Calendario liturgico: OTTOBRE [2017]

OTTOBRE è il mese che la CHIESA dedica al SANTO ROSARIO ed al culto degli ANGELI- FESTA DI CRISTO RE

Festa del SS. ROSARIO

Supremi Apostolatus

[S. S.Pio IX – 1.9.1883]

…. Nessuno di Voi ignora, Venerabili Fratelli, quanto travaglio e lutto apportassero alla santa Chiesa di Dio, sullo scorcio del secolo XII, gli eretici Albigesi, i quali, generati dalla setta degli ultimi Manichei, riempirono di perniciosi errori le contrade meridionali della Francia ed altre regioni del mondo latino. Spargendo in tutti i luoghi il terrore delle armi, contavano di poter dominare incontrastati con stragi e rovine. Contro siffatti nemici crudelissimi, il misericordioso Iddio, come è noto, suscitò un santissimo uomo, l’inclito padre e fondatore dell’Ordine Domenicano. Egli, grande per la purezza della dottrina, per la santità della vita, per le fatiche dell’Apostolato, prese a combattere intrepidamente per la Chiesa cattolica, confidando non nella forza né nelle armi, ma più di tutto in quella preghiera che egli per primo introdusse col nome del santo Rosario e che, o direttamente o per mezzo dei suoi discepoli, diffuse ovunque. Per ispirazione e per impulso divino, egli ben sapeva che con l’aiuto di questa preghiera, potente strumento di guerra, i fedeli avrebbero potuto vincere e sconfiggere i nemici, e costringerli a cessare la loro empia e stolta audacia. Ed è noto che gli avvenimenti diedero ragione alla previsione. Infatti, da quando tale forma di preghiera insegnata da San Domenico fu abbracciata e debitamente praticata dal popolo cristiano, cominciarono a rinvigorire la pietà, la fede e la concordia, e furono dappertutto infrante le manovre e le insidie degli eretici. Inoltre moltissimi erranti furono ricondotti sulla via della salvezza, e la follia degli empi fu schiacciata da quelle armi che i cattolici avevano impugnate per rintuzzare la violenza. – L’efficacia e la potenza della stessa preghiera furono poi mirabilmente sperimentate anche nel secolo XVI, allorché le imponenti forze dei Turchi minacciavano di imporre a quasi tutta l’Europa il giogo della superstizione e della barbarie. In quella circostanza il Pontefice San Pio V, dopo aver esortato i Principi cristiani alla difesa di una causa che era la causa di tutti, rivolse innanzi tutto ogni suo zelo ad ottenere che la potentissima Madre di Dio, invocata con le preghiere del Rosario, venisse in aiuto del popolo cristiano. E la risposta fu il meraviglioso spettacolo, allora offerto al cielo e alla terra, spettacolo che incatenò le menti e i cuori di tutti. Da una parte, infatti, i fedeli pronti a dare la vita e a versare il sangue per la salvezza della religione e della patria, aspettavano intrepidi il nemico non lontano dal golfo di Corinto; dall’altra, uomini inermi in pia e supplichevole schiera invocavano Maria, e con la formula del Rosario ripetutamente salutavano Maria, affinché assistesse i combattenti fino alla vittoria. E la Madonna, mossa da quelle preghiere, li assistette. Infatti, avendo la flotta dei cristiani attaccato battaglia presso le isole Curzolari, senza gravi perdite sbaragliò ed uccise i nemici [a Lepanto] e riportò una splendida vittoria. Per questo motivo il santissimo Pontefice, ad eternare il ricordo della grazia ottenuta, decretò che il giorno anniversario di quella grande battaglia fosse considerato festivo in onore di Maria Vincitrice, e tale festa Gregorio XIII consacrò poi col titolo del Rosario. – Parimenti sono note le vittorie riportate sulle forze dei Turchi, durante il secolo scorso, una volta presso Timisoara in Romania, e l’altra presso l’isola di Corfù, in due giorni dedicati alla grande Vergine e dopo molte preghiere a Lei offerte secondo il pio rito del Rosario. Questa fu la ragione che mosse il Nostro Predecessore Clemente XI a stabilire che, in attestato di riconoscenza, tutta la Chiesa celebrasse ogni anno la solennità del Rosario. – Pertanto, poiché risulta che questa preghiera è tanto cara alla Vergine, e tanto efficace per la difesa della Chiesa e del popolo cristiano, nonché per impetrare da Dio pubblici e privati benefìci, non stupisce che anche altri Pontefici Nostri Predecessori si siano adoperati con parole di altissimo encomio per diffonderla. Così Urbano IV affermò che “per mezzo del Rosario pervengono nuove grazie al popolo cristiano”. Sisto IV proclamò che questa forma di preghiera “torna opportuna, non solo a promuovere l’onore di Dio e della Vergine, ma anche ad allontanare i pericoli del mondo”; Leone X la disse “istituita contro gli eresiarchi e contro il serpeggiare delle eresie”; e Giulio III la chiamò “ornamento della Chiesa di Roma”. Parimenti Pio V, parlando di questa preghiera, disse che “al suo diffondersi, i fedeli, infiammati da quelle meditazioni e infervorati da quelle preghiere, cominciarono d’un tratto a trasformarsi in altri uomini; le tenebre delle eresie cominciarono a dileguarsi, ed a manifestarsi più chiara la luce della fede cattolica”. Infine, Gregorio XIII dichiarò che il “Rosario fu istituito da San Domenico per placare l’ira di Dio e per ottenere l’intercessione della Beata Vergine“. – Mossi da queste considerazioni e dagli esempi dei Nostri Predecessori, riteniamo assai opportuno, nelle presenti circostanze, ordinare solenni preghiere affinché la Vergine augusta, invocata col santo Rosario, ci impetri da Gesù Cristo, Suo Figlio, aiuti pari ai bisogni …

Gli Angeli custodi

I.– Vi ringrazio, o amorosissimo mio Custode, della speciale premura con cui avete sempre guardato tutti i miei interessi così spirituali come temporali, e vi prego a ringraziare per me la divina misericordia che si compiacque d’affidarmi alla tutela di voi principe eccelso del paradiso. Gloria, Angele Dei.

II. Vi domando umilmente perdono,o amorosissimo mio Custode, di tutti i disgusti che vi ho dati violando sotto i vostri occhi la santa legge di Dio, malgrado i vostri rimproveri e le vostre ammonizioni, e vi prego ad ottenermi la grazia di emendare colla debita penitenza i passati mancamenti, di andar sempre crescendo nel fervore del divino servizio, e di aver sempre una gran devozione a Maria santissima, che è la Madre della santa perseveranza. Gloria, Angele Dei.

III. Vi supplico istantemente, o amorosissimo mio custode, a raddoppiare verso di me le sante vostre premure, affinché, superando tutti gli ostacoli che si incontrano nella via della virtù, giunga a liberarmi da tutte le miserie che opprimono l’anima mia, e, perseverando nel rispetto dovuto alla vostra presenza, temendo sempre i vostri rimproveri, e seguendo fedelmente i vostri santi consigli, meriti di essere un giorno elevato nel cielo a godere insieme con voi una delle tante sedi lasciate vuote dai ribelli vostri compagni. Gloria, Angele Dei.[G. Riva: Manule di Filotea, Milano 1888 –impr.-].

La Festa di Cristo Re

Quas primas di S. S.Pio XI

[11 dic. 1925]

Scopo della festa di Cristo Re

… E perché più abbondanti siano i desiderati frutti e durino più stabilmente nella società umana, è necessario che venga divulgata la cognizione della regale dignità di nostro Signore quanto più è possibile. Al quale scopo Ci sembra che nessun’altra cosa possa maggiormente giovare quanto l’istituzione di una festa particolare e propria di Cristo Re. – Infatti, più che i solenni documenti del Magistero ecclesiastico, hanno efficacia nell’informare il popolo nelle cose della fede e nel sollevarlo alle gioie interne della vita le annuali festività dei sacri misteri, poiché i documenti, il più delle volte, sono presi in considerazione da pochi ed eruditi uomini, le feste invece commuovono e ammaestrano tutti i fedeli; quelli una volta sola parlano, queste invece, per così dire, ogni anno e in perpetuo; quelli soprattutto toccano salutarmente la mente, queste invece non solo la mente ma anche il cuore, tutto l’uomo insomma. Invero, essendo l’uomo composto di anima e di corpo, ha bisogno di essere eccitato dalle esteriori solennità in modo che, attraverso la varietà e la bellezza dei sacri riti, accolga nell’animo i divini insegnamenti e, convertendoli in sostanza e sangue, faccia si che essi servano al progresso della sua vita spirituale. – D’altra parte si ricava da documenti storici che tali festività, col decorso dei secoli, vennero introdotte una dopo l’altra, secondo che la necessità o l’utilità del popolo cristiano sembrava richiederlo; come quando fu necessario che il popolo venisse rafforzato di fronte al comune pericolo, o venisse difeso dagli errori velenosi degli eretici, o incoraggiato più fortemente e infiammato a celebrare con maggiore pietà qualche mistero della fede o qualche beneficio della grazia divina. Così fino dai primi secoli dell’era cristiana, venendo i fedeli acerbamente perseguitati, si cominciò con sacri riti a commemorare i Martiri, affinché — come dice Sant’Agostino — le solennità dei Martiri fossero d’esortazione al martirio. E gli onori liturgici, che in seguito furono tributati ai Confessori, alle Vergini e alle Vedove, servirono meravigliosamente ad eccitare nei fedeli l’amore alle virtù, necessarie anche in tempi di pace. – E specialmente le festività istituite in onore della Beata Vergine fecero sì che il popolo cristiano non solo venerasse con maggior pietà la Madre di Dio, sua validissima protettrice, ma si accendesse altresì di più forte amore verso la Madre celeste, che il Redentore gli aveva lasciato quasi per testamento. Tra i benefici ottenuti dal culto pubblico e liturgico verso la Madre di Dio e i Santi del Cielo non ultimo si deve annoverare questo: che la Chiesa, in ogni tempo, poté vittoriosamente respingere la peste delle eresie e degli errori. – In tale ordine di cose dobbiamo ammirare i disegni della divina Provvidenza, la quale, come suole dal male ritrarre il bene, così permise che di quando in quando la fede e la pietà delle genti diminuissero, o che le false teorie insidiassero la verità cattolica, con questo esito però, che questa risplendesse poi di nuovo splendore, e quelle, destatesi dal letargo, tendessero a cose maggiori e più sante.  – Ed invero le festività che furono accolte nel corso dell’anno liturgico in tempi a noi vicini, ebbero uguale origine e produssero identici frutti. Così, quando erano venuti meno la riverenza e il culto verso l’augusto Sacramento, fu istituita la festa del Corpus Domini, e si ordinò che venisse celebrata in modo tale che le solenni processioni e le preghiere da farsi per tutto l’ottavario richiamassero le folle a venerare pubblicamente il Signore; così la festività del Sacro Cuore di Gesù fu introdotta quando gli animi degli uomini, infiacchiti e avviliti per il freddo rigorismo dei giansenisti, erano del tutto agghiacciati e distolti dall’amore di Dio e dalla speranza della eterna salvezza.  – Ora, se comandiamo che Cristo Re venga venerato da tutti i cattolici del mondo, con ciò Noi provvederemo alle necessità dei tempi presenti, apportando un rimedio efficacissimo a quella peste che pervade l’umana società.

Feste del mese di OTTOBRE

1 Ottobre Dominica XVII Post Pentecosten I. Octobris    Semiduplex Dominica minorS. Remigii Episcopi Confessoris

2 Ottobre  Ss. Angelorum Custodum    Duplex majus

3 Ottobre S. Theresiae a Jesu Infante Virginis    Duplex

4 Ottobre  S. Francisci Confessoris    Duplex majus

5 Ottobre Ss. Placidi et Sociorum Martyrum    Simplex

6 Ottobre   S. Brunonis Confessoris    Duplex  I Venerdì del mese

7 Ottobre  Sanctissimi Rosarii Beatæ Mariæ Virginis    Duplex II. Classi

I Sabato del mese

8 Ottobre  Dominica XVIII Post Pentecosten II. Octobris    Semiduplex

Dominica minor – S. Birgittæ Viduæ

9 Ottobre  S. Joannis Leonardi Confessoris    Duplex

10 Ottobre  S. Francisci Borgiae Confessoris    Semiduplex

11 Ottobre  Maternitatis Beatæ Mariæ Virginis    Duplex II. classis

13 Ottobre S. Eduardi Regis Confessoris    Semiduplex m.t.v.

14 Ottobre  S. Callisti Papæ et Martyris    Duplex

15 Ottobre  Dominica XIX Post Pentecosten III. Octobris    Semiduplex

Dominica minor – S. Teresiæ Virginis

16 Ottobre   S. Hedwigis Viduæ    Semiduplex

17 Ottobre  S. Margaritæ Mariæ Alaquoque Virginis    Duplex

18 Ottobre  S. Lucæ Evangelistæ    Duplex II. classis

 19 Ottobre  S. Petri de Alcantara Confessoris    Duplex

20 Ottobre  S. Joannis Cantii Confessoris    Duplex

21 Ottobre  S. Hilarionis Abbatis    Simplex

22 Ottobre  Dominica XX Post Pentecosten IV. Octobris    Semiduplex Dominica minor

24 Ottobre  S. Raphaelis Archangeli  – Duplex majus

25 Ottobre   Ss. Chrysanthi et Dariæ Martyrum    Simplex

26 Ottobre    S. Evaristi Papæ et Martyris    Simplex

28 Ottobre     Ss. Simonis et Judæ Apostolorum.    Duplex II. classis

29 Ottobre    Dominica XXI Post Pentecosten I. Novembris

                      In festo Domino nostro Jesu Christi Regis  –  Duplex I. classis

Calendario liturgico della Chiesa Cattolica: SETTEMBRE

SETTEMBRE è il mese che la Chiesa dedica ai sette dolori della Madonna

Corona dei sette dolori

I.– Regina dei Martiri, addolorata Maria, per quell’acuto dolore che vi trafisse allorquando vi fu predetta da Simeone la futura passione e la morte ignominiosa del vostro dilettissimo Figlio, vi supplico ad impetrarmi un perfetto conoscimento dei miei peccati, ed una ferma risoluzione di non peccare mai più. Ave.

II.– Regina dei Martiri, addolorata Maria, per quell’intenso dolore che aveste allorquando vi fu annunziata dall’Angelo la crudele persecuzione di Erode, e la necessità di fuggire col vostro carissimo Figlio in Egitto, vi supplico ad impetrarmi un efficace soccorso per superare gli assalti dell’infernale nemico, e una generosa fortezza per fuggir ogni pericolo di peccare. Ave.

III.– Regina dei Martiri, addolorata Maria, por quell’acerbo dolore che vi ferì allorquando smarriste nel tempio il vostro amatissimo Piglio, e sollecita lo cercaste per ben tre giorni, vi supplico ad impetrarmi un aiuto possente per non perdere giammai la grazia di Dio, e per ottenere la finale perseveranza nel divino servizio. Ave.

IV.– Regina dei Martiri, addolorata Maria, per quell’aspro dolore che voi sentiste, allorquando vi fu annunziata la presa del vostro divin Figlio nell’Orto degli ulivi, e il barbaro trattamento che riceveva dai suoi nemici, vi supplico ad impetrarmi un generale perdono delle mie passate infedeltà, ed una pronta corrispondenza alle divine chiamato. Ave.

V.– Regina dei Martiri, addolorata Maria, per quell’atroce dolore che vi sorprese, allorquando vi incontraste sulla strada del Calvario col vostro insanguinato Figliuolo, vi supplico ad impetrarmi forza bastevole per soffrire pazientemente tutte quante le avversità, e rassegnarmi in tutti gli eventi allo divine disposizioni. Ave.

VI.-Regina dei Martiri, addolorata Maria, per quell’acerbo dolore che voi provaste, quando assisteste alla barbara crocifissione del vostro innocentissimo Figlio, vi supplico ad impetrarmi la grazia di ricevere nella mia morte i ss. Sacramenti, e di spirare l’anima mia nelle vostre amorosissime braccia. Ave.

VII.- Regina dei Martiri, addolorata Maria, per quell’immenso dolore che vi comprese, allorquando vedeste morto e sepolto il vostro amabilissimo Figlio, vi supplico ad impetrarmi un generale e perfetto distacco da ogni oggetto terreno, e una ardentissima brama di servirvi sempre più perfettamente fino alla morte, onde venire dopo di essa a lodarvi per sempre nel cielo. Ave, Gloria.

Orazione a Maria Addolorata.

O gran Regina dei Martiri e la più desolata di tutte le Madri, il vostro dolore è immenso come il mare, perché tutto le piaghe che i peccati degli uomini hanno impressa nel sacro corpo del vostro divin Figliuolo, sono ivi tutto, riunite a trafiggere il vostro cuore. Ecco prostrato ai vostri piedi il peccatore più indegno, sinceramente pentito d’aver trafitto il divino Redentore. Le colpe che io ho commesso sono più gravi di quello che io posso soffrire per cancellarle. Deh, Madre, beata, imprimete nel mio cuore le piaghe santissimo del vostro amore, onde non brami che di patire e morire con Gesù crocifisso, e spirar l’anima penitente nel vostro purissimo cuore. Così sia.

[Manuale di Filotea, del sac. G. Riva, XXX ed. Milano 1888]

STABAT MATER.

Per cui il Papa Innocenzo XI il 1 Settembre 1681 concesse indulgenza di 100 giorni. Tale indulgenza fu confermata da Pio IX con Rescritto 18 Giugno 1876.

Stabat Mater dolorosa

Juxta crucem lacrimosa,

Dum pendebat Filius;

 Cujus animam gementem,

Contristatam et dolentem

Pertransivit gladius.

 O quam tristis et afflicta

Fuit illa benedicta

Mater Unigeniti 

Quæ mœrebat et dolebat

Pia Mater dum videbat

Nati pœnas inclyti.

 Quis est homo qui non fleret

Matrem Christi si videret

In tanto supplicio?

 Quis non posset contristavi

Christi Matrem contemplari

Dolentem cum Filio?

 Pro peccatis sum gentis

Vidit Jesum in tormenlis

Et flagellis subditum,

 Vidit suum dulcem Natum

Moriendo desolatum,

Dum emisit spiritum.

 Eia Mater, fons amoris,

Me sentire vini doloris,

Fac ut tecum. lugeam.

 Fac ut ardeat cor meum

In amando Christum Deum,

Ut sibi complaceam.

Sancta Mater, istud agas,

Crucìfixi fige plagas

Cordi meo valide.

 Tui Nati vulnerati

Tam dignati prò me pati,

Pœnas mecum divide.

 Fac me tecum pie flere:

Crucifixo condolere,

Donec ego vixero.

Juxta crucem tecum stare,

Et me Tibi sociare

In planctu desidero.

 Virgo virginum præclara

Mihi jam non sis amara;

Fac me tecum plangere.

 Fac ut portem Christi mortem;

Passionis fac consortem,

Et plagas recolere

 Fac me plagis vulnerari,

Fac me Cruce inebriari

Et cruore Filii

 Flammis ne urar succensus,

Per te, Virgo, sim defensus

In die Judicii.

 Christi, cum sit hinc exire

Da per Matrem me venire

Ad palmam victoriæ.

 Quando corpus morietur,

Fac ut anima donetur

Paradisi gloria. Amen.

Festa della Natività della Beata Vergine Maria: 8 settembre 2016

 

Novena a Maria Bambina

Santa Maria Bambina della casa reale di David, Regina degli Angeli, Madre di grazia e di amore, vi saluto con tutto il mio cuore. Ottenete per me la grazia di amare il Signore fedelmente durante tutti i giorni della mia vita. Ottenete per me una grandissima devozione a Voi, che siete la prima creatura dell’amore di Dio.

Ave Maria,…

O celeste Maria Bambina, che come una colomba pura nasce immacolata e bella, vero prodigio della saggezza di Dio, la mia anima gioisce in Voi. Oh! Aiutatemi a preservare nell’Angelica virtù di purezza a costo di qualsiasi sacrificio.

Ave Maria,…

 

Beata, incantevole e Santa Bambina, giardino spirituale di delizia, dove il giorno dell’incarnazione è stato piantato l’albero della vita, aiutatemi ad evitare il frutto velenoso della vanità ed i piaceri del mondo. Aiutatemi a far attecchire nella mia anima i pensieri, i sentimenti e le virtù del vostro Figlio divino.

Ave Maria,…

Vi saluto, Maria Bambina ammirevole, rosa mistica, giardino chiuso, aperto solo allo Sposo celeste. O Giglio di paradiso,  fatemi amare la vita umile e nascosta; lasciate che lo Sposo celeste trovi la porta del mio cuore sempre aperta alle chiamate amorevoli delle sue grazie ed ispirazioni.

Ave Maria,…

Santa Maria bambina, mistica Aurora, porta del cielo, Voi siete la mia fiducia e speranza. O potente avvocata, dalla vostra culla stendete la mano per sostenermi nel cammino della vita. Fate che io serva Dio con ardore e costanza fino alla morte e così possa giungere all’eternità con Voi.

Ave Maria,…

Preghiera:

Beata Maria bambina, destinata ad essere la Madre di Dio e la nostra tenera Madre, provvedetemi di grazie celesti, ascoltate misericordiosamente le mie suppliche. Nei bisogni che mi opprimono e soprattutto nelle mie presenti tribolazioni, ho riposto tutta la mia fiducia in Voi.

O Santa bambina, i privilegi che a Voi sola sono stati concessi dall’Altissimo, i meriti che avete acquistato, mostrano che la fonte dei favori spirituali ed i benefici continui che dispensate sono inesauribili, poiché il vostro potere presso il cuore di Dio è illimitato.

Degnatevi attraverso l’immensa profusione di grazie con cui l’Altissimo Vi ha arricchito fin dal primo momento della vostra Immacolata Concezione, di esaudire, o celeste Bambina, le nostre richieste e staremo eternamente a lodare la bontà del vostro Cuore Immacolato.

IMPRIMATUR : In Curia Archiep. Mediolani -31 agosto 1931 Canon. CAVEZZALI, Pro Vic. Gen.

Fonte: www.themostholyrosary.com/appendix3.htm

#    #    #

Le feste del mese di

SETTEMBRE

 1 Settembre S. Ægidii Abbatis    Simplex – Primo VENERDI’

Commemorazione dei Santi Martiri dodici fratelli

2 Settembre S. Stephani Hungariæ Regis Confessoris   Semiduplex –

                         Primo  SABATO

3 Settembre Dominica XIII Post Pentecosten I. Septembris   

                Semiduplex Dominica minor *I* S. Pii X Papæ Confessoris

5 Settembre S. Laurentii Justiniani Epíscopi et Confessoris    Semiduplex

8 Settembre In Nativitate Beatæ Mariæ Virginis    Duplex II. classis *L1*

Commemorazione di San Adriano m.

9 Settembre Sanctæ Mariæ Sabbato    Ferial S. Gorgonii Martyris    Simplex

10 Settembre Dominica XIV Post Pentecosten II. Septembris   

                     Semiduplex Dominica min. –  S. Nicolai de Tolentino Confessoris

11 Settembre Ss. Proti et Hyacinthi Martyrum    Simplex

12 Settembre S. Nominis Beatæ Mariæ Virginis    Duplex

14 Settembre In Exaltatione Sanctæ Crucis    Duplex II. classis *L1*

15 Settembre Septem Dolorum Beatæ Mariæ Virginis    Duplex II. classis *L1* – Commemorazione di San Nicomede m.

16 Settembre Ss. Cornelii Papæ et Cypriani Epíscopi, Martyrum

Semiduplex – Commemorazione di SS. Eufemia Vergine, Lucia

e Geminiano martiri.

17 Settembre Dominica XV Post Pentecosten III. Septembris   

       Semiduplex Dom. min. *I* Impressionis Stigmatum S. Francisci 

18 Settembre S. Josephi de Cupertino Confessoris    Duplex *L1*

19 Settembre S. Januarii Epíscopi et Sociorum Martyrum    Duplex

20 Settembre S. Eustachii et Sociorum Martyrum    Simplex

Merc. di QUATEMPORA

21 Settembre S. Matthæi Apostoli et Evangelistæ    Duplex II. classis

22 Settembre S. Thomæ de Villanova Epíscopi et Confessoris    Duplex

Comm. dei Santi Maurizio e compagni martiri. –

                      Ven. di QUATEMPORA

23 Settembre S. Lini Papæ et Martyris    Semiduplex

com. di s. Tecla Vergine e martire. –

Sab. di QUATEMPORA

24 Settembre Dominica XVI Post Pentecosten IV. Septembris   

                    Semiduplex Dominica min.*I*Beatæ Mariæ Virginis de Mercede

 26 Settembre Ss. Cypriani et Justinæ Martyrum    Simplex

27 Settembre S. Cosmæ et Damiani Martyrum    Semiduplex

28 Settembre S. Wenceslai Ducis et Martyris    Semiduplex

29 Settembre In Dedicatione S. Michaëlis Archangelis  Duplex I. classis *L1*

30 Settembre S. Hieronymi Presbyteris Confessoris et Ecclesiæ Doctoris

CALENDARIO LITURGICO di AGOSTO: il mese che la CHIESA dedica all’ASSUNTA e al Cuore Immacolato di Maria

Agosto è il mese che la CHIESA dedica all’ASSUNTA e al Cuore di Maria

NOVENA IN ONORE DELL’ASSUNZIONE

DI MARIA SS.

(Comincia il dì 6 Agosto).

Deus in adjutorium, etc. Gloria Patri, etc.

– I. Augustissima Madre di Dio, e sempre Vergine gloriosa Maria, per l’apparecchio che faceste al vostro felice passaggio da questa terra al Cielo, menando una vita distaccata da ogni cosa terrena, ripiena di un cumulo immenso di meriti e di virtù, e tutta di Dio; ottenetemi grazia, che a vostra imitazione io viva con un cuor distaccato da tutte le cose di questa terra, e attenda da vero alla perfezione del mio stato, avanzandomi continuamente nell’amore di Dio. Ave Maria, etc.

– II. Augustissima Madre di Dio, e sempre Vergine gloriosa Maria, per l’assistenza che fecero al vostro felice transito non solo gli Apostoli e gli Angeli del Paradiso, ma lo stesso vostro divin Figlio amantissimo, nelle cui mani consegnaste immacolata l’anima vostra; ottenete anche a me colla vostra potentissima intercessione, che dopo di aver menata una santa vita, io faccia una morte felice, assistito da Voi, dal vostro divin Figliuolo, e dagli Angeli del Paradiso. Ave Maria, etc.

– III. Augustissima Madre di Pio, e sempre Vergine gloriosa Maria, la cui morte fu un puro effetto del vostro veemente amore a Dio; ottenete vi prego, anche a me questo divine amore, affinchè io pianga da vero i miei peccati in tutta la vita mia, e l’ultimo mio respiro sia un atto di perfetto dolore di averli commessi, e di perfetto amore di Dio. Ave Maria, etc.

– IV. Augustissima Madre di Dio, e sempre Vergine gloriosa Maria, il cui corpo benedetto non vide dopo morte la corruzione, ma riunito alla vostra sant’anima meritò di essere trasportato dagli Angeli al Paradiso; ottenete, vi prego, anche a me, che la mia vita e la mia morte siano tali, che io meriti nel giorno dell’universale Giudizio la gloriosa risurrezione dei giusti. Ave Maria, etc.

– V. Àugustissima Madre di Dio, e sempre Vergine gloriosa Maria, per quella gloria immensa di cui Iddio vi ha coronata nel Cielo, il Padre come sua dilettissima Figlia, il Figlio qual sua direttissima Madre, lo Spirito Santo come sua dilettissima Sposa; ottenete, vi prego, anche a me di esser partecipe di questa vostra gloria, e di menare per ciò una vita tale da meritarmela. Ave Maria, etc.

– VI. Augustissima Madre di Dio, e sempre Vergine gloriosa Maria, per quel posto sublime in cui Iddio vi ha collocata nel Cielo, superiore a tutti gli Angeli e Santi del Paradiso, che vi tributano tutti gli onori qual loro Signora e Regina; vi prego di ammettere anche me nel loro numero, ottenendomi grazia che io vi onori incessantemente come Voi meritate, per così meritare il vostro potentissimo patrocinio in vita e molto più nell’ora della morte mia. Ave Maria, etc.

– VII. Augustissima Madre di Dio, e sempre Vergine gloriosa Maria, per quel potere che Iddio vi ha dato nel Cielo, costituendola Regina dell’Universo, e Tesoriera delle grazie, che Iddio a noi concede; ottenetemi, vi prego, tutte quelle grazie che mi bisognano per fare condegna penitenza dei miei peccati per non offendere mai più Dio, per amarlo con tutto il cuore sino all’ultimo respiro di vita mia, per poi goderlo insieme con Voi e ringraziarlo in eterno sì della gloria che ha a Voi concessa, che delle misericordie a me compartite. Ave Maria, etc. .

ANTIPHONA.

Hodie Maria Virgo cœlos ascendit, gaudete, quia cum Christo regnat in æternum.

V). Exaltata est sancta Dei Genitrix.

R). Super choros Angelorum ad cœlestia regna.

OREMUS.

Famulorum tuorum, quæsumus, Domine, delictis ignosce: ut qui tibi piacere de actibus nostris non valemus, Genitricis Filii tui Domini nostri intercessione salvemur. Qui tecum vivit et regnat in sæcula sæculorum. Amen.

[“Il giardino spirituale” – Ed. Russo, Napoli, 1903 – imprim. ]

Le feste del mese di AGOSTO

1 Agosto  S. Petri ad Vincula    Duplex majus *L1*

2 Agosto  S. Alfonsi Mariæ de Ligorio Episc. Conf. et Eccles. Doct.    Duplex

3 Agosto De Inventione S. Stephani Protomartyris    Semiduplex *L1*

4 Agosto    S. Dominici Confessoris    Duplex majus Primo venerdì del mese

5 Agosto     S. Mariæ Virginis ad Nives    Duplex Primo sabato del mese

6 Agosto Dominica IX Post Pentecosten II. Augusti    Semiduplex Dominica minor *I*

                  In Transfiguratione Domini Nostri Jesu Christi    Duplex II. classis

7 Agosto  S. Cajetani Confessoris    Duplex

8 Agosto  Ss. Cyriaci, Largi et Smaragdi Martyrum    Semiduplex

9 Agosto  S. Joannis Mariæ Vianney Confessoris    Duplex

10 Agosto  S. Laurentii Martyris    Duplex II. classis *L1*

11 Agosto Ss. Tiburtii et Susannæ Virgin. Martyrum    Simplex

12 Agosto S. Claræ Virginis    Duplex

13 Agosto Dominica X Post Pentecosten III. Augusti    Semiduplex Dominica minor *I*

14 Agosto  In Vigilia Assumptionis B.M.V.    Duplex II. classis *L1*

15 Agosto In Assumptione Beatæ Mariæ Virginis    Duplex I. classis *L1*

16 Agosto S. Joachim Confessoris, Patris B. M. V.    Duplex II. classis

17 Agosto S. Hyacinthi Confessoris    Duplex

18 Agosto Quarta die infra Octavam S. Assumptionis    Feria major *L1*

19 Agosto S. Joannis Eudes Confessoris    Duplex

20 Agosto Dominica XI Post Pentecosten IV. Augusti    Semiduplex Dominica minor *I*

                   Bernardi Abbatis et Ecclesiæ Doctoris Duplex

21 Agosto S. Joannæ Franciscæ Frémiot de Chantal Víduæ    Duplex

22 Agosto Immaculati Cordis Beatæ Mariæ Virginis    Duplex II. classis

23 Agosto S. Philippi Benitii Confessoris    Duplex

24 Agosto S. Bartholomǽi Apostoli    Duplex II. classis

25 Agosto  S. Ludovici Confessoris    Duplex

26 Agosto Sanctae Mariae Sabbato    Ferial S. Zephyrini Papæ et Martyris    Simplex

27 Agosto Dominica XII Post Pentecosten V. Augusti    Semiduplex Dominica minor

                              Josephi Calasanctii Confessoris Duplex

28 Agosto  S. Augustini Episcopi et Confessoris et Ecclesiæ Doctoris    Duplex

29 Agosto In Decollatione S. Joannis Baptistæ    Duplex *L1*

30 Agosto S. Rosæ a Sancta Maria Limanæ Virginis    Duplex

31 Agosto S. Raymundi Nonnati Confessoris    Duplex

CALENDARIO LITURGICO DELLA CHIESA CATTOLICA: LUGLIO

LUGLIO E’ IL MESE CHE LA CHIESA DEDICA AL

PREZIOSISSIMO SANGUE DI NOSTRO SIGNORE GESU’ CRISTO

“Non dobbiamo omettere di ricordare qui che questa festa è il memoriale di una fra le più splendide vittorie della Chiesa. Pio IX era stato scacciato da Roma, nel 1848, dalla Rivoluzione trionfante; in quegli stessi giorni, l’anno seguente, egli vedeva ristabilito il suo potere. Il 28, 29 e 30 giugno, sotto l’egida degli Apostoli, la figlia primogenita della Chiesa, fedele al suo glorioso passato, cacciava i nemici dalle mura della Città eterna; il 2 luglio, festa di Maria, terminava la conquista. Subito un duplice decreto notificava alla città e al mondo la gratitudine del Pontefice e il modo in cui egli intendeva perpetuare mediante la sacra Liturgia il ricordo di quegli eventi. – Il 10 agosto, da Gaeta, luogo del suo rifugio durante la burrasca, Pio IX, prima di tornare a riprendere il governo dei suoi Stati, si rivolgeva al Capo invisibile della Chiesa e Gliela affidava con l’istituzione dell’odierna festa, ricordandogli che, per quella Chiesa egli aveva versato tutto il suo Sangue. Poco dopo, rientrato nella capitale, si rivolgeva a Maria, come avevano fatto in altre circostanze san Pio V e Pio VII; il Vicario dell’Uomo-Dio attribuiva a Colei che è l’Aiuto dei cristiani l’onore della vittoria riportata nel giorno della sua gloriosa Visitazione, e stabiliva che la festa del 2 luglio fosse elevata dal rito doppio maggiore a quello di seconda classe per tutte le Chiese: preludio alla definizione del dogma dell’Immacolata Concezione, che l’immortale Pontefice fin d’allora aveva in mente, e che doveva schiacciare ancor più il capo del serpente. – Poi, nel corso del Giubileo indetto nel 1933 per commemorare il XIX centenario della Redenzione, Papa Pio XI, onde imprimere maggiormente nell’animo dei fedeli il ricordo e la venerazione del Sangue del Divino Agnello e per invocarne sulle anime nostre frutti più abbondanti, elevò la festa del Preziosissimo Sangue a doppio di prima classe” [Dom Gueranger, l’Anno Liturgico].

FESTE DEL MESE DI LUGLIO

1 luglio Pretiosissimi Sanguinis Domini Nostri Jesu Christi   Duplex I. classis *L1* Primo sabato.

2 luglio Dominica IV Post Pentecosten   In Visitatione B. Mariæ Virginis    Duplex II. classis

3 luglio S. Leonis Papæ et Confessoris    Semiduplex

4 luglio Sexta die infra Octavam Ss. Petri et Pauli.    Feria major

5 luglio S. Antonii Mariae Zaccaria Confessoris    Duplex

6 luglio In Octavam Ss. Petri et Pauli.    Duplex majus

7 luglio Ss. Cyrilli et Methodii Pont. et Conf.  Duplex – Primo Venerdì del mese.

8 luglio Sanctæ Mariæ Sabbato   Feriale –  S. Elisabeth Reg. Portugaliæ Viduæ    Semiduplex

9 luglio Dominica V Post Pentecosten    Semiduplex Dominica minor *I

10 luglio Ss. Septem Fratrum Martyrum, ac Rufinæ et Secundæ Virginum et Martyrum  Semiduplex

11 luglio S. Pii I. Papæ et Martyris    Simplex

12 luglio S. Joannis Gualberti Abbatis    Duplex

13 luglio S. Anacleti Papæ et Martyris    Semiduplex

14 luglio S. Bonaventuræ Episcopi Confessoris et Ecclesiae Doctoris    Duplex

15 luglio Sanctae Mariæ Sabbato   Ferial S. Henrici Imperatoris Confessoris    Semiduplex

16 luglio Dominica VI Post Pentecosten    Semiduplex Dominica minor

      In Commemoratione Beatæ Mariæ Virgine de Monte Carmelo  Simplex

18 luglio S. Camilli de Lellis Confessoris    Duplex

19 luglio S. Vincentii a Paulo Confessoris    Duplex

20 luglio S. Hieronymi Æmiliani Confessoris    Duplex

22 luglio S. Mariæ Magdalenæ Pœnitentis    Duplex *L1*

23 luglio Dominica VII Post Pentecosten    Semiduplex Dominica minor *I*

25 luglio S. Jacobi Apostoli    Duplex II. classis

26 luglio S. Annae Matris B.M.V.    Duplex II. classis

28 luglio Ss. Nazarii et Celsi Martyrum, Victoris I Papæ et Martyris ac Innocentii I Papæ et Confessoris    Duplex

29 luglio S. Marthæ Virginis    Duplex

30 luglio Dominica VIII Post Pentecosten Semiduplex Dominica minor *I*

31 luglio S. Ignatii Confessoris    Duplex majus

FESTA DEL SACRO CUORE DI GESU’

Ad Sacratissimum Cor Iesu formula consacrationis recitanda

 “Iesu dolcissime, Redemptor humani generis, respice nos ad altare tuum humillime provolutos. Tui sumus, tui esse volumus; quo autem Tibi coniuncti firmius esse possimus, en hodie Sacratissimo Cordi tuo se quisque nostrum sponte dedicat. – Te quidem multi novere numquam. Te, spretis mundatis tuis, multi repudiarunt. Miserere utrorumque, benignissime Iesu: atque ad sanctum Cor tuum rape universos. Rex esto, Domine, nec fidelium tantum qui nullo tempore discessere a Te, sed etiam prodigorum filiorum qui Te reliquerunt fac has, ut domum paternam cito repetant, ne miseria et fame pereant. Rex esto eorum, quos aut opinionum error deceptos habet, aut discordia separatos, eosque ad portum veritatis atque ad unitatem fidei revoca, ut brevi fiat unum ovile et unus pastor. Rex esto denique eorum omnium, qui in vetere gentium superstitione versantur, eosque e tenebris vindicare ne renuas in Dei lumen et regnum. Largire, Domine, Ecclesiæ tuæ securam cum incolumitate libertatem; largire cunctis gentibus tranquillitatem ordinis: perfice, ut ab utroque terræ vertice una resonet vox: Sit laus divino Cordi, per quod nobis parta solus: ipsi gloria et honor in sæcula. Amen.”  [Leone XIII – Annum sacrum].

FESTA DEL SACRO CUORE DI GESU’

[J. J. Gaume: Catechismo di Perseveranza, Torino, vol. IV, 1881]

Festa del Sacro Cuore di Gesù. — Suo scopo e motivo. — Differenza tra la devozione al Sacro Cuore e la devozione al Santo Sacramento. — Storia della festa del Sacro Cuore. Sua armonia con i bisogni della Chiesa e della Società. — Confraternita del Sacro Cuore.

Ecco una nuova festa anche più commovente, se pure è possibile, di quella di cui abbiamo tessuto la storia; è il dì della festa del Sacro Cuore! A questo nome si risveglia la più viva tenerezza che sia dato albergare nelle anime cristiane. Che è dunque la festa del Sacro Cuore? Quale ne è lo scopo? Quale la ragione?

1° Che cosa è la festa dei Sacro Cuore? Or io vi domando: cos’è le festa della Natività, della Risurrezione e dell’Ascensione, se non festa di Gesù Cristo medesimo, alle quali danno occasione questi misteri, e nelle quali si fa menzione di quei grandi avvenimenti della vita del Redentore? Che cosa è inoltre la Festa del Santissimo Sacramento, se non una delle feste di Gesù Cristo? Il cui motivo è la ricordanza della istituzione dell’Eucaristia? Che cosa sarà dunque la festa del Sacro Cuore di Gesù Cristo? Nient’altro che una delle feste di Gesù Cristo medesimo, a cui dà occasione l’immensa sua carità per gli uomini, simboleggiata e rappresentata dal suo cuore. La risposta a questa prima domanda risolve anche la seconda.

2° Qual è lo scopo di questa festa? È d’uopo rammentare che le feste cattoliche hanno per scopo e per soggetto particolare una persona intelligente, come l’Augusta Trinità, Gesù Cristo, Dio e Uomo, ovvero qualche Santo. Non è un mistero, non è la reminiscenza d’un benefizio, non è la devozione ad un Santo lo scopo materiale d’una festa qualunque; anzi tutte queste cose non ne somministrano che occasione e motivo. Quindi lo scopo materiale della festa del Sacro Cuore è quello stesso che si suole attribuire a tutte le feste di Gesù Cristo, vale a dire Gesù Cristo medesimo.

3° Qual è il motivo di questa festa? È l’immensa carità di Gesù Cristo per gli uomini, e il Sacro Cuore che ne è il simbolo e la vittima. Tale è il fine e l’intenzione della Chiesa nella istituzione di questa festa, siccome chiaramente si deduce dal doppio uffizio ch’ella ci ha dato, l’uno per la Polonia e l’altro pel Portogallo. Nel primo ella si esprime cosi: « Affinché i fedeli venerino con maggior devozione e fervore la carità di Gesù Cristo soffrente sotto il simbolo del Sacro suo Cuore, ed affinché ne raccolgano frutti più abbondanti, Clemente XIII ha permesso a diverse Chiese che ne han fatto domanda di celebrare la festa di questo santissimo cuore ». La memoria e la venerazione della carità di Gesù Cristo sotto il simbolo del Sacro Cuore, eccovi dunque il primo motivo della concessione di questa festa.Nell’altro uffizio, approvato pel Portogallo e per altri paesi, la Chiesa propone un nuovo motivo, espresso nell’invitatorio, ove si dice: « Venite ed adoriamo il cuor di Gesù vittima della carità ». Il cuore di Nostro Signore, vittima della carità, egli è il secondo motivo della concessione di questa festa: e non può dubitarsi che qui si parli del vero e reale cuore di Gesù Cristo. Donde è palese, che la carità del Salvatore per gli uomini, e il suo cuore fisico e reale, che ne è stato la vittima, e che la rappresenta come simbolo, sono il motivo di questa nuova festa dell’Uomo-Dio.A chi domandasse, perché mai questa festa non è chiamata la festa di Gesù Cristo, ma festa del Sacro Cuore, risponderemmo, che per distinguere tra loro le diverse feste di Gesù Cristo, non se ne toglie la denominazione nell’obbietto, ma nel motivo. Così noi diciamo la festa della Natività, della Circoncisione, dell’Epifania, perché il motivo e la nascita del Salvatore, la sua circoncisione, l’adorazione dei Magi quantunque il Signor nostro ne sia sempre l’obbietto.A chi domandasse inoltre perché si onora la carità di Gesù Cristo verso gli uomini sotto il simbolo del suo cuore, e non sotto un altro emblema, ne daremmo una ragione naturale e di senso comune, alla quale nessun uomo di retto giudizio può contraddire. Infatti è indubitato che il cuore di carne è la parte del corpo umano che più vivamente risente gli effetti delle passioni dell’anima; sicché può derivare dall’esser il cuore la causa motrice di tutti i nostri fluidi; donde sembra naturale che i movimenti siano più sensibili al punto ove agisce la causa materiale e la sorgente del moto vitale. Comunque sia, le sensazioni, le emozioni, i palpiti che prova il cuore di carne, per conseguenza dell’amore che risiede nell’anima, sono tanti testimoni irrefragabili della mutua corrispondenza tra l’amore dell’anima e il cuore di carne.Da ciò è derivato l’uso universale tra gli uomini di prendere il cuore per l’amore. E quest’uso è fondato sopra i modi di esprimere della Scrittura stessa, ove si vede che l’amore infinito di Dio è talvolta espresso sotto il simbolo del cuore umano. Iddio dice ad Eli per bocca del profeta: « E io mi creerò un sacerdote fedele il quale servirà secondo il mio cuore » [I Re II, 35] donde si rileva che il cuore è nominato in luogo e come simbolo della volontà o dell’amore di Dio. Gli altri esempi di queste maniere di dire non sono rari nei libri santi.A chi domanda infine qual culto la Chiesa cattolica presta al cuore di Gesù Cristo, noi possiamo rispondere che essa gli presta un culto di latria o di adorazione. Infatti il cuore di Gesù Cristo è adorabile, come fu il sacro suo corpo, a cagione dell’unione ipostatica con la Divinità; perché è manifesto che il culto di adorazione tributato al cuore di Gesù Cristo, gli è prestato precisamente perché è il cuore di Gesù Cristo, Dio ed Uomo; e perché in questo cuore adoriamo Gesù Cristo tutto intero senza separazione né divisione. « Io credo, prosegue il dotto Muzzarelli, che possa esprimere in poche parole la ragione di questo culto dicendo: Che il cuore di Gesù Cristo è adorato con culto di latria in Gesù Cristo, con Gesù Cristo e a cagione dell’eccellenza di Gesù Cristo » [Muzzarelli: “Devozione e culto del Sacro Cuore”].È specialmente nella festa di cui parliamo che si venera quel cuore adorabile; il che ne invita a rispondere ad un ultima interrogazione che può esserci fatta: Qual differenza cioè vi sia tra la devozione pel sacro cuore di Gesù e la devozione per il Santissimo Sacramento? Gesù Cristo è l’oggetto unico dell’una devozione e dell’altra.Nella devozione al Santissimo Sacramento il motivo è di onorare l’umanità sacra di Gesù Cristo unito col Verbo, e veramente degna per questa unione dell’adorazione degli Angeli e degli uomini. Nella devozione al Sacro Cuore il motivo essenziale è di onorare il cuore di Gesù Cristo unito alla Divinità, e specialmente di riconoscere quell’amore di cui è infiammato per gli uomini, e di fargli ammenda onorevole per quello che Egli ha sofferto e per quello che Ei deve soffrire ogni giorno da quegli stessi uomini nel suo Sacramento di amore, la più meravigliosa invenzione, che sia uscita dal cuore divino .

II . Origine della festa. — Passiamo all’origine della festa del Sacro Cuore e alla sua armonia con i bisogni della Chiesa e della società. Se il Belgio ebbe la gloria di offrire al mondo cattolico la festa del santo Sacramento, la Franca fu scelta a fondare quella del Sacro Cuore. Io vedo nel Belgio una santa fanciulla a cui Dio si degna manifestare i propri disegni; vedo in Francia una modesta vergine eletta a confidente dei segreti del suo Cuore divino. Cosi, a quattro secoli di distanza, noi troviamo una prova novella dell’adempimento di quella gran legge della quale le cose deboli del mondo elesse Iddio per confondere le forti [I Cor. I, 27].Nel secolo decimosettimo viveva nel monastero della Visitazione di Paray-le-Monial, nel Charolais, una santa monaca chiamata Margherita Maria Alacoque. Esempio di saviezza, di sottomissione, e di pazienza, quell’angelo della terra stava un giorno dell’ottavario del santo Sacramento in adorazione davanti all’augusto altare, quando il Dio dei cuori puri si fece udire da lei, e scoprendo il suo cuore adorabile le disse: « Ecco quel cuore che ha amato gli uomini, che nulla ha risparmiato per essi, che è fino giunto ad esaurirsi ed a consumarsi per dar loro prova dell’amor suo. Per ricompensa io non ricevo dalla maggior parte degli uomini che ingratitudini, a cagione dei dispregi, delle irriverenze, dei sacrilegi e della freddezza ch’essi hanno per me in questo sacramento d’amore. Ma quello che mi è anche più amaro si è, che così mi trattino cuori che a me si sono consacrati; perciò, ti chiedo che il primo venerdì, dopo l’ottava del santo Sacramenta, venga dedicato a celebrare una festa particolare per onorare il mio cuore, offrendoGli riparazione per mezzo d’una ammenda onorevole e una santa comunione in quel giorno, risarcisca gl’indegni trattamenti ch’Egli ha ricevuto nel tempo che è stato esposto sopra gli altari [Vita della B. Margherita Maria scritta da M. Languet, arcivescovo di Sens, lib. IV, n. 57]. – Il Salvatore promise all’umile sua serva i più abbondanti tesori di grazia, a favore di coloro che si dedicherebbero al culto del sacro suo Cuore. Il suggello delle opere di Dio, vale a dire la contrarietà, fu ben presto impresso sulla nuova devozione. Appena la venerabile Margherita Maria ebbe parlato della rivelazione che aveva avuta, fu trattata di visionaria. Disprezzo, beffe, penitenze, nulla insomma le fu risparmiato; ma nulla altresì poté indurla a ritrattare il suo detto. Ella poteva dire come gli Apostoli: Non possiamo non parlare di quelle cose che abbiamo vedute e udite. [Act. IV, 20]. – Fin qui tutto era accaduto nell’interno del monastero; ma la tempesta diventò ben altrimenti furiosa, quando la rivelazione fu conosciuta nel pubblico. I Giansenisti specialmente si scatenarono con una violenza inaudita contro la devozione proposta; donde i Pastori della Chiesa rimanevano sospesi, aspettando che il cielo si manifestasse con indubitabile evidenza. Quel momento non era lontano, ma l’umile serva di Dio nol vide. Il dì 17 ottobre 1690 ella scese nella tomba, seco portando la corona di spine con cui il Salvatore suole adornare le sue spose dilette; ma questa corona fu in cielo cangiata in corona di gloria, e ben presto anche la terra cangiò sentimenti e linguaggio circa la serva di Dio e circa la devozione al Sacro Cuore. – Il cielo fece udire l’alta sua voce, la voce del miracolo. Nel 1720 la Provenza era devastata da pestilenza furiosa. La città di Marsiglia fu la prima attaccata da questo flagello, che in pochi mesi rapì la metà degli abitanti di quella vasta città. – Monsignor di Belzunce di Castelmorone, vescovo di Marsiglia, vedendo l’insufficienza de’ rimedi umani, risolse di ricorrere a Colui che tiene nelle sue mani le chiavi dell’inferno e della morte, e di contrapporre in favore dei suoi diocesani allo sdegno di Dio i meriti del sacro Cuore del divino suo Figlio. Qual nobile inspirazione! Cerca pure, o eroe della carità, nel culto pubblico del Cuore di Gesù Cristo un rimedio ad un male che non ne ha sulla terra; prega, e la tua speranza non verrà delusa! Il santo vescovo esortò tutti i suoi diocesani ad entrare nello spirito da cui era animato egli stesso; quindi ordinò che la festa del Cuor di Gesù fosse solennizzata come una delle più grandi feste dell’anno. Né qui ristette, poiché fece una consacrazione solenne e pubblica di tutta la sua diocesi e di sé stesso al sacro Cuore di Gesù. La sua preghiera fu visibilmente esaudita, perché da quel giorno stesso il morbo sì furioso cominciò a diminuire considerabilmente, e in poco tempo cessò affatto; lo che fu riconosciuto e dichiarato dai magistrati della città per atto pubblico. Ma Dio riserbava allo zelo del Pontefice e del suo popolo una protezione anche più visibile. – Nel 1722 sul mese di maggio la peste, creduta spenta da tanto tempo, si ridestò di nuovo nella città, gettandola in una terribile costernazione. La morte, quel monarca dello spavento, come dice la Scrittura, collocò il proprio trono nel centro di quella vasta città, testé si brillante e sì allegra. Abbandonata da coloro che avevano mezzi di porsi in salvo, Marsiglia presentò ben presto l’immagine d’un orribile campo seminato di cadaveri e di moribondi. – Allora ricomparvero quei sacrifici sublimi, che vedremo sempre rinascere in tutte le calamità pubbliche finché regnerà il Cattolicismo. Monsignor di Belzunce rinnovò quanto aveva fatto a Milano san Carlo Borromeo. Colà pure una tremenda lotta tra il furore della malattia e lo zelo della carità; colà pure pericoli affrontati, moribondi assistiti, poveri soccorsi; colà pure i sacerdoti morienti a centinaia accanto agli appestati, ed esalanti l’estremo fiato nel preparare gli altri alla morte; colà pure orribili patimenti e sublimi conforti; colà finalmente il legno mancante per le bare, mancanti i portatori per il trasporto ai cimiteri, ma non già mancanti i sacerdoti per soccorrere e consolare da per tutto. – Belzunce scriveva da Marsiglia: « Io sono ancora la Dio grazia in piedi, in mezzo a morti e a moribondi. Tutto accanto a me è stato rovesciato, e di tutti i ministri del Signore che mi hanno accompagnato, più non rimane che il mio solo elemosiniere. Io ho veduto e sentito durante otto giorni duecento morti imputridire intorno alla mia casa e sotto le mie finestre; sono stato costretto a percorrere le strade, tutte senza eccezione fronteggiate da entrambi i lati da cadaveri mezzo fracidi e rosi dai cani, e il mezzo della via ingombro da cenci e da sozzure in modo da non sapere ove posare il piede. Con una spugna sotto il naso inzuppata nell’aceto, con la mia sottana alzata sotto le ascelle, mi bisognava traversare quei cadaveri infetti per rintracciare tra loro, confessare e confortare i moribondi, stati gettati fuori delle proprie case. » La città è ormai rimasta senza confessori. I sacerdoti hanno fatto prodigi di zelo e di carità, ed hanno dato la propria vita per i loro fratelli. Tutti i Gesuiti son morti, meno tre o quattro. Ne sono venuti molti altri da lontano per dedicarsi alla morte. » Sono morti trentatré cappuccini. Il Padre de la Fare ad onta della grave sua età si è salvato, perché almeno un Padre di Santa-Croce potesse sopravvivere agli altri. Vi sono stati venti Mendicanti e altrettanti Minori Osservanti morti, Carmelitani scalzi, Minimi, e alcuni Gran Carmelitani. Non vi parlerò dei miei figli Ecclesiastici che si sono sacrificati; io considero come un generale che ha perduto il fiore de’ suoi soldati. » – Infatti erano periti dugento cinquanta sacerdoti della diocesi di Marsiglia o delle diocesi vicine; e dopo la malattia ne giungevano tutto giorno altri che invidiavano la sorte dei primi. – Quando il contagio cominciò a diminuire, M. di Belzunce fece erigere nel giorno di Ognissanti un altare in mezzo del Corso, uscì poscia del suo palazzo vescovile a piedi scalzi con la corda al collo (come san Carlo), e preceduto dai sacerdoti e Religiosi superstiti, s’inginocchiò davanti a quel Dio che punisce e che perdona e cantò: Parce, Domine, parce populo tuo! pregando ardentemente per il proprio gregge. Oh! chi potrebbe ridire l’emozione del santo vescovo, la tenerezza di tutto il popolo a tal cerimonia? Le preghiere continuarono, e il 15 novembre M. de Belzunce diede la benedizione a tutta la città dall’alto di un campanile al suono delle campane e allo strepito del cannone che invitava gli abitanti a pregare. Questo imponente spettacolo sparse nel popolo un religioso terrore. – A malgrado di tanta carità per parte dei pastori, e tante lacrime e preghiere per parte dei fedeli, il cielo rimaneva inflessibile, e il flagello continuava le sue stragi; la gloria di farlo sparire era serbata al Cuore di Gesù. Infatti quel Sacro Cuore divenne per la seconda volta il fortunato rifugio del pio Prelato. A sua istanza i Magistrati in corpo fecero voto di andare tutti gli anni, in nome della città, alla chiesa della Visitazione nel giorno della festa del Sacro-Cuore per venerarvi il degno oggetto dell’amor nostro, ricevervi la santa Comunione, offrirvi un cero bianco di quattro libbre di peso, ornato con lo stemma della città, e finalmente assistere alla processione generale che il Prelato si proponeva d’istituire a perpetuità in quel giorno medesimo. Quel voto fu pronunziato pubblicamente dinanzi all’altare della cattedrale, dai principali Magistrati municipali, a nome dei cittadini, il giorno del Corpus Domini prima della processione del santo Sacramento portato da monsignor vescovo, mentre i magistrati erano inginocchiati davanti a lui. Tutto il popolo si uni ad un voto da cui sperava con viva fede un esito felice. Fu esso esaudito in un modo che formò l’ammirazione non meno che la consolazione di tutta la città. Da quel giorno tutti i malati guarirono, né più avvennero casi di peste. La diffidenza, che in quei funesti flagelli cagiona più mali dei flagelli medesimi, cede il luogo ad una piena fiducia, poiché gli abitanti di Marsiglia si credevano in sicurezza sotto la protezione del Cuore misericordioso del Salvatore. – Il male disparve a tal segno, che, sei settimane dopo, i virtuoso Pontefice, in una pastorale che pubblicò per eccitare i suoi diocesani alla riconoscenza, diceva loro : « Noi godiamo attualmente d’una salute sì perfetta, che è cosa prodigiosa e senza esempio in una città così vasta e così popolata come questa; non abbiamo più da qualche tempo in Marsiglia né morti né malati di alcuna sorta come neppure nel territorio ». Pieno di riconoscenza per questa seconda grazia, che sembrò anche più istantanea e più miracolosa della prima, Monsignor di Belzunce si affrettò d’adempiere la sua promessa, e istituì a perpetuità una processione generale per la festa del Sacro Cuore di Gesù. Tutti questi fatti sono autenticati dalle pastorali di quel prelato e dai registri delle deliberazioni dei Magistrati municipali della città di Marsiglia. Alla voce del cielo in favore della devozione del Sacro Cuore si unì ben presto la voce della Chiesa cattolica che n’è l’eco infallibile. Dopo le informazioni consuete (e ognuno sa quanto siano lunghe e rigorose le informazioni della Corte di Roma) il papa Clemente XIII approvò la festa e l’ufficio del Sacro Cuore per la Polonia; favore che il Portogallo richiese ed ottenne alcuni anni dopo. Già i vescovi di Francia, dopo una deliberazione presa a questo proposito nella famosa assemblea del clero del 1765, avevano quasi universalmente adottata nelle loro diocesi la devozione al Sacro Cuore. Da quell’epoca essa andò sempre aumentando fino al Pontificato di Pio VI. – Questo gran Pontefice, di santa e gloriosa memoria, diede una nuova approvazione a questa devozione salutare, e condannò quelli che osavano combatterla [vedi la lettera al vescovo di Pistoia]. – La festa del sacro Cuore fu stabilita, in seguito alla rivelazione fatta alla venerabile Margherita Maria, per il venerdì dentro l’ottava del Corpus Domini, ma ad oggetto di darle maggior pompa le chiese di Francia la solennizzano nella seconda domenica di luglio.

III. Propagazione della divozione del sacro Cuore. — La devozione del sacro Cuore si è diffusa in tutte le parti del mondo con sorprendente rapidità. Si sono formate società religiose allo scopo speciale di onorare il sacro Cuore del Salvatore. E già una di queste Congregazioni evangelizza i vasti arcipelaghi dell’Oceania, e un’altra, composta di donne, partecipando dello zelo con cui Gesù Cristo infiamma i suoi discepoli, ha inviato parecchie colonie nella vasta diocesi della Luigiana per secondare, presso le persone del suo sesso, le fatiche dei Missionari, che vanno a rischiarare con i lumi della fede i selvaggi del Mississipì e del Missouri. Non lungi dalle rive di questo fiume si ode il giovine indiano cantare le lodi del Cuore divino, che viene oltraggiato sulle rive della Senna. Donde nasce codesta meravigliosa propagazione? E perché la rivelazione della devozione al sacro Cuore in questi ultimi tempi? Qui certamente fa d’uopo ammirare la Provvidenza che veglia sopra la Chiesa, e la sublime armonia che Dio conserva tra lo svolgersi della Religione e i bisogni del mondo. Attaccati, impugnati, alterati da numerose eresie, figlie del protestantismo, i dommi della fede erano per divenire l’oggetto delle sacrileghe beffe de’ filosofi dell’ultimo secolo. E ben presto Iddio, anima, cielo, virtù, religione, non altro più esser dovevano per la maggior parte degli uomini fuorché oggetto di dubbio o di sprezzo, astrazioni senza realtà, senza influenza sulla condotta. A dir breve, il morbo dell’indifferenza era per sorgere di mezzo al sangue e alle rovine, e per gettar l’uomo ai piedi di un idolo, d’un solo idolo, IL DENARO!!! E il cuore dell’uomo, fatto per amare, stava per essere abbandonato a inesplicabili angosce, e la società a disordini ognor rinascenti. – A questo momento estremo Gesù Cristo mostra il divino suo Cuore all’uomo e alla società. Simile ad un padre, che dopo avere esaurite tutte le espressioni di tenerezza e tutti i mezzi suggeriti dall’amor paterno per trattenere dal precipizio un figlio diletto, chiama ad un tratto questo ingrato figlio, e scoprendo il petto gli dice: Guarda, questo è il mio Cuore; se tu ne conosci un altro che più schiettamente e più teneramente ti ami, dà a lui il tuo e lacera quello di tuo padre. Così fa Gesù Cristo padre degli uomini e delle società moderne, nel momento in cui esse stanno per precipitarsi nello spaventoso abisso dell’indifferenza e dell’empietà. O uomini, sembra che Egli dica, obliate forse quanto ho fatto per voi? Obliate il mio presepio, il mio esilio, il mio sangue, la mia croce? Ma poiché voi siete fatti per amare, e vi abbisogna un cuore, ecco il mio; ed io in cambio domando il vostro. È impossibile che il vostro cuore non si dia a qualcuno, poiché non può vivere senza amare, né amare senza vendersi o donarsi. Se il vostro cuore è da vendere, chi può esserne miglior compratore di Colui che ne è la beatitudine, il fine, l’eterna ricompensa? Se è da donare, chi meglio merita possederlo di Colui che lo ha fatto? Il mondo, l’empietà, l’eresia, l’indifferenza, il denaro chiedono il vostro cuore per cambiarlo in un inferno, ed io ve lo chiedo per farne un paradiso cominciando da questa vita: scegliete! – Mentre il Figlio di Dio parlava così, il demonio infiammava lo zelo dei suoi satelliti e si formavano misteriose, occulte congreghe per rapire all’Uomo-Dio il cuore dell’uomo e della società. L’ora delle tenebre era venuta e uno spirito di vertigine, coll’impadronirsi di un gran numero, trascinava verso l’abisso le nazioni colpevoli. Tuttavia in questo conflitto mortale, Dio non rimarrà vinto. Ecco che il Sacro Cuore riunisce d’intorno a sé tutto ciò che vi ha di più puro sopra la terra, sicché voti e preghiere salgono al cielo come nuvole di grato profumo. La giustizia divina, egli è vero, avrà il suo corso contro gli ostinati, ma avrà posto in bilancia il contrappeso, e la fede non perirà.

Confraternita del sacro Cuore. – Infatti sotto il pontificato di Pio VII fu instituita a Roma, centro del Cattolicesimo, una società forte e numerosa in onore del sacro Cuore. Altre se ne formarono del pari nelle diverse diocesi della cristianità; ma quella di Roma è divenuta il punto centrale ove fanno capo tutte le altre, se non di fatto, almeno d’intenzione e di desiderio. Questa ammirabile devozione, che da Roma si spande da per tutto e perfino nelle più remore regioni e che dappertutto è esercitata con tutte le pratiche pubbliche di un colto che non paventa la luce, si trova in opposizione con il sistema oscuro, tenebroso delle società segrete, antireligiose ed antisociali. – Qual sede più conveniente della città privilegiata ove risiede il Vicario in terra del Figlio di Dio, e di dove egli spedisce i suoi operai in tutti i luoghi del suo campo e della sua vigna, per creare in essa il deposito centrale di tutti gli istrumenti necessari e la sorgente sempre aperta dei mezzi più efficaci per andare con profitto alla grand’opera della salute dell’anima? Era dunque necessario che la prima e la più estesa confraternita del Sacro Cuore avesse il proprio seggio nella capitale della cristianità. Quivi s’innalza, come sulla sommità d’una montagna, la grande Basilica intorno alla quale dobbiamo figurarci, come altrettante cappelle agglomerate, tutte le chiese grandi e piccole, che sono collocate su tutti i punti del globo. Di là, come dal suo focolare sempre ardente, debbono ognora partirsi tutti i dardi di quel bel fuoco d’amore, che Gesù Cristo è venuto ad accendere sopra la terra, che alimenta nel proprio cuore, e di cui desidera ardentemente che tutti i cuori degli uomini siano infiammati. Questo magnifico quadro ci mostra la devozione al sacro Cuore in perfetta armonia non solamente con i bisogni attuali della Religione e della società, ma anche con le grandi leggi del mondo morale. Tutti gli esseri creati da Dio debbono tornare a Lui pel mezzo del cuore stesso dell’uomo; e il cuore stesso dell’uomo deve tornare a Lui per mezzo del sacro Cuore di Gesù. Quindi è che la devozione a questo sacro Cuore è il centro d’unione ove tutte le altre vanno a far capo, ed ove esse si perdono, per così dire, come i fiumi vanno a scaricarsi e a mescolarsi nel vasto oceano. Tutte le sante istituzioni, tutti gli ordini religiosi, uniti tra loro con una pura affezione nel Cuore di Gesù, riconoscono che sotto diversi nomi sono derivati da Lui, come da sorgente unica e comune, nella quale debbono tutti rientrare, o che piuttosto non abbandonano mai, comecché da essa siano usciti, come la luce non lascia mai il sole, il quale la genera e la spande. – E ora poiché ci abbisogna un cuore, chi di noi ricuserà di scegliere, anzi di accettare quello di Gesù quando Egli ce l’offre? Che chiede Egli in cambio? Una sola cosa: il nostro cuore. E forse troppo? Cuore per cuore: da qual lato è il guadagno? Affrettiamoci dunque ad entrare nella compagnia del Sacro Cuore di Gesù. – Molti favori e pochi obblighi, ecco le condizioni che ci vengono proposte. Perciò si ottiene indulgenza plenaria il primo venerdì o la prima domenica di ogni mese; – 2° Indulgenza plenaria il giorno della festa del Sacro Cuore; 3° Indulgenza di sette anni e sette quarantene le quattro domeniche che precedono la festa: 4° Indulgenza di sessanta giorni per ogni opera buona compiuta nel corso della giornata; 5° Indulgenza plenaria in punto di morte purché s’invochi con vero fervore e col cuore, se non si possa colla bocca, il santo nome di Gesù [Raccolta di indulgenze, pag 210]. I confratelli, dietro rescritto di Pio VII in data del 20 marzo 1802, debbono recitare devotamente ogni giorno un Pater, Ave, Credo e la seguente giaculatoria, o altra che significhi lo stesso: In ogni giorno in me cresca l’amore — Pel cuor di Gesù Cristo Redentore. — Si può anche con grande utilità fare il mese del sacro Cuore come si fa il mese di Maria: la devozione ha destinato il mese di giugno a questa bella e affettuosa devozione.

Preghiera.

O mio Dio, che siete tutto amore, io vi ringrazio che abbiate rivelata al mondo la devozione al Sacro Cuore di Gesù; fateci grazia che corrispondiamo all’amore immenso di cui questo cuore divino e infiammato per noi. Mi propongo di amar Dio sopra tutte le cose, e il prossimo come me stesso per amor di Dio, ed in prova di questo amore io mi assocerò alla devozione del Sacro Cuore:

 

FESTA DEL CORPUS DOMINI

[J.-J. “Catechismo di Perseveranza”; vol. IV, Torino, 1881]

Corpus Domini. — Antichità, universalità di questa festa. — Parte ch’ella occupa nel culto cattolico. — Istituzione della festa particolare del Santo Sacramento. — Beata Giuliana. — Miracolo di Bolsena. — Scopo di questa festa. — Uffizio di questo giorno. — Processione. — Disposizioni con le quali si deve assistervi. — Miracolo di Faverney.

I . Eccellenza della festa del SS. Sacramento. — Questa festa è nata col mondo, al pari della festa della SS. Trinità. La celebrarono i Patriarchi con offrire i sacrifici simboleggianti la gran Vittima; tutti i popoli pure ne rinnovavano la ricordanza sopra i loro sanguinosi altari; perché dall’idea primitivamente rivelata d’una vittima senza macchia, capace di espiare i delitti, invalse nel genere umano l’idea del sacrificio. Come, di grazia, avrebbe potuto cadere in mente dell’uomo lo strano pensiero che Dio poteva esser placato dal sangue d’un animale? Quindi tutti i sacrifici antichi erano figure dell’augusto sacrificio del Calvario: poco importa, che la cognizione di questo profondo mistero sia stata alterata nel Paganesimo, non perciò il fatto è meno certo. [M. de Maistre, Schiarimenti circa i Sacrifici]. Ma in modo speciale dopo la pubblicazione del Vangelo la festa dell’Eucaristia è divenuta permanente sopra la terra. Fedeli all’ordine del loro Maestro di rinnovare il sacrificio misterioso della Cena e di celebrarla in memoria di lui, gli Apostoli hanno resa la festa dell’Eucaristia antica ed universale quanto la Chiesa. Partendo da quell’epoca il sangue divino non ha cessato un momento solo di scorrere su tutti i punti del globo.Osservate la meravigliosa armonia che esiste tra le due feste dell’Eucaristia e della Trinità. L’adorabile Trinità è l’oggetto essenziale e primario di tutta la Religione e di tutte le feste; e l’augusta Eucaristia è il sacrificio perpetuo e il culto il più santo che sia prestato alla Trinità in tutte le feste: in altre parole, tutto l’anno è la festa della Trinità che adoriamo e dell’Eucaristia per la quale principalmente l’adoriamo. Vi sarà egli dopo di ciò luogo a meravigliarsi che siasi tanto indugiato a stabilire de’ giorni speciali per onorare questi due grandi misteri? Se la Chiesa finalmente ciò ha fatto, non è però stato suo intendimento di escludere l’Eucaristia o la Trinità dalle altre feste, o di opporsi a queste feste perpetue. Ella anzi ha voluto rinnovare nella mente dei popoli due verità fondamentali; 1° che le tre Persone divine sono il solo ed unico oggetto delle nostre adorazioni, che a questo solo si riferisce tutto il culto cristiano; 2° che l’onore il più essenziale che si presti alla Trinità in tutte le feste è il Sacrificio del Corpo e del Sangue di Gesù Cristo. Cosi Dio, termine del culto cattolico; Gesù Cristo, mediatore tra Dio e l’uomo e Pontefice del culto cattolico, ecco tutta la liturgia, tutta la Religione! Conoscete voi cosa alcuna più sublime, e ad un tempo più semplice ? Ove trovare una sorgente più feconda di alti pensieri, di nobili sentimenti, di determinazioni generose? Oh! quanto sono da compiangere coloro che non conoscono le bellezze né le ricchezze del Cristianesimo!In antico il Giovedì santo era la festa del Santo Sacramento, come è tuttora; poiché i nostri padri nella fede si comunicavano tutti nel Giovedì santo. Per memoria di ciò anche adesso la Messa nel Giovedì santo è accompagnata da tutte le cerimonie e da tutta la pompa d’una gran festa, quantunque la Chiesa sia allora nel duolo e nelle lacrime. Finalmente egli è perciò, che secondo il rito romano non si dice in tal giorno che una sola Messa a fine di rappresentare più vivamente la memoria dell’ultima Cena; tutti i sacerdoti si comunicano per mano del celebrante, come gli Apostoli si comunicarono per mano di Gesù Cristo.

Instituzione della festa del Corpus Domini. — Era giunto il tempo in cui una festa solenne doveva essere aggiunta al Giovedì santo, per onorare l’augusto Sacramento dei nostri altari. E qui pure osservate, come siano tutte le istituzioni della Chiesa in armonia con i bisogni della Religione e della società. Nel decimo terzo secolo sbucarono fuori certuni che osarono impugnare il più amabile tra i nostri misteri, quello che è quasi il cuore del Cattolicismo, e per conseguenza la pietra fondamentale della società. Alle bestemmie e agli oltraggi dei novatori bisognava opporre una luminosa manifestazione della fede nella presenza reale di Gesù Cristo tra gli uomini : alle loro derisioni sacrileghe, le testimonianze autentiche di rispetto e di amore; alle loro orribili profanazioni, una solenne espiazione. Wicleffo, Zuinglio, Calvino, acerrimi nemici del mistero d’amore, contro voi e contro i vostri settari sarà instituita la gran festa del Santo Sacramento. Dio lo vuole; ma a chi manifesterà egli il proprio intendimento? Fermiamoci qui un momento a considerare l’applicazione di quella legge divina formulata dal grande Apostolo da queste parole: Le cose deboli del mondo elesse Iddio per confondere le forti [1 Cor. I, 27]. La gloria di tutto appartiene a Dio; Dio è geloso di averla; Ei non la cede ad alcuno, ed ecco perché Ei si vale dei più deboli mezzi per operare grandi cose. La fragilità dell’arnese prova la potenza dell’artefice, e obbliga l’uomo ad esclamare: Al solo Dio onore e gloria pe’ secoli de’ secoli [1Tim. I, 17]. E questa legge si compie non solo nell’ordine religioso ma in tutti gli altri.Giova qui, poiché se ne presenta l’occasione, di provarlo con fatti. Percorrete la storia del mondo. Un popolo intero geme sotto la schiavitù del Faraone: di qual mezzo si varrà Dio per liberarlo ? Dell’oscuro pastore di Mardian, di Mosè. Un gigante spaventevole porta la costernazione nell’esercito d’Israello: chi lo atterrerà? Il giovine pastore di Betlemme, David. Oloferne, Aman minacciano di sterminare la nazione santa: chi spezzerà l’orgoglio di quei superbi? Due imbelli femmine, Giuditta ed Ester. Si tratta di far cadere il mondo pagano inginocchiato davanti alla Croce: chi saranno gli stromenti di questo prodigio? Dodici pescatori. Quindi troveremo e s. Gregorio VII, e sant’Ignazio, e santa Teresa, e san Vincenzo dei Paoli ed altri, quasi vivi monumenti posti di distanza in distanza sopra il cammino dei secoli, i quali ci dicono che la legge divina è sempre in vigore: Le cose deboli del del mondo elesse Iddio per confondere le forti. Ecco per l’ordine religioso.Non meno splendidamente la stessa legge si adempie negli altri ordini. Nell’ordini sociale, p. e. si tratta di unire i popoli disgiunti da vasti mari, e di rendere passibili e sicuri i viaggi a traverso oceani senza limiti e senza sentieri: di qual mezzo si varrà Dio per operare questo prodigio? D’un poco di calamita e di ferro, cioè detta bussola! Si tratta di scoprire o piuttosto indovinare un mondo perduto in mezzo all’oceano; chi è riserbato a questa gloria? Un semplice pescatore delle adiacenze di Genova, Cristoforo Colombo. Per operare in guerra i più micidiali effetti, che chiede il Dio degli eserciti? Un poco di salnitro, che è la polvere incendiaria. Vuol Egli in commercio arricchire intere province e far sussistere milioni di uomini? Ggli basta un verme, il baco da seta. Che appresta Egli nelle arti e nell’industria per operare incredibili meraviglie? Un poco di fumo il vapore. E voi stupite ch’egli tenga lo stesso metodo nell’ordine soprannaturale? Egli è in questo specialmente che debbono scomparire i mezzi affinché si palesi l’onnipotente sua mano. A dir breve, nell’ordine della grazia e in quello della natura, Dio è tutto, e vuole che lo sappiamo. Con questa lezione Ei dice a tutti: monarchi e sudditi, ricchi e poveri, dotti e indotti, se volete essere istrumenti di qualche cosa di grande, siate umili. ‘Questa legge riceve una luminosa applicazione nell’istituzione della festa della santa Eucaristia. Abbiamo poc’anzi notato, esser ciò avvenuto nel secolo decimoterzo. In quel tempo viveva all’ombra di un piccolo chiostro una religiosa ignota al mondo, umile, oscura , e sopra lei l’Onnipotente gittò lo sguardo per l’effettuazione del magnifico suo disegno. Presso la città di Liegi era il convento delle Ospitaliere del monte Corniglione. Tra le caste colombe che lo abitavano, si trovava una novizia, giovinetta di sedici anni, poveramente nata nel villaggio di Retina nel 1193, che aveva nome Giuliana. Essendo quell’angelo della terra un giorno in orazione, lo Sposo delle anime pure, quegli che si diletta di comunicarsi alle anime umili, le fece conoscere che desiderava venisse instituita una festa solenne per onorarlo nel Sacramento dell’amor suo. Fosse timidezza, fosse timore d’illusione, la devota giovinetta serbò per quasi vent’anni in cuore questa rivelazione, e soltanto procurava col raddoppiare la propria devozione verso Gesù Cristo nel Santo Sacramento di supplire a ciò che la Chiesa non aveva ancor fatto. Essendo stata nel 1230 eletta priora del monastero del monte Corniglione, ella si sentì più vivamente sollecitata a spiegarsi. La prima persona a cui ella si confidò fu un canonico di san Martino di Liegi, rispettatissimo da tutti, a cagione della santità della sua vita. Essa lo persuase a partecipare questo progetto ai teologi e ai pastori della Chiesa. Il canonico adempié tal missione con molto zelo, e riuscì favorevolmente presso quasi tutti coloro a cui si diresse. Egli invogliò specialmente a questa pia impresa il vescovo di Cambrai e il cancelliere della Chiesa di Parigi, ma sopra tutti il provinciale dei Domenicani di Liegi, che fu in seguito cardinale e arcidiacono di Liegi, vescovo di Verdun, patriarca di Gerusalemme, e finalmente Papa col nome di Urbano IV. La beata Giuliana, assicurata dall’approvazione di tanti personaggi ragguardevoli per dottrina e per devozione, fece comporre un uffizio del Santo Sacramento di cui ella stessa suggerì l’idea e il piano, e lo fece approvare dai principali teologi del paese. – Nel 1246 il vescovo di Liegi promulgò nel suo sinodo l’istituzione di una festa particolare del santo Sacramento, di cui ordinò la celebrazione pubblica e solenne in tutta la propria diocesi. Una grave malattia sopraggiuntagli lo impedì di ridurre ad effetto somigliante istituzione per mezzo di una pastorale ch’egli era sul punto di pubblicare. Non morì però senza avere la soddisfazione di veder celebrare in sua presenza l’uffizio della nuova festa, e i canonici di San Martino furono i primi a solennizzarla nella città di Liegi nel 1247. Ma le opere sante debbono soffrire contraddizione, e Dio lo permette affinché gl’istrumenti ch’egli adopera non attribuiscano che a Lui solo il successo; e questo prezioso suggello non mancò all’opera della beata Giovanna. La persecuzione di cui ella fu scopo, unita alla morte del vescovo di Liegi, sospesero la celebrazione della nuova festa. In questo frattempo Giuliana morì, e sembrava che la sua intrapresa dovesse morire con lei. E questo era inevitabile, se non fosse ella stata che l’opera dell’uomo; ma nel 1258, due anni dopo la di lei morte, una monaca della città di Liegi, che era stata sua confidente, sollecitò vivamente il nuovo vescovo ad interporsi presso il Pontefice, affinché introducesse in tutta la Chiesa la festa del SS. Sacramento, quale era osservata a san Martino di Liegi. L’innalzamento di Urbano IV al sommo Pontificato fu riguardato come una circostanza favorevole a questa impresa, di cui egli aveva in addietro approvato lo scopo ed i mezzi. Ciò nondimeno il Vicario di Gesù Cristo, seguendo il saggio stile della Chiesa Romana, non annuì così di subito alle istanze che gli si facevano, e volle prender tempo affine di esaminare una proposta di tale importanza. Con ciò successero dilazioni a dilazioni, quand’ecco un miracolo dei più sorprendenti toglie i dubbi del santo Padre ed affretta l’adempimento del pio voto. Trovavasi Urbano IV in compagnia del sacro collegio, ad Orvieto, piccola città a venti leghe circa da Roma, e prossima a Bolsena. Quivi mentre un sacerdote celebrava la Messa nella chiesa, ancora oggigiorno esistente, di santa Caterina, lasciò cadere per inavvertenza qualche goccia del sangue prezioso sul corporale. Volendo egli perciò rimediare a tale sconcio, piegò e ripiegò più volte il sacro lino per modo che venisse assorbito il sangue adorabile. Ma nell’aprire il corporale si ritrova che il sangue ha penetrato in tutte le piegature, ed ha lasciato impresso in color di sangue l’ostia sacra perfettamente disegnata. La fama del miracolo arrivò in poche ore ad Orvieto dove, per ordine del sommo Pontefice, venne tosto recato il miracoloso corporale. Si autenticò il prodigio; sicché il corporale, racchiuso in un reliquiario, vero capo-lavoro del Medio-Evo, conservasi tuttora in quella Cattedrale. – Cede allora il Pontefice alle istanze, istituì la festa del santo Sacramento, e volle che fosse celebrata come festa di primo ordine; assegnandole il giovedì dopo l’ottava di Pentecoste, e ciò per due motivi: 1° per esser quello il primo giovedì libero dagli uffizi del tempo pasquale; 2° perché conveniva assegnare quel giorno della settimana nel quale Gesù Cristo aveva instituito l’Eucaristia. S’ignora l’anno ed il giorno in cui fu data la Bolla d’istituzione, e soltanto sappiamo che il breve da Urbano IV diretto alla beata Eva, monaca di san Martino di Liegi, è dell’anno l264

III. Obbietto della festa. — Confondere la perfidia degli eretici, risarcire gli oltraggi commessi contro il Signore, attestare altamente la fede cattolica nella di Lui presenza reale, sono codesti, i principali motivi d’istituzione espressi nella Bolla. « Certamente, soggiunge il Papa, il Giovedì santo è la vera festa del santo Sacramento, ma in quel giorno essendo la Chiesa tutta occupata nel piangere la morte del proprio Sposo, nel riconciliare i penitenti, nel consacrare il santo Crisma, si reputò ben fatto statuire un altro giorno affinché la santa Chiesa potesse manifestare tutto il suo giubilo e supplire a quanto non si è potuto compiere nel Giovedì santo. Del resto tutte le solennità dell’anno sono le solennità dell’Eucaristia: e questa festa particolare non è stata instituita che per supplire alle mancanze e alla negligenza di cui si è potuto rendersi colpevoli nella festa generale. [Proprium eiusdem solemnitatis offlcium per B. Thomam de Aquino tunc ipsa Curia existentem eompositum edidit. Bull. Sixti IV. Apud. Bened. XIV. II, p. 366].

Liturgia. — Instituita pertanto la festa del santo Sacramento, non si trattava fuorché di trovare un dotto poeta degno del mistero d’amore; e la Provvidenza lo aveva già disposto. In quel tempo fioriva uno de’ più bei geni che siano comparsi sopra la terra, e si chiamava Tommaso d’Aquino. Questo grand’uomo. gloria del suo secolo e soprannominato il “Dottore angelico” per la purità della vita e per la sublimità dell’ingegno, ebbe da Urbano IV l’ordine di comporre l’uffizio del santo Sacramento. Tommaso si accinse all’opera, e abbandonandosi alle inspirazioni del proprio cuore, del proprio genio e della propria fede, compose l’uffizio che si canta ancora attualmente, e che è un immortale capo-lavoro, ove la poesia, la devozione é la fede si contrastano la palma. – Egli è perciò a giusto titolo riguardato come il più regolare e il più bello di tutti gli uffizi della Chiesa, tanto per l’energia e la grazia delle espressioni, che manifestano a vicenda i sentimenti della devozione la più tenera e la dottrina la più esatta circa il mistero dell’Eucaristia, quanto per la giusta proporzione delle parti, e per la precisione de’ rapporti tra i simboli del vecchio Testamento e la verità del nuovo. – Simile al grano di senapa, l’opera della beata Giuliana di monte Corniglione era cresciuta successivamente dall’umile cella del monastero fino al trono pontificio, e doveva crescere ancora, ma col tempo e in mezzo alle tempeste. In fatti essendo morto nel 2 ottobre 1264 Urbano IV, Dio permise che nessuno dei suoi successori immediati affrettasse l’esecuzione del decreto; sicché pel corso di quarant’anni poche furono le chiese, oltre quella di Liegi, ove fosse celebrata la nuova festa, che rimase quindi negletta fino al Concilio generale di Vienne tenuto nel 1311: in esso papa Clemente V, volendo finalmente darle tutto lo splendore e tutta la stabilità ch’essa meritava, fece accettare e confermare la Bolla d’istituzione data da Urbano IV. L’augusta solennità fu accettata da tutti i Padri del Concilio, che rappresentava la Chiesa universale, e ciò in presenza dei re di Francia, d’Inghilterra e d’Aragona. Così fu stabilita quella specie di trionfo che la Chiesa preparava in antecedenza, e che doveva sempre durare in risarcimento degli oltraggi che il più augusto e il più amabile dei nostri misteri doveva ricevere per parte dei settari e degli empi dei secoli seguenti.

Processione. – La parte più splendente degli uffici del santo Sacramento, e quella che maggiormente contribuisce a distinguere questa festa da tutte le altre, è la solenne processione nella quale il Salvatore è portato in trionfo con augusto apparecchio e con magnifica pompa, che per altro deve essere tutta religiosa. Questa processione stabilita dal Papa Giovanni XXII è stata solennemente approvata e caldamente raccomandata dal sacro Concilio di Trento [Sess. XIII, c. 9. — Questa processione sembra originata da quella ch’ebbe luogo per trasferire da Bolsena ad Orvieto il miracoloso corporale]. – Tutto concorre a renderla pomposa, e sembra che fino tutta la natura abbia voluto prendervi parte. È questo il momento delle belle giornate; è la stagione delle rose e dei gigli; è l’epoca nella quale milioni di augelletti, tuttora coperti della lanugine dell’infanzia provano il primo loro volo ed i primi gorgheggi. Nulla è più grazioso della processione del santo Sacramento nei villaggi, quando le campagne, gli alberi, i prati verdeggiano in tutto lo splendore del loro ornamento, e riflettono la propria bellezza sopra le stazioni rusticali; nulla è più imponente nelle città fortificate, ove il rimbombo del cannone accompagna il canto degli inni sacri; nulla è più solenne nelle città marittime, ove dall’oceano sembra ricevere le impressioni dell’infinito.

Modo di santificarla. — Ma che cosa debbo io fare per corrispondere ai desideri di quel Dio che vi è portato in trionfo? Primieramente assistere e far parte della processione: sì, farne parte, perché l’uomo s’innalza sempre quando si umilia davanti a Dio. Inoltre la riconoscenza per questo Dio Salvatore, che si degna percorrere le nostre pubbliche strade e piazze, spargendo, come già un tempo i beneficii sul suo cammino, non deve forse attaccarmi a’ suoi passi, e per così dire incatenarmi al suo carro trionfale? Uomini orgogliosi, che sdegnate di camminare al seguito del gran Re, che credereste avvilirvi mescolandovi alle pie schiere delle processioni, siete voi sempre così schizzinosi? Non siete voi forse quelli che noi vediamo, a guisa di vili schiavi, incatenati a vicenda al carro dell’ambizione e della voluttà, seguire coi piedi nel fango l’orma tortuosa che lascia il vizio sul proprio cammino? Sì; ben vi sta veramente di esser superbi con Dio! Io dunque assisterò alle processioni. La presenza del mio Dio mi inspira con qual rispetto, con quale raccoglimento io debba contenermivi; la sua infinita bontà parla al mio cuore e sollecita la mia riconoscenza. I fiori spicciolati per la via, l’incenso che s’innalza in vortici verso il cielo, i sacri cantici che echeggiano per l’aere m’invitano all’amore, allo spirito di devozione, di ringraziamento e di preghiera. E mentre quelle stazioni che incontrerò di tratto in tratto m’indurranno ad ammirare l’infinita benignità del Signore del mondo, che si compiace di fermarvisi, mi avvertiranno in pari tempo che anche il mio cuore deve essere una stazione, ove le semplici virtù debbono esalare i proprii profumi. Io lascerò dunque che la mia fede agisca, e ciò sarà bastante. Oltre a ciò quelle onde di popolo, che, sospinte da curiosità e da impulso profano, si accalcano sul passaggio dell’augusto corteggio, mi porgeranno occasione di atteggiarmi a compunzione e a fervore. Io dirò, non già come Giovanni e Giacomo, ripieni di sdegno : « Maestro, vuoi tu che noi chiamiamo sopra le loro teste colpevoli il fuoco del cielo ? » ma sebbene mormorerò le affettuose parole dell’Agnello divino confitto sopra la croce: « Padre, perdona loro, perché non sanno quel che si fanno». E così, figlio fedele della famiglia cattolica, io non avrò come tanti altri arrossito di venerare e di seguire il Padre mio; ed Egli se ne lamenterà, quando, arbitro supremo, verrà a giudicare i vivi e i morti. Ah! se il mio cuore sarà adesso tutto per Lui, io farò parte di quella processione solenne ed ultima, che si alzerà raggiante verso il cielo al seguito di Gesù trionfante, mentre gli orgogliosi spregiatori di Gesù umiliato piomberanno vergognosi e maledetti negli ardenti abissi. – Non potremmo terminar meglio questa lezione, quanto con riferire uno de’ tanti miracoli con i quali Nostro Signore si è degnato fortificare la fede dei suoi figli verso la realtà della sua presenza nell’augusto Sacramento dell’altare.

VII. Miracolo di Faverney. — L’anno mille seicento e otto, a quel tempo miserando in cui la Chiesa tuttora piangeva per gli attentati sacrileghi, che i Calvinisti avano con le armi alla mano commessi in Francia, durante molti anni, sulla Persona medesima di Gesù Cristo, di cui ricusavano ammettere la presenza reale nel Santo Sacramento dell’altare, piacque alla bontà di Dio, per consolazione de’ fedeli e per confusione degli eretici, di far conoscere la verità di questo augusto mistero per mezzo del più luminoso miracolo. In occasione di certe indulgenze concesse dal Santo Padre, i religiosi benedettini di Faverney, piccola città della diocesi di Besanzone, avevano per costume la vigilia di Pente coste, che in quell’anno cadeva al 25 maggio, di preparare nella loro Chiesa abbaziale una cappella, ornata con modesta ma nobile magnificenza, sul cui altare sorgeva un tabernacolo, ove erano due ostie consacrate, chiuse in un ostensorio d’argento. In quel giorno, 25 di maggio, era stato esposto il Santo Sacramento; ed ecco che al sopraggiungere della notte, allorché atutti si furono ritirati e fu chiusa la chiesa, essendo rimaste sull’altare due candele accese, le loro scintille diedero fuoco, come è da credersi, alle guarnizioni ed agli addobbi del piccolo tempio. Ben presto un denso fumo si sparge da per tutto; e le sacre suppellettili della cappella, tovaglie, tappeti, tabernacolo, tutto viene consunto, né rimangono che ceneri e carboni accesi. Chi potrebbe esprimere il dolore che provarono i religiosi quando l’indomani si recarono alla chiesa! Oh potenza di Dio! Quale spettacolo! Mentre compresi da terrore volgono intorno gli sguardi, ecco apparir loro al di sopra di quel mucchio di ceneri ardenti l’ostensorio miracolosamente sospeso in mezzo alla chiesa. Nel momento la nuova si diffonde di questo miracolo: una folla di gente di Faverney e di altri luoghi circonvicini accorre in quantità immensa, restando sempre l’ostensorio, ove stavano le due sante ostie, sospeso in aria. Il martedì, terza festa di Pentecoste, diversi pastori erano venuti con ì loro parrocchiani per celebrare la santa Messa in quella Chiesa, ed uno di loro celebrava all’altar maggiore. L’augusto sacrificio era per terminare, quando il cero acceso davanti al Santo Sacramento si spegne ad un tratto; lo riaccendono e si rispegne; lo riaccendono di nuovo e di nuovo si spegne per ben tre volte. Quest’avvenimento avvertiva gli astanti che alzassero gli occhi all’ostensorio, affinché tutti vedessero ciò che stava per accadere. Dopo la prima elevazione nel momento che quel sacerdote deponeva l’ostia sacra sopra l’altare, l’ostensorio, ch’era rimasto sospeso in aria per trentatrè ore, discese insensibilmente e si fermò sopra un corporale che gli era stato disteso sotto. Quanto è ammirabile, o mio Dio, la vostra provvidenza! Con questo miracolo il Signore voleva preservare gli avi nostri dagli errori dei Calvinisti, e voleva confermarli sempre più nella Religione Cattolica, con far loro conoscere per mezzo d’uno dei più sorprendenti prodigi la verità di quanto ella c’insegna circa gli argomenti della presenza reale di Gesù Cristo nel Santo Sacramento, della santa Messa e delle indulgenze; articoli tutti di fede che i Calvinisti contraddicono e rigettano. Nella informazione giuridica che monsignore di Rye, allora arcivescovo di Besanzone, fece stendere a questo proposito, ei ricevé il deposto e la firma di cinquanta delle più rispettabili persone tra quelle ch’erano stati testimoni di quel fatto miracoloso. Ogni anno l’uffizio del 30 ottobre lo rammenta alla memoria e alla riconoscenza dei fedeli della diocesi di Besanzone. – Quanto a noi, che scriviamo queste pagine, non mai si cancellerà dalla nostra memoria quella processione solenne del giorno dopo la Pentecoste, nella quale la città di Faverney celebra annualmente la ricordanza del miracolo. Nel 1827, noi avemmo la fortuna di portarvi in mano l’ostia miracolosa, e di presentarla all’adorazione d’un popolo numeroso.

[Anche la città di Torino è illustre nei fasti ecclesiastici per un solenne miracolo avvenuto il 6 giugno 1435, il quale le valse il titolo glorioso di Città del Sacramento. Nella terra d’Exilles, nel Delfinato, alcuni ribaldi saccheggiarono una chiesa, e tra i molti oggetti tolsero un Ostensorio con entro un’Ostia consacrata. Delle spoglie involate caricarono un giumento per trasportarsi non si sa dove. Nel giorno sovra indicato i sacrileghi attraversavano Torino, e come giunsero nella piazza a fianco della chiesa dello Spirito Santo, allora dedicata a san Silvestro, erano le ore 5 pomeridiane, il giumento improvvisamente fermossi e stramazzò, e né grida, né spinte valsero più a muoverlo dal luogo. In questo, ecco uno dei cestoni, ond’era carico, sciogliersi da sé, ed uscirne fuori un Ostensorio, che, salendo in aria a vista di tutti, si tenne in alto mirabilmente sospeso. Dopo qualche tempo l’Ostia santa sprigionavasi dall’Ostensorio e questo scendeva a terra, mentre quella raggiante come il sole rimanevasi immobile, librata in aria a vista d’un immenso affollato popolo, che commosso, estatico, prostrato a terra ammirava il grande prodigio e adorava il Sacramentato Signore. Nè per soli pochi istanti si protrasse il miracolo, ma dovette durare assai lungo tempo, perché tutta Torino fu in movimento e si chiusero le botteghe e cessarono tutte le occupazioni, perché tutti vollero recarsi sul luogo ad essere testimoni del fatto stupendo. Appena ne ebbe avviso il vescovo mons. Ludovico Romagnano, fatto radunare il Capitolo Metropolitano e quanto il clero poté raccogliere, recossi processionalmente sul luogo, e tutti si posero in atto di adorazione. Mosso il Prelato da una ispirazione si fece recare un calice, lo levò verso l’Ostia santa, ed allora essa lenta, lenta vi discese, e trionfalmente e con tutto il fervore della devozione inspirata dal miracolo, fu portata alla Cattedrale. Un fatto cosi strepitoso accaduto in pieno giorno, alla vista di tutto un popolo descritto e circostanziato da testimoni oculari nazionali ed esteri, i documenti deposti negli archivi ecclesiastici e civili, i monumenti perenni che ne esistono cioè: le istituzioni che ne derivarono, le lapidi incise, un tempio appositamente eretto, la festa e la processione annuale che sempre fu in tal giorno celebrata, convincono ognuno, che sia sano d’intelletto, che nulla vi può essere di più accertato al mondo. Gli empi stessi, i quali, per confutare un tale avvenimento, non sanno usare altr’arma che quella ridicolissima del ridicolo, ci dimostrano che non sanno trovare armi più valide, epperò confermano la nostra fede. Nel 1853 se ne celebrava con vera magnificenza il 4° anniversario secolare: in tale occasione la fede dei Torinesi si palesò spontanea, imponente e consolante.]

Preghiera.

O mio Dio, che siete tutto amore, io vi ringrazio che abbiate instituita la festa del Corpus Domini; fatemi la grazia ch’io la celebri con tutta la devozione necessaria, per ringraziarvi della vostra bontà e risarcirvi degli oltraggi, fin nell’adorabile Sacramento dei nostri altari. – Mi propongo di amar Dio sopra tutte le cose, e il prossimo come me stesso, per amor di Dio, ed in prova di questo amore io assisterò alla benedizione ogni giorno dell’ottava del Corpus Domini.

TEMPO DOPO LA PENTECOSTE

[dom Guéranger. L’Anno liturgico, vol. II]

Capitolo I

STORIA DEL TEMPO DOPO LA PENTECOSTE

Carattere di questo periodo.

Dopo la solennità della Pentecoste e la sua Ottava, il corso dell’Anno liturgico ci introduce in un nuovo periodo, che differisce completamente da quelli che abbiamo percorso finora. Dall’inizio dell’Avvento, che è il preludio alla festa di Natale, fino all’anniversario della discesa dello Spirito Santo, abbiamo visto svolgersi tutto il seguito dei misteri della nostra salvezza. La serie dei tempi e delle solennità narrava un dramma sublime che ci teneva sospesi e che ora si è compiuto. Tuttavia, siamo appena giunti alla metà dell’anno. Quest’ultima parte del tempo non è comunque sprovvista di misteri; ma invece di attrarre la nostra attenzione con l’interesse sempre crescente d’una azione che si precipita verso lo scioglimento, la sacra Liturgia ci offrirà una successione quasi continua di episodi diversi, gli uni gloriosi gli altri commoventi, che arrecano ciascuno un elemento speciale per lo sviluppo dei dogmi della fede o per il progresso della vita cristiana. Fino a quando, terminato il Ciclo, esso svanisce, per far posto a uno nuovo, che narrerà gli stessi avvenimenti ed effonderà le stesse grazie sul corpo mistico di Cristo. –

Sua durata.

Questo periodo dell’Anno liturgico, che abbraccia talora un po’ più talora un po’ meno di sei mesi secondo la data della Pasqua, ha sempre conservato la forma che presenta oggi. Ma, per quanto non ammetta solennità e feste distaccate, l’influsso del Ciclo mobile vi si fa tuttavia ancora sentire. Il numero delle settimane che lo compongono può elevarsi fino a ventotto, e scendere fino a ventitré. Il punto di partenza è determinato dalla festa di Pasqua, che oscilla tra il 22 marzo e il 25 aprile; e il punto di conclusione dalla prima Domenica di Avvento, che apre un nuovo Ciclo e che è sempre la Domenica più vicina alle calende di dicembre.

Le Domeniche.

Nella Liturgia romana, le Domeniche di cui si compone questa serie sono indicate con il nome di Domeniche dopo Pentecoste. Questa denominazione è la più conveniente, come noteremo nel capitolo seguente, ed è basata sui più antichi Sacramentari ed Antifonari; ma si è stabilita solo progressivamente nelle Chiese in seno alle quali regnava la Liturgia romana. È così che vediamo nel Comes di Alenino, il quale ci riporta all’VIII secolo, la prima serie di queste Domeniche designata con il nome di Domeniche dopo la Pentecoste; la seconda denominata Settimane dopo la festa degli Apostoli (post Natale Apostolorum); la terza chiamata Settimane dopo san Lorenzo {post sancti Laurentii); la quarta indicata con il nome di Settimane del settimo mese (settembre) e infine la quinta, che porta il nome di Settimane dopo San Michele (post sancti Angeli) e che va fino all’Avvento. Molti Messali delle Chiese d’Occidente presentano, fino al secolo XVI, queste diverse suddivisioni del Tempo dopo la Pentecoste espresse in modo diverso secondo le feste dei Santi che servivano come di data nelle diverse diocesi in questa parte dell’anno. Il Messale romano pubblicato da san Pio V e diffusosi nelle Chiese latine, ha finito per ristabilire l’antica denominazione, e il tempo dell’Anno liturgico al quale siamo giunti è ormai designato solo con il nome di Tempo dopo la Pentecoste (post Pentecosten).

Capitolo II

MISTICA DEL TEMPO DOPO LA PENTECOSTE

Scopo di questo periodo.

Per comprendere bene l’intento e l’importanza di questa stagione dell’Anno liturgico alla quale siamo giunti, è necessario rendersi conto di tutta la serie dei misteri che la santa Chiesa ha celebrati dinanzi a noi e con noi. La celebrazione di questi misteri non è stata un vano spettacolo posto sotto i nostri occhi. Essi hanno apportato con sé ciascuno una grazia speciale che produceva nelle anime nostre ciò che significavano i riti della Liturgia. A Natale, Cristo nasceva in noi; nel tempo della Passione, ci incorporava alle sue sofferenze e ai suoi meriti; nella Pasqua, ci comunicava la sua vita gloriosa; nell’Ascensione, ci trascinava al suo seguito fino al cielo; in una parola, per usare l’espressione dell’Apostolo, « Cristo si formava in noi » (Gal. IV, 19). – Ma la venuta dello Spirito Santo era necessaria per accrescere la luce, per riscaldare le anime con un fuoco permanente, per rafforzare e mantenere in noi l’immagine di Cristo. Il Paraclito è disceso, si è dato a noi, e vuol risiedere nelle anime nostre e dominare la nostra vita rigenerata. Ora, questa vita, che deve svolgersi conforme a quella di Cristo e sotto la guida del suo Spirito, è raffigurata ed espressa dal periodo che la Liturgia designa con il nome di Tempo dopo la Pentecoste.

La Chiesa.

A questo punto, ci si presentano due oggetti di considerazione: la santa Chiesa e l’anima cristiana. Ripiena del divino Spinto che si è effuso in essa e che d’ora in poi la anima, la Sposa di Cristo avanza nella sua vita militante, e vi deve camminare fino alla seconda venuta del suo celeste Sposo. Essa possiede i doni della verità e della santità. Munita dell’infallibilità della fede, dell’autorità del governo, pasce il gregge di Cristo, ora nella libertà e nella tranquillità, ora in mezzo alle persecuzioni e alle prove. Il suo Sposo divino rimane, è con lei fino alla consumazione dei secoli con la sua grazia e con l’efficacia delle sue promesse; essa è in possesso di tutti i favori che Egli le ha elargiti, e lo Spirito Santo rimane in lei e con lei per sempre. È quanto esprime questa prima parte dell’Anno liturgico, in cui ritroveremo i grandi eventi che hanno segnalato la preparazione e il compimento dell’opera divina. In cambio la Chiesa vi raccoglie i frutti di santità e di dottrina che quei misteri hanno prodotto e produrranno nel suo cammino attraverso i secoli. Si vedono così prepararsi e giungere nel tempo stabilito gli ultimi eventi che trasformeranno la sua vita militante in una vita trionfante nei cieli. Questo è, per quanto riguarda la santa Chiesa, il significato della parte del Ciclo liturgico in cui entriamo.

L’anima cristiana.

Quanto all’anima fedele, il cui destino è come il compendio di quello della Chiesa, il suo cammino nel periodo che si apre per lei dopo le feste della Pentecoste deve essere analogo a quello della nostra madre comune. Deve vivere e agire secondo Cristo che si è unito a lei nella serie dei suoi misteri e sotto l’azione dello Spinto divino che ha ricevuto. Gli episodi che segneranno questa nuova fase accresceranno in lei la luce e la vita. Essa riporterà all’unità i raggi sparsi di uno stesso centro, ed elevandosi di luce in luce (II Cor. III, 18), aspirerà alla consumazione in Colui che ormai conosce e la cui morte deve metterla in possesso. Se poi il Signore non giudica opportuno trarla ancora a Lui, ricomincerà un nuovo Ciclo e ripasserà attraverso gli elementi che ha sperimentati nella prima metà dell’Anno liturgico; dopodiché si ritroverà ancora nel periodo che si compie sotto la guida dello Spirito Santo; infine il Signore la chiamerà nel giorno e nell’ora fissata da tutta l’eternità. Fra la santa Chiesa e l’anima cristiana nel periodo che si stende dalla prima Pentecoste fino alla consumazione vi è dunque questa differenza: che la Chiesa non lo percorrerà se non una volta, mentre l’anima cristiana lo ritrova ogni anno al suo tempo giusto. A parte tale differenza, l’analogia è completa. Dobbiamo dunque benedire Dio che viene in aiuto della nostra debolezza rinnovando in noi di volta in volta, per mezzo della Liturgia, gli aiuti con i quali siamo messi in grado di raggiungere il fine beato al quale siamo stati destinati.

L’insegnamento scritturistico.

La santa Chiesa nel periodo attuale ha disposto la lettura dei libri della sacra Scrittura in modo da esprimere tutto ciò che avviene nel suo corso, sia nella Chiesa stessa sia nell’anima cristiana. Dalla prima Domenica dopo la Pentecoste fino al mese di agosto, ci fa leggere i quattro libri dei Re. È il compendio profetico degli annali della Chiesa. Vi si vede la monarchia d’Israele inaugurata da David, figura di Cristo vittorioso nelle battaglie, e da Salomone, il re pacifico, che eleva il tempio alla gloria di Dio. Il male lotta contro il bene in questo scorrere dei secoli. Vi sono dei grandi e santi re come Asa, Ezechia, Giosia, e re infedeli come Manasse. A Samaria si dichiara lo scisma, e le genti infedeli riuniscono le loro forze contro la città di Dio. Il popolo santo, troppo spesso sordo alla voce dei profeti, si dà al culto di falsi dèi e ai vizi della gentilità, e la giustizia di Dio annienta in una comune rovina il tempio e la città infedele. Immagine della distruzione di questo mondo allorché la fede vi farà difetto a tal punto che il Figlio dell’uomo, nel suo secondo avvento, ne troverà appena la traccia (Lc. XVIII, 8). – Nel mese di agosto leggiamo i libri Sapienziali, così chiamati perché contengono gli insegnamenti della Sapienza divina. Questa Sapienza è il Verbo di Dio che si manifesta agli uomini attraverso l’insegnamento della Chiesa resa infallibile nella verità, grazie all’assistenza dello Spirito Santo che risiede in lei in modo permanente. La verità soprannaturale produce la santità, che non potrebbe sussistere né fruttificare senza di essa. Onde esprimere questo legame che esiste fra l’una e l’altra, la Chiesa legge nel mese di settembre i libri chiamati Agiografi, Tobia, Giuditta, Ester e Giobbe, nei quali si vede la Sapienza in azione. Siccome la Chiesa, verso la fine della sua durata in questo mondo, deve essere sottoposta a violente battaglie, si leggono lungo il mese di ottobre i libri dei Maccabei, in cui sono descritti il coraggio e la generosità dei difensori della legge divina che soccombono con gloria, come appunto accadrà negli ultimi tempi, quando sarà concesso alla bestia di far guerra ai santi c di vincerli (Apoc. XIII, 7). – Il mese di novembre è occupato dalla lettura dei profeti che annunciano i giudizi di Dio che si appresta a finirla con il mondo. Si vedono passare di volta in volta: Ezechiele, Daniele e i Profeti minori, che annunciano per lo più le vendette divine, mentre gli ultimi proclamano pure la prossima venuta del Figlio di Dio. – Questa è la Mistica del tempo dopo la Pentecoste. Essa è completata dall’uso del colore verde per i paramenti sacri. Questo colore esprime la speranza della Sposa la quale sa che la sua sorte è stata affidata dallo Sposo allo Spirito Santo, sotto la cui guida essa compie con sicurezza il proprio pellegrinaggio. San Giovanni esprime tutto con una sola frase: «Lo Spirito e la Sposa dicono: Vieni! » (Apoc. XXII, 17).

Capitolo III

PRATICA DEL TEMPO DOPO LA PENTECOSTE

Scopo dell’Anno Liturgico.

Lo scopo della santa Chiesa nell’Anno liturgico è di condurre l’anima cristiana all’unione con Cristo mediante lo Spirito Santo. Lo scopo che Dio stesso si è proposto dandoci il proprio Figlio perché fosse nostro mediatore, nostro dottore e nostro redentore, e inviandoci lo Spirito Santo perché restasse in noi. Questo è il fine verso cui tende quell’insieme di riti e di preghiere che abbiamo seguito, e che non è soltanto la commemorazione dei misteri operanti dalla bontà divina per la nostra salvezza, ma porta con sé le grazie corrispondenti a ciascuno di essi, onde farci pervenire, come dice l’Apostolo, « all’età della pienezza di Cristo » (Ef. IV, 13). – L’unione ai misteri di Cristo opera nel cristiano ciò che la teologia mistica chiama la Vita illuminativa, nella quale l’anima si illumina sempre più della luce del Verbo incarnato che, con i suoi esempi e i suoi insegnamenti, la rinnova in tutte le sue potenze, e la abitua a non avere se non il punto di vista di Dio in ogni cosa. Questa preparazione la dispone ad unirsi a Dio, non più soltanto in modo imperfetto e più o meno effimero, ma in quel modo intimo e permanente che è chiamato Vita unitiva. Questa vita è l’opera propria dello Spirito Santo che è stato inviato all’anima per mantenerla nel possesso di Cristo e per sviluppare in essa l’amore mediante il quale si unisce a Dio.

Le feste del tempo dopo la Pentecoste.

In questo stato, l’anima è preparata per gustare e assimilare tutto ciò che i numerosi episodi di cui abbonda il Tempo dopo la Pentecoste offrono di sostanziale e di nutritivo. Il mistero della Trinità, quello del Santissimo Sacramento, la misericordia e la potenza del Cuore di Gesù, le grandezze di Maria e la sua azione sulla Chiesa e sulle anime, le sono manifestati con maggior pienezza, e producono in lei effetti nuovi. Essa sente più intimamente nelle feste dei Santi, così varie e così ricche in questo tempo, il legame che l’unisce ad essi in Gesù Cristo mediante lo Spirito Santo. La felicità eterna, alla quale questa vita di prova deve far posto, le si rivela nella festa di Ognissanti, e penetra così più addentro l’essenza di quella misteriosa beatitudine che consiste nella luce e nell’amore. Unita sempre più strettamente alla Chiesa, segue tutte le fasi della sua esistenza nella durata dei tempi, si unisce alle sue sofferenze, prende parte ai suoi trionfi, vede senza venir meno questo mondo andare verso il proprio declino, poiché sa che il Signore è vicino. Per quanto riguarda lei, sente senza rimpianto la sua vita corporea cedere lentamente, il muro che la isola ancora dalla visione e dal possesso immutabile del sommo Bene crollare a poco a poco, poiché non vive più in questo mondo e il suo cuore si trova già là dove è il suo tesoro (Mt. VI, 21). Così illuminata, così attratta, così fissata dall’incorporazione dei misteri di cui la sacra Liturgia l’ha nutrita, e dai doni che lo Spirito Santo ha sparsi in lei, l’anima si affida senza sforzo al soffio di questo divino motore. Il bene le é diventato tanto più facile in quanto essa aspira di per sé a ciò che é più perfetto; il sacrificio che una volta la spaventava oggi l’attira; usa di questo mondo come se non ne usasse (I Cor. VII, 31), poiché le vere realtà per essa sono fuori di questo mondo; e infine aspira tanto più al possesso imperituro di quello che ama in quanto fin da questa vita, come insegna l’Apostolo, per il fatto stesso che é unita col cuore a Dio, é già un solo spirito con lui (ibid. VI, 17).

Il rinnovamento annuale della Liturgia.

Questo é il risultato che é chiamato a produrre nell’anima l’infusso dolce e sicuro della sacra Liturgia. Se, dopo averne seguito le fasi successive, ci sembra che questo stato di distacco e di aspirazione non sia ancora il nostro, che la vita di Cristo non abbia ancora assorbito in noi la vita personale, guardiamoci bene dall’esserne scoraggiati. Il Ciclo della Liturgia, con i suoi raggi di luce e le grazie che effonde nelle anime, non appare una volta sola nel cielo della santa Chiesa; ogni anno che viene lo vede rinnovarsi. Questa é l’intenzione di Colui « che ha tanto amato il mondo da dargli il suo Figliuolo unigenito» (Gv. III, 16); di Colui «che è venuto, non per giudicare il mondo, ma affinché per Lui il mondo fosse salvo » (ibid. III, 17): intenzione alla quale la santa Chiesa non fa che conformarsi, mettendo continuamente a nostra disposizione, nella sua previdenza materna, i mezzi più potenti per ricondurre l’uomo a Dio e per unirlo a lui. Il cristiano che la prima metà del Ciclo non ha ancora condotto al termine che abbiamo ora esposto, troverà tuttavia nella seconda preziose risorse per sviluppare la sua fede e per accrescere il suo amore. Lo Spirito Santo, che regna in modo speciale su questa parte dell’anno, non mancherà di agire sul suo intelletto e sul suo cuore, e quando si aprirà un nuovo Ciclo liturgico, l’opera già abbozzata dalla grazia potrà ricevere il complemento che la debolezza umana aveva sospeso.

 

FESTA DELLA SANTISSIMA TRINITA’

[J.-J. Gaume: “Catechismo di Perseveranza”- Torino, 1881]

Trinità! Di tutte le feste religiose ecco la più antica, sebbene in un certo senso sia essa una delle più nuove. Nel creare il mondo, Dio si è edificato un tempio, e nel formare i secoli Ei si è consacrato una festa; perché il « Signore ha fatto tutte le cose per sé medesimo». La creatura non può non appartenere al suo Creatore e non essere consacrata alla gloria di Lui. Ora Dio in tre Persone è il Creatore di tutti gli enti e di tutti i tempi. È dunque vero che tutte le religioni non hanno potuto avere in sostanza altro scopo tranne il culto del Creatore dell’universo, e per conseguenza del Dio, in tre Persone, che è questo Creatore. La consacrazione del mondo e del tempo alla gloria dell’augusta Trinità era stata violata, profanata dal Paganesimo. Restauratore universale, Gesù Cristo venne sulla terra per rimediare a tutti gli effetti del male e per richiamare tutte le cose alla loro istituzione primitiva alla gloria dell’augusta Trinità.

Le creature intelligenti. Infatti il Verbo fatto carne ordinò che tutti i popoli fossero rigenerati in nome della Trinità; « Andate, ammaestrate, battezzate tutte le nazioni in nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo ». Da questo momento la Chiesa Cattolica non ha cessato di battezzare in nome delle tre auguste Persone. – E quante volte dalla cuna alla tomba ella fa sopra di noi il segno adorabile della Trinità! Siamo noi rigenerati nelle acque del Battesimo? Ciò avviene in nome dell’adorabile Trinità. Siamo noi fortificati dalla grazia della Confermazione? Ciò è pure in nome della santa Trinità. Ci sono cancellati i nostri peccati nel Sacramento della penitenza? Ed è questo parimente in nome dell’adorabile Trinità. Ci sono dati per cibo il corpo e il sangue del Salvatore? Ciò accade col segno della Trinità. Il malato è egli fortificato dall’olio santo, è egli consacrato il sacerdote, sono eglino uniti i coniugi? Ciò si fa sempre in nome dell’augusta Trinità. Se noi riceviamo le benedizioni dei Pastori e dei Pontefici, se incominciamo gli uffizi santi, se la Chiesa rivolge preghiere all’Altissimo, ciò si fa sempre invocando le tre persone dell’adorabile Trinità. Se ella intona cantici di allegrezza, se pronunzia inni di mestizia, essa li finisce sempre con render grazie al Padre, al Figliuolo e allo Spirito Santo. Questo per le creature intelligenti.

Le creature irragionevoli. Anche tutte le creature prive di ragione sono santificate in nome della santa Trinità. Da una estremità all’altra dell’universo cattolico voi vedete il segno della croce consacrare l’acqua, il fuoco, l’aria, la terra, il sale, la pietra, il legno, il ferro, i lini, tutto, tutto ciò che la Chiesa vuol purificare e sceverare dalla massa comune; e il segno della croce richiama tutte queste cose alla primitiva loro santità e le libera dai maligni influssi del demonio, con imprimer loro di nuovo il suggello dell’augusta Trinità. Ah! quanti profondi misteri sono nel segno della croce, di cui la sola Chiesa cattolica ha sempre mantenuto l’uso frequente! – In essa si racchiude tutta la storia del mondo, la di cui creazione in uno stato di santità, la di lui profanazione per mezzo del male, la di lui riabilitazione per mezzo di Gesù Cristo e della santa Trinità. Questo per le creature prive di ragione.

Il tempo. Per mezzo del Battesimo gli uomini diventano i figli, i loro corpi il tempio; il loro spirito il sacerdote della Trinità, e la loro vita intera ne è la festa. Ora la successione di tutte le vite individuali col formare la vita del genere umano, compone la durata ossia il tempo. Dunque per mezzo del Battesimo dell’uomo, il tempo si trova già in un senso consacrato alla gloria della santa Trinità; perciò tutti i nostri pensieri, parole, azioni debbono riferirsi alla gloria delle tre Persone auguste, e formare inno continuo a loro lode. Ma esso gli appartiene in senso anche più diretto, perché la Chiesa Cattolica consacra alla santa Trinità tutti gli istanti della durata, non vi è infatti giorno dell’anno, nè ora del giorno in cui ella non renda testimonianza in ogni sua preghiera alla Trinità. Essa ha persino prescritta una formula d’omaggio, chiamata Dossologia, per onorare ad ogni momento e celebrare distintamente le adorabili Persone del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; formula sacra con che finisce regolarmente i suoi salmi, i suoi responsori e i suoi inni. – Che diremo delle sue feste? Osservate con quale sfoggio le nostre solennità, la cui successione costituisce la durata del tempo, dimostrano questa verità, essere cioè la Triade augusta lo scopo di tutto il culto cattolico. Potrebbe mai questo avere un più nobile oggetto? Così le feste dei santi e dell’augusta Maria si riferiscono a Gesù Cristo di cui tutti i beati sono i membri; e noi gli onoriamo a riguardo di Gesù Cristo. Egualmente a riguardo della divina Trinità noi veneriamo Gesù Cristo medesimo, che vi è essenzialmente unito, o a meglio dire è uno in sostanza col Padre e con lo Spirito Santo. Le Persone divine sono inseparabili le une dalle altre, anche nelle nostre devozioni e nel nostro culto. – E per rischiarare questa sublime dottrina con qualche esempio: se noi veneriamo Gesù Cristo che s’incarna nel seno di Maria, noi vediamo tosti il Padre e lo Spirito Santo che concorrono al compimento di questo mistero. Se veneriamo Gesù Cristo soffrente, noi vediamo ben tosto il Padre che Lo abbandona alla morte e lo Spirito Santo che, come un fuoco divino, consuma quella vittima innocente. Se veneriamo Gesù Cristo risorto, noi vediamo il Padre che Lo resuscita e lo Spirito Santo che Lo fa entrare una vita nuova Se veneriamo Gesù Cristo che sale al cielo, noi vediamo il Padre nella gloria del quale Ei si riposa, e lo Spirito Santo che Egli invia. In fine se veneriamo Gesù Cristo che si rinchiude e si fa adorare nell’Eucarestia, noi non vediamo altro in Lui che una vittima che non può onorarsi, se non unendosi a lei e con lei immolandosi al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. – Che cos’altro abbisogna per farvi comprendere, non essere nella religione cristiana veruna festa che non sia veramente festa della Trinità, poiché tutte le altre non sono che mezzi per onorare la medesima e come gradini per innalzarci a lei, come al vero ed unico termine del nostro culto?

Festa particolare della Trinità. — Avvenne pertanto che quando si trattò di istituire una festa particolare della santa Trinità, per appagare la devozione di quelli che la sollecitavano, grandi dottori e grandi santi fecero udire i proprii reclami. Tutte le feste dell’anno, dicevano essi, non erano che frazioni della festa generale e perpetua della Trinità: essere quindi superfluo instituirne una speciale e soggetta all’annua rivoluzione delle altre. Non era forse da temere che una festa particolare conducesse all’oblio di quella festa generale e perpetua che deve occupare incessantemente la mente e il cuore dei cristiani? Non era ciò forse un voler limitare quello che non ammette limiti, e ridurre il medesimo Dio alla condizione dei Santi, cioè delle sue proprie creature con lo stabilirgli una festa a parte? Non era ciò forse un ignorare che non vi ha né feste, né templi, né altari che non appartengano unicamente alla santa Trinità? Per tutti questi motivi la Chiesa romana, operando con quella prudenza consumata che la contrassegna, stette fungo tempo senza ammettere la festa speciale della santa Trinità. Il Pontefice Alessandro III, che occupava la santa Sede verso la metà del duodecimo secolo, scriveva: « La festa della Trinità è diversamente osservata in diverse Chiese; ma la Chiesa romana non ha festa speciale della Trinità, perché ella la venera ogni giorno e ogni ora del giorno, poiché tutti i suoi uffici contengono le lodi e terminano con gloria alla Trinità ». Tuttavia poiché la Chiesa della città eterna, la madre e maestra di tutte le altre non biasimava la festa speciale della Trinità, quelle sue figlie che l’avevano introdotta continuarono a celebrarla. Si crede che sia ella stata istituita nel nono secolo da alcuni vescovi, che non la progettarono in principio, se non per dare un nuovo alimento alla devozione dei loro popoli. In questa intenzione Stefano vescovo di Liegi ne fece comporre un uffizio verso l’anno 920. Alcune Chiese vicine l’ammisero, e la festa della santa Trinità, si diffuse di luogo in luogo, tanto che l’abate Ruperto che viveva a principio del dodicesimo secolo, ne parla come di una festa adottata a tempo suo, e impiega un intero libro per, spiegarne il mistero [Lib. II, div offic.]. La celebrazione, lasciata fino allora alla devozione delle chiese particolari, fu fissata alla domenica nell’ottava di Pentecoste, presso a poco nel decimoterzo secolo. Fu volentieri destinata quella domenica per due motivi. Il primo, perché essa era vacante, cioè non aveva uffizio proprio. Infatti l’ordinazione che si faceva il sabato precedente, non cominciava che dopo l’uffizio del vespro, e durava molto spazio della notte, specialmente quando vi erano molti chierici da ordinare. Spesso anche veniva prolungata l’ordinazione fino al far del giorno, perché sembrasse fatta nella domenica stessa, e perché la domenica potesse aver qualche specie di uffizio che la impedisse a rimaner vacante. Ma siccome le persone devote domandavano un sacrificio per quel giorno, vi fu collocato l’uffizio e la festa della santa Trinità. L’altro motivo per cui fu posta nell’ottavario della Pentecoste si è per rammentare ai fedeli che la Trinità è la fine e la consumazione di tutte le feste e misteri medesimi di Gesù Cristo [Tomass., lib. II, Delle feste, etc.]. Finalmente la Chiesa romana vedendo che la festa particolare della Trinità nulla toglieva alla festa generale e perpetua delle tre Persone adorabili, si decise ella medesima ad adottarla, ma ciò non fu che nel decimoquarto secolo sotto il Pontificato di Giovanni XII. Questo Papa la decretò irrevocabilmente alla domenica dopo la Pentecoste, e ne fece sostituire l’uffizio a quello dell’ottava che allora si terminò il sabato dei quattro tempi a nona. La Chiesa non assegna alla festa particolare della santa Trinità che un posto secondario tra le feste dell’anno, forse per nuocere alla festa generale, e per mostrare l’impotenza in cui siamo di celebrare degnamente quest’augusto mistero. Esso è talmente al di sopra dei nostri pensieri, che il capitolo generale dei religiosi cisterciensi dell’anno 1230, sebbene ordinasse che la festa della Trinità fosse generale in tutte le case del loro ordine, proibì la predica a cagione della difficoltà del soggetto.

III. Influenza del ministero della augustissima Trinità. — Tuttavia, comunque incomprensibile sia il mistero della Trinità, esso non è né impugnabile né ineficace per la regola dei nostri costumi. Simile al sole che l’occhio non può fissare, ma la cui luce ci abbaglia e la cui esistenza visibile, il domma della Santa Trinità ci presenta da ogni lato dei segni evidenti della propria esistenza. Senza parlare qui della menzione che ricorre spesso nella Scrittura, né delle numerose figure sotto le quali Dio lo fece travedere agli antichi, noi vediamo intorno a noi, portiamo in noi stessi delle immagini di questo mistero. Il sole, a cagion d’esempio, vi appresta la luce, i raggi e i1 calore; queste tre cose sono distinte e tuttavia sono la sostanza medesima, e antiche al pari del sole. Creato a similitudine di Dio, l’uomo ei pure porta in se stesso l’immagine della santa Trinità. L’anima nostra possiede tre facoltà distinte, la memoria, l’intelletto e la volontà; tuttavia queste tre facoltà appartengono alla stessa sostanza ed ebbero esistenza con lei. – Abbiamo pur detto che il mistero della santa Trinità non si deve guardar qui qual soggetto sterile per la regola della nostra vita. O uomini, intendetelo quanto questo domma vi nobiliti. Creati a similitudine dell’augusta Trinità, voi dovete formarvi su di Lei modello, ed è questo un dovere sacro per voi. Voi adorate una Trinità il cui carattere essenziale è la santità, e non vi è santità si eminente, alla quale voi non possiate giungere per la grazia dello Spirito santificatore, amore sostanziale del Padre e. del Figlio. Per adorare degnamente l’augusta Trinità voi dovete dunque, per quanto è possibile a deboli creature umane, esser santi al pari di Lei. Dio è santo in sé stesso, vale a dire che non è in Lui né peccato, né ombra di peccato; siate santi in voi stessi. Dio è santo nelle sue creature: vale a dire che a tutto imprime il suggello della propria santità, né tollera in veruna il male o il peccato, che perseguita con zelo immanchevole, a vicenda severo e dolce, sempre però in modo paterno. Noi dunque dobbiamo essere santi nelle opere nostre e santi nelle persone altrui evitando cioè di scandalizzare i nostri fratelli, sforzandoci pel contrario a preservarli o liberarli dal peccato. – Siate santi, egli dice, perché Io sono santo [Lev. XI, 44]. E altrove: Siate perfetti come il Padre celeste è perfetto; fate del bene a tutti, come ne fa a tutti Egli stesso, facendo che il sole splenda sopra i buoni e i malvagi, e facendo che la pioggia cada sul campo del giusto, come su quello del peccatore [Matt. V, 48]. – Modello di santità, cioè dei nostri doveri verso Dio, L’augusta Trinità è anche il modello della nostra carità, cioè dei nostri doveri verso i nostri fratelli. Noi dobbiamo amarci gli uni gli altri come si amano le tre Persone divine. Gesù Cristo medesimo ce lo comanda, e questa mirabile unione fu lo scopo degli ultimi voti che Ei rivolse al Padre suo, dopo l’istituzione della santa Eucarestia. Egli chiede che siamo uno tra noi, come Egli stesso è uno col Padre suo. A questa santa unione, frutto della grazia, Ei vuole che sia riconosciuto suo Padre che lo ha inviato sopra la terra, e che si distinguono quelli che Gli appartengono. Siano essi uno, Egli prega, affinché il mondo sappia che Tu mi hai inviato. Si conoscerà che voi siete miei discepoli, se vi amate gli uni gli altri [Giov. XVI]. « Che cosa domandate da noi, divino Maestro, esclama sant’Agostino, se non che siamo perfettamente uniti di cuore e di volontà? Voi volete che diveniamo per grazia e per imitazione ciò che le tre Persone divine sono per la necessità dell’esser loro, e che come tutto è comune tra esse, così la carità del Cristianesimo ci spogli di ogni interesse personale ». – Come esprimere l’efficacia onnipotente di questo mistero? In virtù di esso, in mezzo alla società pagana, società di odio e di egoismo si videro i primi cristiani con gli occhi fissi sopra questo divino esemplare non formare che un cuore ed un’anima, e si udirono i pagani stupefatti esclamare: « Vedete come i cristiani si amano, come son pronti a morire gli uni per gli altri! » Se scorre tuttavia qualche goccia di sangue cristiano per le nostre vene, imitiamo gli avi nostri, siamo uniti per mezzo della carità, abbiamo una medesima fede, uno stesso battesimo, un medesimo Padre [Ephes. IV]. 1 nostri cuori, le nostre sostanze siano comuni per la carità: e in tal guisa la santa società, che abbiamo con Dio e in Dio con i nostri fratelli, si perfezionerà sulla terra fino a che venga a consumarsi in cielo. – Noi troviamo nella santa Trinità anche il modello dei nostri doveri verso noi stessi. Tutti questi doveri hanno per scopo di ristabilire fra noi l’ordine distrutto dal peccato con sottomettere la carne allo spirito e lo spirito a Dio; in altri termini, di far rivivere in noi l’armonia e la santità che caratterizzano le tre auguste Persone, e ciascuno di noi deve dire a se stesso: Io sono l’immagine di un Dio tre volte santo! Chi dunque sarà più nobile di me! Qual rispetto debbo io aver per me stesso! Qual timore di sfigurare in me o in altri questa immagine augusta! Qual premura a ripararla, a perfezionarla ognor più! Sì, questa sola parola, io sono l’immagine di Dio, ha inspirato maggiori virtù, impedito maggiori delitti, che non tutte le pompose massime dei filosofi. Osservate Francesco Saverio. Come è sublime quella parola ch’ei ripeteva ad ogni momento: Oh! santissima Trinità! Oh! Santissima Trinità! Per più di dieci anni le regioni dell’Oriente risuonarono di questa parola misteriosa, che era come il grido di guerra del san Paolo dei tempi moderni. Per animarsi alla lotta gigantesca ch’egli aveva intrapresa contro il paganesimo Indiano, Francesco Saverio considerava l’immagine augusta della santa Trinità sfigurata in tanti milioni di uomini, e la sua bocca pronunziava questa esclamazione: Oh! santissima Trinità! Allora un fuoco divino s’impossessava di lui, il suo petto si gonfiava, le lacrime scorrevano dai suoi occhi scintillanti, e con la rapidità del lampo ei si scagliava verso mondi sconosciuti, e rovesciava gl’idoli, e seminava i prodigi; e sopra migliaia di fronti faceva scorrere l’acqua rigeneratrice, e ristabiliva l’immagine sfigurata della santa Trinità, e né la morte, né la fame, né la sete, né gli uomini, né l’inferno potevano arrestare o intepidire il suo zelo nel riparare l’immagine alterata delle tre auguste Persone. Oh! santissima Trinità! – Che diremo noi dei sentimenti di riconoscenza che la contemplazione di questo gran mistero ci sveglia nel cuore? Il Padre che ci ha creati, il Figlio che ci ha redenti, lo Spirito Santo che ci ha santificati; conoscete voi cosa alcuna più idonea a sublimare i nostri affetti, a purificarli, e a dare vera dignità a tutta la nostra condotta? Oh! nazioni moderne, al mistero dell’augusta Trinità voi andate debitrici di non esser più prostrate ai piedi degl’idoli! Osereste voi dire, che non le siete debitrici di cosa alcuna?

Mezzi di celebrare degnamente la festa della Trinità. — Quanto a noi cristiani, veneriamo la santa Trinità con tutti gli omaggi di cui siamo capaci; recitiamo spesso la bella preghiera: Gloria al Padre e Figlio e allo Spiriti Santo, com’era al principio, ora e nei secoli dei secoli. [Questa preghiera è di tradizione apostolica. Bened. XIV] Formare società fra tre Persone, e recitare ogni giorno, o insieme o separatamente, la mattina, a mezzo giorno e la sera, sette Gloria Patri con una sola Ave Maria in onore della santa Trinità, è una devozione autorizzata dalla Chiesa ed arricchita di grandi indulgenze, tra le quali una plenaria da acquistarsi in due domeniche d’ogni mese [Raccolta di Indulgenze. Roma 1841, pag. 5]. Oltre di che è questo un mezzo eccellente di riparazione alle bestemmie degli empi. Celebriamo con fervore speciale la festa che la Chiesa ha consacrato alle tre adorabili Persone; ma rammentiamoci che la nostra vita intera deve essere una festa continua ad onore loro. Adoriamo nel silenzio del nosro nulla questo sto incomprensibile mistero; imitiamo con la nostra carità e santità le tre Persone divine, rimanendo penetrati di riconoscenza per i beni di cui siamo loro debitori. Rinnoviamo in questo giorno le promesse fatte nel nostro battesimo: eccitiamoci allo zelo per la nostra perfezione e per la nostra santificazione prossimo. Così noi ci conformeremo allo spirito della Chiesa, così adempiremo al dovere d’una creatura verso il Creatore, così conserveremo in noi l’immagine augusta della santa Trinità.

Preghiera

O mio Dio, che siete tutto amore, io vi ringrazio che ci abbiate rivelato il mistero della Santissima Trinità; penetrateci di riconoscenza pel Padre che ci ha creati, pel Figlio che ci ha redenti e per lo Spirito Santo che ci ha santificati. – Mi propongo di amar Dio sopra tutte le cose, e il prossimo come me stesso, per amor di Dio per amor di Dio, ed in prova di questo amore io domanderò spesso a me stesso: di chi sono io l’immagine?

 

CALENDARIO LITURGICO DI GIUGNO

Giugno è il mese che la Chiesa dedica al CUORE DI GESU’

Ecco fin dove è giunta la carità eccessiva o Gesù, mio amantissimo! Voi colle vostre carni e con il preziosissimo vostro sangue apprestata mi avete una mensa divina col donarmi tutto voi stesso. Chi mai vi spinse a tal trasporti di amore? Non altri certamente che il vostro amorosissimo Cuore. O cuore adorabile del mio Gesù, ricevete nella vostra piaga sacratissima l’anima mia, affinchè in codesta scuola di carità io impari a riamare quel Dio che mi diede prove sì ammirabili dell’amor suo! E così sia.”

[Pio VII, il 9 Febbraio 1818, concesse in perpetuo Indulgenza di 100 giorni, da lucrarsi una volta al giorno, a chi con cuore contrito reciterà la seguente Orazione. Tale indulgenza era stata concessa per 7 anni da Pio VI]

 

Ecco le feste di questo mese:

1 Giugno: S. Angela Merici Vergine Doppio. 1° venerdì del mese

3 Giugno: Sabato in Vigilia Pentecostes Feria privilegiata. 1° sabato del mese

4 Giugno: Domenica di Pentecoste Doppio I classe

5 Giugno: Die II infra octavam Pentecostes Dies Octavae I classis

6 Giugno: Die III infra octavam Pentecostes Dies Octavae I classis

7 Giugno: Feria Quarta Quattro Tempora di Pentecoste Dies Octavae I classis

8 Giugno: Die Quinta infra octavam Pentecostes Dies Octavae I classis

9 Giugno: Feria Sexta e Quattro Tempora di Pentecoste Dies Octavae I classis

10 Giugno: Sabato, Quattro Tempora di Pentecoste Dies Octavae I classis

11 Giugno: Domenica Sanctissimæ Trinitatis Doppio 1 classis

12 Giugno: S. Giovanni di S. Facundo Confessore Duplex

13 Giugno: S. Antonio di Padova Confessore e Dottore della Chiesa, doppio 

14 Giugno: S. Basilio Magno Confessore et Dottore della Chiesa Duplex

15 Giugno: Festum Sanctissimi Corporis Christi Doppio I. classe

18 Giugno: Domenica II dopo Pentecoste Semiduplex Dominica minor

19 Giugno: S. Giuliana de Falconeriis Vergine Doppio

21 Giugno: S. Luigi Gonzaga Confessore  Doppio

22 Giugno: S. Paolino Vescovo e Confessore Doppio

23 Giugno: Sanctissimi Cordis Domini Nostri Jesu Christi Doppio I classe

24 Giugno: In Natività S. Giovanni Battista Doppio I. classe

25 Giugno: Domenica III dopo Pentecoste Semidoppio Domenica minore

26 Giugno: Ss. Giovanni e Paolo Martiri Doppio

28 Giugno: S. Ireneo Vescovo et Martire Doppio

29 Giugno: SS. Apostoli Pietro e Paolo Doppio I classe

30 Giugno: In Commemorazione di S. Paolo Apostolo Doppio

MARIA SS. REGINA DEGLI APOSTOLI

MARIA SS. REGINA DEGLI APOSTOLI

[“I Santi per ogni giorno dell’anno” – S. Paolo ed. Alba; Roma, 1933 –impr.-]

31 MAGGIO.

Regina Apostolorum, ora prò nobis! Oh dolce e caro titolo alle anime apostole, a tutti quelli che lavorano per la salute delle anime! In quel doloroso e solenne istante in cui il moribondo suo Gesù dalla Croce le donò per figliuolo Giovanni e in lui tutti gli uomini, ma specialmente tutti gli Apostoli, quale tenerissima carità inondò in quel momento il suo cuore per le anime consacrate all’apostolato, alla sequela della Croce, all’amore di Gesù!

Regina degli Apostoli!

Ella formò il primo Apostolo, l’Apostolo eletto del Padre Celeste, Gesù Cristo, e dopo che Gesù stesso si elesse a successore di figlio S. Giovanni, e in lui particolarmente tutti gli Apostoli, Ella diventò la loro Madre, Maestra e Regina. Fu Ella che maternamente, plasmò quel gagliardissimo manipolo di dodici, ottenendo loro il suo Divino Sposo, lo Spirito Santo, e poi guidandoli e sorreggendoli nel loro fecondissimo apostolato. Fu pure Ella che chiamò alla vigna del Signore il tredicesimo e più zelante Apostolo, Paolo, di cui si disse: « Mancarono i popoli a Paolo, ma Paolo non mancò ai popoli». Ella è che suscitò e formò quelle grandi vocazioni che in ogni tempo bisognoso, rialzarono le sorti della Chiesa e che splendono all’umanità come fari luminosissimi. Ell’è che dette il coraggio e la forza ai milioni e milioni di martiri; che formò i Santi tutti, poiché secondo gravi e santi Dottori, come S. Bernardo, S. Alfonso, è difficile se non impossibile che alcuno si faccia santo senza l’aiuto di Maria, essendo Ella il collo del corpo mistico, il canale di ogni grazia; poiché Dio tutto ha posto nelle sue mani, incoronandola Regina del Cielo e della terra. – E come non va al corpo nutrimento, senza passare pel collo, così dal capo del corpo mistico, Gesù Cristo, non viene alle membra, la Chiesa, grazia alcuna senza che passi per Maria. È dottrina di S. Alfonso. Ella formò i Santi: or tutti i santi sono in qualche modo Apostoli; Ella è dunque con ogni ragione, Madre, Maestra, Regina degli Apostoli. Ma che dire? Scrivere di Maria è come voler rovesciare con un cucchiaino qual è la nostra intelligenza, tutte le acque degli Oceani in un bucherellino. Maria è quella che ha suscitato tutti gli ordini e congregazioni a rialzare le sorti della povera Società; Ella ogni giorno va segregandovi le vocazioni, e là giorno per giorno, con materna delicatezza le plasma sulla stessa forma di Gesù; e come Madre forma la loro vita spirituale, come Maestra comunica la divina scienza, e come Regina le forma allo zelo e al sacrificio, adatta gli argomenti della fede e mostra le vie del cuore e appiana loro le difficoltà. Qual religione, quale Apostolo, quale Santo è senza di Maria? Nessuno: è un assurdo, perché quelle parole di Gesù agonizzante in Croce, costituiscono una legge universale a cui nessuno può fuggire; e siccome forma anime Apostole, Ella è Regina degli Apostoli. Ed ancora: Chi nei secoli profligò tutte le eresie? Maria. Udiamo il saluto che le rende la Chiesa: « Godi, o Vergine Maria: Tu hai dissipate da sola tutte le eresie del mondo intero ». In tutti i bisogni della Chiesa Maria suscitò e sostenne gli apostoli, i campioni della fede e diede loro i mezzi per dissipare l’errore. Maria è Regina degli Apostoli: è ragionevolissimo: la Madre è nel grado del Figlio, e la Madre ritiene come sue le cose del Figlio: Gesù è Re dei Re, dunque Maria è Regina.

RICORDO. — Dio è onnipotente per natura; Maria lo è per grazia; Dio dà di potere, Maria dà di facilmente potere. Andiamo dunque alla Piena di grazia!

PREGHIERA. — O Maria accrescete la gloriosa schiera degli Apostoli, dei Missionari, dei Sacerdoti, delle Vergini. Siano tutti santi e sale purificante della terra, o Madre dei Santi, Madre del Gran Sacerdote e Voi stessa’ Sacerdote ed altare. Così sia.

31 MAGGIO

FESTA DELLA BEATA VERGINE MARIA REGINA

[Dom Guéranger: “L’Anno liturgico” vol. II]

Che cosa è la regalità.

Analizzando le note fondamentali della regalità, per dimostrare poi la loro presenza in Cristo, fin dall’inizio della sua vita terrena, Bossuet definì, con una magnifica frase, la sua essenziale grandezza: « La regalità – disse – consiste nella forza di fare il bene del popolo che si domina; il nome di re è come il nome di un padre comune, di un universale benefattore » (1). Questa è la regalità che Cristo rivendicò davanti a Pilato. Per farne meglio capire e onorare il carattere. Pio XI, al termine dell’Anno Giubilare del 1925, istituì la Festa della Regalità universale e sociale di Cristo ed esortò i fedeli a sottomettere a Cristo Re le loro intelligenze e le loro volontà, a consacrargli le famiglie, la patria, e tutta la società per poter ricevere da Lui, con più abbondanza, quelle grazie di cui sempre più abbiamo bisogno. – Quando, a sua volta. Pio XII, a conclusione dell’Anno mariano 1954, istituì la Festa della Beata Vergine Maria Regina, non aveva intenzione di proporre al popolo cristiano una nuova verità, né di giustificare, con un nuovo titolo, la nostra pietà verso la Madre di Dio e degli uomini. « La nostra intenzione – disse nel suo discorso del 1 novembre – è di presentare agli occhi del mondo una verità capace di porre rimedio ai suoi mali, di liberarlo dalle sue angosce, di portarlo su quel cammino della salvezza che egli cerca con ansia… – Regina più di ogni altro per la grandezza della sua anima e per l’eccellenza dei suoi doni divini. Maria non cessa mai di prodigare i tesori del suo affetto e delle sue materne attenzioni alla desolata umanità. Lungi dall’essere basato sulle esigenze dei suoi diritti e sulla volontà d’un altezzoso dominio, il regno di Maria ha una sola aspirazione: il dono completo di sé, nella più alta e totale generosità ».

Regalità di Maria nella tradizione.

Coronata d’un diadema di gloria nella beatitudine celeste, Maria regna sul mondo con cuore materno. Già dai primi tempi i fedeli hanno detto che la Madre del « Re dei Re e del Principe dei Principi » ha una gloria speciale, perché ha ricevuto grazie e favori particolari. I primi scrittori della Chiesa l’hanno chiamata, come già Elisabetta, « Madre del mio Signore » e quindi Sovrana, dominatrice, Regina del genere umano. – Rifacendosi alle numerose testimonianze e partendo dai primi tempi del Cristianesimo, i teologi della Chiesa hanno elaborato la dottrina, in virtù della quale essi chiamano la SS. Vergine, Regina di ogni creatura, Regina del mondo. Sovrana dell’universo. La liturgia, specchio fedele della dottrina trasmessa dai dottori e professata dai fedeli, ha sempre cantato, sia in Oriente quanto in Occidente, le lodi della Regina del Cielo, e l’arte stessa, appoggiandosi alla dottrina della Chiesa e ispirandovisi, ha interpretato esattamente, dopo il Concilio di Efeso del 431, la pietà autentica e spontanea dei Cristiani, rappresentando la Vergine con gli attributi di Regina e di Imperatrice, ornata di insegne reali, cinta del diadema di cui l’ha incoronata il Redentore, attorniata da una coorte di Angeli e di Santi che cantano la sua dignità e la sua gloria di Sovrana.

L’insegnamento della teologia.

L’Arcangelo Gabriele è stato il primo ambasciatore della dignità regale di Maria. « Chi nascerà da te – egli le disse – sarà chiamato Figlio dell’Altissimo; Iddio gli darà il trono di Davide suo padre, egli regnerà per sempre e il suo regno non avrà fine ». Logicamente, se ne deduce che anche Maria è Regina, perché dà la vita ad un figlio che, dall’istante stesso della concezione, anche come uomo, era re e signore di ogni creatura, in effetto della unione ipostatica della sua natura umana col Verbo. II principale argomento su cui si basa la dignità regale di Maria, è senza dubbio la sua divina maternità. S. Giovanni Damasceno scriveva: « Nel momento in cui divenne Madre del Creatore. Ella divenne pure sovrana di tutta la creazione » [De fide de cattol. L. IV, c. 14]. In più. Maria è stata chiamata da Dio stesso a sostenere una parte importante nella economia della salvezza: Ella doveva collaborare col suo Figlio divino, fonte della nostra salvezza, così come Eva aveva collaborato con Adamo, causa della nostra morte; e come Cristo, nuovo Adamo, è nostro Re, non soltanto perché Figlio di Dio, ma anche per diritto di conquista, perché è nostro Redentore, si può dire che, per una certa analogia, anche la Santa Vergine è Regina, non soltanto perché Madre di Dio, ma anche perché, novella Eva, fu associata al nuovo Adamo nell’opera della nostra redenzione. – Nel regno messianico, soltanto Gesù Cristo è RE nel significato esatto del termine; però l’autorità del re non è affatto sminuita quando, al suo fianco, vi è una autentica Regina. Anzi, tale presenza nobilita la grandezza della sovranità, la rende più amabile, la arricchisce di una confidente intima. È in questo senso che Maria è Regina: non per comandare in vece del Cristo, né per consigliarlo, ma per esercitare sul suo cuore, in favore dei suoi fedeli, soprattutto dei più deboli, l’influenza decisiva di una potente preghiera. È a questa Regina che il Cristo affiderà l’elargizione dei suoi favori; in questo regno, il Cristo dona ogni grazia con amore e delicatezza: ecco perché l’affida a Maria. « È con cuore materno – diceva Pio IX – che ella si preoccupa del genere umano in relazione alla nostra salvezza; voluta dal Signore come Regina del Cielo e della Terra, Maria ottiene udienza per la potenza della sua preghiera materna, si vede concesso tutto quanto chiede, non ha mai ricevuto nessun rifiuto » (Bolla “Ineffabilis”). A sua volta. Pio XII, nell’Enciclica “Coeli Reginam”, diceva così: « Essendoci poi fatta la convinzione, dopo mature, ponderate riflessioni, che ne verranno grandi vantaggi alla Chiesa, se questa verità solidamente dimostrata risplenda davanti a tutti… con la Nostra Autorità Apostolica decretiamo e istituiamo la festa di Maria Regina, da celebrarsi ogni anno in tutto il mondo il giorno 31 maggio. – Ordiniamo ugualmente, che in detto giorno sia rinnovata la Consacrazione del genere umano al Cuore Immacolato della Beatissima Vergine Maria. In questo gesto, infatti, è riposta grande speranza che possa sorgere una nùova era, allietata dalla pace cristiana e dal trionfo della religione ». Uniamo noi pure i nostri sentimenti a quelli del Papa, Angelico, e recitiamo la preghiera che Egli compose e recitò il 1 Novembre 1954, dopo aver coronata la Vergine «Salus populi romani». –

PREGHIERA A MARIA REGINA Di SS. PIO XII

« Dal profondo di questa terra di lacrime, ove la umanità dolorante penosamente si trascina; tra i flutti di questo nostro mare perennemente agitato dai venti delle passioni; eleviamo gli occhi a voi, o Maria, Madre amatissima, per riconfortarci contemplando la vostra gloria e per salutarvi Regina e Signora dei cieli e della terra, Regina e Signora nostra. » Questa vostra regalità vogliamo esaltare con legittimo orgoglio di figli e riconoscerla come dovuta alla somma eccellenza di tutto il vostro essere, o dolcissima e vera Madre di Colui, che è Re per diritto proprio, per eredità, per conquista. » Regnate, o Madre e Signora, mostrandoci il cammino della santità, dirigendoci ed assistendoci, affinché non ce ne allontaniamo giammai. » Come nell’alto del cielo Voi esercitate il vostro primato sopra le schiere degli Angeli che vi acclamano loro sovrana; sopra le legioni dei Santi che si dilettano nella contemplazione della vostra fulgida bellezza; così regnate sopra l’intero genere umano, soprattutto aprendo i sentieri della fede a quanti ancora non conoscono il vostro Figlio. » Regnate sulla Chiesa che professa e festeggia il vostro soave dominio e a voi ricorre come a sicuro rifugio in mezzo alle calamità dei nostri tempi. Ma specialmente regnate su quella porzione della Chiesa, che è perseguitata ed oppressa, dandole la fortezza per sopportare le avversità, la costanza per non piegarsi sotto le ingiuste pressioni, la luce per non cadere nelle insidie nemiche, la fermezza per resistere agli attacchi palesi, e in ogni momento la incrollabile fedeltà al vostro Regno. » – Regnate sulle intelligenze, affinché cerchino soltanto il vero; sulle volontà, affinché seguano solamente il bene; sui cuori, affinché amino unicamente ciò che voi stessa amate. » Regnate sugli individui e sulle famiglie, come sulle società e sulle nazioni; sulle assemblee dei potenti, sui consigli dei savi, come sulle semplici aspirazioni degli umili. » Regnate nelle vie e nelle piazze, nelle città e nei villaggi, nelle valli e nei monti, nell’aria, nella terra e nel mare. » Accogliete la pia preghiera di quanti sanno che il Vostro è regno di misericordia, ove ogni supplica trova ascolto, ogni dolore conforto, ogni sventura sollievo, ogni infermità salute e dove, quasi al cenno delle vostre soavissime mani, dalla stessa morte risorge sorridente la vita. » Otteneteci che coloro, i quali ora in tutte le parti del mondo vi acclamano e vi riconoscono Regina e Signora, possano un giorno nel cielo fruire della pienezza del vostro Regno, nella visione del vostro Figlio, il quale col Padre e con lo Spirito Santo vive e regna nei secoli dei secoli. Così sia! » [Atti e Discorsi di S. S. Pio XII, vol. XVI, pag. 367-68. Ed. Paoline. Roma].