LO SCUDO DELLA FEDE (273)

LO SCUDO DELLA FEDE (273)

P. Secondo FRANCO, D.C.D.G.,

Risposte popolari alle OBIEZIONI PIU’ COMUNI contro la RELIGIONE (16)

4° Ediz., ROMA coi tipi della CIVILTA’ CATTOLICA, 1864.

CAPO XVI

MIRACOLI

I. I miracoli sono impossibili. II. Dei miracoli più non se ne sono. III. Magnetismo, tavole parlanti. IV. È impossibile conoscere se un fatto sia miracolo o no.

I miracoli sono la prova più splendida che la religione vantano a suo favore, e prova che parla ai sapienti, non meno che agli ignoranti, e prova che s’intende eziandio da chi non ha gran forza d’intendere. Non è dunque maraviglia che dagl’increduli sia così frequentemente impugnata e così spesso derisa: ma chi consideri alquanto a bell’agio le ragioni con cui viene impugnata, vedrà chiaro con quanto infelice successo il facciano.

I. Dicono in primo luogo alcuni che i miracoli siano impossibili. A un solista che negava la possibilità del moto e che difendeva questa sua balordaggine con infinite ragioni, un antico non diede altra risposta che questa. Presolo sotto il braccio, gli fece fare il giro per tutta la sala ove disputava, e poi l’interrogò: È egli possibile il moto? Or noi potremmo dire il somigliante nel nostro caso. Vi ha egli dei miracoli? Sono essi provati con tutto rigore? se vi sono, dunque sono possibili: questa risposta non ammette replica. E tuttavia questa prima osservazione può afforzarsi con un’altra d’immenso peso. Se i miracoli sono impossibili, non per altro il sono se non perché involgono una intrinseca repugnanza. Ora che cosa diventa tutto il Vangelo, il quale ne racconta tanti operati da Gesù Cristo e dagli Apostoli, se ci narra come verità fatti impossibili, perché repugnanti intrinsecamente? Tutto il Vangelo, quindi tutto il Cristianesimo con tutte le sue opere e tutte le sue meraviglie, diventano una favola. Eppure tant’è; se essi involgono intrinseca contraddizione, niuno ha mai potuto operarne pur un solo. Come al contrario se un solo miracolo è stato operato, non è più impossibile operarne migliaia. – Tuttavia, ascoltiamo un poco la ragione di questa pretesa impossibilità. Se succede un miracolo, dicono, questo sarebbe una violazione delle leggi fissate ab eterno da Dio; dunque, Iddio cambierebbe i suoi decreti, dunque diventerebbe mutabile siccome noi. Ho sentito io più d’una volta fare questa difficoltà e con tal aria di trionfo come se per mezzo di essa si dovessero confondere tutti i dottori ed atterrare tutto l’edilizio della santa Chiesa. Orsù adunque vediamone tutta la forza. Iddio ha stabilite le leggi della natura? Signor sì. Iddio le ba stabilite immutabilmente? Sia pure. Le ha stabilite da tutta l’eternità? Concediamo anche questo. Dunque non può più farvi eccezione di sorta coi miracoli? State attento che non vi sguizzi di mano la conseguenza. Imperocché Dio non aveva da tutta l’eternità anche presente quell’occasione in cui, per un suo giusto fine, poteva fare a quelle leggi una eccezione ? Certo sì, se non gli negate la scienza del futuro. Or se nel sancire ab eterno le leggi della natura, avesse sancito anche che quelle leggi rimanessero sospese in determinate occasioni, non sarebbero anche queste sospensioni decretate ab eterno? Un orologio dispone il moto continuo delle sue ruote, ma per aver poi al debito tempo lo scocco delle ore, ha egli bisogno di mutare il meccanismo dell’oriuolo? niente affatto. Egli prevede l’uno e l’altro insieme, e mentre dispone il moto successivo delle ruote, ordina anche lo scocco a tempi opportuni. Così Iddio mentre sancisce le leggi ordinarie e continue della natura, costituisce eziandio le eccezioni che Egli vuol farvi a tempo determinato. Or dov’è qui il cambiamento di Dio, la violazione de’ suoi decreti e tutta la pretesa impossibilità?

II. Dei miracoli or più non se ne fanno. Ebbene fosse anche vero che più non se ne facessero al presente, forse perciò rimarrebbero astratti quei che si fecero in passato? Dunque non sarebbero le attestazioni di cose pubbliche, avvenute al cospetto di moltitudini intiere? Dunque non sarebbero più da credere i Santi più grandi e gli uomini più dotti, che resero testimonianza a quello che videro coi loro occhi? Se non ci fossero al presente miracoli, niuno però distruggerebbe il fatto dei miracoli passati, i quali comprovano la verità del Cristianesimo. – Ma è poi falsissimo che non ve ne siano più al presente. Nella Chiesa cattolica non vennero meno in verun secolo, ed essi durano fino ai di nostri. Se io volessi citarne alcuno avvenuto sotto i miei occhi, io il potrei fare; ma io non ho diritto di essere creduto sulla parola: ben citerò quelli che nelle cause dei Santi ogni giorno sono esaminati in Roma. Non si tratta in esse di miracoli , de’ quali possono essere molti e di ogni fatta i sindacatori? Si istituisce l’esame di essi dinanzi ad uomini d’ogni nazione, sulla fede di testimonii oculari e tanti in numero, che escludo ogni possibilità d’errore; si consultano gli uomini più esperti delle scienze per verificare se gli effetti, di cui si tratta, possano spiegarsi in qualche modo naturalmente; e si ventila tutto ciò con tutto rigore, che fino a tanto che resta un’ombra di dubbio in contrario, si soprassiede al tutto dall’approvazione di essi. In niun giudizio criminale si richiedono tante prove per mandare un accusato al patibolo, quante ne richiede la Chiesa prima di definire la verità di un miracolo. Si veggano queste cautele enumerate da Benedetto XIV, si leggano i processi, le posizioni, le consultazioni che si fanno in proposito, e poi s’impugni la loro certezza e verità. Ora di questi ve ne ha una sequela continua di età in età fino a’ dì nostri. – E mi limito a questi soli, per non dir nulla di quei tanti più che sono indubitatissimi, e che tuttavia accadono di frequente anche ai nostri tempi. La Vergine benedetta ne’ suoi santuarii ne impetra ogni anno di molti e solenni e strepitosi. In Italia S. Antonio da Padova, S. Luigi Gonzaga, S. Filippo Neri, S. Francesco di Girolamo, ne sono una inesauribile sorgente. In Francia alla tomba di S. Francesco Regis ne succedono ogni anno ed indubitati secondo ogni regola di critica più severa. In Ispagna l’Apostolo S. Iacopo e S. Isidoro non vengono mai meno alla fede dei lor devoti. S. Francesco Xaverio ne ha riempito tutto l’Oriente, e fino a’ dì nostri è un verissimo taumaturgo. Io so bene che con un sorriso di disprezzo certi profondi filosofi de’ nostri tempi si spacciano di queste testimonianze: ma possiamo anche noi con un sorriso di compassione spacciarci di tutte le loro beffe ed irrisioni, e mantenere esser falsissimo che il tempo dei miracoli sia passato. – Quel che solo può accordarsi è che ora non procedano con quella frequenza onde già accadevano nei primi tempi, ma anche di ciò vi è buona ragione che dimostra così dover essere. S. Gregorio osserva opportunamente, che agli arboscelli s’infonde l’acqua più frequentemente finché sono teneri, poiché non reggerebbero ai venti ed al solleone altrimenti, ma gettate che abbiano profonde radici e cresciuti in bel corpo si abbandonano a quelle piogge che il cielo manda a’ tempi consueti. Similmente nei primi anni ed in faccia agl’infedeli che avevano da convertirsi, erano più necessari i miracoli, quali mezzi straordinari che rendevano credibile la fede; laddove ai nostri tempi, stabilita già essa universalmente ed allevati in essa i fedeli fin dalle fasce, più non abbisogniamo di questi mezzi tanto straordinari. – Molto più che la fede allora di niun’altra prova poteva confortarsi meglio, che di quella che si trae dai miracoli, mentre a’ dì nostri ve ne sono altre molte che tengono le veci di quella. A’ dì nostri può la fede schierare in bella mostra tante profezie che di secolo in secolo si sono avverate; può la Chiesa romana mostrare la sua durata, la sua dilatazione, le sue lotte, le sue vittorie, la costanza dei suoi martiri, la successione non interrotta dei suoi pastori, e andate dicendo. Tutte queste prove, col volgere dei secoli, acquistano sempre forza maggiore, e però non è meraviglia che essa non abbisogni più tanto di quelle prove, che ai primi tempi erano quasi le sole. Nel che finalmente si discopre la bellissima economia con cui Iddio regge tutta la Chiesa, rifornendola in vari tempi di vani aiuti, secondo che essa ne abbisogna.

III. Se non che una nuova difficoltà presenta il nostro secolo contro i miracoli, colla quale si crede di atterrarli tutti e per sempre. Il mesmerismo o magnetismo animale, che vel vogliate chiamare, non basta esso solo coi suoi fatti stupendi a decifrare tutti i miracoli? Basta considerare i fenomeni della lucidità magnetica per rimanerne convinti. E se a questo primo ordine di fatti voi aggiungete le tavole parlanti, semoventi e gli spiriti che vengono sino dall’altro mondo per recarci novelle di loro, avrete tolta perfino l’ombra dei miracoli. Così discorrono non pochi a voce, ed alcuni anche in istampa. Veramente se non si udissero colle proprie orecchie certe assurdità, non si potrebbero credere; ma pure è così. – Prima però di rispondere direttamente a queste difficoltà, vi prego, o lettore, a fare un’osservazione generale. I libertini dicono sempre che essi non possono credere, che la ragione loro nol consente, che noi Cattolici siamo troppo creduloni; e poi quando si viene al fatto, non vi è razza al mondo che creda più di loro e di primo slancio ad ogni assurdità, purché col favore di essa possano discredere a Gesù Cristo. – Nel secolo scorso, come ognun sa, l’incredulità toccò il sommo a cui possa pervenire, mercè i filosofi e gli enciclopedisti. Ebbene, qual cosa non fu creduta? Quelli che, per ragione di critica, non potevano credere al vecchio ed al nuovo Testamento, poterono credere subito a tutte le fole degli annali cinesi, scritti evidentemente per adulare il popolo con una favolosa antichità, sperando di potere con essi dimostrare falsa la cronologia della Genesi. Credettero che un codice scoperto nell’India, ed opera di un recente missionario, fosse di un’età antichissima, sperando di potere con esso dimostrare, essere bastante la ragione a scoprire il vero senza il lume della rivelazione. Credettero che due emisferi scoperti in Egitto rappresentassero una configurazione del cielo non possibile ad aver luogo, se non tanti secoli prima dell’epoca di Mosè determinata al mondo. Credettero sulla fede di viaggiatori umoristici che vi avessero popoli senza culto; credettero che in certe parti d’America v’avessero uomini colla coda; credettero che al di là del Giordano i Giudei avessero regni fiorentissimi: e che non credettero sulla speranza di poter impugnare un testo della Scrittura o recare in dubbio un fatto di essa? Come va dunque che, mentre credono tante cose incredibili, penano poi tanto a credere mirali pubblici, solenni, attestati da uomini dotti, comprovati da uomini santi, che incontrerebbero mille morti piuttostoché mentire in sì grave materia? Se alcuno rispondesse che il solo odio portano alla cattolica verità ne è la causa, andrebbe poi forse lungi dal vero? – Ciò presupposto, veniamo a noi: il mesmerismo e lo spiritualismo possono forse torre fede ai miracoli? Niente affatto: neppure indebolirla presso chi ragioni anche per poco. Io dirò nel capo seguente qualche cosa della malizia e perversità di questi tentativi, qui mi limiterò a sciogliere la difficoltà che da essi si trae contro i miracoli. Suppongo per un momento che siano verissimi tutti i fenomeni, che ci spacciano i più esperti ammiratori di cotesta nuova scienza. Concedo che i magnetizzati leggano ad occhi chiusi ciò che è scritto anche in lingue ignote, che scoprano nelle viscere degl’infermi i malanni che li tormentano, che conoscano i rimedi che stanno occulti nelle viscere della natura, che vedano il presente e l’avvenire, quel che han dappresso e quel che è lontano. Similmente concedo che le tavole si muovano da sè medesime, parlino, rispondano ai quesiti che lor si fanno, che gli spiriti vengano dall’altro mondo e si diano a conoscere e rivelino arcani segreti e tutto quello che volete. Ammetto per un momento quanto sanno chiedere da noi gl’impugnatori dei miracoli: ma dopo tutto ciò fo loro alcune domande. Come dite adunque che sono scoperte del nostro secolo tutte queste scienze, quando poi pretendete che gli antichi non solo le conoscessero, ma se ne valessero a fare quei prestigi, che poi vendevano alle moltitudini come miracoli? Qui vi è contraddizione. Dovreste dire piuttosto che il secolo nostro ha messe fuori tutte queste invenzioni, perché le aveva vedute nei nostri taumaturghi. – In secondo luogo, come avvenne poi che nell’antichità, a conoscere tali segreti, non fossero altro che gli uomini riconosciuti di virtù più perfetta, di vita più incolpata, mentre tutti i loro coetanei, d’ingegno e di espertezza anche maggiore, non ne ebbero mai sentore? È strano davvero l’accoppiamento dello spiritualismo e del magnetismo antico colla santità; certo a’ nostri giorni è meno schizzinosa cotesta scienza e si affratella con tutti, ed i maligni dicono anzi che bazzica più frequente coi dissoluti e colle baldracche. – Terzo, i miracoli de’ tempi andati li leggiamo costantemente operati in ordine a confermare qualche verità importante per fini di gloria del Signore o per vero vantaggio delle anime, non mai per leggerezza o motivi frivoli, e molto meno peccaminosi; ora come avviene che al presente i fenomeni dello spiritualismo e del magnetismo si adoprino per curiosità vanissime, spesso gravemente peccaminose? Come è avvenuto questo cambiamento? – Di più il magnetismo e lo spiritualismo potranno fare le più nuove maraviglie del mondo, ma quando sono attuati in quella maniera che viene prescritta dai professori di codeste arti. Per esempio, affine di avere consulti in fatto di sanità, bisogna prima che si trovino due persone, un magnetizzatore ed una magnetizzata; bisogna che questi sia dotato di un fluido magnetico più gagliardo che non è quello dell’altra; bisogna che si accordino insieme con la volontà; bisogna che questi operi sopra di essa non fosse altro che col guardo o col comando, o con un atto di volontà, affinché ella entri nel sopore voluto: da questo stato deve ella passare a quello che chiamano di lucidità: finalmente s’ha da porre la magnetizzata in relazione colla persona intorno a cui si consulta, o si faccia poi per mezzo della viva presenza, o dei capelli, o di checché altro abbia alla medesima appartenuto. Similmente, per evocare uno spirito dall’altro mondo, ci vuole una persona che faccia da mezzana (medium); bisogna che vi sia una convenzione di segni che equivalgano a parole; bisogna far domande per averne risposte, e che so io. Poi tutto si riduce in ultimo ad avere dei consigli, delle parole, non mai dei fatti. – Ora, quando si tratta dei miracoli de’ nostri Santi, non si vede nulla di tutto ciò; poichè sono fatti nelle circostanze che escludono persino la possibilità d’attuare que’ mezzi, con cui voi affermate che diventerebbero effetto naturale, ed escludono le operazioni magnetiche e spiritualistiche, se mi è lecito parlare così, sino alle ultime tracce. – I nostri miracoli avvengono talora intorno all’aria, al fuoco, all’acqua, o ad altra creatura insensata. Ad un segno di croce vedete incendi spenti, turbini acquetati, tempeste sedate, veleni rimasti senza virtù, e che so io: si può dunque magnetizzare l’aria, i turbini, l’oceano, la natura inanimata? I nostri miracoli si operano spesse volte da un solo, il quale risorge tutto improvviso da un letto ove giacevasi moribondo, o cammina sopra le acque, o non brucia tra le fiamme: or dov’è qui la magnetizzata o il medium per cui mettere in atto quelle cause? Succedono i nostri miracoli frequentemente alle tombe dei Santi, dove altri ricovera le forze, altri la mente, altri le membra perdute, altri la calma di spirito. Or come avviene ciò? Forse i morti magnetizzano i vivi, o fanno essi da medium ed ogni cosa? Succedono i nostri miracoli ad una semplice invocazione dei Santi che regnano in cielo, o col contatto d’una reliquia, o col riverirli in una immagine. Potrà dunque ognuno che il voglia da sè magnetizzarsi e da sé imperare agli spiriti per averne qualunque effetto? – Ma soprattutto i nostri miracoli non sono parole, sono fatti. Tutte le dicerie dei magnetizzati, tutte le rivelazioni degli spiriti si riducono a consigliarvi quel che avete da fare o dire per giungere ad un vostro intento, ma non vel fanno ottenere nel punto stesso. Nei nostri miracoli interviene tutto l’opposto. Non vi prescrivono le medicine che avete a prendere per divenir sano, ma vi dànno la sanità; non vi consigliano quel che avete a fare per raccattare il senno, ma ve lo restituiscono; non v’indicano come spegnere un incendio, come abbonire l’aria, come far rivivere un defunto, ma nell’atto medesimo vi conferiscono la grazia desiderata. – Prendete dunque qualche miracolo dei più indubitati e provatevi a darcene la spiegazione. Sia, per esempio, il miracolo insigne del SS. Sacramento avvenuto in Torino, che diede origine alla bella chiesa innalzata in onore del Corpo santissimo del Signore. Il fatto fu così: un ladro sacrilego tolse ad una chiesa una pisside con dentro un’ostia consacrata, ed ascosala dentro un sacco p0sto sopra un giumento, attraversava con esso una piazza. Giunto a cotal luogo, la bestia si ferma e non vuol più dare un passo, il sacco da sé si scioglie, l’ostia si sprigiona, e raggiante tutta di si leva in aria e si mostra sì a lungo, che tutta la città, tutto il clero, tutta la magistratura con una turba innumerevole di cittadini hanno tempo ad accorrervi, e sono testimoni che ella scende da sé medesima in una nuova pisside che l’Arcivescovo le presenta. Ora, in un fatto tale, io chiedo dove trovate le condizioni richieste dal magnetismo e dallo spiritualismo? E quando Francesco Xaverio, benedicendo parecchie botti di acqua di mare, le fa con un segno di croce diventar dolci, per provvedere ad oltre cinquecento persone che si morivano di sete e che sono testimoni del fatto, dove trovate voi le condizioni volute dalla scienza di cui parliamo? E se non vi sono le condizioni richieste da voi medesimi ottenere l’effetto, come non riconoscete per ottenere che l’effetto non di può spiegare con quelle cagioni? – Il perché ogni qualvolta impugnerete i nostri miracoli, dicendo che quegli effetti si possono ottenere naturalmente col favore dei vostri trovati, noi avremo sempre ragione di rispondervi: sia pure che li possiate ottenere, ma ciò sarà sempre, impiegandovi i mezzi voluti dalla vostra arte; ma se i nostri Santi li ottengono senza quei mezzi, non vedete voi che l’effetto, come è prodotto da loro, non può essere naturale? Voi coll’aiuto delle vostre arti farete mirabilie, guarirete infermi, camminerete sul mare, volerete per l’aria, commoverete la terra, farete balzare anche i cadaveri dalla tomba: vogliamo concedervi tutto; ma farete tutto ponendo in atto le vostre scoperte, i vostri mezzi, i segreti della vostra scienza: laddove i nostri Santi, facendolo senza quei mezzi, produrranno sempre un effetto miracoloso, un vero miracolo. – Per ultimo, se tutti que’ fatti che noi chiamiamo miracoli, non sono altro che effetti naturali, perché non li rinnovate ogni volta che l’occasione vi si presenta? La natura è costante ne’ suoi effetti; voi avete in mano la natura, perché dunque non la fate agire a vostro talento? Perché non ci scoprite le cose lontane, perché non curate le infermità, perché non estinguete gl’incendi, perché non frenare le piogge, perché non risuscitate anche qualche cadavere da morte a vita? Gli altri effetti naturali si rinnovano ogni qual volta riescono necessari, perché non anche questi che sarebbero sì nuovi, sì utili, sì meravigliosi? Per verità, onde acquetarsi a simili spiegazioni dei miracoli, bisogna non solo avere un grado di malizia superlativo, ma averne ancora uno maggiore di dabbenaggine e di ignoranza. Non sapere quel che sia miracolo, non sapere quel che sia magnetismo né spiritualismo, e parlare solo perché si ha la potenza fisica di parlare. E questa risposta vale, come ognun vede, nella supposizione che siano veri tutti i fenomeni che si attribuiscono allo spiritualismo. – Ora, se si consideri poi che molti di que’ fenomeni altro non sono che imposture e giuochi di mano, come il concedono gli stessi loro fautori; se si aggiunga che molti di quei tentativi non sono altro che gravi e mostruosi delitti, invocazioni diaboliche, superstizioni già dannate in antico da santa Chiesa; comprenderà ognuno quanto ne fossero alieni quegli uomini Santi, ai quali la storia ascrive il potere di far miracoli. Da qualunque capo pertanto si consideri la proposta difficoltà, essa non regge per verun modo.

IV. Insistono tuttavia col dire: eppure chi conosce tanto la forza della natura, da potere affermare con sicurezza, che quell’effetto da noi chiamato miracoloso, non sia poi invece un segreto della natura che ancora non conoscevamo? Bisognerebbe, per poter dire che un effetto è miracoloso, saper prima sin dove possano giungere le forze della natura. Or chi può presumere tanto di sé? sarà dunque sempre incerta l’esistenza di un miracolo. È mirabile come gli uomini, che a’ nostri giorni si vantano di sapere ogni cosa, di avere spiati gli arcani più riposti della natura, confessino poi tanto volentieri la loro ignoranza, quando credono di potere da essa trarre un dardo da avventare contro la religione. Concediamo dunque loro e di buon grado, che siano ignoranti delle stesse forze della natura: aggiungiamo anzi che non si credano tali soltanto per modestia, ma che si persuadano che sono tali in verità; dunque che ne conchiudono? Perché non sappiamo fin dove si estendano le forze della natura, non sapremo almeno questo, che esse qualunque siano, non possono contraddire a sè medesime? e che sono rette da leggi costanti? Se sappiamo questo, ne abbiamo assai per riconoscere i veri miracoli. Impero ché ogni qual volta vedrò in un essere un’operazione contraria alla sua natura, oppure una violazione di quelle leggi che l’esperienza mi ha fatto conoscere costanti, quando vedrò una legge costante ad universale della natura essere cambiata senza cagione naturale, sempre affermerò senza tema di errare, che vi è intervenuta una causa superiore all’umana, cioè il miracolo. Così, a cagione di esempio, senza conoscere tutte le virtù del fuoco, io so almeno che esso abbrucia un corpo umano nello stato naturale, qualora ad esso si apprenda; ora se vedrò che un corpo umano nello stato naturale non solo non ne resti da esso abbruciato, ma ne riceva anzi refrigerio, e ciò per un mezzo non proporzionato allo scopo, qual sarebbe un segno di croce, io, senza tema di errare, dirò essere accaduto un miracolo. E perché così? Perché non può comporsi insieme alla virtù disgregante che ha il fuoco, la virtù opposta che qui esercita; sarebbe un essere in sè medesimo contraddittorio. – La costanza delle leggi naturali mi somministra un’altra ragione non meno invitta. Qualunque siasi il termine a cui può arrivare una forza creata, certo è che nelle stesse occasioni e nelle stesse circostanze sempre opera il medesimo. La sperienza di tutti i secoli, per non ricorrere qui alle ragioni, il dimostra sì chiaro, che non è possibile il negarlo. L’acqua ha sempre bagnato, sempre bruciato il fuoco, sempre illuminato il sole, sempre germinato la terra, sempre ferito il coltello e andate dicendo. Nelle circostanze medesime è costante l’averne gli stessi effetti della natura. Ma se dunque io vedo ad una benedizione data, all’invocazione di un Santo, al contatto di una reliquia, cambiarsi siffatte leggi in qualche caso particolare; come non sarò certo che non è opera della natura, ma che vi è un intervento di virtù straordinaria? Se fossero naturali quei fatti, si dovrebbero ripetere ogni volta che si pongono in atto le medesime cause: e con una benedizione, e con una reliquia si opererebbero costantemente le stesse meraviglie. Che se ciò è evidentemente falso, resta dunque chiarito che é tutt’altro che impossibile l’accertare l’esistenza dei miracoli. – Finalmente, dicono certuni, io non posso ridurmi a credere certi fatti che leggo in alcuni libri…. mi pare che siano sì poco provati, sì strani…. Voi non potete crederli? La risposta è molto facile non li credete. Quando propugniamo l’esistenza e la verità dei miracoli, non vogliamo dire che tutto quello che si spaccia per miracolo sia veramente tale. – Fra i miracoli, che abbiamo obbligo di credere, sono quelli che si leggono nelle sacre Scritture, sia del vecchio, sia del nuovo Testamento, i quali sono testificati dallo Spirito Santo autore della Scrittura. Dopo di questi meritano tutta la nostra fiducia quelli che la santa Chiesa esamina ed approva per la beatificazione dei Santi, posta l’assistenza che essa ha in tutte le sue indagini, e non sarebbe senza temerità l’impugnarli; ma gli altri che si registrano nelle vite dei Santi non hanno altro diritto alla nostra credenza. che quello che loro danno e l’autorità di chi li racconta e le testimonianze che essi allegano, e la critica con cui sono raccontati e confermati. Che se si trovino fatti raccontati senza la debita critica, non solo non vi ha nessun obbligo a crederli, ma è prudenza non crederli: che anzi quando si tratti dei miracoli che posano intieramente sull’umana autorità, ancora che siano confermati dalle leggi della critica, non vi ha obbligo di tenerli per indubitati. Chi non vuol credere nelle cose umane ad un fatto provato vero, sarà ridicolo, se volete, sarà stravagante, sarà ostinato, sarà soverchio diffidente; ma non pecca perciò contro la fede: similmente chi non crederà ad un miracolo che è provatissimo per tutte quelle vie per cui umanamente si prova un fatto, si renderà ridevole e meriterà taccia d’ostinato; ma siccome non gli è proposto dalla santa Chiesa, non per questo sarà infedele. E ciò è sì vero, che la santa Chiesa stessa non vuole che gli scrittori di simili miracoli, non approvati da essa, diano maggior peso d’autorità alle meraviglie che narrano, di quello che meriti un’autorità puramente umana, e vuole che lo protestino fino negli stessi libri in cui li raccontano. Ora, vi può egli esser cosa in sè più discreta, ed agli uomini più agevole? Così lo intendessero tutti i fedeli, come cesserebbero subito tutti i pregiudizi che esistono contro i miracoli! Ma frattanto dove vanno a parare le grandi obbiezioni de’ miscredenti? A disvelare il mal talento di chi le promuove.