento; sarebbe un grave peccato contro la giustizia, poiché il destinatario ha diritto a Sacramenti validi, ogni volta che il ministro, sia d’ufficio o no, si impegna a conferire un sacramento. Nei Sacramenti necessari non vi è alcun dubbio circa il triplo peccato; nei Sacramenti che non sono indispensabili ci sarà comunque sempre il sacrilegio grave contro la religione!

“E’ una grave responsabilità di tutti i cattolici dimostrare a se stessi che i sacramenti che frequentano siano leciti [legale] agli occhi della Chiesa di Cristo, perché se i cattolici si avvicinano ai Sacramenti senza sapere per certo che i ministri hanno sia validi ordini sacri, sia ordini che sono stati dati con approvazione canonica [autorizzazioni alla pratica], si mettono fuori della Chiesa. ”

Innocencius_XI

Il Magistero espressamente dichiara: che [Il seguente errore è] condannato da un decreto del Sant’Uffizio, del 4 marzo 1679:Non è lecito nel conferire sacramenti seguire un parere probabile per quanto riguarda il valore del sacramento, abbandonando il parere più sicuro, a meno che non lo vieti la legge, le convenzioni o il pericolo di incorrere in danni gravi. Pertanto non si dovrebbe fare uso di pareri probabili nel conferimento del battesimo, degli ordini sacerdotali, o episcopali.” (Denzinger n.1151). Innocenzo XI (1676-1689). – Se poi qualcuno dovesse dire che queste bolle sono stagionate (ammesso che ciò che lega e scioglie un Papa non abbia carattere definitivo ed eterno!) ci conforta la Enciclica di Pio IX, “Graves ac diuturnae” (23 marzo 1875) emessa come condanna per i veterocattolici, ma estesa anche a tutti “coloro che operano senza missione e giurisdizione”: … Siccome poi fu sempre proprio e peculiare degli eretici e degli scismatici l’usare simulazione ed inganni; così questi Figli delle tenebre (…) nulla hanno maggiormente a cuore che d’ingannare gl’incauti e gl’ignoranti, e trarli negli errori con la simulazione e l’ipocrisia, ripetendo pubblicamente che non respingono la Chiesa cattolica e il suo Capo visibile, ma anzi desiderano la purezza della dottrina cattolica, e sono essi soli cattolici ed eredi dell’antica fede. Di fatto essi non vogliono riconoscere tutte le prerogative del Vicario di Cristo in terra, né sono ossequienti al supremo magistero di Lui. ( …) che dal vecchio sacco degli eretici ha estratto tanti errori contro i sovrani principi della fede cattolica, rovescia i fondamenti della religione cattolica, impudentemente respinge le dogmatiche definizioni del Concilio Ecumenico Vaticano, e in tanti modi lavora per la rovina delle anime ( …) sono segregati dalla comunione della Chiesa e devono ritenersi scismatici ( …) che si guardino con ogni attenzione da quegl’insidiosi nemici del gregge di Cristo e dai loro pascoli velenosi; rifuggano assolutamente dai loro riti religiosi, dalle istruzioni, dalle cattedre di pestilenza, erette per insegnare impunemente le sacre dottrine; dai loro scritti e da qualunque contatto; non sopportino alcuna convivenza e relazione coi preti intrusi ed apostati dalla fede, i quali osano esercitare gli uffici del ministero ecclesiastico, e sono privi di legittima missione e di qualsiasi giurisdizione; aborriscano dai medesimi come da estranei e da ladri, i quali vengono solo per rubare, per uccidere, per rovinare. Infatti i Figli della Chiesa debbono pensare che si tratta di custodire il preziosissimo tesoro della fede, senza la quale è impossibile piacere a Dio, ed insieme di conseguire il fine della fede, la salvezza delle anime proprie, seguendo la retta via della giustizia. Ed a chi invoca uno “stato di necessità ha risposto bene Pio XII in “Ad apostolorum principis” : “… quando vorrebbero giustificarsi invocando la necessità di provvedere alla cura delle anime nelle diocesi prive della presenza del loro vescovo? (…) È evidente, anzitutto, che non si provvede ai bisogni spirituali dei fedeli con la violazione delle leggi della Chiesa. In secondo luogo, non si tratta – come si vorrebbe far credere – di diocesi vacanti…

Considerazioni finali

I “nemici di tutti gli uomini”, quelli che hanno per padre il diavolo, gnostici-marrani, nel tentativo di distruggere la Chiesa Cattolica, hanno progettato da secoli una tenaglia a due ganasce, sapendo che le novità dei novatori para- e post-conciliari avrebbero prodotto una scissione nei fedeli, generando così due “anelli”: quello dei progrediti – a loro dire – (modernisti), e quello dei “retrogradi”, tradizionalisti. La ganascia dei “progrediti”, che è la setta apostatica conciliare-modernista, ha occupato quasi tutte le posizioni della Chiesa Cattolica, dalla carica più alta a quella più infima, e praticamente tutte le giurisdizioni territoriali dell’orbe. Ma sarebbero pur sempre rimasti i “retrogradi”, i cattolici integrali, i “fanatici” reazionari legati alla tradizione apostolica, al Magistero millenario della Chiesa, ed alla Messa di sempre, sancita dal Concilio Tridentino e da S.S. il Papa S. Pio V. Nessun problema signori, basta mettere un po’ la testa sotto terra, come gli struzzi, e voilà … il gioco è fatto: si è provveduto a “generare” una piccola serie di chiesuole o movimenti tradizionalisti e formalmente sedevacantisti, anche se fintamente sedeplenisti, ( … obbediscono infatti solo a se stessi), che fanno capo alla più numerosa, foraggiata e trainante tra esse: la FSSPX alla cui testa ci sono non-vescovi invalidamente e sacrilegamente consacrati senza giurisdizione e missione manco a parlarne.

testa nella sabbia

Per distruggere la Chiesa (ove mai fosse possibile!) occorreva abbattere sì, la Messa, ma pure i Sacramenti, e soprattutto la Gerarchia dispensatrice dei Sacramenti ed officiante il Culto divino. Così i modernisti-conciliari, dopo aver sostituito la Santa Messa con un abominevole culto del baphomet (il cabalistico “signore dell’universo”), hanno attuato il progetto abbatti-Gerarchia), modificando la forma della consacrazione episcopale che, resa così invalida, ha impedito dal 1968 la formazione di nuovi “veri” vescovi, e di conseguenza di “veri” sacerdoti. Attualmente nelle chiese cattoliche moderniste viene praticato un culto falso da chierici totalmente “falsi”, con sacramenti fasulli e sacrileghi, fatto salvo qualche stagionato ottuagenario, consacrato nel lontano passato da un vero Vescovo. Restava però il problema di come fare per convincere i retrogradi legati a doppio filo al precetto domenicale, alla Messa di sempre, quella del Messale Romano tradizionale. Qui, non potendo ovviamente taroccare apportando modifiche alla Messa, le “ruspe” di demolizione, hanno pianificato una “gerarchia” nata da un massone di alto grado, un cavaliere kadosh, appunto, tale già prima della sua invalida consacrazione, gerarchia “rigenerantesi” e perpetuantesi invalidamente e sacrilegamente. Quindi agli sventurati ignari fedeli viene propinata una Messa vera nel testo, ma officiata da sacerdoti invalidamente consacrati, e sacrileghi che conferiscono sacramenti sacrileghi, che tolgono la grazia santificante. In tal modo sono state approntate, nel silenzio, nella ignoranza o (che Iddio non voglia) nella connivenza più o meno consapevole, le due ganasce della tenaglia capace di strozzare anche il Cattolico più “ostinato”. A questo punto non ci resta che invocare la Vergine Maria, ed il Signore Nostro Gesù Cristo:

tenaglia

“Exsurgat Deus et dissipentur inimici eius”!